Tra due mondi
Sulla via dello sviluppo
di Michel Kayoya
traduzione di Carlo Castagna
Sterzing, gennaio 1975
Civate, ottobre 2006


Questo libro non è una critica. È un grido.
Un grido che
risveglia la gioventù del nostro paese, il richiamo d’aiuto per combattere
dall’interno il sottosviluppo.
Per rendere belle
le nostre terre ridenti di sole, di gaiezza e di bellezza.
Prego il
lettore d’avere molta indulgenza di fronte ad un grido così scioccante, così
stridente. Viene da un cuore che ama, da una bocca che non ha più vergogna per
il bene dei suoi fratelli.
Possa questo
testo aiutare tutti gli uomini giovani allo sviluppo.
Ho voluto che
fosse una riflessione per risvegliare la fierezza dei miei fratelli.
“Amare
l’uomo, renderlo sano
Istruirlo,
renderlo
cosciente
Educarlo,
sviluppare in lui
I suoi sentimenti
di solidarietà
Renderlo
degno, libero
Capace di
rispondere al suo Destino d’infinito
Questa è la carità”
“Sur
les traces de mon Père”
AVVERTENZA
Questo testo è
una lettera. Essa risponde a quella che le mie nipoti ed i miei nipoti hanno
avuto la gentilezza di inviarmi, quando nel 1968 le Presses Lavigerie di
Bujumbura hanno pubblicato il libro intitolato “Sur les traces de mon père ( Sulle tracce di mio padre)”.
Al momento io
volevo spedir loro qualche parola frettolosa, ma rileggendo più volte il loro
scritto affettuoso, ho deciso di darvi un seguito più profondo.
Ecco il breve
scritto originale:
Kibumbu, 31
dicembre 1968.
Carissimo
Michele,
Sai, abbiamo avuto l’idea di scriverti insieme
per esprimerti i nostri auguri. Oggi, a mezzanotte, comincia un nuovo anno, il
1969. Che Dio ti doni tutto ciò che desideri.
Benché la nonna sia ammalata, dice che deve
andare alla Messa, domani. Avrebbe voluto assistere alla tua Messa, ma tu hai
scritto che non saresti arrivato che più tardi.
Non ti nascondiamo che siamo molto fieri di te
quest’anno. Il tuo libro!
Ancora ieri noi abbiamo divorato degli interi
brani. Eravamo nella piccola stanza di Coletta. Tu hai detto delle belle cose
sulla nonna. Noi le abbiamo chiesto di cantarci una ninna nanna e lei ha ceduto
e ha cantato quella che tu riporti. È veramente bella ed anche in francese
suona bene.
Simone si diverte a spulciare tutto quello
che dici sul nonno. L’altro ieri ci ha offerto una zucca di birra. Lui
sorrideva in silenzio guardandoci bere come ragazzini. Non credere che capiamo
tutto. Tutti quegli “ismi” che tu tiri fuori ci confondono.
Non potresti esprimerti con più semplicità? La
filosofia va oltre la nostra comprensione – Simone può capire – Noi non siamo
interessati a questo. Sai, ci piacerebbe parlare una notte intera. Noi studiamo
ancora e ci piacciono le realtà precise e tu ti diverti a filosofare. Se tu
avessi una intera pagina sulle virtù dell’uomo, della donna, del giovane o
della ragazza; gli sbagli da evitare, le qualità da coltivare!
Tu citi sovente ubuntu, ubufasoni, ubwitonzi e
tu non ci dici che significano. Amelia dice che durante il ritiro che hai
finito di predicare tu avresti detto che noi siamo una generazione sacrificata.
Cosa significa?
Tu credi che la nonna, quand’era giovane,
aveva una situazione migliore, quando non conosceva né la geografia, né le
scienze. Lei non sapeva né leggere né scrivere. Noi almeno conosciamo
Demostene, Cartesio, Carlo Marx, Aimé Césair… Noi parliamo il francese,
l’inglese. Potremo sposarci liberamente quando lei non ha conosciuto il nonno
prima della notte di nozze.
Noi avremmo potuto chiacchierare di più e
porti molte domande – ma si fa notte e non abbiamo più candele per farci luce.
A presto allora Caro Zio.
Simon, Vincent, Jeanne,
Marie, Colette, Amélie.
Mugera, marzo 1969.
Carissimi,
ho appena scorso la vostra bella letterina. Contraccambio con i miei migliori auguri per il 1969. Salutatemi la mia cara madre ed il mio adorabile padre.
Sì, miei amici
Sì, miei ragazzi
Noi siamo sacrificati
Frutto di un incontro di culture
Generazione di transizione
Polloni misconosciuti dal passato
Boccioli ancora senza nome
Di una civilizzazione che nasce
Voi non potete comprendere
Il mio libro.
È un grido
Il grido non porta di fuori che la sua eco affievolita
Il mio grido era forzatamente incompleto
In me, esso è il fulmine
In me, esso è tuono
Ciò che voi avete letto,
Miei amici
Non era che l'eco
L'eco hanno affievolito nella sua espressione
Nella sua parola straniera
Parole francesi a stento assimilate.
Canto
del
risveglio
Sacrificati,
ma in piedi
Tu ti ricordi, Coletta
Era nel 1961
Ritornavo
Dopo tre anni di assenza
Avevo appena sperimentato la civiltà
Avevo appena incontrato il movimento
Il movimento calcolato
Il movimento misurato
Per tre inverni, per tre estati
Tre anni con vacanze previste
Vacanze da tempo catalogate
Ricreazioni con i minuti fissati
Dopo i pasti, 30 minuti
Durante il mese, quattro domeniche
Dopo un anno, quindici giorni.
Tu capisci, Coletta, il tempo, nei paesi della tecnica, è denaro
Avevo sperimentato la civiltà
Avevo vissuto con uomini che lavoravano
Tutto il tempo
In ogni momento
Ad ogni istante
Uomini che aggrediscono la natura
La distruggono
La cambiano
La trasformano
La migliorano
Uomini in cui il fatalismo - questa catena di ristagno - ha poca presa nella loro vita impegnata
Tu capisci, Simona,
Ritornavo diverso
Mi sentivo cambiato
Mi vedevo trasformato
Senza però potermi definire
A cavalcioni su due mondi
Mi ritrovavo in equilibrio instabile
Nel 1958, ero partito
Avevo lasciato il mio mondo
Questo mondo che ha paura
della natura
delle sue leggi
Questo mondo di miti
Questo mondo di tradizioni inattaccabili
Questo mondo in cui l'apatia sociale
Era nata da una specie di rispetto e di pudore quasi religioso
Rispetto della natura misteriosa
Rispetto delle leggi mal conosciute dell'interdipendenza degli esseri
Pudore davanti al Destino
Io ero uscito da questo mondo, che è pur mio, dove
La pigrizia
La leggerezza
L'abbandono
La rassegnazione supina
Avevano forgiato in me e nei miei
Dei riflessi che frenano ogni spirito
Di rinnovamento
D'adattamento
D’immaginazione creativa
Avevo lasciato per un po' di tempo
Questo popolo caro
Dove l'uomo al posto di fare la Storia
La subisce
L'attende
Teso verso il passato
Nutrito lungo i giorni
e gli anni
Da nostalgie illusorie
d'un passato per lui
Meraviglioso
Ideale
Cui ritornare
Di un passato imprecisato
Un passato perfettamente equilibrato
Più nella sua immaginazione che
Nello svolgersi reale della sua storia
Tu l'hai, in effetti, appreso, cara Amelia, nei tuoi corsi di Storia.
Il nostro popolo non aveva sempre conosciuto questa rassegnazione davanti alla vita
Questo meravigliarsi ingenuo, estasiato davanti alla tecnologia occidentale
Questo rifiuto di entrare a pieno nelle vie nuove della vita dello sviluppo
Il lavoro
L'allevamento razionale
Il risparmio
La nuova medicina
La vita nei paesi del progresso.
Passato glorioso
Io vedo ancora questo gruppo d'uomini
Che invadevano ciò che è divenuta poi
La nostra Patria
La nostra cara Patria
Il nostro suolo
I nostri appezzamenti di terra
Avevano immaginazione creativa
loro
Sapevano dove stabilirsi
Un esempio evidente
Mugera
Tra la Ruvubu e la Ruvyironza
Sulle colline protette da questi fiumi
Difendibili con poco sforzo
Da eventuali nemici
Là
Si sono stabiliti durante dei " secoli di tempo "
Squadrando la pietra con la pietra
Inventando coltelli, asce, punteruoli affilati
Abbattendo cinghiali e ippopotami brulicanti in questi fiumi che serpeggiano maestosamente attraverso foreste fino allora vergini
Coraggiosamente.
Instancabilmente.
Sotto il sole equatoriale.
Essi hanno contribuito a preparare questo bel paese ridente che orgogliosamente noi abitiamo.
Appena trovato il ferro
dissotterrato
fuso
Appena scoperto il fuoco dalla potente inventiva dell'uomo
Coraggiosamente
L'uomo, questo murundi primitivo, vigoroso, ha attaccato la foresta immensa
terribile
minacciosa
L’ha allontanata col ferro e col fuoco
Il paese è diventato abitabile, arabile
Un'erba fresca è spuntata
Pascoli immensi, senza confini
Un tappeto di verzura era uniformemente disteso, sulle colline inviolate, belle come regine, curvate come una fanciulla che saluta suo padre
È questo spettacolo che attirò le belle mucche orientali
Queste bestie alte come cavalli da corsa
Maestose come la regina di Saba
Arrivate in questo paese di sogno, i loro pastori non hanno più continuato il loro viaggio mille volte secolare
Da nomadi che erano
Si sono fermati
Si sono seduti
Hanno intrecciato un discorso
Hanno imparato la dolce lingua
Il gioioso linguaggio musicale
e di cortesia
- e di intelligenza sottile
Si sono abituati ai costumi d'uomini sedentari
Hanno mangiato i fagioli cotti, il mais arrostito
Hanno gustato la pasta calda di sorgo macinato, che scivola con una pomata dorata nella gola rinfrescata dal latte schiumoso delle mucche -
Il vino di banane rallegrava gli uomini
Il grande tam-tam risuonava
Tutti danzavano la loro gioia nell'esistenza
Erano allora degli uomini virili
Sani nel corpo e nello spirito
Bisognava vederli; figura eretta
Testa fiera
Posata su delle spalle flessibili
Messa in risalto dal collo leggero
Ornato dal Kirezi leggendario
Un corpo flessibile, liscio
Curato con il burro profumato
Che mantiene un uomo
Sano
Pronto
Lontano da quel torpore d'un essere invaso,
prima del tempo, da una triste vecchiaia
Il vestito, non lo si attendeva a braccia conserte - non lo si elemosinava -
Un uomo che elemosina un vestito! Decadenza! -
- Lo si inventava. Lo si fabbricava.
Il ramo dell'Imanda era tagliato, scortecciato -
Un lavoro diligente preparava questa corteccia rudimentale e ne faceva un vestito degno d'un uomo
Li vedete ancora, amabile Coletta, questi alberi giganti la cui scorza ha rivestito i nostri padri -Questi urostigma, questi chiamydodora Warb, questi Schimperi Hochetas, ficus giganteschi dell'Africa Centrale
Vi saluto, Tagliatori di pietre infaticabili che avete dato i natali al mio popolo
Di voi io saluto resistenza
Di voi la forza muscolare
Di voi la gentilezza semplice e gioiosa
Di voi l'accoglienza calorosa senza il calcolo meschino di uomini caduti sotto il dominio del denaro
Di voi il coraggio
il ridere sano
argentino come il vibrare d'un metallo puro
Di voi il buon sorriso africano
non alterato
non corrotto
espressione di un cuore sincero
semplice
limpido
zampillante, chiaro come l'acqua
d'una sorgente senza fango.
Di voi il buono spirito
Il vero buono spirito d'Ubumwe
D'ubumwe - comunione
D'ubumwe - collaborazione
D'ubumwe - intesa
D'ubumwe - impegno comune
Bisognava scoprire insieme il fuoco
Bisognava forgiare insieme asce e roncole
Bisognava attraversare insieme le pericolose paludi della Lumpungwe minacciosa col rischio di lasciare dietro di voi una catena di martiri del coraggio
Vi saluto pionieri cari, la cui penetrazione silenziosa in questo paese di sogno ha creato questo isolotto d'ubuntu che è il mio paese
Vi saluto infaticabili contadini, giocondi, sempre sorridenti come bimbi in stato di grazia, che vivevate la vita dell’uomo in grappoli di gente
Vi saluto instancabili pastori, delicati come il vitello che ha appena appena il pelo, sopportando senza lamento fame e miseria per conservare intatta la mandria di cui il paese va orgoglioso
O voi tutti - Antenati il cui sangue scorre allegramente nelle vene di mio padre, io vi saluto e vi amo
O voi tutti - Nobili Bagabo da cui fierezza negra si risveglia nel mio animo d'adolescente, io vi ammiro
Come siete superbi, nobili Bagabo, uomini " dominanti ", “che sono padroni", armati di lance e di virtù
Un uomo senza lancia! Proverebbe la vergogna di una fanciulla nuda, la vergogna di un soldato disarmato, il terrore di un prigioniero sopraffatto dalla paura del Destino
Un uomo senza virtù! Morirebbe disonorato come il vecchio cane dei pigmei, malodorante come una puzzola di fronte alla quale si gira la faccia
O voi tutti pilastri della moralità, vi saluto
Saluto in voi tutta la virilità umana - saluto in voi tutta la nobiltà di questo animale magistrato, di questo animale avvocato, di questo animale spiritualmente innamorato che è l'uomo
O voi tutti nobili Bagabo d'Africa
In piedi.
Diamo ai nostri paesi
la fierezza
la forza
il coraggio
di costruirsi essi stessi
Ti saluto donna
Donna fiera d'essere donna
Donna fiera d'essere madre
che il destino giudica degna di essere custode del segreto
il grande segreto della vita
il grande segreto del fascino
il grande segreto dell'accoglienza
il grande segreto dell'Amore
Io ti ammiro, tu mia sorella, donna di quest'uomo che puzza, tagliatore di pietra
Tu che hai saputo abituarti alle sue mani rugose
Tu che hai saputo abituarti al suo cuore senza sentimenti, al suo spirito senza espressioni d'amore dichiarate
Ammiro il tuo silenzio, la tua attesa, l'abbandono del cammino delle tue fantasie, segni senza dubbio di un essere superiore, quasi divino
Ti ammiro, tu mia sorella, che il Destino ha assegnato come seconda sposa d'un poligamo d'altri tempi
Comprendo la tua gelosia, la tua invidia
Venero la tua pazienza, l'attaccamento feroce ai tuoi figli, la tua accortezza nella cura del focolare
Mi piace in te quest'impegno risoluto nella vita
Questa fedeltà fieramente conservata di fronte al tuo uomo di cui pure conoscevi il cuore diviso
Ti saluto, mia sorella
Ti saluto, madre
Tu, il cui viso fu modellato dalle dita d'un essere senza impazienza
Tu, i cui tratti dolci hanno affascinato i passanti
I tuoi occhi sono tutti materni, i tuoi gesti delicati - Nulla di impulsivo - Nulla di impaziente -
Il tuo sguardo abbassato non in segno di inferiorità incosciente, ma in uno stato di intimità tutta divina
Le tue labbra sono tutte pure, modellate senza artifici da Imana il Dio di Misura e di Bellezza.
Collo di zebra, collo di gazzella che il Kirezi ha reso leggendario
Vi saluto donne senza artifici
Vi riconosco tra mille vigorose come maschi
Erette nella vita, in piedi davanti alla vita
Come se doveste aprirvi un varco nell'esistenza
Ti saluto Madre degna e bella tra i tuoi figli
Tu che non invecchi, tu che non morirai, madre per sempre d'una vita rinnovata
Come siete belle mie sorelle quando, con l'anfora sulla testa, voi intonate un canto
Somigliate allora a quelle dee alle quali i greci erigevano statue
Quanto siete belle quando, con le due mani giunte, voi presentate il canestro della pasta calda preparata nella gioia
Allora tutta la delicatezza femminile pervade il vostro essere nella carne e nello spirito e impone a chiunque l'ammirazione, l'adorazione di tutto ciò che c'è di divino in questo gesto di verità
Vi riconosco tra mille nelle vostre preoccupazioni per gli altri. Per il latte consacrato riservato all'antenato. Per i piccoli panieri chiusi, protetti con cura dagli occhi indiscreti
Vi saluto, o coraggiose, voi che, sacrificate alla tradizione, non avete levato un lamento
Mi piacete sorridenti, mi piacete piangenti - Voi abbandonate per sempre la presenza del padre amato, voi accettate di incontrarlo come un estraneo -
Voi vi dirigete verso l'ignoto, il misterioso - Coraggiosamente voi sfidate il pericolo e il Destino vi giudica degne d'essere Madri come vostra Madre
Sorridenti
Accoglienti
Lavoratrici
Sciupate
Ogni giorno l'acqua
Ogni giorno la legna
Ogni giorno il lavoro domestico
Ogni giorno la pulizia della casa
Ogni giorno la conquista di questo animale, forse egoista, diventato vostro marito
Ogni giorno la civiltà in questa nuova terra che mancava di gentilezza
Ogni giorno nell'attesa
Ogni giorno nell'ascolto dei nuovi segreti della vita.
T'assicuro, cara Maria, che le vere donne barundi dei tempi passati, come quelle dei tempi presenti sono incantevoli
Tu hai letto in molti libri ed è forse anche da tua tendenza che la ragazza attuale cerca la felicità per sé - la felicità sentita - la felicità da lungo tempo conosciuta teoricamente, in tutte le sue dimensioni – È per questo che, una volta delusa, è la catastrofe
La felicità non è un frutto maturo che si coglie
È un frutto verde che si fa maturare - È un fiore che si semina, si innaffia, si pota. La felicità e più nel dare che nel ricevere.
Attualmente la ragazza parte nella vita verso un uomo che ella pretende di conoscere –
Si può forse conoscere veramente un uomo a 18 anni?
All'età in cui l'uomo diviene poco a poco se stesso
Lei parte cosciente di ricevere il suo completamento - un completamento diretto - un completamento, lei crede, tagliato su misura - Lei parte nella vita come sicura di se stessa. Non piange più –
Lei non mantiene più il silenzio sacro dell'uomo che sale all'altare del sacrificio
Niente più è mistero in lei. Sorride - ride - parla - contenta di volare finalmente – o piuttosto - d'accaparrare il suo uomo senza difetti!
Sì, Maria, la ragazza attuale, liberata da ogni costrizione e più sicura - Non avrà più l'impaccio del velo nuziale - Perché un velo? Tutti la conoscono già - Il suo fidanzato, la suocera, il suocero, gli estranei - Lei ha già parlato ad ogni volto - Tutti l'hanno vista
La ragazza attuale sa tutto - Non ha bisogno della suocera per il suo noviziato di sei mesi - Cosa deve imparare ancora? Lei ha passato tre anni alla scuola di educazione domestica! - Ha divorato sei opuscoli sul fidanzamento, il Matrimonio e l'amore! Lei ha frequentato per dodici mesi il suo amato!
E l'attesa
E l'abbandono
E l'accoglienza
E la pazienza
E il silenzio
E la vita
Dove li imparerà?
Lei ne ha bisogno?
Canto
O tu, mia sorella, ragazza del mio villaggio
Tu parti incerta, ed è bello
Tu parti umile, ed è grande
Umile nel tuo portamento
Umile nel tuo incontro
dell'uomo da conquistare
dell'uomo da accudire
dell'uomo da modellare
dell'uomo da civilizzare
con la gioia
con il silenzio
con l'accoglienza
Ti assicuro, cara Amelia, la nostra sorella d'altri tempi era lontano dal sentirsi una schiava - lontana dal sottomettersi in un istante alla tirannia dell'uomo accaparratore, dominatore –
Lei aveva un non so che di misterioso che imponeva rispetto –
Lei sapeva che il Destino l'inviava - e ne era cosciente - Era inviata per una Missione di fiducia - missione che bisognava a tutti i costi compiere –
Questa missione in definitiva concepita come comandata dal Destino, si concretizzava nelle parole che la Madre, prima dell’avvilimento del sottosviluppo, rivolgeva a sua figlia divenuta capace di essere donna - Questa missione si leggeva nel silenzio serio del padre, nello sguardo fiero e discreto di quest'uomo buono, sincero, coraggioso, davanti al quale si passa con il capo chino per un rispetto riconoscente
Di quest'uomo che si ascolta in ginocchio perché parlando poco, sa molto - Confidando poco, trasmette l'essenziale - Quest'uomo, questo padre al quale si presenta tutto a due mani
le due mani per lui
le due mani di donazione
le due mani di sottomissione
le due mani di saluto
Le due mani che abbracciano, non per sentire piacevolmente la presenza dell'altro, ma per esprimere la propria presenza - da tempo assetata d'essere colmata dalla presenza dell'amato.
Dove andrai tu, piccola, se sbagli la tua Missione?
La tua missione d'essere madre
Madre dei figli dagli occhi scintillanti di tuo padre
Dalle fini palpebre come tua madre
Madre dei figli dal timbro di voce di tuo marito
Madre di questi figli
Di generazione in generazione sempre più belli
In cui i nomi dei nonni
rifioriscono
rivivono
continuano
Dove andrai tu, piccola, se sbagli la tua Missione?
La tua missione d'essere donna
Donna, custode della casa abitata
Dove il marito entra annunciandosi
Donna, padrona amata
Del grande mistero del tuo stato di madre
Donna, forte, coraggiosa e bella
Donna, anima limpida dello sposo
Suo sorriso
sua fama
suo vestito
e sua felicità.
La ragazza partiva con il cuore pesante perché era cosciente di tutto ciò –
Si sapeva responsabile davanti a suo padre ed alla sua cara madre
Si sapeva responsabile davanti a Imana da cui tutto proviene
Si sapeva inviata da tutta questa gente dalla quale essa usciva - gli zii - le zie - i buoni vicini di cui lei aveva condiviso la vita
Questa gente che l'accompagnava con grida, canti, applausi –
Grida di gioia - canti di raccomandazione - applausi d'approvazione unanime davanti all'impegno risoluto di questa fanciulla fragile, ma coraggiosa - silenziosa, ma eloquente nei gesti
Di dono
Di carità
Di abbandono
Di adattamento.
Questa gente, la sua gente, l'accompagnava - perché anch’essa l’inviava per essere madre feconda, sposa degna di questo villaggio rinomato in virtù -
Questo villaggio stimato di cui le ragazze sono colte prima del momento - perché riconosciute Mature prima della maturità di quelle delle colline sterili in buone madri e in buone donne - in donne affettuose e di spirito - in donne di coraggio e di verità, la Nostra bella si sapeva figlia della sua gente di cui bisognava continuare la rinomanza, la saggezza, la virilità femminile, garante per “il rispetto della casa” –
Questa coscienza era vitale - non profondamente ragionata, ma sentita - a fior di pelle – Insomma – all’apice del " sentimento sensibilizzato "
Questa missione era meditata al ritmo del canto –
Penetrava in lei con il passo cadenzato delle giovani vergini in sudore –
La riceveva in vibrazione, dal movimento ondeggiante del suo popolo in allegria
Si, la missione di Madre e di Donna - la trovava scritta nell'essere di suo Marito. Lui non l'attendeva come "oggetto di piacere" o frutto maturo che si coglie per spegnere la sete bruciante dell'estate infeconda –
Suo marito - il buon marito - la voleva Donna e la voleva Madre - Donna compagna della sua vita - metà di se stesso - Donna, sua presenza, quando egli era assente –
Donna forte, coraggiosa e bella –
* * *
La donna è forte
quando lei si accetta come donna
quando lei si vuole Madre
Madre dentro il suo corpo
Madre dentro il suo cuore
Madre dentro il suo animo
Donna di cuore e di spirito
La donna è limpida
quando comprende la sua Missione
quando ama il suo stato
Il suo stato di donna, il suo stato di Madre
Donna misteriosa per gli altri
Limpida per il suo sposo
Donna dei segreti - Donna del mistero
Donna eloquente per il silenzio delle parole
e la prontezza della sua presenza
Donna dallo sguardo sicuro
Maturata dall'esperienza
Da una vita accettata
Da uno scopo previsto
Da un destino assunto
Donna dalla parola misurata, dalle allusioni certe, comprese dall'uomo all'ascolto dell'espressione di questa bellezza nera, senza colori ingannatori d'innocenza
Donna dall'andatura lenta, riflettuta, incoscientemente studiata
Vaso pieno di ricchezza - anfora fragile che i servitori non portano danzando
Canestro immacolato, dai colori allineati, che contiene la parte di cibo riservata al marito rispettato
Donna dalla posa degna - dall'attitudine di un Budda animato - per meditare i segreti della vita
Donna dallo sguardo di dea che fa di una Casa un tempio di rispetto
Donna dal sorriso sbocciato dal lavoro dei campi - I campi della famiglia che maturano come una benedizione degli sforzi infaticabilmente forniti
Donna, Madre seconda, culla dove matura il frutto benedetto, il fiore reso vivo da Imana, il Dio che dona i Figli
O tu in cui lo sposo imberbe diviene uomo
Uomo di unione
Uomo di continuità
Uomo di perpetuità
Donna, Madre da cui il fanciullo coglie la giusta parola, il gesto delicato, il dolce sorriso
In piedi Madre mia
In piedi Sorella mia
In piedi tutte
Alle armi cittadine
Alla conquista
d'ubuntu
d'ubumwe
d'Iteka
d'Ubuvyeyi
Dei nostri paesi
Ehi! là!
Tutte, le vostre armi!
la fierezza
la donazione
la dignità
l'accoglienza
l'umanità.
i canti
del
sottosviluppo
Prologo
È più tardi, cara Giovanna, che il nostro popolo è caduto nelle malattie gravi di quel male terribile che è il sottosviluppo
Dopo l'incontro con l'Occidente esso cessò di prevedere lui stesso il suo destino -
Tutto gli era dato
Obbligatoriamente tutto
Tutto gli era imposto
Tutto diveniva nuovo
La legge
La medicina
La religione
La vita
La maniera di coltivare
La maniera di pensare
La maniera di salutare
La maniera di sedersi.
A poco a poco sarebbe morto in lui questo potere immenso dell'uomo di dominare gli elementi
Di orientarli
Di padroneggiarli
Di adottarli
È allora che si lasciò andare
Divenne schiavo dell'abitudine
Ammiratore supino della tecnica
Esecutore incosciente di una nuova civilizzazione inevitabile
Voi, amici miei, dovete uscire dall'ottica borghese nella maniera di comprendere il sottosviluppo – Questa ottica falsa il nostro impegno, ci addormenta e ci mantiene in una vile dipendenza a lunghissimo termine
Vista dall'interno, l'epoca che precede il nostro incontro con l'Occidente non è un vero sottosviluppo, non è uno stato inferiore, uno stato di barbarie, uno stato che bisogna disprezzare, uno stato sul quale ci si accontenta di gettare un velo pudico
È una tappa necessaria della storia dell'uomo.
L'uomo che si sforza di adattarsi alla natura -
L'uomo che veglia coraggiosamente per conservare l'equilibrio sociale e per mantenere ad ogni costo la tradizione, questa salvaguardia dei diritti della famiglia e delle persone -
Il vero sottosviluppo apparve quando, posti brutalmente, in un disgraziato incontro, di fronte allo sviluppo tecnico, di fronte a popoli che avevano già acquisito la volontà di dominare la natura e l'evoluzione della società con le tecniche, la pianificazione e l'educazione, i nostri popoli hanno perso il controllo di sé stessi
Sono sempre più convinto che il vero sottosviluppo non consiste principalmente nella mancanza di cose e che di conseguenza la nostra vigorosa azione di sviluppo non deve fermarsi alla sola mancanza di cose: mancanza d'istruzione, mancanza di nutrimento sufficiente, mancanza di abitazioni decenti, mancanza di cure mediche sufficienti
Il sottosviluppo è lo stato falsato dei popoli che soffrono gravemente di una degenerazione sociale, d'uno intorpidimento sociale, d'una miopia sociale, di una sorta di "inquietudine sociale " e di una "religioneria ", cioè di ogni religione che in pratica non è aperta allo sviluppo integrale dell'uomo
Canto della miseria
" Nel sottosviluppo, la
miseria non è posta ordinatamente, è mescolata, aggrovigliata"
Dumont " L'Afrique noir est mal
partie "
Quadro della fame
Sì, amabile Elisabetta
Lo riconosco
Lo so
La fame è terribile
È proprio giustamente
Che la si è soprannominata
"Bigira umusore umusega - Quella che d'un valido giovane ne fa un accattone "
L'immagine è tipica
L'immagine è vera
L'uomo è ridotto a niente
Il giovane, ieri
Solerte
Virile
Sorridente
Abantu – degno dell’assemblea degli uomini
Ora è magro e senza forze come il povero cane ridotto a custodire la cenere del focolare spento.
Sì, la fame, l'angoscia della carestia
Quest'uomo che in circostanze normali manca di tutto
Questa carestia periodica
Prevista
Attesa
Questo flagello che cade come un verdetto del Destino sugli uomini indifesi
Sì
Io lo conosco
Questo animale, incubo delle famiglie
Questa bestia orrenda che non risparmia né vecchi né malati
Il nonno può raccontarvene a lungo
Amici miei,
Mi ricordo
La sento ancora nella mia carne
Era dopo il passaggio delle cavallette
Le cavallette rapaci del 1943
Avevano devastato tutto
Sì, veramente tutto
I piccoli piselli in fiore
I fagioli ancora verdi
La manioca di cui le foglie tenere
Tentavano le mucche ingorde
Quando passavano per il sentiero tortuoso
Portandosi al pascolo
Quelle bestie voraci
Quel flagello
I campi offrivano uno spettacolo di miseria
Nel nostro villaggio
I padri di famiglia uscivano
In piedi - in silenzio -
Tra le piante scheletrite
Con le mani sulla bocca, erano ridotti al silenzio dell'uomo di cui " la donna ha violato il segreto "
La raccolta che seguì non fu una raccolta. Allora noi avemmo fame - Durante sei mesi
Maggio
Giugno
Luglio
Agosto
Settembre
Ottobre
e Novembre
I più piccoli gridavano "mamma mamma " tutto il giorno - Essi seguivano la Madre, cogli occhi sbarrati, il moccio pendente sotto i loro nasi sudici. La poveretta non ne poteva più. Si sforzava di comprimere il suo cuore troppo tenero - Noi, i più grandi, noi sapevamo che non c'era nulla da fare - Furtivamente si sentivano gemere i genitori: " Dio, Dio, che fare? Come passeranno i piccoli la giornata? "
Di nascosto noi si beveva l'acqua - Acqua in ogni momento per ingannare la fame -
I nostri piccoli ventri diventavano gonfi come zucche senza sapore - Ci invadeva una fiacchezza generalizzata - Sentivamo i nostri muscoli rattrappirsi
Di notte, ammucchiati in quattro sulla stessa stuoia ci si stringeva forte per avere un po' di caldo - Il sonno non veniva - Si sbadigliava ogni momento come la porta di un corridoio senza fondo
In quel periodo, mi ricordo, frequentavo la scuola elementare - Con altri marmocchi, si partiva al mattino con niente nei nostri piccoli stomaci - Si andava gaiamente senza preoccupazioni - Alla nostra partenza, i genitori sembravano non esserci - Non potevano darci niente - Ciascun giorno mia madre doveva prendere il piccolo pugno di fagioli che cucinava. Non bisognava sorpassare questa misura - Sapeva che la stagione secca era lunga
In classe la prima ora passata nel banco era sopportabile - Ma le ore seguenti, si sonnecchiava - Alle parole del Maestro si rispondeva con un'oscillazione della testa, regolarmente ripetuta, come fa il sorgo carico, cullato dal vento indolente dell'inizio dell'estate africana
A lungo andare, noi diventavamo inebetiti - Gli occhi rientravano nelle loro orbite, regolarmente, impietosamente scavati da questa fame lenta che si chiama malnutrizione
Terminate le lezioni, noi ritornavamo senza forza per percorrere i quattro, i dieci, i quindici chilometri che ci separavano dal villaggio natio
Alcuni non arrivavano a casa - dovevano sbrigarsela per cercare un alloggio - Molti arrivavano a casa al calar della notte, con il ventre scavato, la testa spaccata - Un pugno di fagioli ingannava la fame – Un bicchiere d'acqua, una manioca rosicchiata - poi ci si coricava per ripartire l’indomani
Non c'è bisogno di dare delle statistiche -
Noi la sperimentiamo sovente
Questa fame non calmata
Questa sete mai spenta
Questa malnutrizione
Ti saluto, tu che io ho vergogna di chiamare amico. Perché io sono ricco, viziato grazie a questa natura che tu trasformi
Ti saluto ugualmente, tu coraggioso, sporco, che odori di rancido, che olezzi d'uomo maschio
Ti assicuro, tu mi sei compagno, ti amo, mentre tagli tronchi e rami, mentre smuovi mattoni e polvere
Ti invidio, tu dal sorriso gaio, semplice come un monaco, innocente come un fanciullo, che condividi fatiche e calura
Ammiro in te quella comunicazione semplice e sincera, quel gesto divino di condividere - il tuo gesto di condividere l'unica provvista della giornata, una foglia di tabacco
Ti assicuro che mi sei compagno, ti amo, è per te che io grido, è per te che io urlo il sottosviluppo
Hanno lasciato la famiglia al mattino, senza una tazza di caffè, senza un pezzo di pane, senza un pugno di fagioli - Era troppo presto - Non si vede un uomo che si sveglia e che mangia - Poi non hanno niente - Il pezzetto di terra non produce quasi niente - Il salario? Praticamente nulla - 25 franchi per 8 ore -
Un dollaro e mezzo la settimana
Sei dollari al mese - per i fortunati!
Poi hanno tagliato la legna, trasportato pietre e mattoni sui loro corpi scavati, sporchi, sfigurati.
Il corpo è svuotato dal sudore - Bevono acqua è poi ancora acqua. Dieci. Venti volte - Alla pausa del mezzogiorno ci si aspetterebbe che essi divorino il loro pranzo della giornata - Niente affatto
Alcuni passeggiano per dimenticare questo tempo lungo di inattività - Altri si coricano a terra, allungati senza forza, accontentandosi di quel buon tabacco che distrae
Finita l'ora di riposo - piuttosto di noia - il lavoro ricomincia. Il padrone, con la pancia gonfia d’un pranzo copioso, tuona, rimbrotta, giudica. L'operaio si curva, esegue, sorride. La giornata finisce. L'amico è spossato, assetato, macilento, sporco
Ricomincerà l’indomani, e l’indomani ancora, un mese, un anno, senza scoraggiarsi. Avrà guadagnato la sua tassa, il materiale scolastico del figlioletto, la stoffa variopinta per la moglie. Per lui niente - un bicchiere trangugiato la domenica. Si accontenterà dei suoi pantaloni sbrindellati, rattoppati, del suo abito irriconoscibile che hanno indossato i tedeschi, durante la prima guerra mondiale
Ritornando a casa verso sera, l'operaio si disseterà per strada, al ruscello infangato, che serpeggia tra montagne, abitazioni e campi
Accoccolato, si sporgerà in avanti, con la testa stordita, si laverà il viso con le mani screpolate, poi porterà alla sua bocca assetata l’acqua fangosa, lungo il suo interminabile percorso
È questa stessa acqua inquinata che sua moglie ha attinto per la cottura delle vivande e la pulizia della famiglia. È a questa stessa acqua che tutta la famiglia berrà
Il piccolo che si dibatte sul dorso di sua madre. Il bambinetto di quattro anni che, col dito in bocca, aspetta la sua polpetta di pasta che la madre affaticata dalla gravidanza di otto mesi rimesta in un turbine di fumo che si libera dallo stretto focolare, alimentato da legna solo per metà secca. La ragazzina di sei anni, già maturata dalla vita, che si sforza di tener ferma la grossa pentola che la madre fa oscillare senza pietà con il piccolo mestolo di legno che rigira, rimescola: la buona pasta!
Tutta la famiglia berrà quell'acqua che ristagna nell'anfora scoperta che mosche e insetti visitano a piacere
I bambini innocenti, in libertà entro la casa paterna, vi avranno immerse le mani, lavate solo due giorni prima
Pronto il pasto
Lo si prende
Il padre ha la sua parte
La sua parte di capo
La sua parte collocata con cura nei piatti di vimini, i più puliti della casa
La sua parte che non oserà guardare, né il piccoletto appena slattato, né la figlia, che con le due mani la presenterà a questo Signor padre, austero come uno stregone in abiti da cerimonia
I piccoli pure avranno la loro parte. Una parte da fanciullo, deposta non importa come, su un paniere qualsiasi
Tutti, dopo essersi lavate le mani con la stessa acqua stagnante nell'anfora dell'angolo, ceneranno - senza molte parole, con molti gesti. Gli stessi gesti rituali compiranno quell'atto che avvicina di più l'uomo all'animale - La mano andrà ad attingere nel piatto di vimini una parte proporzionata alla grandezza della bocca - La stessa mano lavata con l'acqua - Nel piatto ripulito con l'acqua sporca
Finito il pasto, il padre racconta i piccoli eventi della giornata - La madre riordina gli utensili - La piccola figlia l’aiuta. La pentola della pasta sarà posta sulla grata sopra focolare - La pentola dei legumi ugualmente
I piatti in vimini saranno riposti con cura sul ripiano di canne all'entrata della stanza da letto dei genitori. Poi, si attende sonno
Alle venti, il piccolo appena slattato sonnecchia di già sulle ginocchia della madre - due altri piccoletti resteranno svegli a gran pena fino a che, alle venti e trenta, il sonno li abbia vinti. La madre porterà il più piccolo nel letto coniugale - Gli altri saranno svegliati appena addormentati e andranno a rannicchiarsi sulla stessa stuoia entro il piccolo letto in legno preparato per i bambini nella stanza d'entrata. Là dormiranno coi pugni chiusi, come degli angeli senza preoccupazioni, malgrado le quattro capre che sotto il loro giaciglio ruminano senza vergogna il loro pasto della giornata
Essi dormiranno fino al mattino malgrado la bella vacca Bwami che nell'altro angolino muggisce senza posa leccando il grazioso vitellino di un mese. Dopo i ragazzi, i genitori raggiungeranno il loro letto di riposo - Il padre stanco per il maledetto lavoro salariato - La madre a pezzi per suo figlio che nel suo seno benedetto festeggia il suo duecentocinquantesimo giorno d'esistenza. Le pulci usciranno dal loro nascondiglio per l’incontro con i pidocchi che hanno atteso troppo nei loro alloggiamenti preferiti: l'abito del marito che serve da guanciale, la cintura della sposa gettato in un angolo del letto
Possono invitarsi, questi compagni inevitabili dell'uomo sporco - Possono pungere, danzare dalla gioia, ubriachi di sangue umano - Non strapperanno dal sonno questi uomini affaticati, che nuotano nel fiume del sottosviluppo, pane quotidiano dei nostri paesi
Vedo la fame, indizio del sottosviluppo
Questi operai che non hanno niente
Degli operai che noi incrociamo sul nostro cammino
In piedi dalla mattina
In piedi fino a sera
Questi operai delle costruzioni
Questi coltivatori dei campi
Vedo le tracce del sottosviluppo in cui vivono tanti fratelli e tante sorelle del mio paese
Vedo il pezzetto di manioca amara, sgranocchiata al mattino da questo bambino dalle gambe storte
La manioca amara che fa addormentare lo scolaro sul suo quaderno sudicio d'un compito non finito
La manioca amara trangugiata al mattino, niente di più, da questo piccoletto, paffuto, con il ventre gonfio, colpito dal Kwashiorkor
La manioca seccata, macinata, impastata, che dilata i ventri impietosamente attanagliati da una verminosi senza rispetto dell'essere umano
Vedo la carestia, vedo le impronte del sottosviluppo
Vedo la patata dolce che la contadina ripulisce dalla terra senza vergogna sul dorso della mano
Questa patata d'estate, che la Madre cuoce - che il bambino addenta con la stessa buccia non lavata con i suoi denti da carnivoro
Questa patata che tende gli stomaci affamati e li spinge al di là dello sterno scavato da una magrezza di convalescente
Questa patata, farinosa a piacere, di cui si accontentano i contadini
Vedo la miseria, vedo le conseguenze del sottosviluppo
Vedo questo succo alcolico di banane, delizia del vecchio
Questo veleno lento di una gioventù inoperosa
Vedo questo succo sporco al momento d'esser messo nelle anfore, quando la povera donna, lavatasi a mala pena, vi tuffa il suo braccio
Questo braccio ornato di bracciali, nidi di microbi, ripescherà i fili d'erba caduti il giorno prima in questo liquido che piace agli uomini
Questo povero succo che si aspira dalla stessa anfora, lavata con l'acqua di una fonte non protetta
Vedo il buon vino di banane, reso alcolico a piacere, il buon succo aromatizzato
Fa dell'uomo un bambino, gli fa dimenticare il suo ruolo di padre
Addormenta il mugabo, lo padroneggia, lo stordisce, gli fa sputare ai cani che passano la verità del segreto giurato
Il succo di banane, lo sporco vino che rovina nell'uovo il bambino che deve nascere
Vedo la miseria, vedo le tracce del sottosviluppo
L'alcol locale
L'alcol importato
Il nemico della disciplina del soldato
L'impedimento al lavoro del funzionario addormentato
Il veleno lento del bambino che nasce
Vedo il baratro, vedo il sottosviluppo
Ho visto madri che bevono come uomini
Ho visto ragazze che frequentano l'osteria all'angolo
Ho visto bambini incoraggiati a bere alla grossa cannuccia del padre assente
Vedo la miseria, vedo il sottosviluppo
Ho visto un bimbo che succhia il latte ogni momento
Ho visto dei bambini che dormono in pannolini non lavati
Ho visto dei bagabo che vagabondano senza lavorare
Ho visto degli uomini seduti senza preoccupazione per lo sviluppo
Ho visto la miseria, ho sentito il bisogno
L'angoscia della madre che assiste al deperimento del suo bambino
Il tormento del padre che non sa dove trovare il pane per la famiglia
Le grida dei bambini a cui non viene sonno
Ho visto la miseria, ho visto il guardaroba del sottosviluppo
La coperta del padre di famiglia che serve a tutto
Di notte, essa protegge la famiglia contro il freddo
Al mattino, è il vestito ampio che usano i pastori
Di giorno, è il cuscino sul quale si siedono gli ospiti che passano
Fortunatamente, il Signore dispone ancora di una camicia e di una giacca, di un paio solo di pantaloni, rattoppati all'impossibile
La Signora è più fornita; una, due, tre, quattro stoffe ampie come lenzuola. È tutto
Ultimamente una camicetta è entrata nel cesto profondo che contiene tutti i sui averi; il suo guardaroba
E quei bambini, miei fratelli, mie sorelle. Ntonia ha la sua veste, la sua stoffa di panno.
Angela ha la sua camicetta. Maria, di due anni, non ha ancora nulla. Joio ha la sua culla e il dorso di sua madre
Ho visto la miseria, ho visto la mancanza di tutto
Il guardaroba del sottosviluppo senza abiti di ricambio - senza indumenti intimi - senza asciugamani, senza fazzoletti
Il guardaroba del sottosviluppo nasconde la miseria della famiglia: la biancheria non lavata, indossata, indossata di nuovo, tenuta sul corpo di notte e di giorno, nella stagione secca e nella stagione delle piogge
Questi abiti che non hanno più nome - Questa stoffa che si sbriciola con un legno secco -
Finalmente il filo di lino ha ceduto il posto ad altre materie più forti, più resistente alle intemperie
È negligenza?
No Simone
Sono le tracce del sottosviluppo
Vorrei, amici miei, insegnarvi una preghiera
" Io lo so signore.
Io so che i topi si avvicinano per divorare
le croste e mordere i bambini...
Io so che l'uomo ubriaco vomita sul piccolo che dorme accanto lui
Io so che un bambino lentamente agonizza, apprestandosi a raggiungere lassù i suoi quattro fratellini...
Conosco centinaia d'altri fatti, mentre pacifico io vado a dormire tra le mie lenzuola tutte bianche
Vorrei non saperne nulla, Signore
Vorrei che fossero delle storie
Vorrei persuadermi che sogno
Vorrei che mi si provasse che esagero
Vorrei che mi si mostrasse che tutte queste persone hanno torto,
che è colpa loro se sono infelici
Vorrei rassicurarmi, Signore, ma io non posso più,
è troppo tardi
Ho guardato troppo
Ho ascoltato troppo
Ho contato troppo
Ho contato, Signore, e credo che le cifre implacabili mi abbiano carpito per sempre la mia innocente tranquillità
Tanto meglio, mio piccolo
Perché io, vostro Dio, vostro Padre, sono irritato contro di voi
Io vi ho dato il Mondo all'origine dei tempi e nella mia immensa proprietà, io voglio per tutti i miei
figli un tetto degno del loro Padre
Io vi ho dato fiducia e il vostro egoismo ha rovinato tutto
È uno dei vostri peccati più gravi, un peccato che voi siete tanti a portare insieme
Guai a voi se per colpa vostra muore uno solo dei miei figli nel suo corpo o nella sua anima
Ve lo dico, a quelli io darò i migliori posti nel Mio Paradiso
Ma gli svogliati, i negligenti, gli egoisti, che ben al riparo sulla terra, hanno dimenticato gli altri, hanno già avuto la loro ricompensa... "
Michel Quoist, PRIERES, Ed. Ouvrieres
Maledetto
sia l'unico idolo ch,e con un solo gesto folle, riesce a deviare lo slancio dei
giovani germogli ed il prorompere delle spighe di ondeggianti!
Rabemananjara Ansta
Prologo:
Un popolo è come un uomo
È un organismo vivente
Dovrebbe essere un organismo vivente
"Come molti uomini sono psicologicamente mal costruiti" - pochi popoli sono socialmente sani. Per l'uomo, tu lo costati bene, caro Simone
L'equilibrio ci è difficile da acquistare - Superiore all'animale nello spirito
E la ragione che dovrebbe esser nostra guida - Ma, tu lo esperimenti, molti tra noi sono ancora lontani da ciò - Talora al livello dell'animale - Talora non poco sopra all'animale - Molto sovente inferiori all'animale i cui istinti seguono delle leggi già regolamentate dal destino
Tu ti mostri superiore all'animale ogni volta che la tua "scintilla-ragione" emerge al di sopra di ciò che c'è di materiale in te, ogni volta che il tuo spirito non è imprigionato, affogato in questo rimescolio d'elementi vivi, ma ciechi, che sono in noi
Un popolo socialmente sano è fatto di uomini e di leggi. Di uomini in piedi e di leggi giuste. D'uomini impegnati e di leggi rispettate - è sano un popolo le cui donne sono fiere d'essere donne e di cui gli uomini sono in piedi
È sano il popolo i cui figli vengono alla vita regolarmente, senza precipitazioni e senza ritardi che obbediscono al ritmo di una procreazione pilotata. L'uomo in piedi obbedisce al primo comandamento della creazione - O uomo, sii uomo, riempi la terra e dominala
Sì, Signor uomo, maschio o femmina, tu devi dominare la terra, padroneggiarla, svilupparla, migliorarla
Tu degeneri quando cessi di dominare le cose - quando tu ti lasci condurre dal denaro, quando, fiaccamente, tu segui le vie che questo principe delle tenebre ti impone
Questa birra che tu credi di bere
E che ti "beve" senza colpo ferire
ti attira
ti irretisce
ti ubriaca
e ti rende bestia
Un popolo i cui uomini sono ubriaconi non è un popolo sano
Tu non domini la terra.
La metà del tuo salario
È destinato al bere
La birra
Trangugiata
Ingurgitata
Sciupata
Tu conosci, caro Simone, la situazione dei nostri paesi in via di sviluppo –
Volete arricchirvi presto, costruite una birreria - dapprima modesta, in due anni voi avrete gli affari garantiti, senza fallimenti in previsione
La birra, questo Padrone in Africa, che rallegra i mariti miserabili e rovina le famiglie -
Sapete perché i commercianti neri non fanno mai fortuna? Mastro Bottiglia raccoglie i guadagni dei più abili ed erode il capitale degli stupidi -
Sapete perché i bambini piangono dietro la casa bianca, alla porta di una cucina senza provviste? Mastro Bottiglia ha preso tutto: la sua razione giornaliera, da sua razione mensile, la sua razione annuale non calcolata perché se ne ha paura -
Mastro Bottiglia rovina le giovani famiglie, indebitatesi prima della notte di nozze -
Mastro Bottiglia uccide, avvelena e mina le saluti più robuste - poi nascono degli esseri deboli, ribelli alla matematica, senza muscoli, senza energie per il lavoro metodico -
Tu sei disgraziato, popolo caduto sotto la colonizzazione di Mastro Bottiglia - i tuoi figli non avranno né risparmio assicurato, né pane quotidiano garantito -
Andiamo, caro amico, sii uomo - domina il tuo corpo che grida carestia e ti fa disprezzare legge e costumi -
Andiamo, cittadino del mio paese, padroneggia il tuo corpo insoddisfatto che ti fa errare ovunque con un caprone d'estate -
Andiamo, figlio di nobile famiglia, rialza il tuo corpo - il tuo corpo dai cinque sensi - il tuo occhio cupo che vaga cercando di sfigurare i bei volti fatti per l'ammirazione
Queste mani inoperose
Divenute fiacche
Per l'inattività
Questo gusto di gatto
Che reclama sensazioni forti
Di liquori importati
Questo blaterare interminabile
Senza oggetto
D'uomini sciocchi
Questa lentezza inspiegabile
Al momento del tempo
calcolato e pagato
Andiamo, sii uomo, costruisci un popolo sano
Questa degenerazione, cara Coletta, non è solamente una questione di persone, ma di situazioni - Situazioni di questi popoli messi bruscamente a contatto con l'Occidente, l'Europa e più tardi l'America – Questa Europa del XIX secolo, che aveva bisogno d'espansione e che dal XVI secolo era partita alla conquista di nuove terre. Questa Europa industrializzato, ricca materialmente, intellettualmente, ma di certo povera in amore e saggezza, perché si immergeva nel clima del suo ideale borghese, individualista, inquadrata in nazionalismi gelosi -
Questa Europa che aveva già raggiunto l'apice della sua civiltà di concorrenza, civiltà che adorava l'uomo, civiltà condizionata dal denaro, civiltà che doveva imporsi a tutto e a tutti -
Messi in falso contatto con una tale Europa, dei popoli hanno perso il proprio orientamento. Degli uomini, delle generazioni hanno perso il senso dei veri valori:
La rettitudine del giudizio
La perseveranza della volontà
L'onestà del cuore
Il gusto dell'iniziativa
La preoccupazione dell'indipendenza
La padronanza delle situazioni
La fede nell'uomo
La fiducia nello sforzo
Degli uomini, delle generazioni, sono cadute in un clima di menzogna sociale, di inerzia, d'abbandono e di mancanza di impegno - Delle realtà nuove e futili hanno contribuito a distrarre il popolo e ad istupidirlo
Le perle brillanti d'Arabia
La sigaretta rotonda che li rende
Un uomo " slim "
Il whisky che addormenta
Le borsette di Londra
Che ammaliano l'orgoglio delle donne
A stento iniziate alle tecniche occidentali
La casa dello " Stato "
Illusione del funzionario imprevidente
Tutte le mode bizzarre importate
Che hanno spogliato le nostre sorelle
Della loro maestà
Del loro pudore
Della loro grazia
Della loro saggezza
Di donna di Madre.
Un rovesciamento si è operato nelle nostre teste di negri ammaliati. Per molto "kuba umuntu w'iteka, essere uomo d'onore - umuntu w'ibanga, essere uomo di rispetto - umuntu w'amajambere, essere uomo di progresso " - in una parola "l'evolué" è diventato tutto un altro uomo. L'evolué non è più l'uomo che sottomette le circostanze, adatta le situazioni e che, attraverso ogni difficoltà, rimane padrone di se stesso, dritto, onesto, assetato di fecondità
L'evolué non è più concepito, apprezzato come l'uomo che "È", ma come l'uomo che " HA ".
L'uomo che ha delle scarpe, degli occhiali, delle cravatte
L'uomo che ha un'automobile, una casa bianca da questa vacca grassa che è lo Stato
L'uomo che ha il denaro, la "Primus", delle relazioni sociali, del fascino
La donna pettinata, con la gonna, sistemata ben in alto nella sua acconciatura esotica -
Quest'uomo che è l'ammirazione dei giovani, il punto di ammirarazione dell'innocenza femminile in formazione
Il senso del lavoro e l'impegno del popolo sono stati falsati durante questo incontro che si è fatto senza verità - Eseguendo dei lavori di costruzione del paese - strade, case di interesse comune - la coscienza di costruire il PROPRIO paese non c'era - Si è lavorato perché era ordinato
" In tutto ciò che produceva, il mio popolo sapeva che produceva per altri
Questa idea è diventata fissa in lui
Credeva di vivere per altri
Si diceva al mio popolo di vivere per se stesso
Ma non viveva quasi più
Era quasi morto - In lui moriva la coscienza della sua personalità -
Il mio popolo era colonizzato "
( Sur
les traces de mon pére p.93)
È questa, caro Simone, la degenerazione sociale. Una delle piaghe del sottosviluppo, uno degli inconvenienti dello sviluppo
Prima, nel quadro della tradizione, era come per osmosi che si acquisivano dei valori - Si aveva tutto il tempo - Si era meno distratti - L'ambiente aveva già da lungo tempo forgiato delle leggi d'ubumwe (unità), delle leggi d'ubuntungane (giustizia) - il buon vicinato, delle leggi di comportamento nei diversi settori della vita -
Ora si è creata in velocità la mobilità della vita dove l'ambiente in trasformazione impone le sue leggi, ancora incerte, all'individuo o ai gruppi. I Matrimoni senza " basi " si moltiplicano - Dei focolari senza definizione precisa non dispongono né di leggi né di tradizioni - Il denaro condiziona un nuovo mondo che in molti settori è ancora come l'antico - Degli uomini ieri in una situazione di principi stabili, devono oggi rifarsi alle nuove nozioni di uguaglianza, di libertà, senza disporre di mezzi sufficienti per garantirli
Vedo la tradizione cambiare
La vedo scomparire
La vedo ritornare
La vedo muoversi senza paura
Ci sono dei bagabo (uomini)
Sì, mio caro, la tradizione, fondata per una società nomade, la vita sedentaria l’ha modificata
Ho visto dei popoli, ieri i nomadi, venerare una Regina
Una Regina-Donna, delicata e fragile per degli gli uomini in marcia
Una Regina-Donna, stabile, forte e fiera per degli uomini seduti
Degli uomini che avevano il tempo di proiettare la loro saggezza su una donna buona e bella, simbolo di vita e di fecondità: la Regina-Madre
Ho visto degli uomini, ieri nomadi, sottomettersi, senza sussulti, ai nobili costumi di uomini spiritualizzati dal movimento, ricco di simboli, della vita dei campi.
Si sono compiaciuti di custodire i morti - i morti di famiglia: l'Antenato
Dormiva là, morto e vivente, vivente e morto, là tra i fanciulli: l'Antenato
Era là, con la sua mano vigile proteggeva la famiglia, assicurando alle mucche vita e fecondità: l'Antenato
La sua tomba è custodita, coperta di erba nobile sulla quale si coricano gli uomini: l'Antenato
Morto, si era disfatto di questo corpo invecchiato e si è gagliardamente recato al raduno dei Bagabo
Morto, era tuttavia là, coricato sul suo braccio destro spogliato da ogni debolezza, da ogni pesantezza
Là vegliava sull'esecuzione dei suoi progetti di uomo, dei suoi desideri di padre, dei suoi piaceri di Antenato
Là vegliava, una progenie come un grappolo aveva abbellito una vita terminata senza scialbi pensieri
Dei nomadi di ieri si sono abituati a queste idee nuove, a questa filosofia di uomini stabiliti sulla terra civilizzata da degli antenati forti. Non hanno esitato a vivere al ritmo del tam-tam che non conoscevano allora
Si sono recati ad ascoltare, il loro corpo ha capito, esso ha vibrato dapprima senza grazia, poi come degli esseri eterei, slanciati come delle antilopi, hanno saltato come delle gazzelle in mezzo ad una pianura senza pericolo
Hanno cominciato una vita nuova, esuberante e bella in questo paese di profumi che inebriano i cuori
Ma i bagabo vegliavano - i bashingantae (giudici) stabilivano la norma
Essa era convenuta, stabilita, applicata con rigore
Il mugabo non entrava mai nella casa di sua figlia
Non si mischiava agli affari di questa ragazza educata, formata e inviata come un adulto per la sua nuova vita privata
Non doveva turbare la vita felice di questi esseri giovani, sorridenti come degli angeli
Questa non era più una bambina - era divenuta donna come sua Madre, con un uomo per lei, pilastro di una casa che non era più la casa paterna
Si sarebbe ricevuto il suocero in una casa a parte - Lo si sarebbe venerato come un padre - Lo si sarebbe rispettato con un dio -
Lui si teneva là, superbo e dignitoso, cosciente come un generale del suo Mistero di padre che Imana gli aveva affidato -
La madre non avrebbe parlato mai al pretendente di sua figlia - Non l'avrebbe guardato mai in faccia - Dover evitare ogni incontro con lui
Di che cosa d'altronde lei avrebbe dovuto immischiarsi? - Non aveva il dono di apprezzare con lo sguardo il fidanzato di un'altra
La tradizione gli proibiva di turbare gli occhi di questo adolescente, orientati dal Destino verso il frutto che lei aveva portato
Bisognava risparmiare a questo giovanotto idealizzato l'immagine della vecchiaia che poteva offrire la Madre della sua promessa
Questa madre si copriva dunque il viso - gli occhi che avevano pianto, le stagioni che avevano scavato le rughe che a poco a poco riempivano la sua fronte -
Il matrimonio, questa sorgente di continuità della vita, conosceva allora una regolamentazione rigida, un codice chiaro, unificato per salvaguardare il rispetto delle persone,
la ragazza,
un uomo, un tetto, un sostegno.
Il bambino
un padre, una terra, un avvenire.
Non c’era motivo di un matrimonio di prova - Tutta la natura avrebbe gridato allo scandalo
Oh! Ha preso una donna senza contratto
Ha ferito la moralità!
Come, la figlia del mio paese,
È diventata una macina,
Un mortaio che si prova
Si è osato smontarla
Rimontarla come una macchina!
Non ha un'anima? Non è il modello vivente di tutte quelle che verranno? Non è il frutto di tutte quelle che hanno partorito: le nostre Madri?
La dote, questo costume vecchio come l'Africa, era stabilita, regolamentata, sorvegliata dal sentimento comune
Non ero un prezzo
La figlia del focolare non poteva in alcun modo essere trattata come una vile mercanzia - un oggetto di baratto
Ma la famiglia del fidanzato doveva esprimere il suo rango, dire da dove proveniva, da chi discendeva
Ma il ragazzo doveva provare il suo potere d'uomo. Il suo potere di Marito capace di prendere moglie, capace di vestirla e onorarla - Abbastanza previdente per essere degno d'essere padre - Padre dei figli che egli dovrà generare durante tutta la sua vita di uomo -
Non si volevano dei " mezzi uomini" incapaci di offrire la dote ad una donna - è un segno senza equivoco d'un marito a metà - Come quei miserabili padri, pigri come rospi, che generano come dei topi, e, invece di mantenere la famiglia, si trascinano al focolare spento, come i cani dei pigmei, malati, spalancando gli occhi morti nella polvere del cortile -
Il ragazzo doveva provare la serietà della sua scelta, l'attaccamento a questa fanciulla, scelta tra mille, amata senza esitazione, per la quale era pronto a dare tutto -
Le zappe che suo padre gli acquistava
Il bestiame che egli aveva in eredità
La bella giumenta, che aveva impiegato dei mesi, degli anni per guadagnarsela alle dipendenze di un capo avaro
Sì, tutto, anche il segreto della sua intimità
La rottura dell'unione era cosa grave - Non poteva essere decisa che per motivi estremi - Non era decisa né dal solo marito, né dalla sola donna - La società vegliava e interveniva - Essa aveva assistito alla conclusione del contratto - Essa ne esigeva il rispetto
Un popolo senza leggi è un popolo morto - Leggi assimilate dal popolo perché elaborate dallo stesso
Noi viviamo una crisi di degenerazione sociale,di impedimento, perché il popolo non elabora più leggi
La sua tradizione è stata distrutta
I suoi costumi denigrati
Distrutta e non sostituita
Denigrati e non migliorati
Il popolo è disingannato
Tutto diviene relativo
Le leggi cambiano veloci - La loro necessità non è più sentita
L'applicazione non è seria perché sorvegliata da uomini che non sono più validi - Uomini in cui un popolo non legge i propri valori
L'A.B.C. d'ubumwe (unità)
Le linee maestred'ubuntungane (giustizia)
I misteri d'ubuntu (umanità)
I segreti d'iteka (virtù)
Le norme immutabili d'ubuvyeyi (paternità).
"Per tutti i feriti nell’anima e nel corpo, vittime del lavoro dei loro fratelli,
Per tutti i morti di cui migliaia di uomini hanno coscienziosamente preparato la morte,
Per questo ubriacone, grottesco clown in mezzo alla strada,
Per l'umiliazione e le lacrime di sua moglie,
Per la paura e le grida dei suoi figli,
Signore, abbi pietà di me troppo sovente sonnecchiante,
Abbi pietà dei disgraziati completamente addormentati e complici d'un mondo dove dei fratelli si uccidono a vicenda per poter vivere.
Fa, o Signore, che essi si pongano delle domande,
che essi non dormano tranquilli,
che lottino in un mondo in disordine,
che siano fermento,
che siano redentori"
(Michel Quoist, PRIERES, Ed. Ouvrières, p.107)
Vedo il sottosviluppo
Vedo la religioneria
Il popolo dorme
Speranza falsificata
Fede-formula non vissuta
Nello spazio-tempo
Dello sviluppo integrale
Del vero Vangelo
Vedo il sottosviluppo
Vedo la religioneria
Coscienze tranquille
Cuori soddisfatti
Ehi! Là
Come dunque!
Il fratello è ferito,
È nudo;
Ehi! Là
Il fratello è cieco
Non sa leggere
Nel libro
della vita tecnicizzata
Vedo il sottosviluppo
Vedo la religioneria
Vedo la carità superficiale
Vedo la carità a metà
Vedo la carità-elemosina
Vedo la carità che ha paura
Ad attaccare di fronte
Le cause reali del sottosviluppo
Io chiamo religioneria
La tua religione, Simone
La tua religione della domenica
La tua religione del segno di croce
La tua religione di uomo di sette anni
La religione di zia Anna
Zia Anna ha una fede strana -
Ha tre medaglie, due rosari, una ampolla d'acqua benedetta - Sotto il suo letto dorme un amuleto accuratamente nascosto dallo zio Lino -
Dietro la casa, periodicamente, quando il fulmine minaccia e la malattia getta a terra i piccoli, Zia Anna si ritira di nascosto, con un recipiente di zucca in mano
Si dirige tutta tremante verso il " Gitabo di famiglia ( l'albero di famiglia ) ", per nutrire lo spirito degli antenati morti -
Zia Anna, cristiana fervente, avvelena lo zio Lino - Il poveretto non se ne accorge - ogni volta che lo zio Lino manifestava un'indifferenza imbronciata,
Ogni volta che rientrava tardi in serata, Zia Anna era angosciata –
Partiva al mattino presto, si inoltrava nelle vallate profonde e coglieva non so quali erbe - Le portava a casa diligentemente nascoste - lo sguardo sospettoso - silenziosa con un marito che medita una disgrazia -
Sul tetto della piccola capanna - nascondeva le sue preziose foglie, esposte al sole, complice dei misteri della vita - Disseccate, queste foglie venivano bruciate, macinate, accuratamente accartocciate in pacchettini minuscoli come delle dita di bambino - Poi Zia Anna conservava tutto in un cantuccio oscuro della casa -
Povero zio Lino, avrebbe cominciato una cura. Una dose di polvere nera era regolarmente mischiata alla pasta calda di sorgo macinato
Zia Anna spandeva la stessa polvere nell’invitante recipiente di zucca di birra dorata -
Lo zio Lino era, durante una settimana, al regime d'umukundaya - la polvere magica che restituisce i cuori - Zia Anna aveva trovato il mezzo di conservare i favori di suo Marito - non pensava più ad altre tecniche capaci di rendere gradevole la vita comune - Restava sporca con uno straccio per lavare i piatti - Sui suoi panieri si potevano senza fatica riconoscere le diverse vivande servite da un mese
Le stuoie per dormire non conoscevano il sole che quando lo zio Lino grattava con un bastoncino la sua schiena solcata dalle innumerevoli pulci – Inebriato da questo veleno lento, trangugiato senza saperlo, nella sua razione quotidiana, lo zio Lino rimaneva inebetito, ridente per nulla, dolce come un agnello, manichino senza ossa, ebete e felice come un pazzo senza cattiveria -
Vedo il sottosviluppo
Vedo la religioneria
Uomini adulti che non sanno riconoscere le cause di una disgrazia –
Vedo la religioneria
Uomini istruiti, che si coprono d'un velo la notte, per andare, umili e rassegnati, ad inginocchiarsi davanti alla strega del villaggio –
Vedo la religioneria
Vedo la vecchia Natolia
Maggiore di otto fratelli fratelli
La sorte l’ha posta là
Senza fortuna, senza avvenire
Bisogna, cara Coletta, che ti racconti la storia di quella che noi chiamiamo “la Vecchia” – Si chiamava Natolia – La maggiore di otto bambini, le sue tre sorelle erano maritate -
Bella come il sole al tramonto – aveva tuttavia ereditato un carattere intrattabile – Scontrosa – con una boccuccia delicata, ma con la lingua tagliente come la spada di un soldato disperato –
Il tetto paterno diventava piccolo per lei –Sua madre era diventata un’estranea, tanto era presa dalla cura dei bambini delle ragazze maritate – Natolia, che i vicini mostravano a dito, aveva fin dall’età di vent’anni domandato all’Onnipotente un principe incantevole – Col digiuno, con preghiere ripetute – Ma nessuno veniva – Un povero ragazzo, che l’aspetto esteriore di Natolia aveva fatto sognare, si era azzardato a domandarne la mano – Disgrazia delle disgrazie per Natolia, l’inviato del Destino fu velocemente stornato dal suo progetto da abili amici –
Da questo momento lo scoraggiamento prese il cuore della povera Natolia – domandò consiglio, consultò degli esperti – Degli ingredienti di una mistura sconosciuta furono allora conservati nel corno di un toro morto da qualche anno –
Venuta la sera, Natolia partiva con una borraccia di acqua chiara, attinta nel torrente che mai piede umano aveva attraversato – Partiva, con il corno nascosto sotto le sue ampie vesti – Arrivata al crocevia, Natolia si fermava, ispezionava i luoghi, poi si lavava lì, all’incrocio dei quattro sentieri che portavano in ogni direzione. I quattro sentieri che percorrono gli uomini venendo da ovunque.
Lavata, fresca come una rosa, spandeva il resto del rusango magico là dove sarebbe passato l’uomo predestinato –
Natolia sapeva bene che Imana sistema tutto, ma occorrevano degli intermediari, il rusango magico, efficace come la legge naturale della caduta dei corpi –
Tutto era divenuto un mezzo per lei – All’età di quarant’anni non si poteva contare il numero di “panieri-regalo” portati agli esperti della conquista di mariti ed il numero di preghiere recitate -
Signore, perché mi hai detto di amare tutti i miei fratelli, gli uomini?
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Signore, mi fanno male! Sono ingombranti, sono invadenti,
Hanno fame, mi divorano!
Non posso più fare niente; più entrano, più spingono la porta e più la porta si apre…
Ah! Signore! La mia porta è completamente aperta!
Io non ne posso più! È troppo per me! Questa non è più vita!
E la mia posizione?
E la mia famiglia?
E la mia tranquillità?
E la mia libertà?
Ed io?
Ah! Signore, ho perduto tutto, non sono più di me stesso.
Non c’è più posto per me a casa mia.
Non temere nulla, dice Dio, tu hai guadagnato tutto,
Perché mentre gli uomini entrano da te,
Io, tuo Padre
Io, tuo Dio
Mi sono intrufolato fra loro.
(Michel
Quoist, PRIERES, Ed. Ouvrières,
p.143)
Religioneria,
Stadio istintivo, stadio infantile
Mantello della domenica
Mantello chiesto in prestito
Religioneria
Abito ristretto, gicchetta di gala
Tenuta appesa
Al chiodo arrugginito
Dell’armadio chiuso
Per il resto della settimana
Religioneria
Fermento invecchiato
Motore stridulo
Senza olio rinnovato
Religioneria
Impermeabile bucato
Vernice usata
Durante le intemperie dei giorni peggiori
Questa sera, Signore, ho paura.
Ho paura, perché il tuo Vangelo è terribile.
È facile sentirlo annunciare.
È ancora relativamente facile non rimanerne scandalizzato.
Ma è molto difficile viverlo.
Ho paura di sbagliarmi, Signore.
Ho paura d’essere soddisfatto della mia piccola vita conveniente;
Ho paura delle mie buone abitudini, io le prendo per virtù;
Ho paura delle mie attività, mi fanno credere di donarmi;
Ho paura delle mie sapienti organizzazioni, le prendo per delle riuscite;
Ho paura della mia influenza, immagino che trasformi la vita;
Ho paura di ciò che io do, che mi nasconde ciò che non do;
Ho paura, Signore, ci sono persone più povere di me;
Ce ne sono di meno istruite di me,
i meno evoluti
i meno ben sistemati
i meno ben nutriti
i meno ben vezzeggiati
i meno ben amati
Ho paura, Signore, perché non faccio abbastanza per loro,
Non faccio tutto per loro,
Bisognerebbe che io dessi tutto,
Bisognerebbe che io dessi tutto, finché non ci fosse più una sola sofferenza, un solo peccato nel mondo.
Allora, Signore, bisognerebbe che io dessi tutto, tutto il tempo.
Bisognerebbe che io dessi la mia vita.
(Michel
Quoist, PRIERES, Ed. Ouvrières, p.136-137)
D’abitudine, l’intontimento è la sospensione dell’attività psichica –
Il volto è inespressivo, lo sguardo spento – L’ammalato non mostra alcuna reazione, né attività né intelligenza
L’immobilismo è totale – L’uomo è preso come da un silenzio di morte –
Il soggetto conserva un silenzio ostinato e rifiuta sovente ogni cibo
Una grande forma di stupore si manifesta nella malinconia – ma malgrado il suo stato, l’ammalato è cosciente di tutto ciò che avviene intorno a lui. Lo stupore cessa a volte bruscamente per fare posto ad una reazione pericolosamente aggressiva fino al tentativo di suicidio
Io chiamo intontimento sociale l’attitudine incomprensibile del contadino dinnanzi alle nuove tecniche che gli mostra l’agronomo –
Docile e calmo, segue le indicazioni, ascolta attentamente le spiegazioni, imita i gesti dell’insegnante –
Lasciato a se stesso, cambia, ritorna alle sue vecchie abitudini, lascia nell’oblio e con disprezzo le tecniche ieri apprese con cura – In lui, anche il semplice istinto d’imitazione è frenato da non so quale forza occulta –
Di fronte al maestro comprende ed apprezza – Uscito il maestro, disprezza, si ostina, si intestardisce e ristagna nelle sue vecchie abitudini del non progresso –
L’intontimento sociale è lo stato di tutto un villaggio, di tutto un popolo il cui slancio è interrotto, paralizzato, fermato
È lo stato staticamente morboso di questo popolo che non inventa, non crea più, non cerca più – Di questo popolo che aspetta
Vedo il sottosviluppo
Vedo degli uomini abbandonare delle case pulite, aerate, per ritornare nella capanna fumosa della loro infanzia
Cari vicini, perché dunque cancellare dalla memoria dei bambini queste vie pulite tracciate ieri nell’entusiasmo del villaggio? -
Uomini che dormite, risvegliatevi dunque, non sono settant’anni che si innalzano case belle e spaziose con l’argilla delle nostre paludi?
Muratori abili, da dove uscite? E la moglie ed i bambini non hanno diritto al lavoro delle vostre mani consunte!
Donne del villaggio, andiamo dunque, da quanto vedete che l’abito si lava!
Le ricchezze non mancano nei nostri paesi
Pianure fertili si estendono a perdita d’occhio. Un sole gaio irradia le colline e fa spuntare a perdita d’occhio tutto ciò che si semina
Stagni innumerevoli attendono da secoli le mani dell’uomo, mani vigorose per trarne le sostanze di cui si nutrono gli uomini
Pietra e argilla abbondano – basta pensarci per erigere delle case ridenti su tutte le colline messe là per essere il riposo degli occhi stanchi del caos delle città –
L’uomo è là – capitale prezioso – Degli uomini senza lavoro aspettano – ogni foglia di banano nasconde un uomo – un uomo resistente – un uomo docile –
Mentre l’élite intellettuale dovrebbe lanciarsi nei lavori di produzione – allevamento razionale, coltura razionale del riso, del mais, dei fagioli, delle patate – nella pianificazione del turismo – nella disposizione ordinata delle città –
L’élite si ammassa nelle capitali, mordendosi la coda, bruciata dalla sete dell’ambizione, terrorizzata dal patto giurato di una politica effimera – È il sottosviluppo
Mentre la gioventù dovrebbe accaparrarsi i settori di produzione, è là, errabonda, ridendo sulla sua miseria, elemosinando il pane ed il lavoro alle porte dei negozi inospitali – È il sottosviluppo
È là la gioventù, acquistando e rivendendo scatole di cerini e sapone da barba – Sono là, un incidente d’auto li polarizza, un pazzo furioso li fa ridere, una bottiglia che si rompe li diverte – Il sottosviluppo
Sono venuti dalla campagna per vendere la vita – Oggi giornalieri in una piantagione, domani tagliatori di boschi, dopo vagabondi per la città, senza luce che rischiari l’entusiasmo dei giovani avidi di progresso –
Sono stati bocciati a scuola – hanno perso la speranza di sedersi nell’ufficio invidiato dove una ragazza senza cultura batte cercando tasto dopo tasto sulla macchina da scrivere la lettera quotidiana del padrone
Sono là affamati, che guardano, che ammirano, che sbadigliano per la fame cronica e la noia in questi centri dove nessuna casa è per loro
L’intontimento sociale è lo stato morboso di questo popolo che non ha più fiducia nei suoi figli, ch’egli sospetta incompetenti, ladri, senza coscienza, senza progetti, senza piani – Di questo popolo disorientato che aspira ai tempi meravigliosi della colonizzazione quando c’erano organizzazione, lavoro e denaro –
È lo stato dei paesi in via di sviluppo – paesi dalle amministrazioni pompose dove piccoli borghi sono retti da leggi per grandi città –
Dove le scartoffie occidentali si accumulano e danno l’illusione di una macchina che cammina -
Dove gli uffici sono invasi da un numero incalcolabile di funzionari messi là perché ciò succede altrove – Invece di creare lavoro, si crea dapprima un funzionario –
È lo stato morboso dei nostri paesi dove la maggior parte degli elementi attivi del popolo lasciano il lavoro produttivo per immettersi in folla nel lavoro di consumo –
L’intontimento sociale è questo stato dei popoli poveri, dove pochi uomini sono integrati
Degli adulti, ieri coscienti del loro stato,
danzano come mocciosi, parlano come delle donne e seppelliscono la loro
inettitudine e la loro vergogna nell’alcol che fa dimenticare
Dei vecchi, ieri pilastri del villaggio, custodi
della moralità e della tradizione, piangono in silenzio la loro influenza
perduta
L’intontimento sociale si traduce in definitiva in una paralisi del popolo, ieri fiero, attivo, in piedi – che striscia, si accontenta di favori e ride ad alta voce in un entusiasmo forzato
È il sottosviluppo
La miopia sociale, altra malattia che frena lo sviluppo – non vedere con i veri occhi dell’uomo in un paese in via di sviluppo –
Rimprovero inutile, mi dirai, Simone,
Io, figlio dei tempi moderni
Il ragazzo vezzeggiato dalla fortuna della civilizzazione,
Vedo
Sento
Guardo
Tocco
Esamino
Come dunque!
Non ho passato dieci anni sui banchi di scuola?
Non sono uscito da questa mentalità primitiva che non aveva che due sensi: Vedere, Ascoltare? –
Quando la nonna mi presentava una pannocchia arrostita, mi diceva con naturalezza
“Ascolta, ragazzo mio se questo mais è ben cotto”. Ed io, ragazzo del quarto anno di Greco-Latino, ridevo sotto i baffi – Lei crede che si possa gustare una pannocchia con l’udito! Mordevo il mais a bocca piena e usavo il mio gusto per dare alla nonna una risposta scientifica!
Quando disfacevo la mia valigia sulla stuoia della casa, Mamma gridava annusando il mio sapone –
“Ascolto questo sapone che profuma di buono” –
Che mentalità da uomini incolti!
Sì, veramente, vedo
Sì, veramente i miei pensieri sono chiari
Ho imparato a servirmi coscientemente
Della Vista
Dell’Udito
Dell’Odorato
Del Gusto
Del Tatto
Il mio campo di contato col mondo è diventato più sviluppato
Ho imparato la precisione dei termini –
No, Simone,
No, no, te lo giuro
Tu non hai lo sguardo che dovrebbe avere un uomo di un paese sottosviluppato –
Tu vedi la mia età
Confesso ancora sovente la mia miopia sicuramente colpevole –
Anch’io sono stato a scuola, caro Simone,
Non ho passato solamente dieci anni sui banchi di scuola, ma ventuno –
Ora ancora, ogni giorno, studio un’ora – Ma malgrado ciò non vedo ancora come dovrebbe vedere un uomo di un paese in via di sviluppo – Ho acquisito delle abitudini di cui mi è difficile disfarmi, poi c’è l’ambiente, la struttura, le istituzioni –
Posso affermare di aver imparato a vedere durante la mia scuola elementare?
Ne dubito
Ho imparato a memoria, calcolato delle realtà che non impegnavano in niente la mia vita, non corrispondendo alla mia situazione – troppo presto sono stato tolto dal mio ambiente di realtà familiari – Avevo due vite – Vivevo due mondi;
Il mondo delle mucche, delle capre e dei montoni
Il mondo della capanna e del bananeto oscuro
Il mondo d’uomini concreti che vi lanciano delle parole alla rinfusa –
Il mondo delle piogge e del sole…
Poi
Il mondo del banco, del portamento eretto
Il mondo delle sfere – Il mondo dei Mari e degli Oceani che non avevo mai visti – Il mondo dei grandi fiumi, dei precipizi, delle cascate – Il mondo di due più due –
Cosa fa “due più due” – Non ne sapevo nulla – Due più due fanno quattro –
Gli si dava una tale importanza che alla fine me ne spaventavo –
Mississipì – Missuri, la Mosa, l’Iser, la Groenlandia – il grande piroscafo “Francia”, la neve, le tundre, la spiaggia, i Chioschi, il Casinò, il Corriere d’Africa,
La Transiberiana –
Straordinario! Tutto ciò lo imparavo, convinto che per essere civilizzato bisognava saperlo –
Poi ritornavo nel mio villaggio – Alloggiavo nella nostra capanna dividendo coi più grandi, meno fortunati, la stuoia di casa –
Già disprezzavo tutto quel mucchio di mais non contato, tutta quella foresta di banani non allineati, tutte quelle teste dei vicini impermeabili alla buona scienza –
Chi tra di loro sapeva che la terra gira e che la pioggia è aria –
Facevo il saccente e sciorinavo la mia scienza – Con i miei amici studenti le vacanze erano il momento per parlare questo francese che all’Istituto non parlavo che sotto l’occhio del sorvegliante – Era il momento di far uscire dall’oblio quelle parole greche che all’Istituto non imparavo che per le interrogazioni. Gli ignari ascoltavano a bocca aperta questi ragazzetti predestinati all’ufficio, alla vita facile e alle grandi comodità!
Allorché in Occidente il bambino calcola la realtà della vita di ogni giorno!
Il sale pesato che la madre adopera
La carne al chilogrammo
L’aereo che sfreccia sovente nel cielo nebbioso
Il treno che fischia come un mostro -
Io, a sei anni vivevo già due mondi: un mondo con le misure convenzionali. L’altro con le sue leggi, altrimenti convenzionali – È un dramma che dall’età di sei anni mi ha condizionato e impedito d’avere i veri occhi dell’uomo d’un paese sottosviluppato –
Ho acquisito un modo speciale di osservare –
Il mio sguardo non è uno sguardo che constata, scruta, raffronta, cerca; il mio sguardo è statico – Il mio sguardo registra e resta soddisfatto –
Apprendevo non per vivere, ma per rispondere a delle eventuali domande, a delle domande poste da un altro – Poiché la mia educazione mi spingeva ad essere conciliante, le mie risposte dovevano adattarsi alle domande poste –
I miei studi trascorrevano così in un clima statico di registrazione –
Il mio studio di storia fu statico
immobile
non coinvolgente
non dinamico
Nessun raffronto con la storia del mio paese sul quale si era messo un velo
Le personalità straniere suscitavano in me una ammirazione attonita, niente più
Nessuna porta era aperta all’imitazione ed allo stimolo psicologico –
Io le conoscevo pertanto queste personalità -
Allora avevo una buona memoria –
Potevo citare senza errore le conquiste di Cesare
Le vittorie di Alessandro Magno
Le scaltrezze dei Borboni…
La battaglia dell’Iser
L’autore della Brabançonne
La notte di San Bartolomeo
La presa della Bastiglia
La casa di Spagna
I confini della Lituania
Il re del Galles
E poi era tutto, li conoscevo
E poi avevo il mio diploma
Ero giudicato idoneo per fare l’università
Ero giudicato capace di entrare tra le file degli intellettuali dei paesi sottosviluppati
Questi uomini “furbi” come scimmie che assistono senza un sospiro alla decadenza del loro popolo
Questi uomini civilizzati che hanno vergogna a vivere nei loro villaggi –
Questi uomini intelligenti, diplomati, che fuggono
Il suolo natale nei debiti
Il suolo natale che non può pagare
Il suolo natale che no sa dire: “Signore, figlio mio, fascia le mie ferite. Ti do tanto”
Il suolo natale sprovvisto d’acqua corrente
Il suolo natale dalle notti buie
Il suolo natale dalle case di fango di cui si accontenta il missionario
Questo uomo di civiltà lenta, ma solida
Sono risultato infine il quarto della mia Scuola Elementare
Soddisfatto della mia situazione per continuare più lontano
Ero l’idolo di quelli che non hanno continuato
Il salvato
L’esempio
Il termine di paragone
Quelli che restavano lì,
Dovevano accontentarsi della sorte di servi
Non toccheranno mai la matita rossa che fieramente io impedivo loro di insudiciare
Fino ad undici anni non avevo visto ciò che occorre ad un ragazzo di un paese sottosviluppato –
Dal momento che ero predestinato a divenire più tardi un elemento di sviluppo, mi avevano abituato, per cinque anni, alla vita di ripetitore, copiatore di problemi immutabili – Ero un piccolo borghese con un avvenire chiaro – Avrei avuto il mio piccolo diploma se fossi arrivato ad immagazzinare il sapere del Maestro che credevo allora alla fine della mia ricerca – Non c’erano più cose nuove da inventare, dei metodi da trovare – Così, lentamente, morivano in me lo spirito d’invenzione, il gusto della ricerca, la scoperta personale della natura…
A dodici anni iniziavo gli studi secondari – Volevo conoscere –
La preoccupazione del sapere diventava dominante in me – Non fu quella conoscenza che trasforma un uomo e lo spinge a vivere più coscientemente gli impegni del suo paese –
Fu un addestramento al Latino, al Greco, al Fiammingo, alle formule scarne di una Matematica di cui non vivevo alcun rapporto con la situazione del mio popolo –
Non mi ricordo di aver imparato a far uscire il mio popolo dal sottosviluppo –
Nessuna disciplina mi è sembrata spingermi a cambiarlo, a migliorarlo, ad ingentilirlo –
Mi si insegnava a decantarne le sue bellezze, ma in termini troppo statici per spingermi all’azione dello sviluppo –
Era in una situazione che doveva conservare – Dovevo più tardi accontentarmi di entrare nella linea del lavoro già cominciato –
Nessun dubbio nasceva in me – Tutto era perfetto, Tutto era chiaro
Non mi ricordo d’aver imparato ad amare il mio paese
Amare il mio popolo
Amarlo teneramente
Vantarlo
Esagerarlo
Mi capitava spesso di aver vergogna delle tradizioni peraltro nobili dei miei antenati –
Non mi capitava mai di sentire il mio popolo –
Non arrivavo ancora a portarlo come una cosa mia –
Durante tutto questo tempo
Lentamente
Crudelmente
Moriva in me
Il nobile sentimento nazionale
Lentamente
Inesorabilmente
Spuntavano in me i germi
Della noncuranza
Dell’apatia
Della soddisfazione egoista
Lentamente
Crudelmente
La miopia vinceva gli occhi della mia pietà
La sordità turava le orecchie della mia simpatia
L’insensibilità borghese chiudeva il mio cuore alle piaghe del mio popolo
Io dormivo tranquillo in un letto soffice, mentre mio padre finiva i suoi giorni nella miserabile capanna della mia nascita –
Senza vergogna, metterò nella sabbia lo champagne mentre il mio boy, mio cugino ed il figlio del mio popolo non hanno di che calmare la loro fame da carestia –
Oserò, ad alta voce reclamare alti salari, indennità e premi, quando i miei domestici non sono pagati da un anno –
Lentamente
Fatalmente
Diventerò irriconoscibile,
Sì, mia cara Amelia,
Irriconoscibile
Straniero al mio popolo
Insensibile alle sue miserie
Saccheggiandolo senza servirlo
Vestito come un principe, la nudità dei miei fratelli non dirà più nulla al mio cuore di carne, divenuto come di pietra –
Come ai tempi della Scuola
Parlerò dell’analfabetismo
Tratterò con le mie parole sapienti
Della mancanza di alloggi decenti
Deplorerò la malnutrizione del mio paese
Ma come lo scolaro che ripete la sua lezione
Ma come il candidato all’esame
Che, con sudore, ripete la sua lezione
Perché si dica
“Ha parlato bene
Capisce
Bisogna diplomarlo”.
Sì, caro Simone, è duro da confessare, ma è così vero -
Figlio del mio popolo
Ha sacrificato tutto per formarmi, istruirmi, farmi giungere al rango degli intellettuali degli altri popoli –
Le porte della scuola secondaria sono state aperte come una cosa dovutami –
Le porte della scuola superiore ancora di più
Non avevo niente da pagare
Non potevo pagare niente
Il mio popolo ha capito
Il mio popolo mi ha inviato
Il mio popolo si è indebitato
Il mio popolo ha pagato tutto
Sono diventato questo bell’uomo che tu ammiri
Un bell’uomo certo
Ma un bell’uomo miope
Ma un bell’uomo che dimentica
Dimentico di andare a vedere la fontana a cui la famiglia beve –
Dimentico d’andare a vedere questi fratelli che il mio popolo ha abbandonato, per un periodo, per abbellirmi e amarmi
Questi fratelli contadini che faticano senza metodo
Queste madri nel pericolo che attendono il medico che non viene
Questa gioventù disorientata, assetata di strutture e di direttive
Queste sorelle, le mie sorelle, senza rudimenti di vita tecnicizzata –
Sono miope, dimentico
Spreco il denaro del mio popolo ed il suo tempo
Il tempo non impiegato
Il tempo pagato
Il tempo prezioso che il mio popolo mi reclama
Al volante della mia decappottabile;
Attraverso, senza emozione,
Questo popolo che elemosina
del pane
del lavoro
dell’acqua pulita
delle medicine
dell’istruzione
Che elemosina le condizioni degne della vita umana
Sei anni di studi umanistici
Sei anni di formazione ad un’altra vita diversa da quella del mio popolo
Ho passato la scuola secondaria senza una coscienza viva d’essere figlio del mio paese, senza questo sentimento acuto d’essere l’élite del mio villaggio
Élite Integrazione
Élite Sostentamento
Élite Promotrice
Élite Motore
Non avevo altre ambizioni che quella di vivere come assistente, come aiuto, come irresponsabile –
Un uomo che prenderà un salario, si stabilirà in una città e dirà nella fierezza del suo benessere:
“Io, almeno, ho studiato
Non è vero mia cara?
Dora, anima mia,
Sii tranquilla
La politica mi è favorevole”
Ed attorno a me tutta la natura grida disperata:
E gli altri
Gli sfortunati
I fratelli del popolo benedetto
I senza lavoro
I mendicanti!
Rispondo con quella serenità borghese di un uomo arrivato:
O, mia cara
Viviamo la vita degli uomini civilizzati,
Gli altri
I fannulloni
I sordi
È la vita, è il Destino –
La miopia sociale è un flagello nel sottosviluppo –
La miopia sociale è un freno al sottosviluppo integrale –
CANTO
SUL
PARASSITISMO SOCIALE
I nostri paesi hanno fortemente sviluppato la vita di relazione
La vita di comunità
La vita di comunione
Non si poteva concepire una persona isolata,
Non si poteva immaginare un ospizio di vecchi –
Il nonno finiva i suoi giorni tra i suoi –
Cuore giovane, riscaldato dai discendenti numerosi, questi fiori in cui riviveva, si ringiovaniva e moriva senza tristi pensieri –
La nonna lo stesso – era venerata, vezzeggiata dai suoi figli, i suoi nipoti, benedizioni di cui Imana l’aveva colmata –
La tradizione era chiara –
Ciascuno degli sposi doveva ai suoi suoceri, non solo molto rispetto ed affetto, ma anche aiuto e assistenza –
Era un dovere
Un dovere amato
Un dovere accettato
Un dovere indiscutibile, ancorato nel cuore dei tempi, nel sentimento comune –
Ugualmente i suoceri dovevano affetto e assistenza ai loro generi e nuore –
Erano i loro figli – La società interveniva in caso di conflitto per imporre il compimento di questi doveri – La mancanza grave a questi obblighi si risolveva il più delle volte in un danno di interessi – fino al divorzio in casi di mancanza molto grave – La donna sposata aveva con la sua parentela dei rapporti determinati dalla tradizione
La donna sposata doveva recarsi dai suoi genitori il più presto possibile per una prima visita –
Senza questa visita di cortesia, accompagnata da birra, che esprimeva il rango del marito, lei non poteva guardare suo padre in volto –
Era per dire:” Ecco, padre, tu mi hai inviata, sono partita – Non aver paura, riuscirò” –
Cinque o sei mesi dopo, i due giovani sposi faranno un pellegrinaggio alla famiglia della sposa – Genitori e vicini verranno a vedere questo spettacolo meraviglioso: due esseri uniti dal Destino – La giovane sposa, bella come la luna, sprizzante salute, era l’oggetto d’ammirazione popolare –
Non era più la bambina di ieri, era già donna, i segni della maternità vicina si leggevano sul suo viso incantevole per la gioia – Sua madre era al colmo della gioia, spiando un momento propizio per sussurrarle una parola materna di incoraggiamento
Poi veniva il primo parto – Non andranno più in pellegrinaggio in due, ma in tre – Due giovani i cui tratti d’Ubuvyeyi (della paternità e maternità) avevano reso nobili il vigore e l’espressione – E il bambino che già sorrideva – Perché non bisognava affrettarsi, bisognava che questo nuovo essere fosse in grado di partecipare, con il suo sorriso nascente, per la soddisfazione dei nonni, degli zii, delle zie e di tutti i vicini convocati per l’allegria comune –
Ugualmente i genitori di lei non la dimenticavano – Ben presto, dopo il matrimonio, appena dopo tre giorni, il padre invierà una processione – sì, una vera processione di birra e di regali – 12 anfore di birra visibili, 6 cesti alti, 12 canestri bassi e dei bashingantahe pavoneggiandosi come dei tacchini nei loro vestiti ampi di colori variopinti – Il padre non vi andava, inviava i suoi rappresentanti, per mostrare, nel clan straniero, divenuto suo clan per alleanza, la fanciulla, frutto delle sue viscere – Erano inviati per dire a quegli uomini: “Ecco quella in cui la nostra alleanza è sigillata” – Allora la sposa levava il velo che portava con cura dal matrimonio –
Il velo che la nascondeva agli occhi del suocero e della suocera – il velo che facilitava il silenzio c’ella doveva conservare prima dell’offerta del dono dei suoi nuovi genitori, doni, espressione dell’accettazione nella famiglia – I delegati venivano, si festeggiava. Il velo cadeva. La vita pubblica cominciava –
Anche la madre doveva andare pubblicamente a vedere sua figlia – doveva andare e passare pubblicamente per la grande entrata – La grande entrata da dove passano le mucche – La grande entrata che accoglie gli ospiti – La grande entrata del cortile, là dove abita un mugabo – Doveva andare per dire: “Ecco quella che l’ha portata – questa figlia, degna discendente di suo padre – Rendetela come questa madre qui presente – Amatela come una donna che ha le sue origini, rispettatela come una madre – È mia figlia, sono sua madre” – Poi si beveva – Si danzava –
La madre ripartiva – I nuovi genitori ed i vicini ammiravano questa persona, figlia di una madre come sua madre –
Poi sarà il turno del padre – Verrà più tardi con più splendore per vedere quella di cui si fanno conoscere già le virtù – Verrà come un re, superbo e degno nel suo più bel costume dell’annata – Grande processione – Grande apparato –
Verrà a dire: “Sì, sono io. Voi avete visto la figlia. Voi avete visto la madre –
Ecco il padre da cui deriva ogni gesto grazioso, ogni dignità femminile. Vi saluto – Vi porto la mia presenza come benedizione – Siate fecondi, riempite il villaggio, sottomettete con la gentilezza del gesto, il dolce sorriso, la bravura e la fierezza” –
Non entrerà nella casa di sua figlia – Non ha più l’età in cui ci si siede coi ragazzi. I ragazzi che non conoscono ancora tutta la vita – I ragazzi che vedono tutto rosa – I ragazzi che potrebbero vederlo inghiottire di traverso – deve restare misterioso, lontano dagli sguardi di questi giovani sposi per i quali è stato stabilito, dal Destino, il modello dei padri.
Padri coraggiosi
Padri retti
Padri che sanno tutto
Padri degni e rispettabili
Potrebbe avvenire che in presenza di questi giovani gli sfugga un gesto maldestro –
Andrà dunque nella casa preparata per lui o nella capanna dei parenti del ragazzo
Andrà con quelli della sua età – quelli che non si stupiscono più di niente – quelli che sanno già tutto della vita –
Il marito ugualmente aveva dei rapporti fissati dalla tradizione con i parenti della sua sposa.
La sua casa sarà sempre aperta a tutti – Si obbligherà a mostrare l’affetto, la buona intenzione con tutti quelli il cui sangue scorre nelle vene della su amata – Egli si proibirà le visite a tempo indebito presso i genitori di sua moglie –
I fratelli e le sorelle della moglie potranno entrare, mangiare ed alloggiare nella casa del loro cognato – I cugini e le cugine della moglie, i nipoti e le nipoti sono dei familiari di questa coppia benedetta –
Ugualmente la moglie avrà la sua linea di condotta con la parentela del marito –
Diventa come la figlia dei genitori del marito – Durante due o tre mesi lei assisterà la suocera nei lavori di casa – Per essere iniziata, formata, abituata in questa nuova vita di donna. I fratelli e le sorelle del marito saranno come i suoi fratelli e le sue sorelle per lei –
In occasione dei grandi avvenimenti della vita, la morte del capofamiglia, per esempio, la famiglia si riunirà – La famiglia di sangue e le famiglie per alleanza –
Ognuno è stimato avere una propria famiglia – Ciascuno può reclamarsi di qualcuno
- Gli orfani di madre esigeranno pane e asilo dal loro padre o dai suoi genitori – Dovranno ritornare ai genitori della madre se il matrimonio non è stato valido –
- La comunità vi vegliava -
- La vedova ed i suoi figli saranno a carico del suocero –
- Nessun uomo aveva diritto ad essere poligamo senza possibilità di fornire dei beni adeguati a ciascuna sposa ed ai suoi figli
– Fuori dal matrimonio, il padre non aveva alcun diritto sui figli - Essi appartenevano al clan della madre –
Ecco, Simone, tradizioni degne di rispetto.
Ecco le leggi degne d’ammirazione
Questi rapporti tra parenti erano facili in un mondo
Dove il livello di vita era sensibilmente lo stesso
Dove ciascuno sfruttava la sua proprietà, il suo bestiame in un modo di vita contadino –
Ma quando apparve il denaro, questo mezzo facile di scambio
Da che apparve il lavoro salariato, mezzo di sussistenza
da che il tempo divenne contabilizzato
Allora le buone relazioni di ieri divennero un peso opprimente –
Da una parte non si può impedire di vivere all’africana,
Non si può impedire al fratello di entrare e di magiare
Non si può chiudere la casa a questi buoni vicini ridenti che partecipano gaiamente alla chiacchierata, segno di vita, e alla bevanda, abbellimento della conversazione.
Non si può fissare l’ora a quei cugini senza numero e a questi zii a cui il tempo calcolato non interessa
Io vi piango, fratelli, che abitate nella capitale
Tanto peggio per voi, bisognava prevederlo
Noi verremo al mattino, noi arriveremo a mezzogiorno
Noi busseremo la notte alla ‘vostra porta, la porta della nostra casa’ –
È la nostra casa – la casa del figlio di mia madre – tanto peggio se si mangia tutto, tu non hai che da lavorare – Tanto peggio se si beve tutto il tuo salario – Tu non hai che da salire lassù dove l’urwarwa (birra di banano) dorato cola come da una fontana. Sali dunque con la tua signora e il piccolo, sicuramente il nonno ucciderà il vitello grasso – Lui ne ha venti
Poveri uomini che avete delle case, delle città ridenti che domani voi lascerete per occupare altre case dello Stato -
Accogliete dunque il buon vicino che un processo trattiene nella capitale – Il buon vicino con il suo bastone di viaggiatore, senza denaro, senza provviste – Sa dove alloggiare, sa dove mangiare – l’ospitalità africana!
Accogliete dunque questi buoni ragazzi, dieci, venti, quanti sono – i cugini della signora – sono già nella casa, giocando, ridendo, sono dei ragazzi di casa – Dove andate ragazzi miei –
Noi cerchiamo una scuola Signore – Noi saremo iscritti in quattro giorni –
Molto bene figli miei – Voi avete fortuna –
Accogliete questi disoccupati, per favore – sono lì da due mesi – Oh! Dio, la mancanza di lavoro – Dì, impiega mia sorella, impiegherò tua cugina – Ho un cugino che sa battere a macchina –
Tu non hai posto? Bene, molto bene, sistemato
Vedo la miseria, vedo il sottosviluppo
Delle famiglie, rispettate, ricche, ma senza un soldo, con niente in banca
Senza assolutamente nulla – Dove hai messo il denaro Signore? Non so – Vedi, mia moglie appartiene ad una famiglia numerosa – Io stesso ho innumerevoli cugini –
Allora! Allora non ho più denaro –
Allora non risparmio nulla –
Allora i bambini del nostro seno hanno fame –
Allora la Signora non ha la sua parte di stipendio –
Allora non abbiamo una casa nostra -
Allora non avremo mai una casa per noi –
Allora noi siamo in un paese sottosviluppato –
Allora ci sono i furti
le sottrazioni di denaro pubblico
i debiti
i debiti
la prigione
poi il lavoro
i debiti
la prigione
poi ancora il lavoro
la disoccupazione
Poi la Signora è partita
Con i bambini
Dove? Non so –
Poi lei ritorna
Il lavoro
La prigione
Che vita! – Il sottosviluppo
Il parassitismo sociale è una piaga
Il parassitismo sociale è un freno allo sviluppo
Chi potrà cominciare una impresa con cento bocche da sfamare
Chi potrà risparmiare con venti scolari a cui bisogna assicurare il necessario scolastico
Chi potrà stabilirsi con trenta uomini da alloggiare al mese
Chi, ve lo domando?
Il muzungu (uomo bianco)
L’animale che si mostra a dito perché non da niente
Il ragazzo mandato via che non va mai a visitare la sua famiglia
Il ladro che pesca talmente nei tesori dello Stato che la famiglia non può magiare tutto.
Ma l’uomo onesto, l’africano sorridente, sarà ridotto alla vita onesta che non fa rumore –
Il parassitismo sociale mantiene una mentalità falsa, nemica dello sviluppo –
Una mentalità contraria alle leggi già approvate dalla Storia –
- Tu guadagnerai la vita col sudore della tua fronte, Fratello –
Su, svelti, sbrigatevela -
- Il tempo è denaro –
- Aiutati che il cielo ti aiuta –
- Conta anzitutto su te stesso, prima di contare sugli altri –
Caro Simone, vedo che mi dici
“Allora che fare – Dobbiamo cessare di vivere come degli Africani?”
La tradizione è là
La vita attuale è questa
Allora?
Allora tu devi aiutare il tuo paese ad uscire dal sottosviluppo
Vedi
Giudica
Agisci
CANTO
SULL’INSTABILITA’ SOCIALE
Altra malattia del sottosviluppo: l’instabilità
Lo sviluppo è violentemente frenato dalla instabilità
L’instabilità delle leggi e dei decreti
Ogni giorno quattro decreti, ogni anno venti leggi
Poi ancora sei decreti e otto leggi
E questo in ogni settore
Il povero contadino non ne esce più
Il povero miserabile non ci crede più
lentamente
perde il senso della legge
per forza di cose
ci fa l’abitudine
ascolta la sua radiolina
attende
poi ritorna alle sue occupazioni giornaliere
All’instabilità delle leggi succede l’instabilità delle persone.
Un governo succede ad un altro come i soldati di guardia si rimpiazzano –
Ma un ministro non è un soldato di guardia
Non è là per assistere, vegliare, guardare
Un ministro dei paesi sottosviluppati
È una cosa seria
Non ha ancora alcuna tradizione
Deve creare del nuovo
prevedere
inventare
Deve prevedere, organizzare –
Deve coordinare il suo ministero
Poi, sovente,
Si tratta di persone
Di persone che parlano, attendono il momento propizio per proporre un progetto –
Vi sono delle trattative –
Avevo cominciato un accordo col signor Tizio –
Non c’è più il signor Tizio -
Il suo sostituto, neppure –
Sono il terzo sostituto del signor Tizio –
Ma allora
E i miei segreti confidati
E il mio accordo firmato
Non c’è più – È il sottosviluppo – I ministri dei paesi sottosviluppati acquisiscono presto l’attitudine di spettatori impassibili,
di un uomo che sa che non resisterà a lungo.
Girato il film, uscirà, lascerà liberi gli uffici
Prenderà il suo cappello
il suo bastone
ed il suo portafoglio
è il sottosviluppo –
Poi il lavoro progettato si ferma
I dossier dormono nei cassetti
Regolarmente spolverati dal segretario impassibile –
Sono là
Chiaramente collocati
Attendendo il successore
Ecco che viene
Non capisce
È veterinario
È duro da decifrare
Un dossier di affari
Quando si è veterinari
“Signor consigliere
Modificate il progetto
Non è chiaro”.
Poi il progetto dorme
Si risveglierà
Quando ritornerà il suo autore
Sì, caro Simone,
Senza funzionari stabili
Lo sviluppo non è possibile
È sicuro
Provato dalla Storia
Senza competenza
Niente sviluppo
Sì, Simone
Un medico è per curare
Un veterinario è per il bestiame del mio popolo
Un insegnante è per insegnare
Non è chiaro!
Sì, io credo
Accetto
è duro
è il sottosviluppo
CANTI
SULLO SVILUPPO
Il richiamo della terra
La grande pianura della Ruzizi è ferita
La terra della mosca tzè-tzè è risanata
Il silenzio millenario è violato
Il buldozer implacabile ronza
La terra geme, si piega e sorride
Gemiti sordi della terra-madre
che partorisce il progresso
È là, la bella pianura
È là, la zona fertile
È là, la terra madre
Di mais, di cotone, di riso,
È là, piena e ricca
È là, coricata e seduta
Pazientemente coricata
Attendendo gli amanti
Tutto in essa è richiamo
Tutto in essa è sospiro
In attesa dei suoi amanti
La grande pianura della Ruzzi sanguina
La zappa l’ha violata
L’uomo l’ha ferita
Le sue interiora tremano
Sotto il movimento cadenzato
Dei piedi dei contadini
Il buon cotone bianco fiorisce gaiamente
Sotto il sole generoso dell’Equatore
La manioca farinosa spunta ridente
Come l’erba selvaggia in questa terra benedetta
Delle strade solcano la pianura ieri vergine
Le paludi sono prosciugate
La febbre è indietreggiata
Le malattie bizzarre sono fuggite
Davanti al Progresso
È là sdraiata la Padrona
Sotto l’ombra della Cresta
È là seduta la Capitale
Che i passanti ammirano
Ai fianchi dell’unica Cresta
La maestosa Cresta abitata
La Madre del Nilo e del Congo
Ti saluto o Mia Bujumbura
Ti saluto o Bella, città fiera e giovane
Ieri dei Bagabo hanno sacrificato tempo e sonno
Per proteggerti dagli appetiti insaziabili
Ti saluto mia amata, Padrona delle pianure
Sorgente e nutrice del resto del paese
Sdraiati tranquilla nel letto che è tuo
Nel tuo letto vasto, la pianura della Ruzzi
Sdraiati tranquilla
Sogna piani e progetti
I tuoi amanti vegliano
Stenditi, mio amore,
Distendi senza timore
Le tue membra di gigante
Sommuovi col tuo piede
Gli angoli ed i cantucci
Il panno di stoffa lunga
Fissato al palo del lago di Nyanza
Distendi le tue braccia lunghe
senza preoccupazioni
Le tue muraglie d’acqua, Tanganyka
Ti amo di giorno
Ti amo di notte
Brulicante di ritrovi d’amici
Alla ricerca del Progresso
Ti ammiro eretta
Nei tuoi quartieri di industrie
Ti saluto o Mia Bujumbura
Città giovane e fiera
Città di promesse
Tu capisci, Simone, il progresso è dapprima in questa fierezza di una gioventù in piedi
Questa fierezza che ci spinge a vedere, ci invita a marciare risolutamente nelle vie della trasformazione della natura
La gioventù deve essere svegliata, sensibilizzata alle realtà in cui viviamo. Noi dobbiamo mostrale le strade tracciate e quelle da tracciare. Le case costruite e quelle da costruire
Noi dobbiamo abituarci a vedere le terre fertili di sorgo, di mais, di manioca, di arachidi. Noi dobbiamo vantare il loro caffè, il the. Raccontarle l’utile e il dilettevole di questi animali fieri e belli che sono le mucche
Noi dobbiamo suscitare nella gioventù il bisogno di creare
Il mio paese
Vedo lo sviluppo
Vedo un paese d’avvenire
Vedo dei giovani che vedono
Le paludi impenetrabili della Kagera maestosa. Le cascate che lasciano dietro a loro la Ruvubu minacciosa, ingrossata da questa regina dei fiumi che venerano gli Egiziani, la Ruvyironza di Rutovu
Li conosco questi gioiosi corsi d’acqua che domani irrigheranno i campi allineati di patate importate
Mi piace visitarli, questi ruscelli fangosi che attendono il colpo d’occhio dell’uomo dello sviluppo
La Murusenyi ridente, la Ciranye in coda, la timida Migogo irradiata dal sole levante
Le contemplo queste giovani leonesse che i genitori temono
La Kahumo senza cattiveria, la Mweruzi di cui si burlano le vergini robuste del Mosso che ha dato loro vita
Ho visitato la Kigenda scortese, la Lugusi scherzosa, la Mukacasi che si getta timidamente nella pudica Rumpungwe con un esercito di papiri
La terra è là
Un tappeto di verzura è srotolato all’ovest
Piedi di ippopotami
Una stuoia macchiata di cespugli è stesa ad est
Piedi di elefanti
Ti amo o mio Paese
Amo i fianchi delle tue montagne
Amo la tua Cresta ricurva che orna Teza
La tua criniera di leone che Mukike abbellisce
La tua Cresta che Heha rende principesca
La mia gioia raddoppia
Il mio grido risuona nella valletta incassata che sorveglia Songa
Impassibile e degna al posto del capitano
Lascia che ti canti e ti ami teneramente
Permettimi di penetrare nelle tue paludi
Le paludi della Mpanda
Le paludi della Ndanga
Le paludi della Kagera
Le paludi della Kayongozi
Le paludi della Muyovozi
Le paludi della Murusenyi
Le paludi della Musindozi
Le paludi della Rumpungwe
Le paludi della Rwihinda
Le paludi della Rweru
Tutte le paludi della tua terra che attendono con impazienza la visita dell’agronomo ancora sotto l’incubatrice all’ombra di Songa
Mi piacciono i tuoi terreni paludosi, o mio Paese
Mi piacciono i tuoi terreni paludosi ricoperti di papiri della Buyongwe, nutrice prodiga della Kanyaru imprudente
Mi piacciono i tuoi terreni paludosi, o mio Suolo
I tuoi paesi paludosi addormentati della Nyamuswaga che serve sconosciuta la fiera Ruwubu
Vedo lo sviluppo
I bisogni dei miei fratelli sono catalogati
Vedo lo sviluppo
La lista delle risorse è fatta
Le risorse disponibili
Il carbone bianco
La distesa dei terreni
Gli appezzamenti di terra arabili
Gli angoli aridi
Il clima, le piogge, le stagioni
Vedo lo sviluppo
Vedo dei fratelli preoccupati
Ne vedo che si interrogano
Ne vedo che discutono dello sviluppo.
Da ogni parte un grido risuona
Dall’Est l’invito è fatto
Dall’Ovest il richiamo è lanciato
Un rombo di tuono
Risveglia il nord popoloso
Il Sud sussulta per la sorpresa
All’incontro col rinnovamento
Il ragazzo è mobilitato
A stento in piedi, si interroga
Perché dunque questo turbamento
Perché questa premura di mia madre
Il vecchio ammalato segue con lo sguardo
Il popolo in movimento
Il compito è immenso
Le chiacchiere razziste si riassorbono
Nel sudore della fronte tesa verso l’opera comune
Il cattolico invita il protestante
Il mussulmano va vicino al pagano
L’animista dimentica i suoi amuleti
Il tempo è votato allo sviluppo
Risolutamente
Bisogna fasciare le piaghe della Madre
La madre il cui dorso è segnato
Dalle conseguenze del sottosviluppo
Decisamente
Bisogna profumare la nostra bella
Nostra Madre la terra
Nostra Madre il suolo natale
Uscirà abbellita
Si presenterà degna e fiera
All’incontro delle nazioni
In piedi
Noi la caricheremo
Del suo frutto che invidiano gli uomini:
La pace-fecondità
Ti saluto Madre, terra dei miei avi
Ti amo teneramente Madre, terra dei miei figli
Alza la tua testa che ti abbraccio
Alza la tua testa e parla
Il tuo linguaggio d’Ubumwe
La tua parola soave di pace-fecondità: Ubuvyeyi.
Ecco, miei amici, la mia Parola di uomo
Ecco il cammino che vi traccio
In piedi Tutti
In piedi Tutte
Diamo al nostro Paese la pace
Diamo ai nostri Fratelli il pane
Diamo al mondo l’immagine
Di una gioventù in piedi
In questa carità
Che è lo sviluppo integrale