La politica dell’esserci

Sapere critico e dimensione pubblica

1. Noi dell’autoriforma gentile della scuola abbiamo in questi anni vissuto un’esperienza di riflessione comune, che ha cercato di dare voce e parole a ciò che di buono riuscivamo ad immettere nelle nostre scuole, nei rapporti fra colleghi e colleghe, con bambini e bambine, adolescenti.

È la scuola di ogni giorno che abbiamo tentato di nominare.

A partire da questa teoria di scuola (non sulla scuola) abbiamo cercato di leggere le trasformazioni da cui è stata attraversata in questi anni, restando "invisibile" nel suo cuore e nella sua realtà quotidiana allo sguardo di un riformismo neutro e tecnicizzante, ossessionato dalla misurazione e dal controllo, dalla riduzione dei processi ai prodotti e alle procedure, di stampo maschil-patriarcale.

2. È a partire da questa altra teoria di scuola che crediamo debba essere ripensato il sapere, connotato dalla ricchezza che la diversità degli sguardi di uomini e donne porta nella propria parzialità, come capacità di problematizzare contesti teorici, aprire identità, dar voce a punti di vista personali e alle differenti rappresentazioni del mondo. Come sapere critico.

Su questo vogliamo oggi riflettere.

Pensiamo che il lavoro docente abbia a che fare con questa ricerca e costruzione di sapere.

Questo lavoro diventa magistrale quando crea contesti di relazioni condivise in cui l’asimmetria e l’autorità fanno da leva, quando lavora sulla conoscenza come ricerca di senso, di sé e del mondo, come rappresentazione simbolica che interroga, revoca, mette in discussione, pone domande, indaga i fondamenti, quando intreccia conoscenza ed emozioni, cultura e vita valorizzando il tramite soggettivo di ogni ragazzo e ogni ragazza, nell’incontro di generi e generazioni diverse.

3. Questo sapere e questo lavoro sono tali - intrecciati con ricerca libertà desiderio conoscenza - in quanto si svolgono in uno spazio pubblico: non scambio di servizi a domanda, trasmissione di nozioni come istruzioni per l’uso, per prestazioni e consumi, ma tessuto aperto attraversato da storie e punti di vista diversi: da desideri e passioni gratuite.

Uno spazio pubblico che è il luogo in cui interrogare il sapere e se stessi, storicamente segnato dalla presenza di donne che vi portano l’attenzione e la cura delle relazioni ravvicinate, produttive di conoscenza e riproduttive della polis, fini a se stesse: cioè alla costruzione del mondo.

Il lavoro magistrale interroga questo sapere e abita questo spazio o non è. Altrimenti si riduce a separata struttura autoritaria o a funzione esecutiva impiegatizia.

4. Questa dimensione pubblica, in cui hanno preso corpo desideri di donne che si incontrano con nuovi desideri maschili, non riguarda ovviamente solo la scuola. Anzi, da Genova in poi sembra che la società, il mondo del lavoro e del non lavoro, le "professioni" e il volontariato, l’associazionismo e il consumo critico, abbiano preso la parola e si siano mostrati come autentico fare politica, costruzione di polis, tessuto di relazioni, professionali e insieme "umane".

La tragedia di New York, il ritorno della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti e mantenimento dell’ordine (norma dello stato d’eccezione, legittimato come lotta del Bene contro il Male) mostrano come sia ancora più necessario oggi sottrarre la politica agli eserciti e alle tradizionali rappresentanze, per restituirla alle relazioni sociali, alla creazione di dialogo, incontro, riconoscimento della diversità, a pratiche di conflitti non distruttivi.

5. Per andare avanti a riflettere e a cambiare le forma della politica, chiediamo la collaborazione di quante, all’interno di realtà politiche di donne, hanno esperienze e elaborazione, come le amiche delle "città vicine", le redazioni di riviste, le associazioni di giovani donne, i centri sparsi in tutta Italia. Chiediamo la collaborazione di tutti e tutte coloro che oggi nella scuola, nella sanità, nei posti di lavoro, nei quartieri, nei centri sociali e nei social forum, nel lavoro atipico e in quello cosiddetto "autonomo", costruiscono pensiero e tessuto relazionale e desiderano contribuire alla elaborazione di un sapere da condividere e di uno spazio pubblico da riempire di senso.

Con tutti e tutte costoro intendiamo incontrarci a Roma, per nominare questa politica, la gioia e la sofferenza dell’esserci da cui nasce, le possibilità e i conflitti che apre, la cura che richiede per rimanere nutrimento dell’esistenza collettiva.

 

 

Ci vediamo a Roma il 13 Aprile (dalle 15 alle 19) e il 14 Aprile (dalle 9,30 alle 14) alla facoltà di architettura della Terza Università, nell’aula Urbano VIII, via Madonna dei Monti 40, MM linea B - fermata Cavour

 

Quelli e quelle dell’autoriforma gentile della scuola