Dall’anno scolastico 2002-2003 ad oggi, sono stata "insegnante specialista di lingua francese" nella Scuola primaria a Pinerolo (TO).

 

La scorsa settimana il C.S.A. di Torino mi ha comunicato la soppressione del "posto di francese", assegnandomi, a decorrere dal prossimo 1° settembre, su " "posto comune" (cioè sulla classe). Pertanto, i 235 alunni che frequentano la scuola in cui insegno, continueranno a studiare l’inglese, ma, il prossimo anno scolastico, non impareranno più la lingua francese. La soppressione di questo posto rientra nel progetto del Ministro Siniscalco di "tagliare" i fondi per gli stipendi agl’insegnanti specialisti in lingua straniera che, col tempo, ritorneranno tutti ad insegnare nelle classi. E, visto che la Riforma Moratti stabilisce l’inglese quale lingua da insegnare nella scuola primaria, i primi insegnanti di lingua straniera ad essere penalizzati sono coloro che non insegnano tale lingua. Esprimo il mio disappunto per la scelta del Ministro Moratti di valorizzare l’insegnamento della sola lingua inglese a scapito delle altre e di non consentire più esperienze di "bilinguismo" in quelle aree geografiche italiane vicino a stati stranieri.

I motivi del mio dissenso sono i seguenti:

- Pinerolo si trova vicino alle Valli valdesi (Val Pellice, Valli Chisone e Germanasca), dove parecchie famiglie parlano francese.

- La città dista dalla Francia circa un’ora e 30 minuti per quanto riguarda la zona montana e circa 3 ore per la zona marina. La Francia è quindi un paese facilmente visitabile e sono possibili scambi culturali diretti.

- Pinerolo ha subito, dalla metà del 1500 ai primi del 1800, tre dominazioni francesi e la città conserva tuttora tracce dell’architettura militare di quella che era divenuta una delle più potenti piazzeforti d’Europa. Studiare "francese" a Pinerolo, significa pertanto poter anche svolgere un programma interdisciplinare con l’insegnante di storia e parlare la lingua dei nostri "antenati".

- Il francese ha tante assonanze fonetiche con il piemontese e, per questo, risulta "familiare" ai bambini nati e cresciuti in Piemonte: l’italiano ed il francese sono lingue sorelle. Per di più Francia e Italia, nelle nostre zone sono strettamente unite da antichissimi legami culturali.

- In città è alta la presenza di molti immigrati provenienti da paesi africani francofoni. Offrire agli alunni italiani che imparano il francese l’opportunità di immedesimarsi nella situazione dei compagni "stranieri", che devono imparare a parlare una lingua a loro sconosciuta, significa aiutarli a capire quali condizioni di disagio e difficoltà devono affrontare le persone che si vengono a trovare immerse in una nuova realtà linguistica. È un modo per creare "solidarietà", socializzazione e scambio culturale.

- Il francese è la lingua di un paese che si trova al quarto posto nel mondo per la potenza economica e che costituisce uno dei principali partner economici per l’Italia.

- Il francese è una lingua internazionale (parlato in 43 paesi sparsi sui 5 continenti), è la lingua della diplomazia, la lingua ufficiale e la lingua di lavoro di tutte le organizzazioni internazionali, nonché una delle due lingue dei Giochi Olimpici.

- La Francia è la prima destinazione turistica mondiale. Come l’Italia, viene considerata il paese del buon vivere, i due paesi sono universalmente apprezzati sia per le arti che per la cucina o per il vino.

- Il francese è la lingua del paese in cui sono nati i diritti umani.

- La vicinanza alla Francia consente a chi studia il francese, di usufruire delle università e delle "grandi scuole" francesi, che sono tra le meno costose al mondo ed in alcuni campi (matematica e scienze) tra le più apprezzate.

- Insegnare "francese" non significa solo insegnare a comprendere e a parlare la lingua, ma anche dare informazioni relative alla cultura, alla storia, alla geografia della Francia.

Nelle scuole secondarie di primo grado di Pinerolo inoltre, dallo scorso anno scolastico, si apprendono due lingue straniere, di cui una è il francese.

Perché allora non avviare, o consentire di continuare là dove è già in corso, l’esperienza di "bilinguismo" anche nella scuola primaria?

La mia esperienza mi conferma che più precocemente un bambino apprende una lingua straniera, più è facilitato ad assimilarla.

Oggi, chi possiede la conoscenza di più lingue straniere è avvantaggiato nel mondo del lavoro ed è "più ricco" culturalmente.

Auspico un forte ripensamento tra i "vertici" della scuola, sui rischi che comporta l’estinzione di un patrimonio culturale come quello rappresentato dall’insegnamento di una lingua straniera e mi auguro che la valorizzazione di insegnanti specialisti nell’insegnamento di tali lingue, per la cui formazione lo stato fino a pochi anni fa, ha investito denaro, venga ripresa in considerazione.

Paola Colombino