Donne a scuola. Un incontro al "Giardino dei ciliegi" (Firenze, 14 febbraio 2002) a partire dalla riflessione della rivista école.

All'incontro hanno partecipato Andrea Bagni, Marina Di Bartolomeo e Maria Letizia Grossi di cui riportiamo l'ntervento introduttivo

école nuova serie ha da poco compiuto il primo compleanno. Un compleanno bello e difficile. Difficile perché questa rivista vive senza sponsor, senza pubblicità ed è dovuta addirittura ripartire senza abbonati, interamente sulle spalle, la responsabilità e l’entusiasmo dei redattori; bello, perché avevamo fatto la scommessa di riuscire a farla vivere così, povera ma totalmente indipendente, e ci siamo ancora e crediamo che sia importante esserci. La nostra è infatti una rivista diversa da tutte le altre che si occupano di scuola e di educazione, non tecnica, ma piuttosto uno strumento di riflessione e di impegno. In questa nuova fase abbiamo avuto opportunità di confrontarci sul nostro modo di scrivere nella rivista e anche sul nostro modo di stare tra di noi, di essere donne e uomini in un progetto comune, e sulla nostra attenzione alla differenza di genere. Attenzione che è espressa con estrema chiarezza nello Statuto dell’Associazione dei redattori "Idee per l’educazione" e su cui tutti ci sentiamo impegnati. C’è però da dire che la visibilità di questo filone in école non è priva di contraddizioni, le stesse che sono proprie di tutti i luoghi misti e, in parte, anche delle donne nella scuola. È proprio per questo motivo che la rivista, una realtà mista, ha voluto essere presente in un luogo di donne, per confrontarsi, ma anche per assumere stimoli e forze. D’altronde, le realtà problematiche, come la sensibilità alla differenza all’interno di un’impresa insieme maschile e femminile, sono anche fruttuose e spingono a passi in avanti e a sperimentare soluzioni nuove. Tutte noi donne che lavoriamo in école abbiamo coscienza del nostro sguardo femminile e scriviamo in quanto donne, però non sempre la nostra voce si sente con uguale intensità. Uno sguardo che dovrebbe attraversare tutte le pagine della rivista, emerge invece a sprazzi, a settori. Faccio un esempio, perché se ne è parlato con alcune delle nostre lettrici: fra i titoli di libri consigliati "per le vacanze" uno solo era di una scrittrice, Il porto di Toledo di Anna Maria Ortese. L’avevo indicato io, lo dico non per attribuirmi un merito, ma perché avevo dovuto pensarci, avevo voluto intenzionalmente indicare un libro di una donna che scrive da donna, perché ero consapevole che le scrittrici sarebbero state poche. Non perché non ci siano donne che scrivono, ce ne sono tante e sono molto lette, tra l’altro le lettrici sono decisamente più numerose dei lettori, ma perché sono tuttora escluse dal canone. Lo stesso succede in generale nel mondo del lavoro, le lavoratrici sono tante, ma quasi ovunque i posti di potere sono appannaggio degli uomini. Questa situazione nella scuola, in cui c’è una così netta prevalenza di insegnanti donne, appare paradossale. Basta pensare alle percentuali di presidi maschi rispetto al numero dei docenti maschi... Dentro école le redattrici sono la metà dei redattori, lo stesso per le collaboratrici rispetto ai collaboratori. La nostra direttrice è una donna, Celeste Grossi, che oltre a parecchi altri meriti ha anche quello di essere mia sorella, ma è l’unica donna all’interno del direttivo, o come lo si voglia chiamare. Inoltre ha scelto di lavorare molto ma di non essere troppo "presenzialista" sulla rivista, tanto che gli editoriali non sono sempre suoi, vari redattori si avvicendano nello scriverli. Inutile dire che, quando sono suoi, si sente la voce di una donna. Come mai in una rivista fatta soprattutto da insegnanti gli uomini sono tanti di più? A mio parere tra gli insegnanti maschi vi sono due gruppi nettamente distinti: i non vocazionali non impegnati (l’ultimo rapporto IARD che abbiamo preso in esame nel numero di gennaio della rivista afferma che la probabilità di figurare in questo gruppo è aumentata dall’essere maschi, giovani, insoddisfatti dal lavoro docente, probabilmente scelto per ripiego ); e quelli che invece si dedicano all’insegnamento con impegno e passione e che di scuola vogliono parlare e parlano anche fuori degli edifici scolastici, nei sindacati, nei gruppi di base, nelle associazioni, nei movimenti e anche sulle pagine di école. Mi sembra invece che tra le donne vocazionali impegnate prevalgano quelle che lavorano all’interno, sulle relazioni che si instaurano in classe, con ragazzi e ragazze, coi colleghi. Anche se questo impegno gentile comincia a collegarsi con altre realtà e a farsi maggiormente sentire anche fuori. Per noi donne è storicamente più difficile prenderci la parola in pubblico, gli uomini sono abituati a prendersela da sempre, almeno da quando la storia ce ne tramanda memoria, per noi spesso è ancora uno sforzo, una posizione reattiva. Ma è infruttuoso addossare le responsabilità agli uomini, tanto più che dentro la rivista ci sono redattori molto attenti al doppio sguardo e anche quelli più "neutri", cioè più finalizzati al progetto e meno al genere dell’interlocutore/interlocutrice, sono comunque persone con cui si può dialogare, rapportarsi. Darci più voce, più parole, più volti riconoscibili è un lavoro che dobbiamo fare su noi donne, anche per questo penso sia utile tornare nei luoghi di donne, per trarne supporto, forza, collaborazioni. Oltre che naturalmente chiedervi di sostenerci leggendoci, abbonandovi, facendo abbonare le vostre scuole.