


| Poco lontano dalle rive del Serio c'è il castello di Malpaga,
notevole per l'interesse
architettonico, per le vicende storiche che si ricollegano e per i richiami
dell'antica vita di corte che evocano una grande figura del 400: il condottiero bergamasco Bartolomeo Colleoni. Fu proprio nel Castello di Malpaga, che, il 2 novembre del 1475, a 80 anni, si spense il grande condottiero bergamasco. |
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Bartolomeo Colleoni |
è passato alla storia come uno dei capitani
di ventura più intraprendenti del sec. XV. Egli impersona il tipo classico
del condottiero quattrocentesco spavaldo, audace, dominato dall'ansia di
raggiungere la celebrità. |
Eroico capitano di ventura e bell'uomo, alto più di un metro e ottanta, prestante, dagli occhi cerulei , affascinante, ricco, famoso, anche un po' vanitoso (infatti sull'età barava e si scontava cinque anni),dopo una vita avventurosa, negli ultimi anni, spinto dall'esigenza di una residenza più consona alla sua dignità, si ritirò nella quiete di Malpaga.
Acquistò il castello per 100 ducati d'oro, insieme al latifondo
circostante, un vecchio fortilizio in rovina, del quale s'intravedono ancora
oggi i merli inglobati nelle nuove mura, sul quale fece edificare il suo
castello, inizialmente solo postazione fortificata dalla quale sferrare attacchi
con la cavalleria e la fanteria, poi divenuto dimora sontuosa.
Nel 1458 il Colleoni si stabilisce nel Castello di Malpaga, come in una vera
reggia, con la moglie Tisbe Martinengo.
Qui tiene corte, ospitando letterati ed artisti, come il poeta bergamasco Jacopo Tiraboschi
e il pittore Bartolomeo da Prato, e
ricevendo illustri ospiti dell'epoca come Borso ed Ercole d'Este, Alessandro Sforza, Astorre Manfredi di
Faenza, Gian Francesco della Mirandola, Bonifacio del Monferrato, Diafobo d'Anguillara,
Carlo Fortebraccio.
Famosa la visita di Cristiano I°, Re di Danimarca in viaggio come pellegrino per
Roma con il Duca di Sassonia e una scorta di 200 cavalieri. Il Colleoni per
invitarlo e averlo come ospite al castello gli va incontro con un seguito di 500
cavalieri. Nel castello vengono organizzate cacce, tornei, giochi culminanti da
un pantagruelico banchetto finale.
Dell'incontro
resta traccia in un grande affresco.
Bartolomeo Colleoni abbellisce sontuosamente il suo castello servendosi della
collaborazione di valenti artisti del tempo come il Romanino, il Fogolino.
Nella sua camera in una nicchia, circondata da una cornice in gesso aggiunta nel
'700, si trova una Madonna con Bambino, a cui il Colleoni era molto
affezionato..
Il Colleoni ebbe solo discendenze femminili 8 figlie: Ursina, Isotta, Caterina,
Medea, Dorotina, Riccadonna, Cassandra, Polissena.
Dopo la morte di Bartolomeo Colleoni, castello di Malpaga passò ai suoi
nipoti Estore, Giulio e Alessandro Martinengo-Colleoni, figli di Gerardo
Martinengo e di Ursina Colleoni.
Malpaga rimase in possesso dei Martinengo-Colleoni fino al 1880. In quell'anno
fu acquistato dai Conti Roncalli. Nel 1924 passò in proprietà alla famiglia
Crespi. Oggi, è una delle più importanti proprietà terriere ed appartiene alla
Malpaga SpA.
Attualmente Malpaga, di cui ignoto resta l'architetto, sicuramente di capacità e fama notevoli a giudicare dall'eleganza della costruzione, non differisce molto dal primitivo aspetto, se si eccettuano gli imponenti lavori di restauro che hanno consentito il recupero di molte sue opere di grande valore storico- artistico.
Al complesso fortificatorio, di forma quadrata, tutto realizzato in ciottoli alternati con masselli di cotto, con le sue torri merlati, circondato da fossati invasi in primavera di erbe verdissime, in inverno di sterpaglie, si accede tramite un ponte levatoio ligneo appoggiato a un battiponte in muratura, con un cortile di armoniosa struttura, portici ad arco e robuste colonne culminanti in capitelli su cui sono riprodotti gli stemmi del Colleoni. I muri, robusti e massicci secondo la caratteristica dell'epoca, sono magnificamente affrescati con scene di battaglia, di feste, dame, cavalieri e soggetti sacri.
Visitare il castello di Malpaga è proprio come salire su una macchina del tempo e fare un bel salto indietro nel passato e, se la fantasia ci sostiene , può quasi sembrare di vedere contadini con le schiene curve tra i campi, uomini in pesanti armature pronti a recarsi in guerra, castellane in trepida attesa del ritorno dei loro uomini, soldati al galoppo tra i campi su destrieri riccamente bardati, paggi e cavalieri e, tra corni di caccia e squilli di tromba, per un'imminente caccia al falcone o per un torneo, sovrastante gli altri partecipanti, più alto e più fiero di tutti, il valoroso capitano di ventura che onorò Bergamo tanti secoli fa.