Salviamo i cervelli dei nostri bambini

di Massimo De Santi e Giovanna Pagani *

Oggi si assiste a una rapida e allarmante contaminazione del mondo infantile, da parte della cultura multimediale globalizzata, prevalentemente imperniata su disvalori fatti di mostri, di violenza, di eroi robotizzati, di pornografia, di nonsensi e di altri orrendi ingredienti.

È urgente intervenire sul piano pedagogico educativo, per salvare il cervello dei nostri bambini dal rullo compressore della nuova ipercultura globalizzata

 

Diceva Tagore1, il grande poeta indiano amico di Gandhi e Premio Nobel per la Letteratura 1913: "Non c’è nulla di più antico del bambino. Seguendo gli insegnamenti del tempo e dei luoghi, l’uomo si è trasformato: ma il bambino è tale e quale era centinaia di anni fa. La figura del bambino, immutabile e antica, emerge luminosa nella casa dell’uomo: egli è nuovo, tenero, ingenuo, delizioso come il primo giorno della sua comparsa. La ragione di questo eterno nascere e rinnovarsi è nella natura stessa del bambino, che è creazione della natura, mentre l’uomo adulto, molto spesso, è creatura delle sue mani".

Oggi purtroppo si assiste a una rapida e allarmante contaminazione di questo meraviglioso mondo infantile, naturale e antico, da parte della cultura multimediale globalizzata prevalentemente imperniata su disvalori fatti di mostri, di violenza, di eroi robotizzati, di pornografia, di nonsensi vari e di altri orrendi ingredienti.

Non si tratta di catastrofismo, ma di un forte richiamo all’urgenza di intervenire sul piano pedagogico educativo, per salvare il cervello dei nostri bambini dal rullo compressore della nuova ipercultura globalizzata che, calpestando la ricca diversità delle microculture, li sta omologando a modelli mentali, emozionali e comportamentali "innaturali". Siamo di fronte a un vero e proprio fenomeno di disagio mentale dell’infanzia. Lo dimostrano i recenti dati forniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: 20% di bambini con disturbi mentali nel 2000, con una previsione in rapida crescita che può arrivare a livelli del 40% entro il 2020, se non si interverrà in modo adeguato.

Puntare il dito contro i fatidici mass media-baby sitter, individuandoli come i principali responsabili del disastro, non è difficile e tra l’altro è profondamente giusto. Condividiamo in pieno l’opinione di un neurologo statunitense, Antonio Damasio2, che lancia una durissima accusa ai mezzi di comunicazione di massa in quanto "operano una degradazione del valore delle emozioni. Da un lato orientano verso disvalori e, dall’altro, producono desensibilizzazione, perché la violenza gratuita, artificiale e decontestualizzata, vissuta a distanza per mezzo della realtà virtuale, senza un coinvolgimento diretto circa le sue conseguenze reali (sangue, dolore, sofferenza, ecc.) abitua al cinismo della violenza." Sarebbe dunque auspicabile promuovere da parte degli educatori e della società civile sensibile a questo problema, una Campagna per una TV dei Bambini per i Bambini, nel quadro di un canale televisivo educativo, nel senso reale del termine, e dunque costruttivo in tutti i suoi interventi.

Fermarci ai mass-media, però, non basta. Rimane incompleto, infatti, il quadro delle responsabilità di questa "emergenza cervelli bambini"3, se non chiamiamo in causa anche la scuola e la famiglia, le quali completano il complesso triangolo del pluri-spazio educativo in cui si muovono i nostri bambini. Si tratta di un sistema socio-educativo divergente, che ondeggia tra repressione, permissivismo e trasgressione. E questa incoerenza disomogenea, che distrugge laddove qualcuno costruisce, è estremamente lesiva, in quanto impedisce la crescita sana e serena dei nostri bambini. Si tratta di una forma di educazione che rischia di accelerare il fenomeno della dissociazione mentale, che favorisce la schizofrenia sociale. La dimensione del problema la comprendiamo in tutta la sua reale drammaticità, ricordando quello che Stanley Greenspan4, psichiatra e psicoanalista statunitense, chiama l’ABC dell’educazione: attenzione, relazioni affettive intense, comunicazione. E questo ABC lo si deve modulare fin da quando il piccino è nel ventre materno, e continuare a praticarlo dopo e sempre, tenendo presente che l’architettura della mente, che è su basi emotive, si costruisce entro il periodo strategico dei primi 3 - 4 anni. Un bambino cresciuto secondo queste modalità relazionali si troverà ad averle interiorizzate così profondamente da riprodurle naturalmente nei propri rapporti sociali e, una volta genitore le riproporrà spontaneamente ai propri figli, i quali a loro volta faranno lo stesso con i propri figli, secondo la legge antropologica della mutuazione sociale dei comportamenti.

 

Ma ora veniamo alla domanda chiave: quanti bambini nel mondo usufruiscono di un ambiente socio-affettivo sintonico a queste indicazioni di base? Dal terzo e quarto mondo, risalendo fino al primo mondo supersviluppato e digitale, il quadro rimane sconcertante. La macroeconomia continua a non considerare il benessere psicofisico dei bambini e delle bambine un obiettivo prioritario, e così si assiste al dramma dei bambini che, nel sud del mondo sono deprivati dell’infanzia, per poter accedere a qualche briciola di sussistenza, e che, nel nord del mondo hanno tutto materialmente, ma ugualmente non sono felici.

Di fronte a questo allarmante S.O.S. bambini, come educatori siamo chiamati a rispondere con un cambiamento di paradigma che implica una strategia pedagogica scientifica per l’efficacia del metodo e umana negli obiettivi. Si tratta, in altre parole, di realizzare una rivoluzione pedagogica5, vale a dire un cambiamento rapido e radicale di mentalità che parta dal mondo dell’educazione (genitori, insegnanti, operatori sociali) e si estenda a macchia d’olio a tutta la società civile sensibile e cosciente. Parliamo di mondo educativo come fulcro di questa rivoluzione pedagogica, in quanto i genitori, gli insegnanti e gli operatori sociali dovrebbero essere quelli più sensibili a recepire la giustezza del nuovo paradigma sociale-economico-culturale-politico proposto: porre il bambino e la bambina nel centro del processo di costruzione di una nuova società dal volto umano e che sappia vivere in rispettosa armonia con la natura.

Il benessere di una società si misura in funzione del benessere psico-fisico dei bambini e delle bambine. Vogliamo chiarire che parliamo di bambino/a secondo la definizione della Convenzione internazionale dei diritti del bambino (da 0 a 18 anni), ONU 1989. Ed è senza dubbio un grande salto qualitativo sul piano del diritto internazionale che tale strumento parli di bambino/a come "soggetto con diritti" e non più puro oggetto di tutela, oltre che di "interesse superiore del bambino/a" come principio ispiratore delle politiche sociali ed educative. Tale principio ispiratore è stato poi successivamente ripreso dall’Unicef nella sua bellissima iniziativa internazionale dei Sindaci Difensori dell’Infanzia (documento sottoscritto a Dakar, Senegal 1992) che aveva per slogan "Prima di tutto i bambini".

Tutti siamo stati bambini o bambine, considerarli dunque come il parametro del cambiamento significa riferirci a un’entità ben riconoscibile nella sua pluralità di valori:

In merito alla nuova strategia educativa da adottare, la strada da percorrere ci viene indicata dai neuroscienziati che coralmente invitano a una svolta pedagogica urgente che permetta di armonizzare l’educazione alle nuove scoperte sui meccanismi di funzionamento del cervello.

 

Intelligenza emozionale

La novità rivoluzionaria che si è imposta negli ultimi trent’anni è rappresentata dall’aver dimostrato il ruolo emergente delle emozioni, da cui consegue che il nostro cervello è un cervello emotivo e la nostra intelligenza un’intelligenza emozionale. Facciamo alcuni significativi esempi che fanno profondamente riflettere chiunque:

1. Daniel Goleman6, lo psicologo statunitense che parla di "intelligenza emozionale", intesa come l’armonia tra pensiero ed emozioni, invita a realizzare con l’educazione un’alfabetizzazione emozionale e un’educazione all’empatia (riconoscere le emozioni proprie e altrui e calibrare la nostra azione, in funzione del raggiungimento di un salutare equilibrio emozionale).

2. Howard Gardner7, lo psicologo statunitense che ha sviluppato la teoria delle "intelligenze multiple", sostiene la necessità di una pedagogia della comprensione che implica l’esigenza di un cambiamento di paradigma nella formazione degli insegnanti.

3. Antonio Damasio8, è il neurologo statunitense di origine spagnola che ha elaborato il concetto del "marcatore somatico" (promemoria del comportamento basato sul corpo) e valorizza le emozioni in quanto sono la forza guida della razionalità, delle decisioni e della conoscenza. E, come abbiamo detto in precedenza, lancia una durissima accusa ai mezzi di comunicazione di massa per la loro opera di degradazione del valore delle emozioni.

4. Rita Levi Montalcini9, la neurologa italiana Premio Nobel della Medicina 1986, per aver scoperto il fattore di crescita delle cellule nervose, ci parla del cervello umano come "cervello emotivo" che in ogni momento deve scegliere tra costruzione e distruzione. La scienziata sostiene la necessità di un’educazione né permissiva né repressiva, cioè di un’educazione che, sulla base della motivazione all’apprendimento, aiuti all’uso costruttivo delle capacità mentali di ciascuno.

5. Leonid Ponomarev10, il noto fisico russo, lancia un appello perché l’educazione sviluppi in ogni bambino un artista scienziato o uno scienziato artista.

6. Stanley Greenspan11, lo psichiatra infantile, parla dell’"architettura emotiva della mente", intendendo che le emozioni sono la base stessa dell’architettura mentale. Egli evidenzia l’esistenza di un ABC dell’educazione composto di attenzione, relazioni affettive intense, comunicazione. Si tratta di un processo che i bambini dovrebbero apprendere naturalmente, nel momento stesso in cui ne fruiscono interagendo rispettosamente con gli adulti; sulla base di tale ABC educativo è possibile superare facilmente le tappe del normale sviluppo mentale, consistente in 6 livelli evolutivi da realizzarsi entro i quattro anni. Ma Greenspan sostiene che purtroppo non è così e ci fornisce un quadro sociale allarmante. Premesso che solo un adulto che ha superato con esito le sei tappe evolutive della mente, può aiutare un bambino/a a superarle, risulta che solamente il 30% - 40% dell’umanità raggiunge l’armonico sviluppo di queste tappe, a causa dell’influenza negativa dell’ambiente. Inoltre la società nel suo complesso continua a perpetuare modelli organizzativi incompatibili con uno sviluppo sano della mente, privando gli individui di una buona qualità delle emozioni e alimentando la violenza.

È necessario dunque che la società, a tutti i livelli organizzativi, diventi riflessiva (l’istanza della riflessione è l’ultimo livello evolutivo della mente che si dovrebbe acquisire entro i 4 anni). A tal fine essa deve rivedere le proprie priorità, e una di queste, naturalmente è l’educazione. Oltre al già citato ABC, un’educazione efficace deve saper sviluppare in ogni individuo il pensiero generativo, e per questo deve presentare ai bambini non solo informazioni da memorizzare, ma anche problemi da risolvere creativamente, sulla base della partecipazione motivazionale e degli esperimenti del pensiero.

Alla luce di queste stimolanti e allarmanti riflessioni, a cui aggiungiamo il dato che il cervello dei bambini già all’età di 13/14 anni è quasi praticamente strutturato, gli educatori non possono rimanere indifferenti.

I genitori e gli insegnanti hanno un compito molto delicato: nelle loro mani hanno il futuro della vita mentale dei bambini, attraverso la cura dello sviluppo dei vari processi cognitivi, ma soprattutto emozionali, vale a dire la capacità di vivere le proprie emozioni e i propri sentimenti in modo tale da sentire sempre una forte motivazione alla vita e all’agire sociale costruttivo.

È per questo che, nell’ambito della Rivoluzione Pedagogica, noi parliamo della necessità di sviluppare in tempi rapidi un intervento capillare sulla "didattica del cervello ed educazione per la Pace"12 da realizzarsi attraverso Progetti nelle Scuole elementari e Medie inferiori e superiori per fornire ai docenti e ai genitori, da un lato, gli strumenti conoscitivi sui meccanismi di funzionamento del cervello ― quello che noi chiamiamo la Didattica del cervello ― e , dall’altro, un’idonea Metodologia di Educazione per la Pace, i Diritti Umani e l’Ambiente per insegnare ai bambini/e ad avere un’attitudine mentale costruttiva e a utilizzare gli opportuni strumenti relazionali per un’effettiva prevenzione della violenza a ogni livello (famiglia, scuola, società).

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NOTE

1. Rabindranath Tagore, La luna crescente, Edizioni Sarva, Imola (Bo) 1991.

2. Antonio Damasio, L’errore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, Milano 1995.

3. Massimo De Santi e Giovanna Pagani, Il bambino e la Pace, ECP, Fiesole (Fi), 1992.

4. Stantey Greenspan, L’intelligenza del cuore. Le emozioni e lo sviluppo della mente, Mondadori, Milano,1997.

5. Massimo De Santi, Revoluciòn Pedagogica o Rezago Cultural, UNED, San Josè, Costa Rica, 1996.

6. Daniel Goleman, Intelligenza emotiva, Rizzoli, Milano 1996.

7. Howard Gardner, La nuova scienza della mente, Feltrinelli, Milano 1989.

8. Cfr. nota 2.

9. Rita Levi Montalcini, Elogio dell’imperfezione, Garzanti, Milano 1987; Rita Levi Montalcini, Il tuo futuro – I consigli di un Premio Nobel ai giovani, Garzanti, Milano – Italia, 1994.

10. Leonid Ponomarev, in Quest of the Quantum, "Mir Publishers", Moscow, 1973.

11. Cfr. nota 4.

12. Massimo De Santi e Giovanna Pagani Inteligencia Emocional y conciencia. Una didactica del cerebro, San Josè – Costa Rica, 1998.

 

* Comitato Internazionale di Educazione per la Pace, via delle Sedie 14, Livorno, tel./ fax 0586.802365, e-mai Max@Technet.it.

 

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