Circolo Bateson

 

MARIA ROCCHI

 

 

Sul resoconto del seminario estivo di Casa Cares (Reggello, 25-31 agosto 2002) abbiamo aperto un forum.

Iniziamo con Maria Rocchi, che ha scritto alcune note che qui riportiamo.

 

STORIA. Bisognerà evitare il riduzionismo causa-effetto e tenere sempre presente la differenza tra narrazione storica e spiegazione. L'interpretazione della storia avviene sempre a posteriori, e sono le diverse interpretazioni che possono generare 'fatti diversi'. Ad esempio, dei fatti dell'11 settembre si potevano dare interpretazioni e spiegazioni differenti, che avrebbero generato eventi diversi, ma non è in discussione se l'evento sia o no avvenuto. Non vanno mai confusi i due piani. E ciascuno dovrà soprattutto prendersi la responsabilità della eticità della spiegazione che propone.

 

AUTOREVOLEZZA. Anche qui è necessario tenere distinti i piani che riguardano sia le modalità di relazione che un gruppo (nel nostro caso, il Circolo Bateson) si dà per lavorare insieme, sia le modalità di analisi circa l'oggetto di indagine. Quindi, c'è una autorevolezza che riguarda le relazioni, e un'autorevolezza che riguarda l''oggetto' (il tema in discussione) che sta tra le relazioni. Il gruppo genera un certo tipo di autorevolezza; i componenti del gruppo si danno come premessa che l'altro parli partendo dalla sua autenticità, che egli stia cercando di trovare risonanza e ridondanza, dentro di sé, del pensiero che sta circolando, e che si senta presente a ciò che dice. Non importa che stia dicendo una qualche 'verità', ciò che conta è che egli parte dalla sua 'verità' - che non abbia intenti 'manipolatori' -, che il suo desiderio sia solo quelle di comprendere e di far sì che anche gli altri comprendano, nel senso che intendeva Hanna Arendt: "Il mio desiderio è solo quello di con-prendere, e quando anche gli altri con-prendono provo la stessa sensazione di quando ci si sente a casa" (da La lingua materna ).

L'autorevolezza che riguarda l''oggetto' è di altra e diversa natura: è un rapporto che si crea tra colui che parla, ciò di cui egli sta parlando e chi lo ascolta, non legato a una qualche verità, ma una 'verità' che sia in relazione il più stretta possibile con le strutture, lo statuto e le procedure del contesto di conoscenza in cui ci si avventura. Questi due livelli (il contesto della relazione e ciò che è oggetto di conoscenza) spesso si intrecciano, ma è bene ricordare che li stiamo intrecciando e cercare, una volta individuato il tema oggetto di discussione, il piano della ricerca di una viabilità che risulti più proficuo.

Per il significato di 'viabilità' (viability) mi riferisco a von Glasersfeld, laddove (cfr. La cibernetica e l'arte di vivere) fa l'esempio della scalata di una montagna: [] "Solo dopo che avete escluso le parti più pericolose della montagna, potete cominciare a programmare la vostra salita. A questo punto dovete fare delle scelte, ma fate le scelte fra le alternative lasciate dai vincoli della montagna. 'Conoscere' la montagna significa conoscere dove nei suoi versanti siete relativamente al sicuro; significa avere appreso i sentieri percorribili". Vale a dire la viabilità.

 

EMOZIONI-RAZIONALITA'. Come dice il nostro amico Sergio Manghi, il livello emozionale è sempre presente e agisce in modo più dirompente proprio quando lo si vuole negare. Il problema è, a mio parere, non quello della 'separatezza', ma quello di considerare sempre relazioni e 'oggetto'.

L'emotività, quando è apertamente palesata, si riferisce alla relazione o a ciò che è oggetto di riflessione?

Vorrei, inoltre, salvaguardare la libertà di chi non ama 'esporsi emotivamente' e preferisce, in un contesto di studio e di riflessione, attenersi ad una 'appassionata razionalità', riservando a contesti più affettivi la sua 'razionale emotività'.

 

MENZOGNA. Menzogna e verità come elementi relazionali e di contesto.

L'attenzione alla relazione con gli altri e con se stessi include anche il saper comprendere il delicato equilibrio della sostenibilità dei disvelamenti e delle evidenze, che certo può scivolare facilmente nella manipolazione e nel gioco di potere.

 

LE PREMESSE. E' importante porre una domanda preliminare al discorso relativo al 'cambiamento delle premesse': chi paga il prezzo nella fase di transizione? E' utile determinare quali elementi del cambio delle premesse vanno condivisi tra tutti. Ad esempio: il problema della cura e del cibo non sono forse problemi trasversali? non riguardano forse tutti, senza distinzione di sesso, collocazione geografica, appartenenza culturale?

 

SIDDHARTA. Il tema riguarda una visione veramente molto ampia: il contesto dei contesti: una dimensione 'divina' in cui tutto sarebbe perdonato perché nulla è da condannare. Forse per noi 'non-divini', che dobbiamo separare i contesti, può essere ancora di qualche utilità saper instaurare differenziazioni tra colpe e responsabilità.

 

CAMBIARE. C'è una differenza di livelli tra pubblico e privato, tra emozione e razionalità. Non auspico una incomunicabilità, ma la distinzione tra differenti descrizioni. Per fare un esempio, il fatto che Rousseau e Tolstoj siano stati due pessimi padri non inficia la grandezza della loro opera.

 

VINCOLI. I vincoli rappresentano il presupposto irrinunciabile affinché si apra per intero l'orizzonte possibile delle libertà. Solo i vincoli permettono la più ampia ricerca della viabilità (per il concetto di 'viabilità', v. quanto ho detto prima alla voce 'Autorevolezza').

 

LIBERTA'-PROSSIMO (a proposito della parabola del buon samaritano). Chi è l'altro? L'altro sono io. La libertà come fardello insostenibile per mancanza dell'uscita dalla minorità.

Per informazioni circolo.bateson@tiscali.it