Il Liceo Tasso fa scuola

Puntuali, alla ripresa dell'attività scolastica, dopo le vacanze, si sono riuniti al Liceo Tasso gli Insegnanti in assemblea. All'ordine del giorno la ripresa delle iniziative di lotta alla controriforma Moratti. Si è discusso sulle forme di protesta volte a bloccare l'attuazione del nuovo esame-farsa di maturità e sull'organizzazione di una presenza forte, unitaria ed autonoma del mondo della scuola alla manifestazione nazionale indetta da Cgil, Cisl, Uil per il 15 febbraio, con piena visibilità di parole d'ordine e obiettivi specifici. Si è deciso, come prima iniziativa, di coinvolgere studenti e famiglie, attraverso un'opera di informazione, con documenti da presentare in assemblee pomeridiane da convocare contemporaneamente in tutte le scuole il 13 febbraio, in vista dello sciopero. Gli Insegnanti in assemblea ritengono che occorra organizzare l'opposizione della società civile a ogni provvedimento che si muove nella direzione dell'abolizione del valore legale del titolo di studio, e dell'abbassamento della qualità dell'istruzione per tutti. Hanno convenuto di sollecitare prese di posizione da parte della componente universitaria e degli intellettuali e hanno individuato commissioni operative che cureranno in ogni aspetto la mobilitazione e il coinvolgimento del maggior numero possibile di scuole e che stileranno un manifesto del movimento da presentare nella prossima assemblea generale del 22 gennaio 2002 alle ore 15 nell'aula magna del Liceo Tasso.

Seguendo l’esempio degli insegnanti del Liceo Tasso di Roma, si moltiplicano le iniziative in tutta Italia per creare un coordinamento che con la mobilitazione unitaria dal basso condizioni la giornata dello sciopero generale della scuola del 15 febbraio.

Riportiamo il documento degli insegnanti del Liceo Tasso di Roma riuniti in assemblea il 7 gennaio 2002

"Sentiamo l'esigenza di chiarire chi siamo perché le grandi trasformazioni della scuola sono avvenute e continuano ad avvenire senza il riconoscimento della nostra identità professionale e della specificità del nostro lavoro, oscillando tra una posizione che rende il lavoro impiegatizio o all'opposto una missione.

Siamo mediatori di conoscenze: questo lavoro, che qualcuno ritiene computabile nelle 18 - 24 ore di cattedra, si nutre continuamente di elaborazione, studio, ricerca, che ad altre professioni intellettuali sono riconosciuti.

Il nostro lavoro si sostanzia in una relazione particolarissima, affettiva, psicologica, intellettuale, che va molto oltre l'interazione culturale e anzi la rende possibile. L'unicità di questa professione e l'assenza di una precisa teoria di riferimento sulla valutazione del lavoro intellettuale rendono difficile la misurazione dell'attività svolta, su cui peraltro solo la categoria dei docenti dovrebbe essere chiamata a individuare criteri e mezzi. Per questi motivi è tanto più intempestivo ed inopportuno che la definizione di un eventuale codice deontologico della categoria venga affidata a una commissione non espressa dai docenti stessi. Noi pensiamo che la scuola debba garantire accoglienza alle differenze di ogni tipo (sesso, identità sessuale e di genere, razza, religione, ideologia, classe sociale, mezzi culturali, fasi di crescita, handicap, problemi psicologici); che debba aprirsi nell'insegnamento al pluralismo delle culture esistenti, nel rispetto dei principi costituzionali e della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo approvata dall'ONU il 10/12/1948, a partire dalla consapevolezza esplicitata della posizione storico-esistenziale, etica e ideologica dell'insegnante; che debba educare all'esercizio della ragione critica. Difendiamo la scuola pubblica come unica istituzione capace di garantire l'attuazione concreta dell'insieme dei valori espressi, il diritto di tutti alla formazione culturale di base con obbligo scolastico di almeno dieci anni, la nostra identità professionale.

Pur condividendo la necessità di riforme in sintonia con le esigenze della società attuale, non condividiamo affatto la direzione degli interventi di politica scolastica degli ultimi anni. In particolare, le scelte che stanno progressivamente trasformando la fisionomia di un'istituzione civile deputata alla formazione critica del cittadino in un modello aziendale, che modifica i rapporti nella scuola da collaborativi e paritari in gerarchici e verticistici e che tende a fornire un prodotto culturale esclusivamente funzionale al consumo immediato del mercato; la parità tra scuola pubblica e scuola privata, sia per gli oneri attribuiti allo Stato sia per la sottrazione di risorse al servizio pubblica, parità di cui sono recente testimonianza l'equiparazione dei punteggi acquisiti nella scuola privata e in quella pubblica e la proposta di abolizione dei commissari esterni negli esami di Stato; l'anticipazione della scelta di indirizzo a 11 anni con separazione di fatto tra l'avvio al mondo del lavoro e gli studi superiori".

 

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