CAMPAGNA NAZIONALE

per il ritiro del Decreto, per fermare la Moratti

Di fronte ad una situazione di eccezionale gravità per il futuro della scuola italiana, di cui il Decreto approvato rappresenta solo un primo anello, è necessario unire tutte le forze disponibili, dentro e fuori la scuola, è necessario ampliare il fronte dell’opposizione cercando di coinvolgere tutti i soggetti sociali e politici.

E’ necessario agire con forte unitarietà.

Il Decreto si può sconfiggere a condizione che si uniscano gli sforzi di tutti.

L’opposizione al disegno governativo di distruzione della scuola pubblica ha urgente bisogno di un luogo collettivo di "nuovo pensiero" sulla scuola che valorizzi quanto di buono la scuola italiana già fa, che indichi le condizioni organizzative, pedagogiche e culturali che permettano alla scuola pubblica italiana di crescere facendole fare un decisivo passo in avanti verso la qualità degli apprendimenti e la riduzione delle disuguaglianze e delle discriminazioni.

Riteniamo dunque utile e necessario procedere verso l’organizzazione di un Campagna nazionale, in cui non solo si possano riconoscere tutti i soggetti che in questi mesi hanno dato vita ad un nuovo movimento per la difesa del Tempo Pieno e Prolungato, ma soprattutto punti all’allargamento del fronte di lotta. Una Campagna che faciliti la circolazione unitaria delle iniziative di lotta per rendere inapplicabile il Decreto sulla scuola dell’infanzia e sul primo ciclo di istruzione, che sia capace di valorizzare in una cornice unitaria le diverse iniziative di lotta che legittimamente i tanti soggetti oggi in campo vorranno realizzare e che accompagni tali iniziative con un percorso di confronto e riflessione sulle buone pratiche e su una scuola democratica, solidale, partecipativa.

Per tutto ciò proponiamo alla discussione dei comitati/coordinamenti e delle organizzazioni la bozza del documento allegato e delle relative proposte, ed invitiamo tutti coloro che oggi si battono per sconfiggere la Controriforma Moratti a costruire insieme un luogo comune di lavoro.

 

 

LA PARTITA È ANCORA APERTA

 

Il primo decreto per attuare le legge 53 nella scuola dell’infanzia, elementare e media è stato approvato, ma la partita rimane aperta. L’approvazione del decreto non significa affatto che a settembre potrà essere applicato. Mancano le condizioni minime per dare attuazione al decreto, a partire dal prossimo anno scolastico: iscrizioni avvenute sulla base della precedente normativa (il decreto è vigente solo dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale), non coinvolgimento e non condivisione degli insegnanti, mancanza di garanzie sugli organici, sull’utilizzazione del personale scolastico e sulla copertura finanziaria.

Inoltre sono stati annunciati diversi ricorsi volti ad ottenere l’annullamento del decreto sia per contestare l’illegittimo eccesso di delega (la figura del tutor non è prevista nella legge 53) sia per contestare le invasioni delle prerogative delle istituzioni scolastiche autonome in merito all’organizzazione didattica.

Altri motivi di impugnativa sono poi rappresentati dalla mancanza di copertura finanziaria e dall’introduzione, sia pur in via transitoria, delle Indicazioni Nazionali, senza rispettare la procedura prevista dalla stessa legge 53.

 

Il decreto disgrega la scuola pubblica

Il decreto appena approvato dal Governo stravolge la scuola pubblica e la sua funzione istituzionale. Il decreto, infatti, modifica radicamlemnte l’organizzazione ed il modello pedagogico della scuola dell’infanzia, prevede la cancellazione del tempo pieno e prolungato, riduce il tempo scuola per tutti a 27 ore settimanali, elimina la collegialità e la corresponsabilità tra docenti, distrugge la unitarietà della scuola media differenziandone i percorsi a partire dalla prima media, con l’anticipo dell’ingresso alla scuola dell’infanzia modifica la natura di questa scuola e costringe i ragazzi a scegliere a soli 12 anni e mezzo cosa fare dopo la terza media (proseguire nella scuola o andare alla formazione professionale).

Fino ad oggi la scuola pubblica, se pure non era riuscita ad eliminare le ferite più vistose, prima fra tutte l’enorme dispersione scolastica che colpisce le fasce sociali più deboli, aveva comunque saputo innalzare il livello culturale delle nuove generazioni, aveva praticato l'integrazione sociale garantendo una parziale riduzione delle differenze sociali e tra i territori.

Il decreto approvato dal Governo distrugge quanto di buono ha fatto fino ad oggi la scuola pubblica. Di questa opera distruttiva la cancellazione del tempo pieno e prolungato rappresenta il simbolo più evidente, il modello pedagogico ed organizzativo del tempo pieno e prolungato ha rappresentato e rappresenta la risposta più qualificata della scuola pubblica, perché ha permesso a molte famiglie di armonizzare le esigenze lavorative con i tempi distesi per l’apprendimento dei propri figli, con la garanzia di un’educazione di qualità per tutti. Il tempo pieno e prolungato ha svolto un costante ruolo innovativo nella scuola di base, sul piano della sperimentazione didattica, della cooperazione tra docenti, dell’inserimento dei bambini disabili, della didattica laboratoriale, del rapporto con il territorio e gli Enti Locali.

Attualmente nel Paese più del 20% delle scuole elementari sono a tempo pieno e negli ultimi due anni la richiesta è cresciuta di 1000 classi l’anno.

E’ solo il primo anello della controriforma

Il decreto appena approvato rappresenta solo il primo anello della controriforma Moratti che ha un effetto devastante sulla scuola pubblica: riduce le risorse, taglia il tempo scuola, trasforma l’istruzione in un servizio a domanda individuale, riporta a 8 anni l’obbligo scolastico, trasformando in un non ben definito diritto – dovere, chiede ai giovani dopo la terza media di scegliere fra due canali separati: quello dell’istruzione e quello della formazione professionale, e non è chiaro quale sarà il valore vincolante delle attività orientanti che faranno i ragazzi fin dalla prima media. Si guarda a una scuola vecchia, autoritaria e selettiva, una scuola che favorisce i pochi a danno dei molti, che accresce le disuguaglianze sociali e le differenze tra i territori. Questo disegno, che danneggia tutto il Paese, che considera l’istruzione un settore in cui risparmiare e lasciare campo libero al mercato, trasformando anche l’istruzione in una merce, è completato dalla riduzione degli investimenti per l’università e la ricerca, dove si estende la privatizzazione ed il controllo politico sulle nomine e sull’attività di docenti e ricercatori.

Il risultato finale è la massima compressione e riduzione della libertà di insegnamento e di ricerca.

Sconfiggere il disegno governativo è possibile

In questi mesi è cresciuto il dissenso e la consapevolezza della posta in gioco: si sono moltiplicate, in modo capillare, assemblee, raccolte di firme, mozioni, documenti, iniziative di lotta e di informazione.

Le mobilitazioni del 29 novembre e del 17 gennaio sono state l’espressione evidente di questa preziosa volontà diffusa di genitori, insegnanti e cittadini uniti nel comune intento di fermare lo scempio che si sta compiendo a danno della "loro" scuola.

Il Ministro ha deciso di tirare dritto pur in presenza di una crescente opposizione politica e sociale, di vistose divisioni interne alla maggioranza e nonostante sentenze costituzionali e pareri parlamentari che ne evidenziano l’illegittimità. Ha proseguito sulla sua strada, continuando nel metodo inaccettabile fin qui seguito di non coinvolgere né la società né le componenti scolastiche su un argomento che riguarda il futuro di tutti e di tutto il Paese.

Ma oggi è possibile "Fermare la Moratti" ed impedire l’attuazione del decreto.

Per meglio coordinare l’informazione su tutte le iniziative e diffondere materiale utile alla resistenza delle singole scuole mettiamo a disposizione il sito www.lascuolasiamonoi.org, realizzato da Didaweb.

Pensiamo che sia possibile lavorare per promuovere iniziative unitarie territoriali e nazionali

 

CANCELLIAMO LA CONTRORIFORMA MORATTI

ARCI, Associazione "Per la Scuola della Repubblica", CGIL Scuola, CIDI, Coordinamento Genitori Democratici, Democratici di Sinistra, Didaweb, Federazione Verdi,FNISM, Legambiente, Libera, MCE, Partito dei Comunisti Italiani, Partito della Rifondazione Comunista, Proteo fare sapere,