Percorsi indisciplinati e identità di genere

Maria Antonietta Selvaggio

Rivisitare saperi, costruire percorsi indisciplinati, tessere trame di lavoro per far posto all’identità di genere e alle soggettività generazionali. Due volumi e un cd-rom a sostegno di un’effettiva centralità della differenza di genere nelle pratiche educative

Sara Cabibbo, Maria Rosa Cutrufelli, Barbara Mapelli, Isabella Peretti, Indisciplinate. Percorsi femminili tra letteratura scienze e storia, Edizioni Fondazione Luigi Guccione, Cosenza 2002, pp. 190

A cura del Comitato regionale di esperte per il mainstreaming e l’empowerment nei processi educativi e formativi, Trame di lavoro. Strumenti per il mainstreaming e l’empowerment nei processi educative e formativi, Regione Campania - Assessorato per le Pari Opportunità, Napoli 2003, pp. 144 + cd rom

Indisciplinate nasce ― sottolinea Marina Piazza nella sua prefazione ― “da una relazione fruttuosa tra ricercatrici, insegnanti, istituzioni locali e associazioni della Calabria”, favorita da un’iniziativa d aggiornamento dell’Assessorato alla pubblica istruzione e della Commissione pari opportunità della regione Calabria in collaborazione con la Fondazione Luigi Guccione. Le quattro autrici presentano ciascuna un percorso che attraversa rispettivamente la storia, la letteratura, le scienze e il tema della cittadinanza, nell’intento non solo di porre in discussione l’assetto tradizionale delle discipline scolastiche, ma di fornire strumenti e materiali capaci di restituire a insegnanti e nuove generazioni di alunne/i una visione più aperta e complessa, né neutra né falsamente oggettivistica dei saperi.

"Quelli che in questo libro vengono proposti chiarisce Barbara Mapelli nell’introduzione – sono percorsi di conoscenza elaborati nel tempo dal pensiero critico delle donne e che discutono, dunque, e relativizzano quella cultura che finora è stata proposta come l’unica possibile, la cultura di un maschile normativo che è giunto fino a noi e che ha voluto ignorare molteplicità, parzialità, dubbio e non ha saputo insegnare la capacità critica. Questa cultura non parla più né alle giovani né ai giovani, è ormai lontana dalle loro vite, dai loro interrogativi vitali". È tempo quindi di praticare concretamente "differenti saperi che interrogano la realtà dal punto di vista dei soggetti" e in questa prospettiva chi insegna non può sottrarsi al compito di "divenire ricercatrice e ricercatore, innanzitutto su di sé, rispetto all’incontro con il cambiamento […] e con i nuovi uomini e le nuove donne, i bisogni e le proposte che le loro vite chiedono e offrono. Ricerca, infine, sui saperi, che divengono saperi vitali e quindi realmente trasmissibili, solo nel momento in cui trovano luogo e senso nelle vite e nelle domande delle persone".

Colpisce in queste premesse l’affinità teorica e intenzionale con l’altra pubblicazione, anch’essa di carattere metodologico-didattico, Trame di lavoro, una sorta di manuale di linee guida comprensivo di cd rom a cura del Comitato di esperte presso l’Assessorato alle pari opportunità della regione Campania. Esiste una categoria storiografica, astratta ma felice, per spiegare il manifestarsi di simili confluenze e simultaneità: la cosiddetta maturità dei tempi. È forse questo il caso di evocarla in maniera non retorica. Si può riconoscere infatti in queste due iniziative, nate del tutto autonomamente, una medesima istanza, tanto vera quanto indifferibile. Le esperte del Comitato campano (G. Borrello, L. Capobianco, I. Fornario R. Pecchillo, R. A. Repole, T. Saccheri, F. Troisi, O. Verusio e chi scrive) la esprimono così: "Gli studi delle donne hanno prodotto elaborazioni e ricerche notevoli raggiungendo livelli che implicano necessariamente nuove modalità di organizzazione, di relazione e di trasmissione dei saperi nei luoghi dell’educazione e della formazione. Ciò vuol dire che le azioni di mainstreaming ed empowerment trovano un valido supporto nella teoria: è la pratica educativa che ora ha più che mai bisogno di uno stretto rapporto di scambio tra ricerca e didattica".

Per una descrizione più completa della struttura dei due libri e del cd-rom e per suggerimenti sugli usi che se ne potranno fare nel quotidiano lavoro in classe rinviamo alla recensione più ampia sul sito di école (www.scuolacomo.com/ecole).

I due testi non si trovano in libreria ma Indisciplinate può essere richiesto alla Fondazione Luigi Guccione, vicoletto Padolisi 6, 87100 Cosenza, tel./ fax 0984. 791541, flgonlus@tiscalinet.it, www.flg.it, mentre per Trame di lavoro e per il cd-rom occorre rivolgersi alla Regione Campania – Assessorato per le Pari opportunità, Servizio Pari Opportunità – via Santa Lucia 81, 80132 Napoli, tel. 081.7962731/ 92/ 55, fax 081.7962154, pariopportunita@regione.campania.it, www.regione.campania.it\pariopportunita.

 

Indisciplinate propone quattro saggi-guida ("Le scrittrici nella storia della letteratura" di M. R. Cutrufelli; "Genere e scienza" di B. Mapelli; "Donne e storia" di S. Cabibbo; "Schede sulla cittadinanza delle donne – Appendice legislativa" di I. Peretti) che affrontano le diverse tematiche a partire da un’esposizione teorica che dà conto dei risultati della ricerca; ad essa fanno seguito una rassegna di estratti da testi fondamentali (saggi, opere letterarie, inchieste) secondo un preciso filo rosso e una nota bibliografica sui passaggi più significativi degli studi delle donne nei e tra i vari ambiti disciplinari. Ma l’aspetto stimolante della proposta sta sempre in una o più domande iniziali, che possono riguardare, ad esempio nel caso della letteratura, la "propensione storica" delle donne – come la definisce M. R. Cutrufelli – "alla scrittura che non ad altre espressioni artistiche", le ragioni di una discriminazione che ha lungamente confinato le opere delle scrittrici in una produzione considerata "minore", i motivi per i quali "tramandare il testo di una donna non viene ritenuto essenziale, anche se è fortemente rappresentativo di un’epoca o di una cultura", l’importanza di una genealogia femminile nella storia letteraria, il perché del "fascino moderno dell’autobiografia", praticata dalle donne come "appassionato, complesso, ambiguo esercizio di libertà". In materia di approccio femminile – non solo distanza – e di critica femminista alla scienza, B. Mapelli suggerisce un itinerario che fa leva nel contempo sull’immaginario scientifico delle ragazze e sulle testimonianze biografiche delle scienziate. Le ragioni di questa scelta in un suo commento a un gruppo di interviste raccolte alla fine degli anni ’80: "Queste studentesse senz’altro non avevano letto Evelyn Fox Keller, eppure viene naturale accostare le loro riflessioni con quanto diceva la scienziata, in una conversazione con Elisabetta Donini, quando proponeva alcuni atteggiamenti differenti nello sviluppo del processo conoscitivo, negli approcci al fare e sapere scientifico. L’empatia era il mio modello nei rapporti interpersonali e anche come madre e allora mi sono domandata: perché non potrebbe essere un modello anche per fare scienza? […] Quindi la cura materna fornisce un modello del rapporto tra rappresentare e intervenire diverso da quello scientifico convenzionale. Cosa fa una madre? Certamente non si trattiene dall’intervenire; d’altra parte se la cura materna non preclude il toccare, essa preclude però un controllo e una manipolazione, che privi il bambino della sua autonomia […]". In altri termini: "le scienziate femministe e le giovani donne che avevamo incontrato a scuola esprimevano – se pure in forme diverse – la stessa estraneità, le medesime critiche a una scienza che si è sviluppata nel tempo lontana dalle donne e tenendo lontane le donne". A supporto di un sapere scientifico diverso – e volendo superare non banalmente gli stereotipi tradizionali – si riportano alcune delle critiche e delle elaborazioni epistemologiche di studiose del peso di Carolyn Merchant, Margaret Wertheim, Barbara McClintock, oltre naturalmente a Evelyn Fox Keller ed Elisabetta donini. Un lavoro di riflessione notevolissimo, il loro, di cui la didattica ancora oggi non profitta come dovrebbe. Anzi, non solo nella scuola, il dibattito "sembra essersi attutito e anche se la realtà degli ultimi sviluppi scientifici impone attenzione e suscita reazioni, riflessioni più che preoccupate […] quello che manca – osserva B. Mapelli - è un movimento di pensiero, una critica epistemologica di fondo – come avvenne in passato – che troverebbe ora, forse, maggiori alleanze, ascolto più diffuso tra le giovani e i giovani". Potenzialità che rischiano di disperdersi se non si è in grado di operare in un’ottica nuova, secondo quell’attenzione alle identità di genere e generazionali che è il punto cruciale di un rinnovamento autentico.

Coerenti con questa impostazione anche il percorsi relativi alla storia e alla cittadinanza. S. Cabibbo sceglie deliberatamente una via all’apparenza semplificata, limitandosi a privilegiare cronologicamente "l’età precontemporanea" e ad "indicare qualcuna delle piste di ricerca […] che aiutino le docenti a inserire nei contenuti del loro insegnamento una prospettiva di genere, e a sollecitare gli studenti e le studentesse a riformulare l’intera immagine di un periodo storico esercitando uno sguardo critico sulle periodizzazioni, le definizioni, le generalizzazioni contenute nei loro manuali". Tuttavia non può fare a meno di riprendere, attraverso il pensiero di Paola Di Cori, un punto di vista più ampio e impegnativo, che rinvia a un progetto più organico. Tale progetto dovrebbe coinvolgere - avverte P. Di Cori - tre livelli: "quello delle conoscenze specialistiche; quello della memoria; e quello della responsabilità politica […] Nel quadro di un’ipotesi di programmazione ideale, questi tre piani principali sembrano quelli su cui occorre concentrarsi con adeguate proposte di carattere didattico. […] Memoria, conoscenza, etica: intorno al reciproco intreccio di questi aspetti e al modo con cui si riuscirà a investirne i nuovi programmi d’insegnamento, si gioca l’influenza e il prestigio futuri dei women’s studies in Italia". Il carattere necessariamente complesso di un rinnovamento della didattica nell’ottica di genere non va in alcun modo sottovalutato, ma è altrettanto presente in entrambe le pubblicazioni prese qui in esame l’idea che esperienze, intelligenze e sensibilità di studiose, docenti, studentesse e studenti possano fin da ora, come talvolta accade, dare vita a pratiche coinvolgenti e incisive.

Sul cammino accidentato della conquista della cittadinanza da parte delle donne I. Peretti elabora due ipotesi di percorso. La prima, "Le donne tradite dalle rivoluzioni", tematizza il carattere non lineare e problematico dell’inclusione femminile nella cittadinanza sulla base del paradigma di cittadinanza configuratosi con la Rivoluzione francese, e documentato da un’efficace selezione di fonti e di interpretazioni storiografiche e giuridiche. La seconda ipotesi, "Cittadine in quanto madri", pone in luce le ambiguità e i limiti che hanno caratterizzato i processi inclusivi verificatisi in età contemporanea con il loro tendere a conservare il confine tra sfera pubblica (maschile) e sfera privata (femminile) insieme con l’assetto familiare tradizionale. La tensione viene evidenziata in maniera esemplare dal caso italiano, in cui si rileva che al riconoscimento del diritto di voto e della cittadinanza politica "non fece seguito, se non molto più tardi, l’ottenimento dei diritti civili". Di particolare interesse la domanda solo in parte provocatoria: "Femminismo: l’innovazione non sta più in Occidente?", che apre al confronto con il pensiero di autorevoli intellettuali arabe, la marocchina Fatema Mernissi e l’algerina Assia Djebar, per concludere suggerendo un’ancor più stimolante risposta: " L’innovazione sta in una relazione nuova tra donne del Sud e donne del Nord del mondo".

L’altro libro, che richiama nel titolo i due termini – maistreaming ed empowerment - assunti da Pechino in avanti come le parole chiave delle politiche di genere nei vari campi della vita sociale e istituzionale, si presenta con una struttura diversa, pur condividendo con il primo, come già detto, scelte e criteri di fondo. Avendo partecipato alla sua elaborazione, preferisco affidarne l’illustrazione ad una citazione dal saggio introduttivo, redatto collettivamente delle autrici.

"Le azioni di mainstreaming e di empowerment vengono suggerite attraverso trentuno schede di lavoro, ciascuna delle quali affronta un tema o un problema, indicando anche le modalità, le risorse, i risultati attesi e le procedure di verifica e valutazione. Nonostante tale griglia di indicatori, le schede sono da intendersi semplicemente come degli input teorico-pratici da declinare nel concreto lavoro didattico attraverso le forme e i modi più adeguati ai particolari contesti in cui si opera.

Non si tratta, infatti, di moduli preconfezionati, né di ricette pedagogiche in qualche misura prescrittive: possono però dare luogo ad attività modulari, percorsi di apprendimento significativo o di approfondimento, esperienze cognitive disciplinari, pluridisciplinari e/o interdisciplinari.

Possono dar luogo, secondo un’esplicita intenzionalità, a un nuovo tipo di comunicazione, relazione e interazione all’interno della classe e dell’istituto, tra ragazzi e ragazze, tra docenti, tra docenti e allieve/i. In altri termini si offrono come possibilità di mutamento di uno spazio, dei gesti che vi si compiono, delle parole che vi risuonano, delle idee che in esso si formano aprendo o chiudendo prospettive di vita; possono inoltre essere inserite nelle linee – guida per la realizzazione di progetti da Enti di ricerca e Istituzioni premessi alla formazione.

In base alle specifiche aree tematiche le schede si trovano raccolte nelle sezioni "Genere, differenza, autorità"; "Orientamento ed empowerment", "Educazione sentimentale/sessuale (Approccio di genere ai saperi, Genere e cittadinanza, Fare mainstreaming, Educare all’imprenditorialità). Nell’architettura del cd rom, alle schede sono collegate le rubriche Riflettiamo e Consultiamo alle quali si può accedere esclusivamente attraverso la navigazione dell’ipermedia. Riflettiamo è organizzato come uno spazio contenente citazioni o rassegne di brani, tratti da una produzione saggistica giudicata particolarmente significativa e autorevole relativamente ai vari ambiti in cui si sono sviluppati la cultura di genere e il pensiero della differenza.

I contenuti di questa rubrica sono stati immaginati come risposta ― limitata ma efficace — alla domanda di conoscenza e consapevolezza dal punto di vista teorico ed epistemologico.

Ad esempio, la parola desiderio apre ad una riflessione su corpo-desiderio-mente, che è stata fondamentale nelle elaborazioni filosofiche, linguistiche, letterarie, storiche della cultura di genere e da cui non si può prescindere in un lavoro di trasmissione e di confronto con le nuove generazioni. In molti casi la citazione appare come ponte, come mediazione tra presente e passato, vale a dire tra le istanze delle donne nuove e il patrimonio ormai classico degli studi femministi.

Così avviene anche per altri item. Nel caso della storia delle donne si è deciso di presentare alcuni passaggi indicativi dei nodi teorici cruciali del lavoro più che ventennale delle storiche: la denuncia della parzialità della "storia cosiddetta generale", la categoria di gender, il problema delle fonti e quello della periodizzazione. Per la filosofia, "maestra di tutti i saperi nel teorizzare i princìpi del patriarcato" sono apparsi irrinunciabili e fondamentali non solo gli apporti volti a smascherare la tradizione androcentrica della disciplina, ma anche le elaborazioni in grado di aprire ad un orizzonte teorico nuovo e di supportare positivamente, vale a dire individuando contenuti e modalità, l’opzione dell’approccio di genere.

Si entra nel percorso Riflettiamo cliccando sull’apposita icona o direttamente sulle hotwords. La prima via offre una lettura a scrolling (scorrimento verticale del materiale antologizzato); la seconda rotta conduce all’approfondimento richiesto dalla parola o espressione chiave selezionata.

Consultiamo è il luogo delle bibliografie; anche qui un’icona ci segnala la possibilità di accedere ai riferimenti bibliografici, la cui caratteristica è quella di essere strettamente connessi alle tematiche e alle azioni proposte senza alcuna pretesa esaustiva. Secondo una necessità nota a chi insegna, la scelta dei riferimenti è stata imposta e giustificata dalle rilevanze tematiche ed educative privilegiate, nella consapevolezza che è un pregiudizio o una velleità paralizzante l’aspirazione alla completezza. Le bibliografie rappresentano quindi uno strumento utile (ma non il solo) per le/i docenti nella preparazione e nello svolgimento delle azioni suggerite o raccomandate.

Il criterio dell’incisività e dell’efficacia ha prevalso su quello dell’estensione; ciò giustifica la sinteticità di alcune bibliografie rispetto alla maggiore ampiezza di altre.

Nella sezione Esperienze realizzate dalle Scuole si è voluto rendere visibile il lavoro silenzioso e fecondo di tante/i. docenti impegnate/i nei processi d’innovazione del nostro sistema d’istruzione: sono recensiti in questa sezione, infatti, alcuni lavori prodotti negli ultimi anni nelle scuole di vario ordine e grado della Regione Campania.

Ciascuna recensione è strutturata in modo da riportare l’indicazione dell’Istituto e una breve presentazione delle tematiche e dei percorsi affrontati, arricchita da elementi grafici e iconografici.

E’ una documentazione reale, un apporto creativo divergente che, a seconda delle tipologie di progetto, ha dato luogo alla realizzazione di fascicoli a stampa, cd –rom, audiovisivi. Sono esperienze che possono stimolare e motivare altri/e docenti o costituire canovacci di riferimento da sviluppare e adeguare ad altri contesti; inoltre pongono in primo piano ed esprimono l’esigenza di un archivio documentario ampio e ordinato, necessario all’attività didattica sia per evitare il rischio dissipazioni sia per consentire la più ampia circolazione e socializzazione delle esperienze in un’ottica di scambio capace di attivare dinamiche di confronto e di collaborazione.

Nel cd rom è disponibile anche una Guida ai siti utili per chi voglia approfondire e aggiornare le proprie conoscenze in materia di women’s studies, nonché ampliare i propri percorsi formativi entrando in contatto con le tendenze teoriche e gli apporti più significativi della ricerca e della pratica relative alla costruzione e trasmissione dei saperi.

Al di là delle inevitabili schematizzazioni e omissioni, si è voluto offrire un insieme di input di impatto formativo efficace e stimolante affrontando tematiche rilevanti senza tuttavia pretendere di esaurire un discorso tanto complesso quale quello della costruzione di una pratica educativa radicalmente nuova e completamente sganciata dalla tradizione. Pertanto, il lavoro è da ritenersi come un work in progress che attende di essere continuato e sviluppato attraverso l’interazione necessaria con le scuole e la verifica quotidiana negli ambienti di apprendimento. […] Sotto un certo profilo, le schede rappresentano non solo e non tanto una proposta (dal momento che siamo convinte che questa debba scaturire prioritariamente dall’autonomia e dalla libertà dell’insegnamento), quanto una sorta di promemoria critico con il quale tenere a bada il rischio di ricadere in un’impostazione neutra della trasmissione e costruzione dei saperi.

Per questa ragione, soprattutto nelle schede relative alle discipline l’aspetto critico e destrutturate appare prevalente, ma tale enfasi è sempre strettamente funzionale alla rigore e alla solidità della proposta culturale e pedagogica che si viene esplicando.

In realtà queste che, solo cedendo a una diffusa convenzione, possiamo chiamare linee – guida non vogliono avere alcun valore normativo né tracciare precisi binari educativi, piuttosto si prestano ad essere una mappa di orientamento, costituita da alcuni punti di appoggio teorico e pratico".