LA DONZELLETTA E LA SPOGLIA IMMEMORE PIACCIONO ANCORA?

ANCILLA RIZZOTTI

Seguo nei compiti e nelle lezioni un gruppo di ragazzine di quinta elementare. Sono tutte straniere, di origine magrebina, arrivate in Italia in momenti diversi, nessuna prima di tre anni fa. Hanno frequentato la scuola araba, scrivono nella loro lingua, sono volenterose, intelligenti, motivate. In breve hanno raggiunto il livello di conoscenza linguistica che serve per la relazione o, come dicono gli esperti, parlano una "interlingua" che spesso combacia con quella materna. Procedono bene in matematica, apprezzano la geografia e le scienze… ma Manzoni e Leopardi!

Proviamo ad argomentare. Come immagina la donzelletta che vien dalla campagna, una ragazzina nata in una città araba e capitata a Milano. Forse non sa neppure cosa sono le viole e certo non le usa per adornare il petto e il crine, visto che il crine se lo deve coprire alle prime avvisaglie della pubertà e il petto non si deve neppure immaginare. Per adornarsi usa anellini simil-argento, piccola bigiotteria metallica e di plastica colorata, foulard ricamati che comprimono il collo e nascondono capelli folti e vigorosi.

La donzelletta ha un'aria sciolta, la immaginiamo saltellante e con i capelli al vento, già la parola è onomatopeica, la giovane araba porta pantaloni di jeans che stringono o lunghe gonne che nascondono. Potrà ancora saltare, ma fino a quando.

Onde, siccome suole…ma le suole qui cosa ci fanno insieme alle onde (del mare?) e la vecchierella "solea" …che sia la pubblicità di una olio solare?

E "la spoglia immemore, orba di tanto spiro" …come può ancora piacere alla maestra? Oltretutto il Manzoni, come poeta, si sa, non è il massimo. Se non si hanno gli strumenti per apprezzare il ritmo, l'eleganza, il lirismo del melanconico Leopardi, che dire dell'ermetismo di "ei fu" che oltretutto narra la storia di un guerriero, così diverso e così lontano dalla cultura e dalla tradizione araba. E parole colte, coltissime come orba, spiro (avrà che fare con gli spinelli?) nunzio, orma… E poi il passato remoto, chi l'ha mai sentito: stette, correa …

Una volta smembrate, decifrate, tradotte in un italiano non solo corrente ma povero povero, quale quello dei bambini recentemente immigrati, ma anche di molti nati e cresciuti a Milano in un quartiere popolare, nutriti di immagini televisive e con scarse letture, cosa resta?

Allora non è meglio il ritmo chiaro e tondo di Rio Bo: tre casettine dai tetti aguzzi, un umile ruscello, oppure de Il pittore: una volta c'era un pittore che non aveva nemmeno un colore e per fare i pennelli s'era strappato i capelli. Anche molte canzoni si prestano benissimo ad affrontare problemi attuali come l'inquinamento (pesciolino rosso, scusami se, non esiste un fosso pulito per te) o la biodiversità (quando la tigre non ci sarà più… avremo solo mucche grasse e orsetti di peluche ) e molti altri.

Sento già le urla di indignazione.

Ma le cose vanno fatte per gradi. Non è come se pretendessimo di far leggere l'arabo antico del Corano a chi si accinge a imparare i rudimenti della lingua?

C'è ancora la scuola Media e poi la Media superiore per chi la frequenterà. L'italiano letterario è un piacere di chi lo può intendere. Ma se non può intenderlo, che piacere è?

ANCILLA RIZZOTTI

Comitato Inquilini di via Etruschi 1 - Milano

(Associazione di volontariato che si occupa, fra l'altro, di Doposcuola elementari, medie e superiori

in un quartiere di case popolari ALER, ad alto tasso di immigrazione, prevalentemente magrebina).