Il folklore è fonte di civiltà e serve a mantenere vive le radici di un popolo,
le sue tradizioni, i suoi costumi:
rinsalda l'amicizia e consolida
la pace nel mondo.
Con il folklore si rievoca la vita
delle remote campagne Sammarchesi,
le usanze e le realtà locali di un
tempo che tanti giovani
stentano a credere.


Ai piedi del Castello Pignatelli, ogni anno si rievoca un singolare torneo equestre: il Gioco della Jaletta (o della secchia). Scene e costumi di vita medioevale fanno da contorno a questo evento, che da oltre 30 anni, arricchisce la cultura e la tradizione popolare Sammarchese. Gioco e folklore si fondono in questo agonale spettacolo concomitante con la festa patronale di San Liberato.
Migliaia di persone e tanti emigranti accorrono ogni anno a San Marco per vedere questa giostra cavalleresca:
E' famoso il tifo che il pubblico e i vari Rioni fanno ai rispettivi Cavalieri. Questi infatti hanno il compito di totalizzare più punti possibili andando a...


Il 19 Agosto di ogni anno il popolo di San Marco
si unisce a festeggiare il suo patrono: San Liberato Martire. Famosa è la processione
che attira ogni anno molti fedeli devoti a San Liberato e la Madonna della Vittoria.
Alle 17.00 quando la processione esce in pubblico, tutta la cittadinanza con il sindaco in testa, percorre le vie principali del paese: un tempo esistevano in paese varie commissioni che gareggiavano per portare l'urna del santo in processione, seguita dalle preghiere e dalle note della banda musicale. Gli ultimi, solenni festeggiamenti in onore di San Liberato furono nel 1954, bicentenario della traslazione delle ossa sacre nel comune di San Marco.
Al termine della processione si celebra nella Chiesa Madre la liturgia dal Vescovo...




la processione di Sant'Antonio da Padova

I Sammarchesi sono molto devoti anche a Sant'Antonio da Padova. Fin dai tempi più remoti le donne in occassione della processione del Santo addobbavano l'ingresso delle proprie case con i tessuti più preziosi (coperte e tovaglie ricamate dalle nonne, arricchiti da pizzi e merletti). Al passaggio di Sant'Antonio era tradizione offrire il pane simbolo di umiltà e prosperità, sistemato in cesti, vicini ad altarini. Ne sono una testimonianza queste foto del 13 Giugno 1957.
La festa aveva un suo particolare aspetto. La sera gli abitanti dei vari rioni provvedevano ad accendere un falò in mezzo alla pubblica strada dove si disponevano, a guisa di cerchio, donne e uomini per recitare il rosario e inneggiare al santo, intonando canti propiziatori.
In tempi più remoti era consuetudine recitare il rosario davanti a tredici falò;
il popolo credeva di propiziarsi così le tredici grazie quotidiane del santo.
Oggi è possibile venerarlo nel convento dei Frati dove è situata la Statua tanto cara a San Marco e a molti emigranti.


I nuovi mezzi di comunicazione hanno contribuito a danneggiare il dialetto di tanti piccoli comuni come San Marco. Pochi scritti si hanno sul dialetto Sammarchese e raccogliere le testimonianze tra gli anziani è molto difficile.
Bisognava tempo fa raccogliere quel patrimonio etnico linguistico da parte dei tanti anziani del posto. Il dialetto Sammarchese non può essere assolutamente considerarsi alla stregua del napoletano, del fiorentino, poichè questo piccolo comune è assoggettato a parecchi culture che hanno soggiornato a San Marco.
Bisogna recuperare e valorizzare la componente linguistica primaria, che va cercata nella viva voce delle tradizioni rurali e del monto contadino.


Gli anziani, i veri conoscitori del dialetto


Alla rcerca del passato con immagini che riportano a noi, la storia e la tradizione della cultura contadina Sammarchese. Arnesi e oggetti, fanno rivivere i molti aspetti di una civiltà agricola che per secoli è stata il supporto essenziale della vita quotidiana di San Marco la Catola. Allora ci si chiede perchè non tutelare questo patrimonio storico-culturale?
In molti infatti chiedono che sia allestito un vero e proprio museo della civiltà contadina che sia testimonianza di tradizioni e culture popolari.