STRANE COINCIDENZE

di Pino Patroncini

Il 1 febbraio mentre ero all’aeroporto di Bari ed ingannavo il tempo dell’attesa indugiando di fronte all’edicola, un titoletto sulla prima pagine di Le Monde ha attratto la mia attenzione: "M. Ferry veut réformer les IUFM". Chi è Monsieur Ferry e che cosa sono gli IUFM? Ferry, Luc Ferry, è il Ministro dell’Educazione Nazionale francese e gli IUFM sono gli Istituti Universitari di Formazione Magistrale, vale a dire le scuole universitarie con cui gli insegnanti francesi di ogni ordine e grado di scuola conseguono l’abilitazione. Per dirla in breve: le SSIS francesi, anche se rispetto alle nostre SSIS vantano un po’ più di storia e qualche caratteristica differente.

Ero reduce in quel momento da un’assemblea di precari in quel di Matera dove appunto si era discusso anche di questo argomento, visto il vespaio che i punteggi attribuiti alle abilitazioni SSIS hanno sollevato, ma anche visti il destino che la legge delega sulla riforma della scuola italiana si appresta ad attribuire alla formazione universitaria degli insegnanti e le sue implicazioni con i meccanismi di reclutamento del personale.

Italia: verso le assunzioni dirette?

Che cosa prevede, infatti, la legge delega messa a punto dal nostro Ministro Moratti e dal suo entourage? Prevede che la struttura della formazione universitaria sia articolata in un triennio di formazione generale sui contenuti della materia, seguiti da un biennio di formazione specialistica definito diversamente a seconda dei righi della legge: " finalizzato alla formazione degli insegnanti", " finalizzato anche alla formazione degli insegnati", oppure, il più delle volte "sans phrase", ma con la precisazione che si tratterà comunque di una formazione prevalentemente disciplinare e di tipo teorico, quasi a voler sottolineare la messa al bando sia di esperienze che di fantasie didattico-pedagogiche. Ciò non di meno quel titolo sarà abilitante.

Una cosa ben diversa dalle attuali SSIS le quali contemplano una formazione soprattutto di didattica, sia generale che disciplinare, prevedendo anche esperienze di tirocinio. Ma se si pensa che abilitante significhi, come ora, che ciò darà modo di iscriversi in una graduatoria per concorrere ad un posto di ruolo, ci si sbaglia, in quanto occorrerà poi fare due anni di formazione-lavoro.

A quel punto allora un aspirante potrà iscriversi in graduatoria a tutti gli effetti? Inutile cercare questa risposta nella legge delega, ma se si rivolge la domanda agli esperti ministeriali ci si può sentir dire: "Quale graduatoria? Non ci saranno più graduatorie. Ci sarà solo un albo professionale!".

La faccenda dunque si fa spessa: verrebbe messo in discussione il principio costituzionale per cui le assunzioni in un pubblico servizio devono comunque avvenire tramite pubblico concorso, fosse anche solo un concorso per soli titoli, quali appunto sono oggi le graduatorie permanenti. Si può quindi capire l’importanza della faccenda anche in un’assemblea di precari, soprattutto se il rischio è che le attuali graduatorie di merito e permanenti possano non servire più a niente o essere ridotte liste di assunzione ad esaurimento da usare sui residui avanzati dopo aver utilizzato i tirocinanti e aver assunto direttamente, "ad libitum" dei dirigenti scolastici, i neolaureati.

Francia: una corsa più lunga e con più ostacoli.

Ma torniamo alla legge francese e agli IUFM. Questi istituti sono nati nel 1989 in coerenza con un sistema universitario che prevede due gradi di laurea: uno triennale che dà luogo al conseguimento di una "licence" e uno, successivo, biennale che dà luogo a una "maitrise". Gli IUFM costituiscono ai fini dell’insegnamento questo secondo tratto di strada e, naturalmente nella diversità degli argomenti, preparano all’insegnamento in tutti gli ordini e gradi di scuola, con percorsi di uguale dignità e durata. Essi sono articolati in un primo anno prevalentemente teorico ed in un secondo quasi del tutto pratico. Tra le due annualità è collocato un esame, un vero proprio concorso, il cui superamento dà luogo all’ottenimento del posto di tirocinio che a quel punto vale anche come anno di prova, a cui fa seguito poi l’assunzione definitiva. Orbene la proposta del nuovo ministro Ferry propone di interrompere l’uniformità del biennio, riportando dentro il corso di laurea di base, che a quel punto diventerebbe quadriennale, il primo anno, quello prevalentemente teorico. E il taglio, giudicato attualmente troppo rivolto alla preparazione al concorso, dovrebbe tornare ad essere rivolto alle discipline accademiche.

Gli anni di tirocinio diventerebbero due. L’allungamento sarebbe giustificato, a detta del Ministro, dal fatto che la nuova procedura si iscriverebbe "in una logica di formazione professionale in alternanza". Ciò non di meno verrebbe anche sottoposta a valutazione la "memoria professionale" che ogni studente presenta alla fine dello "stage". La presentazione di tale memoria avviene già oggi, ma la sua valutazione si tradurrebbe di fatto in un secondo esame oltre quello necessario per "vincere" il tirocinio.

Scontata quindi l’ostilità degli studenti, ma anche gli stessi sindacati sono sul piede di guerra. "Non serve aumentare la durata degli stage, se poi gli studenti si ritrovano soli a gestire una classe" dice Nicole Geneix, segretaria generale dello Snuipp, il principale sindacato della scuola primaria, che più volte ha già denunciato l’uso improprio dei tirocinanti e il loro sballottamento sul territorio nazionale, visto in Francia l’organico è ancora nazionale, più ad uso e consumo delle necessità dell’amministrazione che dei loro bisogni di formazione.

Contrari anche i dirigenti degli IUFM che lamentano il tentativo di trasformarli in una scuola professionale alle dipendenze delle baronie universitarie. Gli IUFM godevano infatti di una larga autonomia mal vista negli ambienti universitari.

Pregiudizi nazionali o dinamiche generali?

E’ evidente l’analogia delle due proposte sia per quanto riguarda la separazione tra momenti di formazione sempre più accademici, teorici e disciplinari e momenti di tirocinio sempre più ridotti ad apprendistato, sia per quanto riguarda la scansione temporale e l’appesantimento dei periodi di prova. E non è l’unica analogia: abbiamo già visto che anche per quanto riguarda tagli agli organici, precarizzazione del lavoro, anticipazione delle scelte d’indirizzo, segmentazione sociale dei percorsi scolastici e decentramento regionale delle competenze i ministri dell’istruzione di Francia e Italia sembrano muoversi all’unisono. E’ malizia dire che forse è perché entrambe i governi sono di destra?

Quello che è certo è che gli insegnanti e i sindacati d’oltralpe non sembrano intenzionati a stare a guardare, come dimostra la sequenza pressoché mensile di mobilitazioni nazionali che sta investendo la Francia . E dire che da noi c’è qualcuno che scomoda persino guelfi e ghibellini per dire che le frizioni che ci sono da noi sarebbero dovute solo alla tradizionale litigiosità politica degli italiani!