Il Cenacolo è una delle opere più famose di Leonardo, elaborata nel 1497 e 1498. Tale
opera fu commissionata da Ludovico il Moro nel 1495, cinquecento anni fa. Forsi molti non
sono a conoscenza di questa festa, ma tale anniversario viene oggi festeggiato nel più
splendido dei modi; infatti, quest'anno viene, dopo un lungo periodo di lavori, riesposto
al pubblico buona parte del VERO Cenacolo di Leonardo. Il motivo di questa particolare ed
ironica definizione del Cenacolo verrà spiegata più avanti.
Esponiamo ora una descrizione dell'opera leonardesca, con particolare attenzione alla
forma rinata. Tale descizione è frutto del commento del Prof. Federico Zeri e dell'autore
del restauro (iniziato nel 1977), in Anteprima Leonardo.
La storia travagliata e sofferta del cenacolo inizia nella notte di ferragosto del
1943: una bomba cadde nel chiostro di fianco al refettorio e polverizzò la parte di sinistra della stanza, lasciando
libera alle intemperie del tempo e dell'uomo la parete del cenacolo. L'opera subì molte
altre offese: per esempio, nel centro del muro su cui vi è il cenacolo fu fatta una porta
per passare comodamente dalla dispensa al refettorio disinteressandosi del capolavoro di
Leonardo.
Vediamo ora il nuovo cenacolo; quello che si vedeva prima, infatti, era un'enorme
sovrapposizione di restauri e di aggiunte del tutto illecite che camuffavano quella che è
la struttura meravigliosa di quest'opera.
Innanzitutto è cambiato l'impianto luministico,
che è duplice: c'è una sorgente luminosa dietro il Cristo, dietro le tre grandi
aperture della sala, attraverso le quali filtra una luce crepuscolare, mentre le figure in
primo piano, Cristo e gli apostoli, sono illuminate da sinistra, cioè dalla luce vera che
entrava nella sala dalle finestre poste sul lato sinistro.
Il luogo dove è situato il cenacolo è la Chiesa S. Maria delle Grazie; questa era
sotto la protezione di Ludovico il Moro, che vi voleva porre la sua tomba e quella di sua
moglie Beatrice D'Este.
La stanza del cenacolo è il refettorio; prima di Leonardo, questa stanza era già stata
decorata da un pittore lombardo Montorfano, il quale dipinse
sulla parete opposta a quella che successivamente diventò la parete del cenacolo la Grande Crocefissione. Leonardo da Vinci fu
incaricato di aggiungere negli angoli di tale opera le figure di Ludovico il Moro, a
sinistra, e di Beatrice d'Este, a destra, entrambi
inginocchiati con i figli. Il confronto con Leonardo fu fatale per Montorfano, che non
ebbe fortuna, pur essendo un notevole pittore.
Torniamo al Cenacolo: Leonardo ha colto il momento umanamente più drammatico, in cui
Cristo di sente solo dopo la dichiarazione che uno di loro lo tradirà. Quindi tutto è
incentrato sulla reazione degli apostoli a questa frase. Cristo è al centro e gli
apostoli sono ai lati disposti in 4 gruppi ognuno di 3 persone, con una struttura sempre
piramidale, sia per il Cristo che per gli aspostoli; questo è forse un riferimento alla Trinità.
Straordinaria è la prospettiva: la scena avviene davanti ad un grandissimo spazio virtuale, il cui volume è pari a
quello reale della stanza davanti al dipinto, cioè del refettorio. E fu fatto in modo
tale che tutti i padri domenicani che mangiavano nella sala potessero vedere sempre il
Cristo ed avere la sensazione che Lui li guardasse.
Come già anticipato, da quest'anno è possibile rivedere la vera opera di
Leonardo. Il restauro, grandissimo lavoro di pulitura, ha infatti rivelato incredibili e
nuovi particolari di una finezza straordinata.
Innanzitutto, non si può parlare di affresco; infatti, Leonardo ha dipinto sull'intonaco
come se seguisse una pittura su tavola, usando le sue misteriose tecniche che in alcune
parti hanno resistito perfettamente, in altre si sono sgretolate completamente.
Egli voleva unire la tecnica dell'affresco tradizionale toscana con la tecnica fiamminga
dell'olio, combinando spesso dei pasticci. Questo perché Leonardo era un grandissimo
pittore e al tempo stesso un grandissimo scienziato e sperimentatore. non si limitava a
dipingere: sperimentava sempre, spesso sbagliando, ovviamente, ma correggendo i suoi
errori e andando sempre avanti (cfr.: Non mi sazio di servire).
Per evitare che continuasse a sgretolarsi, nel corso dei secoli si è continuato a
ricoprire, fino ad arrivare a pochi anni fa in cui potevamo ammirare non il lavoro di
Leonardo, ma infinite sovrapposizioni e ridipinture spesso grossolane. Quello che vedevamo
prima di quest'ultimo restauro non aveva nulla a che fare con l'opera di Leonardo, era il
lavoro di altre persone che nel `700 come nel `800 e nel `900 avevano sovrapposto pittura
propria al lavoro originale; ma oggi, finalmente, l'opera è tornata a rivivere con le sue
magnifiche caratteristiche tipiche del grande Leonardo.
Ora possiamo veramente capire tutta l'ammirazione che quest'opera ha destano
nei primi anni di vita.
È rinato anche il cielo, con un colore azzurro così
pulito, nitido, che descrive proprio l'ora crepuscolare di una giornata serena.
Il centro della prospettiva è il Cristo; coi i più recenti restauri è stato ritrovato
il chiododa cui venivano poi tirati i
fili per calcolare tutta la prospettiva. Da questa scoperta si può notare anche che tutte le mani sono su un filo prospettico.
Numerosi apostoli, con l'operazione di pulitura, hanno cambiato incredibilmente
fisionomia, rilevando dei tratti fantastici: Filippo, per
esempio, che è rinato con una ciocca di capelli bionda e con delle mani completamente
diverse; S.Matteo ha mostrato un profilo classico, un nuovo orecchio, nuove labbra, nuovi
capelli, un nuovo collo; S. Simone, nonostante molto
sia andato perduto, ha rivelato un stupefacente movimento del collo. Grazie a questa
ripulitura, ora possiamo vedere l'incredibile lavoro di Leonardo anche per quanto riguarda
i personaggi, con le loro più incredibili caratteristiche ed espressioni: è stato fatto
proprio un lavoro impensabile.