Un fantasma scomodissimo

Monica Andreucci

Quanti eravamo, lo scorso 19 maggio, su per i tornanti di Barbiana? E poi, ‘chi’ c’era (rappresentanze illustri, pezzi grossi della scuola, spie del Ministero…)? Né statistiche né pettegolezzi: di tutto il blabla fatto prima e dopo la marcia per Don Milani, le uniche parole che resteranno sono quelle che, a miliardi, ci si è scambiati tutti insieme –per davvero- appassionatamente.

Una manifestazione partita per caso ma accolta per amore nel segno di colui che, pur esiliato/umiliato/strumentalizzato, rappresenta ancora oggi l’ispirazione più alta per chi vuole "condurre fuori" sul serio. Niente slogan gridati né coreografie per le telecamere: serenità, piuttosto, incrocio di sguardi e di esperienze, riflessioni sul "ma come siamo messi!" e sul futuro, voltando lo sguardo ogni tanto per tentare di contarci …Davvero una maggioranza silenziosa, per la mulattiera di quel luogo irreale, una-chiesetta-due-cascine-un-microcamposanto, e polvere e fango e la sensazione che quell’uomo incredibile non sia mai morto del tutto.

Con la convinzione che non debba essere dimenticato, se almeno una parte del corpo insegnante (quella che riesce ad evitare di fare a cazzotti, più o meno metaforicamente, alle riunioni ‘connesse alla funzione docente’) crede nell’utilità sociale del proprio ruolo. Quanto questo voglia dire essere contro testardamente eppur civilmente lo si sentiva chiaramente là sul Mugello, mentre a metà percorso di quella che qualcuno bollerà come "una bella scampagnata e stop", nel fitto parlottìo di sottofondo era decifrabile un enorme, convinto <Sì, ci sto…I care>.