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Zambia 1991: cento anni di cristianesimo

di carlo castagna

 

Nel 1891 il Padre Achille Van Oost, dei Padri Bianchi, provenendo dal lago Tanganyka, fondava Mambwe-Mwela, la prima missione cattolica dello Zambia. Il centenario ricorre mentre il paese sta attraversando il periodo politico e sociale forse più incerto dopo l'indipendenza ottenuta il 24 ottobre1964 ed oggi vede rapporti difficili tra lo stato e la Chiesa.

 

Il fermento che pervade lo Zambia in questi mesi sembra montare di intensità man mano che ci si avvicina al referendum popolare del prossimo mese di agosto, che dopo 17 anni di dittatura del partito unico UNIP (United National Indipendence Party) permetterà ai cittadini di scegliere fra il monopartitismo e il multipartitismo. Il padre-padrone dell'indipendenza del Paese, il presidente Kenneth Kaunda, dopo il fallimento della politica economica del suo governo che ha condotto a due momenti di gravi disordini nel 1987 e nel 1990, nonostante l´appellativo con cui ancora molti lo definiscono, " wamyuyayaya" cioè " colui che va sempre avanti", vede via via sfumare la possibilità di mantenere il potere esclusivo per sè e per il suo partito. Nel momento di crisi forse più profonda che lo stato africano abbia mai attraversato dalla sua indipendenza, ottenuta il 24 ottobre del 1964, la Chiesa Cattolica, attraverso i suoi vescovi, sottolinea con coraggio la sua funzione di guida spirituale e di educazione sociale e civile, ponendosi in questo frangente come interlocutore equidistante e punto di riferimento sicuro per una crescita civile sempre più democratica e attenta ai bisogni dei più poveri. Mentre la società politica dello Zambia si trova infatti ad una svolta tanto importante, la Chiesa rivendica in essa un ruolo importante, celebrando un avvenimento che ha segnato da vicino il cammino della sua storia.

 

I PRIMI PASSI D'UNA CHIESA AFRICANA

 

Proprio cento d'anni orsono infatti, quattro dei Padri Bianchi presenti sin dal 1878 nelle regioni a nord e ad est dello Zambia, dopo un infelice tentativo di fondare una missione sul lago Malawi, intraprendevano a piedi il lungo cammino verso il Tanganyka dove altri confratelli si erano insediati da qualche tempo. Un feroce attacco di malaria impediva però ad uno di essi di proseguire il cammino. Il padre Van Oosten, giunto in soccorso dal lago Tanganyka, trovava i padri sistemati in un agglomerato provvisorio di capanne di paglia frettolosamente costruite. Prestando i necessari soccorsi, egli rilevava che il luogo era ideale per l'inizio di una missione. Nacque così, quasi casualmente, nel 1891, la prima missione cattolica dell'attuale Zambia: Mambwe-Mwela. Era, questo, solo il primo passo di un cammino lungo cento anni per la Chiesa Cattolica in questo Paese.

La penetrazione della regione  era stata inizialmente tentata  anche dai Gesuiti sin dal 1879. Una carovana, guidata dal belga P. Depelchin, raggiungeva il territorio a sud dello Zambia, abitato da una etnia di pastori, i Tonga, ma la morte abbastanza misteriosa di un padre allontanava gli stessi religiosi a sud dello Zambesi.

Anche P. Van Oosten era stroncato dalla malaria solo quattro anni dopo la fondazione della missione di Mambwe-Mwela e sostituito da P. Joseph Dupont. Gradualmente i Padri Bianchi, partendo da questa piccola missione, entrarono ancor più profondamente nel cuore della regione dei Bambemba e dei Babisa, mentre altri Padri Bianchi, dal Malawi giunsero per fondare quella che è oggi la diocesi di Chipata e quindi l'arcidiocesi di Kasama, la diocesi di Mansa e quella di Mbala.

Frattanto i Gesuiti, insediati nell'attuale Zimbawe, nel 1902 giungevano presso il capo dei Tonga, Monze, ed ottenevano da lui il permesso per la costruzione della missione di Chikuni. Da qui, risalendo a nord il territorio fondarono la missione di Kasisi, presso l'attuale Lusaka. Al loro seguito vennero quindi i Gesuiti irlandesi e polacchi, espulsi nel 1911 dal Mozambico ad opera dei coloni portoghesi che occupavano la regione sul litorale dell'Oceano Indiano.

Dal 1930, in una diocesi immensa come quella di Livingstone, un tempo antico regno dei Barotse, diffusero invece il messaggio cristiano i Capuccini irlandesi e nello stesso periodo fu iniziata e continuata l'evangelizzazione nella regione mineraria di Copperbelt, verso lo Zaire, dai Conventuali Italiani, là dove oggi è collocata la diocesi di Ndola.

Un altro momento significativo della evangelizzazione dello Zambia, nel 1897, fu senza dubbio l'ordinazione, nella missione di Kayambi, del  P. Joseph Dupont, Padre Bianco, come primo vescovo della regione. E nel 1927, presso una missione di Gesuiti polacchi, situata nella parte centrale del paese a Broken Hill (Kabwe), sorse la prima Prefettura Apostolica.

Quando nel 1934 Lusaka divenne la città capitale, Mons. Volnic vi  trasferì il vescovado che più tardi si trasformò in arcidiocesi sotto la guida dell'Arcivescovo Adam Kozlowiecki. Missionari di altri ordini e di ogni nazionalità si erano aggiunti all'opera di evangelizzazione, mentre Padri Bianchi e Gesuiti iniziavano la costruzione e l'insegnamento nei seminari minori. Ormai l'opera di evangelizzazione della Chiesa non solo aveva posto saldamente le sue radici, ma iniziava a cogliere i primi frutti significativi in un paese che si avviava a fatica, ma inesorabilmente verso l'indipendenza.

Nel maggio del 1988, il papa Giovanni Paolo II riconosceva solennemente a Lusaka l'acquisita maturità ed autonomia della Chiesa locale, ancora in forte crescita, nella sua visita pastorale. Oggi tuttavia, quella stessa nazione dell'Africa australe, che al momento della sua autonomia politica poteva essere il granaio e il motore industriale della regione, è afflitta dalla crisi economica e il paese ne sta facendo una colpa al suo leader di maggior prestigio che lo ha ininterrottamente guidato sin qui.

 

IL CAMMINO VERSO L' INDIPENDENZA CON KAUNDA

 

Lo Zambia attuale è stato per anni colonia britannica col nome di Rodesia del Nord. Era questa una situazione simile a quasi tutti gli stati africani moderni, che ha avuto uno sbocco definitivo con l'indipendenza ottenuta nel 1964, dopo una lunga e progressiva lotta che ha le sue lontane radici negli anni cinquanta. Proprio in quegli anni appariva sempre più definita la figura del suo uomo più rappresentativo, l'attuale Presidente Kenneth David Kaunda.

Figlio di un pastore protestante insegnante originario del Nyassaland, l'attuale Malawi, Kenneth Kaunda nasce nel 1924 alla missione di Lubwa in Zambia, allora Rodesia del Nord,  sulle colline di Chinsali presso il confine. La prima educazione scolastica gli viene offerta dai missionari della Chiesa presbiteriana di Scozia e poi dal collegio di Lusaka. Ancora adolescente, in città si scontra con le barriere dell'esclusione coloniale. Temerariamente entrato in una libreria riservata ai bianchi ne viene allontanato con un calcio, quindi un'altra volta, penetrato in un caffè viene duramente schiaffeggiato. Questi due incidenti avrebbero segnato il destino delle sue future scelte votate alla lotta per liberare il suo popolo dalla dominazione dei bianchi.

Nel 1943 torna a Chinsali come insegnante, sposandosi qualche anno dopo con una collega. Dal matrimonio nasceranno nove figli. Intanto si è trasferito a Copperbelt, il maggior centro minerario per l'estrazione del rame, dove più forti sono i dissidi di tipo sociale e politico. E'qui che, dopo lunga riflessione, nel 1948 entra nelle file del Congresso Nazionale Africano, il movimento diretto da Harry Nkumbula, costituito per la lotta in favore dell'uguaglianza razziale nel paese. Percorre così in bicicletta, come attivista, l'intero territorio organizzando un centinaio di sezioni provinciali e ritrovandosi rapidamente, nel 1953, segretario generale e personaggio tra i più conosciuto ed importanti del partito.

Un metro e ottanta d'altezza, focoso e passionale, pronto sempre alla commozione fino alle lacrime, è allora amante del buon cibo, della birra e fumatore accanito.

Senonchè, lo stesso anno il governo coloniale impone la costituzione della Federazione dell'Africa Centrale Britannica, tra le due Rodesie e il Nyassaland e provocando l'accesa reazione dei movimenti più radicali della lotta per l'emancipazione dei neri dei tre paesi, guidati a Londra dall'esiliato Kamuzu Hastings Banda. Arrestato e condannato nel '55 per detenzione di stampa illegale, Kaunda è liberato solo dopo due mesi per la pressione esercitata dalle numerose e vaste manifestazioni popolari. Sempre più convinto della giustizia delle proprie rivendicazioni, si accosta all'insegnamento del Mahatma Gandi, divenendo vegetariano, nutrendosi con frugalità, abolendo il bere e il fumo e digiunando con regolarità. Con l'aiuto del missionario metodista britannico Colin Morris, propende per la scelta della non-violenza. Visita allora l'Inghilterra incontrandosi con i leaders laburisti James Callaghan e Barbara Castle, poi l'India dove vive un po' di tempo a Nuova Delhi e studia i metodi non violenti.

Il suo ritorno in patria lo vede in contrasto col suo stesso movimento, giudicato troppo moderato e allorchè nel 1958 Harry Nkumbula accetta la Costituzione, che assegna quattordici rappresentanti per i settantamila bianchi e solo otto rappresentanti agli oltre due milioni e mezzo di neri, abbandona il partito e fonda il Congresso Nazionale Africano di Zambia (ZANC), partecipando l'anno successivo ad Accra alla Conferenza dei popoli africani. Kaunda è ormai identificato da tutti come il campione del panafricanismo, il "leone di Zambia", che opponendosi all'iscrizione di neri nelle liste elettorali, come capo di un partito fuorilegge si ritrova in carcere per nove mesi. La sua liberazione è decisa ancora una volta dalle preoccupanti manifestazioni popolari e nel '60 nasce con lui e l'amico d'infanzia, Simon Kapwepwe, il Partito dell'Unitá Nationale per l'Indipendenza (UNIP) che combatte la Federazione della Rodesia-Nyassaland.

A Londra Kaunda pubblica nel '62 un volume dal titolo significativo:" Zambia shall be free" ("Lo Zambia sarà libero"), in cui afferma che " la lotta non è contro i bianchi, ma contro la forza e per la libertà", avversando anche il particolarismo delle rivendicazioni dei poteri tribali in un paese dove i capi delle principali etnie sperano di appropriarsi del potere. Primo ministro allo scioglimento della Federazione Rodesia-Nyassaland, conduce la Rodesia del Nord all'indipendenza col nome di Zambia il 24 ottobre 1964.

 

LA RAPIDA CORSA AL DECLINO

 

Jan Smith, in quegli anni primo ministro della Rodesia ribelle all'Inghilterra, si vantava all'epoca di poter fare dello Zambia la perla economica dell'Africa centrale se ne avesse avuto l'opportunità. E i mezzi in verità non sarebbero mancati, considerate le estreme ricchezze naturali del paese tra cui si evidenziano la produzione di rame e la fertilità del suolo. Eppure, Kenneth Kaunda ha condotto in pochi anni il paese alla crisi economica e sempre più numerosi sono coloro che sostengono che la sua politica, basata sull'idea di un socialismo umano centrato sull'uomo, che rifiuta sia il marxismo che il capitalismo, non sia servito a porre le basi di una solida economia. In effetti, il leader di tante battaglie per l'indipendenza non è stato in grado di essere all'altezza d'accordare le sue capacità alla situazione di un mercato internazionale sempre più efficiente e vario.

In verità, a partire dall'indipendenza il paese, senza sbocchi sul mare ed assediato dalla vicinanza di stati alla ricerca di una situazione di stabilità interna come lo Zimbawe e la Namibia, il Malawi e il Mozambico, si è posto a garanzia dei diversi movimenti di ribellione, con un forte dispendio finanziario, senza peraltro rompere definitivamente i rapporti ambigui con il potente vicino sudafricano. Nel contempo, soprattutto a partire dal 1974, il prezzo del rame è crollato vertiginosamente sul mercato internazionale. Già dal '68 le miniere erano state nazionalizzate, mentre gradualmente la produzione scendeva al l'attuale 20% della loro capacità. Il rame, da solo, rappresenta il 90% delle esportazioni possibili del paese. Ciò non è neppure stato favorito dall'attenzione marginale prestata inizialmente all'agricoltura. I tentativi successivi di operare un veloce recupero in questo campo produttivo si sono scontrati piuttosto con l'impreparazione e le illusioni tipiche di tanti paesi in via di sviluppo di fronte a progetti di meccanizzazione e di razionalizzazione che non possono contare su tecnici e manodopera preparata,  necessitano di costosi concimi, togliendo infine la stessa autonomia alimentare.

Dimenticando il ruolo giocato da Kaunda un tempo, l'opinione pubblica, spinta sempre più verso il baratro della fame, non gli perdona le attuali difficoltà del paese.  Se il Presidente stesso infatti è incorruttibile, così non è per il suo entourage di grandi ricchi borghesi di Lusaka, con qualche parente alla testa delle grandi società nazionali ed i figli del Presidente conosciuti per gli scandali riportati dalla stampa. Uno di essi è pure stato stroncato dall'aids, il terribile flagello che si è aggiunto alle gravissime preoccupazioni del paese.

Kaunda si difende ricordando come all'epoca dell'indipendenza erano solo un centinaio i laureati dello Zambia, mentre oggi sono più di diecimila e centocinquantamila sono gli studenti delle superiori; il tasso di mortalità inoltre è sceso al 105 per mille contro il doppio del 1960 e l'età media è salita dai 40 ai 53 anni. Ciononostante, i dati più evidenti per l'opinione pubblica sono quelli di un debito estero di oltre sette milioni di dollari; con un reddito annuo a persona di 290 dollari, il debito per abitante è di oltre 1.000 dollari, il più elevato del mondo. A ciò si aggiunge l'alterno disaccordo di Kaunda rispetto alla politica di risanamento economico proposta dal FMI (Fondo Monetario Internazionale) come condizione per l'accessione a nuovi fondi, che non ha evitato un brusco, quanto sconsiderato rialzo dei prezzi della farina di mais, nel 1987 e ultimamente nel giugno dello scorso anno. Seguendo un copione già noto, tali tentativi hanno ottenuto la reazione di moti popolari e studenteschi contro il governo e la conseguente repressione armata.

Il 30 giugno del '90, all'annuncio del colpo di stato militare tentato dal luogotenente Mwamba Luchembe, la folla per le strade della capitale gridava: "Kenneth Kaunda è finito; la gente non vi vuole più. Abbasso Kenneth Kaunda!". Solo pochi mesi prima, nell'ottobre dell'88, il 90% dei cittadini recatisi alle urne, sotto la pressione psicologica del partito  imposto come unico nel '72, aveva rieletto Kenneth Kaunda alla guida del paese. Poco importava che secondo la Costituzione il Presidente si presentasse solo candidato alle elezioni. Il partito del sì era rappresentato da un'aquila, quello del no da una rana e le percentuali dei votanti sono risultate meno delle aspettative, il 66% della intera popolazione avente diritto. Qualche giorno prima, il "Times of Zambia", quotidiano nazionale del partito, citava le parole del segretario per la difesa e sicurezza nazionale Alex Shapi: " Quelli che voteranno o in qualunque modo si esprimeranno per il no, sappiano bene che saranno riconosciuti e considerati alla stregua di nemici della patria!".

 

IN ATTESA DEL REFERENDUM

 

La realtà è che i disordini del 1987 avevano persuaso Kaunda dell'impossibilità di seguire per il paese le indicazioni del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Due anni dopo però, senza la pressione del FMI, Kaunda ha improvvisamente adottato drastici provvedimenti di svalutazione del kwacha, la moneta nazionale, con il conseguente aumento dissennato dei prezzi dei generi  alimentari ormai d'importazione e lo scoppio dei disordini sedati con la forza. L'aumento del prezzo del rame non ha migliorato la tragica situazione dell'economia interna, nonostante una crescita del 3% complessivo della stessa. In effetti risulta che la maggior entrata sia servita all'acquisto di almeno 1.600 fuoristrada giapponesi da distribuire ad alti e medi dirigenti. Intanto il cibo marcisce nei villaggi per mancanza di mezzi di trasporto ed il cittadino comune attende per ore l'arrivo di autobus sfasciati. Eppure la situazione non è al collasso, benchè in un anno l'inflazione sia aumentata del 100%. Essa è alta, ma non altissima.

Lo stesso FMI, di fronte alla drammaticità della situazione, ha convenuto da tempo la dilazione nell'adozione dei provvedimenti ed il governo ha cercato da parte sua di alleggerire il peso psicologico degli interventi. Dal drastico colpo che nel 1985 ha portato nel giro di un anno e mezzo da un cambio di 2,2 kwacha ( la moneta locale) per dollaro a 21 kwacha, la svalutazione viene operata in modo che sembri insensibile, con una diminuzione dell'1% alla settimana. La stampa ufficiale finge di non accorgersene. E intanto nessun intervento però colpisce il settore pubblico per timore di una rivolta tra gli impiegati statali. Tuttavia, ciò comporta anche una diminuzione costante dei sussidi per l'acquisto del mais, la base dell'alimentazione. La vita per molte famiglie diviene perciò sempre più difficile e i piani del governo prevedono l'annullamento di tutti i sussidi entro il 1993. Naturalmente la gente non lo sa, i prezzi raddoppiano molto più velocemente dei salari e la scolarizzazione, prima gratuita, si paga.

Invece di dare il buon esempio, il partito unico ed il governo si sono trincerati dapprima dietro vaghe accuse di complotti esterni alla stabilità del paese, a cui hanno promesso il referendum per la scelta tra monopartitismo e multipartitismo. Di fatto, la data del referendum è già stata procrastinata dal 17 ottobre 1990 al 13 agosto 1991 ed il timore è che esso slitti ancora di qualche tempo. La sicurezza dell'UNIP  e del Presidente diminuiscono infatti di giorno in giorno di fronte allo scemare della loro popolarità e alla formazione di un Movimento per la Democrazia Multipartitica (MMD) che va raccogliendo sempre più entusiatiche adesioni di centinaia di migliaia di cittadini, nonostante i tentativi di sabotaggio alla propaganda e gli interventi della polizia. A ciò si aggiugono le defezioni dal partito al governo di importanti dirigenti e ministri come Joshua Lumina, Ben Mwiinga, Michael Chilufya Sata, quest'ultimo entrato nel MMD il 26 gennaio 1991, durante il comizio per la sua costituzione riconosciuta legale nelle sue manifestazioni da una sentenza del tribunale solo il 17 dicembre 1990.

 

L' INTERVENTO EQUILIBRATO DELLA CHIESA

 

In così grave frangente, la Chiesa Cattolica dello Zambia, come componente viva della società, non poteva certo rimanere estranea ad avvenimenti tanto importanti e già nel luglio dello scorso anno la Conferenza Episcopale emanava un documento di rilettura degli avvenimenti del giugno precedente, sostenendo che essi " hanno tradotto la collera e la frustrazione che aumentano da tempo in molte persone. Nell'esercizio del nostro impegno pastorale, noi vescovi abbiamo sentito il grido dei più poveri. Collera e frustrazione sono giunte all'esasperazione per l'aumento brutale del prezzo della farina di mais, nutrimento base di molti nostri cittadini.... Il Partito e il governo, sotto la pressione delle banche internazionali attualmente si sforzano, è vero, di trovare delle valide soluzioni ai nostri problemi economici. Ma ciò che è meno comprensibile è che una decisione di tale importanza..... sia stata imposta alla popolazione senza averne discusso pubblicamente e che rappresenti un peso intollerabile per coloro che lottano per vivere..." Partendo da ciò i vescovi hanno pubblicamente posto degli interrogativi al governo: "

- Perchè il nostro sistema economico funziona a profitto dei ricchi e dei potenti e a spese dei poveri e dei senza aiuto?

- Perchè c'è sempre ritardo nella fornitura di fertilizzante, nella raccolta e nel pagamento dei prodotti agricoli che sono costati tanta fatica ai contadini?

- Perchè c'è tanta corruzione, furti, ingiustizia, servizi paralizzati, negligenza dei funzionari amministrativi?

- Perchè tanti progetti sono stati cominciati, poi abbandonati prima della fine?

- Sulla base di quali criteri sono concessi i crediti? Per esempio, come succede che si ottengano facilmente crediti per certi progetti ( per l'acquisto di vetture per gli Ufficiali del Partito, per i viaggi all'estero) e non per altri ( come il miglioramento della sanitá e l'insegnamento, la tenuta delle strade, la creazione di posti di lavoro)?...".

A tutto questo si deve aggiungere una serie di interrogativi di carattere politico:"

- La democrazia (partecipazione del popolo al governo) è per noi una realtà o semplicemente delle parole?

- La decentralizzazione non ha rafforzato in pratica il controllo del Partito, invece di favorire la partecipazione della gente?

- Perchè i cittadini omettono di iscriversi, di votare, di prendere parte attivamente alla vita politica, negligenze molte volte lamentate dagli Ufficiali del Partito? .....".

La Chiesa ha dichiarato perciò di sentire il bisogno che i cittadini siano chiaramente informati del senso e delle implicazioni del referendum, come degli inconvenienti e delle qualità dei due sistemi, "...perchè il popolo possa operare una scelta intelligente del sistema per il quale pronunciarsi ".

Purtroppo, nonostante la chiarezza delle intenzioni, come in tutti paesi africani alla ricerca di una maggior democrazia, la Chiesa ha visto svilupparsi come risposta una reazione di fraintendimento dei suoi scopi e un aumento della frizione fra la gerarchia e i pubblici poteri. Lo stesso Presidente Kaunda ha reagito in modo polemico contro la lettera episcopale. Il dialogo così aperto e sincero tra il governo e la Chiesa si va perciò facendo in questi tempi sempre più difficile. Tuttavia l'episcopato dello Zambia non rinuncia per questo alla sua missione cristiana e sociale ed attraverso le le parole di Mons. De Jond, vescovo di Ndola dichiara che "...il ruolo della Chiesa non è quello di prendere decisioni sul tipo di sistema politico da adottare. La motivazione dei vescovi è solo il benessere della gente, nel rispetto della libertà  ". Ed ha quindi aggiunto:" E' vero che noi affrontiamo in modo critico le questioni inerenti la politica del nostro paese. Queste prese di posizione rispondono unicamente alla nostra preoccupazione di difendere i diritti fondamentali dell'uomo e soprattutto di promuovere la giustizia per i poveri."

 

SCHEDA ZAMBIA

Superficie: Kmq. 752.614

Popolazione: 7.545.000 (soprattutto Bantu)

Capitale: Lusaka (altre città Kitwe, Ndola, Livingstone)

Religione: Cattolici 31%; Protestanti 24%; Mussulmani e Indù 1%; Animisti 44%

Diocesi: Lusaka, Kasama, Chipata, Livingstone, Mansa, Mbala,Monze, Ndola, Solwezi

 

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