Adesione

Per la Scuola della Repubblica

L’Associazione Per la Scuola della Repubblica in vista delle manifestazioni nazionali contro la politica scolastica del Governo Berlusconi, programmate per il 29 novembre p.v. dichiara la propria adesione a tali iniziative ed invita tutti i democratici a partecipare, perché la difesa della scuola pubblica è parte integrante della battaglia in atto per la difesa della democrazia. L’obiettivo che esse si propongono è comune e le diversità nel presentarlo, poco comprensibili al mondo della scuola, rischiano di scoraggiare la mobilitazione spontanea in atto su singoli problemi, in particolare a difesa del tempo pieno. Auspica che gli sforzi, fin qui fatti per superare le logiche di organizzazione alla base delle divisioni, siano intensificati in modo da consentire l’immediata ripresa, all’indomani delle manifestazioni, di un cammino comune per aggiornare, a partire dalle convergenze esistenti, il progetto di scuola previsto nella Costituzione per renderlo adeguato a rispondere alle nuove domande di formazione emergenti da una società resa complessa dagli accelerati processi di trasformazione in atto.

La Costituzione attribuisce all’istruzione scolastica un ruolo istituzionale primario per la vita democratica nel nostro Paese e impone alla Repubblica di istituire un sistema che garantisca scuola pubblica per tutti, fondata sul pluralismo e sulla libertà d’insegnamento; scuola statale e non ministeriale, nazionale a garanzia che sia assicurata in tutte le regioni una formazione culturale democratica alle nuove generazioni.

Tale sistema deve essere profondamente e radicalmente rinnovato per renderlo adeguato a raggiungere il suo compito istituzionale e obiettivo prioritario cioè la formazione delle nuove generazioni intesa come educazione attraverso l’istruzione. Una formazione culturale per tutti libera ed aperta al confronto, senza alcuna caratterizzazione ideologica e/o confessionale. La cultura scolastica deve pertanto essere ripensata in rapporto a tale finalità per avviare i giovani a vivere in piena autonomia la loro libertà e ad esercitare criticamente il diritto di cittadinanza nella "società della conoscenza" essendo in grado di opporsi alle spinte all’omologazione che l’attraversano.

In tale prospettiva deve essere rilanciato il principio del mantenimento, del ripristino e dell’estensione dell’obbligo scolastico perché non sia solo un gravoso espediente per un "parcheggio" prolungato per i giovani.

E’ necessario, pertanto, riaffermare con forza che la scuola non è una spesa ma un investimento e che risorse adeguate al raggiungimento del suo obiettivo devono essere destinate al sistema scolastico pubblico statale. In particolare è inammissibile che, nell’attuale situazione di crisi, la legge finanziaria sottragga risorse al sistema scolastico statale nazionale per finanziare le scuole private.

Il carattere laico del sistema scolastico nazionale, esplicitamente sancito dalla Costituzione, deve essere salvaguardato da ogni intervento che tenda ad introdurre ulteriori elementi di confessionalismo oltre quelli già imposti dal regime concordatario: è inaccettabile pertanto il provvedimento che introduce il ruolo per gli insegnanti di religione cattolica.