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DOCUMENTI D’ARCHIVIO RELATIVI ALLA PARROCCHIA DI CIVATE

di carlo castagna

 

Ordinati ed in parte trascritti e/o tradotti

 
 

 

ATTI DI VISITA

 

- Elenco dei Documenti

 

        a. = stampati

        b. = manoscritti

 

1.a.  ORDO VISISTAZIONIS SOLEMNIS ARCHIEPISCOPALIS, Milano, 1903.

        - Metodo per la visita  da compiersi ogni anno dai Vicari Foranei e dai Prefetti della città (All.).

2.a.  AVVERTENZE E NORME PER LA IIa VISITA PASTORALE, Milano, novembre 1903.

3.a.  LA S.VISITA PASTORALE (Avvertenze e Questionario), Milano, 1926.

4.a.  Stampa del SOMMARIO DELL´INDULGENZE - Roma MDCCCXVIII.

 

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1.b.

1571                                     Disposizioni per la chiesa di proprietà di S.Calocero di Civate, operate dal Cardinale Carlo Borromeo nella sua visita personale dell´ottobre del 1571. Documento su foglio doppio più un foglio semplice, uniti con graffa metallica, manoscritti in volgare in inchiostro nero sbiadito, non sempre di facile lettura. Non compare alcuna firma oltre alla dichiarazione iniziale.

 

2.b.

1595                                     Documento con data in matita 1717, in lingua latina in inchiostro nero più spesso e diversa grafia, che riporta  quanto ritrovato in archivio della Curia milanese in un testo il cui titolo è: Scriptura antiqua Ecclesiam Parrochialium S.ti Caloceri loci Clivati, et S.S.Petri et Pauli loci Villa Vergani Plebis Uglony adest circa primam patrtem libri eiusdem, ubi inter alia sic locutus videt ... ; disposizioni del Rev. Pietro Barchio, Visitatore per il Card: Federico Borromeo durante la visita alla Chiesa di S.Calocero nell´anno 1595 nel mese di dicembre, registrato e autenticato il 6 luglio 1717.       

 

3.b.

1608                                     Visita alla chiesa di S.Calocero in Civate eseguita per il Cardinale Federico Borromeo dal Rev. Antonio Albergato, il 17 agosto 1608.

        Documento di 19 fogli doppi, manoscritto in latino in inchiostro nero, rilegato con spago semplice a quaderno, autenticato dalla Curia milanese il 10 giugno 1706.

 

4.b.

1608         Disposizioni per la chiesa di Civate nella pieve di Oggiono dell´anno 1608, seguite alla visita operata per conto del Cardinale Federico Borromeo.

Documento in tre fogli doppi, manoscritto in latino in inchiostro nero in parte scolorito, con grafia non sempre di facile interpretazione, firmato per autentica dall´archivista.

 

5.b.

1615      Disposizioni relative alla chiesa ed alla Schola del SS.Sacramento successive alla visita del Rev. Antonio Albergato, Visitatore incaricato dal Cardinale di Milano Federico Borromeo nella pieve di Oggiono. Visita del mese di maggio dell´anno 1615.

       Documento in latino su foglio unico, manoscritto latino in inchiostro nero, autenticato dalla Curia milanese nel maggio del 1706.

 

6.b.

1615       Disposizioni successive alla visita del Rev. Antonio Albergato, operata per il Cardinale Federico Borromeo nella Pieve di Oggiono nel mese di maggio 1615.        

Documento su tre fogli doppi manoscritto in inchiostro nero, firmato dal Card.            

Federico Borromeo ed autenticato dalla Curia milanese in data XV maggio 1705.

 

7.b.

1618       Documento su foglio doppio, in lingua volgare in inchiostro nero, con l´estratto di copia d´un testo dal titolo: Benedizione della corona della rosa et della candela del Santissimo Rosario, con l´assoluzione da darsi a quelli della Compagnia, quando sono vicini a morte et anco la benedizione dell´acqua et dell´olivo di St. Pietro Martire.

       Redatto in Bologna presso Bartolomeo Cochi al Pozzo Rosso nel 1618.

       Nel primo foglio  si descrive la storia della concessione di titoli, regalità e diritti a re Desiderio da parte del pontefice Adriano. Nel secondo, in inchiostro nero sbiadito e grafia incerta, si elencano le processioni di ogni anno alla chiesa di S.Pietro al Monte, le cinque processioni della comunità di Civate, poi le processioni della comunità di Figino pieve di Cantú, della comunità di Valmadrera pieve di Olginate, della comunità di Oggiono capo pieve. Sul retro del secondo foglio sta scritto: Privileggi, reliquie ed indulgenze della chiesa di St. Pietro al Monte di - Chivate -

      

       8.b.

1759       Relazione sulla visita alla chiesa parrocchiale di Civate, si presume operarata dall´Arc.Pozzobonelli il 21 giugno 1759:

       Documento manoscritto in latino in inchiostro nero, con frontespizio sbiadito scritto in epoca posteriore con data presunta successivamente scritta in blu con penna a sfera. Il fascicolo è contrassegnato con la sigla "S7" in matita. E´ composto da diciotto fogli doppi, di cui dodici nella parte più interna ancora rilegati a quaderno. Vi sono inseriti in aggiunta cinque fogli doppi :

       - un foglio in lingua volgare riporta la narrativa della visita avvenuta nell´anno 1759, il 12 giugno, in cui si cita il Card. Giuseppe Pozzobonelli in visita ad Agliate ed Oggiono;

       Nel fascicolo di visita del 1759 si trovano i seguenti paragrafi: visitatio;de Sancta Eucarestia; de Sacris Reliquiis; de Capella Baptisteri; de Ecclesia Parochiali; de Capella et Altari Majori; De aliis Capellis et Altaribus; de organo et sugestu; de capsulis elemosinarum; de sepulcris; de turri campanili; de loco ossario; decretum; de sacristia; de legatis piis; de redditibus incertis ecclesiae; de oneribus ecclesiae; de elemosinis pro defunctis; de redditibus certis beneficiis partis; de redditibus incertis beneficiis partis; de edibus parochialibus; devotis et consuetudinibus; de schola doctrinae christianae; de confraternitatibus; status personalis omnibus ecclesias; de animabus, et populo; de ecclesia S.Petri ad Montem;de oratorio S.Benedicti; de oratorio s.Rochi (decreta, de legato, redditibus); de oratorio S.Caroli(eretto nel 1748); de oratorio SS.Nazari et Celsi (decreta, de legato, redditibus, oneris); de oratorio S.Andrea; de plebe Ugloni universus.

       - due fogli in lingua volgare, datati 19 giugno 1759 e inerenti l´inventario delle suppellettili esistenti nell´oratorio di S.Carlo eretto nel luogo detto Borgnoso di Civate, le quali sono tutte di prorpietà del Rev. prete Carlo Gerolamo Cairoli Bellano;

*      un foglio in lingua volgare che riporta i testi di diverse lapidi:

*      a) in piazza Torricella per il Card. Antonio Trivulzio (MDXVII);

*      b) versi intorno al cupolino che copre l´altare unico di S.Pietro al Monte;

*       c) iscrizione sopra l´unica campana rotta di S.Pietro al Monte;

*      d) notizia della uccisione del frate agente Don Agostino Palazzo, nell´anno 1611, derubato in età di 102 anni, come dice il libro antico parrocchiale delli morti di Civate ;

*      e) serie degli abati commendatari del 1500;

*      f) serie dei vicari di Civate da una bolla di Gregorio XIII del 1580;

*      g) iscrizione della campana di S.Calocero;

*       h) iscrizione della campana seconda Santa Eurosia  del 1697;

*      i) iscrizione sulla campana terza Tubante Domino  del 1729;

*      l) iscrizione della campana dell´oratorio di Scola Santa Maria  del 1696;

*      m) elogio della chiesa di S.Vito, Modesto e Crescenza, della Vicaria di Civate, composto dal Dott. Ambrogio Maria Manzoni oblato, preposto vivario foraneo di Oggiono (MDCCXXXV); n) iscrizioni cancellate delle tre campane di S.Vito, Modesto e Crescenza: -campana grossa 1735, - campana piccola 1719,

*      n) oratorio di S.Nazaro 1725;

*       o) iscrizione sulla porta di S. Pietro e Calocero di Civate del 22 febbraio 1500 in onore del Card. Ascanio Maria Sforza;

*      p) lapide nell´angolo della cappella della passione ed altre volte cappella di S.Agostino      per andare nel campanile della chiesa abbaziale di S.Calocero in Civate, dedicata all´abate Galdino Vicomercato che fece costruire la cappella nel 1517;

*       q) lapide sopra la porta interna grande di S.Calocero, levata e posta in un angolo vicino alla finestra dall´abate Serponti nel 1736 e datata 16?9.

      

       9.b.

1842       Lettera di verifica per un legato inviata dalla Pretura di Lecco in data 31 agosto 1842 al Parroco di Civate, prot. 3970, contenente documento ufficiale n. 4223 della Pretura di Lecco in data 29 agosto 1842.Documento in volgare, manoscritto in due fogli doppi in inchiostro nero sbiadito in molta parte.

 

       10.b.

               Foglio doppio manoscritto in lingua volgare in inchiostro nero, con dieci quesiti e relative risposte inerenti la funzione del parroco. Non datato.

 

       11.b.

1897       Decreti successivi alla visita pastorale del Card. Andrea Ferrari, avvenuta dal 5 al 7 novembre del 1897 e relativi documenti in parte stampati su modulo.

 

       12.b.                           

1904       Cartella esterna dei documenti di visita del Card: Andrea Ferrari avvenuta il 13 febbraio 1904 e successivi decreti su parti di modulo stampato.

 

       13.b.

1907       Visita e documenti relativi del 17-18 marzo 1907 da parte del Card. Andrea Ferrari.

 

       14.b.

1912       Visita e documenti relativi del 21-22 giugno 1912 da parte del Card. Andrea Ferrari.

 

       15.b.

1918       Visita e documenti relativi dell´8 aprile 1918 da parte del Card. Andrea Ferrari. Nella cartella delle Visiste sono compresi due quaderni manoscritti con conteggi delle entrate minime della chiesa ed un opuscolo stampato dal titolo VIENE GESU´ di nessun interesse.

 


 

 

1)                                                    1571 Adì 27 ottobre

 

Ordinazioni per la Chiesa parte di S.to Calocero di Chivate, fatte da noi Carlo Cardinale Borromeo

Arcivescovo di Mlo, nella nostra personale visita di questo dì.

Si proveda d´un´ altro Tabernacolo più grande, et honorevole.

Si faccia un´ Baldachino honorevole senza il quale ne´ si porti il smo sacra.to all´infermi.

Al Baptisterio si faccia il suolo, et la ferrata intorno.

Nel vaso del sale annesso à quello della Cresma se gli accomodi dentro un altro vasetto ammovibile per sciugare esso sale, quando farà il bisogno.

Si serri il Cemeterio, acciò nè vi possino entrare bestie.

La tettudine dell´Altare di S.to Agostino si depinga, et se gli provveda d´un´ altra ancona.

Se gli provveda d´un paro di candeglieri d´ottone.

S´acconci il pavimento di tutta la nave dove è detto Altare.

All´Altare di S.ti Giovita, et Faustino se gli provveda di duoi candeglieri d´ottone.

La Bradella di detti Altari si faccia grande alla mesura delle regole generali.

All´Altare del secundo si facci grande con la sua Bradella secondo la mesura delle medesme regole, et se gli provveda di Croce, et candeglieri d´ottone.

Si faccino le porte degli usci del sossuolo, et si tenghino serrate con chiavi.

Si facci acconciare il cielo sotto la nave settentrionale.

Gli oratori aperti di fronte si serrino con cancelli di legno e si levino gli Altari ne´ vi si celebri Messa.

Alla Chiesa di S. Andrea si faccino le ante sopra la porta, et s´accomodi di serrare con chiave.

Il Padre Hippolito s´adoperi quanto potrà per far che Benedetto Brusadelli di Scarenna faccia la pace, et remissione à Dominico figliolo di Dionigi Pigozzi, che gli amazò un figliolo et di quanto opererà ce ne dia aviso.

Per beneficio, et maggior facilità del governo delle anime di questa Curia, ma senza però pregiudicio delle raggioni del Preposito di Oggione per una parte, et delli suddetti Padri, et Monastero per l´altra, circa l´esser o non essere Chivate membro della Prepositura d´Oggione facciano le infrascritte provisioni, et ordinazioni.

Che l´Padre, quale di presente essercita, et esserciterà questa cura pigli nella Pasqua gli olij s.ti dal Prevosto d´Oggione conforme al decreto del nostro Concilio Diocesano.

Che esso Curato vadi a tutte le Congregazioni generali del Clero della plebe d´Oggione, et parimente quando gli toccarà, le faccia ò nella Chiesa del Monastero, ò in altra, ò vero per meno disturbo dell´ordine claustrale non gli parerà di fare ancora lui le sue Congregazioni possa ciò fare; ma in tal caso vada puoi lui alla Congregazione de Preti, senza spesa, ne´ gravezza alcuna loro.

Che il medesimo Curato nelle cose che come Curato gli saranno ordinate dal suo Vicario foraneo, presti ad esso Vicario foraneo quella medesima obedienza che dovrebbe à noi, per quanto si estenderanno le facoltà da noi concesse à detto Vicario.

Il Vicario foraneo pigli diligente informazione sopra l´uso, et dove habbia havuto origine una elemosina che si soleva fare gia sessanta anni sono dal Monastero di S.to Calocero di questo luogo il giorno di Natale in pane, carne cruda, legumi, alla quale convenivano tutti gli vicini della Pieve, et ne faccia processo informativo, et anco ne publichi una nostra monitoria informativa, et mandi in mano del nostro Vicario generale tutto quello che troverà, et ascolterà da questa monitoria. Il quale, visto tutto quello che gli sarà mandato da esso Vicario foraneo, et quello ch´habiamo havuto nella visita proceda à quanto parerà conforme alla giustizia.

Il medesimo Vicario foraneo usi diligenza di haver da Giacomo detto Pavolo d´Isela habitante in Chivate il testamento fatto d´un´ Giorgio de Pazini de Isella in Bologna, nel quale instituì heredi Mario, Giacomo, Dionisio, et il gia Pietro de Pazini con carico di far celebrare ...........  à Bologna, et di dare lire 25 alla prima che maritasse del suo parentado la più prossima che fosse povera, nel qual anco si dice che contiene altri legati pij, et lo metti in mano del nostro Vicario di Corte, ò Civile, il quale visto detto testamento, facci esseguire quelli legati pij, che saranno fatti in detto testamento, tanto in questo luogo, quanto in ogn´altro secondo esso testamento, et conforme alla volontà del testatore.

 

Per la Chiesa di S.to Vito, et Modesto

 

La Capella maggiore s´imbianchi, et si depinga.

L´Altare s´allarghi secondo la misura delle regole generali.

Se gli proveda di Croce, et Candeglieri d´ottone.

Si finisca di fabricare la Capella cominciata àpresso la porta.

Nella sacristia si faccia un Guarniero per gli paramenti, et un oratorio, et lavatorio per gli sacerdoti.

Si proveda dell´infrascritti paramenti nuovi.

D´un´ Turibolo, Navicella, et cochiaio, per incensare.

Gli purificatori s´acconcino secondo la forma nostra data.

Un´  vaso da tener gli purificatori.

Due serviette d´adoperare alli Battesimi.

Un´ sidelino, et un´ .......................                                 

Li Scholari del Rosario di questa Chiesa n´essibiscano fra quindici giorni nelli atti della visita il legato di lire 16 l´anno lasciato dal gentiluomo Alessandro della Canale per celebrare una Messa la 7a, et si dice rogato da monsignor Giovanni Gazzero notaio in Lecco, ne manchino di satisfare al detto obligo.

Nel medesimo tempo n´essibiscano anche il legato della brenta di vino lasciato per anni cinquanta dal gentiluomo ..................... con obligo di far celebrare dodeci messe l´anno, et si pagò per Marè Antonio et Cristoforo della Canale, et l´intero si dice rogato per monsignor Giov. Ambrosio Riva notaio in Galbiate, ne manchino di sodisfare al detto obligo.

Uniamo ex nunc, et incorporiamo insieme questa schola del Rosario et quella del Corpus Domini, che è nella Parochiale; siche siano un´ istesso corpo, et governo, et tutti insieme godino delli privilegij, et indulgenze contenute nelle nuove regole della schola del Corpus Domini stampate, quale attendino ad osservare diligentemente massime anco il governo, elezione, et mutazioni delli officiali, et rendere conti, et se gli legano le regole, et privilegij ogni mese.

Si levi via l´Altare che è nella Capella di S.to Rocho, che si trova in strada tra Annone, et Chivate alla Chiesa di S.to Pietro sul Monte.

 

Per S.to Pietro sul Monte

 

Il Reverendissmo Vescovo di Cremona Titolare di questa Chiesa faccia diligenza di haver maggior sicurezza, che quelle due anella che sono insieme nella catena di ferro che è stata gia attacata in Chiesa siano della medesima catena di Santo Pietro in vincula di Roma, come si dice anticamente, et si conservino con ogni decenza, et decoro in qualche ornata casetta con chiave d´esser riposta in luoco sicuro, et conveniente, ne più sordidamente come era.

Il Medesimo Vescovo proveda dell´infra reparazioni et ornamenti.

S´orni la Nizza del Choro di dietro all´Altare, et la facci depingere convenientemente come ricerca la devozione, et antichità di questa chiesa.

Si proveda di Croce, Candeglieri d´ottone, et Tovaglie.

Si rifaccia la Bradella alla misura ordinata nell´essecuzione generale.

Si soffitti il Cielo della Chiesa decentemente.

Si rifaccia il pavimento dove è guasto, et si ribocchino i muri, et dia il bianco dove besogna.

Si facci che si levino gli duoi Altari, che stanno sotto quelle nizzette, che voltano verso la porta al contrario dell´Altare maggiore alla presentia del Reverendo Vicario foraneo, et d´un´ sacerdote d´esser eletto per Vostro  Reverendissimo Titulare, et di Don Hippolito Doria Parochiano, per vedere se in quelli vi fossero qualche Reliquie, et per riporle avertendo particolarmente à quello, apresso del quale sta depinta l´imagine di S.to Pietro, et s´accomodino il muro dove saranno levati.

Che le suddette provisioni si faccino nel termine di sei mesi, fuorchè il depingere, che sarà nel termine d´un´ anno prossimo.

 

                                                     

Per la Chiesa di S.to Benedetto

 

Si proveda d´una pietra sacrata grande alla misura, ne senza pietra se gli celebri Messa.

Si faccino incrostare i muri dove è bisogno, et s´imbianchi, et depinga almeno dappò l´Altare in luogo d´Ancona,  et col tempo se gli proveda puoi d´un´ ancona, et le pitture sieno devote ed honeste.

Si facciano le stamegne alle fenestre.


 

 

1595                     mese di Dicembre 1595

 

1717

Sicut infrà scriptum est, reperitus in Archivio Curiae Archiepiscopalis Mediolani in Libro, cui titulus est: Scripturae antiquae Ecclesiarum Parochialium S.ti Caloceri Loci Chivati, et S.S.Petri, et Pauli Loci Villa Vergani Plebis Uglonij; adest circa primam partem libri eiusdem, ubi inter alia habetur vid.t.

 

Ordinationes  M.R.Dmi Petri Barchij sac. Theolog. et Sacrorum Canonum Doctoris Ill.mi, et Rev.mi Dmi Federici Borromei Cardinalis, et Archiepiscopi Mediolani Visitatoris delegati in Eccl.a S.ti Calozeri Parochiali Chivati. Anno 1595, mense Decembris.

Baptisterium collocetur in Capella eo nomine construenda à Populo ad formam institutionum praescriptam prope portam maiorem à parte aquilonari inter columnas, et parietes aquilonares, quae claudatur, et ad eam ascendatur uno gradu, tum descendatur duobus gradibus ad fontem iuxtà praescriptum.

Ciborio adhibeatur operculum orbiculare interiùs tegens fontem, et si opus fuerit ipsum ciborium refficiatur magis elevatum, et decens.

Parochus, vel suis impensis, vel auxilio Populi, vel alia quavis ratione provideat sibi, tùm de Tabernaculo pro Sanctiss.o Sacram.to asservando, et de Lampada mantenenda accensa, tùm de Pixide pro Populi communione, tùm de alijs necessarijs pro Altari parochiali; et hoc nè idem Parochus suprad.ta omnia à Monachis emendicet, peopterèa teneat apud se clavem Tabernaculo, celebret ad Altare maius, et agat omes functiones ad illud habendo sermonem ad Popolum, communicando, et omninò iura sua parochialia servando.

Interdicitur eidem Parocho celebrare in catacumbis, dicto sevrolo, sub paena decem aureorum.

Idem agat Festivitatem, vel solemnitatem suae Eccl.ae istae S.ti Calozeri, atque ipse canat Missam, vel alius sacerdos secularis pro eo; et nè intermittat Processiones, quae fieri solent, tùm in unaquaquae Dominica tertia, tùm paecipuè in solemnitate Corpus Domini, nulloque modo permittat defferi Sanctiss.mum Sacramentum à Monachis, vel Abbate in praed.is Solemnitatibus sub paena arbitraria.

Item caveat, ut omnia iura parochialia integra maneat, et illesa.

Doctrinae Christianae in eadem Ecclesia pro pueris instruendis.

Anticipet spatium dimidiae horae diebus festivis in Missa celebranda, ut Monaci commode, et hora opportuna possint recitare officia Divina.

Idem Parochus curet, facto verbo cum Ill.mo, ut paramenta, et omnis suppellectilis ecclesiastica olim ipsis Monacis consignati antequam constitutus esset Vicarius perpetuus tradatur, et consignetur ipsi Parocho, sive perpetuo Vicario Curam Animarum gerenti, cum ipsa sint de iuribus spectantibus ad Ecclesia parochialem.

Curet Parochus nè legatis, et annalibus, et Missis defunctorum, quae iure spectant ad Ecclesiam tamquam Parrochialem, Monaci se immisceant.

Sindici huius Loci, qui tempore benedictionis generalis huius Plebis Ugloni iuraverunt nomine Communitatis se soluturos pro eleemosina sex ducatonos termino unius mensis satisfaciant, aliter puniantur tamquam periuri; hi vero sex ducatoni impendantur pro Ordinationibus exequendis.

 

Ità est. Ego Cbr. Fran.cus Maria Janus Can.cus Ecclesiae Colleg.ae S.tae Mariae Cedonis, ac Archivij Visitationum Curiae Archiepiscopalis Mlni Archivista. Hac die Vi Julij 1717.

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Così come si è narrato, si ritrova nell´archivio della Curia arcivescovile di Milano nel libro il cui titolo è: Scrittura antica delle chiese parrocchiali di S.Calocero in località Civate e Santi Pietro e Paolo in località Villa Vergano della pieve di Oggiono; compare all´incirca nella prima parte del medesimo libro, dove tra le altre cose così si ha sicuramente.

Disposizioni del Molto Reverendo Signor Pietro Barchio dottore in sacra teologia e diritto sacro dell´Illustrissimo e Reverendissimo Signore Federico Borromeo cardinale e arcivescovo di Milano, Visitatore delegato nella chiesa di S.Calocero parrocchiale di Civate. Anno 1595, mese di dicembre.

Si collochi il battistero nella cappella dello stesso nome da costruirsi dal popolo nella forma istituzionale prescritta, vicino alla porta principale a settentrione tra le colonne e le pareti a nord, che si chiuderanno ed a cui si accederà per un gradino, per poi discendere di due gradini verso il fonte conformemente al prescritto.

Al ciborio si aggiunga un coperchio rotondo interiore che copra il fonte e se fosse opportuno si rifaccia più alto e decente.

Il parroco o a sue spese o con l´aiuto del popolo o in altra maniera provveda personalmente, sia riguardo alla custodia  del tabernacolo del Santissimo Sacramento ed al mantenere accesa la lampada, sia per la pisside per la comunione della gente, sia riguardo alle altre necessità per l´altare parrocchiale; e questo affinchè lo stesso parroco non mendichi tutto quanto soprascritto dai monaci; perciò tenga presso di sè la chiave del tabernacolo; celebri all´altare maggiore e tenga tutte le funzioni a questo, predicando al popolo, comunicandolo e conservando interamente i suoi diritti parrocchiali.

Sia proibito allo stesso parroco di celebrare nella cripta, e quanto detto lo è in modo severo, sotto pena di dieci aurei.

Lo stesso celebri la festività o la solennità della stessa sua chiesa di S.Calocero ed egli personalmente canti messa oppure altri sacerdoti secolari in sua vece e non interrompa le processioni che sono solite essere fatte, sia in ciascuna domenica terza, sia soprattutto nella solennità del Corpus Domini e in nessun modo si permetta che sia portato il Santissimo Sacramento dai monaci o dall´abate nelle predette solennità, sotto pena d´esser sottoposto a giudizio.

Il medesimo vigili, affinchè ogni diritto parrocchiale rimanga integro e salvo.

Nella stessa chiesa si insegni la dottrina cristiana per istruire i fanciulli.

Si anticipi di mezz´ora la celebrazione della messa nei giorni festivi, affinchè i monaci possano recitare l´ufficio divino comodamente e in ora opportuna.

Il parroco medesimo provveda, dopo averne parlato con l´Illustrissimo, affinchè i paramenti e tutte le suppellettili ecclesiastiche una volta consegnati agli stessi monaci prima che si costituisse il Vicario perpetuo, siano ceduti e siano consegnati al parroco stesso, ovvero al Vicario perpetuo incaricato della cura delle anime, spettando le stesse di diritto alla chiesa parrocchiale.

Il parroco abbia cura affinchè nei legati e negli annali e nelle messe dei defunti, che di diritto spettano alla chiesa come parrocchiale, non si immischino i monaci.

I sindaci di questo luogo, che al tempo della benedizione generale di questa pieve di Oggiono giurarono nel nome della comunità che essi avrebbero dispensato in elemosina sei ducatoni nel termine di un mese, lo facciano, altrimenti siano puniti come spergiuri; questi sei ducatoni siano realmente spesi per l´esecuzione delle disposizioni.


 

1608          Visitatio Ecclesiae Parochialis S.ti Caloceri Loci Clivati Plebis Ugloni facta ab Em. D.D. Cardinali Federico Borromeo Mlni Archiep.o 1608.

 

Sicut infra scriptum est registratur in Archivio Curiae Archi.is Med.ni, in libro cui titulus est: Visitatio Plebis Ugloni facta a Perillustri, et Rev.mi  D.no Antonio Albergato Visitatore Generali Anno 1608 . Die  17 Mensis Augusti, ubi agitur in Parochiali Clivati, ut infra in fo. rgs. nost.

 

Eodem anno, die vero lunae daecimo quinto mensis septembri, Idem Rev.mus D.nus Visitator G.n.lis visistavit Ecclesiam S.ti Caloceri monacorum montis oliveti loci Clivati Plebis Ugloni, in qua ab infra.sto Rectore cura animarum exercetur.

Et antequam eius visitationem inchoaret, ad altare maius  rem sacram  fecit, quo confecta, coram eo, me not.o infras.to praesente, M. Rev. Pr. Abbas, ac alter Monachus Congregationis olivetanae, una cum J.o Bap.ta Bonacina Mediolani Notario ad idem altare accesserunt, ibidemque per publicum instrumentum protestati fuerunt nostrae visitationi à prefato R.mo D.no in eadem ecclesia faciendae assentii, ut liquido patet ex d.o instrumento à d.o Not.o Bonacina recepto. Qui R.mus D.nus Generalis Visitator ipsi protestationi respondens ait ex hac sua visitatione non intendere ullum privilegij, immunitatibus, et exentionibus praefati M.R. P.ris Abbatis olivetanae Congregationis praeiudiciun inferre, sed t.modo dictam eius visitationem iuxtà mandatum sibi ab M.mo et R.mo D.no Cardinali M.lnique Archiep.o datum, nimirum in concernentibus animarum curam ac administrationem sacramentorum Populo prosequi velle.

Quae omnia ibidem acta fuere praesentibus Andrea Bosisolo f.q.do Stephani Loci Bosisij Diaec. M.lni habit. nec non et Francisco Pallavicino f. Herculis habit. oppidi Leuci dictae diocesis ambobus testibus nostri, et idoneis per.

Quibus peractis supras.tus R.mus D.nus Visitator g.nlis visitationem suam prosequutus est ut infrà.

 

De St.mo Sacramento

Ante omnia ad St.mum Eucarestiae Sacramentum visendum accessit, quod quinque particulis contineri comperit. Hae vero in magna argentea Pixide decenti serico velo rubri coloris contecta, atque in Tabernaculum inclusa conditae erant. Ipsum autem Tabernaculum cuius forma quadrata est, elegans auro columellis figuris sigillisque ornatum distinguitur.

In suma huius parte Imago scupta X.sti servatoris à mortuis resurgentis institur; ostiolo ab anteriori, et posteriori parte commodè aperitur, et clauditur, super quo adest similitudo montis oliveti tribus partibus distincti, in quorum medio adest lignea crux, auro obducta, in reliquis vero partibus rami duo olivarum ligno confectarum, ac auro ornatarum. Intus serico rubro totum vestitur, exteriora autem omnia velo  item serico rubro teguntur. Aliorum verò colorum tegmina serica pro varietate temporum adsunt.

Pixis ad Eucaristiam aegrotis deferendam adest. Tabernaculum verò cuius usus est in processionibus SS.mi Sacramenti ex aurichaleho aurato est, eius imum solum, et lunula iuxtà formam argentea sunt. Umbella maior, sive Baldachinum ex subserico croceo est. Minor tum adhiberi solita cum procul à locis frequentibus Eucharistiae sacramentum fertur nulla est. Mantilia, mappiseque longiores ad sacras communiones adsunt.

Tertio quoque dominico die cuisque mensis ante Ecclesiam processio fit, permulti vero soldales intersunt et eorum item magnus numerus, qui SS.mum Sacramentum, cum ad aegrotos fertur, comitari solent.

Parochus cum sacram Eucharistiam aut exponit, aut processionaliter gestat, aut aegroti ministrat, ea quae rituali libro romano praescripta  sunt, diligenter servet.

 

De Lampadibus

Ante Sacramentum vitrea lampas aurichaleo decenter inclusa pendet, cuius lumen alitur oleo ex olivis expresso Monacorum supradictorum sumptibus quibus tamen scholares St.mi Sacramenti annuas libras triginta In.g.lis persolvunt.

 

De Sacris Reliquijs

Habet Ecclesia haec aliquot sacras reliquias, quorum nomina hic non describetur, cum sint sub custodia Monacorum in Monasterio Clivati residentium, quaequidem Reliquiae fuerunt a B.Carolo Mediolani Arche.po in Ecclesia infras.ta S.ti Petri in monte Clivati repertae, et ad ea ad hanc Ecclesiam traslatae anno 1571.

?Inclosuantur hae Reliquiae nonnullis vasculis oblongis ac apertis non tamen auro distinctis conditae cum schedulis minutiosibus, in quibus reliquarum nomina descripta leguntur, quae quibus schedulae numquam fuerunt renovatae. Haec autem vascula in posteriori parte Altaris in fenestrella in Altari maiori escavata, tabulis ligneis ab interioris parte vestita,  valvisque duplicibus munita adservantur. Fenestrella vero sera munita clave clauditur. Clavis custodia M.R.do Patri Abbati Monachorum commissa est.

Haec sacrae Reliquiae nunquam exponuntur, ut est à Rectore in praemissis affirmatum.

 

De Baptisterio

Habet Ecclesia haec Baptisterium ex silice perpolito, in quo adest vas aeneum congruè insertum; cuius ciborium ad pyramidis similitudinem ex tabulis nuceis efformatum est; fontis vero ipsius os tabula superiniecta orbiculari ad arcendum pulveram, coeterasquae sortes tegitur.

In ciborio armariolum inest, quo per angustum, commodumque ostiolum inferuntur chrismalis, et Cathecumenorum vascula, et mantilia ad baptizati infantis caput obstergandum,  quae omnia ibi adservantur. Tegitur autem hoc ipsum ciborium congruo à panno multicolore.

Fons baptisimalis in angula prope interiorem portam estructus est, cancellis ligneis separatus est.

 

De Sacrario

Sacrarium in pariete frintespicij navis meridionalis in pila exitum est, quod non clauditur, sed operculo ligneo tamen tegitur.

 

De Sacris oleis

Vascula Chrismalis, et Cathecumenorum stamnea sunt sine ullo vel squalore vel sordibus, cothilam habent ex corio panno violaceo intus suffultum. Haec serico damasceno albo sacculo inclusa in armariolo Ciborij Baptisterij decenter adservantur; affirmavitque Parochus de utrumque oleum recens combusti veteribus ab Ecclesia Plebana quottannis accipere.

 

De oleo Infirmorum

Vasculum ad oleum infirmorum stamneum item est novum, decens, atque à sordibus purum asservatur in cthyla à corio serico violaceo ab anteriori parte munita. Haec sacculum habet sericum violaceum. Oleum quottannis recens, combusto veteri ab Ecclesia Plebana accipitur, sed ipsum vasculum haud quaquam ducetur pro maiori commodo  aegrotorum in armario existenti in domo Parochiali adservantur.

 

 

De Altari maiori

Una sunt Ecclesiae Huius Altaria, connumerato maiori, quae una cum Ecclesia ipsam consecratum fuit, ut habetur ex visitatione M.R. D.ni Cepolla anni 1605, et die consecrationis, et dedicationis celebratur die decim octavo mensis Augusti. Superposita est Mensa Lignea, cui Altare gestatorium ad praescriptum formae insertum est; sed aliquantulum eminet Bradella eius decens distat à pariete qui à tergo est cubitis decem, à clathris autem sive cancellis cubitis octo in utroque cornu ipsius Altaris fenestrella est. Hoc ipsum Altare ligneo Tabernaculo SS.mae Eucarestiae cui ligneus gradus serico rubro contectus subiectus est. Cruce item, et sex candelabris ex auricaleho. Pallia ex serica, tribus nappis, tabella secretorum et tela stragula conspicuum est. Tegmen non habet. Fenestrella urceolorum ad formam disecta est, sed est nimis ablonga, quia deservit pro candelabris, et alijs, quae in ea reponuntur.

Post dictum Altare adest Monachorum Chorus cum sedibus ligneis antiquis.

 

De Capella maiori

Capella maior ita extructa est, ut hemicycli formam exhibeat. Huius pavimentum marmore, ac lapide stratum satis aequale est, quo undecim gradibus lapideis ascensus est, cancellis ferreis septà est.

In frontispitio chori adest icona antiqua imaginibus B.M.V. Filium gestantis, SS. item Caloceri, Ambrosij, Benedicti, Antonij, Sebastiani, et nonnullorum aliorum sanctorum in ea decenter pictis, ac coronicibus inauratis ornata. Sunt praeterea fenestrae quatuor quadratae, quarum una ab Evangelij, reliquae ab aquilone lateribus adsunt, clathris ferreis, reticulis, et vitris munitae, arcus Capellae nulla transversa trabe coniungitur. In eadem Capella ostium est, unde in Sacristiam aditus patet. Infra sc.ptum Altaris Laici ad audiendam missam numquam pervadunt. Huic Altari preter Parochiale nullum aliud onus adest.

 

De Altari S.ti Petri, alias Nativitatis D.ni, et Sancti Augustini

Altare nunc S.ti Petri muro adaerens à latere septentrione iuxta praescriptam formam constructum est, superposita est mensa lignea, cui Altare gestatorium ad praescriptum forma insertum est. Bradella eius decens, distat à clathris, sive cancellis cubitis quatuor. Hoc ipsum Altare Cruce lignea auro abducta duobus candelabris ex auricaleho conspicuum est. Tegmen non habet. Fenestrella urceolorum ad formam disecta non  est.

 

De Capella S.ti Petri

Capella huiusmodi ità estructa est ut hemicycli formam exhibereat. Huius pavimentum tabulis populis confectum est, quo quatuor gradibus lapideis, ac altero ligneo ascensus est, concellis ligneis septam est. Iconam non habet, sed eius loco super gradu ligneo picto Altaris adest S.ti Petri simulacrum antiquum auro obductum. Parietes Capella albario opere sunt induti. Fenestra unica adest à latere Evangelij clathris ferreis, et tela cerata munita.

 

De Altari SS.Faustini, et Jovita

Altare SS.Faustini, et Jovita muro adherens in capite navis meridionalis iuxta praescriptam formam constructum est, superposita est mensa lignea, cui Altare gestatorium ad praescriptum formam insertum est. Bradella eius decens distat à clatheris, sine cancellis cubitis duobus. Hoc ipsum Altare Pallio, tribus mappis, cruce item, et duobus candelabris ex auricalheo conspicuum est, tegmen non habet, nec eo opus est. Fenestrella urceolorum ad formam disecta non est.

 

De Capella S.S.Faustini, et Jovitae

Capella S.S.Faustini, et Jovitae ita extructa est, ut hemicycli formam exhibeat. Huius pavimentum caementario opere stratum aequale est, quod cum solo Ecclesiae convenit, cancellis ligneis septa est; iconem habet antiquam Imaginem D.M.J.Christi à mortuis resurgentis sacris picturis antiquis expressam continentem. Extra iconam verò à lateribus S.S.Faustini, et Jovitae imagines in tela picta conspiciuntur. Parietes eius albario opere sunt induti. Adest praeterea fenestra à latere Epistolae clathris ferreis cerataque tela munita.

 

De Legatis, et Anniversarijs

Huic Ecclaesiae nulla sunt legata imposita.

 

De Ecclesia subterranea

Sub Choro Monachorum Ecclesia subterranea est satis ampla, et multitudinis capax nuper ornata, ac quatuordecim columnellis suffulta pavimentum partim coemento, partim vero  ex lapide stratum, equale est. Eo utrinque lateribus gradibus sex descenditur, parietes partim albario opere sunt induti, partim vero rudes fornice tegitur.

In ea unicum adest Altare quod iuxtà praescriptam formam constructum est: superposita est mensa lignea cum Altari portatili aptò inserto. Bradella eius decens distat à clathris, sine cancellis cubitis quatuor. Hoc ipsum Altare gradu lateritio tabulis ligneis panno serico contectis ornato, cruce item parva quatuor candelabris ex auricaleho, Pallio, tribus mappis, et tela stragula conspicuum est. Tegmen non habet, nec eo opus est ob parvam fornicis altitudinem. Fenestrella urceolorum nulla.

Capella vero ita constructa est, ut hemicycli formam exhibeat, huius pavimentum coementariò opere stratum est quo unico gradu lapideo ascenditur cancellis ferreis septum est. Iconam habet eburneam, in qua B.V.M. cum filio, ac S.ti Josephi imagines decenter pictae conspiciuntur. Sunt praeterea fenestrae duae ab utroque latere Capellae clathris ferreis, et vitro munitae.

Fornix Capellae decens picturis ornatur.

Intra septum Altaris laici ad audendam missam numquam pervadunt.

Portae duae aditum faciunt; quibus media est scala, quae ad capellam maiorem ascenditur, quarum partibus utrinque duo vasa aqua lustralis sunt inserta, eaque ex humo affirmata, ibi promiscua mares, et feminae se se aqua benedicta aspergunt, quae aqua singulis octo, vel quindecim diebus renovari solet. Relatum fecit Popolum huc vespere convenire orationi vespertinae.

De Ecclesia

Ecclesia haec S.ti Caloceri antiqua consecrata est, ut habetur ea Visitatione M.R.D.ni Cepollae anni 1605, et dies consecrationis, et dedicationis celebratur die decimo octavo mensis Augusti. Orientem spectat solem, atque est a similitudinem crucis edificata, tribus navibus constat, sex pilis suffulta est, pavimentum coementitium est, minus tamen concinne quam deceat, alicuti depressum est, alicuti prominens, unde fit ut per Ecclesiam incedentibus facilis offensio sit, eo nullis ascenditur gradibus, ipsius solum cura solo coementarij convenit, parietes partim sanctorum imaginibus pictis corosis, et squaleritibus, partim vero rudes sunt, Ecclesia laqueari picto antiquo alicubique confecto tegitur. Pavimentum octavo quoque die scopis mondatur, ac item ex parietibus et pilis pulvis excutitur, raro vero laquear ab aranearum telis purgantur.

 

De portis, et ostijs

Habet Ecclesia in frontespicio portam unam valvis, et pessulo munitam, aliam item parvam à latere Evangelij sera, et clave munitam aliam quoque à latere Epistolae, per quam monasterium accessus habetur.

Quamquam vero satis ampla Ecclesia est, ligneis tamen cancellis mares à feminis non segregantur; in summa maioris januae parte nulla insitur sancti eius imago, cuius nomini dicata est Ecclesia.

Nullum est ante Ecclesiam neque atrium, neque tecta, porticus, neque vestibulum, quae administrando baptismo usui esse possit.

 

De fenestris

Fenestre duodecim sunt, quarum una rotunda in ipso frontespicio cernitur, hemicyclares reliquae à meridionali parte Ecclesiae quae omnes cerata tela tantum munitae sunt.

 

De sepulchris

Sepulchra quatuor numerantur, quae ita adequant Ecclesiae solum, ut neque depressione, neque prominentia obsint; operculo clauduntur duplici ad formam.

 

 

De Confessionali

Unum dumtaxat Confessionale est in Ecclesia, idque ex tenuibus tabulis ad formam tamen confectum, cui tabella casuum in Bulla Coenae D.ni, atque item Archiepiscopo reservatorum affixae sunt. Tabellae vero casuum Poenitentialium, et precum à Confessario audituro dicendarum desunt, quod Confessionale in medio navis meridionalis est locatum, itaquod confessarius, et poenitentes ab omnibus conspici queunt.

 

De Capsulis

In ingressu Portae maioris à latere destro in Ecclesia scrinium Scholarium sodalitatis S.mi Sacramenti adest una cum capsula ad elemosynas sodalitatis S.mi Sacramenti nomine colligendias, atque haec semper exposita nulla eius rei facultate impetrata.

 

De Vasis aquae sanctae

Vasa aquae lustralis duo sunt, unum columnellae impositum intra Ecclesiam à dextro ingredientium latere, idque ex mixto lapide perpolita efformatum, aliud vero à latere dextero januae lateralis parieti locatum, idque ex marmore confectum, ibi promiscui mares, et feminae se se aqua benedicta aspergunt, quae quidaem aqua singulis octo, vel quindecim diebus renovari solet.

 

De Turri Campanili

Turris Campanilis quadratae formae, et prope Capellam S.ti Petri in capite navis aquilonaris aedificata. Huius fastigium circulatum in acumen pyramidale essurgit, in summo vertice crux erecta non est; ostium quod valvis, et sera clauditur, Ecclesiam spectat, qua lignea scala ascenditur; Campanae ibi sunt tres sonorae admodum, atque intra se se concordes, quae ut ab hominibus Clavati, et à Rectore asseritur consecratae fuerunt, à quo tamen Antistite ignoratur, horum funes Monachorum, et Parochi sumptibus emuntur.

In Turri Campanili adest horologium quod à Monacis Regitur.

 

De Coemeterio

Coemeterium ante Ecclesiam est ad meridiem vergens, id satis aequatum non est, sed depressum alibi, alibi tumulis impeditum, muro circundatur quo scala lapidea à latere aquilonari ascenditur, ex quam eius ostium patens est, ipsius etiam bestijs pervium est. Nulla hic cruce erecta locus est herba vivens. Nulla denique ibi Capella est, ubi preces pro mortuis aliquando fiant.

                                                

De Sacristia

Sacristia ad meridiam iuxtà maiorem Capellam à latere extructa est. Eo duobus gradibus lapideis ascenditur, parietes loricati sunt, et dealbati fornice tegitur sacristiae ostium respicit capellam maiorem, fenestras duas habet ad orientem versus clathris ferreis tantum ornatas, oratorium, labellumque cum manutergio ad abluendas, tergendasque manus adsunt. Ibi cartulae sunt, in quibus orationes sacerdotalibus indumentis accomodatae missae, ac Anniversaria descripta apparent, et cartulae vero, in quibus sacrae Reliquiae nominaquae sanctorum mediolanensium Archiepiscoporum descripta apparent, nullae sunt.

Arca ad sacras vestes, reliquamque Eccl.icam, et parochialem suppellectilem asservandam à tabulis tenuibus confecta.

Suppellex autem parochialis est haec, qua infrà descritione Inventario delli Paramenti della Cura, quali devono stare, et stanno appresso al Curato per la Celebraz.ne della Messa, et amministrazione delli SS.mi Sacramenti nella Chiesa Parrochiale di Chivate.

Una Pianeta rossa, e bianca, con stola, e manipolo di brocadella di seta.

Una Pianeta d´Ormesino verde di seta con stola, e manipolo.

Una Pianeta d´Ormesino morello di seta con stola, e manipolo.

Una Pianeta rossa di grograno (forma antica per grogrè da grs-grain francese), con stola, usata.

Un Camice con il suo cordone, usato.

Amiti duoi usati.

Borse n. quattro di brocadetto rossa e bianca, una morella, una verde, te una bianca usata.

Vela di Calice n. quattro, duoi verdi, uno bianco, et uno fatto a rete, fodrato di cendalo (zendado o zendale) rosso.

Una Continenza con pezze d´oro usata per la Crocefissione del Corpus D.ni.

Duè scattole per le ostie, usate.

Un calice con la sua Patena usato.

Duoi Corporali con sue animette.

Duoi fazoletti per sciugare le mani alla messa.

Un panno usato per fare dentro l`offerta alla messa.

Un Rituale Romano per ministrare li Sacramenti.

Un Campanino per suonare quando si và à communicare gl´infermi.

Prificatorij otto.

Il Cresmino, che stà nel Battisterio con sua Borsa.

Il Vaso dell´olio santo per gl´infermi.

La Vestina con la salvietta, che serve alli Battesimi.

Il Vaso di rame, dove stà dentro l´aqua Battesimale.

Il Banco di noce, nel quale si tiene la leva, et altre cose per servizio della Schola del Corpus Domini.

La Cassetta, dove si offerisce per il Corpus Domini.

Il Confessionale, nel quale confessa il Curato.

Un libro, nel quale si scrive li redditi, et le spese della Schola del Corpus D.ni della Cura di Chivate.

Un Pallio di Grograno rosso fatto fare dal  Sig.e Cardinale per la Cura.

 

De Domo Parochiali

Domus Parochialis ab Ecclesia distat quadraginta passibus circiter. Ea tot maxime locis, videlicet suibus inferioribus, cella vinaria computata, et totidem superioribus distinguitur. Habet atrium clausum coniunctum cum aedibus Laurentij de Curtis; cui atrio, item et domui cohaeret à tribus partibus via pubblica, ex alia vero parte illorum de Curtis bona.

Quam domum nulli praeter Parochum habitant.

 

De redditibus Beneficij

Hoc Beneficium habet bona, quae soli sunt, et redditus ut infra.

...........................................................................................................................................................

Ea quibus omnibus bonis annuis redditus librarum mille et centum percipitur.

Quae omnia bona dismembrata, et separata fuerant ab alijs bonis Abbatiae Loci Clivati per M. Rev.um D.um Jo. Fontanam tunc Vicarium G.nlem Archiep.lem de consensu M.mi et Rev.mi D. Pauli Camilli Cardinalis Sfondrati eiusdemque Abbatiae Titularis, et perpetui Abbatis, atque successive ipsi Beneficio Parochiali Vicariatus nuncupato   assignato, ut liquido patet ex d.ae separationis, ac assignationis Instro auctoritate R. D. Alexandri Magiolini Archiep.lis Cancellarij confirmata die 19 mensis Aprilis anni 1585, cuius exemplum infrà describitur fol...

Quae item bona ab infras.to Parocho locata fuerunt pro medietate Jo. Antonio Rippae populo nuncupato ad novennium de triennio in triennium pro annuo ficto simplici librarum quinquecentum quinquaginta Inque ut pubblico patet d.ae locationis  Instr.o recepto per Erasmum Ripam M.l.ni Not.um die ... mensis .... anni.... 1604; cuius exemplum infra subijcitur fol....

Pro alia vero medietate illa locavit q.d. Flaminio Annono pro eodem ficto ad triennium anno praedicto 1604 die 15 mensis oc.bris quae nunc elapsa est, et prpterea illam denuo facere intendit.

 

De Usurpationibus

Nulla sunt huius beneficij bona usurpata.

 

De Rectore seu Vicario perpetuo

Huius Ecclesiae Rector, seu perpetuus Vicarius est P.ter Christophorus Cattaneus sacerdos mediolanensis, qui de ea vacante per obitum q. p.tri Caesaris eius fratris extrà Romanam Curiam defuncti mense novembris anno 1603, auctoritate ordinaria ad praesentationem Agentis  Ill.mi Cardinalis Sfondrati Commendataris S.ti Petri in monte Clivati provisus fuit, ut patet ex  literis collationis, et promissionis factae per Rev.mum Antonium Albergatum tunc Vicarium G.nlem Archiep.lem M.lni die decimonono mensis maij anni 1607, quas in formas exibuit.  Alijt vero possessionem die 27 eiusdem mensis maij anni praedicti 1607 quemadmodum intelligitur ex Instro appraehensionis recepto per R. P.b.rum Dominicum Ripam not.um Applic.um possessio  verò illius pacifica est, neque ullis vexata.

Inservit Ecclesiae Dominicus Canalis puer laicus aetatis annorum quatuordecim circiter, nulla facultate impetrata.

 

De animabus, et Populo

Quibus per aetatem Eucharistiae sacramentum suscipere liceat, ij ex utroquae sexu sunt n.400, omnino autem 600.

Animarum Cura Ecclesiae huius Rectori commissa laboriosa est, siquidem plures illi capsinae subiectae sunt, precipué at locus Tocij  hominum centum quindecim numero frequens, distantque ab Ecclesia sexaginta passibus vel circa, nullo flumine interiecto, loca item, Isellae, Scarenae, Capsina etiam Boriminae, Scholae, Brugnosij, Puthei, Castrinovi, Ronchalij, Carioli, Serchiere, Linati, Aurei, Vallis aurei, Barseguttae, et Moscatelli.

Liber status animarum reconoscitur, ac singulis duobus annis reficitur, ad formam videtur conscriptus.

Libri in quos referuntur eorum nomina, qui baptixantur, et qui matrimonio coniununtur seiuncti sunt, et ad paescriptum formae scribuntur.

Codex, in quo mortorum nomina describuntur, adest, et ad formam est conscriptus.

Funerum, atque exequiarum nomine Parochus accipit solidos viginti, ceteri vero sacerdotes solidos decem.

Cera autem Parocho praedicto remanet, qui et eam (etiam) proprijs impensis ad usum Altarijs manutenet.

Inconfessi, Concubinarijs, Faeneratores, Blasphemi, Criminosi, Coniuges inter se disiuncti, superstitione, maleficijs, magisque artibus dediti, nulli.

Meretrix publica est Angela Vassena, appellata la Tambiena vidua, nec non altera.

Angela, appellata la Bega...

Qui in gradu legibus vetito, cum Aplica. tamen dispensat.e contraxerunt Andreas Schola, et Benedicta Castanea, et Hieronymus pariter Schola cum Hieronyma Castanea, et nonnulli alij.

In Ecclesia parum reverenter versantes nulli.

Qui die festos servilibus operibus, alijaque id genus actionibus  profanare aut choreis tripudijs commessationibus, alijaque id genus actionibus profanare solent, nulli.

Telis, aleaui ludentes in cauponis nonnulli, quorum nomine Parochus ignorat.

Caupones Marcus Chiapponus dictus il Colonna, et Petrus Canalis.

Medici, Chimici, Chirurgi, Notarij, nulli.

Ludimagister Andreas Canova.

Homines pijs operibus exercendis idonei Dionisius Castanea, Andreas Canova, Franciscus Madius, Georgius Madius, Jo.Petrus Saccus, Alexander Maverus, et nonnulli alij.

Patres Familias n.82.

Pauperes 36.

Viduae 20.

Pupilli 7.

 

De consuetudinibus et votis, ac Processionibus

Loci huius Incolae ex voto propter calamitatem grandinis solemniter publiceque suscepto, ut Ins.tro recepto per Jo.Babt.am Bonacinam Mediolani Notarium die undecimo mensis Junij anni 1602 ut infra folio...

Dies festos SS.Francisci 4 octobris, Rochi 16 augusti, Bernardi 20 augusti, Joannis item diem altari colere debent, eoque die S.ti Francisci cantari facere  missam in Ecclesia SS.Viti, et Modesti eiusdem loci Clivati, et deinde processionaliter Cruce praelata ad Ecclesiam, quam eorum Parochus elegerit, adire tenentur.

Processiones maiores, et triduanae fiunt.

Item in festa S.ti Syri ad Ecclesiam S.ti Petri ad montem consecrationis causa dictae Ecclesiae.

In festo S.ti Rochi ad eandem Ecclesiam ab consuetudinems.

In festo S.tae Crucis et in festo S.ti Nazarij ab consuetudines.

 

De Schola Doctrinae Xp.nae

Doctrinae Xp.nae exercitium non intermittitur, quò permulti conveniunt patresque familias cum ipsi accedere diligentes sunt.

Unas tantum Schola est in Ecclesia SS.Viti, at Modesti praed.ta, quà mares faeminaquae conveniunt, locisque satis aptè inter se distinguuntur; cui Parochus Prior Plebis Ugloni in Dochtrina Christiana opera navat.

Prefectus, et praefecta coeterique operarij adesse soliti sunt; spirituales cohortationes habentur.

Piscatores delecti decretivè sunt, qui vagos pueros cogunt, et ad ecclesiam ducunt.

De communibus Doctrinae Christianae institutionibus lectiò habetur.

 

De loco Piò Fabricae

Nullas locus pius ad fabricam

 

De Soliditate SS.mi Sacramenti

Eodem die, et anno Idem R.us D. Visitator G.nlis visitavit soliditatem SS.mi Sacramenti in Ecclesia Parochiali S.ti Caloceri antiquitus institutam, et erectam, ut creditur, quamvis de erectione nihil certi fuerit allatum.

Scholares in eam relati sunt mares n.115, faeminae vero 210.

Liber, in quem sodalium nomina referuntur à Parocho, vel à Priore describitur.

Legibus, et regulis utuntur his, quibus sodalites Corporis Christi usi consueverunt ijsque quamvis non omnes parere affirmans.

Nonnulli ex sodalibus maribus, et faeminis sepè per sacramentalem confessionem, maculis peccatorum alutis sanctissimam Eucaristiam suscipiunt.

Supplicationibus, seu Processionibus SS.mi Sacramenti, quae ex Instituto tertio quoque dominico die cuiusque mensis habentur, fraequentes adsunt, atque SS.um Sacramentum comitantur, cum ad aegrotos defertur, cereosque sodalitatis SS.mi Sacramenti in Ecclesia suscipiunt.Non deliguntur singulis mensibus qui Umbellam, sine Baldachinum portent, sed ad id munus omnes sunt parati.

Fraternis benignisque verbis commonentur, quibus est morum disciplina corrupta ac Charitatis offitium praestatur sodalibus qui pubblico aliquo, notoque omnibus vitio sunt dediti.

Nulla haec sodalitas bona stabilia habet, sed tantum redditus unius ducatoni monetae mediolanen. quod persolvere debes D.Petrus Paulus Castronovus durante eius vita, occasione cuiusdam voti eidem dispensati iubilei causa.

Capsula ad elemosynas colligendas duabus clavibus inter se diversis munita perpetuò habetur exposita eaque Parocho, Priore, Propriore, Thesaurario, et Cancell.o praesentibus quando opus est, aperitur, elemosynae Thesaurario traduntur, et à Cancell.o in rationum codice referuntur.

Unus praeterea deligatur ex sodalibus, qui certa mercede constituta stipem à familijs intra Territorium existentibus ostiatim petat, quae verò res elaemosynae nomine datae sunt, eae piae ipsius Ecclesiae fonbus Parocho praesente divenduntur, pecunia verò Thesaurario referenda in codicem numeratur.

Ex his omnibus redditibus, ac elaemosinis onera sodalitati imposita sustinentur, idest quottannis lib. 30 imp. monachis erogantur pro oleo ad lumen lampadis, quae SS.mo Sacramento praelucet sufficiendo.

Cerei qui in Altari maiori singulis tertijs diebus dominicis, ac die SS.mi Corporis Christi, et eius octavam ardent, emuntur, illique iidem qui eidem SS.Sacramento vel in processionibus, vel ad aegrotos praeferuntur.

Huius sodalitatis administratio commissa est Ecclesiae ipsius Rectori, qui semper preest Priori, Propriori, Thesaurario, et Cancellario, quos quotannis mutari, confirmarive mos est.

Tertio quoque dominico die cuisque mensis post vesperas  hi omnes ministri vel in Ecclesia SS.Viti, et Modesti, vel in Parochi aedibus conveniunt, et  de rebus ad sodalitatem rectè regendam spectanctibus agunt, quae verò decernuntur ea scriptis non consignantur.Nulli omnino sumptus, nisi  approbante Parocho fiunt.

Thesaurarius Codicem rationum rectè, atque ordine conficit, cumque rogatus Parocho, et deputatis semper ostendit.

Anno exacto Thesaurarius vel ipsimet sodalitati vel Vicario foraneo visistanti, aut ex tempore reposcendi suae administrationis rationem reddit. Libro autem Parochus, vel Vic.us  ipse Foraneus subscribere solet.

Pecuniae   quae ex anni superioris sumptibus superfuerint, eae novo Thesaurario in codicem referendae numerantur. Thesaurarius nunc est Antonius Schola, à quo rationum liber  exhibitus est, quo diligenter perspecto, et cognito debere compertus est summam librarum 31,316 inf.; eidem libro subscriptum fuit.

      

De Ecclesia SS.Viti, et Modesti

Eodem die, et anno Idem R.mus D. Visitator G.nlis visitavit Ecclesiam SS.Viti, et Modesti, membrum eiusdem Parochialis Ecclesiae S.ti Caloceri loci Clivati, ibidem sita.

 

De Altari maiori

Tria sunt Ecclesiae huius Altaria connumerato maiori, quod una cum ipsa Ecclesia die vigesimo secundo mensis Aprilis anni 1498 consecratam fuit, ut Parochus ipse testatus est, et ut percipitur ex crucibus rubris in parietibus Ecclesiae expressis, quae cruces in huiusmodi consecrationibus fieri solent, in eoque inclusae fuerunt Reliquiae SS.Innocentium.

Habet Altare hoc mensam lapideam integram, tela non cerata, contectam, Bradella eius decens, cui tamen coronices laterales desunt, distat à Clathris sivè Cancellis cubitis tribus. Hoc ipsum Altare ligneo Tabernaculo SS.mae Eucaristiae formae octangularis, auro, columellis, picturis, sigillisque ornato, in cuius summa parte Crux lignea auro abducta visitur, ostioloque amovibili ab anteriori parte comodè aperitur, et clauditur,  intus serico rubro totum vestitur, in quo tamen SS.Sacramentum non adservatur, cui duo lapidei gradus, mappulis serico rubro, intextis contecti subiunti sunt, quattuor item Candelabris ex auricaleho, Pallio duabusque mappis quarum una lata, et dupplicata conspicuum est. Tegmen non habet, nec eo opua est ob forniciis depressionem.

Fenestrella urceolorum ad formam disecta est. Crux, et tela stragula desunt.

 

 

De Capella maiori

Capella maior ita extructa est, in quadratam formam exhibeat, fornicata, et dealbata est. Huius pavimentum ex coementario opere stratum aequale est, quo unico lapideo gradu ascenditur, cancellis ferreis septa est. Iconem habet eburneam, in qua B.M.Virginis, SS. item Viti, et Modesti Francisci Imagines eleganter  pictae conspiciuntur, quae coronicibus nuceis ornata est. Fenestra unica adest à latere Epistolae reticulis, clathris ferreis, et specularibus vitreis munita, sub arcu eiusdem Capellae Christi in Cruce pendentis Imago in quadam capsa lignea picturis ornata locata est. In eadem Capella ostium est, unde in sacristiam aditus patet.

Ad hoc Altaris ex devozione tantum celebratur.

 

De Altari SS.mi Rosarij

A parte meridionali Altare SS.mi Rosarij B.Mariae muro adherens iuxta praescriptam formam constructum est, supposita est mensa lignea, cui altare gestatorium ad paescriptum formae  insertum est. Bradella eius decens, coronicibus tamen lateralibus carens, distat à clathris, sive cancellis cubitis quattuor. Hoc ipsum Altare Cruce, et duobus candelabris ex auricaleho, ac duobus ligneis, Pallio item, et tribus mappis, secretorumque tabella conspicuum est. Tela stragula deest. Tegmen non habet, nec eo opus est ob fornicis demissionem. Fenestrella urceolorum ad formam dissecta non est.

 

De Capella SS.mi Rosarij

Capella SS.mi Rosarij  ita extructa est, ut quadratam formam exhibeat, fornice tegitur, picturisque sacris tota ornata est. Huius pavimentum coementariò opere stratum ineguale quo unico gradu lapideo ascensus est, cancellis ferreis septa est. Iconem nulla habet, sed eius loco in pariete posteriori ante Altare nicia excisa est, in qua B.M.V. cum filio, ac S.ti Baptista simulacra locata sunt, ante niciam duo tegmina, alterum sericum album, alterum verò ex tela cerulea, sunt apposita, adsunt praeterea fenestrae duae à lateribus Capellae, reticulis, clathris ferreis, et vitro munitae. Intra septum Altaris adest scrinium sodalitatis SS.mi Rosarij.

E regione Capellae vitrea lampas auricaleho indecenter inclusa pendet, cuius lumen diebus festivis B.M.V., et aliquando sabbato alitur oleo ex olivis, vel nucibus, aut lini semine expresso sumptibus sodalitatis SS.mi Rosarij, et nonnullorum devotione.

Intra septa Capellae laici  quandoque id rem sacram audiendam procedunt.

 

De oneribus huius Altaris

Huic Altaris multum onus impositum est.

 

De Altari S.Rochi

Altare S.ti Rochi muro adherens ab eodem meridionali latere iuxtà praescrictam formam constructum est; supposita est mensa lignea, cui Altare gestatorium deest, sed cum ad hoc Altare res sacra fieri unico Altare portatile Capellae SS.mi Rosarij ibidem usui est. Bradella eius decens, cornicibus tamen lateralibus carens, distat à clathris, sivè cancellis cubitis quattuor. Hoc ipsum Altare Pallio serico, duabus mappis, quamvis altera dupplicata, cruce item auricaleho, duobus ligneis candelabris pictura ornatis, et secretorum tabella conspicuum est. Tegmen non habet, nec eo opus est ab fornicis depressionem, fenestrella urceolorum ad formam dissecta non est.

 

De Capella S.ti Rochi

Capella S.ti Rochi ita extructa est, ut quadratam formam exhibeat, fornice tegitur. Parietes eius albario opere sunt induti . Hius pavimentum à coemento substato inequale est, quo unico gradu lapideo ascensus est, cancellis ferreis septa est. Iconem habet in quo Xpi de Cruce pendentis, S.ti item Rochi, et nonnullorum aliorum sanctorum imagines pictae conspiciunt; quae icona cornicibus nuceis ornata est. Fenestrae duae à lateribus Altaris sunt, clathris ferreis, reticulis, et specularibus vitreis munita. Intra septum Altaris laici quandoque ad audiendam missam pervadunt. Ad hoc Altare aliquando ex devotione celebratur.

 

De Legatis, et Anniversarijs

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De Ecclesia

Ecclesia haec consecrata est, quemadmodum ex nonnullis crucibus rubeis in parietibus eiusdem expressis videre licet, quae  cruces in huiusmodi consecrationibus fieri solent, orientem spectat solem, quae est ampla satis, et multitudinis capax, navi unica constat, duobusque arcubus est distincta. Pavimentum coementario opere stratum equale est, quò nullis ascenditur gradibus, parietes partim albario opere sunt induti, partim vero pictis sanctorum Imaginibus, licet squalentibus exornati. Ecclesia lateritia opere tegit. Saepe pavimentum scopis mundatur, raro ex parietibus pulvis ecuitus, et coelum Ecclesiae, ac Capelarum ab aranearum telis purgantur.

 

De Portis, et Ostijs

Habet Ecclesia in frontespicio portam unam, quae ab exteriori parte clauditur, aliam verò lateralem, per quam ad aedes Ecclesiae accessus habetur.

In summa maioris janua parte nullae miserunt sanctorum eorum Imagines, quorum nominibus dicata est Ecclesia, sed tantum adest Imago Nativitatis D.N.

Supra portam maiorem propè parietem frontespicij adest chorus, in quo alias disciplinati confalonis offisium B.V.M. decantabant, quae sodalitas confalonis nunc extincta dicitur.

 

De Fenestris

Fenestrae duae sunt, quarum una rotunda in ipso frontespicio cernitur, alia vero quadrata à parte meridionali, quae clathris ferreis tantum munitae sunt.

 

De Sepulcris

Sepulcra quattuor numerantur, quae ità adequatur Ecclesiae solum, ut neque depressione, neque prominentia obsint, operculo clauduntur  dupplici ad formam.

 

De Confessionali

Unum dumtaxat confessionale est in Ecclesia, idque ex tenuibus tabulis, ad formam tamen confectum, cui affixae sunt tabellae casuum in Bulla Coenae D.ni, atque in. Archiep.o reversatorum, precum à Confessario audituro dicendarum, formaque absolutionis, licet corosae. Tabella verò Canonum Poenitentialium deest. In loco tam aperto est situm, ut confessarius, et poenitens ab omnibus conspici queant.

 

De Suggestu

Suggestus portatilis ex tenuibus tabulis compactus adest satis decens ab Evagelij latere locatus, in eum ductili scalo tutò ascenditur. Nulla ibi de Cruce Christi pendentis Imago Concio ad populum inde commodè habetur. Parochis rarò populum de suggestu alloquitur, sed hoc munere

 

De Capsulis

Est in Ecclesia inter Capellas St.mi Rosarij, et S.ti Rochi unica capsula ad elaemosynas sodalitatis, et Fabricae Ecclesiae nomine colligendas, atque haec semper exposita est, nulla eius rei facultate, vel licentia impetrata. In Capella vero eiusdem S.ti Rochi à latere Evangelij adest arcae in quas segetes B.V.M. Rosarij oblatae ponuntur.

 

De Vasis Aquae Sanctae

Vasa aquae lustralis duo sunt, unum extrà Ecclesiam parieti à latere sinistro insertum, idque ex siliceo lapide efformatum, aliud est columellae marmoreae impositum intra Ecclesiam à dextro ingredientium latere, idque ex molari lapide efformatum, ibi promiscue, mares, et faeminae se se aqua benedicta aspergunt, quae quidem aqua quod octavo quoque die renovari non solet, neque labrum nitidè abspergeri, plena sordium est.

 

De Turri Campanili

Turris Campanilis quadratae formae est extra Ecclesiam meridiem versus aedificata. Huius fastigium singulis lapideis operatum est. In summo vertice Crux erecta conspicitur, ostium quod patens est, valvis clauditur, coemeterium spectat, Campanae ibi duae sunt sonorae admodum, atque inter se concordes, quas M.us Rev.mus D. Episcopus Alexandrinus anno 1604 die septimo Augusti consecravit ut est à D.no Lutio Fantischo affirmatum, qui de hac consecratione memoriam fecit in quodam libroque cum exhibito, honeri funes sodalitatis S.mi Rosarij sumptibus emuntur.

 

De Coemeterio

Coemeterium ante Ecclesiam est, ad occidentem vergens, id satis equatum non est, sed depressum alibi, alibi tumulis impeditum, muro circondatur, atquam ingressus eiusdem muri non clauditur, ipsis etiam bestijs pervium est, nulla hic Cruce erecta, locus est herba virens quattuorque moronoribus arboribus cerisibus, de quibus evellendis Parocho, et scholaribus à M.R.D. Cepolla Visitatore factum fuit praeceptum, quod adhuc executum non fuit. Nulla denique ibi Capella est, ubi preces pro mortuis aliquando fiant.

 

De Sacristia

Sacristia quadrangularis ampla ad aquilonem iuxtà maiorem Capellam à latere Evangelij extructa est, ei unico gradu lapideo ascenditur, Parietes loricati sunt, et dealbati, fornice tegitur, sacristiae ostium respicit Capellam maiorem, fenestram habet ad orientem versum clathris ferreis tantum munitam, oratorium Bradella facit ante quam sunt Chartulae orationum missae preparatoriarum. Libellum cum manutergio ad abluendas, tergendasque manus desunt. Sunt item ibi chartulae in quibus orationes sacerdotalibus indumentis accomodatae missae, anniversaria descripta apparent. Nomina verò Sanctorum Mediolanensium Archiep.orum desunt. Armarium ad sacras vestas reliquamque Ecclesiasticam suppellectilem adservandam non est ad formam.

Suppellex autem omnis Ecclesiae, et sacristiae est haec quae infrà describitur Inventario delle cose della chiesa di S.Vito, che di presente si trovano, quali devono essere adoperate particolarmente nella detta Chiesa, et nelle altre della Parrocchia, occorrendo al bisogno conforme agli ordino delli Sig.ri Superiori.

L.a(lista) Un Calice indorato con sua Patena.

Un Corporale con due Animette.

Borse da Corporali n.sette, due rosse vecchie, una bianca nuova, una nera nuova, una morella nuova, una rossa nuova, una verde nuova.

Veli da Calice n.7, tutti di seta fattà à rete, et uno di filo à rete fodraro di cendale.

Panetti di tela bianchi n. diecisette.

Purificatorij n.vent´uno.

Duoi altri veli nuovi da Calice figurati.

Quattro Veli grabdi frusti, et stracciati.

Un Paro di Angeli indorati.

Palij n.nove parte buoni, et parte cattivi.

Pianete sette con sue stole, e manipoli.

Camici dui, uno frusto, et l´altro nuovo fatto fare dal Curato.

Cordoni trè. Amitti trè. Salviette fruste trè. Una Cottina frusta per il chierico.

Bussolini otto di ottone, quattro piccoli, e quattro mezzani.

Un Crocifisso grande con la Croce indorata.

Un Crocefisso picciolo per le Processioni per le donne.

Un fazoletto frusto per la messa.

Tovaglie otto usate, et una rotta.

Un Confalone per uso delle Processioni.

Candelieri grandi, e piccoli sei.

Candelieri di legno quattro.

Candelieri di legno per gli mortorij quattro.

Due Croci, una grande, et una picciola.

Una Pace di legno. Due Bacilette di maiolica.

Un Messale Romano con due coscini.

 

De Domibus Ecclesiae

Aedes adsunt propè Ecclesiam, eique coniunctae à parte aquiloni, quae eiusdem Ecclesiae propriae sunt, et tot maxime locis, vid.t tribus superioribus, et uno inferiori destinguntur habens atrium, et domui coniunctum est viridariolum, quae atrium, et viridariolum muro circundantur, et  valvis, sera, et passulo clauduntur; cui atrio item, et domui coherent ab una parte monachorum, ab alia Gabrielis, et fratrum de Canalibus, ab alijs verò d.a Ecclesia, et Coemeterium; in quibus aedibus nemo inhabitat, et per eas ad Chorum alias disciplinatorum ascensus habetur.

                                          

De Sodalitate SS.mi Rosarij

Eodem die, et anno idem R.mus D.Visitator G.nlis sodalitatem SS.mi Rosarij in eadem Ecclesiae SS.Viti, et Modesti ad Altare B.V.M. eiusdem SS.mi Rosarij antiquitis institutam, ac à Beato Carolo sodalitati SS.Sacramenti Ecclesiae Parochialis die 27 mensis 7bris anni 1571 incorporatam ac unitam visitavit.

Cumque ex Priore, alijsque sodalibus, qui eò vocati convenerant, cognovisse eam nuper à R.mo Pr.e Ludovico ..... Vic.o G.nli totius ordinis Praedicatorum erectam fuisse anno 1607 die 8 mensis 7bris, illud etiam intellexit ex Aplic.a facultate eidem R.mo Pr.i G.nli concessa, Indulgentias illas fuisse communicatas, quarum compos est Ven. Archiconfraternitas SS. Rosarij eiusdem S.tae Mariae supra Minervam de Urbe, ut liquidò constat ex literis eiusdem institutionis, sine erectionis datis Romae die, et anno supes.tis, atque ipsiusmet R.mi Pris G.nlis manu firmatis, at à R.mo Vicario G.nli Archiep.li visis, et subscriptis , quae statim fuerunt exhibitae.

Sodales in eam relati sunt mares n.71, faeminae vero 139.

Liber in quam sodalium nomina referuntur, à Parocho describitur. Legibus, et regulis utuntur his, quibus sodaliates SS.mi Rosarij uti consueverunt, ipsique quamvis non omnes parere affirmantur.

Permulti ex sodalibus rarò aliqui verò saepè, et praecipue faeminae per sacramentalem confessionem maculis pecatorum elutis, sanctissimam Eucharistiam suscipiunt.

Supplicationibus seu Processionibus SS.mi Rosarij, quae ex instituto p.o quoque dominico die cuiusque mensis habentur frequentes adsunt; fraternis, benignisque verbis commonentur quibus est morum disciplina corrupta, et charitati officium praestatur sodalibus, qui pubblico aliquo notoque omnibus vitio sunt dediti.

Possidet haec sodalitas pacifice multis ab hinc annis bona quae soli sunt, sine stabilia ut infra.

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Capsulae ad elaemosynas colligendas duabus inter se diversis munita clavibus perpetuò habetur exposita atque Parocho, Priore, Propriore, Thesaurario, et Cancellario Praesentibus, quando opus est aperitur; Elaemosynae Thesaurario traduntur, et à Cancellario in rationum codicem referuntur.

Questuarium ad elaemosynas colligendas habet, et est idem deputatus à sodalitate SS.mi Sacramenti, qui elaemosynas nomine ambarum sodalitatum simul ut d.o à B.Carolo incorporatarum ostiatim à familijs intra Territorium existentibus petit ut supra dictum fuit.

Postremo haec ipsa sodalitas habet in Capella S.ti Rochu expositam arcam in qua à fidelibus segetes offeruntur, quibus ante fores Ecclesiae Parocho p.nte venundatis pecunia Thesaurario numeratur.

Ex his omnibus redditibus, et elaemosynis onera sodalitatis substinentur, et p.o oleum ad lumen lampadis, quae dictis festis, et diebus sabbati B.V.M. Rosarij praelucet sufficitur Cerei, qui in eodem Altari, dum celebrantur ardunt, emuntur.

Huius sodalitatis administratio commissa est Ecclesiae huius Rectori, qui semper paeest Priori, Propriori, Thesaurario, et Cancellario; quos quotannis mutari, confirmarive mos est.

P.o quoque dominico die cuiusque mensis post vesperas hi omnes ministri in eadem Ecclesiam simul conveniunt, ac de rebus ad sodalitatem rectè regendam spectanctibus agunt, quae verò decernuntur, ea scriptis non consignantur. Nulli omninò sumptus, nisi  approbante Parocho fiunt.

Thesaurarius Codicem rationum rectè, atque ordine conficit, cumque rogatus Parocho, et deputatis semper ostendit.

Anno exacto Thesaurarius vel ipsimet sodalitati vel Vicario foraneo visistanti, aut ex tempore reposcendi suae administrationis rationem reddit. Libro autem vel Parochus, vel forte Vic.us   subscribere solet.

Pecuniae   quae ex anni superioris sumptibus superfuerint, eae novo Thesaurario in codicem referendae numerantur. Thesaurarius nunc est Antonius Schola, à quo rationum liber  exhibitus est, quo diligenter perspecto, et cognito, ipsum creditorum esse compertum est summae librarum 50 ps ib.; eidemque libro subscriptum fuit.

 

De Ecclesia SS. Nazarij et Celsi Scarenae

Eodem die, et anno Idem R.mus D. Visitator G.nlis Ecclesiam SS. Nazarij et Celsi loci Scarenae, intra fines Parochialis Ecclesiae S.ti Caloceri loci Clivati sitam visitavit.

Ecclesia haec Altare unicum habet, quod muro adhaeret, iuxtaque praescriptam formam constructum est, supposita est mensa lignea, cui Altare gestatorium ad praescriptum forma insertum est. Bradella euius decens distat à latere Clathris, sive cancellis cubitis duobus, sub qua extat gradus unicus lapideus, qui extrà dictam Bradellam non exit, et eam nimis minue facit, et ob id ante Bradellam locata adest mensa marmorea, quae alias super d.o altari existebat. Hoc ipsum altare gradu lateritio mappis contecto, cruce item, et duobus candelabris ligneis, pallio coriaceo, et duabus mappis, quarum una dupplicata ornatum est. Tegmen non habet, fenestrella urceolorum ad formam disecta non est. Capella verò ita extructa est, ut quadratam formam exhibeat, laqueari tegitur. Huius pavimentum lapide stratum satis aequale est, quò novem gradibus lapideis ascenditur, cancellis ligneis seta est. Iconulam habet ex tabulis ligneis confectam, Imaginem B.V.M. cum filio continentem. Ante ipsum Altare in pariete B.V.M., et aliorum sanctorum imagines faerè consumptae picta visuntur. Fenestra unica adest à latere Epistolae reticulis clathris ferreis, et vitro munita. Christi in Cruce pendentis à regione altaris locata est. Ante Altare vitrea lampas pendet ferro inclusa, cuius lumen die festo SS.Titularium alitur ex devotione Donati Theoldi. Intra septum Altaris laici quandoque ad audiendam missam pervadunt.

Ad hoc Altare die festo SS.Titularium, et aliquando viciniorum devotione celebratur.

A latere aquiloni Ecclesiae in pariete picta visitur Imago S.ti Mamettis martiris, antequa adest rastrum ligneum cum nonnullis rebus huic sancto oblatis.

 

De Ecclesia

Ecclesia haec non consecrata orientem spectat solem, cuius longitudo latitudini non convenet, navi unica constat. Pavimentum lapide stratum satis aequale est, eo tribus gradibus lapideis descenditur; quae quidem Ecclesia cancellis ligneis intra ostium septa est. Parietes alicuti albario opere sunt induti, alicuti verò picturis faerè corosis exornati Ecclesia tegitur tegulis, Cap.a, et Eccl.a lapideis sedilibus circundantur. Pavimentum scopis mundantur; raro autem ex parietibus pulvis excutitur. Ostium habet in frontispicio, cuius fores clave, et pessulo clauduntur.

A latere dextero adest capsula ad elaemosynes fabricae Ecclesiae nomine colligendas; atque haec semper exposita est, nulla huius rei licentia impetrata.

Labrum aquae lustralis unum pilae impositum est intra Ecclesiam à dextero ingredientium latere, idque ex nudi lapide effirmatum, ibi promiscue mares, et faeminae se se aqua benedicta aspergunt, quae quidem aqua raro renoveri solet.

Turris campanilis quadratae formae est propè portam edificata.

Huius fastigium tegulis lapideis tegitur, in summo vertice crux erecta non est, ostium quod patens est, Ecclesiam spectat. Campana ibi adest de cuius consecratione non constat, huius funes ex elemosynis atque Ecclesiae oblatis emuntur.

Post Turrim campanilis adest domucula à nemine habitata.

Ecclesia subterranea adest, cuius coelum fornicatum quattuor columellis marmoreis quadratis sustentatur, huius pavimentum lapide stratum satis aequale est, parietes rudes sunt.

Altare parvum inornatum, et decens in ea adest.

Quatuor faenestrae oblungae sunt omninò inornatae, quarum tres in frontespicio Ecclesiae ante Altare, aliae vero à latere meridionali cernuntur.

Portae duae adsunt, per quas duabus scalis decem gradibus pro qualibet ascenditur ad Ecclesiam.

Nullum adest Coemeterium, et nulla sacristia.

Suppellex Altaris, atquae indumenta sacerdotalia adservantur in arca inter cuisdem Altaris septum locata, clave munita, clavem verò penes se habet Donatus de Theoldius.

Indumenta autem, atque ornamenta sunt haec.

Inventario della suppellettile della Chiesa de S.ti Nazario e Celso di Scarena.

L.ta(Lista)un Calice con la patena.

Un Corporale con l´animetta.

Purificatorij n.3.

Fazoletti di tela bianca n.3.

Un velo di Calice.

Una Pianeta rossa con stola, e manipolo verdi usati.

Un Camice novo. Un Amito novo. Un Cordone. Un Coscino.

La Tavoletta de secreti.

 

De redditibus huic Ecclesiae

Ecclesia haec multis ab hinc annis pacificè possidet vinetum, quod appellatur La Vigna di S.Nazaro tab. trium, situmque est in loco Scarenae, annexumque eidem Ecclesiae à parte meridionali cum quattuor arboribus moronorum huic hinc via publica confinis est, inde Josefhi Crottae dicti il Codeghino, illinc flumen Scarenae, ex alia verò parte Ecclesia praedicta.

Quod quidem vinetum fuit à q.mo Rev.mo Pr.e Don Hippolytho de Mediolano alias Rectore Clivati locata sups.to Doneto, ut dietum fuit pro ficto annuo solidorum triginta Im., sed ipse Conductore de sp.nti annuas libras sex Im. persolvit fabricae d.ae Ecclesiae. Praesuponitur hoc vinetum fuisse largitum Ecclesiae à Desidero Longobardorum Rege, qui ut dicitur hanc Ecclesiam edificare fecit.

Claves huius Ecclesiae dictum Donatum servantur.

 

De Ecclesia S.ti Petri in Monte Clivati

Eodem anno, die vero Martis decimo sexto mensis 7bris, Idem Rev.mus Visitator G.nlis Ecclesiam S.ti Petri in monte intra fines d.ae Ecclesiae Parochialis S.Caloceri Loci Clivati sitam visitavit. Quae quidem Ecclesia est titulum Abbatiae, quam obtinet Ill.mus, et Rev.mus D.Cardinalis Sfondratus Episcopus Cremonensis cuius Abbatiae redditus ultra appendices sunt quattuor mille scutorum.

 

De Sacris Reliquijs

Habet Ecclesia haec infras.tas sac. Reliquias nimirum duas Claves Carceris, in quem Divus Apostolus Petrus Romae coniectus fuit, quae sacrae claves anno .....mense 8 ad hanc Ecclesiam Roma fuerunt traslatae. Adservantur hae claves capsula panno serico rubro ornata, claveque munita, quae intra maiorem Capellam in armario Ecclesiae suppellectilis adservatis clavis eiusdem capsulae paenes infr.um Rev.um Capellanum existit.

Hae Sacrae Reliquiae diebus festis SS.Apostolorum Petri, et Pauli de mense Junij, ac S.ti Petri in Vinculis de Mense Augusti, nec non quotiescumque ad dictam Ecclesiam pocessiones habentur, inde eductae in Altari ad cultum populi pubblicè exponuntur. Vesperè autem post solis occasum eo unde asportatae sunt rursus inferuntur.

In hisque exponendis, vel reponendis debita lumina accenduntur.

Quibus item sacris clavibus obsignantur, qui à rabidis canibus morsi fuerint.

 

 

De Altari maiori

Hac Ecclesia unicum adest Altare, quod una cum Ecclesia ipsa consecratum est eo quia populus diem hu.oi consecrationis decimam septimam mensis Maij festum agis, eoque die qui S.to Syro est sacer, processionaliter cruce praelata Communitas, et homines huius loci ad hoc templum aderunt, ibique rei sacrae intersunt, et de hac consecratione aliter non constat, supposita est mensa lignea, cui altare gestatorium ad praescriptum formae insertum est. Bradella eius decens distat à clathris, sive Cancellis cubito uno.

Hoc ipsum Alare ad occidentem versum, cruce aurata, sex item candelabris ex auricalheo, tabella secretorum, pallioque, et tribus mappis, telaque stragula conspicuum est. Tegmen lateritium plasteo opere elaboratum, quattuorque columellis sillicijs suffultum habet; fenestrella urceolorum satis ampla ad formam disecta est.

 

De Capella Maiori

Capellae tres sunt in Ecclesia, connumerata maiori, quae ita extructa est, ut hemicicli formam exibeat; albario opus induta est: huius pavimentum lapide stratu equale est, quo tribus gradibus lapideis ascensus est cancellis ligneis circum Altare septa est. Nullam habet Iconam; fenestra unica à latere Epistolae adest, clathris ferreis cerataque tela munita. Arcus eiusdem Capellae nulla trasversa trabe coniungitur. Intra Capellam laici quandoque ad audiendam missam pervadunt.

 

De oneribus huius Altaris

Huic Altari nullum onus impositum est, praeter quam quod ad illud R. P.tr Augustinus Pallatius familiaris, et Agens praedicti Ill.mi Cardinalis, et Commendatarij faere singulis diebus festis, et aliquando ferialibus rem sacram facit, cui  à prefato Ill.mo D.no stipendium annuum centum quinquaginta scutorum una cum habitatione, et eius suppellectile, ac equo tribuitur.

 

De alijs duabus Capellis

Utrinque lateribus maioris Januae adest haemicyclaris Capella parva abs.que Altari, quae sacris SS.Imaginibus antiquis, ac decentibus induta est, huiusque pavimentum coementario opere stratum aequale est, quo unico lapideo gradu ascensus est, nullis cancellis septa est, nullasque habet fenestras.

 

De Ecclesia subterranea

Sub pavimento huius Ecclesiae templum subterraneum, sive scurolum haemicycli formam exhibens extructum est, in quod per lapideam scalam muro altitudini duorum septam à septentrionali latere descenditur, illudque sex siliceis columellis est suffultum, huius pavimentum à lapide stratum aequale est. Parietes albario opere sunt induti sedibus lapideis circundatur, ac fornice tegitur; fenestrellas habet quattuor oblungas, quorum tres à meridionali, reliqua verò à septentrionali lateribus existunt, quae clathris  ferreis tantum munitae sunt.

In hoc scurolo adest Altare muro annexum, quod iustà praescriptam formam constructum est, superposita est mensa lignea cum Altari portatili non inserto. Bradella eius decenter distat à Clathris, sive Cancellis cubito uno. Hoc ipsum Altare cruce, et duobus candelabris ex auricaleho, tabellaque secretorum, necnon pallio  et tribus mappis,  ac tela stragula ornatum est. Tegmen non habet, nec illo opus est ab fornicis demissionem; fenestrella urceolorum nulla.

Capellam non habet, sed Altaria praedictum cancellis ferreis septum est, et ante illud loco Icona in pariete posteriore B.V.M. defunctae in feretro collocata, sanctorumque Apostolorum illam circundantium simulacra a plasteo opere confecto conspiciuntur.

 

De oneribus Altaris

Hoc Altare nullum habet onus.

 

De Ecclesia S.ti Petri

Ecclesia haec antiqua notoque, ac sumptibus Desiderij Logobardorum Regis, ut praefertur aedificata consecrata est, quomadmodum de consecratione, et dedicatione ipsius supra narratum extat, occidentem spectat solem, ampla satis, et multidunis capax, navi unica constat, pavimentum coementario opere confectum aequale est, eo septem lapideis gradibus ascenditur; parietes partim albario opere sunt induti, partim vero pictis sanctorum Imaginibus antiquis exornati; Ecclesia legneata contignatione tegitur, et apud maiorem portam ad interiori  parte vestibulum duabus columellis suffultum adest.

Habet Ecclesia in frontispicio portam unam à latere verò septentrionali aliam per quam ad aedes Capellani accessus habetur, quae omnes valuis, passulis, seris, et clavibus respectivè sunt munita.

In summa maioris Ianuae parte Christi de Cruce pendentis medio hinc inter verò  SS.Apostolorum Petri, et Pauli Imagines picturiis antiquis expressae visuntur.

Fenestrae tres sunt quadratae à meridionali latere, quae omnes clathris ferreis, cerataque tela munitae sunt. Nulla sepulcra sunt, prout neque Confessionale, nec suggestus.

Capsula adest in Ecclesia ad elaemosynias nomine eiusdem Ecclesiae colligendas; atque haec semper exposita est, nulla eius rei facultate, vel licentia impetrata.

Elemosynarum verò administrationem habet sups.tus Rev.us Pallatius Capell.us ut supra.

Vasa aquae lustralis duo sunt, unum in parieti impositum intra Ecclesiam à dextero ingredientium latere, aliud super lignea basi locataum intra ipsam Ecclesiam apud lateralem ianuam, eaque ex marmore efformata, ibi permiscua mares, et faeminae se se aqua benedicta aspergunt, quae quidem aqua rarò renovari solet.

Turris Campanilis quadratae formae est propè maiorem Capellam edificata: huius fastigium lapideis pluteis tegitur. In summo vertice crux erecta non est. Campanae ibi sunt duae sonorae, quarum altera est aliquantiper fracta, eaeque an consecratae sint ignoratur; harum funes Ill.mi Cardinalis Commendatarij sumptibus emuntur.

Nullum adest coemeterium, sed ante Ecclesiam tecta porticus existit, ad quam per siliceam scalam muro altitudinis brachiorum duorum ab utraque parte septam ascenditur.

Nulla est sacristia, sed Eccl.ica suppellex, atque  indumenta sacerdotalia adservantur in armario nuceo intra septum maioris Capellae ante Altare locato, claveque munito, clavem verò paenes se habet idem Capellanus.

Suppellex autem omnis Ecclesiae est haec infrà describitur.

Inventario delli Paramenti della Chiesa di S.Pietro fatto da me D.Agostino Palazzo Agente dell´Ill.mo Sig. Cardinale Sfondrato nell´Abbazia sudetta.

L.ta Una Pianeta di damasco rosso con lavoro d´oro con suo manipolo e coscino con Arma di S.Sig.ria Ill.ma, et  S.Pietro nel mezzo, et il Pallio del medemo.

Una Pianeta di damasco verde con l´istessa fornitura, et Palio di damasco verde.

Una Pianeta di damasco bianco, cioè brocatello  con l´istessa fornitura, et Palio.

Una Pianeta di damasco morello con la medema fornitura, et Palio.

Una Pianeta di Grograno rossa fornita senza il coscino.

Un´altra Pianeta di grograno rosso con stola, manipolo, et arma di S.Sig.ria Ill.ma.

Una Pianeta di grograno verde fornita.

Una Pianeta di Grograno morello con suoi fornimenti.

Tre Palij di Grograno paonazzo con arme, et S.Pietro.

Un Calice con la Coppa d´argento, et piede d´ottone con la Patena d´argento indorati, et Cassa si Corame nero.

Camici duoi con quattro amiti, et trè cordoni bianchi.

Una Croce grande indorata col suo piede, et un´altra inargentata con il piede.   

Un Aspersorio per l´aqua benedetta d´ottonè.

Una Cotta per il Chierico, et duoi messali, uno Ambrosiano vecchio, et l´altro Romano.

Un Campanello per la messa di metallo.

Una Baziletta con li suoi Urzoli.

Duoi Corporali belli con sue palle.

Duoi Veli da Calice.

Trè Tovaglie grandi per l´Altare, et trè picciole à modo de sciugamani.

Una Tela turchina per coprire l´altare.

Duoi Ceroforarij di legno con sue basi.

Purificatori dodici buoni, et cinque fazoletti per le mani.

Duoi pezzi di brocato rosso con frangie d´oro, nelli quali sono involte le sacre chiavi.

Un Antiporto per la Chiesa rotto, et telari trè per le finestre, mà duoi rotti.

Una Lampada d´ottone.

Un pezzo di spaliera di Bergomo per mettere al sgabello dell´Altare.

Le Chiavi della Chiesa, et un Valicino di corame rosso.

 

De concursu populorum ad d.amet  Ecclam, et Indulgentijs

Ad hanc Ecclesiam adest maximus populorum concursus, qui praecipuis quibusdem anni diebus ad eam processionalibus partim ex votis, partim verò ex piis consuetudinibus adeunt, cum speciatim hu.ri Ecclesia maximis Indulgentijs, et spiritualibus gratijs decorata sit, ut praefatur.

 

De Domo Capellani

Domus ad habitationem pro tempore Capellani huius Ecclesiae est propè eandem Ecclesiam à septemtrionali latere, eique contigua, quae tot maximè loca habet nimirum tria cubicula superiora, cellam vinariam, et parvum atrium clausum domui parvum viridarium coniunctum est, cui atriolo item, et domui cohaeret à duabus partibus vallis, ab alia Ecclesia praedicta, ex alia verò prata eiusdemmet Ecclesiae.

Altari autem meridionali prope eandem Ecclesiam adsunt duo Equilia cum duobus casinis superioribus pro capiendo feno ad usum Equi Ill.mi Commendatarij.

In hac domo habitat Supstus R.D.Palatius praefati Ill.mi D.ni Cardinalis Capellanus, et Agens.

 

De Oratorio S.ti Benedicti

Succesive praefatus R.mus D.Visitator G.nlis visitavit Oratorium S.ti Benedicti in inferiori parte D.ae Ecclesiae S.ti Petri in Monte apud Schalam siliceam superius descriptam, et intrà fines eiusdem Parochialis S.ti Caloceri situm, ab eaque mille quinque passibus distans.

Quantum indicari oculis potest oratorium hoc est perantiquum, orientem respicit, navi unica constat, eiusque longitudo est cubitorum circiter viginti quatuor totidemque altitudine et latitudo.

Altare unicum habet ad orientem, à muroque seiuntum, et picturis ornatum, et sub hemicyclari Capella conditur; muro inter altitudinis cubitorum quattuor circiter loco Cancellorum septum. In pariete posteriori ante Altare loco Iconae Xpi de Cruce pendentis in medio hinc inde intra B.M.Virginis, et S. Io.ni E.gelistae, et pedem crucis S.tae Mariae Magdalenae Imaginis pictis antiquis, ac decentibus expressae conspiciuntur. Utrinque à lateribus Altaris adest fenestrella oblunga, ab antiqua non munita.

Pavimentum tam Capellae, quam Oratorius glarea, coementoque sustratum aequale est. Parietes albario opus antiquitus induti sunt, et propter vetustatem aliquantuper rudes.

Coelum fornice tribus partibus distincto tegitur.

Ostia duo habet, quorum unum in frontespicio, aliud vero à latere meridionali, quae firmis foribus sunt munita. In ipso frontispicio adest fenestrella ad similitudinem crucis efformata, quae non est munita.

Nulla Turris Campanilis, neque Campanula extat.

Labrum ad usum aquae piacularis parieti, quo ipsa Capella sepitur à meridionali latere insertum est, eo interdum aqua benedicta infunditur, quae ab Ecclesia S.ti Petri affertur.

Huc supplicaziones, vel Processiones habentur die tertio litaniarum, et quotiescumque processionaliter ad d.am Ecclesiam S.ti Petri proficiscitur.

 

De Oratorio S.ae Mariae et S.ti Rochi loci Scholae

Eodem die, et anno Idem R.mus D.Visitator G.nlis visitavit Oratorius S.tae Mariae, et S.ti Rochi loci Scholae intra fines Parochialis Ecclesiae S.ti Caloceri loci Clivati situm, ab eo distans milliari uno circiter.

Oratorium hoc orientem respicit, navi unica constat, eius longitudo est cubitorum decem, latitudo sex, altitudo verò cubitis octo ciciter.

Altare unicum habet muro adherens, quod ad formam est constructum, cui mensa lignea, et lapis sacratus deest, pallio coriaceo, ac mappa, cruce item, et duobus candelabris ligneis, ac lateritio gradu ornatur, fenestrella ad urceolos adservandos extra septum Altaris non ad formam disecta est, bradella eius decens, cui tamen coronices laterales desunt, distat à clathris, sivè cancellis pede uno cum dimidio. Tegmen non habet, cum fornicx huius Altaris humilis sit, et depressus.

Capella verò extructa est, ut haemicyclis formam exhibeat; parietes verò incrustati sunt. Huius pavimentum lapide stratum aequale est, quo unico gradu lapideo ascenditur cancellis ligneis septa est, Iconem non habet, nec fenestras.

Ad hoc Altare ex devotione res sacra fit, sed rarò.

Oratorium hu.oi non consecratum, navi unica constat ut s.a, pavimentum coementario opere stratum aequale est, eo nullis ascenditur gradibus, sed pavimentum cum solo viae convenit; parietes sunt incrustati, oratorium fornice tegitur. Pavimentum saepe scopis mundatur, saepe etiam ex parietibus pulvis excutuntur, ac fornix ab aranearum purgantur.

Ostium habet in frontespicio, quod sera, et clave clauditur.

Fenestra unica rotunda non munita in ipso frontespicio cernitur.

In parietes frontespicijs extrà ostium à latere dextro insertum est labrum aqua piacularis, idque ex humo efformaum eo singularis diebus dominicis aqua benedicta infunditur, quae ab Ecclesia Parochiali affertur.

Turricula est in summa parte frontispicijs excitata, in eaque campanula collocata, quae consecrata fuit à R.mo D.no E.po Alexandrino die septimo mensis Augusti 1607, ut est à D.Lucio Fantischo affirmatum, qui de hac consecratione memoriam fecit in quodam libro per eum exhibito, cuius funis ad medium ostium intra oratorium pendet.

 

De Oratorio S.ti Andrae Capsinarum Isellae

Eodem die, et anno Idem R.mus D.Visitator G.nlis visitavit Oratorium S.ti Andreae Capsinarum Isellae intra fines Parochialis Ecclesiae loci Clivati situm, ab eaque distans medio milliari.

Oratorium hoc orientem solem respicit, navi unica constat, cuius longitudo est cubitorum decem, latitudo sex, altitudo verò novem circiter. Altare unicum muro aderens habet ad orientem, ac ad formam constructum inornatum, cui superposita est mensa lignea sub fornice, sive niciae conditum, ligneis concellis est septum fornicis, sive niciae ipsius imagines antiquae satis decenter sunt. Fenestra una rotunda non munita in frontespicio oratorijs cernitur, fenestrella urceolorum ad formam disecta non est. Coelum oratorij fornice tegitur, parietes albario opere sunt induti. Ostium habet in frontispicio, cuius fores satis firmae sunt, eaeque non interdiu minus patent, quam noctu.

Turricula nulla, neque campana adest. Labrum ad usum aquae piacularis indecens parieti Ianuae à latere dextro insertum est, idque ex humo confectum eo interdum aqua benedicta infunditur, quae ab Ecclesia Parochiali affertur. Nulla suppellex adest.

 

De oratorio S.ti Rochi Capsinarum Boriminae

Eodem die, et anno Idem R.mus D.Visiator G.nlis visitavit oratoriun S.ti Rochi Capsinarum Boriminae inferioris intrà fines Parochialis Ecclesiae S.ti Caloceri Clivati in pubblica via extructam, quò à loco Suelli Plebis Incini iter est ad locum S.ti Firmi eiusdem Plebis, eius forma quadrata, et parva est, in quo Altare parvum omnino inornatum constructum est.

Pavimenum coementario opere stratum est, parietes fere rudes; ab anteriori verò parte ante Altare B.V.M. cum filio. SS.item Rochi, et Firmi Imaginibus pictis licet aliquibus partibus corrosia ornatur. Fenestra hemicyrclaris in frontispicio super ostium est, clathris ligneis munita. Ostium domos viciniores Boriminae spectat; idque est valvis, sera, et clave munitum. Eius parietes ab exteriori parte incrustati sunt. Oratorium distat à via pubblica cubito uno circiter; nullis circondatum longurijs est ad arcendos aequos et coeteras bestias, sed à parte via publica circundatur sepe. Clausum perpetuò visitatoris, eoque solum tempore aperitur, cum supplicationes habentur clavem vicini asservantur.

 

De Oratorio S.ti Rochi Capsinae Brugnosij

Eodem anno, ac die Idem R.mus D.Visitator G.nlis visitavit oratorium S.ti Rochi Capsinae Brugnosij intra fines eiusdem Parochialis Ecclesiae S.ti Caloceri Clivati in publica via extructum, qua à loco Praedicto Clivati iter est ad Ecclesiam Sup.stam S.ti Petri in monte, eius forma semicyclari est, pavimentum glarea, coementoque substratum, parietes rudes sunt, et à posteriori parte pictis B.V.M. in medio hinc inde verò SS.Rochi, et Sebastiani Imaginibus decenter ornati, quae imagines ab inferiori parte ab demolitionem cuiusdem Altaris angusti corrosae sunt. Oratorium fornice tegitur. Nullae fenestrae sunt, unde viatoribus perspectus in Ecclesiam sit. Ostium nullum habet, sed ab interiori parte est apertum, muroque altitudini cubitorum duori ab inferiori parte munitum, et à meridionali latere ad illud in frontespicio per quoddam ostiolum accessus patet. Eius parietes ab exteriori parte tectorio opere induti sunt, quodque ornamentum ipsi oratorio affert. A publica satis via distat, et dum illac iumenta et plaustra aguntur coero nec lutulenta aqua aspergitur. Nullis circondatur longurijs est ad arcendos equos, coeterasque bestias. Huc supplicationes habentur, seu processiones diebus secundo, et tertis litaniarum, et denique quotiescumque ad Ecclesiam S.ti Petri in monte Clivati processionibus proficiscitur.

 

 

Ita est per Fran Moina Lector (Loeniss?)

Ecclesiae Metropolitanae Mediolani, auctoritate  Apostolica

Not.ius Curiae  et eiusdem Archivista. Hac die

10 Mensis Iunij 1706

 

 

Visita alla Chiesa Parrocchiale di S.Calocero in localitˆ Civate della Pieve di Oggiono effettuata dall’Eminestissimo Rev. Signor Cardinale FEDERICO BORROMEO Arcivescovo di Milano nell’anno 1608.

 

 

Quanto è scritto  qui è registrato nell'archivio della Curia di Milano, nel libro il cui titolo è: Visita della Plebe di Oggiono effettuata dall'Illustre e Reverendissimo Don Antonio Albergato, Visitatore Generale, nell'anno 1608, il giorno 17 agosto, dove si tratta della Parrocchiale di Civate, così come sotto nel nostro registro.

 

Nello stesso anno, precisamente il giorno 15 settembre, lo stesso Rev. Sig. Visiatore Generale visitò la chiesa di S. Calocero dei monaci del Monte Oliveto in località Civate, nella pieve di Oggiono, nella quale il suddetto Rettore esercita la cura delle anime.

E prima che iniziasse la sua visita, celebrò il sacro rito, concluso il quale, dinanzi a lui, in mia presenza, notaio citato, vennero al medesimo altare il molto reverendo padre abate e un altro monaco dell’ordine olivetano, insieme a Giovanni Battista Bonacina, notaio Milanese e lì  con un documento ufficiale protestarono di non voler consentire la visita da parte del predetto Reverendo Signore, come mostra lo scritto ricevuto dal notaio Bonacina.

Questo reverendo signor visitatore generale, rispondendo alla stessa rivendicazione, disse che con quella sua visita non si intendeva portare pregiudizio alcuno del privilegio, quanto a immunità o esenzioni, del predetto molto reverendo  abate dell’ordine olivetano, ma nel contempo voleva proseguire  la sua visita in conseguenza del mandato ricevuto dal molto reverendo signor cardinale e arcivescovo di Milano per l’appunto per quanto concerneva la cura delle anime e l’amministrazione dei sacramenti al popolo.

Tutto ciò fu fatto lì, alla presenza di Andrea Bosisiolo fu Stefano di Bosisio nella diocesi di Milano, nonché di Francesco Pallavicini fu Ercole del castello di Lecco della diocesi di Milano, entrambi nostri testimoni ed a ciò idonei.

Compiuti questi preliminari, il suddetto reverendo signor visitatore generale proseguì la sua visita come segue.

 

 

 

                                            

Il Santissimo Sacramento

 

Prima di tutto procedette alla ricognizione del SS. Sacramento dell’Eucarestia, che constatò consistere in cinque particole. Queste invero erano conservate in una idonea grande pisside d’argento, ricoperta da un velo rosso di seta ed erano racchiuse nel tabernacolo. Anche lo stesso tabernacolo, di forma quadrata, elegante, si distingue per l’ornamento di finte colonnine d’oro e  sculture.  Alla sua sommità si colloca l’immagine scolpita di Cristo Salvatore che risorge dai morti; la porticina sia dalla parte anteriore che posteriore si apre e si chiude facilmente e vi sta la raffigurazione del Monte Oliveto diviso in tre parti; nella centrale vi è una croce di legno ricoperta d’oro, nelle rimanenti due rami d’ulivo in legno e decorati d’oro. L’interno è completamente rivestito d’un velo di seta rossa. Pure tutto l’esterno è coperto da un velo di seta rossa. Per la verità ci sono anche coperture di seta degli altri colori secondo la variazione dei tempi liturgici. Si suole rinnovare il SS. Sacramento ogni quindici giorni.

V’è la pisside per portare l’eucarestia agli ammalati. L’ostensorio che si utilizza durante le processioni del SS. Sacramento è di ottone dorato, mentre il suo interno e la lunetta, della giusta misura, sono d’argento. L’’umbella", ossia il baldacchino, è di similseta gialla. L’usuale baldacchino piccolo,  da usare quando si porta lontano  dal luogo solito il sacramento dell’Eucaristia, non c’è. Vi sono salviette e tovaglie più lunghe per la sacra comunione.

Ogni terza domenica di ciascun mese si tiene una processione davanti alla chiesa, cui invero presenziano moltissimi della confraternita e pure un gran numero di coloro che, quando si porta il SS. Sacramento agli ammalati, sono soliti accompagnare.

Il parroco, quando espone la sacra eucaristia o la porta in processione o l’amministra agli ammalati, osserva diligentemente i rituali che sono prescritti secondo il messale romano.

 

Le lampade

Davanti al SS. Sacramento pende una lampada di vetro appropriatamente contornata d’ottone , la cui fiamma è alimentata con l’olio spremuto dalle olive acquistate dei monaci suddetti, ai quali pertanto gli scolari del SS. Sacramento pagano trenta libbre imperiali annue .                            

 

Le sacre reliquie

Questa chiesa possiede diverse reliquie, i cui nomi qui non sono riportati, essendo sotto la custodia dei monaci residenti nel monastero di Civate; queste reliquie peraltro furono scoperte dal beato Carlo arcivescovo di Milano nella chiesa citata di S.Pietro al Monte e da quella furono traslate in questa chiesa nell’anno 1571. Sono racchiuse queste reliquie in parecchie capselle oblunghe e aperte, tuttavia non contraddistinte da doratura, accompagnate da minute etichette, nelle quali si leggono i nomi descrittivi delle reliquie; queste stesse etichette non sono mai state rinnovate. D’altra parte queste capselle sono conservate nella parte posteriore dell’altare in una nicchia scavata nell’altare maggiore, rivestita nella parte interna con tavole di legno e munita di due antine. La nicchia per la verità si chiude con serratura provvista di chiave. La custodia della chiave è affidata al molto reverendo padre abate dei monaci. Queste sacre reliquie non si espongono mai, come è stato dichiarato nella presentazione dal rettore.

 

Il battistero

Questa chiesa possiede un battistero di marmo fine, nel quale si trova un vaso di bronzo inserito accuratamente; il suo ciborio è costruito in legno di noce a forma di piramide; la stessa apertura del fonte è coperta con una tavola rotonda inserita nella parte superiore a protezione dalla polvere e da altre impurità. Entro il ciborio è insito un armadietto, entro il quale per uno stretto, ma comodo sportello si introducono i vasetti del crisma e dei catecumeni e le salviettine per asciugare la testa del bimbo battezzato e tutti questi oggetti sono qui custoditi. Questo stesso ciborio è anche protetto da un panno multicolore adatto. Il fonte battesimale è costruito in un angolo vicino alla porta interna, separato da una balaustra di legno.

 

Il sacrario

Un sacrario è stato ricavato nella parete del frontespizio della navata meridionale, in un pilastro; questo non è chiuso, ma soltanto coperto da un coperchio di legno.

 

Gli oli sacri

I recipienti del crisma e dei catecumeni sono di stagno, senza alcuna indecenza o sudiciume; hanno una custodia  fatta in cuoio, ricoperta all’interno di panno violaceo. Essi si conservano con rispetto in un sacchetto  di damasco bianco, chiusi in un armadietto del ciborio del battistero; il parroco ha affermato che personalmente, dopo aver bruciato i vecchi, si procura entrambi gli oli dalla chiesa della pieve.

 

L’olio degli infermi

Il recipiente per l’olio degli infermi è ugualmente di stagno, decoroso ed è conservato scevro da impurità in una custodia di cuoio, rivestita nella parte anteriore di seta viola. Questa contiene un sacchetto di seta viola. L’olio, rinnovato ogni anno, si procura presso la chiesa della pieve dopo aver bruciato il vecchio, ma lo stesso recipiente, con un po’ di leggerezza, per maggior comodo degli ammalati  si conserva in un armadio esistente nella casa parrocchiale.

 

                                            

L’altare maggiore

Tre sono gli altari di questa chiesa, compreso il maggiore; questo fu consacrato con la chiesa stessa, come si deduce dalla visita del molto reverendo don Cipolla nell’anno 1605, e il giorno della consacrazione e della dedicazione si celebra il 18 agosto. Sopra vi è collocata una mensa di legno, in cui è inserito l’altare gestatorio  della forma prescritta; tuttavia la sua predella, decorosa, è un pochino alta e dista dalla parete di fondo dieci cubiti, mentre sia dalla grata che dalla cancellata dista otto cubiti e ad entrambi i lati dell’altare vi è una monofora. Questo  stesso altare è corredato con un tabernacolo di legno per la SS. Eucaristia, cui è sottoposto un rialzo di legno ricoperto di seta rossa,  quindi con una croce, sei candelabri d’ottone, una  tovaglia di seta, tre sottotovaglie, la tabella delle formule di rito e una tela  di protezione. Non ha una copertura. La nicchia per gli orciuoli è scavata regolarmente, tuttavia è eccessivamente allungata, poiché serve a riporvi i candelabri ed altri oggetti. Dietro questo altare si trova il coro dei monaci con antichi stalli in legno.

 

L’abside centrale

L’abside centrale è edificata in modo d’offrire alla vista una forma semicircolare. Il suo pavimento ricoperto di marmo e pietra è abbastanza regolare; ad essa si sale per undici gradini di pietra ed è separata da una balaustra in ferro. Sul frontale del coro si trova una effigie antica con le immagini della Beata Maria Vergine che porta il figlio e parimenti i santi Calocero, Ambrogio, Benedetto, Antonio, Sebastiano e molti altri santi dipinti decorosamente in essa e ornati da aureole dorate. Vi sono inoltre quattro finestre quadrate, di cui una sta dalla parte del vangelo, le altre a settentrione, munite di grate di ferro, una retina e vetri. L’arco dell’abside non è unito da alcuna trave trasversale. Nella medesima abside vi è un uscio dove si apre l’accesso alla sacrestia. Entro lo spazio riservato dell’altare i laici non accedono mai per ascoltare la messa. Per  questo altare non v’è alcun obbligo all’infuori di quello parrochiale.

 

L’altare di S.Pietro, un tempo della natività del Signore e di S.Agostino

Attualmente è stato costruito un altare di S.Pietro attaccato al muro lungo la parete settentrionale secondo la forma prescritta, con sovrapposta una mensa lignea, in cui è inserito l’altare gestatorio secondo norma. La sua predella, decorosa, dista dalla grata e dall’inferriata quattro cubiti. Questo stesso altare è contraddistinto da una croce di legno rivestita d’oro e due candelabri d’ottone. Non ha copertura. La nicchia degli orciuoli non è realizzata secondo norma.                                            

 

La cappella di S.Pietro

La cappella è costruita in forma semicircolare. Il suo pavimento è stato realizzato in tavole di pioppo, e ad essa si sale per quattro gradini di pietra e un altro di legno; è separata da una balaustra di legno. Non ha una pala, ma al suo posto, sopra un rialzo dell’altare dipinto, si trova una antica statua di S.Pietro ricoperta d’oro. Le pareti dell’abside sono rivestite di calce. Vi si trova una sola finestra dalla parte del vangelo provvista di grata e tela cerata.

 

L’altare di S.Faustino e Jovita

L’altare di S.Faustino e Jovita è costruito secondo le normative, addossato al muro in cima alla navata meridionale; vi è collocata sopra una mensa lignea in cui è inserito regolarmente l’altare gestatorio. La sua predella, dignitosa, dista dalla grata e dall’inferriata due cubiti. Questo stesso altare è contraddistinto da una tovaglia, tre sottotovaglie, poi da una croce e due condelabri d’ottone; non ha copertura, né è necessaria. Lo scomparto per gli orciuoli non è preparata secondo norma.

 

La cappella di S.Faustino e Jovita

La cappella di S.Faustino e Jovita è fatta in modo da apparire semicircolare. Il suo pavimento ricoperto di cemento è livellato, collimando con il suolo della chiesa; è separata da una balaustra di legno. Presenta una antica effigie che contiene l’immagine  del Cristo che risorge dai morti espressa con antichi affreschi sacri. Fuori dall’affresco, di lato, si possono ammirare le figure di S.Faustino e Jovita dipinte su tela. Le sue pareti sono rifinite con calce. Vi è inoltre una finestra dal lato dell’epistola, corredata di inferriata e tela cerata.

 

Legati e anniversari

Non vi sono legati per questa chiesa.

 

La cripta

Sotto il coro dei monaci si trova una cripta abbastanza ampia e capace per la gente, decorata di recente e sostenuta da quattordici colonne; il pavimento parte rifinito in cemento, parte in pietra, è piano. Ad esso scendono da entrambi i lati sei gradini; le pareti in parte sono rifinite con calce, in parte sono invece rustiche; è coperta da volte. In essa v’è un solo altare che è modellato secondo le norme: vi è sovrapposta una mensa lignea con un altare portatile adatto inserito. La sua predella è decorosa e dista dalla grata e dalla cancellata quattro cubiti. Questo stesso altare è completato da un rialzo di mattoni ornato con tavole di legno ricoperte di panno di seta, poi da una croce piccola, da quattro condelabri d’ottone, una tovaglia, tre sotto tovaglie e un telo di protezione. Non ha copertura, né è necessaria per la scarsa altezza della volta. Non ha la nicchia per gli orciuoli.

La cappella è costruita in forma semicircolare, il suo pavimento è rifinito con cemento; a questo sale un unico gradino di pietra ed è separata da una cancellata di ferro. Ha un quadro d’avorio, nella quale  si distinguono le immagini della Beata Vergine Maria col figlio e S.Giuseppe decorosamente dipinte. Vi sono inoltre due finestre ad ogni lato della cappella, con grate di ferro e vetro. La volta della cappella è abbellita con begli affreschi. I laici non entrano mai nello spazio riservato dell’altare per ascoltare la messa.

Vi danno adito due porte; nel mezzo vi è una scala che sale alla cappella centrale. Ad entrambi i lati delle porte sono inserite due acquasantiere, plasmate in argilla, dove insieme si aspergono con l’acqua benedetta uomini e donne. Questa acqua si suole rinnovarla ogni otto o quindici giorni. Si  è riferito che il popolo  viene lì per la preghiera vespertina.

 

La chiesa

Questa antica chiesa di S.Calocero è stata consacrata, come si deduce dalla visita del molto reverendo don Cipolla nell’anno 1605 e la sua dedicazione è festeggiata il 18 agosto. E’ rivolta con l’altare ad oriente ed è edificata con pianta a croce; consta di tre navate ed è sostenuta da sei pilastri, con il pavimento in cemento, tuttavia realizzato meno bene di quanto sarebbe conveniente: da alcune parti è basso, in altre prominente, da dove deriva che costituisce un non trascurabile pericolo per chi cammina nella chiesa. Ad esso non si sale per alcun gradino e la stessa pavimentazione è raccordata al suolo con una  rifinitura  di cemento. Le pareti in parte con immagini di santi affrescate, corrose e trascurate, in parte semplicemente sono grezze. La chiesa è coperta da una volta dipinta e in qualche luogo rovinata. Il pavimento viene scopato ogni otto giorni e pure si spolverano i pilastri e le pareti, mentre raramente si tolgono le ragnatele dalla volta.

 

Le porte e gli ingressi

La chiesa ha sulla facciata un portale con due ante e un catenaccio. Ne ha un’altra sul lato del vangelo, con serratura e chiave e un’altra dal lato dell’epistola, attraverso la quale si accede al monastero. Benchè sia una chiesa abbastanza ampia, tuttavia non ha una grata che separi gli uomini dalle donne; alla sommità del portale maggiore non è inserita alcuna raffigurazione del santo al cui nome è dedicata la chiesa. Davanti ad essa non v’è alcun pronao, né copertura, né porticato, né vestibolo che possa essere usato per amministrare il battesimo.

 

 

Le finestre

Le finestre sono dodici, delle quali se ne scorge una rotonda sulla stessa facciata, le rimanenti monofore sono sul lato meridionale della chiesa, provviste solamente di tela cerata.

 

I sepolcri

Si contano quattro sepolcri, che si livellano col suolo, cosicchè nessuna  depressione o prominenza arreca fastidio; sono chiusi con un doppio coperchio secondo norma.

 

Il confessionale

Nella chiesa vi è semplicemente un confessionale, e questo tuttavia è costruito con sottili tavole, cui sono affisse le Prescrizioni dei casi contenuti nella ‘Bulla Coenae Domini’, come pure " Archiepiscopo reservatorum". Le Prescrizioni dei casi penitenziali e delle preghiere da dirsi mentre ascolta il confessore mancano; questo confessionale è stato collocato nel mezzo della navata meridionale, cosicchè il confessore ed i penitenti possono essere visti da tutti.

 

Le cassette dell’elemosina

Nella chiesa, sul lato destro, all’ingresso della porta centrale si trova una cassapanca degli scolari della confraternita del SS. Sacramento insieme ad una cassetta per le elemosine da raccogliersi in nome della confraternita del SS. Sacramento, e questa è sempre esposta senza che sia mai stata ottenuto per questo alcun permesso.

 

Le acquasantiere

I contenitori dell’acqua lustrale sono due, uno collocato sopra una colonna sul lato destro per chi entra, e questo è ricavato da una pietra lavorata e unita insieme, l’altro invece è collocato su lato destro della porta della parete laterale ed è scolpito nel marmo. Qui uomini e donne  si aspergono insieme con l’acqua benedetta, che ogni otto o quindici giorni viene di solito cambiata.

 

La torre campanaria

Il campanile è costruito a forma quadrata e vicino all’abside di S.Pietro, in cima alla navata a settentrione. All’estremità piramidale s’innalza un cono circolare; sulla vertice  superiore non è stata eretta la croce. Un uscio che si chiude con due antine guarda verso la chiesa, a questo si sale con una scala di legno. Lì vi sono tre campane sonore come si deve e tra loro accordate, che come è affermato dagli uomini di Civate e dal Rettore furono consacrate; tuttavia si ignora da quale celebrante; le loro corde sono pagate dai monaci e dal parroco. Sulla torre campanaria vi è un orologio che è regolato dai monaci.

 

Il cimitero

Vi è un cimitero davanti alla chiesa, rivolto a mezzogiorno; questo non abbastanza livellato, ma a tratti è basso, a tratti è ostacolato dai tumuli; è circondato da un muro a cui sale una scala di pietra dalla parte nord, dalla quale si apre il suo ingresso; questo stesso è accessibile anche agli animali. Non vi è eretta alcuna croce e vi cresce l’erba. Infine non v’è alcuna cappella dove tenere delle preghiere ogni tanto per i defunti.

 

La sacrestia

Su un lato a sud, accanto alla cappella maggiore, è costruita la sacrestia. Ad essa si sale per due gradini di pietra. Le pareti sono intonacate e la ricopre una volta rifinita in calce. L’ingresso guarda verso la cappella maggiore. Ha due finestre su lato orientale, munite di grate di ferro semplicemente. Vi si trovano un inginocchiatoio e un catino con un asciugamano per lavare  ed asciugare le mani. Qui vi sono delle tabelle in cui sono contenute le preghiere adatte per gli indumenti sacerdotali della messa e il calendario liturgico, eppure mancano le tabelle in cui sono riportate le sacre reliquie ed i nomi dei santi arcivescovi di Milano. 

La cassapanca per riporre i paramenti sacri e le altre suppellettili della chiesa e parrocchiali costruita con tavole leggere. Le suppellettili parrocchiali sono quelle che si descrivono :

‘Inventario delli Paramenti della Cura, quali devono stare, et stanno appresso al Curato per la Celebraz.ne della Messa, et amministrazione delli SS.mi Sacramenti nella Chiesa Parrochiale di Chivate.

Una Pianeta rossa, e bianca, con stola, e manipolo di brocadella di seta.

Una Pianeta d’Ormesino verde di seta con stola, e manipolo.

Una Pianeta d’Ormesino morello di seta con stola, e manipolo.

Una Pianeta rossa di grograno, con stola, usata.

Un Camice con il suo cordone, usato.

Amiti duoi usati.

Borse n. quattro di brocadetto rossa e bianca, una morella, una verde, et una bianca usata.

Vela di Calice n. quattro, duoi verdi, uno bianco, et uno fatto a rete, fodrato di cendalo rosso.

Una Continenza con pezze d’oro usata per la Crocefissione del Corpus D.ni.

Duè scattole per le ostie, usate.

Un calice con la sua Patena usato.

Duoi Corporali con sue animette.

Duoi fazoletti per sciugare le mani alla messa.

Un panno usato per fare dentro l`offerta alla messa.

Un Rituale Romano per ministrare li Sacramenti.

Un Campanino per suonare quando si và à communicare gl’infermi.

Purificatorij otto.

Il Cresmino, che stà nel Battisterio con sua Borsa.

Il Vaso dell’olio santo per gl’infermi.

La Vestina con la salvietta, che serve alli Battesimi.

Il Vaso di rame, dove stà dentro l’aqua Battesimale.

Il Banco di noce, nel quale si tiene la leva, et altre cose per servizio della Schola del Corpus Domini.

La Cassetta, dove si offerisce per il Corpus Domini.

Il Confessionale, nel quale confessa il Curato.

Un libro, nel quale si scrive li redditi, et le spese della Schola del Corpus D.ni della Cura di Chivate.

Un Pallio di Grograno rosso fatto fare dal  Sig.e Cardinale per la Cura’.

 

La casa parrochiale

La casa parrochiale dista circa quaranta passi dalla chiesa. Essa si distingue  soprattutto dalle stanze: tre, per quanto si può facilmente vedere, le inferiori, compresa la cantina e altrettante le superiori. Ha un cortiletto chiuso contiguo alle case di Lorenzo Corti; la via pubblica  è unita da tre parti a questo cortile,  come pure alla casa, mentre dall’altra parte vi sono i beni dei  Corti. Questa casa non è abitata da nessuno eccetto il parroco.

 

Redditi del beneficio

Questo beneficio ha beni, che sono al sole e un reddito come segue:

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Per tutti questi beni si percepisce un reddito annuo di mille e cento libbre.

Tutti questi beni furono smembrati e separati dagli altri dell’abbazia di Civate ad opera del molto reverendo don Giovanni Fontana allora vicario generale arcivescovile col consenso del reverendissimo don Paolo Camillo Sfondrati, titolare della stessa abbazia ed abate perpetuo e successivamente assegnati con solenne riconoscimento al beneficio parrochiale in vicariato, come dimostra la trascizione dallo strumento di detta separazione e assegnazione  per autorità confermata del reverendo don Alessandro Maggiolini cancelliere episcopale,  in data 19 aprile 1585, l’esempio del quale è riportato sotto nel foglio.....

Così questi beni furono dati in affitto dal suddetto parroco con la mediazione di Gianantonio Riva alla gente con solenne riconoscimento per nove anni, di tre anni in tre anni, con un semplice affitto annuo di cinquecento cinquanta libbre imperiali, come pubblicamente mostra lo strumento di detta locazione registrato da Erasmo Riva notaio di Milano il giorno... del mese di..... anno 1604; un esempio del quale è aggiunto al foglio...

Attraverso una successiva mediazione, ha dato in affitto questi beni ad un certo Flaminio Annono per il medesimo fitto per un triennio nell’anno stesso 1604, il 15 ottobre; queste cose ora sono finite e perciò si pensa di ripeterlo.

 

Usurpazioni

Non vi sono beni usurpati di questo beneficio.

 

Il rettore o vicario perpetuo

Il rettore o vicario perpetuo di questa chiesa è padre Cristoforo Cattaneo, sacerdote milanese, che ebbe assegnazione di questa chiesa vacante a causa della morte di padre Cesare, suo fratello, defunto fuori dalla Curia Romana nel novembre del 1603, con autorità ordinaria alla presenza dell’agente dell’illustrissimo cardinale Sfondrati Commendatario di S.Pietro al Monte di Civate, come mostra la lettera di accettazione e promessa fatta tramite il reverendo Antonio Albergato allora vicario generale arcivescovile di Milano il 19 maggio 1607, che esibì secondo la forma. Infatti prese possesso il 27 dello stesso mese di maggio del predetto anno 1607, come si evince dallo strumento di presa di possesso redatto dal reverendo Domenico Riva notaio applicato; il possesso di questa è pacifico e non contrastata da alcuna lite. Serve la chiesa un ragazzo di circa quattordici anni d’età, Domenico Canali, senza che ne sia stata chiesta autorizzazione.

 

Le anime e il popolo

Coloro ai quali è consentito per età di accostarsi alla comunione sono 400 di entrambi i sessi; in totale  tuttavia 600. La cura delle anime di questa chiesa affidata al rettore è impegnativa, dal momento che vi dipendono molte cascine, soprattutto in località Tozio, popolata da cento e quindici uomini, e che dista circa seicento passi dalla chiesa, senza che alcun fiume li divida; così pure le località di Isella, Scarena, le cascine di Borima, Scola, Brugnoso, Pozzo, Castelnuovo, Roncaglio, Cariolo, Serchiere, Linate, l’Oro, Val dell’Oro, Barsegutta e Moscatelli.

Viene esaminato il libro dello stato delle anime che si rinnova ogni due anni; sembra compilato secondo le norme.  I libri nei quali sono riportati i nomi di quelli che vengono battezzati e che si uniscono in matrimonio sono uniti insieme e sono scritti secondo le norme. Il registro in cui sono riportati i nomi dei defunti c’è e nella dovuta forma.

Il parroco prende per funerali ed esequie venti soldi, gli altri sacerdoti invece dieci soldi. La cera pure rimane al suddetto parroco, che tiene anche questa come proprio contributo per uso dell’altare.

Persone che non si confessano, concubini, usurai, bestemmiatori, criminali, coniugi separati, persone dedite alla superstizione, ai malefici ed alla magia non ve ne sono.

Meretrice pubblica è Angela Vassena, detta la vedova Tambiena, e nessun’altra. Angela chiamata la Bega.

Coloro che nelle parentele proibite, tuttavia con applicazione di dispensa si sono sposati: Andrea Scola e Benedetta Castagna, Gerolamo Scola e Gerolama Castagna e nessun altro.

Nessuno dimostra poco rispetto nei confronti della chiesa.

Non v’è nessuno che nei giorni di festa è solito profanare con lavori dipendenti e altro di questo genere o con cori, balli, baldoria e altri atti del genere.

Che giocano con freccette o dadi in osteria ve ne sono diversi, i cui nomi sono ignorati dal parroco.

Oste è Marco Chiapponi detto il Colonna e Pietro Canali.

Medici, farmacisti, chirurghi e notai non ve ne sono.

Uomini  adatti alle opere pie sono Dionigi Castagna, Andrea Canova, Francesco Maggi, Giorgio Maggi, Giovanni Pietro Sacco, Alessandro Maver e diversi altri.

Padri di famiglia 82.

Poveri 36.

Vedove 20.

Orfani 7.

 

Consuetudini, voti e processioni

Gli abitanti di questo luogo hanno prestato un voto assunto pubblicamente ed in massa per la calamità della grandine, registrato in un documento da Gianbattista Bonacina notaio di Milano l’11 giugno 1602, come segue.

I giorni delle feste di S. Francesco, 4 ottobre, S. Rocco, 16 agosto, S. Bernardo, 20 agosto, come di S. Giovanni devono parare l’altare e nel giorno  di S. Francesco devono far cantare una messa nella chiesa di S. Vito e Modesto della stessa località di Civate e dopo, in processione, trasportando la croce, sono tenuti a recarsi alla chiesa che ha scelto il loro parroco.

Si tengono le processioni maggiori e dei tridui. Nello stesso modo, durante la festa di S. Siro (fanno una processione) alla chiesa di S. Pietro al Monte per la consacrazione della suddetta chiesa. Secondo le consuetudini si tengono processioni la festa di S. Rocco alla sua chiesa e per la festa della S. Croce e di S. Nazaro.

 

La scuola della dottrina cristiana

Non viene mai sospeso l’insegnamento della dottrina cristiana, al quale si recano moltissimi e gli stessi padri di famiglia sono diligenti nel recarvisi essi stessi. Qualche volta si tiene una dottrina nella chiesa di S. Vito e Modesto citata, alla quale si recano uomini e donne, e si dividono essendo il posto abbastanza adatto; per questo il  parroco priore della plebe di Oggiono opera con diligenza nell’istruzione della dottrina cristiana. Il prefetto e la catechista e gli altri operatori sono soliti essere presenti e danno dei suggerimenti spirituali. Vi sono pure dei  "pescatori" scelti con una deliberazione, che radunano i ragazzi che vanno a zonzo e li conducono alla chiesa e si tiene una lezione sulle istituzioni generali della dottrina cristiana.

 

Luogo  pio della fabriceria

Non vi è alcun luogo pio  per la fabriceria.

 

La confraternita del SS. Sacramento

Lo stesso giorno ed anno il medesimo reverendo signor visitatore generale visitò la confraternita del SS. Sacramento nella chiesa parrocchiale di S. Calocero, anticamente costituita e organizzata, come si crede, dal momento che riguardo alla sua nascita non è stato riportato nulla di certo.

Gli scolari ad essa iscritti sono 115 uomini e 210 donne. Il libro in cui sono riportati i nomi è compilato dal parroco o dal priore. Si adeguano a quelle regole, alle quali hanno stabilito di convenire l’uso i congregati del Corpus Domini, benché non tutti siano di questo parere.

Moltissimi tra i congregati, maschi e femmine, purificati dalle macchie dei peccati con la confessione sacramentale, spesso si comunicano.

Sono assidui sia alle suppliche, sia alle processioni che per tradizione si tengono ogni terza domenica di ciascun mese e accompagnano il SS. Sacramento quando viene portato agli ammalati e portano i ceri della congregazione del SS. Sacramento in chiesa. Non scelgono ogni mese chi debba portare l’umbella o il baldacchino, ma tutti sono pronti per questa incombenza.

Richiamano con parole fraterne e benigne coloro il cui comportamento va contro i costumi e viene prestata opera di carità ai congregati che sono dediti ad un vizio pubblico e conosciuto da tutti. Questa confraternita non ha alcun bene immobile, solamente il reddito di un ducatone milanese, che deve devolvere il signor Pietro Paolo Castelnuovo per tutta la vita, a causa del voto da lui pronunciato in occasione del giubileo.

C’è una cassetta per la raccolta dell’elemosina munita di due chiavi diverse fra loro perennemente esposta ed essa, quando è necessario, viene aperta alla presenza del parroco, del priore, del proriore, del tesoriere e del segretario; le elemosine sono consegnate al tesoriere e vengono riportate dal segretario nel registro dei conti.

Dopo di ciò tra i membri della confraternita viene delegato uno, che, secondo una cifra stabilita, chieda di casa in casa l’offerta alle famiglie esistenti sul territorio; invero gli oggetti che vengono dati come elemosina, come pia offerta sono venduti al minuto alla presenza del parroco nei vestiboli della stessa chiesa, mentre il denaro viene segnato sul registro dal tesoriere. Con tutte questi redditi ed elemosine si sostengono i doveri imposti alla confraternita, cioè ogni anno si erogano 30 libbre imperiali ai suddetti monaci per l’olio della luce della lampada che riluce posta sotto al SS. Sacramento. Vengono comprati i ceri che ardono sull’altare maggiore in ogni terza domenica del mese e il giorno del Corpus Domini e durante la sua ottava, e quelli stessi che sono portati innanzi al SS. Sacramento o nelle processioni o per gli ammalati.

L’amministrazione della confraternita è affidata allo stesso rettore della chiesa, che sempre è superiore al priore, al propriore, al tesoriere e al segretario, che è costume cambiare o confermare ogni anno. Ogni terza domenica del mese, dopo i vespri, tutti questi amministratori si riuniscono o nella chiesa di S. Vito e Modesto o in casa del parroco e fanno in modo di gestire correttamente le faccende della confraternita, anche se non riportano per iscritto ciò che deliberano. Assolutamente non prendono alcuna decisione se non con l’approvazione del parroco.

Il tesoriere compila correttamente e con diligenza il registro dei conti e sempre lo mostra quando è richiesto dal parroco e dagli incaricati. Nell’anno richiesto o al momento di lasciare il proprio incarico il tesoriere da il rendiconto alla congregazione o al vicario foraneo in visita. Anche il parroco o lo stesso vicario foraneo è solito firmare il registro. Il denaro che avanza dagli anni precedenti, si riporta nel registro del conteggio da parte del nuovo tesoriere.

Attualmente il tesoriere è Antonio Scola, dal quale è stato mostrato il registro dei conti, che diligentemente controllato e letto si è accertato dare la somma di 31 libbre imperiali; lo stesso registro è stato firmato.

     

La chiesa di S. Vito e Modesto

Nello stesso giorno e anno, il medesimo signor visitatore generale visitò la chiesa di S. Vito e Modesto, membro della stessa chiesa parrocchiale di S. Calocero di Civate, situata nella medesima località.

 

L’altare maggiore

Sono tre gli altari di questa chiesa, compreso il maggiore, che fu consacrato insieme alla chiesa il 22 aprile 1498, come lo stesso parroco ha testimoniato e come si può desumere dalle croci rosse rappresentate sulle pareti, croci che si è soliti realizzare durante la stessa consacrazione, e nell’altare furono racchiuse le reliquie dei santi Innocenti.

Questo altare presenta una mensa di pietra in una sola lastra, coperta da una tela non cerata; la sua predella è decorosa, tuttavia ad essa mancano le cornici laterali. Dista dalla grata e dal cancello tre cubiti. Questo stesso altare è completato da un tabernacolo della SS. Eucaristia di forma ottangolare, decorato con colonne, immagini dipinte e scolpite; nella sua parte superiore si vede una croce di legno rivestita d’oro; la porticina mobile nella parte anteriore si apre comodamente e si può chiudere, ed è rivestito completamente all’interno con seta rossa. Tuttavia in esso non si conserva il SS. Sacramento; sono sottostanti ad esso due gradini di pietra, ricoperti di tovagliette di seta rossa, ricamate, quattro candelabri d’ottone, la tovaglia e due sotto tovaglie, delle quali una grande e ripiegata in due. Non ha copertura, ne’ è necessaria dal momento che  la volta è bassa. Lo scomparto per gli orciuoli è regolare. La croce e la tela di copertura mancano.

 

La cappella maggiore

La cappella maggiore  è costruita in forma quadrata, con una volta ed è intonacata a calce. Il suo pavimento di cemento è liscio; ad esso si sale per un unico gradino ed essa è separata con un cancello di ferro. Possiede un quadro d’avorio, in cui si ammirano le immagini della Beata Vergine Maria, come di S. Vito e Modesto elegantemente dipinte; questo è abbellito con cornici in noce. Ha una sola finestra dal lato dell’epistola, corredata di retina, grata di ferro e vetrate. Sotto l’arco della stessa cappella è collocata, in una specie di cassa in legno, la raffigurazione di Cristo in croce decorata con dipinti. Nella medesima cappella vi è un uscio dal quale si accede alla sacrestia. A questo altare si celebra a volte per devozione.

 

L’altare del SS. Rosario

L’altare del SS. Rosario è costruito nella parte meridionale, addossato al muro, secondo la forma prescritta; vi è collocata sopra una mensa lignea, in cui è inserito l’altare gestatorio secondo norma. La sua Predella è decorosa, benchè manchi di cornici laterali; dista dalla grata e dal concello quattro cubiti. Questo stesso altare è completato da una croce e due candelabri di ottone e due di legno, dalla tovaglia e tre sottotovaglie e dalla tabella delle formule sacre. Non vi è un telo di protezione. Non ha copertura, né è necessario data la volta  poco elevata. Non vi è stato ricavato lo scomparto per gli orciuoli secondo norma.

 

La cappella del SS. Rosario

La cappella del SS. Rosario è di forma quadrata, coperta da una volta e tutta decorata da affreschi sacri. Il suo pavimento ricoperto di cemento non è regolare; ad esso si sale per un unico gradino di pietra e la cappella è separata da una cancellata di ferro. Non ha nessun quadro, ma al suo posto è stata ricavata una nicchia nella parete posteriore davanti all’altare, in cui vi sono le statue della Beata Vergine Maria col figlio e S. Giovanni Battista. Davanti alla nicchia sono collocate due coperture a protezione, una di seta bianca, l’altra di tela azzurra; inoltre vi sono due finestre a lato della cappella, corredate da retine, grate di ferro e vetro. Entro lo spazio riservato all’altare si trova la cassetta della confraternita del SS. Rosario. In questo spazio della cappella pende una lampada indecorosa rivestita d’ottone, la luce della quale viene alimentata nei giorni della festività della Beata Vergine Maria e di tanto in tanto al sabato, con olio estratto dagli ulivi o dalle noci o anche dai semi di lino, per iniziativa della confraternita del SS. Rosario e senza corrispondere al voto di alcuno. Entro lo spazio delimitato della cappella i laici entrano ogni tanto  per ascoltare la messa.

 

Obblighi di questo altare

A questo altare è imposta una gran quantità di obblighi.

 

L’altare di S. Rocco

L’altare di S. Rocco è costruito contro il muro, sulla stessa parete meridionale, secondo norma; ha al di sopra una mensa lignea, cui manca l’altare gestatorio, ma quando vi si celebra la messa si usa lo stesso altare gestatorio della cappella del SS. Rosario. La sua predella è decorosa, benché manchi delle cornici laterali e dista dalla grata e dal cancello quattro cubiti. Questo stesso altare è completato da una tovaglia di seta, due sottotovaglie, benchè una piegata in due, poi da una croce d’ottone, da due candelabri di legno decorati con dipinti e dalla tabella delle formule sacre. Non ha una copertura, ne’ è necessaria data la volta bassa; lo scomparto per gli orciuoli non è modellata secondo norma.

 

La cappella di S. Rocco

La cappella di S. Rocco è costruita in forma quadrata, coperta da una volta. Le pareti sono rifinite con calce. Il pavimento di questa è ricoperto da uno strato  ineguale di cemento, a cui sale un solo gradino  in pietra ed è separata da una cancello di ferro. Ha un quadro nel quale si possono vedere le immagini dipinte di Cristo in croce, poi S. Rocco e molti altri santi; questo quadro è decorato con una cornice in noce. Vi sono due finestre a lato dell’altare, munite di grate di ferro, reticella e vetrate. Dentro lo spazio riservato dell’altare i laici entrano qualche volta per ascoltare la messa.  A questo altare si celebra ogni tanto per voto.

 

Lasciti e ricorrenze

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La chiesa

Questa chiesa è stata consacrata, come è possibile vedere dalle numerose croci rosse dipinte sulle sue pareti; queste croci sono solite essere dipinte in questo modo al momento della consacrazione; è rivolta ad oriente ed è abbastanza ampia e capace per la gente; consta di una unica navata ed è divisa da due archi. Il pavimento è ricoperto di cemento in modo regolare, ad esso  non si sale per alcun gradino. Le pareti sono in parte rifinite con calce, in parte invece sono dipinte con immagini sacre, benché rifinite con parti ruvide. La chiesa è coperta da tegole. Spesso il pavimento viene scopato; raramente vengono spolverate le pareti e tolte le ragnatele dal soffitto della chiesa e delle cappelle.

 

Porte ed usci

La chiesa ha sulla facciata una unica porta, che si chiude dall’esterno, ed una laterale per la quale si ha accesso agli edifici della chiesa. Al di sopra della porta principale non sono state collocate le immagini dei santi cui è dedicata la chiesa, ma c’è soltanto l’immagine della Natività. Dopo la porta principale, accanto alla parete di facciata, si trova un coro nel quale un tempo gli affiliati del gonfalone cantavano l’ufficio della Beata Maria Vergine; questa congregazione ora dicono sia estinta.

 

Le finestre

Le finestre sono due, delle quali una rotonda si trova sulla stessa facciata, l’altra invece, quadrata, nella parte sud; queste sono munite solo di grate di ferro.

 

I sepolcri

Si contano quattro sepolcri, che sono sullo stesso piano del pavimento della chiesa in modo da non presentare alcuna parte in rilievo o più bassa e sono chiusi da un doppio coperchio come prescritto.

 

Il confessionale

Vi è un unico confessionale nella chiesa e questo è costruito con tavole sottili, ma secondo norma. Ad esso sono affisse le tabelle dei casi come nella ‘bulla Coenae Domini’ ed anche in  ‘Archiepiscopo reservatorum’, delle preghiera che si devono dire al confessore che ascolta e la formula dell’assoluzione, benché corrose. Manca invece la tabella delle disposizioni penitenziali.  E’ collocato in un luogo aperto, cosicché sia il confessore che il penitente possono essere visti da tutti.

 

Il pulpito

Vi è un pulpito portatile confezionato con sottili tavole, abbastanza decoroso, collocato a lato del vangelo; ad esso si sale sicuramente per una scala amovibile. Lì non si ha alcuna immagine di Cristo in croce da mostrare facilmente dal pulpito al popolo. Il parroco parla raramente al popolo dal pulpito, dal momento che si usa l’altare per questo scopo.

 

Cassette dell’elemosina

Nella chiesa, tra la cappella del SS. Rosario e quella di S. Rocco, vi è una unica cassetta per le elemosine della confraternita, da raccogliersi a nome della fabbriceria della chiesa e che è sempre esposta; per essa non è stata richiesta ne’ concessa autorizzazione. Nella cappella stessa cappella di S. Rocco, dalla parte del vangelo, vi sono delle cassapanche entro cui si ripongono le granaglie offerte alla Beata Vergine Maria del Rosario.

 

Le acquasantiere

Vi sono due acquasantiere, una all’esterno della chiesa inserita nella parete sul lato sinistro, ricavata da una pietra scolpita, l’altra è collocata in chiesa sopra una colonnina di marmo, sulla destra per chi entra, in pietra di mulino. Qui, insieme, uomini e donne si aspergono di acqua benedetta; la stessa acqua suole essere cambiata ogni otto giorni, ma la vasca non è ripulita  con cura ed è piena di impurità.

 

Il campanile

La torre del campanile è stata costruita all’esterno della chiesa verso sud, in forma quadrata. La sua cuspide è stata ricavata da una singola pietra. Sulla sommità si può ammirare una croce. L’uscio che vi accede, si chiude con antine e guarda verso il cimitero. Vi sono collocate due campane abbastanza sonore e fra loro accordate, che consacrò il molto reverendo signor vescovo Alessandrino il 7 agosto del 1604, come viene affermato dal signor Lucio Fantisco, che ha redatto la memoria di quella consacrazione in un libro che viene mostrato. Le spese delle corde sono pagate con gli oboli della confraternita del SS. Rosario.

 

Il cimitero

Il cimitero è davanti alla chiesa, rivolto verso oriente; questo non è abbastanza livellato, ma in parte avvallato, in parte inframmezzato da tumuli, circondato da un muro, ma il suo ingresso non è chiuso da un muricciolo e pure è accessibile agli stessi animali. Non vi è eretta alcuna croce ed è un luogo in cui cresce l’erba e quattro alberi di gelso e ciliegio, riguardo allo sradicamento dei quali è stato dato ordine al parroco ed agli affiliati alla confraternita dal molto reverendo visitatore Cipolla, cosa che sino ad ora non è stata eseguita. Infine non vi è alcuna cappella dove si recitino qualche volta le preghiere per i morti.

 

La sacrestia

Una sacrestia quadrangolare ed ampia è stata edificata a settentrione accanto alla cappella maggiore dalla parte del vangelo. Ad essa si sale per un unico gradino di pietra. Le pareti sono intonacate e imbiancate, è coperta da una volta e l’uscio della sacrestia guarda verso la cappella maggiore. Possiede una finestra volta ad oriente corredata di grata di ferro semplicemente. Una predella funge da inginocchiatoio, dinanzi alla quale vi sono gli schemi delle preghiere per la preparazione della messa. Mancano l’opuscolo con il manutergio per lavare ed asciugare le mani. Lì vi sono ugualmente i prospetti in cui sono riportate le preghiere per gli indumenti sacerdotali da preparare per la messa e il calendario. Mancano però i nomi dei santi arcivescovi di Milano. L’armadio per riporvi i paramenti sacri e le altre suppellettili ecclesiastiche non è secondo le norme. Tuttavia le suppellettili di tutta la chiesa e della sacrestia sono quelle che sono sotto descritte :

‘Inventario delle cose della chiesa di S.Vito, che di presente si trovano, quali devono essere adoperate particolarmente nella detta Chiesa, et nelle altre della Parrocchia, occorrendo al bisogno conforme agli ordino delli Sig.ri Superiori.

L.a(lista). Un Calice indorato con sua Patena.

Un Corporale con due Animette.

Borse da Corporali n. sette, due rosse vecchie, una bianca nuova, una nera nuova, una morella nuova, una rossa nuova, una verde nuova.

Veli da Calice n.7, tutti di seta fatti ‘n rete, et uno di filo ‘n rete fodraro di cendale.

Panetti di tela bianchi n. diecisette.

Purificatorij n. vent’uno.

Duoi altri veli nuovi da Calice figurati.

Quattro Veli grandi frusti, et stracciati.

Un Paro di Angeli indorati.

Palij n. nove parte buoni, et parte cattivi.

Pianete sette con sue stole, e manipoli.

Camici dui, uno frusto, et l’altro nuovo fatto fare dal Curato.

Cordoni trè. Amitti trè. Salviette fruste trè. Una Cottina frusta per il chierico.

Bussolini otto di ottone, quattro piccoli, e quattro mezzani.

Un Crocifisso grande con la Croce indorata.

Un Crocefisso picciolo per le Processioni per le donne.

Un fazoletto frusto per la messa.

Tovaglie otto usate, et una rotta.

Un Confalone per uso delle Processioni.

Candelieri grandi, e piccoli sei.

Candelieri di legno quattro.

Candelieri di legno per gli mortorij quattro.

Due Croci, una grande, et una picciola.

Una Pace di legno. Due Bacilette di maiolica.

Un Messale Romano con due coscini’.

 

Le case della chiesa

Vi sono delle case accanto alla chiesa, ad essa contigue dalla parte a nord, che sono di proprietà di questa chiesa e si distinguono principalmente dai locali,  come si può facilmente vedere, avendo un cortiletto con tre stanze superiori e una al piano terra. Alla casa è annesso un giardino e il cortiletto e il giardino sono circondati da un muro e alla sera si chiudono con ante e catenaccio. Con questo cortiletto stesso e con la casa confinano da un lato la proprietà dei monaci, dall’altra la proprietà di Gabriele e dei fratelli Canali, dall’altra ancora proprio con la predetta chiesa e il cimitero. In queste case non abita nessuno e attraverso queste si aveva un tempo accesso al coro dei disciplinati.

 

La confraternita del SS. Rosario

Nel medesimo giorno ed anno lo stesso reverendissimo signor visitatore generale visitò la confraternita del SS. Rosario nella stessa chiesa di S. Vito e Modesto, istituita anticamente presso l’altare della Beata Vergine Maria e incorporata e unita alla confraternita del SS. Sacramento della  chiesa parrocchiale il 27 settembre 1571. E mentre stavano arrivando dal priore costoro, con gli altri aderenti che da lui erano stati chiamati, si seppe che essa da non molto era stata fondata dal reverendo priore Lodovico ..... vicario generale di tutto l’ordine dei predicatori l’8 settembre del 1607. Apprese pure delle indulgenze di cui essa era stata fatta partecipe in conseguenza del privilegio congiunto riservato al reverendissimo priore generale. Delle stesse indulgenze è in pieno possesso la venerabile arciconfraternita del SS. Rosario della stessa  Santa Maria  sopra Minerva dell’Urbe, come dimostrano gli scritti delle registrazioni della sua istituzione, senza che sia rimasta data del giorno e dell’anno della istituzione e firmate dal medesimo reverendissimo priore generale e visti e sottoscritti dal reverendissimo vicario generale episcopale; e questi furono esibiti in quel momento.

I confratelli in essa iscritti sono 71 uomini e 139 donne. Il libro in cui sono riportati i nomi è redatto dal parroco. Sono rispettate quelle leggi e regole cui hanno convenuto di aderire i confratelli del SS. Rosario, benché nei confronti delle stesse non tutti sono del medesimo parere. Moltissimi della confraternita raramente, alcuni spesso e soprattutto le donne si accostano alla Santissima eucarestia, dopo essersi liberati delle macchie dei peccati con la santa confessione. Sono numerosi alle suppliche o alle processioni del SS. Rosario, che per statuto ogni terza domenica di ciascun mese si tengono; ammoniscono con buone parole coloro il cui comportamento è disdicevole e prestano opera di carità ai confratelli che pubblicamente e notoriamente sono dediti al vizio. Questa confraternita possiede da molti anni a questa parte molti beni immobili, senza costruzioni, come segue:

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Si tiene sempre esposta una cassetta per la raccolta delle elemosine fornita di due diverse chiavi e viene aperta presenti il parroco, il priore, il propriore, il tesoriere e il segretario quando è necessario; le elemosine sono consegnate al tesoriere  e sono riportate nel registro dei conti. Si fa anche una questua per raccogliere le elemosine  ed è lo stesso incaricato dalla confraternita del SS. Sacramento, che in una sola volta, a nome di entrambe le confraternite, che come detto sono state riunite dal beato Carlo, di porta in porta chiede le elemosine alle famiglie del territorio come è stato riportato sopra.

Infine questa stessa confraternita possiede un’arca esposta nella cappella di S. Rocco nella quale i fedeli offrono delle sementi e il denaro ricavato dalla vendita di queste, davanti alle porte della chiesa alla presenza del parroco, viene registrato dal tesoriere. Con tutti questi redditi ed elemosine si sostengono gli impegni della confraternita e si provvede l’olio per la luce della lampada che nelle feste predette e nei giorni di sabato riluce dinanzi alla Beata Vergine Maria del Rosario e si pagano i ceri che ardono mentre si celebra sullo stesso altare. L’amministrazione di questa confraternita è affidata al rettore di questa chiesa, che sempre sta sopra al priore, al propriore, al tesoriere e al segretario; è costume cambiare o riconfermare questi ogni anno. Ogni domenica di ciascun mese, dopo i vesperi, tutti gli amministratori si ritrovano nella stessa chiesa e organizzano la corretta gestione delle opere della confraternita; purtroppo ciò che deliberanno non viene trascritto. Niente comunque viene deciso se non approvato dal parroco. Il tesoriere compila giustamente ed ordinatamente il registro dei conti e quando gli viene richiesto dal parroco o da un incaricato lo mostra sempre. Nell’anno stabilito o alla stessa confraternita o al vicario foraneo in visita o nel momento di lasciare l’incarico rende conto della sua amministrazione. Il parroco pure e a volte il vicario sono soliti firmare il registro. I denari che sono avanzati dagli anni precedenti, vengono registrati dal nuovo tesoriere nel registro. Il tesoriere ora è Antonio Scola, dal quale è stato esibito il registro dei conti, che dopo essere stato attentamente esaminato e verificato, risulta essere in attivo della somma di 50 libbre; lo stesso registro è stato firmato.

                                            

La chiesa di S. Nazario e Celso in località Scarena

Lo stesso giorno ed anno il medesimo reverendissimo signor visitatore generale visitò la chiesa di S. Nazario e Celso in località Scarena entro i confini della chiesa parrocchiale di S. Calocero di Civate.  Questa chiesa ha un unico altare addossato al muro ed è stato costruito nella forma prevista; sopra ha una mensa lignea, in cui è stato inserito l’altare gestatorio secondo norma. La sua predella, decorosa, dista a lato dalla grata e dal cancello due cubiti; sotto questa vi è un unico gradino di pietra, che non fuoriesce dalla suddetta predella e la fa non troppo bassa e per il motivo che davanti alla predella è sistemata la mensa marmorea che un tempo stava sopra il suddetto altare. Questo stesso altare è ornato con un gradino di terracotta ricoperto da drappi, da una croce e due candelabri di legno, una tovaglia di cuoio e due sottotovaglie, delle quali una ripiegata in due. Non ha copertura; lo scomparto degli orciuoli non è ricavato secondo norma. Tuttavia la cappella è costruita in forma quadrata ed è coperta da una volta. Il suo pavimento  in pietra è abbastanza uniforme ed ad esso salgono nove gradini di pietra. E’ separata da un cancello di legno. Possiede un piccolo quadro dipinto su legno, che mostra l’immagine della Beata Vergine col Figlio. Davanti allo stesso altare, sulla parete, si possono osservare le raffigurazioni dipinte, quasi rovinate, della Beata Vergine Maria e di altri santi. Una unica finestra  si trova sul lato dell’epistola, corredata di grata di ferro e vetro. L’immagine di Cristo in croce è collocata nella regione dell’altare. Dinanzi all’altare pende una lampada di vetro racchiusa in un contenitore di ferro, la cui luce è accesa per voto, nel giorno della festa dei santi titolari, da Donato Teoldo. I laici accedono nella parte riservata dell’altare ogni tanto per ascoltare la messa.

A questo altare si celebra nel giorno della festa dei santi titolari e ogni tanto per la devozione dei vicini. Sulla parete laterale nord della chiesa  si osserva dipinta l’immagine di S. Mametto martire, davanti alla quale vi è una griglia di legno con moltissimi oggetti offerti a questo santo.

                                                           

La chiesa

Questa chiesa, non consacrata, è rivolta ad oriente; la sua lunghezza non è proporzionale alla sua larghezza e consta di un’unica navata. La sua pavimentazione è abbastanza regolare ed ad essa si scende per tre gradini; questa stessa chiesa è separata tra le entrate da una cancellata di legno. Le pareti sono in parte rifinite con calce, in parte tuttavia sono ornate da dipinti quasi rovinati. La chiesa è coperta con tegole; la cappella e la chiesa sono circondate da sedili in pietra. Il pavimento si pulisce con la scopa; raramente si toglie la polvere anche dalle pareti. Ha un uscio sulla facciata, le cui porte si chiudono con chiave e catenaccio. Sul lato destro vi è una cassetta per raccogliere l’elemosina in nome della fabbriceria della chiesa; e questa è sempre stata esposta, senza che venisse chiesta alcuna autorizzazione.

Un solo contenitore per l’acqua lustrale è stato collocato sopra una colonnina nella chiesa, sul lato destro di chi entra e questo è fatto di nuda pietra. Qui, insieme, uomini e donne si aspergono con l’acqua benedetta, che di solito, per la verità, si rinnova raramente. Il campanile è di forma quadrata e vicino alla porta. La sua cuspide è rivestita con lastre di pietra; alla sommità non è eretta una croce. Le sue funi sono pagate con le elemosine e le offerte della chiesa.

Al di là del campanile  vi è una casetta non abitata da nessuno.

Vi si trova una cripta, il cui soffitto fatto a volta  è sostenuto da quattro colonne quadrate di marmo. Il pavimento di questa è abbastanza regolare, mentre le pareti sono grezze. In essa vi è un altare piccolo, disadorno, ma decoroso. Vi sono quattro monofore totalmente disadorne, delle quali tre  nella parte frontale della chiesa davanti all’altare, le altre  invece si trovano sul lato meridionale. Si hanno due porte, per le quali con due scale di dieci gradini a scelta si sale alla chiesa. Non vi è alcun cimitero e nessuna sacrestia. Le suppellettili dell’altare e i paramenti sacerdotali si custodiscono in una cassapanca collocata entro lo spazio riservato di questo altare, munita di chiave. La chiave la custodisce presso di sè Donato Teoldo. I paramenti dunque e gli ornamenti sono i seguenti:                                             

‘Inventario della suppellettile della Chiesa de S.ti Nazario e Celso di Scarena.

L.ta (Lista); un Calice con la patena.

Un Corporale con l’animetta.

Purificatorij n.3.

Fazoletti di tela bianca n.3.

Un velo di Calice.

Una Pianeta rossa con stola, e manipolo verdi usati.

Un Camice novo. Un Amito novo. Un Cordone. Un Coscino.

La Tavoletta de secreti’.

 

I redditi di questa chiesa

Questa chiesa da molti anni a questa parte possiede pacificamente un vigneto, che è chiamato La Vigna di S. Nazaro di tre tab., e situato in località Scarena, adiacente alla stessa chiesa dalla parte sud con quattro alberi di gelso, a cui fa da confine da lì la strada pubblica, da altra parte la proprietà di Giuseppe Crotta detto il Codeghino, dall’altra il fiume di Scarena, e dall’atra infine la chiesa stessa. Questo stesso vigneto fu assegnato in affitto dal reverendissimo priore don Ippolito di Milano un tempo rettore di Civate, al sopracitato Donato, tanto da stabilire un affitto annuo di trenta soldi imperiali, ma lo stesso conduttore di sua volontà  versò per la fabbrica della detta chiesa sei libbre imperiali annue. Si suppone che questo vigneto fosse stato donato alla chiesa da Desiderio re dei Longobardi, che, come si racconta, fece edificare questa chiesa. Le chiavi di questa chiesa sono tenute dal detto Donato.

 

La chiesa di S. Pietro al Monte di Civate

Il medesimo anno, precisamente il giorno di martedì, 16 settembre, lo stesso reverendo visitatore generale visitò la chiesa di S. Pietro al Monte nei confini della chiesa parrocchiale di S. Calocero posta in Civate. Questa medesima chiesa ha il titolo di abbazia, che detiene l’illustrissimo, reverendissimo signor cardinale Sfondrati vescovo di Cremona; i redditi di questa abbazia sono di quattromila scudi oltre ai supplementi.

 

Le sacre reliquie

Questa chiesa citata possiede come sacre reliquie, due chiavi certamente del carcere in cui fu rinchiuso Il Santo apostolo Pietro in Roma; queste sacre chiavi furono trasferite in questa chiesa nell’anno .... il mese di agosto. Queste chiavi si conservano in una capsella ornata di panno rosso di seta e munita di chiave, che viene custodita con altre suppellettili in un armadio nell’abside principale e la chiave di questa capsella si trova nella casa del suddetto cappellano. Si tengono nei giorni della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo nel mese di giugno e di san Pietro in Vincoli il mese di agosto, immancabilmente, delle processioni, per cui queste reliquie, tolte da lì, vengono esposte sull’altare pubblicamente alla gente. A sera poi, dopo il calare del sole, vengono riportate di nuovo là da dove erano state prese. Mentre si espongono o si ripongono si accendono luci conformemente alla solennità. Queste chiavi vengono imposte anche a chi è stato morso da cani rabbiosi.

 

L’altare maggiore

In questa chiesa vi è un unico altare, che è stato consacrato con la chiesa stessa, per il quale la gente festeggia il giorno della sua consacrazione il 17 maggio e nel giorno che è dedicato a S. Siro, la comunità dei monaci, preceduta dalla croce e gli uomini di questo luogo raggiungono in processione questa basilica e qui celebrano la messa; di questa consacrazione non risulta altro. E’ sovrapposta una mensa lignea, in cui è inserito l’altare gestatorio secondo norma. La sua predella è decorosa e dista dalla grata e dal cancello un cubito. Questo stesso altare, rivolto ad occidente, è completato da una croce dorata, sei candelabri di ottone, la tabella delle sacre formule, una tovaglia e tre sottotovaglie e un telo di copertura. Ha un ciborio in muratura decorato con stucchi, sostenuto da quattro colonne di granito; lo scomparto degli orciuoli, sufficientemente ampio, è ricavato secondo norma.

 

La cappella maggiore

Vi sono tre cappelle in questa chiesa, compresa la maggiore, che è costruita in forma semicircolare; è stata rifinita con calce. Il suo pavimento di pietra è regolare ed a questo salgono tre gradini di pietra; è separata intorno all’altare con un cancello di legno. Non ha alcun quadro; un’unica finestra si trova dalla parte dell’epistola, munita di grata e tela cerata. L’arco di questa cappella non è congiunto da alcuna trave orizzontale. I laici accedono alla cappella a volte per ascoltare la messa.

 

Gli obblighi di questo altare

Non vi è alcuna imposizione per questo altare, all’infuori di quello che il reverendo padre Agostino Palazzo, come sottoposto ed agente del predetto illustrissimo cardinale e commendatario, celebri messa d’ordinario in ogni giorno festivo e di tanto in tanto anche nei giorni feriali; a lui è attribuito dal predetto illustrissimo signore uno stipendio annuo di centocinquanta scudi insieme all’abitazione ed alle suppellettili e al cavallo.

 

Le altre due cappelle

Da entrambi i lati della porta principale si trova una piccola cappella semicircolare senza altare; esse sono rifinite con sacri dipinti antichi e ben fatti; il loro pavimento di cemento è regolare ed ad esso si sale per un unico gradino di pietra. Non sono separate da alcun cancello e non hanno finestra alcuna.

 

La cripta

Sotto il pavimento di questa chiesa vi è un tempio sotterraneo o cripta costruito in forma semicircolare; in questa si scende attraverso una scala separata da un muro di doppia altezza sul lato settentrionale. Essa è sostenuta da sei colonne di granito e il suo pavimento di pietra è regolare. Le pareti sono intonacate con calce e circondate da sedili di pietra; è coperta da soffitto a volta. Ha quattro monofore, delle quali tre sono disposte a sud, l’altra invece a nord e queste sono munite soltanto di grata di ferro. In questa cripta si trova un altare accostato al muro, che è costruito secondo norma, con sovrapposta una mensa di legno con inserito un altare portatile. La predella, decorosa, dista dalla grata e dal cancello un cubito. Questo stesso altare è abbellito con una croce, due candelabri d’ottone, la tabella delle sacre formule e pure di una tovaglia e tre sottotovaglie e una tela di copertura. Non ha una copertura, né serve, data la scarsa altezza della volta; lo scomparto per gli orciuoli non c’è. Non ha una cappella, ma lo stesso altare è separato da un cancello di ferro e in quel luogo dietro ad esso si può ammirare una rappresentazione in stucco della Beata Vergine Maria posta sul letto di morte e le immagini dei santi apostoli che la circondano.

 

Gli obblighi di questo altare

Questo altare non ha alcun obbligo.

 

La chiesa di S. Pietro

Come è noto, la chiesa antica di S. Pietro, come si è detto, fu costruita e consacrata per intervento di Desiderio re dei Longobardi, nel modo preciso in cui risulta descritto sopra per la consacrazione e dedicazione della stessa. E’ rivolta ad occidente, abbastanza grande e capace di contenere una moltitudine, è formata da un’unica navata. Il pavimento di cemento è regolare ed ad esso si sale per sette gradini di pietra. Le pareti sono in parte intonacate con calce, parte invece ornate da immagini antiche dipinte di santi. La chiesa è coperta da un tetto a capriate di legno e presso la porta maggiore, nella parte interna, vi è un vestibolo sostenuto da due colonne. Questa chiesa ha una sola porta sulla facciata, una sul lato settentrionale dalla quale si ha accesso alla casa del cappellano: entrambe sono rispettivamente munite di ante, catenacci, serrature e chiavi. Alla sommità della porta principale si possono ammirare le immagini, in antichi dipinti, del Cristo in croce nel mezzo, tra quelle degli apostoli Pietro e Paolo.

Vi sono tre finestre quadrate sul lato meridionale; tutte queste sono state munite di inferriate e di tela cerata. Non vi sono tombe, come neppure un confessionale né pulpito. Vi si trova una cassetta per la raccolta delle elemosine in nome della chiesa stessa; questa è sempre stata esposta, senza che ne sia stata chiesta facoltà o permesso. L’amministrazione delle elemosine la tiene invero il suddetto reverendo cappellano Palazzo.

Vi sono due acquasantiere, una all’interno della chiesa inserito nella parete sul lato destro di chi entra, l’altra collocata su una base di legno all’interno della chiesa stessa presso la porta laterale; esse sono di marmo e qui uomini e donne si aspergono con l’acqua benedetta, che per la verità raramente viene cambiata.

La torre campanaria è quadrata, costruita vicino alla cappella maggiore: delle lastre di pietra ricoprono la sua cuspide. Alla sommità non è stata eretta alcuna croce. Qui vi sono due campane sonore, una delle quali è da un po’ di tempo rotta ed esse si ignora se siano state consacrate; le loro funi sono pagate per impegno dell’illustrissimo cardinale commendatario.

Non vi è cimitero, ma davanti alla chiesa vi è un porticato coperto, al quale si sale attraverso una scala in pietra da entrambi i lati contornata da un muro di due braccia d’altezza.

Non vi è alcuna sacrestia, ma  le suppellettili della chiesa e i paramenti sacerdotali sono conservati in un armadio di noce collocato entro lo spazio della cappella maggiore, dotato di chiave. La chiave la tiene lo stesso cappellano in casa.

Tutte le suppellettili della chiesa sono queste descritte di seguito:

‘Inventario delli Paramenti della Chiesa di S.Pietro fatto da me D. Agostino Palazzo Agente dell’Ill.mo Sig. Cardinale Sfondrato nell’Abbazia sudetta.

L.ta (lista). Una Pianeta di damasco rosso con lavoro d’oro con suo manipolo e coscino con Arma di S.Sig.ria Ill.ma, et  S.Pietro nel mezzo, et il Pallio del medemo.

Una Pianeta di damasco verde con l’istessa fornitura, et Palio di damasco verde.

Una Pianeta di damasco bianco, cioè brocatello  con l’istessa fornitura, et Palio.

Una Pianeta di damasco morello con la medema fornitura, et Palio.

Una Pianeta di Grograno rossa fornita senza il coscino.

Un’altra Pianeta di grograno rosso con stola, manipolo, et arma di S.Sig.ria Ill.ma.

Una Pianeta di grograno verde fornita.

Una Pianeta di Grograno morello con suoi fornimenti.

Tre Palij di Grograno paonazzo con arme, et S.Pietro.

Un Calice con la Coppa d’argento, et piede d’ottone con la Patena d’argento indorati, et Cassa di Corame nero.

Camici duoi con quattro amiti, et tre cordoni bianchi.

Una Croce grande indorata col suo piede, et un’altra inargentata con il piede.   

Un Aspersorio per l’aqua benedetta d’ottone.

Una Cotta per il Chierico, et duoi messali, uno Ambrosiano vecchio, et l’altro Romano.

Un Campanello per la messa di metallo.

Una Baziletta con li suoi Urzoli.

Duoi Corporali belli con sue palle.

Duoi Veli da Calice.

Trè Tovaglie grandi per l’Altare, et trè picciole ‘n modo de sciugamani.

Una Tela turchina per coprire l’altare.

Duoi Ceroforarij di legno con sue basi.

Purificatori dodici buoni, et cinque fazoletti per le mani.

Duoi pezzi di brocato rosso con frangie d’oro, nelli quali sono involte le sacre chiavi.

Un Antiporto per la Chiesa rotto, et telari trè per le finestre, mà duoi rotti.

Una Lampada d’ottone.

Un pezzo di spaliera di Bergomo per mettere al sgabello dell’Altare.

Le Chiavi della Chiesa, et un Valicino di corame rosso’.

 

Pellegrinaggio della gente alla suddetta chiesa e indulgenze

A questa chiesa si reca una grandissima quantità di gente, che viene in pellegrinaggio soprattutto in questi giorni dell’anno parte per voto, parte solo per pia consuetudine, essendo stata la chiesa in particolar modo  onorata con le più grandi indulgenze e grazie spirituali come si è detto prima.

 

La casa del cappellano

La casa d’abitazione temporanea del cappellano di questa chiesa è vicino alla chiesa medesima sul lato settentrionale, ed ad essa congiunta. Questa ha in tutto tre stanze  superiori, una cantina e un altro piccolo cortile chiuso è congiunto alla casa come piccolo orto; a questo stesso cortile  e alla casa da due parti è confinante la valle, all’altro lato la predetta chiesa e all’ultimo infine il prato sempre della chiesa.

Accanto alla stessa chiesa, dalla parte meridionale dell’altare si trovano due stalle per i cavalli con due cascine superiori per contenervi il fieno ad uso del cavallo dell’illustrissimo commendatario.

In questa casa abita il suddetto reverendo don Palazzo, cappellano e agente del già nominato illustrissimo cardinale.

 

L’oratorio di S. Benedetto

Successivamente il predetto reverendissimo signor visitatore generale visitò l’oratorio di S. Benedetto nella parte inferiore della chiesa di S. Pietro al Monte presso la scala in pietra prima descritta e posto entro i confini della parrocchiale di S. Calocero e distante da essa circa cinquemila passi. Per quanto si può giudicare ad occhio essa è molto antica, guarda ad oriente e consta di una sola navata e la sua lunghezza è di circa ventiquattro cubiti ed altrettanti in larghezza ed altezza. Ha un unico altare a oriente, congiunto al muro e decorato da affreschi e collocato sotto una abside semicircolare; all’interno vi è un divisorio costituito da un muro di circa quattro cubiti invece del cancello. Sulla parete posteriore davanti all’altare si possono vedere le immagini di Cristo in croce nel mezzo, tra la Beata Vergine Maria e S. Giovanni Evangelista e ai piedi della croce la raffigurazione di S. Maria Maddalena rappresentate in dipinti antichi e decorose. Ad entrambi i lati dell’altare si trova una monofora  antica non protetta.

Il pavimento di cemento e ghiaia sia dell’oratorio che dell’abside è regolare. Le pareti sono state intonacate con calce in un periodo antico ed a causa della vecchiaia sono parecchio rovinate. Il soffitto è coperto da una volta divisa in tre parti.

Ha due ingressi, dei quali uno sulla facciata, l’altro invece sul lato meridionale; essi hanno delle porte robuste. Nella stessa facciata si trova una finestrella a forma di croce.

Non vi è campanile, né vi si trova una campanella.

Il contenitore dell’acqua ad uso espiatorio è inserito nella parete meridionale, con la quale si chiude la stessa cappella; talvolta in esso viene versata l’acqua benedetta che si preleva dalla chiesa di S. Pietro. Qui si tengono suppliche o processioni il giorno terzo delle litanie (rogazioni?) e ogni volta che si sale alla chiesa di S. Pietro.

 

L’oratorio di S. Maria e di S. Rocco in località Scola

Nello stesso giorno ed anno il medesimo reverendissimo visitatore generale visitò l’oratorio di S. Maria e S. Rocco posto in località Scola nei confini della chiesa parrocchiale di S. Calocero di Civate, distante da esso circa un miglio. L’oratorio guarda verso oriente, consta di un’unica navata; la sua lunghezza è di dieci cubiti, la larghezza di sei, mentre l’altezza è di circa otto cubiti.

Possiede un altare unico aderente al muro, che è costruito secondo norma, a cui manca la mensa lignea e la pietra consacrata. E’ ornato con una copertura di cuoio, una sottotovaglia, una croce e due candelabri di legno e un rialzo di mattoni; lo scomparto per riporre gli orciuoli è collocato fuori dalla parte riservata all’altare e non è secondo norma. La sua predella è decorosa, tuttavia gli mancano le cornici laterali. Dista dalla grata e dal cancello un piede e mezzo. Non ha copertura, essendo alquanto bassa la sua volta e piccola.

La cappella è costruita in forma semicircolare; le pareti invece sono intonacate.  Il pavimento di pietra è regolare ed ad esso si sale per un unico gradino di pietra; la separa un cancello di legno, non ha quadri ne’ finestre. A questo altare si celebra per devozione, ma raramente.

L’oratorio non è stato consacrato e consta di una unica navata; il pavimento di cemento è regolare ed ad esso non si sale per alcun gradino, ma il pavimento è allo stesso livello della pubblica via; le pareti sono  intonacate e l’oratorio è coperto da una volta. Il pavimento viene spesso scopato e pure spesso si toglie la polvere dalle pareti e si libera il soffitto dalle ragnatele.

Vi è una porta sulla facciata, che alla sera si chiude con la chiave. Nello stesso frontespizio è collocata una finestra rotonda senza protezione.

Nella parete della facciata, fuori dalla porta sulla destra, è inserito un contenitore per l’acqua d’espiazione, e questo è fatto di terracotta ed in esso ogni domenica si mette l’acqua benedetta che viene portata dalla chiesa parrocchiale. Vi è un campaniletto sulla sommità della facciata  suddetta, e in esso è posta una campanella che fu consacrata dal reverendo signor vescovo Alessandrino il 7 agosto 1607, come è stato affermato dal signor Lucio Fantisco, che di questa consacrazione ha registrato la memoria in un libro che ha mostrato; la corda di questa campana pende dentro l’oratorio nel mezzo dell’ingresso.

 

L’oratorio di S. Andrea delle cascine di Isella

Nello stesso giorno ed anno il medesimo reverendo signor visitatore generale visitò l’oratorio di S. Andrea delle cascine di Isella posto nei confini della chiesa parrocchiale di S. Calocero e distante da essa mezzo miglio. L’oratorio guarda verso oriente, consta di un’unica navata la cui lunghezza è di dieci cubiti, la larghezza di sei ed invece l’altezza di circa nove. Ha un altare unico aderente al muro ad oriente, senza ornamenti, costruito secondo norma, su cui c’è una mensa lignea sotto una volta e abbellito con una nicchia, separato da una balaustra di mattoni e le immagini antiche della nicchia dello stesso sono decorose. Si può vedere una finestra rotonda senza protezioni nella facciata dell’oratorio. Lo scomparto per gli orciuoli non è ricavata nella forma regolare. Il soffitto dell’oratorio è coperto da una volta, le pareti sono intonacate con calce. Ha un uscio nella facciata, le cui porte sono abbastanza robuste ed esse non sono aperte di giorno meno che di notte.

Non vi è alcun campaniletto, né campana. Il contenitore per l’acqua d’espiazione, indecente, è inserito nella parete sul lato destro della porta ed è fatto di terracotta; in esso talvolta viene versata l’acqua benedetta che si porta dalla chiesa parrocchiale. Non vi è alcuna suppellettile.

 

L’oratorio di S. Rocco delle cascine di Borima

Nello stesso giorno ed anno il medesimo reverendissimo visitatore generale visitò l’oratorio di S. Rocco delle cascine di Borima inferiore, nel confine della chiesa parrocchiale di S. Calocero di Civate, costruito sulla pubblica strada, per la quale si va da Suello della pieve di Incino a S. Fermo, della stessa pieve. La sua forma è quadrata e piccola; in questo vi è costruito solamente un piccolo altare senza ornamenti. Il pavimento è ricoperto di cemento, le pareti sono quasi grezze; invece dalla parte anteriore davanti all’altare è ornata dalle rappresentazioni affrescate della Beata Vergine col figlio, di S. Rocco e di S. Fermo, benché in parte rovinate. Nella facciata vi è una monofora sopra l’ingresso, fornita di grata di legno. L’ingresso guarda le case più vicine di Borima; esso è dotato di ante, serratura e chiave. Le sue pareti all’esterno sono intonacate. L’oratorio dista dalla pubblica strada circa un cubito; non è circondato da uno steccato per tenere lontani i cavalli e le altre bestie, ma dalla parte della pubblica via è protetta da una siepe. E’ sempre chiuso ai visitatori e si apre solo nel momento in cui si tengono le devozioni. La chiave è tenuta dal vicino.

 

L’oratorio di S. Rocco della cascina del Brugnoso

Nello stesso giorno e anno lo stesso reverendissimo signor visitatore generale visitò l’oratorio di S. Rocco della cascina del Brugnoso nel confine della chiesa parrocchiale di S. Calocero di Civate, costruita sulla pubblica strada per la quale dal suddetto Civate si va alla chiesa citata di S. Pietro al Monte. E’ di forma semicircolare, il pavimento di ghiaia e cemento, le pareti sono grezze e nella parte posteriore sono decorosamente ornate nel mezzo dalle immagini dipinte della Beata Vergine Maria tra S. Rocco e S. Sebastiano. Queste raffigurazioni, a causa della demolizione del suo angusto altare, sono state rovinate. Una volta copre l’oratorio. Non vi sono finestre da dove i passanti possano vedere la chiesa. Non ha alcun uscio, ma è aperto dalla parte interna e nella parte inferiore è munito di un muro di due cubiti e dal lato sud sino a quello nella facciata si accede per quel piccolo uscio. Le sue pareti all’esterno sono rifinite con affreschi e questo si aggiunge come ornamento per lo stesso oratorio. Dista abbastanza dalla pubblica strada e mentre per di lì si conducono le mucche e i carri, si bagna con il fango e l’acqua sporca. Non è protetta da steccati che tengano lontani i cavalli e le altre bestie. Qui si tengono delle devozioni e processioni il secondo e terzo giorno delle litanie (rogazioni?)e poi ogni volta che parte una processione per la chiesa di S. Pietro al Monte.

 

Ordinationes Ecclesiae loci Clivati Plebis Ugloni de anno 1608.

Reperitur inter decreta Visitationis loci Clivati Pl. Ugloni dioecesis Mli de anno 1608 ab Ill.mo et R.mo Card.le Borromeo et Archie.po factae, et in Archivio Archiep.li suti existentes inter alia adesse scripta ut infra.

 

Pro Ecclesia Parochiali S.ti Caloceri loci Clivati

Fiat a Scolaribus S.mi Sacramenti Umbella pro defferendo S.mo Sacramento ad Infirmos in procul inceditur. Reliquiae honorifice collocantur in duabus reliquia vasis auro ornatis, quae collocantur ex utraque parte tabernaculi S. Sacramenti super Altare. Quoniam saepe ac saepius a pluribus Visitationibus et praecipue a beato Carolo in sua Visitatione et successive ab aliis Visitatoribus homines et comune loci Clivati moniti fuerunt q.o ad aedificandam curent cappellam pro Baptisterio quod decretum  in nunque fuerit execut.ni demandatum. Nos ad dictorum executionem decretorum devenire volentis assignamus terminem hominibus huius loci unius mensis ad proficiendam Cappellam pro Baptisterio, quae construentur sub navi septentrionali prope parietem frontespitij sub primo arcu, quae dealbatur loricetur, et pingatur Imagine S. Jo. Baptistae Christum baptizantis, et claudetur clathris ferreis vel lapidei, et in eius medio ponat Baptisterium, et descendatur per duos gradus, deinde ascendatur ad illud. Quod in dicto termino non perficiet, nunc pro ut ea tunc interdicimus ne baptizantur parvuli in dicta Ecclisia sed differantur ad Ecclesia S. Euphemiae Ugloni ad Baptizandum.

In eadem Cappella excidatur sacrarium quod lignea tabula claudatur ex sera ferreis. Iidem homines sumptibus comunitatis proficiendum curent conopeum ex serico vel gosijgrio albi coloris ad contegendum baptisterium ter.e unius mensis.

 

De legatis

Christophorus, Gabriel, et fratres de Canalibus altri haeredes q. Gabrielis de Canalibus satisfaciant legato a d.o Gabriele relicto missarum duodecim quotannis per annos quinquaginta.

Camillus et Josefh pater, et filius de Chinettis haeredes q. Aloysij de Castronovo satisfaciant legato per ipsos relicto Anniversariorumque duorum funebrium cum missis duodecim et una in canti quotannis, et coram tri. fr. doceant   se satisfecisse pro praeterscripto.

Fiat suggestus in Ecclesia sumptib. hominum huius loci. Muri incrustentur et dealbentur. Pavimentum aequatur,  sternatur decenter.

 

 

De Coemeterio

Claudatur ita ut non sit aditus bestijs, et cruce in eo erigatur.

Curatus  clericum alat sumptib. proprijs.

 

De votis

Homines, et foeminae huius loci colant diem festum S. Francisci, S. Rochi, S. Bernardi, et S. Jo. Decollati, ut ex voto facto tenentur, et eisdem diebus decantandum curant missam quotannis in ecclesia S. Viti.

 

De Ecclesia S.Viti membrum Clivati

Altare maius tela virdi coloris contegatur, et trib. alijs mappis albis longioribus. Bradella  fiat ad formam. Duo alia candelabra ex auricaleho emantur, et crux quae ponatur super altare.

 

 

De Altari Rosarij

Tela stragula cooperiatur, nec pulvere consumatur,  fenestrella pro urciolis excidatur. Auferatur indecens lampas, et altera ˆ sordibus munda et expolita apponatur. Noster executor visitationum cogat D. Eleutherium Canalem media via iuris et Dominicum dell’Oro et Camillum Chinettum ad satisfaciendum legato unius missae in hebdomada relicto à q. D. Alexandro Canali cuius sunt haeredes ad hoc Altare et  cogat eos ad docendum pro praeterito tempore se satisfacere agat contra eos, et contra bona vendita et hipothecata huic oneri. Cogat etiam Scholares S.mi Sacramenti ad satisfaciendum pro bonis sibi assignatis celebrationi missarum octuaginta singulis annis. Scholares scholae Rosarij uti haeredes q. Josephi Gipponi satisfaciant oneri decem librarum quotannis pro tot missis, et divinis officijs celebrandis ad hoc Altare. Noster executor visitationum  cogat heredes q. Aloysiae de Castronovo ad praestandum legatum ab ea relictum singulis annis lib. decem olei pro lampade S.mi Sacramenti, et Altaris B.V.M. Rosarij festis diebus eiusdem B.V.M. et diebus sabbati. Fenestrae huius ecclesiae tela abducantur. In Coemeterio erigat crux et claudatur ne aditus pateat bestijs. In sacristia fiat oratorium. Pavimenta ut in indice. Faenestra tela abducatur. Scholares tradant claves Ecclesiae curato qui locat aedes proximas Ecc.ae alicui sacerdoti vel honesto viro et pretium concertatur in usum illius Ecc.ae.  Quoniam duae mulieris ...... inhonestae vitae altera vidua altera, quae habet virum in hoc loco corrumpunt   honestatem et bonos mores, et multorum peccatorum sunt causa, curatus Chivati nomine Ill.i illis praecipuat sub poena fustigationis quod discedant ad loco termine quindecim diebus, et refferat nobis quod fecerint.

 

Pro Ecclesia S. Nazari membr. Clivati

Faenestrae tela abducantur. Imagines sanctorum in frontespicio Altaris maioris removentur. Coelum ecclesiae laqueario opere contigatur, et ita trabibus fulciatur quod substentari possit. Nullo modo celebretur in ecclesia subterranea ˆ qua aufferatur altare  parvum. Curatus curam gerat ne situs ecclesiae contiguum usurpetur sed fructus qui percipitur expendatur in illius ecclesiae reparationem. Idem oblationes quae fiunt in hac ecclesia vendendas curet, et scribat in libro et redditus implicentur in beneficijs illius ecclesiae.  Quoniam in fornice huius ecclesiae subterraneae   adsunt rimae ita ut de facili ad tamen collabi posset, curatus curam geret et medio alicuius magistri coementarijs illum resarcendum curet, et quod, expurgetur ˆ sordibus, fenestrae acludantur, et riliquae clathris ferreis muniantur.

Incrustetur item tota haec eccl.a et dealbetur.  Tectum ecclesiae domui contigue tegulis tegatur et lignis ita aptetur ut in eam non   pluat.

 

Pro oratorio in via S. Rochi capsinae Boriminae

Claudetur ne bestijs pascat aditus. Faenestra alta fiat clathris ferreis munita, ex qua viatores intraspicere non possint. Picturis decentioribus exornetur.

 

Pro ecclesia S. Petri

Sub Altari maiori claudatur foramen et muro abducatur. In ecclesia subterranea fenestrellae abducantur. Pingatur dicta ecclesia historia aliqua sacra S.ti Petri. Fiat vas decens ex marmore ad aquam beneditionem et collocatur iuxta portam maiorem. Terra quae circundat ecclesiam subterraneam amoveat, ne eam humidam reddat.

 

Pro oratorio S. Andreae capsinarum Isellae

Lapis sacer ematur ut celebrare possit curatus cum est administraturus sacramenta in huc loco nec alio tempore ibidem celebratur nisi successi fate urgente.  Porta clausa remanent, et faenestrella in porta fiat ut transeuntes interspicere possint. Cancelli lignei firmantur. Candelabra, et crux ex auricaleho comparentur. Pavimentum sternatur. Campanula super tectus ecclesiae accomodetur. Faenestra claudat lignea tabula et tila abducatur. Bradella accomodetur.

 

Pro oratorio S. Mariae et Rochi loci Scolae

Pingatur Icona ante Altare maius. Dealbetur Cappella. Faenestrella aperiatur in ostio ad hoc ut possit interspicere ˆ viatoribus. Candelabra duo cum cruce ex auricaleho comparent expensis viciniae.

 

Pro Ecclesia S. Nicolaij loci Figinae.

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Disposizioni per la chiesa in località Civate della pieve di Oggiono dell’anno 1608.

 

Questo è stato ritrovato tra le disposizioni della visita della località di Civate nella Pieve di Oggiono, diocesi di Milano, nell’anno 1608, compiuta ad opera dell’illustrissimo reverendissimo cardinale Borromeo ed esistenti tra altri documenti come sotto.

 

Per la chiesa parrocchiale sita in Civate

I membri della confraternita del SS. Sacramento realizzino un baldacchino per portare in giro lontano e solennemente il SS. Sacramento agli ammalati. Le reliquie siano riposte con il dovuto rispetto in due reliquiari ornati d’oro, che saranno collocati ad entrambi i lati del tabernacolo del SS. Sacramento sopra l“altare. Poiché ripetutamente e ancor più in diverse visite e soprattutto da parte del beato Carlo nella sua visita e successivamente da parte di altri visitatori, gli uomini e il comune della località di Civate sono stati ammoniti affinché si preoccupassero di costruire la cappella per il battistero, poiché l’esecuzione dell’ordine dato non è mai avvenuta,  noi che vogliamo avvenga la realizzazione delle predette disposizioni, assegnamo un termine di un solo mese agli abitanti di questa località per realizzare la cappella per il battistero, che sarà costruita sotto la navata settentrionale vicino alla parete di facciata, sotto la prima volta; sarà intonacata, imbiancata e dipinta con l“immagine di S.Giovanni Battista che battezza Cristo, chiusa con una balaustrata di ferro o di pietra e al centro si ponga il battistero; si scenderà per due gradini per poi risalire ad esso. 

Poiché nel predetto termine non sarà ultimata, da ora sino ad allora proibiamo di battezzare i bambini nella predetta chiesa, ma vengano portati per essere battezzati nella chiesa di S.Eufemia di Oggiono. Nella stessa cappella venga ricavato un sacrario da chiudersi con un’anta di legno per mezzo di serratura in ferro. Gli stessi uomini provvedano di procurarsi a spese della comunità una copertura leggera di seta o grograno di colore bianco per rivestire il battistero nel termine di un mese.

 

I lasciti

 Cristoforo, Gabriele e i fratelli Canali come altri eredi di un certo Gabriele Canali soddisfino la disposizione testamentaria lasciata dal detto Gabriele di dodici messe annuali per cinquant’anni. Camillo e Giuseppe, padre e figlio Chinetti, eredi di un certo Aloisio di Castelnuovo adempiano alla disposizione testamentaria lasciata per loro stessi di due anniversari funebri con dodici messe e una in canto ogni anno e diano istruzioni davanti a tre confratelli perché soddisfino quanto prescritto. Si realizzi un pulpito nella chiesa a spese degli uomini di questa località. I muri siano intonacati ed imbiancati. Il pavimento venga livellato e decentemente rifinito.

 

Il Cimitero

Venga chiuso, affinché non vi penetrino gli animali e in esso si eriga una croce. Il curato mantenga il chierico a sue spese.

 

I Voti

Gli uomini e le donne di questa località facciano in modo di mantenere la promessa fatta il giorno della festa di S.Francesco, di S.Rocco, di S.Bernardo e di S.Giovanni Decollato, e in questi stessi giorni procurino che venga cantata una messa ogni anno nella chiesa di S.Vito.

 

La chiesa di S.Vito parte di Civate

L’altare maggiore sia ricoperto con una tela di colore verde e con tre altre tovaglie bianche più lunghe. Si faccia la predella secondo le normative. Siano acquistati altri due candelabri d’ottone e  la croce da porre sopra l’altare.

 

                                                      L’altare del Rosario

Sia interamente coperto con una tela di protezione affinché non venga rovinato dalla polvere; si ricavi lo scomparto per gli orciuoli. Sia tolta la lampada indecente e sia sostituita con un“altra ripulita e lucidata. Il nostro esecutore delle visite costringa il signor Eleuterio per mezzo della legge e Domenico dell’Oro e Camillo Chinetti ad adempiere il mandato testamentario di una messa in settimana a questo altare, lasciato da un certo signor Alessandro Canali di cui sono eredi e li costringa a darne disposizione per la durata prescritta perché lo soddisfino, agisca contro di loro e contro i beni venduti ed ipotecati per questo obbligo. Costringa anche gli appartenenti alla confraternita del SS.Sacramento ad adempiere secondo i beni loro assegnati per la celebrazione di ottanta messe ogni anno. Gli aderenti alla Confraternita del S.Rosario, come eredi di un certo Giuseppe Gipponi, adempiano all’onere di dieci libbre annuali per altrettante messe e uffici divini da celebrarsi a questo altare. Il nostro esecutore delle visite costringa gli eredi di una certa Aloisia di Castelnuovo a compiere il mandato da lei lasciato di dieci libbre annuali d“olio per la lampada del SS.Sacramento e dell’altare della Beata vergine Maria del Rosario per i giorni della sua festa e il sabato. Le finestre di questa chiesa siano chiuse con della tela. Nel cimitero venga eretta una croce e sia chiuso per non consentire l“accesso agli animali. Nella sacrestia si faccia un inginocchiatoio. Il Pavimento sia come prescritto. Si chiudano le finestre con della tela. I confratelli diano le chiavi della chiesa al curato che affitti le case addossate alla chiesa a qualche sacerdote od onest’uomo e sia preso di comune accordo il prezzo per l’utilizzo di questa per  la chiesa. Poiché due donne maritate ....... di vita disonesta, una vedova e l’altra che ha marito in questa località, mettono in pericolo l’onestà ed i buoni costumi e sono causa di molti peccati, il curato di Civate a nome dell’Illustrissimo ordini ad esse, sotto pena della fustigazione, di andarsene dalla località nel termine di quindici giorni e ci riferisca ciò che avranno fatto.

 

Per la chiesa di S.Nazaro di Civate

Le finestre siano protette con tela. Le immagini dei santi sul frontespizio dell’altare maggiore siano rimosse. Il soffitto della chiesa sia rifinito con una volta e così sia rinforzato con architravi per poter essere sostenuto. In nessun modo si celebri nella cripta dalla quale deve essere tolto il piccolo altare. Il curato si prenda la responsabilità affinché la proprietà contigua non sia usurpata, ma i frutti che ne derivano siano spesi nella riparazione di quella chiesa. Nello stesso modo curerà di vendere le offerte che si faranno in questa chiesa e le segnerà sul registro e il reddito sarà inglobato nel beneficio di quella chiesa. Poiché nella copertura della sua cripta vi sono crepe, tanto che potrebbe facilmente addirittura cadere, il curato provvederà e con l“aiuto di qualche muratore farà in modo di ripararli e questa si ripulirà dalla sporcizia, le finestre saranno chiuse e le rimanenti saranno munite di grate di ferro.

Pure sarà ridata la malta sulle pareti di tutta questa chiesa e sarà imbiancata. Il tetto della casa della chiesa adiacente si copra con tegole e legname per far sì che non vi piova.

 

Per l’oratorio sulla strada di S.Rocco della cascina di Borima

Si chiuda affinché non offra accesso agli animali. Si costruisca un’alta finestra, protetta da una grata di ferro, dalla quale i viandanti (non?) possano guardar dentro.

 

Per la chiesa di S.Pietro

Sotto l’altare maggiore si chiuda l’apertura e si ripari con un muro. Nella cripta si chiudano le finestrelle. Si dipinga la stessa chiesa con qualche storia sacra di S. Pietro. Si faccia una acquasantiera decorosa in marmo e sia posta vicino alla porta principale. Venga rimossa la terra che circonda la cripta perché non le porti umidità.

 

Per l’oratorio di S.Andrea delle cascine di Isella

Sia acquistata una pietra sacra perché il curato possa celebrare quando deve amministrare i sacramenti in questa località e nel frattempo non vi si celebri se non per urgente bisogno. La porta rimanga chiusa e vi si tagli una finestrella da dove possono guardare i passanti. I cancelli di legno siano rafforzati. Siano procurati dei candelabri e una croce d’ottone. Sia coperto il pavimento. La campanella sopra il tetto della chiesa sia aggiustata. Si chiuda la finestra con un“anta di legno e sia protetta con tela. Sia adattata la predella.

 

Per l’oratorio di S.Maria e S.Rocco in località Scola.

Si dipinga un’icona davanti all’altare maggiore. Si imbianchi la cappella. Venga aperta nell’uscio una finestrella appropriata perché si possa guardar dentro da parte dei passanti. Si procurino due candelabri e una croce d’ottone a spese dei vicini.

 

Per la chiesa di S. Nicolò in località Figina

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 ( Quesiti posti dal Parroco presumibilmente al cardinale  e  relative risposte)

                                                     Quesiti

 

1. Egli è certo che nello spirituale il Parroco è Capo; Ma in tutto il rimanente di Chiesa che regola deve egli tenere?

 

2. Per avisare de’ bisogni che occorrono in Chiesa di chi deve egli servirsi, e dove, e come ciò fare?

 

3. Trovando che le cose non sono a dovere, come si regolerà?

 

4. In caso d’ostinazione e contradizione che deve fare?

 

5. Ne“ Tridui, Novene, ed altre divote Funzioni come deve portarsi?

 

6. Ne’ giorni feriali cantando il Parroco Messa di Reqiem se possa impedire al Cappellano di celebrare prima?

 

7. Venendo la Festa Titolare d’un Oratorio Pubblico di Jus Patronato laico se deve pretendere il Parroco d’esser invitato a cantar Messa e vespro e Confessare?

 

8. Per le Riparazioni della propria Casa, di cui ha obbligo la Communità, come deve regolarsi per ottenerle?

 

9. Colli Sacerdoti, e Secolari, se occorre di correggerli, come deve comportarsi?

 

10. Se il Parroco cadesse per sorpresa in impazienza di publico scandalo come rimedierà?

 

 

                                                          Risposte

 

Al. 1.  Deve il Parroco ne comandare ne pregare, ma illuminare et esortare, e nulla più.

 

Al. 2.  E’ sempre meglio che il Parroco avisi egli stesso in persona, ma non in Piazza, ne sulla strada, ma in luogo privato e proprio, con parole dolci, e voce piana, e fronte allegra. Che se il Parroco per se stesso non può, o non vuole, deve servirsi di Persona abile sincera e polita, e sempre senza publicità.

 

Al. 3.  Deve il Parroco suporre, e credere che ciò proviene o da impotenza, o da inavertenza, o da imperizia, ne mai dare ascolto à raporti altrui, e quindi illuminare ed esortare come sopra.

 

Al. 4.  Se le maniere usate come sopra non hanno il loro effetto ben si conosca l’ostinazione, e contradizione, e in questo caso, passato quel giusto discreto tempo necessario per comprovare l’ostinazione e contradizione, deve il Parroco ricorrere alle Persone d’autorità in Milano per ottenere col mezzo loro pronta efficace providenza, sanza far egli ne publicità, ne altro discorso o cenno.

 

Al. 5.  Ne deve procurarle, ne rifiutarle. La prudenza insegna di cavarne più che si può, e farsi merito col donare spontaneamente e allegramente ciò, che altrimenti non si ha.

 

Al. 6.  Non può impedire, ma tutti devono avere di mira il bene e commodo pubblico e privato.

 

Al. 7. Non deve il Parroco pretendere invito, perchè in jure puo essere escluso, ma per questa stessa ragione non deve il Padrone laico pretendere che vada il Parroco senza invito. Dove regna sincera armonia non v’è pericolo di cotali pretese.

 

Al. 8.  Informarsi delli ordini sovrani pubblicati dall’Ill.mo Magistrato, ed osservarli.

 

Al. 9.  Stare al Vangelo dove insegna il modo di correggere.

 

Al. 10. Dire al Barbiere, al Fornaro, alle Comadri seriamente e replicatamente che gli spiace d’aver fatto così.

 

Per essere persuasi dalla verità di queste risposte basta riflettere a quanto pratticato finora tra la Ven.da Fabbrica ed il Ven.do  Capitolo del Duomo intorno alle cose temporali del Duomo, e molto più al contegno che usa l’istesso Em.mo R.mo Cardinale Arcivesc.o.

Colla pietà prudenza buona grazia il Parroco ottiene tutto, e questa è l’unica strada massime nel giorno d’oggi per mantenere la pace pubblica e privata.


 

1616    Decreta visitationis Cardinali Federici Borromei

 

Sicut infrà scriptum est, reperitur in Archivio Curiae Archiep.lis Mediolani in libro, cui titulus est: Decreta, quae Nos Federicus S.R.E. Presby. Card. Borromeus S.tae Mediolanensis Eccl.iae Archiep.us ex Visitatione alias per Ill.um. et Adj. Rev.um Antonium Albergatum tunc nostrum Visitatorem, et novissime item per nos facta in Plebe Ugloni n.rae Dioecesis mense Maio anni 1615, condidimus. fol. 55.

 

Sicuti incerta emolumenta ex functionibus Curae animarum à Praeposito percipiuntur, qui propterea candelas cereas in altari maiori diebus festis, et ferialibus etiam pro missis, et Divinis officijs, missaque conventuali exhibere tenetur, excepta tamen tertia dominica ciusque mensis, et dempto tempore, quo sodales SS.mi Sacramenti cereos adhibent accendendos, ità Praepositus cereos axhibere debet eiusmodi, qui non ea sint exiguitate ut in tanto cultu dedeceant, et oculis adstantium pariant offensionem. Sint autem diebus ferialibus numero duo ponderis onciarum novem; dominicis, et festis quattuor librae saltem unius; solemnioribus vero sex duarum librarum. At cum ad duorum palmorum longitudinem praecombustione redacti fuerint, tollerantur ab altari, alijs integris, et novis allatis, sub poena scutorum quattuor Praeposito, quoties eiusmodi culpam contraxerit, Scholae SS.mi Sacramenti applicandorum.

 

 

1616  Disposizioni seguite alla visita del cardinale Federico Borromeo

 

Quanto è scritto sotto si trova nell’Archivio della Curia Arcivescovile di Milano nel libro il cui titolo è: "Disposizioni che noi, Federico  Rev. Em. Presbitero Cardinale Borromeo Arcivescovo della santa chiesa milanese abbiamo conservato dalla visita una volta compiuta dall’Illustrissimo e Reverendissimo Don Antonio Albergato allora nostro visitatore e ultimamente da noi, nella Pieve d’Oggiono della nostra diocesi nel mese di maggio dell’anno 1615."  Foglio 55.

 

Dati gli emolumenti non quantificati che percepisce per le funzioni della cura delle anime il Prevosto, che per questo è tenuto ad esibire sull’altare maggiore candele di cera nei giorni di festa e anche nei giorni infrasettimanali per la messa e l’Ufficio divino e per la messa della comunità religiosa, eccetto tuttavia durante la terza domenica di ciascun mese, e tolto il tempo in cui i confratelli del SS. Sacramento forniscono i ceri da accendere, il Prevosto è pertanto tenuto ad esibire ceri di qualità tale, che non siano per la loro esiguità indecorosi a tanta funzione e appaiano un’offesa agli occhi dei presenti. Anche nei giorni feriali essi siano due  del peso di nove once: nelle domeniche e nelle feste almeno di quattro libbre ciascuno; nelle solennità maggiori invece sei di due libbre. E quando sono ridotti prima dell’utilizzo a due palmi d’altezza, siano levati dall’altare, dopo essere stati sostituiti da altri integri e nuovi, sotto pena per il Prevosto, ogni volta che commette una simile mancanza, di quattro scudi da devolvere alla Congregazione del SS.Sacramento.

                                    

 (documento incompleto del 1618 tratto da uno più antico presumibilmente tardo medioevale)

 

Copia di un libro intitolato come segue _____________________________

Benedizione della corona della Rosa, et delle candele del Santissimo Rosario, con l’assoluzione da darsi ˆ quelli della compagnia, quando sono vicini ˆ morte, et anco la benedizione dell’acqua, et dell’olivo di St.Pietro Martire___________

 

'''''''''''' In Bologna presso Bartolomeo Cochi al pozzo rosso 1618 ''''''''''''''''''''

`'''''''''''''''''''''''''''''''''' con licenza de superiori ''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''''

 

Dopo le sod.te benedittioni che per brevità qui non se ne fa copia, segue in d.to libro una narrativa del tenor seguente, cioè  __________________________________________

Correa l’anno della natività di Giesù Christo settecento sei il decimo giorno di maggio nel tempo che furono fatti e dati questi privilegij nella città di Roma alla Regia Maestà di Desiderio per il Sacratissimo e Santissimo Pontefice Adriano: e per l’invittissimo Imperatore Carlo per lui: e de lombardi buon portamenti li quali privilegij, scrisse, e sottoscrisse Carlo della Fontana Consiglieri della Città dil pred.o Sommo Pontefice: e Necho de Contelli Notaio della predetta Maestà Imperatoria: e furon dettati da un Signor di famiglia Orsina di S.to Angiolo Dottore della città predetta di Roma: e Giudice di sua Santità insieme con Messer Giacomo Cazuolo Ramense parimente Giudice del Sopradetto Imperatore. Et quali privilegij furono concessi al prefato Re Desiderio: e suoi heredi in secoli de secoli, per  li prenominati Signori: e nei quali si contengono le dignitati di Notaria: di advocati: de Giudici: de Capitani: di Valvasoria: contado: Marchesato: e ancora di legitimatione de bastardi: qual cose furon concesse antichamente, che tutti quelli del linaggio di sua Regia Maestˆ le potessero conferire cosi legitimamente, come l’Imperatore: e cosi canonicamente come il Papa: onde l’istessa autorità e Apostolica, e Imperiale da conferire è parimente data in perpetuo à quelli che saràno della casa de Ingleso o vero d’Angiera: gli quali anchor per la sua nobiltà e potenza furon degni de havere gratia, e prerogativa   della coronatione  di Re dè Romani della corana di ferro nella Inclita Città di Milano nella Chiesa di Roniell? Qual’è nel monastiero di Sancto Ambrosio: qual corona si conserva per la testa della statua di Hercole qual in essa Chiesa: e qual Hercole per altri fu interpretato Re inventissimo segno Regale de conti predetti: e si legge che quarantacinque Romani furono da simili conti coronati oltra Carlo Magno, qual similmente fu coronato da Re Desiderio de Ingleso, qual fu il trigesimo Re de Lombardi: e hebbe una sorella che si chiamava Theodora: qual diede per moglie al predetto Carlo Imperatore: et naquero questi conti della città d’Angiera. e habitorno tra li suoi monti Pedale e Barone in Valle Magrara  distante dal laco di Lecco per tre miglia: e longi altretanto del monte di San Pietro dil contado  di Milano: da Thelofio discese Re Desiderio, qual Re dominatore di tutta Italia: e possedeva senza contradittione alcuna tutta la liguria: Emilia, Venetia: Alpesionia: Retia: Toscana: Semproica: e altre provincie d’Italia. Et in quel tempo Carlo Magno fu eletto Imperatore da Adriano: doppo sendosi partito Carlo per andar verso Italia: Re Desiderio congregò uno esercito contra lui: e aciò che non morisse tanta gente Christiana, Papa Adriano tra loro compose la pace, lasciando pacificamente al Re Desiderio tutto il Regno d’Italia e confirmandolo tanto per autorità Apostolica, quanto imperiale: E Carlo tenea l’Imperio con la Puglia: Calavria: Ciciglia: Sardegna: Svevia: Bretagna: Sermana: tutta la francia: e spagna: e tolse la corona dal Re Desiderio: e diventarono cognati per il mezzo del Papa: e Desiderio volse che il commune di Milano donasse à Carlo per le spese del camino verso Roma mille marche d’oro che valevano trecento volte cento soldi per marcha:  e cha li desero altro tanto l’altre città di Lombardia: e d’Italia, giongendoli che volea che suoi sudditi dessero aggiuto: e ubidienza al Impero mentre che fosse stato Carlo conforme alla volontà Papale: e ubidiente della Chiesa Romana, poi andando Carlo con Adriano verso Roma, e decio: furono ambidoi assediati da Saraceni nel castello de Vigho sopra esta via presso Roma: Alche inteso Re Desiderio, con grande esercito andò contra essi Saraceni: e oprò si che intrò in Roma e soggiogò settantamiglia  d’essi Saraceni: e di piu di cento miglia  ….

Processioni ogni anno alla Chiesa di S.Pietro al Monte

La Communità di Civate fa cinque Processioni nelli giorni seguenti

 S.ta Croce al 9 Maggio

S. Siro al 17 Maggio

S. Rocco al 16 Agosto

Terzo giorno delle Rogazioni di rito Romano

Communità di Figino Pieve di Cantù

SS. Giacomo, e Filippo al p.mo Maggio

Communità di Valmadrera Pieve d’Olginate

S. Bernardino al 20 Maggio

Communità di Oggiono Capo Pieve

S. Fermo al 9 Agosto

  

(scrittura sul retro del manoscritto)        Privileggij, Reliquie, ed indulgenze della chiesa                                                                                                 di St Pietro al monte di Chivate

 

 

Sicut infrà scriptum est, reperitur in Archivio Curiae Archiep.alis Mediolani in libro, cui titulus est: Decreta, quae Nos Federicus S.R.E. Pter.ae Cardinalis Borromeus S. Mediol. Eccl.iae Archiep.us ex Visitat. alias per Ill.um. et Admod. R. D. Antonium Albergatum tunc nostrum Visitatorem, et novissime item per nos facta in Plebe Ugloni n.rae Dioecesis mense Maio anni 1615, condidimus. f. 191.

 

In Ecclesia Parochiali S.ti Caloceri loci Clivati

Capella sacri fontis nuper constructa in parte aquiloni ornatur sacris Imaginibus, inter quas decebit illa sancti Joanni Christum babtizantis.

Vas aliud sacri fontis è marmore, vel solido lapide adsit intra annum, cum congruenti ciborio, contegendo panno serico albo, in dicta Capella collocandum, quo termino contumacitèr transacto, interdicta hic censeatur baptismi administratio.

Satisfiat in hac Ecclesia legato duorum officiorum de mortuis singulis annis cum missis duodecim pro quolibet, et missa in cantu, relicto per q.m Aloysium de Castronovo, ut in eius testamento recepto per D. J˜ Ripam notarium die 6 Martis 1568, et tenetur Franciscus Baretta Mediolani habitator.

Fiat sugestus è tabulis sectilibus, pilae primi arcus proximioris Capellae maiori in latere Evangelij inserendus.

Indumenta, ornamenta, et vasa ad usum Parochiae necessaria parentur impensis Communitatis, et serventur in sacristia armario ad id solum parato.

Coemeterium sepiatur parietibus, ne sit bestijs pervium, cruxque in eo erigatur ferrea, vel lapidea.

Rector Vicarius perpetuus nuncupatus ex beneficij fructubus alat clericum clericali tonsura initiatum, qui eidem celebranti, et parochialia munera aleunti serviat decenter.

Vicaria haec perpetua pro cura animarum, quae prius Monasterio S.ti Petri Ordinis S.ti Benedicti imminebat, conferatur semper ad electionem, et presentationem Ill.mi pro tempore Abbatis, seu Commendatarij dicti Monasterij Praesbitero seculari, qui curam animarum Clivati, et eius membrorum exerceat in omnibus, et per omnia, prout in dicta erectione, prout etiam disponunt Literae Aplicae fel. rec. Gregorij Papae XIIJ cum assignatione bonorum pro mensa Abbatiali conventuali, in quibus literis de huiusmodi cura animarum specialis mentio facta fuit, ut in eis, datis Romae apud S. Petrum anno Incarnationi Dominicae 1580 Calendis Aprilis.

Dictus Vicarius perpetuus pro eius vitae sustentatione possideat omnia bona assignata nomine Ill.ri Commendatarij Instrumento recepto in Cancell.a Archiep.li de anno 1585 die 13 Aprilis.

Homines loci ex noto publice nuncupato, ut patet Instrumento recepto per J˜ Bapt.am Bonacinam Not.um ab hinc multos annos santificet dies decollationis S.to J˜.i Bapt.ae, et SS. Francisco, Rocho, et Bernardo dicatos, et in anniversario S.ti Francisci agatur processio, tum missa eo die cantatur in Ecclesia S. Viti.

 

In Ecclesia S.ti Viti

Ab Altari amoveatur tabernaculum, neque amplius ibi retineatur, cum proibitum sit extra parochialem Ecclesiam in sacellis, et Oratorijs secularibus sacrosanctam Eucharistiam servari, neque in eo celebretur, quin sit amotum.

Bradella restringatur in superiori gradu, qui solumodo patere debebit duobus cubitis.

Tabella secretorum ornata sit.

Fenestrella Urceolorum ad prescriptum renovetur.

Capella ornetur Imaginibus, ut decet, ne sit inferior Capellae Laterali SS.mi Rosarij.

Pavimentum ità elevetur, et unctis octo cubitalibus ad Capellam ascendatur, et ad ratam altitudinis, erigatur etiam Altaris altitudo.

 

Altare B.mae Virginis Rosarij

Pavimentum Capellae emineat è solo Ecclesiae gradu integro, et altare ad praescriptam altitudinem elevatur.

Fenestrella pro Urceolis construatur in pariete ˆ latere Epistolae disecta.

Satisfiat in hoc Altari oneri missa ferialis ex testamento q.m Alexandri Canalis recepto per Joannem Gazerum notarium in oppido Leuci die 11 Julij 1518, qui legavit libras sexdecim Imp.les quotannis per eius haeredes sodalibus SS.mi Rosarij solvendos cum dicto gravamine, et cum sic affecta sint bona haereditatis, illi in quos ea pervenerunt, una conveniant, et certo fundo ad id oneris equivalenti assignando statuant, ne ob frequentem familiarum divisionem haec exilis praestatio in ade˜ minuta fragmentula dividatur, ut impossibilis, et difficillima redatur executio. Qui ver˜ dicta bona nunc possident ad Sacramenta Eccl.ica non admittantur, nisi facta assignatione praedicta.

Perseverent Scholares exequi legatum q.m Josephi Cignoni solvendi libras decem quotannis, ut tot missae, et divina officia ad hoc altare celebrentur.

Idem dicimus de legato q.m Aloysiae de Castronovo solvendi singulis annis libras decem pro lampade altaris huius festis diebus B. Virginis, et sabbato accendenda.

 

In Oratorio S.ti Andreae Capsinarum Isellae

Lapis gestatorius inseratur mensae, qua altare constructum est, habeatque indumenta omnia, et ornamenta necessaria, et opportuna.

Fenestrella urceolorum renovatur ad formam.

Cum ob depressionem arcus Capellae, ibi non possit erigi Imago sculpta Christi Cricifixi, ea firmiter proponatur supra dictum arcum.

Fenestra spherica supra ostium maius existens, vitro ac retibus instruatur.

Campanula supra Capellam in aquilonari latere appendatur, duabus pilis arcuatis erectis, funis autem extra Capellam in angulo derivet. Incolae huius loci emant pallium, casulam, stolam, et manipulum, albam, amictum, et cingulum, cum calice, et patera, nec non duo Corporalia cum suis palis, quibus vestibus, et ornamentis altare, et sacerdos celebraturus induatur, ijs saltem diebus, quibus aegrotis in his Capsinis è Parochiali procul sitis sacrosancta Eucaristia ministrari debet, eo praesertim tempore, quando iter est arduum, lutulentum, aquosum.

Clausum custodiatur semper hoc Oratorium, nisi quandoque Sacri faciendi, vel orationis Vespertinae habendae causa debeat aperiri.

 

In Oratorio S.tae Mariae, et S.ti Rochi loci......

Altare requisitis Indumentis, et ornamentis ne careat, ut in eo religiose, et cum decore celebrari possit. Habeat in primis crucem, et duo candelabra auricalehi cum Tabella secretorum decenti.

Fenestrella urceolorum sit ad Praescriptum.

Capella perficiatur albario, et pingatur saltem super altare, loco Iconae.

Fenestra orbiculari existens supra ostium, clathris, vitro, retibusque muniatur.

Vas illud aquae sanctae insertum exteriori parieti, dirimatur, et aliud novum è petra laevigata intra dictum ostium è latere dextro ingredientium, super colummella ibi  erigenda, constituatur.

 

Ecclesia SS.mi Nazarij, et Celsi, loci Clivati

Fenestra, quae est in parte meridionali unico lapide obstruantur, repleatur tota, ut parietem aequet.

De altera fenestra idipsum statuimus.

Fenestra verò, quae sequitur in eadem parte, vitro, ac retibus integratur.

Coelo Ecclesiae, arcu destructo, laqueata contignatio substruatur, cautio tamen adhibeatur ne tectum corruat.

Tectum cubiculi prope frontespicium superedificati, lignis et imbricis itè sarciatur, nè pluvia aqua rimetur. In altari subterranei sacelli non celebretur, quin prius ad formam sit coagustatum, sublato gradu, qui superest.

Dictum Sacellum subterraneum instauretur, et de Architecti iudicio rimis eius accurratur, ne cadat.

Terrula illa perpaucis arboribus, ac vitibus consita, cura parochi probo alicui homini locanda est, cuius fructus et oblationis item in Ecclesiae instaurationem, et ornatum insumantur.

Administrationi, et curationi Ecclesiae eiusque emolumentorum Parochus idoneum praeficiat virum, qui recepti, et expensi librum fideliter conficiat è Parocho recognoscendum.

Celebretur hic per Curatum festivitate S.ti Nazarij, alijsquae diebus, ut fidelium pietati satisfiat.

 

Oratorium S.ti Rochi, in via Capsinae Boriminae

Picturis decentibus ornetur hoc Oratorium, et perpetuo clausum custodiatur: in valvis autem relinquatur fenestrella clathris fereis munita, per quam viatores orare possint.

 

In Ecclesia S.ti Petri

Antiquissima est haec Ecclesia, et dicitur aedificata sumptibus Desiderij Logobardorum Regis: Titulus est Abbatia Ill.mi et Rev.mi Cardinalis S.ae Ceciliae. Huc finitimi populi, et incolae processionis ordine, et piis alijs consuetudinibus confluunt frequentissime: habetque sacellum S.to Benedicto Confessori dicatum. Custodiam, nitorem, ornatum, et administrationem Ecclesiae huius cordi sat esse putamus Ill.mo Abati Commendatario, cuius pietas magna est, et liberalitas; et quia non poteramus quidquam hic decernere, quod non fuerit ad eodem Ill.mo Cardinali precognitum, praetereamus.

 

De aliarum Visitationum Decretis

Grave pondus Visitationis munus; gravius autem propterea quid difficillima res videtur ea omnia indagari posse, quae tam multiplici negotio sint prefutura. Hinc solemne est nobis addere postrem˜ decretum visitationes praeteritas  complectens, quo etiam decreta praesertim S.ti Caroli, Visitatorum eius, aliorum, et nostrorum quoque recenseamus; volentes eadem, quae nostris omninò consentiunt, attendenda esse. Decretum igitur simile, et hic addimus, repetitis denuò poenis in editionibus illis propositis, et gravioribus, si opus erit, arbitrio nostro.

Mediolani ex Palatio nostro Archiepiscopali die 17 Junij 1615.

Signat.m Federicus Cardinalis Borromeus Archiep.us.

Subscript.m Caesar Pezzanus Proth.i Aplic.us Provisit.

 

Quanto è scritto sotto si trova nell’Archivio della Curia arcivescovile di Milano in un libro dal titolo: Disposizioni che noi Federico Cardinale Borromeo Arcivescovo della santa chiesa milanese abbiamo conservato dalla visita un tempo compiuta dall“illustrissimo e reverendissimo Antonio Albergato allora nostro visitatore e pertanto anche da noi, nella Pieve di Oggiono della diocesi di Milano, nel mese di maggio dell’anno 1615. Foglio 191.

 

Nella chiesa Parrochiale della località di Civate

La Cappella del battistero da poco costruita nel lato settentrionale sia decorata con immagini sacre, tra cui starebbe bene quella di S. Giovanni che battezza Cristo.

Si ponga un nuovo recipiente per l’acqua del sacro fonte, in marmo o pietra solida, entro un anno, con un ciborio adatto, da coprirsi con un drappo di seta bianco e da collocarsi nella suddetta Cappella. Qualora ostinatamente venga superato questo termine, sia interdetta nella stessa l’amministrazione del battesimo.

Si soddisfi in questa chiesa il mandato testamentario di due uffici funebri ogni anno, con dodici messe dove si vuole e una messa in canto, lasciato da un certo Eligio di Castelnuovo, com’è  nel suo testamento redatto dal signor Giovanni Riva notaio, il giorno 6 marzo 1568 e custodito da Francesco Baretta abitante in Milano.

Si costruisca un pulpito con tavole intagliate, da inserirsi nel pilastro del primo arco vicino alla Cappella maggiore sul lato del vangelo.

Gli indumenti, gli addobbi, i recipienti necessari ad uso della parrocchia siano procurati a spese della comunità e si conservino in sacrestia in un armadio riservato per questo.

Il cimitero sia diviso da muriccioli perché non sia accessibile agli animali, vi si eriga una croce di ferro o di pietra.

Il rettore vicario perpetuo, percettore legale delle rendite dei benefici, mantenga il chierico iniziato agli ordini con la tonsura ecclesiastica, il quale servirà dignitosamente il medesimo nella celebrazione e nel soddisfacimento degli uffici parrocchiali.

Questa vicaria perpetua per la cura delle anime, che anticamente gravava sul monastero di San Pietro dell’ordine di San Benedetto, è stata conferita ad un prete secolare, che esercita in tutto e per tutto la cura delle anime di Civate e dei suoi territori, sempre per scelta e approvazione sia dell’abate pro tempore, sia del commendatario del predetto monastero, nei limiti della predetta  nomina e per quanto anche dispongono le Lettere Apostoliche felicemente ricevute del pontefice Gregorio XIII, con l’assegnazione dei beni per il mantenimento abbaziale del monastero; in queste Lettere fu fatta menzione di tale particolare cura delle anime, come in quelle redatte a Roma  presso San Pietro, domenica primo aprile dell’anno 1580.

Detto vicario perpetuo possiederà per il sostentamento della propria vita tutti i beni assegnati in nome dell’illustre commendatario, secondo il documento registrato nella cancelleria arcivescovile nell’anno 1585, il 13 aprile. 

Gli uomini di questa località,  secondo la pubblica promessa, come risulta dal documento redatto da Giovan Battista Bonacina notaio molti anni fa, celebrino le feste della decollazione di S. Giovanni e quelle dedicate ai santi Francesco, Rocco e Bernardo e nell’anniversario di S. Francesco si tenga una processione e inoltre in quel giorno sia cantata la messa nella chiesa di S. Vito.

         

Nella chiesa di S. Vito

Sia rimosso dall’altare il tabernacolo e non vi sia più tenuto, essendo proibito conservare l’Eucarestia fuori dalla chiesa parrocchiale, in cappelle o in oratori secolari e neppure vi si celebri senza che sia stato tolto.

La predella sia ristretta nel gradino superiore, che dovrà essere largo solo due cubiti.

La cartagloria sia decorata.

Si rinnovi lo scomparto per gli orcioli secondo la forma prescritta.

La Cappella sia abbellita con sacre raffigurazione, secondo convenienza, perché non sia da meno della Cappella laterale del SS. Rosario.

Nello stesso modo sia alzato il pavimento e  si acceda alla Cappella per otto cubiti e secondo quanto stimato  per l’altezza, si costruisca anche l’altezza dell’altare.

 

L’altare della beata Vergine del Rosario

La Cappella si elevi di un intero gradino rispetto alla chiesa e l“altare sia alzato all’altezza prescritta.

Sia ricavato uno scomparto per gli ociuoli derivato nella parete sul lato dell’Epistola.

Si adempia a questo altare l’obbligo di una messa feriale secondo il testamento di un certo Alessandro Canali, registrato da Giovanni Gazero notaio nella città fortificata di Lecco, l’11 luglio 1518, che ha lasciato sedici libbre imperiali ogni anno  da versare da parte dei suoi eredi ai confratelli del SS. Rosario con il suddetto impegno e dovendo essere posti a disposizione in tal modo i beni dell’eredità, quelli che li hanno ottenuti si mettano d’accordo e stabiliscano per questo l’assegnazione di un certo fondo equivalente, perché a causa delle frequenti suddivisioni familiari questo minima elargizione non si divida in così piccole parti, che si renda poi difficilissimo e impossibile il soddisfacimento. Coloro che pertanto possiedono ora questi beni non siano ammessi ai sacramenti ecclesiastici se non dopo aver operata l’assegnazione suddetta.

Continuino i confratelli ad adempiere alle volontà testamentarie di un certo Giuseppe Cignoni (Gipponi) di devolvere annualmente dieci libbre per altrettante messe e uffici divini da celebrarsi a questo altare. La stessa cosa raccomandiamo per il lascito di una certa Aloisia di Castelnuovo da cui devolvere ogni anno dieci libbre per l’accensione della lampada dell’altare nei giorni della festa  della Beata Vergine e il sabato.

 

Nell’oratorio di S. Andrea delle cascine di Isella

La pietra gestatoria sia inserita nella mensa, per la quale è stato costruito l’altare e abbia tutti i paramenti e gli indumenti necessari ed opportuni.

Sia rinnovato lo scomparto per gli orciuoli secondo norma.

Poiché a causa della scarsa altezza dell’arco della Cappella, lì non è possibile alzare una raffigurazione scolpita del Cristo Crocifisso, essa sia saldamente inserita sopra il detto arco.

La finestra rotonda che sta sopra l’ingresso principale sia munita di vetro e retina.

Sia appesa una campanella sopra la Cappella a settentrione, e dopo aver eretto due pilastri curvati ad arco, la corda venga fatta giungere all’angolo esterno alla Cappella.

Gli abitanti di questa località acquistino un pallio, una casula, una stola e un manipolo, un camice, un amitto e un cingolo, con un calice e una patena, nonché due corporali con le loro animette; con queste vesti e paramenti sia rivestito il sacerdote che dovrà celebrare almeno in quei giorni in cui la santa eucaristia deve essere amministrata agli ammalati in queste cascine situate lontano dalla parrocchiale, soprattutto nel periodo in cui il percorso é difficilmente praticabile, fangoso e allagato.

L’oratorio sia sempre tenuto chiuso se non nei momenti in cui si debba aprire per celebrare messa o tenere la preghiere vespertina.

 

L’oratorio di S. Maria e S. Rocco in località Scola

L’altare non manchi degli indumenti e delle decorazioni richieste, perché ad esso si possa celebrare religiosamente e in modo dignitoso. Innanzitutto si procuri una croce e due candelabri d’ottone con una cartagloria decente.

Lo scomparto degli orciuoli sia secondo norma.

Si rifinisca in bianco la Cappella e la si dipinga almeno sopra l’altare, nella parte riservata all“icona.

La finestra rotonda che si trova sopra l’ingresso sia munita di vetro, grata e retina.

Quell’acquasantiera che è inserita nella parete esteriormente sia tolta e se ne collochi un’altra in pietra levigata entro la porta, sul lato destro per chi entra, su una colonnina da erigersi in quel luogo.

 

La chiesa di S. Nazaro e Celso in località Civate

La finestra che c’è sulla parete meridionale sia chiusa con un’unica pietra e completamente ostruita per unificare la parete.

Lo stesso stabiliamo per l’altra finestra.

Invece la successiva finestra su quel lato sia rifinita con vetro e rete.

Il soffitto della chiesa, realizzato a volta, sia sostenuto dal basso, dopo aver eliminato l’arco, tuttavia si usi precauzione  per non demolire il tetto.

Il tetto della stanzetta accanto alla facciata, edificato con legno e tegole, sia pure riattato in modo che la pioggia con l’acqua non la eroda.

Non si celebri all’altare della cripta, fino a che non sarà ristrutturato secondo la norma, con un gradino posto al di sotto, che lo elevi.

Il detto santuario sotterraneo sia restaurato e sia posto rimedio con cura alle sue crepe, secondo il giudizio di un architetto, perché non cada.

Quel piccolo terreno piantumato con pochissimi alberi e viti, deve essere affittato dal parroco a qualche uomo retto; le sue rendite e pure le offerte verranno spese nel restauro e nella decorazione della chiesa.

Il Parroco preponga  all’amministrazione e alla cura della chiesa e dei profitti della stessa un uomo idoneo, che fedelmente compili, per le entrate e le spese, un registro che deve essere controllato dal Parroco.

Qui il Curato celebri nella festività di S. Nazaro e in altri giorni per soddisfare la pietà dei fedeli.

 

L’oratorio di S. Rocco sulla strada della cascina di Borima

Si adorni questo oratorio con pitture adatte e sia custodito sempre chiuso: nell’anta sia lasciata una finestrella munita di grata di ferro, attraverso la quale i viandanti possano pregare.

 

Nella chiesa di S. Pietro

Questa chiesa è antichissima e si dice sia stata edificata per intervento di Desiderio re dei Longobardi. Titolare dell’abbazia è l’illustrissimo e reverendissimo cardinale di santa Cecilia. In questo luogo le popolazioni confinanti e gli abitanti confluiscono molto di frequente in processione e altre volte per pie consuetudini: vi è un oratorio dedicato a San Benedetto Confessore. Reputiamo che la custodia, lo splendore, la decorazione e l’amministrazione della chiesa stia sufficientemente a cuore all’Illustrissimo abate commendatario, la cui devozione è grande come la generosità. E poiché qui non potevamo suggerire nulla,  che non sia stato già riscontrato prima dallo stesso illustrissimo cardinale, andremo oltre.

 

Le disposizioni delle altre visite

E“ una grave responsabilità l’incarico di visita; più grave d’altra parte per il motivo che sembra cosa difficilissima poter indagare su tutto quello che dovrà essere realizzato in seguito con tanto diversi accorgimenti. Poi noi dobbiamo aggiungere solennemente alla fine la disposizione che completa le precedenti visite, in cui comprendiamo innanzitutto anche le disposizioni di S. Carlo, dei suoi visitatori, di altri e anche nostre; mentre esprimiamo la volontà che i medesimi provvedimenti, che coincidono completamente con i nostri, debbano essere realizzati. Pertanto questa volta aggiungiamo una disposizione che è simile, con pene raddoppiate nell’enunciazione di questi propositi e ancor più gravi, se sarà necessario, a nostro arbitrio.

 

Milano, dal nostro palazzo arcivescovile il 17 giugno 1615

Firmatario Cardinale Federico Borromeo arcivescovo

Sottoscrittore Cesare Pezzano applicato al protocollo per le visite

 


 

 

Estratto della visita alla Parrocchia di Civate del 1686 relativo a S.Nazaro.

 

Reperitur in Archivio Visitationum Curiae Arch.plis Med.lni in volumine, cuius titulus in fol. 379 est Visitatio Plebis Ugloni peracta ab Em.mo et R.mo D.no D.no Federico Vicecomite Card.le Archiep.o Anno 1686. In fol. 398. ubi de oratorio SS.rum Nazarij, et Celsi sub Parochiali Clivati d.tae Plebis Ugloni scriptum, ut sequitur v.l.t.

 

                                        De oratorio SS.rum Nazarij, et Celsi

Oratorij S.S.Nazarij, et Celsi prope dictum locum Clivati, cuius Jus ad solum Parochum spactat, Ecclesia antiqua admodum est, sed nunc recenter reaedificata, et fornice dealbato contecta, unica navi constans longitudinis brachiorum 33. comprehenso choro, pariter tecto fornice dealbato, recentis structurae, latitudinis brachiorum octo, altitudinis 12. In facie Ecclesiae duo adsun ossaria; unum a parte dextra perfectum, et crate ferrea munitum; aliud a parte sinistra adhuc rude, et imperfectum.

Altaria duo in ea sunt; Maius subicet in choro situm ad formam, aliud sub invocationis Annunciationis B.tae Virginis Mariae situm in Ecclesia subterranea subtus chorum, in quibus aliquando celebratur ex devotione fidelium.

Sacra supellex satis sufficiens asservatur in Armariolo posito in choro.

Nulla sunt in hac Ecclesia legata, et celebratur tantum aliquando ex elemosinis fidelium ad hanc Ecclesiam concurrentium, et quam multae tabellae Votorum circa Ecclesiam appensae indicant magnam concurrentium frequentiam, et pietatem erga mortuos ibidem humatos.

Collector elaemosinarum, qui etiam custodit ecclesiam est Joseph de Ciceris, qui ad hunc effectum facultatem a Curia Archep.li obtinuit quaestuandi intra fines Plebium Leuci, Vallis Saxinae, Incini, Missaliae, Assij, Olginati, et Ugloni datur die 12. septembris 1685. ad annum.

Ex calculis subiectis dicti oratorij appellatur Mortuorum S.S. Nazarij, et Celsi compertum est Assistentem d.Marcum Claponum Loci Clivati remanere creditorum librarum 7375:5:-

Quae elaemosinae expendantur in fabrica dicti oratorij, ac sacristiae quae nunc aedificatur post chorum satis ampla pro commoditate oratorij.

Decretum ==== Ossarium adhuc imperfectum perficiatur, muniaturque ferreis cratibus.

 

Ita est, et pro fide Ego Pbr. Jo:Fran.s Sisinius Not.s Apo.licus, et suprad.ti Archivij Custos subscripsi. Die 17 Maij 1753.

 

 

 

 

 

                                         

Trovato nell'Archivio delle Visite della curia arcivescovile di Milano nel volume il cui titolo,  al foglio 379, è: Visita della Pieve di Oggiono operarata dall'Eminentissimo, Reverendissimo Signor Cardinale Arcivescovo nell'anno 1686. Nel foglio 398 dove (si parla) dell'oratorio dei Santi Nazaro e Celso sotto la Parrochiale di Civate della suddetta pieve di Oggiono, come segue.

 

                                                         

                                              L'Oratorio dei Santi Nazaro e Celso

L'antica chiesa dell'oratorio di S. Nazaro e Celso, vicino alla suddetta località di Civate, il cui diritto spetta al solo parroco, è in buone condizioni, ma prorio recentemente ricostruita e coperta da una volta in gesso, costando di una unica navata della lunghezza di 33 braccia, compreso il presbiterio; ugualmente per la copertura a volta in gesso, di recente costruzione, della larghezza di orro braccia e dell'altezza di 12. Sul fronte della chiesa vi sono due ossari; uno a destra finito e corredato d'una grata di ferro; l'altro a sinistra ancora rustico e incompleto.

Vi sono due altari; il maggiore collocato nel presbiterio è sistemato secondo norma, l'altro, dedicato alla Annunciazione della beata Vergine Maria  è sistemato sotto il presbiterio nella chiesa sotterranea; a questi si celebra ogni tanto per la devozione dei fedeli.

Le sacre supellettili, abbastanza sufficienti, si conservano in un armadio collocato nel presbiterio.

Nella chiesa non vi sono legati e si si celebra soltanto ognitanto per le elemosine dei fedeli che accorrono a questa chiesa e  i molti quadri votivi appesi intorno alla stessa chiesa rivelano questo grande afflusso e la pietà verso i morti qui inumati.

L'incaricato di raccogliere le offerte, che custodisce anche la chiesa è Giuseppe Ciceri, che l'incarico per questa mansione l'ha ottenuto dalla curia arcivescovile, cioè il permesso di fare la questua nei territori delle pievi di Lecco, Val Sassina, Incino, Missaglia, Asso, Olginate e Oggiono dato il 12 settembre 1685 per l'anno.

Ex calculis subiectis dicti oratorij appellatur Mortuorum S.S. Nazarij, et Celsi compertum est Assistentem d.Marcum Claponum Loci Clivati remanere creditorum librarum 7375:5:-

Quae elaemosinae expendantur in fabrica dicti oratorij, ac sacristiae quae nunc aedificatur post chorum satis ampla pro commoditate oratorij.

Decretum ==== Ossarium adhuc imperfectum perficiatur, muniaturque ferreis cratibus.

 

Ita est, et pro fide Ego Pbr. Jo:Fran.s Sisinius Not.s Apo.licus, et suprad.ti Archivij Custos subscripsi. Die 17 Maij 1753.

Dai conti sottoposti di questo oratorio chiamato dei morti di S.Nazaro e Celso è stato calcolato tramite l'assistente don Marco Chiapponi della località di Civate che rimangono 7375,5 libbre in attivo.

Queste elemosine si spenderanno nella costruzione del detto oratorio e della sacrestia che ora si sta costruendo dietro il presbiterio, sufficientemente grande per la comodità d'uso dell'oratorio.

Disposizione ==== L'ossario ancora incompleto sia portato a termine e corredato di grata in ferro.

 

Così è e per conferma io prete Giovanni Francesco Sisinio, notaio apostolico e custode del sopradetto Archivio ho firmato. 17 maggio 1753.

 

 

Visita della Parrocchia di Civate fatta dall’Arcivescovo di Milano. Non è nominato l’Arcivescovo, ma dalla descrizione dei Sacerdoti di quei giorni si rileva che fu fatta dall’Em.mo Card. Arc. Pozzobonelli.

Questa è assai importante, mentre in epilogo si trova la Fondiaria di tutti i Beneffici, l’elenco dei  Legati, gli oneri dei Benefficiati, le processioni e messe di voto e divozione ec. ec.

 21 giugno 1759

 

Visitatio

Ecclesiae Parrochialis Loci Clivati P.is Ugloni

Absoluta congregatione genti, quae die 21 Junij habita est, ac sumpta refectione Emin.mus, ac Rev.mus Archipraesul Uglono cum suis digressus Clivatum ire instituit, Pagum pernobilem duos circiter mille passus Boream versus Uglonum dissitum; eoque pervenit circa horam vigesimam secundam, effusisque ob viam Incolis cum universo clero, cum ingenti gestientium animorum significatione; servato Processionis ordine, sub umbella a Loci Primoribus delata ad Ecclesiam Paroch.lem deductus fuit, Peractis in Ecclesiae vestibulo caerimonijs, quibus Pastoralem Visitationem auspicari mos est; ad Altare Majus se contulit; indeque Solemnem Benedictionem cum largitione Indulgentiae impertitus, illico a Sacra Eucarestia Visitationis initium fecit.

 

De Sacra Eucarestia

In pyxide argentea intus inaurata, ex tenius velo albi coloris ( ut fert Ritus Romanus qui in hac Ecclesia exercetur) cooperta, et clausa in Tabernaculo interius serico albi coloris circumvestito super corporale mundum repertae sunt plures particulae consecratae, a fragmentis diligenter purgatae easque singulis hebdomadis Feria quinta renovari Ven. Parocus asseruit. Ostiolum Tabernaculi clauditur clavi argentea cum chordula argento intertexta.

 

De Sacris Reliquijs

Coluntur in hac Ecclesia particulae ex ossibus S.Viti, et Sancti Modesti Martirum in duabus distinctis thaecis ligneis argenteis laminis, et  vitro pellucido anterius exornatis inclusae; recognitae in Curia Archiep. M.lani; ut consta ex Instrumento recepto per Not. Apo.licum Petrum Mutonum die 31 Augusti 1673.

Item intus Crucem ligneam argentea lamina decoratam asservantur particulae S.S. Crucis D.N.J.C. Item Reliqiae S. Thomae Apostoli, S. Annae Matris B.V.M., S. Caroli Borromaei, et S. Thomae Aquinatis quatuor distinctis Thaecis argento delibatis asservantur, apposito sigillo Archiep.li.

Hae vero thaecae custodiuntur in Sacristia in Armario ex tabulis nuceis, clavi instructo, et tela rubri coloris undique circumvestito.

 

De Capella Baptisterij

Ad sinistram ingredientis Ecclesiam adest Capellam Baptisterij, ad quam per unum gradum ascenditur a plano Ecclesiae. Eius figura est quadrata, pavimentum lateritium, fornex  coementarius, munitur  cancellis ferreis cum sera et clavi. In tabula depicta cernitur Imago S. Joannis Baptistae Cristum Dominum Baptijzantis. Vas Baptismale marmoreum est formae rotundae, columellae innixum, tegumento cuprei desuptus stannato coopertum. Huic incumbit ciborium ligneum apte conplutinatum, formae ad pijramidalem accedentis cum effigie Christi D.ni in fastigio locata; eius interior cavitas vestitur tela coloris albi, ex esterius vero tegitur conopaeo picturato, in eiusdem parte superiori asservantur vasa argentea sacrorum oleorum litteris oleum cathecumenorum a Chrijsmate discernentibus inscripta, et cotijla inclusa intus saculum sericum albi coloris. Adest Sacrarium ad normam, nec non coetera, quae ad baptismum rite ministrandum requiruntur.

In argenteo item vase cotijla, et sacculo violacei coloris incluso, et intus fenestrellam ad latus Evangelij in pariete Capellae Maioris excavatam, et lemmate exterius inscriptam asservato repertum est Sacrum Oleum Infirmorum. Fenestrellae ostiolum clavi munitum est.

Cum iam nox appeteret, Emin.mus Archiepraesul in aedes Parochiales se recepit; Postera vero die diluculo cum ad ecclesiam se contulisset, impendissetque multam operam in excipiendis Mulierum Confessionibus, Divina Ministeria perfecit, et frequenti populo Sacram Eucaristiam administravit. Audivit deinde puerorum, ac puellarum disputationes, multos e populo interrogantiunculis de rebus ad Doctrinam Christianam pertinentibus excitavit, ac demum sermonem habuit, in quo non tam rudes fidei rudimentis instruendos, quam desides ad virtutem inflammandos sibi proposuit. Hinc ad reliquum visitationis Ecclesiae opus reditum est.

 

De Ecclesia Parochiale

Ad orientem Pagi a reliquis domicilijs remota assurgit haec Ecclesia S.S. Martijribus Vito, et Modesto Sacra, eodem in loco extructa, ubi olim sub eodem titulo erat perantiqua, et angusta aedes quo tempore, qua occasione, cuisque sumptibus Augustum hoc Templum ad eam, quae in ipso elucet amplitudinem erectum fuerit, satis docet Inscriptio, quae legitur in pariete interiori supra Januam, sic exarata.

Benedictus Odescalcus S.R.E. Presb. Cardinalis, S. Mediol. Ecclesiae Archiepiscopus, S. Petri ad Montem Abbas Commendatarius, pietatis in superos, amoris in subditos aditurus testimonium, aedem hanc ab angusti sacelli vetustate quommodo renascentem, ad istam erexit magnitudinem, tanti Principis magnificentia dignam, sed adhuc minorem. Sacrorum sede, ubi munera sua commodius Pastor exerceat, huc deinde translata Dei cultum, cleri concordiam, Populorum utilitatem amplificans, sui nominis immortalitatem, qua nihil minus unquam quaesivit, invenit. Plaudite Clivati Incolae, ubi omnia magna sunt, dedecet parvum esse obsequium vestrum. Anno MDCCXXXV.

Ecclesiae frontispicium est formae quadratae, structurae satis elegantis, sed adhuc impolitae. Itaque nullum usque dum adest ex pluribus ornamentis, quae architectus delineavit, praeter Crucem ferream fastigio impositam.

Ab area valde ampla, quae fronti ad occidentem adiacet, ascenditur per unum gradum in Ecclesiam, cuius interior capacitas longe patet cubitos 35, late cubitos 20, altitudinis vero habet cubitos 55. Unica constat nave; Pavimentum est lateritium, fornis cementius, parietes laeves, ac dealbati. Lumen immittitur pluribus fenestris recte instructis, tamque altis, ut introspicere nemo possit.

Ad latera Januae, quae unica est, et formae quadratae, valvis, passulo, sera, et clave munita, posita sunt vasa duo marmorea colummellis marmoreis imposita, et parieti adherentia, in quibus aqua lustralis asservatur.

 

De Capella, et Altari Majori

A plano ecclesiae per tres gradus marmorea ascenditur ad Capellam Majorem orientem versus extructam, cancellis marmoreis, ijsque valvatis a fronte septam. Eius figura est semicircularis, longitudo cubitorum 18., altitudo 27., latitudo 15., pavimentum lateritium, fornix cementarius opere plastico ornatus. Ex arcu anteriori pendet Imago Crucifixi absque epijstilio, et absque velo.

A plano Capellae per tres gradus marmoreos ascenditur ad Alare, cuius stipes anterius tabula marmorea eleganter caelata, posterius, et ad latera lapidibus, et lateribus constat; atque ita distat a pariete posteriori, ut circuiri possit. Reliqua omnia ad normam.

Supra stipitem assurgunt hinc inde gradus duo marmorei ob collocanda candelabra; in medio vero Tabernaculum ex pretioso marmore eleganter caelato, laminis aereis inauratis, et Angelorum simulacris decorato compactum. Eius forma quadrangula est in conicum fastigium desinens; tegiturque conopaeo verdi colore.

 

 

De alijs Capellis, et Altaribus

In parietibus lateralibus Ecclesiae hinc inde excavatae assurgunt duo Capellae omnino similes, excepto quod in altera ad aquilonem sita ad oranda proponitur imago lignea Christi D.ni Crucifixi, marmorea coronide, ac picturis circumdatur; In altera extat simulacrum ligneum B.V. Mariae, cum puero Jesu, et Precursore pueriles item annos exibente. Coeterum ad utraquae a plano Ecclesiae ascenditur per unum gradum marmoreum, utraque sepitur cancellis marmoreis valvatis. Utriusque longitudo est cubitorum 8. latitudo 25. altitudo 35. pavimentum lateritium, fornice coementarius opere plastico exornatus. Gradus, per quod ad altare ascenditur, marmoreus est continens tabulas ligneas apte levigatas. Stipes lateritius; mensa ex tabulis sectibus inter se cohaecentibus, cum inserto lapide sacro, ac sepulchro reliquiarum integro. Reliqua ad prescriptum.

 

De Organo, et Sugestu

Extra, et prope cancellos Capellae Majoris, Parieti Meridionali affixum prominet Odaeum ex tabulis effabre elaboratis, in quo est organum; E regione vero huius a latere Aquilonari respondet suggestus ex tabulis sectibus similiter confectus figurae quadrangularis. Scalae quibus ad utrumque ascenditur, patent intra parietes Ecclesiae ex utraque parte.

 

De sedibus Confessionalibus, et sedilibus Mulierum

Sub organo, et sub suggestu positae sunt duae sedes ob excipiendas Mulierum Confessiones, ex tabulis nuceis decenter elaboratae; aliae duae cum opus est, apponuntur prope Capellas. In omnibus repertae sunt fenestrellae ad praescriptum, cum litteris in Bulla Coenae, nec non Tabellis Casuum reservatorum, et sacr.um Precum.

Unica reperitur sedile pro Mulieribus positum prope Capellam Crucifixi, ad usum D. Ursulae Ferrariae, obtenta ad id facultate die 8. Junij 1758.

 

De Capsulis Elemosinarum

Elemosinae, quae sub inde in Ecclesia colliguntur, custodiuntur in capsula lignea sita extra, et prope Capellam Majorem munita duabus clavibus diversi operis fabrilis, quarum unam habet Ven: Parochus alteram Prior Ven.tae Scholae S.S. Sacramenti. Pecunia expenditur in usum Ecclesiae.

 

 

De Sepulchris

Novem sepulchra adsunt intra ecclesiam extra Capellas, duplici tegumento cooperta, pavimentum aequantia. Duo communia sunt, et inserviunt pro tumulandis Maribus seorsim a faeminis, unum de Jure Ecclesiae. Aliud spectat ad Familiam Pacinam, Reliqua quinque in scriptis litteris docent, a quibus, et pro quibus extructa fuerint.

In p.mo medium locum tenente prope Cancellos Capellae Majoris sic legimus: Dominicus Cattaneus Vicarius Clivati anno aetatis suae 46. sibi, et successoribus anno 1732.

In 2.o Petrus Cav: Hier: et Thom: de Chiapponis pro se, et suis anno 1732.

In 3.o Isidorus Ferrarius pro se, et suis anno 1732.

In 4.o Joseph Saccus Fantiscus, pro se, et suis anno 1732.

In 5.o Hoc Sepulchrum Societas Confalonis F.F.

 

De Turre Campanili

Ad dextram ingredientis Ecclesiam prope januam assurgit Turris Campanilis formae quadratae in conicum fastigium desinentis cum Cruce ferrea imposita. In eam patet ingressus ab Ecclesia per ostium rite munitum. Tres in eadem pendent Campanae consacratae.

 

De loco Ossario

Ad sinistram Ecclesiae a latere septentrionali adest locus Ossarius sine fornice et picturis formae quadratae albario Crucem praeferens nigri coloris. Fenestra satis ampla clathris ferreis, nec non opere ferreo reticulato instructa pijs Incolarum precibus effundendis, per quam accomoda mortuorum intus Ossa bene disposita exhibet conspicienda. Pro colligendis elemosinis constituta est subter fenestram ipsam Capsula. Ostiumquae a dextris ingressum prhaebet munitum valvis passulo, et clavi, quae penes Parochum asservatur. Elemosinae singulis mensibus extrhauntur praesente Parocho per Thesaurarium mortuorum, qui numeratam pecuniam in Codicem refert insumendam ut infra.

 

Decretum

Cum per expensas licuerit curet Parochus dirutum fornicem extrui.

 

De Sacristia

Ad meridiem Ecclesiae extructa est Sacristia illius magnitudinis correspondens. In eam patet ingressus tum ex Capella majori, tum ex ipsa Ecclesia per duo ostia rite munita. Eius longitudo est cubitorum 13. latitudo 9. altitudo 14. pavimentum lateritium, fornex coementarius. Fenestrae tres ad praescriptum instructae uberem lucem excipiunt. Armarium ex thabulis nuceis affabro elaboratum continet supellectilem non modo nitidam, sed etiam amplam. Adsunt Oratoria cum tabellis praecum recitandarum ante celebrationem missae. Item aquarium cum liuteo ad abluendas, et aspergendas manus sacerdotis sacrum operaturus, denique Sacra Imago B.V.M. ac Tabellae Instructionibus praescriptae.

 

De Legatis Pijs

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De Redditibus Certis

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De Redditibus Incertis

Ex baccis sericeis, tritico, cera, et pecunijs, quae colligi, vel offerri, vel exigi ratione funerarum solent ex incolis, nec non ex labore Mulierum gratis nertium, cumficitur annua summa librarum ferme quingentarum Ecclesiae provenientium. Eae simul cum redditibus certis administrantur a duodecim primoribus Confratribus Ven.dae Scholae SS.mi Sacramenti, et SS.mi Rosarij, rennovantur vero quotannis ufficiales et reddunt rationes accepti, et expensi venti Parocho.

 

De Oneribus Ecclesiae

Memoratis redditibus respondent plura onera praeter solutionem taxae Regiae bonis immobilibus impositae. Atquae in primis solvit Ecclesia canonem libellarium unius sextarij cum dimidio granorum mixtorum R.R. Monachis Olivetannis Monasterij Clivatensis, super duas petias terrae descriptas in In.to sub num. 331.4. et 331.5.

2. Pro Adimplemento legati Missarum quinque in hebdomada relicto è q.m Joanne Petro Sacco, libras 265.

3. Pro adimplemento aliorum legatorum Missas, et Annualia respicientium, libras circiter 100.

4. Pro Missis, quae è Ven. Parocho celebrantur in cantu prima quaque Dominica cuiusuis mensis, et diebus Festis B.V.M. lib. 8.

5. Pro Reffectione Dominica p.ma Octobris quattuor Sacerdotibus Confessarijs è Parocho prestanda libras 18.

 

6. Sacristae pro labore ordinario inserviendi Eccl.ae et extraordinario exponendi peristromata quinquies in anno libras 80.

7. Organistae libras annuas circiter 40.

Accedunt sumptus pro coemento, oleo, manutendis paramentis, et comparanda cera.

Franciscus Maurus Thesaurarius Ven.dae Scholae S.S. Sacramenti, et Rosarij, subductis calculis, constitutus est creditor librarum nonaginta sex, solidorum quinque, denariorum sex = 96.5.6.

 

De Eleemosinis pro Defunctis

Per quaestorem ad id constitutum colliguntur eleemosinae pro Defunctis ostiatim singulis diebus Dominicis, nec non in Commemoratione omnium Fidelium Defunctorum, et Ferria 2a in Hebdomatae quartae quadragesimae. Eae ascendunt ad summam librarum circiter biscentum, asservantur in capsula quae est penes hominem lajcum a Parocho electum cum approbatione ad R.D. Vicarij Foranei.

Clavis vero est penes Parochum, cui redduntur rationes. Insumuntur autem in missis, et officijs celebrandis, eorumque manutentione, et reparatione ossarij facienda per officiales Ecclesiae Par.lis.

Exibitis calculis a D. Benedicto Rippa Finoli Thesaurario, inventae sunt pares parcellae dati, et accertati.

 

De Redditibus Certis Beneficii Parochialis

Praebenda Parochialis conflatur 1.o ex Canone libellario librarum octo Imp.lium iuxta cursum legalem, vulgo di Crida. Hic persolvitur a Dionisio  Castagna fil. q.m Francisci, cui data sunt in Emphijtheusim ad tres generationes Bona in tabulis Censorijs sic descripta:

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De Redditibus Incertis Beneficijs Parochialis

Summa proventuum incertorum attestante Ven: Parocho, constituit libras circiter centum.

 

De Oneribus Beneficijs Parochialis

Ven: Parochus tenetur p.mo celebrare Missas 40 annuas legatas supra domum Parochialem. Vide tit. de legais n.11.

2.o celebrare Missam in cantu die festo S.Francisci Assisiatis, legatum supra omnia bona vid. tit. legatis n.1.

3.o solvere canonem libellarium quotannis Ven.do Monastero Clivatensi, cui obnoxia est petia terrae sita in Terit.o Suelli, signatam sub num.o 55., solvit autem alternis annis lib. 2.18.6. et lib. 2.6.-

4.o solvere canonem libellarium Abbatis S. Petri ad montem, cui obnoxia est predicta petia terae. Solvit autem quotannis solidos 18.

5.o Apponere ceram in Missa Parochiali diebus Festis, dummodo non celebretur in cantu.

Vene.bilis Parochus exibuit descriptionem Proventuum sui beneficijs cum oneribus adiunctis tenoris seguentis.

 

                                   Verificazione della rendita brutta Paroch.le

Casa in Cesana                                                 L.                     15.--

Livello Castagna                                               L.                       8.--

Boschi di pali n. 400 dedotte le spese                "                       24.--

Formento moggia 15. sp.6. a L.18.                   "                 283.10

Minuto moggia 3o. a L.8.                                  "                     240.--

Vino brente 2o. a L. 6.                                     "                     120.--

Prati                                                                 "                       50.--

Moroni                                                             "                155.6.2

                                                                                                                                                            _______

                                                Tottale vendita brutta                  L.                                                       895.16.2

 

                                                Deduzioni

Novennio per li beni stabili                                L.                 89.10

Riparazione della casa Parochiale                      "                       22.--

Riparazione della casa Massaro                                                    "                                                       14.--

Carichi Regi, e locali sopra i beni di Civate        "                94.12.9

                                                                                                                                                            _______

                                                                                                  L.                                                       220.2.9

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De Aedibus Parochialibus

Domus Parochialis extructa est in Medio Pagi procul ad Ecclesia. ea constat quinque cubiculis inferioribus, sex superioribus, cum stabulo, cella vinaria, fenili, duobus porticibus, ac viridario. onus reparat.nis cum opus fuerit Incumbit Parocho.

 

De Codicibus Parochialibus

In distinctos codices referuntur nomina Baptiz. et Matrimonia contraentium, defunctorum, et Confirmatorum. item status animarum confectus est ad praescriptum. atque hi omnes codices Domi penes Parochum asservantur.

 

De Votis, et Consuetudinibus

Ex antiqua consuetudine celebrantur quotannis annualia tria cum missis sex, sumptibus Ven.dae Scholae. Habetur supplicatio die festo S.Francisci Assisiatis ad locum a Ven.b. Parocho designandum. item supplicatio ad Oratorium SS.Nazarij, et Celsi die festo S. Antonij Patavini cum missa sine cantu sumptibus comunitatis. Demum supplicatio ad Ecclesiam S.Petri ad Montem die festo S. Syri, Inventionis S.Crucis, SS.Nazarij et Celsi, et S.Rochi.

 

De Schola Doctrinae Christianae

In Ecclesia tantum Parochialis exercetur hoc institutum et quidem ad normam regularum sedulitatem Ven: Parochi, et operariorum comprobavit experimentum ab Eminen.mo Antistite sumptum.

 

De Confraternitatibus

Adest in Ecclesia confraternitas SS.mi Sacramenti, et SS.mi Rosarij, cuius officiales renovantur ad praescriptum. Confrates nullo utuntur habitu cum prius essent duae. Sodalitates S. Carolus eas unam coalescere iussit die 27.  7.bris 1571. In Actis Visitationis ab Emin.mo Cardinali Federico Borromeo peractae legitur, socialitatem SS. Rosarij fuisse erectam, seu potius renovatam a Rev.mo P. Ludovico Vic.o Gen.li Ord. Predicatorum die 8.  7.bris 1607. Duodecim ex primoribus Confratribus elliguntur ad redditus Ecclesiae et ipsius Confraternitatis administrandos.

 

Status Personalis omnium Ecclesiarum

Ven. P. Carolus Simon Ferrarius, natus Isellae sub paraecia Clivati die 22. Martij 1718. post emensum studiorum curriculum in sem.o Mlini cooptatus in Congregationem Abbatorum SS.Ambrosij et Caroli an: 1741. Atque ad titulum mensae S.Sepulchri ordinatus, sacerdos factus est eodem anno die 27. X.bris, alijs alijsque sub inde in praefata Congreg.e muneribus perfunctus, cum in Sacro Coll.o Elvetico Confessarij provinciam sustineret Rev: Pbtero Dominicus Cattaneo Parocho Vic.o Vita Functo, in eius locum suffectus est, praesentante Emin.mo DD. Cardinali Mario Mellino S.Petri ad Montem abbate Comendatario die 10 Maji 1753. eiusque Pareciae pacificam possessionem adeptus est die 25 Julij eiusdem anni. Est Cancellarius Plebis, et Prior Doctrinarum. Habitat partim in Aedibus Parochialibus, partim paternis, cum Matre, Fratre, Famulo et Famula. Sedulus est in omnibus muneris sui partibus obeundas.

R. Pbter Ambrosius Maria Ferrarius, natus Clivati die 10 Januaris 1730. post navatam humanioribus litteris, Philosophiae, ac Theologiae Scholastico dogmaticae operam in semin. Mlni, eiusdem Theologiae Laurea donatus, ordinatus fuit ad Titulum Patrimonij: Sacerdotio decoratus die 21 Agtis  1753, paulo post admissus fuit ad audiendas confessiones et approbatus ad Coadiuvandum fratres in cura animarum, nunc degit Mlini studiorum Theologiae Moralis causa, morum Integritate et Doctrina spectabilis.

R. Pbter Dominicus Ferrarius natus Clivati ineunte octobris 1735. litteris humanioribus Phil. et Theologia Scholastica dogmatica in Sem.o Mlni eruditus ordinatus ad Titulum Patrimonij, Presbijteratum adeptus est die 25. martij 1758. Habitat in aedibus paternis cum Matre, Fratre, Famulo et famula. omnia in illo ad Eccle.ticae disciplinae regulas composita.

R. Pbter Alexander Muiolus natus Laorcae in Plebe Leuci circa annum 1699. ordinatus fuit sacerdos anno 1722. celebrat ad Altare Crucifixi in Ecclesia Parochiali ad exonus suae Cappellaniae; non minus moribus, quam etate gravis.

R. Pbter Carolus Pacinus natus Clivati die 28 Junij 1735. ad Presbiteratus promotus an: 1758. Habitat Mlni studiorum causa.

R. Pbter Petrus Pacinus natus Clivati 1718 die 18. Martij. Ordinatus fuit Pbter 1741. Habitat Clivati cum suis Consanguineis, et celebrat in Ecclesia Parchli ad altare B.V.M., uti Capellanus ellectus a Confratribus, et Rectore Ven.dae Scholae SS. Rosarij. Eius Mores castigati, atque Eccl.o homine digni.

R. Pbter Jacobus Clapponus natus Clivati an. 1709. in Semin.o Mlni studijs liberalibus excultus, Presbiteratum adeptus est anno 1733. Habitat Clivati, et satisfacit oneribus sui Beneficijs, nihil in eius vita rephreensione dignum.

R. Pbter Joachim Clapponus natus Clivati die 15. 8.bris 1730, ordinatus fuit Pbter an. 1753. Habitat Medlni causa studiorum.

R. Subdiacanus Angelus Maria Saccus Fantiscus annos natus 22. ordinatus ad Titulus Capellaniae S. Josephi in Orat.o Scholae intra fines Paraeciae Clivati. Habitat Mni Studiorum causa.

 

De Animabus, et Populo

Parochiani Clivatenses sunt circiter 900. ex quibus 591. ad Sacram Comunionem admissi. omnes attestante Velni Parocho Vic.o bene morati.

In hac Paraecia reperitur Monasterium Ven.dae Congreg.nis Montis Oliveti adnexum Ecclesiae S.Caloceri. In eo Praeter Rev.um Abbatem Commorantur iugiter sex R.R. Monachi sacerdotes, duos conversi, Famuli tres.

 

 

De Ecclesia S.Petri ad Montem

Clivato imminet ab occidente Mons arduus, et praeruptus, stirpibus tamen arboribus, et pascuis frequens. In eius ascensu bis mille circiter passus distans è Parochiali sita est Ecclesia Vetustissima Apostolorum Principi sacra, atque ut fama est, Desiderij Longobardorum Regis Sumptibus extructa. Haec est Titulus Abbatiae Commendatariae, quam nunc obtinet Excell.mus ac Rev.mus D. Vitalianus Borromeus Archiepiscopus Thebarum, Apostolicus apud Hetruscos Nuncius. Eius tamen servandae, ornandaeque cura demandata est R.R. Monachis Ven.dae Congreg.nis Olivetanae Clivati commorantibus uti ex Instrum.to recepto per Not.um Thomam Palutium die 17. 7.bris 1661. Sique pro insita erga Deum pietate, ac singulari rerum sacrarum cultu laudabiter id praestant, ut populorum etiam ex remotis regionibus identidem eo confluentium obsequium, ac devotio conservetur, augeaturque. Unus ex illis diebus Festis, iusto cessante impedimento hic sacrum facit absque applicatione. Omnes vero huc conveniunt die festo S.S. Apostolorum Petri, et Pauli, et omnia divina officia solemniter peragunt iuxta Conventionem.

Dum Emin.mus Archiaepiscopus Ecclesiae Parochiali lustrandae operam dabat. Nobilis D. Visitator Reg.us ad Praefata Ecclesiam se contulit, eamque visitavit. Frons illius ad orientem versa est, ad eiusque Januam Majorem sub porticu per septem gradus lapideos ascenditur. Unica navi constat, pavimentum habet ex arenato fornicem ex tabulis ligneis apte consertis, parietes partim albario, partim Veteribus picturis sacras Imagines exprimentibus decoratos. A latere Meridionali adest alia Janua per quam aditus patet ad Veteres, et incultas Monachorum aedes. Utraque Janua valvis, passulis, et clavibus munita est; ad utriusque latus internum postum est vas marmoreum aquae lustralis. Fenestrae tres ad Meridiem quadrangulae ferreis clatris, et vitris instructae. A lateribus Januae Majoris intra duos hemicijclos positae sunt duae sedes Confessionales, rudes illae quidam, attamen ad praescriptum. Hic etiam adest infixa parieti capsula pro colligendis eleemosinis, quae per R.R. Monachos administrantur.

A Plano Ecclesiae per tres gradus siliceos ascenditur ad capellam occidentem versus extructam formae hemicijclaris, lapidibus stratam sepitur undique cancellis ligneis; unica fenestra rite munita lumen excipit, eiusque sub arcu pendet Imago Christi Domini Cruci affixi. Medium septi locum obtinet altare, ad quod ascenditur per duos gradus ligneos, quodque sub fornice cementitio quatuor columellis siliceis innixo, et ornatibus operis plastici decorato ita est collocatum, ut eius pars posterior orientalem plagam et Majorem Januam respiciat. Ipsius vero structura, et ornatus antiquam simplicitatem sic redolet, ut nitore suo pios animorum sensus excitat, ac devotionem accendat. Stipes, Mensa, mappae, palium, Tabernaculum, et reliqua ad praescriptum.

De Consacratione Altaris, et Ecclesiae, loco documentorum scriptorum, quae nulla sunt, stat traditio, et consuetudo vetus populi Clivatensis, qui consecrationis anniversarium celebrat die 17. Maj instituta ad hanc Eccl.am supplicatione.

Sub Altari, seu in eius stipitis parte posteriori versus populum adest conditorium bene clausum, in quo asservatur Theca ex auricaleo deaurato, figurae rotundae, instar turriculae cum vitrea Phiala; in ea exponuntur publico cultui, et deosculandae Fidelibus proponuntur duae claves ferreae, quae dicuntur Claves Carceris S.Petri, sive sint illae eaedem, in individuo, sive aliae factae ad similitudinem illarum, et earumdem, vel Reliquiarum Principis Apostolorum contactu consecratae, S. Carolus, eiusque patruelis Card. Federicus Borromaeus haeas claves recognoverunt in actu visitationis, et cultum iam tunc Immemorabilem minime interrompendum censuerunt.

Suppellex pro Sacro faciendo, et pro ornatu altaris, nitida, et decora servantur in armario ex tabulis nuceis intra septum Capellae Majoris collocato, et munito clave, quam apud se retinent R.R. Monachi.

 

De Oratorio S. Benedicti

Ab Ecclesia S. Petri per Januam orientalem egredientibus occurrit statim alia sacra aedes S. Benedicto Abbati dicata, Iuris patronatus Abbatiae S. Petri, cuius bonorum administrator curam habet eam sartam tectam servandi. Vetus et ipsa est; imo vetustior Ecclesia S. Petri, si verus est quod perhibeat, Monachos S. Benedicti sedem suam olim hic habuisse eorumque sancti monia permotum Regem Desiderium proximam S. Petri Basilicam exaedificasset illamque una cum adnesso Monasterio praedijs, et maximis gratijs spiritualibus a S. Romana sede impetratis locupletasse.

Quoniam vero in hoc orat.o nullum iamdiu sacrum peragitur, et nullae functiones Eccles.tica excercentur, quemadmodum de illius visitatione laboratum non est; ita nec decet in eiusdem descriptione diutius immorari.

 

De Oratorio S. Rochi

In loco capsinarum Scholae intrafines Pareciae Clivati extructum est Oratorium S. Rocho sacrum eius forma inferius quadrangula superius desinit in ovalem, longitudo est cubitorum 6. latitudo 7. altitudo 6. pavimentum ex arenato, fornix ex cemento. Parietes dealbati: Janua formae quadrangularis, valvis, passulo, sera, et clave munita, supra Januam fenestra quadrangularis rite instructa. Iuxta Januam vas lapideum aqua lustralis ictu fulminis enormiter fractum. Ab orat.o per unum gradum lapideum ascenditur ad Capellam lapidibus stratam cum fornice cementario: eius longitudo est cubitorum 5. latitudo 4. altitudo 6. sepitur a fronte cancellis ligneis absque valvis. Parieti posteriori adhaeret altare, ad quod a plano Capellae ascenditur per duos gradus alterum lapideum, alterum ligneum. Stipes altaris, lateribus, et lapidibus constat. Tegitur mensa, ex tabulis ligneis sectilibus cum lapide sacro tela alba obtecto, et sepulcro reliquiarum integro. Iconem altaris olim in pariete depictam, etiam vetustate prope obliteratam, nunc constituit tabula exhibens Imagines B.V.M. puerum Jesum gestantis, nec non SS. Rochi, et Joseph. Reliqua ad normam decretorum. Turriculae supra tectum eminenti inpositum est parvum  aescampanum, cum fune per fornicem traietto, ac pendente supra januam.

 

Decreta

Vas aquae benedictae a fulmine perfractum renovetur ex marmore, vel saltem ex solido lapide; Cancelli valvis instruantur. Lapis sacer tela cerata obducatur.

 

De Legato

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Decretum

Vene.blis Parochus Vic.ius instet penes eos, ad quos pertinet, ut suppleantur quamprimum Missae quae omissae fuerunt.

 

De Oratorio S. Caroli

Pia liberalitas R.D. Caroli Hijeronimi Cajroli Bellani excitavit a fundamentis, et fastigium perduxit anno 1748. hoc Oratorium S.Carolo sacrum, in loco Burgnosij intra fines Pareciae Clivati, quinquaginta circiter passus ab Eccl.a Paroch.li. Ingressus patet ex via publica per januam bene firmam, ad cuius latus dexterum interius parieti affixum adhaeret vas marmoreum pro aqua lustrali. Pavimentum est lateritium, fornix coementitius, longitudo cubitorum, circiter 11. latitudo, et altitutudo 7. Supra januam patet fenestra quadrangularis rite munita. A plano Ecclesiae ascenditur per unum gradum lapideum ad Capellam cuius pars posterior meridiem respicit. Longitudo cubitorum 5. latitudo, et altitudo 7. Sepitur a fronte Cancellis ligneis absque valvis. Altare ad quod ascenditur per unum gradum ligneum adhaeret parieti, atque in eius Jcona inter duas hinc inde fenestras affixa depictae conspiciuntur superius quidem Imagines B.V. puerum Jesum in sinu gestantis, et S.Joseph; inferius vero SS. Hijeronimi, Caroli, et Fracisci Assiasiatis, intra coronidem ex ligno deaurato, in eodem Altari omnia munda, et nitida reperta sunt ad normam in instructionum. Sacra supellex, quae munda itidem nitida, et copiosa est, asservatur in armario vulgo canterò; intra parvam sacristiam adhaerentem Oratorio, ex quo in eam patet ingressus per ostium valvis, passulo, sera, et clave munitum, adest etiam parvum oratorium cum genuflexorio, et Tabella sacrorum precum ad usum sacerdotis celebraturi. Adest pariter situla cum aeneo tubulo, et vase ex stanno supposito cum manutergio. Ex sacristia patet egressus per ostium rite munitum in aedea praelaudati R.D. Caroli Hijeronimi Cajroli Bellani, de cuius jure patronatus est ipsum oratorium, quique  sicut laudandus est maxime ob sumptus ab eo factos in illi aedificando, et ornando; ita omne demum ferret functum, si quae desunt, uti valvulae ad cancellos eos adiungere quemadmodum optamus studuerit.

 

De Oratorio SS. Nazarij, et Celsi

Secus alveus fluvij, que aqua proximorum lacuum post brevem per Vallem Madreriam excursum supra Malgratum in Abduam exoneratur, situm est oratorium S.S.Martijribus Nazario, et Celso eadificatum, atque ut fama est a Rege Desiderius extructum. Frons respicit occidentem, eique adiacet area satis ampla tabularum trium, longitudo interior est cubitorum 20, latitudo 9. altitudo 12. Pavimentum lateritium, fornix coementarius, parietes albario liniti, et plusioribus Sacris Imaginibus, partim ex ligno caelato, pictoque, partim pictis in tabulis ornati; atque, inter has posteriores visuntur illae, quibus Via Crucis, ut aiunt, describitur. Vasa Marmorea pro aqua lustrali ad latera januae parietibus affixa tria; itemquae capsula pro colligendis, et asservandis eleemosinis, clave munita, quae iuxta consuetudinem, custoditur a Ven: Parocho Vic.o. Fenestrae tres rite munitae. Adest sedes Confessionalis, iuxta gradus, quibus ad Capellam ascenditur, collocata, ex tabulis pictis decenter elaboratis, instructa omnibus, quae ad normam decretorum requiruntur.E regione sedis confessionalis extat e pariete sugesus ligneus figurae sexangularis, sed propter difficilem ascensum, nulli usui est, quemadmodum, et orchestra supra januam primariam ex tabulis extructa sine organo. Sedile mulierum, quod positum est ad sinistram ingredientium, olim construcum fuit expensis Ill.mae D. Theresiae Carpanae; sed non extat memoria obtentae facultatis.

A plano oratorij per sex gradus lapideos, et unum marmoreum ascenditur ad Capellam maius pavimentum est lateritium, fornix coementarius opere plastico ornatus; longitudo cubit.um 9. latitudo 8. altitudo 10. Sepitur a fronte cancellis marmoreis valvatis. A Capellae plano ascenditur per duos gradus ad altare adhaerens parieti posteriori. Eius stipes, mensa, telare, lapis sacer, et reliqua ad praescriptum. Supra Mensam assurgit Tabernaculum pro asservanda SS.ma Eucaristia, ex lignis polit elaboratis, qua coloribus, qua auro linisis. Ciborium in eo ad normam. Jcon constat ex tabula picta Imagines B.V. Mariae, ac SS. Tutelarium exibente. Sub Capella adest Arca Confessionis, vulgo scurolo, in quam per duas scalas hinc, et inde ab oratorio descenditur. Eius pavimentum est lateritium, fornix coementitius, quatuor pilis lateritijs innixus; longitudo cubitorum 9. latitudo 8. altitudo 6. Duabus fenestris rite munitis lumen excipitur. Ad orientem intra septum lapideum extructum est altare parieti adhaerens, ad quod ascenditur per unum gradum ligneum; nihilque in ea desideratur ad unum rei sacrae faciendae. Jcon exibit depictam in Tabula B.V.M. ab angelo salutatam supra septum lapideum altare cingens iuxta parietem ad latera affixae sunt Tabulae nuceae eleganter elaboratae ad usum excipiendi confessiones mulierum. A tergo altaris in loculamento in pariete excavato collocatum est simulacrum Salvatoris e Cruce pendentis, coram quo frequenter fideles orant, et lavant oculos aqua subtus iugiter manante. Sacristia extructa est a tergo Capellae atque ex hac in illam aditus patet per duo ostia rite munita, ijsdemque dimensionibus continetur, quibus Capella ipsa. Pavimentum est lateritius, fornice coaementitius. Armarium ex tabulis nuceis decenter elaboratis cum cessis ductilibus, et armariolis, ob servandam sacram supellectilem, quae satis nitida est, et copiosa, ultra quam in simplici oratorio desideraveris. Genuflessoria duo cum tabulis sac.rum precum ad usum sacerdotis celebraturi; Item vas aquarium ex solido lapide cum manutergio.

Ex sacristia per aliud ostium descenditur in Turrim Campanilem quadratae formae in qua pendet Campana una consecrata. Hinc etiam aditus patet in domum Questoris quae duobus cubiculis inferioribus, totidem superioribus constat, cum alia cellula subtus excavata.

A Latera frontispicijs adsunt duae Capellae quadratae cubitorum 4 . longitudinis et latitudinis, altitudinis vero sex, in quas ingressus patet ex oratorio per januas bene firmas. Ambae depictae sunt interius; exteriusquae ambarum fenestrae quadratae ad quas orandi causa acceditur, munitae sunt clathris, et retibus ferreis. In altera locata sunt recto ordine ossa mortuorum, in altera prostat Crux lignea cum Imagine Christi D.ni eidem affixi.

 

Decreta

Removeatur ab Altare Confessionis nappa nimis rudis, et alia decentior sustituantur. Vasa aquae benedisctae sordescentia purgantur, et sepe sepius renovetur ipsa aqua, eodem tempore vasium nitori consulatur.

 

De Legato

In hoc Oratorio singulis diebus festis celebrari debet Missa ex obbligatione, quae est super omnia bona, quae in territ.o Clivati possidentur a DD. R. Carolo Ambrosio, et Petro Fratribus De Nigris Ugloni, cum onere solvendi solidos duos, denarios sex oratorio titulo manutentionis pro qualibet Missa. Dicta autem bona obligata sunt pro summa Capitali librarum 4233.6.8. Ita ex Instrumento recepto per Not.um Carolum Emilius Applanum die 19. Februarijs 1723.

 

De Redditibus Oratorij

Hoc Oratorium possidet pro dote bona quaedam immobilia; quae in Tabulis novi Census Communitatis Clivati sic describuntur:

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De Oneribus Oratorij

Praeter sumptus faciendos pro cera, oleo, paramentis, et repparationibus celebrantur quotannis Annualia quatuor primum mense Februarij cum sex sacerdotibus, secundum die Festo S.Nazarij cum sacerdotibus 12. tertius die sequenti ad Festum S.S. Simonis et Judae, ad quod evocatur totus clerus Clivatensis, quartum intra novem dies Nativitatem D.N.J.C. praecedentes.

Prioribus quinque Ferijs sextis Quadragesimae Ven: Parochus Vicarius, celebrata Missa, cum applicatione, impertitur Benedictionem cum SS.mo Sacramento, constituta mercede librarum 2. pro qualibet vice.

Celebratur festum S.S. Simonis, et Judae praesente Ven: Parocho, duobus R.R. Sacerdotibus Confessorijs, et R.R. Capellanis, cum Missa Solemni, et Vesperis item Solemnibus in Cantu, ac Benedictione SS.mi Sacramenti.

Atque haec omnia fiunt sumptibus Oratorij ex Veteri Consuetudine.

Administrantur autem redditus per Ven: Parochum Vicarium adhibito Viro Laico per ipsum designato, et per admod: R.D.Vicarium Foraneum approbato; isque nunc est Antonius Maurus fil. q.m Joannis. Rationes vero dati, et accepti redduntur eidem adm. R.D.Vic.o Foraneo. Siquid superest pecuniae post impleta onera, et factos sumptus, id remanet apud ven. Par.um Vicarium. Parcellae inpresentiarum sunt eaequales.

Questor est Ambrosius Columbus Curiae Archip. facultate munitus pro tota diecaesi.

 

 

De Oratorio S. Andreae

In Peninsula duos lacus, qui Clivato adijacent, dividente noncupata Isella extructum fuit antiquitus Oratorium S. Apostolo Andreae Sacrum, ob commoditatem Incolarum ibi commorantium. Estque de jure Communitatis. Cum vetustate deformatum esset, nuperrime restauratum fuit sumptibus D.Horatij Isellae indidem orti, ac Mediolani commorantis, cuius pietas singularis elevet quam maxime si enim non modo pecuniam contulit qua Oratorij structurae novum decus adderetur, verum etiam Sacra Supellettile illud instruxit, curatque nunc etiam, ut omnibus diebus Festis in eo missa celebretur.

Oratorij facies conversa est ad occidentem secus viam pubblicam, atque in eius fastigio ferrea crux collocata est. Interior capacitatas late, ac longe patet cubitos 7; Pavimentum lateritium, fornix coementitius; parietes non interius tantum, sed etiam esterius dealbati. Supra januam quadrangularem valvis, passulo, sera, et clave munitam patet Fenestra eiusdem figurae clathris ferreis, raeti aereo, et vitris instructa. Ad dexteram januae prominet vas marmoreum parieti insertum pro aqua benedicta.

A plano Oratorij per unum gradum lapideum ascenditur ad Capellam in Capite sitam, cuius longitudo est cubitorum 5. latitudo cubit. 6; et par altitudo. Pavimentum testaceum. Cancelli ex lapide Molliori; valvae ferreae fornix coementitius in arcum sinuatus. Huius Parieti posteriori adheaeret Altare compactum ex marmoribus affabre elaboratis, cum telari ligneo ad latera excurente, ac mensa item lignea, lapidem Sacrum tela cerata obductum continente. Jcon exhibet Simulacra B.V.M. Pueri Jesu, et S.S. Apostolorum Petri, et Andreae opere sculptorio ex marmore eleganter expressa, inter duas fenestras quadrangulares rite munitas. Ad sinistram Altaris positum est armarium capsis ductilibus constans, in quo sacra supellex nitida, et sufficiens asservatur; ad dexteram vero scabellum ligneum cum Tabella Sacrarum precum ad usum Sacerdotis celebraturi. Omnia denique munda, et religiosum Benefactoris animum spitantia.

Adest etiam sedes Confessionalis loco mobilis, ex tabulis nuceis scite elaboratis, cancellis ad latus dexterum super imposita, et parieti adhaerens. Parvum aes campanum admonendi, et convocandi populi gratia positum est in turricula supra Domum Caroli Antonij Isellae parum ab Oratorio dissitam assurgente.

Haec omnia diligenter perlustrata fuere partim per se ipsum, partim per Nobilem D. Visitatorem Regionarium ab Emin.mo, ac Rev.mo D.D. Cardinali Archiep.po qui laudata venerabilis Parochi Vicarij diligentia, Plebis Uglonensis visitationi finem imposuit. Iuvante Deo, et Dei pena, et Sanctis Ecclesiae Mediolan.sis Tutelaribus.

 

De Plebe Ugloni in Universum

Plebis Ugloni amaenissimam obtinet Briantaeorum Collium partem, Boream versus vigesimo quinto circiter ab Urbe lapide, atque complectitur ambitum duodecim circiter milliarum inter Plebis Olginati, ab Oriente, Missalae a meridione, Incini ab Occidente, Leuci ab Aquilone. In eius Umbilico situm est Uglonum, oppidum cum alijs nominibus, tum Collegio Canonicorum, et Prepositura, multisque alijs Sacerdotijs insigne. Circa illud fermae in orbem distribuitae sunt octo Pareciae. Annonem, Brongium, Clivatum, Dulciagum, Ellum, Moltenum, Sironem, Villaverganum, ac Singulis Singuli Parochi praesunt. Hospitalia nulla sunt; Monasteria Faeminarum itidem nulla; Virorum vero unum dumtaxat, Videlicet Clivatense Monachorum Venerandae Congregationis Montis Oliveti. Regio vini, tritici, et castanearum ferax, et fontibus passim scatentibus irrigua partim assurgit in Colles, partim subsidit in Valles, partim in vineas, et arva diffunditur. Incolarum ingenia perpicacia sunt, ac prompta, eorum maxime, quos ferunt Pagi dorso Briantei Montis Imposito.

 

 

                              


 

                                                                           

Visita della Parrocchia di Civate fatta dall’Arcivescovo di Milano. Non è nominato l’Arcivescovo, ma dalla descrizione de’ Sacerdoti di quei giorni si rileva che fu fatta dall’Em.mo Card. Arc. Pozzobonelli.

Questa è assai importante, mentre in epilogo si trova la Fondiaria di tutti i Beneffici, l’elenco de’  Legati, gli oneri de’ Benefficiati, le processioni e messe di voto e divozione ec. ec.

 21 giugno 1759

 

Congedata la folla, che vi si trovava il giorno 21 giugno e riposatosi, l’eminentissimo e reverendissimo Arcivescovo, lasciato Oggiono con il suo seguito decise di recarsi a Civate, villaggio molto nobile posto a circa duemila passi da Oggiono verso settentrione. Vi giunse circa alle ventidue, mentre la gente si era riversata lungo la strada col tutto il clero, con  gran segno di tripudio generale e in processione, sotto un baldacchino portata dai maggiorenti del luogo fu accompagnato alla chiesa parrocchiale. Compiute nel vestibolo della Chiesa le cerimonie con cui  è d’uso dar inizio alla visita pastorale si recò all’altare. Impartita da qui la solenne benedizione con l’elargizione dell’indulgenza, immediatamente diede inizio alla visita dalla Sacra Eucaristia.

 

La Sacra Eucaristia

In una pisside d’argento, dorata all’interno, ricoperta da un sottile velo di colore bianco ( come comporta il rito romano che si celebra in questa chiesa) e racchiusa nel tabernacolo, interiormente rivestito di seta bianca, sopra un corporale candido, furono trovate numerose particole consacrate, ripulite minuziosamente dai frammenti. Il venerabile parroco asserì che esse venivano rinnovate il quinto giorno di ogni settimana. La porticina del tabernacolo si chiude con una chiave d’argento con una cordicella d’argento intrecciata.

 

Le Sacre Reliquie

 In questa chiesa si venerano frammenti delle ossa dei martiri S.Vito e Modesto contenute in due distinte teche di legno ornate anteriormente con lamine d’argento e vetro trasparente; sono state inventariate in Curia Arcivescovile di Milano, come risulta dal documento redatto dal notaio apostolico Pietro Mutone, il 31 agosto 1673.

Ugualmente all’interno di una croce lignea decorata con una lamina d’argento si conservano dei frammenti della santa croce di nostro Signore Gesù Cristo. E pure le reliquie di S.Tommaso Apostolo, di S.Anna madre della Beata Vergine Maria, di S.Carlo Borromeo e di S.Tommaso d’Aquino si conservano in quattro distinte teche con l’argento staccato e con l'apposito sigillo arcivescovile.

In verità queste teche si custodiscono in sacrestia in un armadio di noce, corredato di chiave e da ogni parte ricoperto di tela di color rosso.

                                               

La Cappella del Battistero

Alla sinistra per chi entra c’è la cappella del Battistero, alla quale si sale per un gradino dal piano della chiesa. La sua struttura è quadrata, il pavimento di mattoni, la volta di cemento;  è fornita di cancellata in ferro con serratura e chiave. Su una tavola dipinta si trova l’immagine di S. Giovanni Battista che battezza Cristo Signore. Il recipiente battesimale è in marmo di forma rotonda, inserito su una colonna, chiuso da un coperchio di rame stagnato. Sopra di esso è collocato un ciborio di legno rifinito in modo adatto, a forma di piramide per coloro che vi accedono con l’immagine di Cristo Signore sistemata sulla sommità. La sua cavità interna è rivestita con tela di color bianco, mentre l’esterno è ricoperto da una cortina dipinta; nella medesima parte superiore si conservano i contenitori d’argento dei sacri olii contrassegnati dalla scritta "olio dei catecumeni" per distinguerli dal Crisma e un acetabolo racchiuso in un sacco di seta di color bianco. Vi è un sacrario secondo le norme ed il resto degli oggetti che sono richiesti per amministrare ritualmente il battesimo.

Ugualmente si è trovato il sacro olio degli infermi custodito in un vaso acetabolo d’argento, racchiuso in un sacchetto di color viola, dentro uno scomparto dal lato del Vangelo scavato nella parete della cappella maggiore, contrassegnato dalla dichiarazione del contenuto all’esterno.

Dal momento che calava la notte, l’eminentissimo arcivescovo si recò in casa del Parroco. Al sorgere del giorno successivo dopo essersi recato in Chiesa, ed essersi dato molto da fare per ascoltare le confessioni delle donne, celebrò la messa e amministrò più volte la sacra eucaristia alla gente. Ascoltò poi i saggi dei bambini e delle bambine, sollecitò molti tra la gente con semplici domande su argomenti riguardanti la dottrina cristiana e infine tenne una predica, in cui non si propose tanto di istruire gli incolti con rudimenti della fede, quanto di infiammare i pigri alla virtù. Allora ritornò agli altri impegni della visita della Chiesa.

 

La Chiesa Parrocchiale

Ad oriente del villaggio, lontana dalle ultime case, sorge questa chiesa consacrata ai santi martiri Vito e Modesto, costruita nel medesimo luogo dove un tempo vi era una antichissima ed angusta costruzione sotto la stessa dedica; in quel tempo e in quella circostanza, e ad opera di  questi fu eretto questo augusto tempio in quella grandezza che nello stesso risplende, come si spiega sufficientemente nell’iscrizione che si legge sulla parete interna sopra la porta, così tracciata:

Benedetto Odescalchi sua reverenda eminenza presbitero del cardinale,  vescovo della santa chiesa di Milano, commendatario di S. Pietro al Monte, che diverrà esempio di pietà verso i superiori e di amore verso i sottoposti, eresse a questa grandezza questa chiesa quasi rinata dalla vecchiaia di un piccolo oratorio, degno della magnificenza di tanto principe, ma sino ad ora minore. Luogo di custodia di oggetti sacri, dove il pastore potesse espletare i suoi uffici più comodamente, da qui poi trasformata aumentando il culto di Dio, la concordia del clero, l’utilità della gente trovò l’immortalità del suo nome, che nondimeno mai ricercò. Compiacetevi abitanti di Civate: dove vi sono tutte cose grandi, è inopportuno che sia piccolo il vostro ossequio. Anno 1735.

La facciata della chiesa è di forma quadrata, di struttura abbastanza elegante, ma ancora non rifinita. Cosicchè non ha ancora alcuna delle diverse decorazioni che l’architetto ha progettato, all’infuori della croce di ferro posta sul culmine estremo.

Dallo spazio veramente ampio che precede il fronte occidentale, si sale per un gradino nella chiesa, la cui capacità interna misura in lunghezza 35 cubiti, in larghezza 20 ed in altezza invece 55. Consta di un“unica navata; il pavimento è di mattoni, la volta di cemento, le pareti sono lisce e imbiancate. La luce si riceve attraverso diverse finestre correttamente strutturate, benchè alte, in modo che nessuno possa guardare all’interno.

A lato della porta, che è unica e di forma quadrata, corredata con ante, catenaccio, serratura e chiave, sono collocate due acquasantiere in marmo poste sopra piedestalli di marmo e accostati alla parete, nelle quali si tiene l’acqua lustrale.

 

La Cappella Maggiore

Dal piano della chiesa si sale per tre gradini di marmo alla cappella maggiore costruita verso oriente, separata sul davanti da balaustre di marmo e cancelli. La sua pianta è semicircolare, con una lunghezza di 18 cubiti, un“altezza di 27, una larghezza di 15; il pavimento è di mattoni, la volta di cemento decorata con stucchi. Dall’arcata anteriore pende un crocifisso e senza scritta e senza velo.

Dal piano della cappella, per tre gradini di marmo, si sale all’altare, il corpo del quale è costituito sul davanti da una lastra di marmo elegantemente cesellata, dietro e ai lati da lastre di pietra;  dista dalla parete posteriore quanto consente che si possa girare intorno. Il resto è tutto secondo norma.

Sopra il piano dell’altare si elevano due gradini di marmo per collocarvi le candele; nel mezzo c’è invece il tabernacolo di prezioso marmo elegantemente cesellato, tenuto insieme con lamine di bronzo dorato e ornato d’immagini di angeli. La sua forma cubica termina con una cuspide conica; è coperto con un drappo di color verde.

 

Le altre Cappelle ed Altari

Nelle pareti laterali della Chiesa, da una parte come dall’altra, sorgono due cappelle ivi ricavate praticamente simili, eccetto che in quella a settentrione in cui si presenta la raffigurazione di Cristo Signore Crocifisso, con una corona di marmo e circondato da affreschi; nell’altra si trova la statua lignea della B. V. Maria con Gesù bambino e il suo annunciatore similmente in età infantile. Per il resto ad entrambe si sale per un gradino di marmo dal piano della chiesa ed entrambe sono separate da balaustre di ferro con cancelli. La lunghezza di entrambe è di 8 cubiti, la larghezza di 25 e l’altezza di 35. Il pavimento è di mattoni, la volta di cemento ornato con stucchi. Il gradino di marmo, per il quale si sale all“altare, ha inserite delle tavole di legno opportunamente levigate. Il corpo dell’altare è di mattoni; la mensa è di tavole sagomate incastrate tra loro, con inserita la pietra sacra e il contenitore delle reliquie integro. Le reliquie sono secondo norma.

 

L’Organo e il Pulpito

All“esterno, vicino alle balaustre della cappella maggiore, sospeso alla parete meridionale  sporge un soppalco da musica di tavole intagliate da un artigiano, in cui v’è un organo; invece nella zona della chiesa posta a settentrione corrisponde un pulpito di tavole intagliate, costruito nella medesima maniera con struttura quadrangolare. Le scale con cui si sale ad entrambi, sono nascoste entro le pareti della chiesa da entrambi i lati.

 

La sede dei Confessionali e i banchi delle donne

Sotto l’organo e sotto il pulpito sono collocati due scomparti per ricevere le confessioni delle donne, di tavole di noce lavorate in modo dignitoso; altri due, quando è necessario, vengono collocati vicino alle cappelle. In ciascuno sono state rinvenute delle grate come prescritto, con le tabelle "in Bulla Coenae" e le tabelle dei casi riservati  e delle sacre preghiere.

Si è trovato un’unico banco per le donne collocato accanto alla cappella del Crocifisso, ad uso della signora Orsola Ferrario, con un permesso particolare ottenuto l’8 giugno 1758.

 

Le Cassette delle Elemosine

Le elemosine, che sovente si raccolgono in questa chiesa, sono custodite in una cassetta di legno posta all“esterno, ma accanto alla cappella maggiore, con due chiavi di diversa fattura, delle quali una la tiene il venerabile parroco, l’altra il priore della venerata confraternita del SS.Sacramento. Il denaro viene speso ad uso della chiesa.

 

Le Tombe

Vi sono nove tombe nella chiesa all’esterno della cappella, ricoperte da una duplice lastra, livellate al pavimento. Due sono collettive e servono per le tumulazioni dei maschi separatamente dalle donne; una di diritto della chiesa. Un’altra appartiene alla famiglia Pacino, le cinque rimanenti indicano con scritte a chi e per quale motivo furono costruite.

Nella prima, che sta in centro accanto alla cappella maggiore, così leggiamo: Domenico Cattaneo vicario di Civate a quarantasei anni, per sè ed i suoi discendenti, anno 1732.

Nella seconda: Pietro Cav. Gerolamo e Tommaso fratelli Chiapponi per se stessi ed i congiunti, anno 1732.

Nella terza: Isidoro Ferrario per sé e per i congiunti, anno 1732.

Nella quarta: Giuseppe Sacco Fantisco per sé e per i congiunti, anno 1732.

Nella quinta: Questa tomba è dei confratelli del Gonfalone.

 

La Torre Campanaria

A destra per chi entra nella chiesa, accanto alla porta, si innalza la torre campanaria di forma quadrata, terminante con un apice conico con croce di ferro soprastante. L’accesso ad essa si apre dalla chiesa attraverso un uscio con tutto il necessario. Nella medesima pendono tre campane consacrate.

 

L’Ossario

A sinistra della chiesa, sul lato settentrionale, vi è un ossario, senza copertura e dipinti, di forma quadrata, in cui spicca sul bianco una croce di colore nero. La nicchia abbastanza ampia, con grate di ferro, ma senza rete è stata preparata per sollecitare le pie preghiere degli abitanti; attraverso questa che è adatta a guardar dentro, mostra all’interno le ossa dei morti ben ordinate. Per raccogliere le elemosine è stata sistemata una cassetta al di sotto della stessa nicchia. E l’apertura a destra presenta uno sportello munito di ante, di catenaccio e chiave, che viene tenuta presso il parroco. Ogni mese, alla presenza del parroco, vengono prelevate le elemosine ad opera del tesoriere dei morti, che riporta nel registro il denaro contato da spendere come già detto.

 

Disposizioni

Il parroco provveda a ricostruire la volta rovinata per quanto permettano le spese.

 

La Sacrestia

A sud della chiesa è costruita la sacrestia corrispondente a quella in grandezza. Ad essa si accede sia dalla cappella maggiore che dalla stessa chiesa per due porte corredate secondo norma. La sua lunghezza è di 13 cubiti, la larghezza di 9 e l’altezza di 14; il pavimento è in mattoni, il soffitto di cemento. Tre finestre, costruite secondo quanto prescritto, prendono abbondante luce. Un armadio scolpito artigianalmente in tavole di noce contiene le suppellettili non del tutto belle, tuttavia numerose. Vi sono degli oratori con le tabelle delle preghiere da recitare prima della celebrazione della messa.Vi è pure un catino con asciugatoio per lavare ed asciugare le mani del sacerdote che sta per celebrare e infine un quadro della Beata vergine Maria e le tabelle prescritte per le istruzioni.

 

I  Lasciti Pii

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I Redditi Certi

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I Redditi Incerti

Dalle bacche di ciliegio, dal grano, dalla cera e dal denaro che si raccoglie o è offerto o si suole pagare per i funerali dagli abitanti e pure dal lavoro gratuito dei campi da parte delle donne, si raccoglie una somma annua sicuramente di cinquecento libbre di proventi per la chiesa. Esse insieme ai redditi certi sono amministrati dai primi dodici confratelli della veneranda Scuola del SS. Sacramento e del SS. Rosario; i rappresentanti si rinnovano ogni anno e rendono conto dell’entrata e della spesa al parroco.

                              

Gli Obblighi della Chiesa

Con i redditi ricordati si risponde a parecchi obblighi oltre al pagamento della tassa regia imposta sui beni immobili. E innanzitutto la chiesa paga il canone in denaro di un sestario e mezzo di granaglie miste ai reverendissimi monaci olivetani del monastero civatese, in relazione ai due pezzi di terra descritti nello strumento n. 331.4 e 331.5.

2.    Per l’adempimento del lascito testamentario di cinque messe infrasettimanali  operato da un certo Giovanni Pietro Sacco, libbre 265.

3.    Per l’adempimento di altri lasciti riguardanti messe e anniversari, circa 100 libbre.

4.    Per le messe, che sono celebrate in canto dal venerabile parroco ogni prima domenica di ciascun mese e i giorni delle feste della Beata Vergine Maria, libbre 8.

5. Per la refezione da prestarsi da parte del parroco ai quattro sacerdoti confessori  la prima domenica d“ottobre, libbre 18.

6.    Per il lavoro ordinario del servizio della chiesa per la sacrestia e straordinario per l’esposizione cinque volte all’anno dei paramenti, libbre 80.

7.    All’organista, circa libbre annue 40.

Sono aggiunte le spese per il cemento, l“olio, la manutenzione dei paramenti e l’acquisto della cera.

Francesco Mauri, tesoriere della veneranda confraternita del SS. Sacramento e del Rosario, dopo aver presentato al controllo i conti, risulta creditore di novantasei libbre, cinque soldi e sei denari = 96.5.6.

 

Le Elemosine per i Defunti

Da parte del questore nominato allo scopo vengono raccolte le elemosine per i defunti di porta in porta ogni domenica e pure durante la commemorazione di tutti i fedeli defunti e durante la seconda feria nella quarta settimana di quaresima. Esse arrivano alla cifra di circa duecento libbre; si custodiscono in una cassetta sotto la responsabilitˆ di un uomo scelto dal parroco con l“approvazione preventiva del reverendo signor vicario foraneo.

La chiave invece è sotto la custodia del parroco, a cui si rendono i conti. Vengono impiegate per le messe e per la celebrazione degli uffici e per operare la riparazione e la manutenzione dell’ossario dei defunti da parte degli incaricati della chiesa parrocchiale.

Dall’esibizione dei conti da parte del signor Benedetto Rippa Finoli, sono state riscontrate identiche le somme del calcolo e dell’accertamento.

 

I Redditi Certi del Beneficio Parrocchiale

La congrua parrocchiale è garantita innanzitutto da un canone di registro di otto libbre imperiali secondo il corso legale, comunemente dette Crida. Questo è pagato da Dionigi Castagna figlio di un certo Francesco, a cui sono stati dati in enfiteusi per tre generazioni i beni così descritti nelle tavole censorie:

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I Redditi Incerti del Beneficio Parrocchiale

La somma dei proventi incerti, secondo l’attestazione del parroco, ammonta a circa cento libbre.

 

 

Gli Obblighi del Beneficio Parrocchiale

Il venerabile parroco è tenuto a celebrare quaranta messe annue lasciate in relazione al possesso della casa parrocchiale. Vedi il titolo n. 11 dei lasciti.

2.    (Il parroco) deve celebrare una messa in canto nel giorno della festività di S. Francesco di Assisi, secondo il lascito relativo a tutti i beni. Vedi il titolo n. 1 dei lasciti.

3.    (Il parroco) deve pagare annualmente il canone di registro al venerando monastero civatese,  il cui vincolo è un appezzamento di terra situata in territorio di Suello, segnata sotto il numero 55, paga anche alternativamente un anno libbre 2.18.6 e un anno libbre 2.6.-.

4.    (Il parroco) deve pagare un canone di registro all’abate di S. Pietro al Monte, il cui vincolo è l’appezzamento di terra suddetto. Paga anche ogni anno 18 soldi.

5.    (Il parroco) deve provvedere alla cera durante la messa parrochiale nei giorni festivi, purchè non celebrate in canto.

 

                                   Verificazione della rendita brutta Paroch.le

Casa in Cesana                                                 L.                     15.--

Livello Castagna                                               L.                       8.--

Boschi di pali n. 400 dedotte le spese                "                       24.--

Formento moggia 15. sp.6. a L.18.                   "                     283.10

Minuto moggia 3o. a L.8.                                  "                     240.--

Vino brente 2o. a L. 6.                                     "                     120.--

Prati                                                                 "                       50.--

Moroni                                                             "                155.6.2

                                                                                       _______

                                                Tottale vendita brutta    L. 895.16.2

 

                                                Deduzioni

Novennio per li beni stabili                                L.                     89.10

Riparazione della casa Parochiale                      "                       22.--

Riparazione della casa Massaro                        "                       14.--

Carichi Regi, e locali sopra i beni di Civate        "                       94.12.9

                                                                                               _______

                                                                                            L. 220.2.9

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La casa Parrocchiale

La casa parrocchiale è costruita nel mezzo del villaggio lontano dalla chiesa. Essa è costituita di cinque locali a piano terra, sei al piano superiore, con la stalla, la cantina, il fienile, due portici e l’orto. L’onere delle riparazioni, quando ce ne fosse necessità, spetta al parroco.

 

I Registri Parrocchiali

In registri distinti si trovano i nomi dei battezzati e di coloro che hanno contratto matrimonio, dei defunti e dei cresimati. Ugualmente la situazione delle anime è compilato secondo prescrizione e tutti questi codici sono conservati dal parroco.

 

I Voti e le Tradizioni

Seguendo un’antica tradizione di celebrano ogni anno tre anniversari con tre messe, a spese della veneranda confraternita. Si tiene una pubblica preghiera il giorno della festa di S. Francesco di Assisi nel luogo designato dal venerabile parroco. Ugualmente (si tiene) una celebrazione all“oratorio dei Santi Nazaro e Celso il giorno della festa di S. Antonio di Padova con una messa semplice a spese della comunità. Infine si tiene una preghiera pubblica nella chiesa di S. Pietro al Monte il giorno della festa di S. Siro, la festa del ritrovamento della Santa Croce, il giorno di S. Nazaro e Celso e di S. Rocco.

 

L’Insegnamento della Dottrina Cristiana

Soltanto nella chiesa parrocchiale si esercita questo istituto e senza dubbio l’esperimento compiuto dall’Eminentissimo in qualità di interrogante ha comprovato lo zelo del venerabile parroco e dei collaboratori nel rispetto delle disposizioni.

 

Le Congregazioni

Nella chiesa vi è la congregazione del SS. Sacramento e del SS. Rosario, i cui rappresentanti sono rinnovati secondo quanto prescritto. I confratelli non usano alcun abito particolare dal momento che prima erano due confraternite. S. Carlo comandò di unire insieme le due confraternite il 27 settembre 1571. Negli atti della visita compiuta dall’eminentissimo cardinal Federico Borromeo si legge che la confraternita del SS. Rosario era stata istituita o piuttosto rinnovata dal reverendissimo padre Ludovico vicario generale dell’ordine dei predicatori l’8 settembre 1607. Dodici fra i maggiori confratelli sono scelti per amministrare i redditi della chiesa e della stessa congregazione.

 

 

Stato del Personale di tutte le chiese

Il venerabile prete Carlo Simone Ferrario, nato a Isella sotto la parrocchia di Civate il giorno 22 marzo 1718, dopo aver compiuto il corso di studi nel seminario di Milano è stato integrato nella congregazione degli Abati di S. Ambrogio e Carlo nell’anno 1741.  Conferito titolare dell’altare del S. Sepolcro, fu ordinato sacerdote lo stesso anno il giorno 27 dicembre; esercitati parecchi altri incarichi dopo questo nella suddetta congregazione, avendo ricoperto l’incarico di confessore nel Sacro Collegio Elvetico, avendo conclusa la sua vita il rev. prete Domenico Cattaneo parroco vicario, fu collocato al suo posto, alla presenza dell’eminentissimo signor cardinale Mario Mellino abate commendatario di S. Pietro al Monte, il 10 maggio 1753 e prese possesso senza contestazioni della sua parrocchia il 25 luglio del medesimo anno. É cancelliere della pieve e priore delle dottrine. Abita un poco nella casa parrocchiale, un poco nella paterna, con la madre, il fratello, il servo e la serva. É zelante nell’attendere ad ogni dovere di sua pertinenza.

Il reverendo Ambrogio Maria Ferrario, nato a Civate il 10 gennaio 1730, dopo aver prestato diligentemente opera in qualità di docente per le discipline più erudite della filosofia e della teologia nel seminario di Milano, col titolo di laurea in teologia, fu insignito al titolo del patrimonio: onorato del sacerdozio il 21 agosto 1735, poco dopo fu abilitato ad ascoltare le confessioni e accettato come coadiutore dei fratelli nella cura delle anime; ora vive a Milano a causa degli studi di teologia morale, ammirevole per integrità di costumi e per  conoscenza dottrinale.

Il reverendo prete Domenico Ferrario, nato a Civate all“inizio di ottobre del 1735; erudito con l’insegnamento scolastico nelle discipline più insigni come la filosofia e la teologia, insignito del titolo del patrimonio, fu elevato al presbiterato il 25 marzo 1758. Abita nella casa paterna con la madre, il fratello, il servo e la serva. Tutto in lui è conforme alle regole della disciplina ecclesiastica.

Il reverendo prete Alessandro Moioli, nato a Laorca nella pieve di Lecco nell’anno 1699 circa, fu ordinato sacerdote nell’anno 1722. Celebra all’altare del Crocifisso nella chiesa parrocchiale in adempimento all’obbligo della sua cappellania; severo non meno per i costumi che per l’età .

Il reverendo prete Carlo Pacino, nato a Civate il 28 giugno 1735, promosso al presbiterato nel 1758. Abita a Milano per motivi di studio.

Il reverendo prete Pietro Pacino, nato a Civate il 18 marzo 1718, fu ordinato prete nel 1741. Abita a Civate con i suoi parenti e celebra nella chiesa parrocchiale all’altare della B.V.M. come cappellano prescelto dai confratelli e dal rettore della veneranda Congregazione del SS. Rosario. I suoi costumi sono semplici e degni d’un uomo di chiesa.

Il reverendo prete Giacobbe Chiapponi, nato a Civate nel 1709, nobilitato con buoni studi nel seminario di Milano, ha conseguito il presbiterato nel 1733. Abita a Civate ed adempie gli obblighi dei suoi benefici; niente nella sua vita è degno di riprovazione.

Il reverendo Giocchino Chiapponi, nato a Civate il 15 ottobre 1730, fu ordinato prete nel 1753. Abita a Milano per gli studi.

Il reverendo suddiacono Angelo Maria Sacco Fantisco di 22 anni, assegnatario del titolo della cappellania di S. Giuseppe nell’oratorio di Scola nei confini della parrocchia di Civate. Abita a Milano per motivi di studio.

 

Le Anime e la Gente

I parrocchiani di Civate sono circa 900, tra cui 591 sono ammessi alla sacra comunione. Tutti, secondo quanto attestato dal parroco, sono di buoni costumi.

In questa parrocchia si trova il monastero della veneranda congregazione dei monaci del Monte Oliveto annesso alla chiesa di S. Calocero. In esso, oltre al reverendo Abate, vivono in comunità sei reverendi monaci sacerdoti, due conversi e tre servi.

 

La Chiesa di S. Pietro al Monte

Su Civate sovrasta un difficile monte, roccioso, tuttavia ricoperto da vari tipi di piante e da pascoli. Sul suo fianco, a circa due mila passi di distanza dalla chiesa parrocchiale, è collocata una chiesa antichissima consacrata ai Principi degli Apostoli e che si dice sia stata innalzata per intervento di Desiderio re dei Longobardi. Questa ha il titolo di abbazia commendataria, (titolo) che ora riveste l’eccellentissimo e reverendissimo signor Vitaliano Borromeo arcivercovo di Tebe, nunzio apostolico in Toscana. La cura della sua conservazione e dell’ornamento è stata affidata ai reverendi monaci della veneranda congregazione olivetana di Civate che conducono vita comunitaria, come dal documento redatto dal notaio Tommaso Paluzio il 17 settembre 1661. Sicchè, per profonda pietà  verso Dio e con particolare culto delle sacre tradizioni, lodevolmente essi si adoperano per conservare e aumentare la devozione e il rispetto delle popolazioni che confluiscono ad essa ripetutamente anche da regioni lontane. In uno particolare di quei giorni di festa, interrompendo il giusto impedimento, qui si celebra la messa secondo disposizione. E tutti si radunano qui il giorno della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo e compiono tutti gli uffici divini secondo norma.

Mentre l’eminentissimo arcivescovo passava in rassegna la chiesa parrocchiale, il nobile signor visitatore delegato si recò alla predetta chiesa e la visitò. La sua facciata è rivolta ad oriente e si accede alla sua porta maggiore, sotto un porticato, per sette gradini. É composta da una sola navata; ha un pavimento fatto di calce e sabbia, un tetto di tavole di legno connesse in modo adatto; le pareti sono parte imbiancate, parte decorate con antichi affreschi che illustrano sacre immagini. Sul fianco meridionale si trova un’altra porta per cui si ha adito a vecchie costruzioni dei monaci abbandonate.  Sia l’una che l’altra porta è munita di ante, catenacci e chiavi; ad entrambi i lati, all’interno, è posta un’acquasantiera di marmo. A meridione, le finestre sono tre, quadrate e corredate con grate di ferro e vetri. A lato della porta maggiore, entro due emicicli sono posti due confessionali, certamente rozzi, tuttavia, secondo norma. Qui, attaccata alla parete, vi è anche una cassetta per raccogliere le elemosine che vengono amministrate dai reverendi monaci.

Dal piano della chiesa si sale per tre gradini di granito alla cappella costruita verso occidente di forma semicircolare; lastricata di pietra è separata da entrambi i lati da cancelli di legno; prende luce da un’unica finestra corredata regolarmente e sotto il suo arco pende un“immagine di Cristo appeso alla croce. A metà del luogo così separato si erge l’altare, al quale si sale per due gradini di legno e che è collocato sotto un padiglione di cemento sostenuto da quattro colonne di granito e decorato con ornamenti in stucco, in modo che la sua parte posteriore guardi alla zona orientale e alla porta maggiore. La sua struttura e la decorazione sprigiona una così antica semplicità, che col suo splendore stimola i pii sentimenti degli animi e accende la devozione. I fianchi dell’altare, la mensa, le tovaglie e la coperta, il tabernacolo e le altre parti sono secondo norma.

Riguardo alla consacrazione dell’altare e della chiesa, in sostituzione dei documenti scritti che non esistono, c’è la tradizione e l’antica consuetudine del popolo civatese, che celebra l’anniversario della consacrazione il 17 maggio con una supplica redatta apposta per questa chiesa.

Sotto l’altare, ossia nel fianco della parte posteriore rivolto al popolo, vi è un nascondiglio ben chiuso, nel quale si conseva la teca di rame dorato, dall’aspetto circolare, a guisa di torretta, con una ampolla di vetro; in essa si espongono al culto pubblico e si presentano per essere baciate dai fedeli due chiavi di ferro, che si dice siano le chiavi del carcere di S. Pietro; siano quelle stesse in modo inconfutabile o siano altre ricostruite a simiglianza di quelle e consacrate per contatto delle prime o delle reliquie del principe degli apostoli, S. Carlo e il suo successore con lui imparentato Federico Borromeo hanno ispezionato quelle chiavi riconoscendole nell’atto di visita e stabilirono fin da allora che il culto di cui si perde la memoria nel tempo assolutamente non doveva essere interrotto.

Le suppellettili per la sacra celebrazione e per il culto dell’altare sono conservate pulite e decorose in un armadio di noce posto entro lo spazio riservato della cappella maggiore, munito di chiave che tengono presso di sè i reverendissimi monaci.

 

L’Oratorio di S. Benedetto

A coloro che escono dalla chiesa di S. Pietro per la porta orientale, si presenta immediatamente l“altra sacra costruzione dedicata a S. Benedetto abate. La proprietà spetta di diritto  all’abbazia di S. Pietro, il cui amministratore dei beni ha cura di conservarla in buono stato.   Anch’essa è antica; anzi pi vecchia della chiesa di S. Pietro, se è vero quanto si narra, che un tempo i monaci di S. Benedetto avessero la loro sede qui e che il re Desiderio, colpito dalla loro santità, finisse per edificare la vicina chiesa di S. Pietro e l’arricchisse insieme all’annesso monastero con i possessi e le maggiori grazie spirituali ottenute dalla santa sede romana.

Poichè invero in questo oratorio già da lungo tempo non si celebra messa e non si tengono celebrazioni religiose, non ci si è in alcun modo preoccupati della sua visita; così non conviene soffermarsi nella descrizione del medesimo più a lungo.

 

L’Oratorio di S. Rocco

Nella località delle casine di Scola, entro i confini della parrocchia di Civate, è stato edificato l“oratorio consacrato a S. Rocco. La sua struttura nella parte inferiore è quadrangolare, mentre nella superiore termina in forma ovale. La sua lunghezza è di 6 cubiti, la larghezza di 7 e l’altezza di 6. Il pavimento è di sabbia mista, il soffitto di cemento. Le pareti risultano intonacate, la porta ha forma quadrata corredata di ante, catenaccio, serratura e chiave; sopra la porta c’è una finestra quadrata regolarmente fornita. Accanto alla porta l’acquasantiera in pietra è stata spezzata rovinosamente da un fulmine. Per un gradino dall’oratorio si sale alla cappella pavimentata con pietra e dalla volta in cemento; la sua lunghezza è di 5 cubiti, la larghezza di4 e l’altezza di 6. É divisa sul davanti da cancellate di legno senza ante. L’altare è addossato alla parete posteriore; ad esso si sale dal piano della cappella per due gradini di cui uno di pietra e l’altro di legno. Gli stipiti dell’altare, ai lati, sono in pietra. La mensa è ricoperta con tavole sagomate di legno con la sacra lapide protetta da una tela bianca e il contenitore delle reliquie intatto. Ora una tavola raffigurante la B.V.M. con in braccio il Bambino, oltre a S. Rocco e S. Giuseppe, sostituisce l“icona un tempo dipinta sulla parete, e ormai quasi cancellata dagli anni. Il resto è secondo le normative previste. Una piccola campana di bronzo è nel pertugio della torretta sporgente sopra il tetto, con una fune che passa attraverso il soffitto e pende sopra la porta.          

                              

Disposizioni

L“acquasantiera spezzata dal fulmine sia sostituita in marmo o almeno di di solida pietra; le cancellate siano dotate di ante. La sacra lapide sia riparata con tela cerata.

 

I Lasciti

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Disposizione

Il veverabile parroco insista a sottolineare le responsabilità verso coloro cui spetta affinchè quanto prima vengano recuperate le messe che non sono state celebrate.

 

L’Oratorio di S. Carlo

La pia generosità del reverendo don Carlo Gerolamo Cajroli Bellano ha realizzato dalle fondamenta ed ha portato a termine la costruzione nell’anno 1748 di questo oratorio dedicato a S.Carlo, nella località del Brugnoso, entro i confini della parrocchia di Civate, a circa cinquecento passi dalla chiesa parrocchiale. L’ingresso si apre dalla via pubblica attraverso una porta ben solida; sul lato destro della sua parete interna vi è inserita un’acquasantiera di marmo per l’acqua benedetta. Il pavimento è in mattoni, il soffitto in cemento; la lunghezza è di circa 11 cubiti, la larghezza e l’altezza di 7. Sopra la porta si apre una finestra quadrata corredata secondo norma. Dal piano della chiesa si sale per un gradino di pietra alla cappella la cui parte posteriore è volta a meridione. La lunghezza è di 5 cubiti, la larghezza e l’altezza di 7. Sul davanti è separata da una cancellata in legno senza le ante. L’altare, al quale si sale per un gradino di legno, è addossato alla parete e nel quadro affisso lì fra due finestre, si ammirano nella parte superiore le immagini dipinte della B.V.M. che porta in seno Gesù Bambino e S. Giuseppe, mentre nella parte inferiore vi sono S. Gerolamo, S. Carlo e S. Francesco d’Assisi entro una cornice di legno dorato. Sullo stesso altare ogni cosa è stata trovata pulita e aggraziata secondo le normative disposte. Le suppelletili sacre, che sono altrettanto pulite, eleganti e numerose, vengono conservate in un armadio volgarmente chiamato canterò; all’interno della piccola sacrestia in fianco all’oratorio, dal quale si accede ad essa per un uscio munito di ante, catenaccio, serratura e chiave, si trova anche un piccolo oratorio con inginocchiatoio e la tabella delle sacre preghiere ad uso del sacerdote che sta per celebrare. Vi è parimenti un secchiello con un tubetto di rame e un recipiente di stagno appeso con l’asciugamano. Dalla sacrestia si apre un uscio d’ingresso alla casa del già lodato reverendo don Carlo Gerolamo Cajroli Bellano, che è proprietario di diritto di questo oratorio, e che pertanto deve essere lodato soprattutto per le spese da lui sostenute nel costruirlo ed adornarlo; cosicché dal momento che porta a termine tutto con precisione, se qualcosa manca, come aggiungere le antine alle cancellate, nello stesso modo noi ci auguriamo che vi si adoprerà.

 

L’Oratorio di S. Nazaro e Celso

Lungo il letto del fiume per mezzo del quale l’acqua dei vicini laghi si riversa, dopo un breve tragitto per la Valle Magraria, nell’Adda,  è situato l’oratorio edificato per i santi martiri Nazario e Celso e realizzato, come narra la tradizione, dal re Desiderio. La facciata è prospiciente ad occaso ed ad essa confina uno spazio abbastanza esteso di tre tavole; la sua lunghezza interna è di 20 cubiti, la larghezza di 9 e l“altezza di 12. Il pavimento è in mattoni, il soffitto di cemento e le pareti intonacate di bianco e decorate con diverse sacre rappresentazioni, parte su legno scolpito e dipinto, parte dipinte su tavola; tra queste ultime sono visbili quelle con cui, come si dice, illustrano la Via Crucis. Tre vasi di marmo per l’acqua benedetta sono inseriti nelle pareti a lato della porta; e così la cassetta per la raccolta e la custodia delle elemosine, corredata di chiave, che secondo la consuetudine viene tenuta dal venerabile parroco vicario. Le finestre sono tre correttamente corredate. Vi si trova un confessionale, presso i gradini per i quali si sale alla cappella, ricavato da tavole di legno discretamente intagliate, completato con tutto ciò che si richiede secondo le normative dei decreti. Dalla zona in cui è posto il confessionale sporge dalla parete un pulpito di legno di forma esagonale, ma a causa della difficoltà per salirvi non si usa mai, come del resto il soppalco riservato alla musica, senza organo, realizzato sopra la porta principale. Il banco riservato alle donne, che è collocato a sinistra dell’ingresso, è stato costruito tempo fa a spese dell’illustrissima signora Teresa Carpani; ma non vi è traccia di alcuna autorizzazione ottenuta.

Dal piano dell’oratorio, per sei gradini in pietra e uno di marmo, si sale alla cappella maggiore; il suo pavimento è in mattoni e il soffitto di cemento ornato con decorazioni in stucco. La lunghezza è di 9 cubiti, la larghezza di 8 e l’altezza di 10. É separata sul davanti da balaustre di marmo con cancelli. Dal piano della cappella si sale per due gradini all’altare che è accostato alla parete posteriore. I suoi stipiti, la mensa, la copertura, la sacra lapide e  le reliquie sono come prescritto. Sopra la mansa si innalza il tabernacolo per conservare la Sacra Eucaristia, di legno finemente scolpito, in parte rifinito a colori, in parte con oro. Il ciborio al suo interno è secondo norma. L’icona consiste in una tavola dipinta che presenta le immagini della B.V.M. e dei santi protettori. Sotto la cappella si trova la cripta della confessione, volgarmente detta scurolo, alla quale si scende da una parte e dall’altra dell’oratorio attraverso due scale. Il suo pavimento è in mattoni, con la volta in cemento sostenuta da quattro colonne in mattoni; la lunghezza è di 9 cubiti, la larghezza di 8 e l“altezza di 6. Prende luce da due finestre corredate a norma. Ad oriente, nel mezzo della parte divisa, in pietra, è costruito l’altare accostato alla parete, a cui si sale per un gradino in legno; non vi è nulla in essa di quanto richiesto per la celebrazione della messa. L’icona mostra, dipinta su una tavola, la  B.V.M. salutata da un angelo; sopra la parte separata in pietra che circonda l’altare, accanto alla parete di lato, sono appese delle tavole in noce elegantemente scolpite per ascoltare le confessioni delle donne. Dietro l’altare, in una nicchia scavata nella parete, c’è la statua del Salvatore in croce, dinanzi al quale pregano di frequente i fedeli e lavano gli occhi con l’acqua sotterranea che scaturisce perennemente. La sacrestia è costruita dietro la cappella. Da quest’ultima verso la sacrestia si aprono due porte corredate a norma e essa è delle stesse dimensioni della cappella stessa. Il pavimento è in mattoni, il soffitto in cemento. Vi è un armadio in noce dignitosamente scolpito, di facile accesso e con scomparti per conservare le suppellettili sacre che sono abbastanza decorose e numerose, più di quanto si richiederebbe in un semplice oratorio. Vi sono anche due inginocchiatoi con le tabelle delle sacre preghiere ad uso del sacerdote che sta per celebrare. Ugualmente vi si trova un lavello in solida pietra coll’asciugamano.

Dalla sacrestia, per un altro, uscio si scende nella torre del campanile di forma quadrata, in cui pende una sola campana consacrata. Da qui si ha adito anche nella casa del questore, che consta di due stanze inferiori e altrettante superiori con un’altra stanzetta scavata nel sottosuolo.

A lato della facciata vi sono due cappelle quadrate di 4 cubiti di lunghezza e larghezza e 6 d’altezza, il cui ingresso si apre dall’oratorio con porte ben solide. Entrambe sono affrescate all’interno e all’esterno di entrambe vi sono due finestre quadrate, a cui ci si accosta per pregare, munite di grate e rete di ferro. In una sono sistemate ordinatamente le ossa dei morti, nell’altra è esposta una croce di legno con la figura del Cristo Signore appesa alla stessa.

 

Lascito

In questo oratorio deve essere celebrata la messa tutti i giorni festivi per l“obbligazione che grava su tutti i beni che sono posseduti nel territorio di Civate dal reverendi signori fratelli  Carlo e Ambrogio De Negri di Oggiono, con l’imposizione di pagare due soldi e sei denari a titolo di manutenzione per l’oratorio per una messa da celebrarsi dove si vuole. Gli stessi beni suddetti sono vincolati per la somma di capitale di libbre 4233.6.8. Così risulta dallo strumento registrato dal notaio Carlo Emilio Appiani il 19 febbraio 1723.

 

I Redditi dell’Oratorio

Questo oratorio possiede in dote certi beni immobili, questi sono così descritti nelle nuove tavole censorie della comunità di Civate:

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Gli Obblighi dell’Oratorio

Oltre alle spese per la cera, l’olio, i paramenti e le riparazioni, si celebrano ogni anno quattro anniversari: il primo al mese di febbraio con sei sacerdoti, il secondo il giorno della festa di S. Nazaro con dodici sacerdoti, il terzo il giorno seguente alla festa dei santi Simone e Giuda, al quale interviene tutto il clero civatese, il quarto nella novena precedente il Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.

Il venerabile parroco vicario, nei primi cinque giorni feriali della sesta settimana di quaresima, celebrata la messa, senza interruzione dalla stessa, impartisce la benedizione con il Santissimo Sacramento, con un rimborso stabilito di due libbre per qualsivoglia aiutante.

La festa dei santi Simone e Giuda viene celebrata alla presenza del venerabile parroco, due sacerdoti confessori e i reverendi cappellani, con una messa solenne e pure i vesperi solenni in canto e la benedizione del Santissimo Sacramento.

E tutto questo viene operato a spese dell’oratorio secondo una antica tradizione.

Anche i redditi vengono amministrati dal venerabile parroco vicario tramite un laico designato all’incarico e ugualmente confermato dal reverendo signor vicario foraneo; adesso egli è Antonio Mauri, figlio di un certo Giovanni. I rendiconti delle entrate e dei riscontri vengono riferiti appunto al medesimo reverendo signor vicario foraneo. Se avanza qualcosa del denaro, dopo aver soddisfatto a tutti gli obblighi ed operate le spese, questo rimane presso il venerabile parroco vicario. Allo stato presente delle cose le suddivisioni delle cifre sono equivalenti.

Il questore è Ambrogio Colombo, investito della mansione per tutta la diocesi su incarico della curia arcivescovile.

 

L’Oratorio di S. Andrea

Nella penisola che divide i due laghi, denominata Isella, adiacente a Civate, fu eretto anticamente un oratorio dedicato al santo apostolo Andrea per comodità degli abitanti ivi residenti. É di proprietà della comunità. Essendo ormai cadente per la sua vecchiaia, da pochissimo è stato restaurato a spese del signor Orazio Isella, nato nel medesimo luogo e che ora vive a Milano, la cui singolare devozione si innalza in massimo grado; non solo infatti ha fornito il denaro con cui ridonare nuovo decoro alla struttura dell’oratorio, ma lo ha anche fornito delle suppelletili sacre ed ora si preoccupa pure che si celebri la messa in tutte le festività.

La facciata dell’oratorio è rivolta ad occidente, lungo la pubblica via e sul suo culmine è posta una croce di ferro. La capienza interna risulta in larghezza e lunghezza di 7 cubiti. Il pavimento è di mattoni, il soffitto in cemento; le pareti sono intonacate non solo all’interno, ma anche all’esterno. Sopra la porta quadrangolare corredata con ante, catenaccio, serratura e chiave, si apre una finestra la cui forma è completata con grate di ferro, rete di rame e vetro. A destra della porta sporge un recipiente di marmo per l’acqua benedetta, inserito nella parete.

Dal piano dell’oratorio si sale per un gradino di pietra alla cappella posta in capo alla chiesa, la cui lunghezza è di 5 cubiti, la larghezza di 6 ed è di pari altezza. Il pavimento è in cotto. Le balaustre sono di pietra più tenera; ha cancelli in ferro; il soffitto di cemento è modellato ad arco. Aderisce alla sua parete posteriore l’altare compatto, di marmo finemente modellato, con un telaio in legno che ne sottolinea i contorni e una mensa pure di legno, ricoperto da una tela cerata che protegge la sacra lapide. L’icona mostra le statue finemente lavorate in marmo della B.V.M. col bambino Gesù e dei santi apostoli Pietro e Andrea, tra due finestre quadrate opportunamente corredate. A sinistra dell’altare vi è un armadio composto da casse mobili, in cui sono conservate le suppellettili sacre, pulite e sufficienti; sulla destra invece vi è uno sgabello di legno con la tabella delle preghiere sacre ad uso del sacerdote che sta per celebrare la messa. Tutte queste cose peraltro pulite e rivelatrici dell“animo religioso del benefattore.

Lì si trova anche un confessionale in tavole di noce scolpite con gusto, fornito di antine sul lato destro superiore e sistemato vicino alla parete. Vi è una piccola campana di bronzo per avvertire e chiamare la gente, collocata in una torretta sopra la casa di Carlo Ambrogio Isella, situata poco discosto da dove sorge l’oratorio.

Tutte queste cose sono state controllate in parte in prima persona, in parte tramite il nobile visitatore regionale, dall’eminentissimo e reverendissimo signor cardinale arcivescovo, che dopo aver lodata la diligenza del venerabile parroco vicario, pose fine alla visita della pieve di Oggiono. Con l’aiuto divino e incarico di Dio e per i santi tutelari della chiesa milanese.

 

La Pieve di Oggiono in generale

La pieve di Oggiono occupa una parte piacevolissima delle colline briantee, rivolta verso settentrione, alla venticinquesima pietra miliare dalla città di Milano e abbracciando un ambito di circa dodici miglia tra la pieve di Olginate ad est, di Missaglia a sud, di Incino ad ovest e di Lecco a nord. Nel suo fulcro è collocato Oggiono, borgo fortificato con altre caratteristiche; contemporaneamente collegio di canonici e prepositura, famoso per la presenza di molti altri sacerdoti. Intorno ad essa sono con precisione distribuite sul territorio otto parrocchie: Annone, Brongio, Civate, Dolzago, Ello, Molteno, Sirone, Villavergano e un parroco individualmente presiede a ciascuna di esse. Non vi è alcun ospedale; ugualmente non vi sono monasteri femminili; ve ne è solamente uno di uomini, cioè la veneranda Congregazione civatese dei monaci del Monte Oliveto. Regione feconda di vino, grano e castagne, oltre a ciò bagnata da sorgenti abbondanti, sorge in parte sulle colline, parte è collocata nelle valli, parte è dispersa nelle vigne e nelle campagne. La genialità degli abitanti è spiccata e pronta, soprattutto quella di coloro che i villaggi conducono fin sulle pendici del Monte di Brianza.

 

 

                              


 

 

                           Narrativa della Visita seguita nell’anno 1759. 22. Giug.

 

Portandosi nell’anno corr.te 1759. L’Em.mo Sig.re cardinale ed Arcivescovo Giuseppe Pozzobonelli alla Visita Pastorale delle due Pievi prima d’Agliate e poscia di Oggiono, ed avendo stabilito di riserbare per l’ultima doppo fatte tutte le altre visite quella della Vicaria Parrochiale di Civate, quindi è che quel giorno 22. arrivò a Civate l’Em.mo Sud.to accompagnato da Monsig.re Marini Carmellitano Vescovo in Partibus, da Monsig.re Vitali Visitatore e Canonico Ord.o della Metropolitana e dal Sig.re Prevosto di Missaglia col seguito della sua Corte e Famigliari, quindi gionto all’ingresso della Piazza grande della Chiesa Parrochiale de SS.ti Vito e Modesto, dove eravi alzato l’Arco trionfale smontò ivi da carrozza ed al Med.o sito fu ricevuto dal M. R. Sig.re Vicario e Curato Carlo Simone Ferrario in abito Pontificale vestito e dal Clero del Luogo in Cotta col restante popolo colà radunato, dove fatto il solito Cerimoniale iuxta ritum  fu servito sotto a Baldachino portato da Scolari o siano Deputati del SS.mo sino alli Cancelli dell’Altar Maggiore della Chiesa precedendo con Croce Alzata processionalm.te il popolo ed il Clero, e dietro susseguendo le Donne con loro Croce, e pervenuto alli gradini di d.o Altare, fatta l’Adorazione all’August.mo Sagramento salì al trono, e diede tosto principio alla visita secondo la prescritta consueta forma, terminata la quale che dur˜ sino a sera si trasfer“ alla Casa Parrochiale servito ed accompagnato nel modo come sopra.

Nella mattina seguente ritornò alla Chiesa sud.a dove doppo esser stato per qualche tempo in Confessionale ad ascoltare molte confessioni fece fare la Dottrina Cristiana alla quale vi assistè personalmente e vi predicò e distribuì a varie persone di ogni sesso diverse corone parte con medaglie d’Arg.to e parte di ottone secondo il merito e la condizione, e fece tenere da Monsig.re Vescovo Marini la Cresima per molti di terrazani come esteri a tale effetto ivi concorsi.

Siccome poi l’Em.mo consumò quasi tutta la mattina in Chiesa, e non restando altro tempo che il doppo pranzo per dar passo e providenza ad altri affari ordinò a Monsig.re Vitali Visitatoreche in d.a mattina andasse a visitare le altre Chiese ed Oratorij Subordinati a questa Vicaria, onde d.o Minsig.re andò per tempo a S. Pietro al Monte, indi calò all’Oratorio de SS.ti Giuseppe e Rocco in Scola, dippoi venne a questo di S. Carlo al Borgnoso di Ins Patronato del P.te Carlo Gerol.o Cajroli Bellano.

Quivi trovatovi alla Porta dell’Orat.o il d.o P.te in veste e Cotta fu da esso ric.to Monsig.re Visitatore sud.o col dovuto decoro ed accese immediatamente le candele all’Altare festinamente adobbato, fu dopo brieve oratione dal med.o Monsig.re Visitatore assieme del Sig.re Curato Cancelliere dellegato visitato in ogni sua parte tanto l’Oratorio l’Altare e la Mensa, quanto la Sagrestia contigua e ciò che in essa contenevasi, ed avendo ritrovato il tutto colla dovuta decenza e proprietà concernente  si al culto divino, che al servizzio dell’Orat.o restò pienamente contento e degnòsi per sua bontà di mostrare con assai graziose espressioni la di lui soddisfazione.

Gionto pertanto a Casa Monsig.re Visitatore e fattane relazione all’Em.za Sua in modo speciale diede la medema manifesti segni di suo particolare compiacimento di modo che in occasione che il d.o Prete Cajroli Bellano portassi a bacciare la mano alla stessa Em.za Sua, si compiacque di di benignam.te congratularsene seco alla presenza di molti altri, fra quali trovandosi il med.mo Monsig.re Visitatore non mancò di riconfermare all’Em.mo quanto avevagliene già di prima riferto.

Al doppo pranzo poi volendo l’Em.mo attendere ad altre occupazioni di Suo Pastorale Ufficio ordinò a Monsig.re Visitatore che visitasse li altri due Oratorij cioè di S. Nazaro e di S. Andrea in Isella, ma perché la troppa distanza dall’uno all’altro portava assai notabile incomodo stimò Monsig.re Visitatore portarsi egli alla Visita dell’Oratorio di S. Nazaro, e diede incombenza al Sig.re Prevosto d’Oggiono di fare in sua vece quella all’Oratorio di S. Andrea in Isella, e così in detto giorno 22. restando visitati tutti gli Oratorij di Civate si pose termine con questo alla Visita di tutta la Pieve di Oggiono.

Alla matina del Sabbato g.no 23. del d.o mese levatosi per tempo l’Em.mo, udita nella Chiesa Paro.le la S.ta Messa avendo data sensibile dimostrazione a tutti di suo particolare agradimento ci lasciò colla sua Pastorale Benedizione e partissi verso Mandello per colà prendere un po’ di soglievo per alcuni giorni, e dar triegua necessaria alle passate sue pastorali fatiche.


 

 

                                                                1759 al 19 Giugno

 

Inventario delle suppelletili esistenti nell’Oratorio di S. Carlo, eretto nel luogo detto Borgnoso di Civate quali sono tutte di raggione del R. Prete Carlo Gerol.o Cajroli Bellano, e sono cioè _____

Un quadro nella nicchia dell’altare rappresentante in alto la B.ma Vergine Maria col Santo Bambino in grembo, e S. Giuseppe soatenuti da nuvole, ed al piede S. Carlo e S. Gerolamo genuflessi, ed in fianco S. Fran.co d’Asisi con cornice dorata.

Un Paglio dipinto in tela rappresentante nel mezzo il S.o Angelo Custode che tiene per mano un anima e la guida verso il cielo.

Due Bradelle di noce ò sia genuchiatorij che servono di Balaustra dell’Altare.

Due Tovollini di noce per commodo da riporvi li orzuoli ed altre cose inservienti all’altare.

n.o 1. Croce di rame inargentata col Crocefisso d’ottone dorato

n.o 6. Candelieri di rame inargentato cioè n.o 4. grandi per il gradino e n.o 2. più piccoli per la mensa

n.o 2. Vasi di rame inargentato d’una sola facciata

n.o 2. Rami di fiori di seta di varij colori

n.o 3. Tavolette pure di rame inargentato; cioè una grande per li segretti, ed altre due piccole del Vangelo e del Lavabo

n.o 1.  Croce di legno inargentato per li giorni feriali

n.o 6.  Candelieri consimili cioè n.o 4. grandi per il gardino e n.o 2. più piccoli per la mensa

n.o 3.  Tavoilette consimili cioè una per gli Segretti ed altre due per il Vangelo ed il Lavabo.

Un Piedestallino di legno sagomato con profili dorati per riporvi la Croce nel mezzo dell’Altare.

n.o 2.  Vasi di legno come sopra d’una sola facciata e due rami di fiori ordinarij per li giorni feriali.

Un Calice con piede d’ottone inargentato e Coppa d’arg.to ed una patena d’ottone indorata

n.o 12.Bussolotti di stagno per le candele e n.0 8. D’ottone

n.o 1.  Monarola di latta per ammorzar le candele.

n.o 1.  Spracoperta di tarlisetto rosso per coprire la mensa

n.o 1.  Tenda di Bombatina giala per cuoprir il quatro dell’Altare

n.o 1.  Tenda di tela morella sopra la Porta con suo ferro

n.o 1.  Tovaglia di cambraglia con pizzo

n.o 2.  altre di tela soglia con pizzo

n.o 4.  Tovagliette cioè due ‘n opera e due soglie

n.o 2.  Camici cioè uno con pizzo alto ‘n rame ed altro con pizzo basso

n.o 7.  Amitti e n.o 3. Fazzoletti

n.o 4.  Corporali con pizzo e diversi purificatori

n.o 2.  Berette del Prete di panno nero

n.o 1.  Pianeta di raso fiorato in fondo bianco con Stolla,  Manipolo, Borsa e Velo consimili con guarnizione di gallone d“oro fino, ed al Velo pizzetta d“oro fino

n.o 1.  Pianeta di damasco nero con Stolla, Manipolo, e borsa consimili con guarnizioni di gallone d’argento fino e suo Velo di lustrino nero con pizzetta d’argento fino.

n.o 1.  Pianeta usata di mezza moella a liste di varij colori con stolla, manipolo, e borsa consimili con guarnizione di gallone di seta cedrana per li giorni Feriali

n.o 3.  Cingoli cioè uno verde altro morello di filosello, ed altro di reffo bianco

n.o 2.  Messali nuovi cioè uno Ambrosiano ed uno romano ed un Messalino dè Requiem Ambros.o

Un lettorino di noce nero per il Messale.

Un campanello d’ottone per la Messa.

Un altro Campanello più grande di bronzo con manico di legno per suonar la Messa in strada.

Una Bacciletta di Peltro per  gli orzuoli.

Una Tavoletta per mettervi li Calendarij in Vista.

Un acquasantino di rame  inargentato ‘n modo di sidellino per l’acqua santa.

Un sidellino di rame instagnato con suo bocchellino d’ottone per far sortir l’acqua dà lavarsi le mani, e suo Cattino di peltro sottoposto, ed un sugattoio appeso.

Un Canterò di noce di quatro cassettoni con suoi finimenti d’ottone e chiave per uso de paramenti sagri.

Un Vestarolo di noce di un Anta sola per uso de Messali con sua serratura e chiave.

Un Genucchiatoio di noce con sua antina per commodo della Preparazione in cui vi stan ringhiusi li Orzoli.

Sopra il d.o Genuchiatoio vi è una Carta delle Orazioni della preparazione e n.o 2. altre Carte, una il Crocefisso ed altra la B.V. addolorata, messe tutte sopra Cartone ‘n modo di quadretti.

Due Antiporti di Pescia di mezza luce con vetri cioè uno sopra il luogo della preparazione e l’Altro sopra l’altro uscio laterale che serve di Vestarolo per riporvi li addobbi dell’Altare.

Due altre carte in Cartone per recetarvi le orazioni nel vestirsi che fa il sacerdote de sagri param.ti uno, alla romana e l’altro all’ambrosiana.

Un quadretto bislongo in tela rappresentante il S.o Crocefisso con cornice dorata colocato dove si veste dà Messa.

Altro quadretto consimili dirimpetto al al sud.o rappresentante la B.ma V. immacolata.

 

In occasione della Visita è stato consegnata al M.R. Sig. Curato Vicario la copia del presente Inventario descritto nel modo come sopra.

 

Si avverte che siccome il Secondo Antiporto descritto in questo inventario si è spiegato per Uscio finto qual serve di Vestarolo per li addobbi dell’Altare, non è uscio finto, ma è uscio vero per il quale si passa in Cuccina contigua, ma in occasione della visita se li fosse tenuto apperto poteva esser stato proibito attesa la d.a comunicazione perciò si è descritto per uscio finto, e di fatti per oviare tutte le dificoltà vi è un Vestarolo, che sta in dispensa fatto apposta con suoi ripostiglij proprij il quale si include immediatamente nell’apertura di d.o uscio e così sembra propriamente un armario vero per comodo delli addobbi dell’Altare, ed in tal maniera resta esclusa la d.ta comunicazione.

 

Nota d’altri mobili dell’Oratorio quali non sono stati descritti nel precedente Inventario consegnato come s.a e questi restano notati qui apparte e sono

Due Portiere di roccadino ‘n liste con sue Fenestre, cioè una sopra l’uscio dell’Oratorio che va in sagrestia e l’altra di rimpetto per finta d’altro uscio compagno.

Di sopra a d.ti usci e portiere vi sono due quadri bislonghi con cornicetto dorato, uno rapp.te la B.V. e l’altro S. Fran.co d’Asisi nell’Eremo.

In Sagrestia n.o 6 quadri Duati dì 7. e 9. àpaesi con cornice ‘n vernice d’oro.

Due quadri grandi rapp.ti il S. Angelo Custode, e l’altro S. Michele Arcangelo con cornice nera e sopra cornicetta intagliata verde ed oro.

Un quadro mezzanello della SS.ma Annunciata con cornice nera sagomata con fogliacci dorati.

Tre quadretti in tela àpaesi con cornice.

Due Duadini piccoli con cornicetto intagliato dorato.

Un restelletto nel preparatorio per mettervi le vesti.

Un Cendale gialo con frangietta di seta bianca per coprire la mensa ne giorni festivi.

Due Tendine usate di cendale ‘n liste sopra li vetri delli due antiporti in sagrestia.

Una Pianeta di damasco nero molto logora con stolla manipolo e borsa guarnita di gallone bianco di seta e suo velo di mocoiata.

Due scatole di tola per le Ostie.

Un assa fatta ‘n modo di confessionale portatile per comodo.

Un messalino ambros.o da requiem usato.

 

Li Orzuoli sono n.o 3. di Cristallo di Boemia e n.o 7. altri piccoli di vetro nostrano.

Li Purificatori sono n.o 14. con la crocetta nel mezzo e n.o 10 senza crocetta.


 

Elogio

Nella Chiesa Parte de’ S.S.Vito e Modesto, e Crescenza

Della Vicaria di Civate

Composto dal Dott.e Ambrogio Maria Manzoni Oblato

Preposto Vicario Foraneo della Pieve d’Oggiono

 

Benedictus Odescalcus S.R.E. Presbiter Cardinalis

S.Mediol. Eccles. Archiepiscopus

S.Petri ad Montem Abbas Commendatarius

Pietatis in Superos Amoris Subditos

Rediturus Testimonium

Aedem hanc ab Angusti Sacelli Vetustate

Quomodo Renascentem

Ad istam erexit Magnitudinem

Tanti Principis Munificantia Dignam

sed adhuc Minorem

Sacrorum Sede

Ubi munia sua commodius Pastor exerceat

Huc deinde translatur

Dei Cultum, Clari Concordiam

Populorum utilitatem amplificans

sui nominis immortalitatem

Qua nihil minus unquam quesivit

Invenit

Plaudite Clivati Incolae

Ubi omnia Magna sunt

Dedecet parvum esse obsequium Vestrum

A. S. MDCCXXXVL

 

Iscrizione

Sulla Porta della Chiesa Abbazziale

De` S.S. Pietro e Calocero di Civate

Ascanius Maria, Cardinalis Sfortia Vicecomes Sanctae Romae

Ecclesiae Vicecancellarius Bononia Legatus Hanc Portam Coelum quae

Ipsius Basilicae instauravit 1500 die 22 Februarij

 

Lapide nell’angolo in oggi della Cappella della

Passione, ed altre volte Cappella di S. Agostino

per andare nel Campanile della Chiesa

Abbazziale di S. Calocero di Civate

 

Galdino Vimercato Huius

Sanctissimae Aedis Abbati

Munificentissino Augendorum Q. Ex hoc

 Sacerdotio Proventuum Auctori Et

Vindici Solertissimo Cui Post

Longissimi Temporis Spacium

Successit Philippus Triultius Qui

Agros Per Eum Emptos Ac Diu

Possessos Post Ipsius Mortem

Maximo Cum Labore ac Odio A

Pluribus Occupatos Recuperavit

Propter Memoriam Capellam

Hanc In Honorem Divi Augustini

Erigere Curavit M.D.XVII.

 

Gal. / Arma Vimercati in mezzo / Vic.

 

Lapide sopra la porta interiore grande di S. Calocero levata

 e posta in un angolo sotterraneo vicino alla tinera

 per commando del Pa. Abbate Serponti l“anno 1736 con occasione

 che fece abelire

 

Arma Pirovana con Capello

Prelatizio alla grande

a lettere grandi in sasso

di molera ben travagliato

 

Fran.cus Pirovanus Abbas Commendatarius

Ad Testudinem Erigendam

Materiam Contulit

Parvae Fortunae Parvum Munus

= 1649 =

 

Lapide coll“Arma Triulzzia

Nel Muro Laterale del Monastero di Civate

sulla Piazza detta Torricella

 

Arma Triulzzi

Pti.                                             Tri.

Antonius Triultius Cardinalis

Integerrimus Sacratissimae Sedis Divi Antonij

Mediolanensis Conditor Munificentissimus Qui

Huius Abbatiae Paulo Ante Eius Mortem A Julio

II Pontefice Maximo In Omni modam Domorum Agrorum

Q. Ruinam Constituta Sponte Insignitus Brevi

Tempore Possessor Fuit Is Cum augendorum ex

Hoc Sacerdotio Proventuum Author Et Vindex Fuisset

Solertissimus Mortis Interventus Instaurare Non

Potuit Philippo Triultio Ex Fratre Nepoti

Moriens Resignavit Qui eius R.mi Exemplo Motus

Ad Eternam Memoriam Agros Praedia Q. Istius

Basilicae A Diversis Occupata Maximo Cum

Labore Ac Eorum Odio Contraria Q. Voluntate

Recuperavit Domos Q. Collapias A Fondamentis

Erexit       M  D  XVII

 

Versi intorno al Cupolino, che copre l“Altare unico

di S. Pietro al Monte

Simplex turba deum comitatur semper et agnum

quae licuit nullis cantat sibi cantica plectris

Hi veniun agni stolas in sanguine loti

ante deum palmas ex omni gente ferentes

 

Inscrizione sopra l“unica Campana Rotta di S. Pietro

Paulo Sfondrato  S. I. E P.tre Cardinale S.

Caeciliae Arc.po Cremonae Abbatiae S.ti Petri de Clivate

Coedatario Sedente Sancti.mo Do. n.ro Paulo Vi.

et max el regn.te pote.mo Filippo hispaiaro

regente tertio die 2 magi 1609

Don Augustino Palatio Mediol. Cardinali Agente a fieri curante

Cotesto Prete Agente D. Agostino Palazzo l“anno 1611. fu ammaz

zato, e derubato in etˆ d“anni 102. come dice il libro antico

 Parrocchiale delli Morti di Civate

 

Serie delli Abbati Commedatarij

1500

Card. Ascanio Maria Visconti

Card. Antonio Triulzi

Card. Filippo Triulzi

Card. Nicolao Sfondrati. Papa Greg.o XIV

Card. Paolo Camillo Sfondrati

Card. Scipione Borghesi

I.R.M. Filippo Pirovano Dec.o di S.R.

I.R.M. Francesco Pirovano spogliato da Alessandro VII

Card. Flavio Chigi

Card. Bened.o Erba Odescalchi Arciv.o

Card. Nereo Millini

Card. Alberico Archinti

Card. Vitaliano Borromeo

I.R.M. Alberico Lucini Nuncio in Spagna

I.R.M. Ignazio Busca P. di S.C.

 

Serie delli Vicari di Civate

1580 per bolla di Greg.o XIII

 

Cesare Cattaneo

Cristoforo Cattaneo

Agostino Tetamanzi

Andrea Salvione

Gioanni Piatti

Gioanni Pacino

Livio Bazzana

Domenico Cattaneo

Carlo Ferrario Oblato

 

                                                                          1769

Inscrizioni delle campane di S. Calocero di Civate

Campana Grossa: Sanctus Deus + Ec.a Signum Crucis Fugite Partes Adversas Santus Fortis Santus Immortalis Miserere Nobis Campana haec Consecrata Fuit A. R:mo E.D. Tadaeo Rajnoldo Abbate Huius Monasterij In Onorem B.ae M.ae Virginis Ac S.S. Petri Et Caloceri Mensis Mai 1679.

Campana seconda: Santae Eurosiae Precibus Liberemur A Fulgore Et Tempestate Consecrata Et Restaurata A Rev.mo Praesule I.D. Laurentio Maria Da Salazar Anno Domini 1697.

Campana terza: Jubant Domino Fugite Partes Adversae Consecrata A Rev.mo P.D. Pontiano Morono Anno 1729.

Campana dell’Oratorio de Isella Sancta Maria 1696.

 

 

In parochiali S.ti Caloceri clivati die 9 Januarij

 

Clavis tabernaculi S.mi Sacramenti termino unius mensis inauretur, eique cordula serica rubri coloris apte appendatur.

Fenestrella in qua sacrae reliquiae asservantur panno ex serico rubri coloris introvestiatur.

Baptisterium collocatur inter columellas ad praescriptum ordinis Illustrissimi piae secundationis Car.lis Borromei termino duorum mensum sub poena suspendendi.

Vasculis Baptizatorum, et infirmorum adhibeantur bursae ad formam in quibus apponatur vas pro sale justa formam.

 

In Ecclesia S.torum Viti et Modesti disciplinatorum

 

Fenestra pro vasculis fiat ad forma à parte epistolae, scolares diligenter investigent an teneantur heredes Jacobinae de loro supra petiam terrae campinae situatam in valle Madrerae ubi dicitur ad columellus solvere marosam summam librarum centum diem vel ad relaxationem dictorum bonorum.

                                   

In Altari S.tae Mariae

Prohibetur ne fiat oblati super Altari sed fiat capsula appendenda clathris ferreis super gradu lapideo plicis.

Fenestra pro urceoli fiat ad formam.

In sacristia fiat oratotionem et lavationem ad formam.

 

 

 


 

Nella chiesa parrocchiale di S.Calocero di Civate il giorno 9 gennaio

                                               

 

La chiave del tabernacolo del SS. Sacramento sia indorata entro un mese ed ad essa sia appeso un cordoncino adatto in seta rossa.

La nicchia in cui si conservano le sacre reliquie sia rivestita all’interno con panno di seta rossa.

Un battistero sia collocato tra le colonne, seguendo la disposizione propria dell’architettura sacra dell’Illustrissimo Card. Federico Borromeo, nel termine di due mesi, sotto pena della sospensione (dei battesimi).

Siano adattate delle borse, secondo le disposizioni, per i recipienti dei battezzandi e degli infermi, in cui si collochi il vaso del sale della giusta misura.

 

Nella chiesa dei disciplinati dei santi Vito e Modesto

 

Sia ricavata una nicchia secondo norma per i vasi dal lato dell’epistola; gli scolari indaghino attentamente se siano tenuti gli eredi di Giacomina di L’Oro, riguardo ad un pezzo di terra coltivabile situata in Valmadrera, dove è detto Al Colonnino, a pagare una somma a termine di cento libbre oppure allo scioglimento dei detti beni.

 

All’altare di Santa Maria

Si proibisca di fare offerte sopra l’altare, si faccia invece appendere una cassettina alla grata di ferro sopra il gradino in pietra con ferri ricurvi.

Si provveda ad una nicchia per gli orciuoli secondo norma.

In sacrestia si costruisca un inginocchiatoio e un lavandino secondo norma.

                                                                  +

                                    Decreta visitazionis anni 1604 condita

                                    a M.R.D. Balthesare Cepola V.ndo

                                    Can.co ord.o visitatione ad Ill.mo, et Rev.mo

                                    D.D. Federico Card.li Borromeo s.ctae

                                    Mediol.ae Ecc.ae Arch.o deputato in plebe

                                     Ugloni

 

In Ecc.a Par.li S.ti Caloceri Clivati

Quae decretis visitationum praeteritarum mandantur, illa Parochus omni studio executioni mandanda sunt.

Pixis parva adsit è scolaribus s.mi sacramenti comparanda, quae usui sit ad sacram Euch.am aegrotos deferendam, illaque sacculo eo tempore includatur collo sacerdotis appensa, qui sericus sit rubri coloris.

Umbella fiat, quam unus tum portare possit, dum sacra Euch.a ad aegrotos defert.

Adsit Indum.ta in sacro Missarum cuiuscumq. coloris adhibendi, è Parocho, et Populo conficienda, eaq. omnia duplicia sint silicet, è pannis subsericis, q.bus diebus ferialibus, et pannis sericis, quibus duibus festivis, sacerdotes celebraturi induantur.

Abbas, quorum Parochus expensis prorpijs si paret.

Purificatori 26 adsit

Sacculi corporalium pro ratione color. parantur.

Librum adsit in quo Parochus, et sacerdotes quibus diebus cuiuscumq. oneris eam missae sacram faciunt, in Ecc.is S.torum Viti, et Caloceri manu propria se id prestitisse inscribere curet.

Oratio vespertina, né è Parocho, et Populo in Ecc.a subterranea fiat.

Rev.us.Pr. Abbas curet, ut valvis ostia Ecc.ae subterraneae muniantur eaeque claudantur quo tempore vesperi oratio frequenti Populo in Ecc.a facit.

Annuli tollantur, quibus integumenta sepulcrorum elevantur, et ad instrutionum for. aptentur.

Parochus Agros quoscumq. praebendae suae ascriptos adhibito agrimensori recognoscat, quo tempore confinia eorum lapidis signis appositis constituat.

D.nus Josephus Chinetus ad sacramentos non admittatu, qui biennio iam non transacto non satisfecit oneri Annualium Duor. in Ecc.a S.ti Caloceri, ex ligato D.nae Aloisiae Castronovi celebrandor.

 

In Ecc.a S.ti Viti, et Modesti

Executioni demandentur decreta visitationum Praeteritar.

Integumenta Altarium adsint tila viridi confecta.

Bradellae coronices laterales addant.

Capella maior sacris exornantur picturis.

Valvae cratum ferrarum clavibus abserrantur.

Coemiterium crate lignia in Ingressu effossa humo, eaque crate supposita muniantur, ut ingressus baestijs occludantur.

Abacus ad quod sedent scolares ab Ecc.a portatur.

In Armario quod est in Sacristia capsulae ductilis inserantur ad for. instructionum, in quibus indum.ta ecc.ca distincto ord.e asservantur.

Capsae Elaeemosinarum  scholae  Rosarij clavis una a Parocho, altera a Priore scolae Rosarij asservantur.

Scholares S.mi Rosarij libras 429. quas ex ligato lib. 26 D.ni Alexandri Canalis sub colore empitionis cum pacto redimendi mutuo diderunt ricuperare contendant easq. in emendis bonis immobilibus invertant, nec post has pecunias scholae modo supra narrato distrahant.

Parochus homines suae curae subditos   instruat ne paecunias sub colore locationis   bonorum quae emunt iam retrovendendi pacto ad usuras dant, cum ipsi non emere dicta bona, sed  tum ex paecunijs suis lucrum percepire intendant.

Nulli etiam sub praetextu confraternitatis cuiuscumq. sepulchra propria inspecte constitui liceat et absq. facultate Ill.mi D.ni Archiep.i scripto obtenta, sub poena privationis sepulturae Ecclesiaticae.

D. Eleuterius Canalis, qui lib. 11.9. 16,  quae scholae S.mi Ros.i, et Confalonis erant, mutuo dedit D. Marco Aurelio Canali, easdem ipse eidem scholae intra mensis restituat, alioquin a sacramentis arceatur.

D. Eleuterius Canalis, q. libras 10.13. quotannis solvere debet ex ligato lib.? D. Alesandri Canalis ad missam singula  haebdomada celebrandam, quiq. ad sacramenta percipienda non admissus fuit, quia triennio a dicta solut.a cessavit, intra mense solvat, aliquin eum statim ab  ingressu Ecc.ae interdictum declaret Parocho.

D. Josephus Chinittus   non ad sacramenta admittat donec Annualia dua in Ecc.a S.Viti ex legato D. Aloisia celebrari fecerit.

Scholares libras quindecim, quas quotannis, ex ligato D. Josephi Giupponi a D. Josepho Pacino exigant in elaeemosina sacerdoti dent, qui missas iuxta piam D.i Giupponi voluntatem celebret, quod ad anno 1603 omisserunt ipsi quam primam suppleant.

Restituat idem D. Eleuterius scholae S.mi Rosarij, et confalonis lib. 22. quas mutuo accipit ab eadem  schola, alias poenam eandem subiciat.

 

In Ecc.a S.ti Nazarij, et Celsij loco scarennae intra fines.

Executioni dimandent decreta visitazionum praeteritar.

Lapis sacratis in mensa insertus, ita aptetur ut aliquantulum  tum  ex ea exstet.

Gradus fiat, qui ducat a cancellis usq. ad murum capellae, ut ita pavimentum capellae adequatur, ut altitudo nimia bradellae tollatur.

Fenestrella urceolor. aptetur ad formam.

Fenestras tela muniantur.

Caelum, quod restat sub tigulis, laquiato opere perficiatur.

Vicini Indum.ta Altaris, et sacerdoti rubri coloris, et alia ad missa sacram necessaria adesse curent.

 

In oratorio S. And.ae Isellae intra fines

Ea perficiantur, quae in visitationis praeteritis praescrita sunt.

Fenestra urceolor. ad formam fiat.

Vas aquae s.tae decens adsit.

Valvae quibus porta clauditur, passulo, et clave muniantur.

Vicini Altare Cruce et candelabris ex auricaleho instruant.

Adsint mappae una longiore, duae item breviores.

Pila latericia in Angulo aquilonari, prope portam extruatur, in qua campanula apponatur.

 

Oratorium in via Borima

Valvula clave claudatur, eaq. clausa quo tempore vicini orationi non incumbant habeatur, et  clavis a Parocho uni ex vicinis pio tenenda tradatur.

 

Pro oratorio S.ta Mariae in loco scolae

Altari mensa lignea super ponatur  in qua lapis sacratus inseriatur.

Mappis tribus sternatur ad formam Cruce, et candelabris duobus ex auricaleo ornatur.

Adsit tabella secretor.

Coronicis lateralibus bradellae addant.

Fenestrella urceolor. ad formam construatur.

Oculus in frontispicio tila muniatur.

Pila latericia in angulo aquilonari propre portam construatur in qua campanula appendatur.

Fiant altaris et sacerdotis indumenta e panno subserico albi coloris ad missam sacram necessaria.

Corporalia ite duo.

Alba una.

Purificatoria 22.

Mantilia ad manus abstergendas duo.

Archa adsit in qua suppellex ecc.ae asservatur, unius clave pius vir, ˆ R.do Vic.o for.o diligendus asservet.

 

                                          Die 20 Mensis Augusti 1605.

 

Sup.ta Decreta lecta, pubblicata, et Intimata fuerunt in congregat.a habita in Ecc.a Praepositurali S.tae Euf.ae Ugloni, Presentib. R. Praep.to, Canonicis, et Parochis eiusq. Plebis, ac relicta R. V. Praep.to in quor. fidem signata.

 

Pr. Joannis Amb.s Mor.s Visit.is Not.s

 


 

 

+

Disposizioni della visita compiuta , nella pieve di Oggiono dal M.R.Signor Baldassare Cipolla incaricato in qualità di visitatore canonico dall’Ill.mo Rev.mo Signor Cardinale Federico Borromeo, Arcivescovo responsabile della santa chiesa milanese.

 

                                               

Nella chiesa parrocchiale di S.Calocero di Civate

 

Ciò che è stato ordinato nelle disposizioni delle visite precedenti, il parroco deve raccomandarlo per l’esecuzione con ogni cura.

Sia procurata una piccola pisside che deve essere acquistata dagli scolari del SS. Sacramento; questa sia usata per portare la sacra Eucaristia agli ammalati; in quel frangente sia racchiusa in un sacchetto appeso al collo del sacerdote e il sacchetto sia di seta rossa.

Si provveda un baldacchino piccolo in modo che lo possa sostenere  un uomo da solo mentre si porta la sacra Eucaristia agli ammalati.

Vi siano dei paramenti di tutti i colori da adibire alla sacra celebrazione delle messe, che devono essere preparati dal parroco e dalla gente; e tutti questi siano doppi se possibile: i sacerdoti che celebrano devono vestirsi con quelli di stoffa in simil seta nei giorni feriali e con quelli in seta nei giorni festivi.

L’abate, in qualità di parroco si procuri a spese proprie queste cose:

Vi siano 26 purificatoi;

Si preparino le buste dei corporali in ragione dei colori;

Vi sia un libro in cui il parroco e i sacerdoti, ciascun giorno in cui celebrano la messa secondo gli obblighi nella chiesa di S.Vito e modesto e di S.Calocero, di proprio pugno curino di riportare d’averlo personalmente eseguito.

Non si tenga la preghiera serale nella cripta ne’ da parte del parroco ne’ della gente.

Il Rev. Abate procuri che la porta della chiesa sotterranea sia munita di ante e che esse siano chiuse nel momento in cui  si tiene l’orazione del vespero  per la gente che vi partecipa.

Siano tolti gli anelli coi quali si sollevano i coperchi dei sepolcri e si adattino alla norma delle istruzioni.

Il parroco faccia un sopralluogo dei terreni che risultino registrati nelle sue rendite dopo averne incaricato un agrimensore ed in quel frangente segni i loro confini con appositi segnali di pietra.

Il sig. Giuseppe Chinetti non sia ammesso ai sacramenti; questi, nel biennio già trascorso, non ha ottemperato  al pagamento di due annualità nella chiesa di S.Calocero, secondo il lascito delle celebrazioni da farsi della Sig.ra Aloisia Castelnuovo.

 

Nella chiesa di S.Vito e Modesto

Si rinnovino per l’esecuzione le disposizioni delle precedenti visite.

Si dipongano coperture di protezione degli altari  confezionate in tela verde.

Si aggiungano le cornici laterali alla  predella.

La cappella maggiore sia decorata con affreschi.

Le ante delle grate di ferro siano chiuse a chiave.

Il cimitero, dopo avervi scavato attorno un avvallamento, sia fornito di un cancelletto di legno posto all’ingresso, affinché il suo accesso sia impedito agli animali.

Il banco al quale si siedono gli scolari sia portato via dalla chiesa.

Nell’armadio che c’è in sacrestia siano inseriti dei cassetti estraibili secondo norma, in cui si conservino i paramenti ecclesiastici in ordine distinto.

Una chiave della cassetta delle elemosine della scuola del S.Rosario sia conservata dal parroco, un’altra dal priore della scuola del Rosario.

Gli scolari del SS.mo Rosario facciano in modo di recuperare le 429 libbre che secondo il lascito di 26 libbre del sig. Alessandro Canali hanno dato sotto forma di contratto di acquisto col patto di riscattarle con un mutuo e le impegnino nell’acquisto di beni immobili e mai più sottraggano questo denaro nel modo sopra narrato.

Il parroco istruisca gli uomini sottoposti al suo controllo affinché non diano denaro sotto forma di locazione di beni che acquistano già con l’intenzione di rivendere ad usura, poiché essi stessi non hanno intenzione di comprare i suddetti beni, ma altresì intendono ricavare dal loro denaro un guadagno.

A nessuno, anche sotto il pretesto di qualsiasi confraternita, sia permesso erigere senza controllo propri monumenti funerari ed in assenza dell’autorizzazione ottenuta con uno scritto dell’Ill.mo Sig. Arcivescovo, sotto pena della privazione della sepoltura ecclesiatica.

Il sig. Eleuterio Canali, che ha dato in mutuo al Sig. Marco Aurelio Canali 11.9.16 libbre, che erano della scuola del SS.mo Rosario e del Gonfalone, personalmente le restituisca alla medesima scuola nel termine di un mese, altrimenti sia allontanato dai sacramenti.

Il Sig. Eleuterio Canali, che ogni anno deve pagare 10.13 libbre secondo il lascito di ? libbre del Sig. Alessandro Canali per celebrare una messa singola settimanale, e che  non è stato ammesso ai sacramenti poiché negli ultimi tre anni non ha ottemperato al predetto impegno, paghi entro un mese, altrimenti egli immediatamente sia dichiarato dal parroco interdetto dall’ingresso in chiesa.

Il Sig. Giuseppe Chinetti non sia ammesso ai sacramenti sinché non farà celebrare due messe annuali nella chiesa di S.Vito secondo il lascito della Sig.ra Aloisia.

Gli scolari esigano dal Sig. Giuseppe Pacino le quindici libbre, secondo il lascito del Sig. Giuseppe Giupponi, che annualmente debbono dare al sacerdote che celebra la messa secondo la pia volontà del Sig. Giupponi e recuperino quanto prima quella che hanno tralasciato nel 1603.

Lo stesso Sig. Eleuterio restituisca alla scuola del SS.mo Rosario e del Gonfalone le 22 libbre che ha preso in mutuo dalla stessa scuola, altrimenti subisca la medesima pena.

 

Nella chiesa di S.Nazaro e Celso nella località di Scarenna, entro i confini

Si rimandi all’esecuzione dei precedenti decreti.

Sia inserita la sacra lapide nella mensa e sia adattata in modo che sporga pure un pochino da essa.

Si costruisca un gradino che conduca alla balaustra sino al muro della cappella, in maniera che il pavimento della cappella sia reso adeguato, perché non si tolga minimamente altezza alla predella.

Si modifichi la nicchia per gli orciuoli.

Le finestre siano corredate di tela.

Il soffitto che resta sotto le tegole, sia realizzato a cassettoni.

I vicini provvedano che vi siano i paramenti dell’altare e del sacerdote di colore rosso e l’altro necessario per la santa messa.

 

Nell’oratorio di S.Andrea di Isella entro i confini

Si realizzi ciò che fu prescritto nella precedente visita.

La nicchia per gli orciuoli sia realizzata secondo norma.

Vi sia un contenitore decente per l’acqua benedetta.

Le ante con cui si chiude la porta siano corredate di catenaccio e chiave.

I vicini forniscano l’altare di croce e candelabri d’ottone.

Si procurino delle tovaglie, una più lunga e due più corte.

Si eriga un pilastro di mattoni sul lato settentrionale presso la porta, in cui sia posta una campanella.

 

L’oratorio in via Borima

L“anta sia chiusa a chiave ed essa si tenga chiusa quando i vicini non  la utilizzino per la preghiera e la chiave sia affidata da conservare ad uno devoto tra i vicini.

 

Per l’oratorio di S.ta Maria in località Scola

Sopra l’altare sia posta una mensa lignea in cui si inserisca la lapide consacrata.

Sia ricoperto con tre tovaglie secondo normae sia abbellito con la croce e due candelieri d’ottone.

Si aggiungano le cornici laterali alla predella.

Si procuri la tabella delle sacre formule.

La nicchia degli orciuoli sia realizzata secondo norma.

La finestra rotonda sul frontespizio sia munita di tela.

Si costruisca un pilastro di mattoni sul lato settentrionale vicino alla porta, in cui si appenda la campanella.

Si preparino i paramenti dell’altare e del sacerdote necessari per la santa messa, in similseta di colore bianco.

Così due corporali;

Una alba?

22 purificatoi;

Due asciugamani;

Vi sia una cassapanca in cui conservare le suppellettili; la custodirà sotto chiave  un  solo pio uomo prescelto dal Rev.vicario foraneo.

 

Il giorno 20 agosto 1605

Le suddette disposizione sono state lette, pubblicate ed intimate nella riunione tenuta nella chiesa prepositurale di S.ta Eufemia ad Oggiono, alla presenza del rev. prevosto, dei canonici e dei parroci di quella pieve ed è stata riletta e firmata a nome di questi dal rev. venerabile prevosto.

Prete Giovanni Ambrogio Moroni Notaio della visita.

 

Reperitur in Archivio visitationum Curiae Archie.palis Mediolani in libro, cuius titulus est: Visitatio Urbis Ugloni facta Anno 1604 a M.R.Dno Balthassare Cepolla Can.co Ord.io Visitatore delegato, scriptum in fol. 94 tergo, ubi de Eccl.ia Paroch.li S;ti Caloceri Loci Clivati d.te Plebis, inter coetera, ut sequitur. V.l.t.

 

Oblationes

Oblationes, quae fiunt in solemnitatibus festis, quae septem numerantur, sunt Parochi, coeterae vere cedunt in utilitatem scholarum.

 

Funeralia

In funeralibus duplex portio datur Parocho, quae est sol. 20; coeteris vere sacerdotibus sol. 10.

Caera remanet Parocho, qui et eam proprijs impensis dat ad usum Altarium.

 

Schola

Schola SS.mi Sacramenti adest, sed de eius erectione non constitit. (fol. 95.)

Regitur tamen per deputatos, qui non fuerunt mutati iuxta Regulas.

Regulas habent communes, quas non observant.

 

Scholae

In hac Ecclesia adsunt scholae SS.mi Rosarij, et Confalonis, litteras habent scholares aggregationis, quas in praesenti visitatione exibuerunt. (fol. 98.)

Scholares aliqui, qui confalonis dicuntur, habitum disciplinatorum deferunt, et horas in choro licet negligenter', et indevote' recitant diebus festivis.

Regulas, quas habent, non observant.

Scholares pr.ti administrationem habent omnium, quae supradictarum scholarum sunt, et deputati, seu officiales inter eos adsunt, qui libros administrationis in paesenti visitatione exhibuerunt.

Factis calculis repertum est d. Dionisium de Castanea debere libras 740: 9:

Item d. Eleuterium Canalem debere 722: -:

Item ducatonos duos __________  711: 12:

= Ita est, et pro fide Ego Pbr Jo:Fran. Sisinius Notarius Apostolicus, et suprad;i Archivij Custos sub.psi.  Die 14 Maij 1753.

 

Ritrovato scritto nell'archivio delle visite della Curia arcivescovile di Milano nel libro il cui titolo è: Vista della Pieve di Oggiono fatta l'anno 1604 dal molto reverendo Don Baldassare Cipolla Canonico Ordinario Visitatore delegato, la foglio 94, tergo, dove (si parla) della chiesa di S.Calocero della località di Civate di detta pieve, tra altre, come segue.

 

Offerte

Le offerte che si fanno durante le solennità festive, che risultano sette, sono per il parroco, le altre invece vengono cedute per le necessità degli scolari.

 

Funerali

Durante i funerali viene data al parroco una doppia parte, che è di soldi 20; agli altri sacerdoti invece soldi 10. La cera rimane al parroco, che da anche questa, a proprie spese, ad uso degli altari.

 

Confraternita

Vi è la Confraternita del Santissimo Sacramento, ma non si trova traccia della sua costituzione. (foglio 95).

Si regge tuttavia attraverso deputati, che non sono stati cambiati secondo quanto prevede la Regola.

Hanno regole comunitarie, che non osservano.

 

Confraternite

In questa chiesa vi sono la Confraternita del Santissimo Rosario e del Gonfalone; gli scolari hanno dei documenti di aggregazione, che hanno esibito durante l'attuale visita.

Alcuni scolari che si dicono del Gonfalone portano la divisa dei disciplinati e nei giorni festivi recitano nel coro le ore benché in modo negligente e distratto.

Non osservano le regole che hanno.

Gli scolari presenti tengono l'amministrazione di ogni bene che appartiene ai sopraddetti scolari e vi sono tra loro deputati o ufficiali, che hanno esibito i libri dell'amministrazione nella presente visita.

Fatti i calcoli, si è trovato che il sig. Dionigi de Castagna deve libbre 740,9; ugualmente il sig. Eleuterio Canali  ne deve 722. Ugualmente due ducatoni. 711,12.

Così è e a testimonianza io, Sacerdote Francesco Sisinio Notaio Apostolico e Custode del sopraddetto archivio, ho firmato. Il giorno 14 maggio 1753.

Coppia della Misura Gent.e formata dal Ragion.o del Ducato di Milano nell’anno 1658 nell’Archivio del Duc.o

 

Abbazia di S. Pietro sopra il Monte di Chivate

                                    Prato                   P.20 ________    1.10

                                    Aratorio              P.182 _______    9.2

                                    Orto                     P.3 _________    0 .6

                                    Ronco                 P. 24 _______     2.8

                                    Bosco in Costa   P.30 ______­­­­__    1.10

 

1733                            E.mo Gen.e per Cambio

                                    fatto di Prato suto ceduto

                                    all`ll.mo Sig.re Conte Calderara

                                    Si è assegnato per riscontro tanto aratorio.

                                    Ne’ Catasti di Oggiono non ritrovasi altro, che appartenga

                                    alla Vicaria di Civate, ed in fede

                                    Carlo Simone Ferrario

                                   

                                    Nota delle Scritture nell’Archivio di Oggiono

 

1.  Indice de Legati Pii.

2.  Pateat della Messa nel g.o di S. Nazaro a L. 1.2.6

3.  Jura Contra Benassedum     

4.  Testamento per i quattro annuali

5.  Pateat del Testam.o di Gio. Brusadello dell’Orto di Novara coll’obbligo di Messa ad ratam fructuum

6.  Lascito della Messa di S. Fran.co dall’Abb.e Pirovano: Una Casa a Cesana: Varrèa Pert. 2.1/2 Altra Pert. 2.t.2 pied.10. Campo Pert. 2.t.14 al Ginestiero: Casa al Pozzo, con Corte ed Orto. Il Campo del Luzzo a Suello di Pert. 2.

7.  Dote del Beneff.o di S. Rocco

8.  Sborso alla V. Scola di L. 575 coll’Obbligo di Messe 20. ogni anno per il fu Steffano Negroni, ed altre Messe otto per il fù Giampietro Sacchi in perpetuo. C.E. Appiani Notaro.

9.  Sborso di L.75 alla V. Scola coll’obbligo in perpetuo di Messe per il fu Dionigi Castagna, come da testam.o rog.o da Nicolò Fantisco: 1626. / ad ratam fructuum in rag.e del cinque per cento Conte Emilio Appiani Notaro

10. Pateat del Testam.o del fu Sig.r Canonico Fantisco per la Cappellania di S. Giuseppe nell’Oratorio di S. Rocco

11. Scritture del Beneff.o Chiapponi per Messa quotidiana all’Altare, ed all’Ora benevissa al Priore, e Scolari, ed Agenti della Com.tà, ma senza obbligo di manutenzione e che presti jus celebrandi d.tam Missam. nullum jus habeat in d.ta Ecch.a S.ti Viti, nec in ejus Sacristia : 1662

12. Acquisto della V. Scola della Pezza di terra in Argeno di Pert. 7.t.15.p.5.6 coll’obbligo impiego del Cap.le sod.to per le Messe 28 ed altre

13. Jus Patronato del Cattaneo pella Cappellania all’Altare di S. Cristoforo. In questo Instrom.o vi è la dichiaraz.e dè beni di Toccio avuti dal M.R.J.V.C. Cristoforo Cattaneo per procura fatta dè SS.ri Lara Promottori di questo cambio, il quale non si è mai effettuato per la morte di d.ti SS.ri Lara di Milano seguita in tempo di Peste. Questa dichiaraz.e l’ha fatta esso M.R.J. Cur.o Vic.o nel suo testamento 1630. a 22 8bre. in tempo di Peste. Così Egli stesso avija esservi d’utile per la Vicaria di settantacinque scudi, e più, ancorché si paghi sopra i beni di Toccio la convenzione, e perticato civile ad ogni anno, che arriva alla somma di circa Lire settantacinque, ed in fede

                                    Carlo Simone Ferrario

 

1712 19 Maii

Erectio Beneficij sub Invocatione S. Caroli in Ecclesia Par. li Clivati Juris Patr. De Pacinis   

 

Estratto della Costituzione del  Beneficio della Chiesa Parrocchiale di Civate, di diritto patrimoniale del Rev. Pacino, sotto l’invocazione di S. Carlo.

 

..... Il sottoscritto Prete  Pietro Pacino f.o del q.m Christoforo Pacino di Civate, Pieve d’Oggiono ducato di Milano affermo come et dico, et protesto esser questo il mio testamento, e la mia ultima volontà et per fede io mi sono sottoscritto questo giorno ventotto del mese di decembre millesettecento due alla presenza delli Testimoni, quali al dorso del presente si sottoscriveranno __________________________

Sottoscritti: Io Gio Andrea Ferretti, figlio del q.m Pietro abitante in P.O.P. di S. Maria Passarella di Milano fui presente per testimonio alla presenza delli infras.ti Carlo Isella, Gio Scola, Pietro Paolo Cattaneo, Carlo Andrea Isella, Gio Battista Isella, e Gio Pietro Cighera et ho visto il suddetto Sig.r M.R. Gio Pietro Pacino Curato et Vicario di Civate mio conoscente sottoscrivere di sua prorpia mano il sud.to testamento, et sigillarlo col suo proprio sigillo quel giorno 28 del mese di decembre millesettecento due, et ho sigillato la presente col mio proprio sigillo, per fede così pregato e chiamato….    (Il documento è registrato nel 1703 e poi il 19 ottobre 1708 e quindi si chiede venga reso operante alla morte del Curato Gio Pietro Pacino come segue... )

 

.... Em.mo Principe = Stà nel suo ultimo Testam.to col quale è morto il Prete Gio Pacino del q.m Christofforo, altre volte Curato del Luogo di Civate Pieve d’Oggiono di questa nostra diocesi, ordinato che il suo herede e suoi sucessori doppo esso Testatore defonto, e finito certo usufrutto dal med.mo disposto, fossero tenuti far fondare nella chiesa Parrochiale de SS.Vito, e Modesto del sodetto luogo di Civate una Cappell.a per celebrarsi, e farsi celebrare messe cinque la settimana dè morti sin in perpetuo allo Altare di S. Carlo in quella eretto, e questa da dotarsi, come sin dall’ora la dotò de suoi beni, raggioni, effetti, ed altro come dal Testamento sod.to del 28 9bre 1703 pros.o passato che all“E. V. s’esebisce, et però Christofforo Pacino del medesimo detto herede in quello scritto volendo, che in subito s’adempia la mente del pio dispositore, ai piedi dello med.mo genuflesso ricorre, umilmente supplicandola si degni ordinare in questa sua cancelleria si venghi all’erezione e fondazione di tal Capellania, con la riserva dello Jus Possessorio perpetuo a favore dell’Erede sudetto, e suoi descendenti sino in infinito, et le altre sostituzioni, condizioni......del testamento.......

                            ISTRUMENTI, IPOTECHE E PERMUTE

 

1585, 13 aprile.           Assegnazione dei beni alla Vicaria da parte del vescovo di Cremona ed     abate commendatario Nicola Sfondrati.

 

1653, 12 marzo.          Istrumento d’acquisto da parte del marchese ed abate Francesco      Pirovano di una casetta al Pozzo, poi passata alla parrocchia con altri beni.

 

1656, 9 marzo.            Istrumento dei beni lasciati dal marchese ed abate commendatario     Francesco Pirovano alla chiesa parrocchiale di S. Calocero di Civate.

 

1656, 15 marzo.          Donazione di parte dei beni abbaziali alla costituita parrocchia di S. Calocero di Civate da parte del marchese ed abate commendatario Nicola                          Sfondrati.

 

1656, 15 marzo.          Documento di acquisizione dei beni da parte della costituita parrocchia di S. Calocero di Civate.

 

__________                Documento non datato, ma presumibilmente del 1656 (?), che spiega        le modalità e motivazioni della costituzione della cura delle anime                           affidata alla parrocchia di S. Calocero di Civate e la modalità di nomina                                   dei primi parroci da parte dell’abate commendatario.

 

1717, 7 luglio.             Testamento di Don Pietro Paolo Cattaneo con donazione della casa parrocchiale alla parrocchia di S. Calocero di Civate.

 

1740, 9 settembre.     Permuta di beni e varie appartenenti alla parrocchia.

 

1741 - 1844.                Vari documenti sui possessi della casa parrocchiale e sui diritti          successivi di uso dell’acqua nel giardino parrocchiale.

 

1761, 20 giugno.         Permuta di proprietà tra l’abate commendatario Vitaliano Borromeo e       il parroco Don Carlo Simone Ferrario.

 

1764, 7 maggio.          Passaggio di beni dall’abbazia alla parrocchia.

 

__________                Inventario dei beni mobili della chiesa di S. Nazaro, presumibilmente          di fine settecento.

 

1767, 9 novembre.      Concessione dell’uso dell’acqua al Sig. Chiapponi per la lavorazione         della seta e varie.

 

1796, 22 ottobre.        Inventario dei beni mobili che si trovano nella chiesa di S. Nazaro.

 

1800, 4 ottobre.          Istrumento del beneficio di S. Rocco.

 

1805, 2 gennaio.         Inventario dei beni della parrocchiale di Civate.

 

1815, 2 maggio.          Pagamento di arretrati di tassazione per il 1814.

 

1821, 18 giugno.         Documento di passaggio di beni (praticamente quasi indecifrabile!).

 

1821, 6 agosto.           Istrumento di possesso conferito a Don Giovanni Fontana.

 

1841, 2 ottobre.          Istrumento di possesso conferito dal prevosto di Oggiono a Don       Costantino Fumagalli, parroco di Civate e vari rinnovi.

 

1843, 13 maggio.        Richiesta di ipoteca.

 

1843, 5 dicembre.       Stipula di contratto d’affitto di beni parrocchiali.

 

1847, 12 maggio.        Relazione di bilancio.

 

1847, 12 maggio.        Istrumento d’affitto di beni stabili della prebenda parrocchiale a         Stefano Valsecchi.

 

1847, 30 ottobre.        Consegna dei beni parrocchiali a Don Costantino Fumagalli.

 

1847, 31 dicembre.     Resoconto finanziario annuale.

 

1852, 16 aprile.           Rogito notarile.

 

1853, 15 gennaio.       Ipoteca.

 

1859, 18 febbraio.      Perizia e disegni di ripristino di immobile parrocchiale in Tozio.

 

1859, 18 febbraio.      Lettera di trasmissione di documenti.

 

1859, 21 febbraio.      Analisi di prezzi di materiali di costruzione.

 

1859, 21 febbraio.      Strumento per opere di ristrutturazione di immobile parrocchiale in    Tozio.

 

1859, 30 giugno.         Specifica di spese.

 

1859, 16 agosto.         Processo verbale di collaudo di opere di retauro e nuova costruzione         parrocchiale in Tozio.

 

1860, 10 gennaio.       Relazione di bilancio.

 

1860, 15 febbraio.      Ricevuta di versamento all’Ufficio di Commisurazione.

 

1860, 13 marzo.          Contratto di locazione da parte del parroco Don Paolo Cassina.

 

   ""       ""                 Estratto catastale.

 

   ""       ""                 Foglio di rendite.

 

1860, 28 aprile.           Ipoteca.

 

1861, 21 febbraio.      Specifica di bilancio.

 

1862, 10 settembre.   Relazione per la definizione del possesso di stabili.

 

1868, 9 dicembre.       Ipoteca.

 

1874, _____                Autorizzazione all’ampliamento del cimitero.

 

1875, 30 dicembre.     Denunzia delle rendite.

 

____________            Rinnovo d’ipoteca a favore della chiesa nei confronti di Sandionigi    Francesca e altri.

 

1899, 20 luglio.           Dichiarazione del parroco Don Giovanni denti in merito alle tre          capselle ritrovate nel 1881 casualmente dal Barelli in S. Pietro al Monte, dove furono nascoste dall’abate commendatario Filippo Trivulzio nel 1516.

                        

 

                                                Cappellanie Chiapponi e Legati

1605, 3 marzo.            Legato di 1100 libbre da  parte di Veronica Canale.

 

1605                            Decreto del visitatore Baldassare Cipolla inerente la cripta di S.        Pietro.

 

1622, 29 novembre.    Dichiarazione della separazione dei beni fra Già Paolo Cattaneo e Già        Pietro Cattaneo.

 

1627                            Documento di relazione sui legati.

 

___________              Documento non datato, ma firmato dal Rev. Agostino Tettamanti vicario                di S. Pietro, che elenca i legati della chiesa parrocchiale di S. Pietro e Calocero.

 

___________              Pezzo strappato di documento che ricorda l’obbligo della messa festiva     a S. Pietro in caso di bel tempo, stabilito il 17 settembre del 1661.

 

1660, 27 ottobre.        Causa contro gli eredi Cattaneo per la mancata esecuzione di legati.

 

1662, 11 agosto.         Testo originale del legato Chiapponi.

 

1668, 25 maggio.        Certificazione della lite fra il Rev. Carlo Antonio Chiapponi titolare    dell’oratorio di S. Vito e il priore della Scuola del SS. Rosario relativo                                    alla messa quotidiana da celebrarsi.

 

1678, 6 settembre.     Sentenza contro Carlo Benasedi, reo di non aver ottemperato a un    legato testamentario, con requisizione di beni e terreni.

 

1678,   settembre.      Documento relativo al testamento di una certa Anna Pacina               (praticamente illeggibile).

 

1682, 7 gennaio.         Testamento di Giacomo Minenti, figlio di un certo Antonio di            Garbagnate.

 

1686, 13 maggio.        Nota dei legati della vicaria di Civate.

 

1689, 16 luglio.           Legato (quasi illeggibile).

 

1693, 31 gennaio.       Legato di Dionisio Castagna inerente la celebrazione annuale di messe.

 

1696, 1 settembre.     Istrumento relativo alla divisione dei beni fra i fratelli Cattaneo,          relativo ai diritti di successione.

 

1702, 7 aprile.             Versamento di 700 libbre alla Scuola del SS. Rosario nella chiesa di S.      Vito e Modesto.

 

1702, 13 luglio.           Elenco dei legati della chiesa parrocchiale e degli oratori.

 

1702, 12 agosto.         Prestito di libbre 7000 da parte della Scuola del SS. Rosario di S. Vito     alla comunità.

 

1705, 13 luglio.           Distinta dei legati della parrocchiale di S. Pietro e Calocero e degli    oratori.

 

1712, 19 maggio.        Istituzione del Beneficio sotto l“invocazione di S. Carlo nella chiesa   parrocchiale di Civate di diritto patrimoniale della famiglia Pacina.

 

1723, 28 luglio.           Legato Chiapponi per decreto imperiale con elenco degli appartenenti       alla Scuola del SS. Rosario.

 

1725, 15 luglio.           Lettera del priore (forse la minuta) non firmata, con cui si istruisce     la lamentela contro la prevaricazione del Rev. Chiapponi.

 

1728, 30 ottobre.        Vendita della Colmine, di Prato Spino e Linate ed altri appezzamenti da     parte della Marchesa Carpani ad Antonio Gaetano Bonacina, con altri               elenchi interessanti e conti.

 

 

1729, 25 aprile.           Legato di Giovanni Brusadelli.

 

1731, 25 luglio.           Legato Chiapponi.

 

1731, 25 luglio.           Copia del legato Chiapponi.

 

1735, 25 agosto.         Vendita di una casa da parte di Giuseppe Valsecco (molinaro) a       Bonacina Antonio Gaetano.

 

1735                            Prima pagina strappata dal "Liber legatorum".

 

1740, 7 giugno.           Testamento di Costanza Chiapponi Cattaneo.

 

1740, 7 giugno.           Copia del testamento di Costanza Chiapponi Cattaneo.

 

1757, 9 aprile.             Alcuni legati relativi all“oratorio di S. Nazaro compilato dal parroco Don Simone Ferrario.

 

1763, 9 ottobre.          Nomina di Giocchino Chiapponi alla Cappelania dell“altare del SS.   Rosario.

 

1765, 11 novembre.    Documento relativo ai legati ed alle messe.

 

1766, 17 aprile.           Documento di certificazione di un prestito di zecchini.

 

1766, 23 settembre    Documento inerente le pretese del Rev. Chiapponi sul lascito Cattaneo.

 

1766, 23 settembre    Ricorso di Carlo Lamberto Rusca per i diritti del lascito Cattaneo.

 

1766, 16 ottobre,        Documento relativo al lascito Cattaneo.

 

1767, 2 gennaio.         Documento inerente il lascito Cattaneo.

 

1767, 2 marzo.            Istrumento di procura del Rev. Chiapponi al parroco Don Ferrario.

 

 

1767, 1 giugno.           Lettera inerente il lascito Cattaneo.

 

1767, 23 luglio.           Documento inerente le pretese del Rev. Chiapponi.

 

1768, 18 luglio.           Contenzioso sul lascito di Cristoforo Cattaneo rettore della chiesa di S.      Vito e Modesto (1630) per la celebrazione di una messa giornaliera                           all’altare di S. Rocco e Cristoforo.

 

___________              Documento non datato inerente il testamento lasciato da Cristoforo   Cattaneo.

 

1769, 9 marzo.            Documento che certifica il testamento di Cristoforo Cattaneo del 1630.

 

1769, 22 agosto.         Documento relativo al contenzioso sul lascito Cattaneo.

 

 

1770, 12 luglio.           Documento per comprovare la discendenza Cattaneo del Rev. chierico Domenico Giuseppe Mazzia della parrocchia di S. Stefano a Porta Nuova in Milano.

 

1771, 14 gennaio.       Documento relativo al passaggio dei diritti di celebrazione all“altare di        S. Rocco contestato al Rev. Chiapponi.

 

1772, 22 maggio.        Documento relativo al lascito Cattaneo.

 

1773, 14 maggio.        Modifica del legato Chiapponi.

 

1775, 14 giugno.         Sentenza definitiva del 1773 e 1775 del tribunale ecclesiastico sul     contenzioso aperto nel 1768 per il lascito Cattaneo del 1630 dal Rev.                                  Chiapponi.

 

1775, 10 luglio.           Indulto pontificio per ridurre le messe assegnate al Rev. Giacomo      Chiapponi.

 

1775, 10 luglio.           Istrumento pontificio per l’assegnazione delle messe al Rev. Giacomo        Chiapponi, firmato dal card. Pozzobonelli.

 

1775                            Documento di conferma della sentenza del tribunale ecclesiastico sul          lascito Cattaneo.

 

__________                Elenco numerato e non datato e poco preciso dei legati di varie chiese       ed oratori.

 

__________                Documento di vendita di beni su cui pendono diritti di legati (manca il         frontespizio).

 

__________                Cartella vuota delle messe da celebrare nella chiesa di Civate.

 

____________            Elenco delle messe e degli annuali in perpetuo nella Vicaria di Civate,         presumibilmente della seconda metà del ‘700.

 

___________              Cartella vuota dei legati relativi all’oratorio di S. Nazaro e Celso e    strumenti di acquisti del prevosto Gian Pietro Cattaneo.

 

1821                            Due disposizioni per adozione di minori e un provvedimento in merito.

                      

                         Cappellanie e Legati dell’altare di S.Rocco e Cristoforo

 

1582, 20 aprile.           Suddivisione dei beni Cattaneo.

 

1595, 16 giugno.         Suddivisione notarile dei beni Cattaneo.

 

1599, 13 dicembre.     Suddivisione dei beni Cattaneo.

 

1608, 19 novembre.    Successione dei beni Cattaneo.

 

1622, 21 agosto.         Copia del legato di Pietro Sacco in favore della Scuola del SS.Rosario.

 

1626, _________        Testamento di Jo Marco Canali, figlio di Pietro Antonio.

 

1630, 22 ottobre.        Elenco delle messe del legato di Cristoforo Cattaneo.

 

1636, 15 marzo.          Suddivisione dei beni Cattaneo.

 

1636, 29 dicembre.     Suddivisione dei lasciti Cattaneo.

 

1660, 13 agosto.         Documento relativo al legato Cattaneo.

 

1660, ________          Rinuncia degli scolari della Cappellania a favore dei monaci olivetani.

 

1665, 28 marzo.          Erezione della Cappellania di S.Rocco e Cristoforo.

 

1667, 21 giugno.         Copia dello strumento di fondazione del beneficio della Cappellania del      SS.Rosario.

 

1688, 22 maggio.        Testamento di Giuseppe Maria Canali, fondatore della messa festiva di      S.Nazaro.

 

1692, 18 giugno.         Estinzione della prestazione annua che la Scuola rendeva ai monaci   olivetani per il mantenimento dell“olio della lampada ed altro.

 

1693, 7 luglio.             Ratifica di Jo Antonio dell’Oro a favore della Scuola (rogato il          30.4.1698).

 

1696, 4 luglio.             Composizione amichevole della disputa sulla suddivisione dei beni     Cattaneo con il Prevosto d’Oggiono e l’abate Don Lorenzo Maria De                                     Salazar.

 

1702, 7 aprile.             Costituzione in beneficio dei beni in possesso della Scuola per l’altare        di S.Rocco e Cristoforo.

 

 

1716, 12 settembre.   Contestazione dell“accordo avvenuta fra il priore della Scuola,          Chiapponi, e il Monastero da parte della Scuola.

 

1717, 7 luglio.             Testamento di Pietro Paolo Cattaneo a favore del beneficio dell’altare di    S.Rocco e Cristoforo.

 

1717, 11 agosto.         Lascito di Pietro Paolo Cattaneo in favore della famiglia Chiapponi, con     elenco dei relativi beni.

 

1720, 25 dicembre.     Obblighi di Jo Pietro Cattaneo nei confronti del beneficio di S.Rocco e      Cristoforo.

 

1721, 17 febbraio.      Documento relativo alla questione del lascito Cattaneo.

 

1726, 8 dicembre.       Acquisti operati dai fratelli Chiapponi.

 

1726, 8 dicembre.       Acquisto di una casa da parte di Pietro Chiapponi dal nobile Don     Agostino Jsacco.

 

1727, 22 dicembre.     Legato alla Cappellania di S.Rocco e Cristoforo di una casa.

 

1729, 7 marzo.            Documento sulla fondazione della Cappellania perpetua dell’altare della     S.M.V. del Rosario e della Scuola del Rosario il 21 giugno 1677.

 

1729,  marzo.              Nomina alla Cappellania dell’altare della S.M.V del Rosario del rev.          Francesco Cogliati di Sala di Galbiate.

 

1734, 8 dicembre.       Testamento di Pietro Chiapponi.

 

1740, 23 luglio.           Legati di Costanza Chiapponi.

 

1741, 13 gennaio.       Beneficio dell’altare del SS.Rosario; nomina di Pietro Pacino al         beneficio.

 

1752, 17 gennaio.       Minuta di lettera da inviare al Governatore di Milano, conte              Pallavicino, per i terreni contestati fra la Scuola e il sig. Benasedi.

 

1754, 10 giugno.         Legato del parroco Don Simone Ferrari e legati di Andrea Lissone del       18 giugno 1796.

 

1756, 23 ottobre.        Debito dei fratelli Airoldi, eredi di Domenico Cattaneo, nei confronti          della Scuola.

 

1765, 15 novembre.    Reimpiego dei capitali affidati da parte della Scuola.

 

1768, 26 febbraio.      Elezione di Giacinto Chiapponi alla Cappelania dell’altare di S.Rocco e     Cristoforo e procura per la causa contro gli eredi Cattaneo.

 

1768, 2 marzo.            Legati per il beneficio di S.Rocco e Cristoforo.

 

1769, 9 maggio.          Documento relativo alla fondazione del beneficio di S.Rocco e          Cristoforo.

 

1775, _______            Documenti originali della causa aperta con i fratelli Cattaneo sul         patronato di S.Rocco e Cristoforo, risolta a favore della Scuola.

 

1777, 1 dicembre.       Prestito dell’oratorio di S.Nazaro di 300 lire d“oro a Lucio Manaro di       Suello.

 

1793, 10 marzo.          Documento d’affitto di beni della Scuola.

 

1793, 11 novembre.    Descrizione di beni del beneficio da affittare.

 

(1700)______              Testo originale di perorazione della causa fra il rev. Chiapponi e la    Scuola.

 

(1700)______              Elenco delle messe da celebrarsi negli oratori della Vicaria di Civate.

 

(1700)______              Controversia su un possesso di terra tra la Scuola e il curato vicario.

 

(1700)______              Inventario delle scritture della Veneranda Scuola a partire dal 1528.

 

(1700)______              Rivendicazione del diritto di elezione del Cappellano vacante da parte        della Scuola.

 

 

(1800 inizio)                Documento di vendita di beni da parte dei fabbriceri della parrocchiale di Civate.

 

___________              Richiesta di elezione alla Cappelania da parte di Don Pietro Paolo     Sacchi Fantisco.

 

1804, 10 febbraio.      Affitto di cinque pezzi di terra da parte della Scuola.

 

1807, 29 ottobre.        Riduzione delle messe di un lascito di Giuseppe Canali per la chiesa di       S.Nazaro da parte della curia arcivescovile.

 

1810, 11 novembre.    Descrizione e consegna di beni della Scuola per un affitto novennale.

 

1811, 29 marzo.          Richiesta al Prefetto di un nuovo reimpiego dei fondi della Scuola.

 

1811, 25 giugno.         Decreto di incameramento dei capitali e delle annualità da parte del   Regno d’Italia.

 

1811, 7 luglio.             Disposizioni.

 

1818, 26 marzo.          Dichiarazione dei redditi del beneficio su modulo stampato.

 

1839, 20 novembre.    Denuncia catastale dei redditi del beneficio di S.Rocco.

 

1862, 16 luglio.           Lettera relativa al beneficio.

 

1863, 21 agosto.         Promemoria di entrate e censo del beneficio di S.Rocco e Cristoforo.

 

1869, 4 settembre.     Denuncia di contratto verbale d“affitto.

 

1874, 12 giugno.         Conti fiscali del beneficio.

 

____________            Lettera autografa del vicario arcivescovile.

               

                                    Cappellanie e legati  7

 

1617                            Testamento di Giovanni Francesco de Scappis

 

1636                            Vendita da parte della Scuola del SS.Rosario a Tommaso Ferrario in        Annone dei beni lasciati nel 1622 da Già Maria Carpano di Galliano,                          pieve di Incino, per la celebrazione di una messa quotidiana

 

1650                            Obbligo dei fratelli Pacino verso la Scuola di S.Vito

 

1653                            Mandato dell'abate commendatario Francesco Pirovano per la verifica      dell'eredità della dote di Giacomina Raini

 

1655                            Testamento del prete Agostino Tettamanti, curato di Civate

 

1657                            Strumento inerente il lascito del 1631 di cento libbre imperiali da       parte di Pietro Scola in favore della Scola del SS.Rosario per messe e                                  successivi lasciti

 

1660(?)                        Elenco dei documenti dal 1634 fatta presumibilmente dall'allora         parroco, con lasciti e vendite a favore della Scuola

 

1674                            Testamento di Domenico Cattaneo

 

1688                            Inventario dell'eredità di Giuseppe Maria Canali

 

1694                            Riconoscimento di legittimità di possesso di un terzo dei beni del       testamento di Giuseppe Maria Canali in favore della figlia Maria

 

1699                            Accordo amichevole relativo alla terza parte dei beni dell'eredità       Canali a favore di Maria Canali, che interessano il beneficio                                                    dell'oratorio di S.Nazaro

 

1700                            Transazione del fidecomisso Canali a favore dell'oratorio di S.Nazaro

 

1700                            Documento di transazione tra Già Pietro Pacino, curato di Civate e   Battista Chiapponi

 

1705                            Pateat di Carlo Antonio Guzzi per un lascito

 

1723                            Oratorio di S.Nazaro: lasciti

 

1736                            Ratifica del lascito di £. 12 a favore del Monastero da parte di Carlo         Antonio Guzzi

 

1746                            Vendita di beni di Giacomo Filippo Negri da parte di don Antonio    Bonacina con distinta dei beni rimasti e spese sostenute e rendite, con                                      interesse per il beneficio dell'oratorio di S.Nazaro

 

1746                            Vendita di terreni con riferimento al beneficio dell'oratorio di             S.Nazaro

 

1749                            Richiesta di permesso di vendita di una casa in Civate da parte del    Convento di S. Giovanni di Dio, con relativa perizia

 

1753                            Testamento di Giacomo Filippo Negri con lasciti per l'oratorio di      S.Nazaro e per la figlia Maria Negri d'Adda

 

1761                            Rinuncia di Angela Maria d'Adda e figli all'usufrutto sui beni di Civate        con annualità di £. 500

 

1762                            Oratorio di S.Nazaro: beni su cui pende l'obbligo della messa festiva          stabilita nel 1744

 

1773                            Osservazioni a stampa sulla causa dell'eredità Cattaneo in relazione al        beneficio relativo all'altare di S.Rocco

 

1775                            Sentenza a stampa del tribunale dello Stato di Milano sulle                rivendicazioni dell'eredità Cattaneo sul beneficio dell'altare di S.Rocco

 

 

1775                            Sentenza precedente in latino

1782                            Svincolo dei beni di Carlo Ambrogio Negri dall'obbligo della messa festiva all'oratorio di S.Nazaro

 

1797                            Strumento di rendita relativo al lascito testamentario del parroco di    Civate Carlo Simone Ferrario, in epoca di della Repubblica Cisalpina

 

1797                            Strumento di ratifica della vendita relativa ai beni lasciati dal              testamento di don Carlo Simone Ferrario

 

1815                            Documento di vendita

 

1870                            Documenti di vendita di terre e fondi del beneficio della Beata Vergine       del Rosario

 

1917                            Busta del Comune di Civate contenete documenti vari relativi alla      verifica dell'Ufficio Imposte sul reddito del beneficio di S.Rocco e                                  Cristoforo e lettere in merito con sigillo della censura militare

 

____                            Documento non datato che ricostruisce l'obbligo della messa festiva nell'oratorio di S.Nazaro dal 1688 al 1723

 

____                            Cartella stampata per le disposizioni della Paga di S.Carlo nei territori        lombardi

 

____                            Minuta di lettera da inviarsi all'ufficio ipoteche di Lecco da parte della        fabbriceria della Chiesa di S.Vito e Modesto


 

                                               

                                             Cappellanie e Legati 4

 

1617, 15 agosto          Redditi di lasciti già risalenti al 1561 (praticamente illeggibile!)

 

1617, 12 ottobre         Diritti di beneficio della Cappella della B.V.M. in S.Vito dal legato di         Pietro Sacchi

 

1648, 7 febbraio         Strumento di obbligo di Stefano Stefanoni per un legato di Già Sacchi

 

1670, 2 maggio           Legato Sacchi in favore della Scuola del SS. Rosario

 

1674, 16 aprile            Affitto con nota delle proprietà del molino di Barzegutta per Battista Gerosa e figli

 

1677, 21 giugno          Strumento completo della fondazione del beneficio del SS.Rosario di         S.Vito e Modesto fatta dal prete Francesco Cogliati

 

1692, 6 dicembre        Testamento originale di Giacomo Francesco Fantisco

 

1702, 8 dicembre        Testamento originale di Già Pacino, vicario di Civate

 

1708, 10 ottobre         Fondazione del beneficio di S. Carlo

 

1725, 13 novembre     Estratto del testamento di Già Scola per la fondazione di una messa

 

1726, 22 novembre     Strumento di elezione di una messa da parte dei fratelli Scola con copia

 

1751 ---------                Relazione sulle spese relative ad un mulino lasciato alla chiesa di        S.Vito già nel 1622 da Pietro Sacchi

 

1782, 12 marzo           Dichiarazione di disponibilità di Carlo Pacini a passare i beni             sottoposti a beneficio a contratto di livello

 

1788, 9 luglio              Richiesta di recesso dall'obbligo della messa settimanale all'altare      della Passione in S.Calocero da parte dei fratelli Scola

 

1792, 12 marzo           Strumento di nomina di Pietro Paolo Sacchi Fantisco alla Cappellania        del SS. Rosario

 

1815, 22 febbraio       Istrumento di vendita di un fondo e una casa del beneficio di S.Carlo         fatta da don Franco Pazzini

 

1817, 17 febbraio       Istrumento di vendita di un fondo del beneficio di S. Carlo

 

1824, e altri                Serie di documenti e lettere relative al legato Sacchi

 

1826, 10 marzo           Manifesto pubblico a stampa dei beni da dare in affitto dal beneficio di       S. Carlo del patronato Pacini

 

1868, 29 marzo           Autorizzazione del sindaco alla Fabbriceria per l'accettazione del legato     di Longhi Felice del 20 giugno 1861

 

1881, 25 giugno          Comunicazione di nota del demanio al beneficio di S. Rocco

 

1882, 9 agosto            Risposta dell'Intendenza di Finanza al reclamo sporto dalla Fabbriceria per l'attribuzione di tasse

 

___________              Pianta della Scala della Casa dei Milanesi

 

__________                Estratto catastale di beni e fabbricati del legato Scola

 

___________              Estratto di sentenze dal 10 luglio 1876

 

___________              Volume con diversi documenti importanti in esso rilegati dal 1600 al 1800, con la visita del Card. Pozzobonelli del 1759

 

 

                                       

S.Pietro al Monte e Asilo Infantile

 

1882                            Volume di Luigi Malvezzi: "Le glorie dell' arte lombarda", con pagine su S.Pietro (p. 9)

 

1893, 30 giugno          Due elenchi degli oggetti d'arte nella parrocchiale di Civate

 

1897, 14 novembre     Lettera infuocata di rimprovero da parte del Prevosto di Oggiono al Parroco

 

1899, 10 novembre     Lettera di Don Magni, incaricato dei monumenti artistici per la zona   di Lecco

 

1902, 17 giugno          Lettera del sig. Gavazzi su S.Pietro

 

1902, 23 giugno          Lettera del sig. Gavazzi su S.Pietro

 

1902, 4 agosto            Lettera del sig. Gavazzi su S.Pietro

 

1903, 19 gennaio        Lettera di una certa sig.ra Felicina Dolzini

 

1903, 1 giugno            Lettera del Subeconomo dei mandamenti di Oggiono, Missaglia e     Brivio, con riferimento alle reliquie contenute nelle urne di S.Pietro

 

1903, 14 giugno          Lettera alla Fabbriceria del notaio Vicini relativa a lasciti a favore      della Congregazione di carità

 

1903, 27 giugno          Legge sulla Conservazione dei Monumenti

 

1904, 8 febbraio         Dichiarazione contabile della Fabbriceria sui lavori eseguiti

 

1904, 14 febbraio       Lettera relativa al lascito Vicini

 

1904, 21 febbraio       Lettera di Don Antonio Magni, ispettore ai monumenti del circondario di Lecco, con elenco di oggetti e arredi sacri di S.Benedetto, S.Pietro e Calocero, con cofanetti e reliquie del VII, VIII e IX secolo (interessante)

 

1904, 24 luglio            Lettera relativa al lascito Vicini

 

1904, 7 agosto            Lettera relativa al lascito Vicini

 

1904, 6 settembre      Elenco degli oggetti d'arte in Civate, stilato da Don Magni

 

1905, 15 settembre    Lettera di Don Magni

 

1907, 19 gennaio        Lettera della Sopraintendenza ai Monumenti

 

1907, 4 febbraio         Lettera di Don Magni

 

1907, 12 maggio         Lettera di Don Magni

 

1907, 19 maggio         Lettera di Don Magni per i restauri

 

1907, 31 agosto          Rendiconto dell'Asilo Infantile dal 15.9.1906 al 31.8.1907

 

1907, 9 ottobre           Carme di Silvio Vismara, monaco olivetano del monastero di Seregno, su opuscolo a stampa

 

1908, 6 aprile              Elenco dei Vicari Forensi e sac. di Milano non datato e a stampa, con lettere datate di accompagnamento

 

1908, 14 luglio            Disposizioni della Prefettura di Como sugli oggetti d'arte

 

1908, 28 settembre    Lettera del Subeconomato di Oggiono, Missaglia e Brivio

 

1910, 5 ottobre           Lettera della Sovraintendenza ai Monumenti dopo un nubifragio

 

1910, 16 ottobre         Il MARZOCCO, n. 42, anno XV, con articolo su S.Pietro e lo stato di     abbandono in cui versa lo stesso

 

1910, 21 ottobre         Comunicazione della Sovraintendenza ai Monumenti

 

1910, 22 ottobre         Lettera della Sovraintendenza ai Monumenti

 

 

1911, 14 luglio            Lettera della Sovraintendenza ai Monumenti di Milano

 

_____________          19 foto di tre soggetti raffiguranti S. Pietro, forse di inizio                  novecento, con lettera di accompagnamento per un certo sig.                                                  Sandionigi da parte del fotografo-amatore sig. Tito Formigoni

 

1911, 17 settembre    Lettera di Tito Formigoni che accompagnano le foto

 

1911, 26 settembre    Programma di visita a S.Pietro della Società Archeolaogica di Como

 

1911, 28 settembre    Lettera di A.Giussani

 

1911, 13 ottobre         Lettera del sovraintendente a Don Magni

 

1911, 14 ottobre         Il GIORNALE di Lecco: articolo sulla visita della Società Archeologica Comense a S.Pietro

 

1911, 15 ottobre         Lettera della Società Archeologica Comense

 

1911, 29 dicembre      Lettera della Sovraintendenza

 

1912                            Volume di A. Giussani: L'ABBAZIA DI S.PIETRO AL MONTE SOPRA CIVATE

 

1912                            Estratto della rivista LARIO con gli articoli di A.Giussani su S.Pietro          e S.Calocero

 

1912, aprile                 Rivista LARIO, n. 1, con articolo di A. Giussani e foto su S.Pietro

 

1912, aprile                 Rivista EMPORIUM, n. 208, con articolo e foto su S.Pietro

 

1912, 10 aprile            Richiesta per la annessione al beneficio della parrocchia                    dell'oratorio di S.Benedetto

 

1912, maggio              Rivista LARIO, n. 2, con articolo di A. Giussani e foto su S.Pietro

 

1912, maggio              Atto di concessione all'uso del culto dell'oratorio di S.Benedetto e cessione in uso alla fabbriceria da parte dei proprietari, ved. Redaelli Elisabetta e figli

 

1912, 22 maggio         Minuta di lettera per l'accettazione da parte della Fabbriceria            dell'oratorio di S.Benedetto, secondo il decreto del 5.6.1850

 

1912, 26 maggio         Decreto che sancisce l'interesse storico di S.Pietro

 

1912, giugno               Rivista LARIO, n. 3, con articolo di A. Giussani e foto su S.Pietro

 

1912, luglio                 Rivista LARIO, n. 4, con articolo di A.Giussani e foto su S.Pietro e S.Calocero con campanile

 

1912, 22 luglio            Giornale LA LOMBARDIA, n. 202, con articolo su S.Pietro

 

1914, 11 giugno          Lettera della Commissione Provinciale per la Conservazione dei        Monumenti

 

1918, 15 settembre    Lettera di A. Giussani

 

1927, 4 novembre       Lettera dell'Ispettore ai Monumenti A. Giussani

 

1929, 29 marzo           Lettera dell'Ispettore ai Monumenti A. Giussani

 

1929, 27 maggio         Lettera dell'Ispettore ai Monumenti A. Giussani

 

1929, 11 giugno          Lettera dell'Ispettore ai Monumenti A. Giussani

 

_______________      Manoscritto in minuta per la costituzione dell'Asilo Infantile

 

_______________      Programma di insegnamento dell'Asilo Infantile

 

_______________      Due orari scolastici dell'Asilo d'Infanzia

 

_______________      Orario settimanale con le attività didattiche giornaliere

 

_________________  Documento di preparazione della Convenzione per la maestra dell'Asilo

 

_________________  Convenzione stipulata con la prima maestra assunta dall'Asilo

 

_________________  Lettera del Rag. Mondini

 

_________________  Lettera della Tipografia Cavalleri di Como

 

_________________  Serie di lettere private di Don Mambretti

 

_________________  Disegno dei mappali dei dintorni di S.Pietro

 

                                        


 

 

                                    Carte di Fabbriceria II

 

1744, 4 settembre      Ipoteca sui beni del sig. Bonacina per la messa festiva

 

1745, 10 marzo           Vendita di un pezzo di terra alla chiesa parrocchiale

 

1752, 5 febbraio         Obblighi nei confronti dell'oratorio di S. Nazaro

 

1764, 27 ottobre         Richiesta di disimpegno della casa Negri per l'obbligo della messa festiva in S. Nazaro

 

1765, _______            Elenco di documenti relativi ai lasciti per la Scuola del SS. Sacramento, fondata l'11 luglio 1528 nell'allora oratorio di S. Vito

 

1766, 26 febbraio       Prestito di 22 zecchini ed altre £. 11.25

 

1767, 28 marzo           Transazione della messa festiva in S. Nazaro richiesta dalla casa Negri

 

1767, _______            Ricostruzione storica del lascito e dei relativi obblighi per la messa festiva in S. Nazaro

 

1767, _______            Elencazione degli obblighi relativi all'oratorio di S. Nazaro

 

1787, 24 luglio            Approvazione dell'appalto per la riparazione della cupola del campanile della chiesa parrocchiale

 

1792, 3 ottobre           Documento di richiesta con spese specifiche per le riparazioni minime della chiesa di S. Nazaro, firmata per il permesso da Bovara

 

1795, 25 luglio            Ulteriore richiesta per riparazioni in S. Nazaro, con relazione di quanto occorrente del perito Giovanni Piovanelli e firma di Bovara

 

1796, 14 maggio         Liberazione di un livello da parte dell'abate del monastero a favore della parrocchia

 

1797, 8 febbraio?       (5° anno della Repubblica Francese, 8 pluviale ) Processo verbale per la requisizione degli ori e argenti superflui della parrocchia da parte del governo francese

 

1800, 9 gennaio          Prestito dell'oratorio di S. Nazaro

 

1800, 20 agosto          Prestito di £. 11OO e conteggi relativi

 

1802, 27 _____           Contratti per l'organista parrocchiale

 

1805, 19 gennaio        Richiesta di riduzione degli obblighi di celebrazione di messe sia nella parrocchiale che in S. Nazaro

 

1807, 11 luglio            Passaggio della celebrazione della messa festiva a S. Nazaro al sac. Giacomo Carminati di Brambilla

 

1808, 2 maggio           Impegno del capomastro Carlo Bonacina a sistemare l'oratorio sopra la casa parrocchiale

 

1808, 12 maggio         Lettera del parroco per un ricorso

 

1808, 19 luglio            Serie di documenti relativi ai gravi dissidi intercorsi fra la fabbriceria e la Compagnia del SS. Sacramento

 

1809, 21 agosto          Rivendicazioni del comune sulla chiesa di S.Calocero

 

1810, 1 dicembre        Lettera del prevosto

 

1810, 11 dicembre      Lettera del Prefetto del Lario

 

1811, 19 aprile            Lettera al sindaco da Milano

 

1811, 26 aprile            Richiesta di realizzare l'orologio tolto da S. Calocero, alzare il campanile e fornirlo di nuove campane, con relativi conteggi

 

1811, 14 maggio         Sentenza emessa in relazione al campanile

 

1811, 19 luglio            Lettere del prevosto ai fabbriceri e al sindaco

 

1812, 11 gennaio        Documenti relativi alla sostituzione delle campane

 

1812, 12 novembre     Dichiarazione di riscossione del tribunale

 

1813, 16 gennaio        Dichiarazione della fabbriceria all'Ufficio Ipoteche di Lecco

 

1813, 24 giugno          Lettera con il conto per le campane             

 

1814, 30 ottobre         Cessione al barone Filippo De Maester della pietra di marmo appartenente al monastero di S. Calocero

 

1814, _______            Supplica agli eredi Isella per la manutenzione dell'oratorio di S. Andrea

 

1817, 26 dicembre      Documenti relativi alla realizzazione dell'orologio comunale

 

1819, 13 luglio            Lettera della Direzione Provvisoria del Demanio alla fabbriceria

 

1821, 24 aprile            Relazione dell'agrimensore sulla cattiva conduzione dei beni affittati al Pozzo         

 

1821, 13 giugno          Copia d'autorizzazione all'acquisto di un padiglione per la chiesa

 

1822, 9 aprile              Lettera relativa alla richiesta di costruzione di un nuovo organo da parte della fabbriceria

 

1822, 14 novembre     Proposte iniziali di ingrandimento dell'organo esistente

 

1822, 12 novembre     Approvazione del bilancio

 

1823, 4 febbraio         Lettera della ditta dei fratelli Serazzi di Bergamo incaricata della sistemazione dell'organo e descrizione delle relative operazioni

 

1823, 4 febbraio         Contratto con le spese per il restauro dell'organo per 2456 £. italiane, corrispondenti a 3200 £. di Milano

 

1823, 4 febbraio         Accordo sui lavori da eseguirsi per l'organo tra la fabbriceria e i fratelli Serazzi

 

1823, _______            Progetto e costi per il nuovo organo

 

1823, 23 aprile            Autorizzazione del subeconomo per il restauro dell'organo

 

1823, 24 settembre    Lettera relativa alla visita di verifica dello stato dell'organo

 

1823, 26 dicembre      Lettera che preannuncia l'inizio lavori della sistemazione dell'organo

 

1824, 10 marzo           Copia d'autorizzazione all'acquisto di una pisside in argento

 

1824, 12 aprile            Lettera relativa ai lavori per l'organo

 

1824, 24 maggio         Proposta di aggiunte al lavoro per l'organo, con disegno

 

1824, 7 settembre      Lettera in cui si annuncia l'inizio lavori

 

1824, 30 settembre    Lettera sui lavori di sistemazione dell'organo

 

1824, 7 ottobre           Copia di una lettera relativa ai lavori per l'organo

 

1824, 13 ottobre         Proposta di aggiunte relative all'organo e risposta

 

1824, ________          Varianti in aggiunta proposte per l'organo

 

1824, ________          Considerazioni tecniche sulle varianti proposte dai fratelli Serazzi

 

1825, 1 gennaio          Lettera relativa al pagamento dell'organo

 

1825, 6 aprile              Dichiarazione di possesso di cartelle del Monte Lombardo per 41 fiorini da parte della fabbriceria e richiesta di vendita della stessa

 

1835, 6 aprile              Lettera relativa ai lavori per l'organo

 

1825, 16 aprile            Autorizzazione per opere addizionali all'organo

 

1825, 8 luglio              Documenti e disegni relativi alla costruzione prevista presso S. Nazaro

 

1825, 16 agosto          Lettera relativa ai lavori per l'organo

 

1825, 16 dicembre      Sistemazione definitiva degli ultimi particolari e richiesta di saldo per l'opera dei fratelli Serazzi

 

1825, 18 dicembre      Dichiarazione di incasso di una somma per il definitivo pagamento dell'organo

 

1826, 10 dicembre      Lettera relativa ai lavori per l'organo

 

1826, 10 dicembre      Richiesta per nuove spese addizionali per l'organo, con relative certificazioni di copertura finanziaria

 

1827, 2 marzo             Concessione per l'esecuzione di lavori sull'organo ad opera dei fratelli Lattanzi

 

1827, 5 maggio           Serie di documenti relativi alla cessione di un certo capitale da parte della fabbriceria a Luigi Cesana

 

1828, ______              Bilancio consuntivo della Parrocchia

 

1829, 22 luglio            Lettera del Comune di Civate

 

1829, 16 settembre    Contratto d'affitto

 

1833, 3 giugno            Lettera del prevosto di Oggiono per la riparazione della facciata e della bussola della chiesa parrocchiale

 

1833, _______            Lettera del parroco di Civate alla Imperiale Regia Delegazione Provinciale avversa al prevosto di Oggiono

 

1833, 3 luglio              Nota delle spese relative al restauro della facciata, del campanile e allestimento delle campane

 

1833, 3 luglio              Descrizione delle opere per il restauro della facciata della chiesa parrocchiale da parte dell'ing. arch. Corti di Galbiate

 

1833, _______            Lettera di Giuseppe Bovara, relativa al restauro della facciata della chiesa parrocchiale

 

1833, 16 luglio            Lettera della fabbriceria al Subeconomo di Oggiono

 

1833, 28 ottobre         Lettera del subeconomo di Oggiono

 

1834, 8 febbraio         Cassa d'ammortizzazione con minuta

 

1838, 4 luglio              Prestito

 

1840, 15 febbraio       Vendita

 

1850, 21 marzo           Richieste varie alla Pretura

 

1851, 1 dicembre        Decreto del Delegato Provinciale

 

1852, 17 settembre    Richiesta di rottura di contratto d'affitto per inadempienze

 

1853, 9 aprile              Recesso d'atto d'affitto

 

1853, 9 luglio              Comunicazione del sindaco relativa alla malattia delle viti

 

1854, 14 luglio            Circolare della Delegazione Provinciale

 

1855, 13 ottobre         Ipoteca su beni immobili

 

1856, 17 giugno          Legati per messe

 

1858, 26 ottobre         Documenti diversi della Rappresentanza dei Poveri

 

1859, 29 luglio            Obbligazioni bancarie

 

1859, 15 settembre    Documenti relativi a tassazione

 

1859, 17 ottobre         Concessione del diritto di passaggio sulla piazza della chiesa con cavallo e carrozza al sig. Nava, proprietario dell'ex monastero

 

1859, 31 ottobre         Bilancio annuale

 

1860, 21 agosto          Lettere di richiesta di concambio d'obbligazione

 

1866, 27 luglio            Godimento di rendita

 

_____________          Disposizioni a stampa, relative alla Paga semestrale per gli Allevatori

 

_____________          Brutta copia per richiesta d'affitto da inoltrare al sopraintendente

 

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