TEST INVALSI I.C. Plinio il Vecchio- Bacoli (NA)

Il collegio dei docenti dell'I.C. Plinio il Vecchio, riunito in seduta ordinaria il 16/03/2005, in relazione al 4 punto all'o.d.g. esprime un giudizio fortemente negativo su tale sistema di valutazione tramite test, per i motivi di seguito esplicitati. -Una corretta valutazione può essere formulata solo tenendo conto degli elementi fondanti la programmazione attuata all'interno della classe (metodologie, strategie, percorsi, scelte di contenuti) . Questi test sono quindi uno strumento solo apparentemente oggettivo: uguali in tutta Italia e completamente decontestualizzati dalle peculiarità linguistiche e socio-culturali proprie dei singoli territori e dei singoli allievi, non possono far altro che rilevare parzialità inficianti, in quanto si riferiscono soltanto a pochi, singoli e scollegati elementi, tra i tanti che costituiscono il complesso delle capacità che la scuola pubblica persegue negli alunni che le vengono affidati. - Gli strumenti valutativi devono essere coerenti e conseguenti al contesto nel quale gli alunni hanno appreso (linguaggio, clima di apprendimento, strumenti conosciuti). Questo sistema di valutazione è invece discriminante: il percorso scolastico didattico ed educativo della singola scuola e dei suoi singoli allievi non può essere valutato attraverso un semplice test, riduttivo, parziale ed improntato ad un rigido nozionismo, in contrasto con il carattere interdisciplinare proprio della scuola dell'obbligo, con lo stesso mandato costituzionale al quale essa si ispira ed addirittura con le stesse, recenti indicazioni ministeriali relative alla personalizzazione dei piani di studio. Una scuola con una forte presenza di alunni provenienti da situazioni socioculturali disagiate, quando non deprivate e/o con una forte presenza di alunni extracomunitari (che certamente necessitano di tempo per apprendere se non altro l'uso dei fondamenti della lingua italiana) non può essere classificata secondo gli stessi parametri di un'altra scuola frequentata da alunni di media o elevata provenienza linguistica e culturale. - La standardizzazione delle prove di verifica non tiene conto degli aspetti psicologici, affettivi e di contesto che caratterizzano l'esperienza di crescita e apprendimento .Questi test e le rigide indicazioni sulla loro somministrazione provocano ansia negli alunni ed agevolano solo alcuni, penalizzando i più abituati a contestualizzare, chiarire, approfondire. Tra l'altro questi test, già sperimentati lo scorso a.s., non hanno neanche evidenziato buoni indici di "leggibilità". Anche sotto questo profilo, risultano quindi inefficaci. - Questo modello valutativo viene importato dai paesi anglosassoni e viene implementato in modo parziale e decontestualizzato; le capacità di osservazione, analisi, sintesi, collegamento, laboratoriali, la base stessa di un apprendimento consapevole vengono in questo modo ignorate e successivamente potrebbero essere minate dai test in questione: nei paesi che hanno adottato questo sistema, le scuole si sono orientate nel tempo a lavorare in funzione del test, e non in funzione di un apprendimento globale, il più possibile ricco, articolato e consapevole. -Non è quindi attendibile che una valutazione globale e formativa sia misurabile con batterie di test e, men che meno, con singole e riduttive prove, avulse dalla realtà socioculturale propria del territorio di appartenenza e dei singoli alunni e scollegate dalla scansione progettuale propria della singola scuola, calibrata sulla reale situazione di partenza e qundi su obiettivi concreti, perseguibili, progressivi. -I test si riferiscono solo a poche discipline, non a caso quelle che vedrebbero l'Italia agli ultimi posti nei dati OCSE; queste classifiche andrebbero però lette con maggior attenzione alle loro variabili. Appurato che, rispetto ad uno studente standard, uno studente povero ha mediamente il doppio delle probabilità di essere anche uno studente con basse performance scolastiche, andrebbe ricordato ed evidenziato che per quanto riguarda l'Italia tale rapporto è più basso della media OCDE (1999); si tratta di un dato positivo, a favore del sistema italiano. A conferma di ciò, tra i più recenti grafici del P.I.S.A. ce n'è uno che mette in relazione il rendimento scolastico degli alunni con lo status sociale delle famiglie: da esso si evince che la scuola italiana sembra funzionare meglio in relazione ai bisogni di uno status sociale medio basso che a quelli di uno status medio alto. Ha dunque un valore compensativo. Valore compensativo che verrebbe oggi annullato dai decontestualizzati test Invalsi, valore compensativo, in ossequio al mandato costituzionale, che la scuola italiana potrebbe perdere, se la pratica dei test venisse confermata in futuro, con il ritorno di una impostazione mnemonica, frammentata e nozionistica del sapere, cosa che comunque non agevolerà certo neanche la preparazione degli alunni provenienti da realtà economiche e socioculturali favorevoli. Non si migliorererebbe in alto, si peggiorerebbe in modo drammatico in basso. Quanto di buono c'era e c'è nella scuola italiana corre quindi il rischio di essere vanificato. Questi test parziali potranno invece segnare la posizione delle scuole italiane nelle classifiche internazionali, ma su dati inattendibili ed a scapito della reale qualità della stessa istruzione pubblica. -Tramite questi test verrà classificato a livello nazionale il servizio reso dalle scuole, senza tener conto dei veri progressi registrati nel processo di alfabetizzazione e di acculturamento vero, trasversale, operativo. Una scuola di periferia, o di zone rurali o situata in aree a forte flusso immigratorio, anche se ottima, totalizzerà giocoforza un punteggio inferiore ad una scuola del centro, caratterizzata da un' utenza più favorita dalle proprie origini sociali. La posizione in graduatoria, oltre a costituire un rientro pubblicitario per chi sta avanti ed un giudizio di esclusione per chi sta in fondo, potrà in futuro produrre gradualmente un flusso di finanziamenti pubblici e privati, in proporzione al livello raggiunto. Il tutto tenderebbe facilmente a promuovere le scuole ritenute migliori e ad escludere quelle ritenute peggiori, con afflusso di alunni, docenti e dirigenti verso le prime e fuga dalle seconde. -E' lecito supporre che dalla valutazione delle scuole si potrebbe passare con facilità a quella dei docenti : l'INVALSI e lo stesso ministero dichiarano che tale valutazione non avrà alcuna ricaduta sui docenti stessi, ma non bisogna dimenticare la legge sullo Stato Giuridico che sta avanzando in Parlamento: su quali parametri verranno valutati i docenti, se non sull'efficacia del servizio reso ? In quale modo verrà valutata questa efficacia ?. Il punteggio conseguito da classi e scuole potrebbe quindi in futuro influire anche sulla progressione di carriera degli insegnanti ed anche sul loro stipendio, come già accade in Inghilterra, dove la "cultura" dei test s'è affermata da tempo, e dalla quale questo sistema valutativo viene oggi importato. -Come già detto, (e avvenuto a livello internazionale) la reazione istintiva dei docenti potrebbe quindi essere sempre più quella di insegnare in funzione dei test, e non di una formazione globale, armonica ed interdisciplinare, aperta anche alle diversità socioculturali ed individuali. Si chiarisce quindi come elementi che solo a prima vista potrebbero sembrare di natura sindacale, si possano intrecciare in modo stretto con tutti gli aspetti della didattica, competenza riconosciuta del Collegio dei docenti. - Per tutti i motivi sopra esplicitati, il Collegio dei docenti esprime la propria contrarietà ai test in questione . Approvata con 41 voti favorevoli e 5 astenuti. Bacoli, 16/03/2005