Agli e alle studenti, ai e alle docenti

LETTERA DALL’AUTORIFORMA GENTILE

 

Corso di studi accorciato, orario lavorativo aumentato, ossessione della valutazione, mano libera e finanziamenti alle scuole private, nessuna attenzione agli aspetti relazionali ed emotivi del fare scuola, affermazione della logica di mercato come unica, nessuna nominazione delle differenze, del loro valore, degli scambi necessari per creare convivenza…..

Ancora una volta scelte ministeriali unidirezionali vengono imposte dall’alto, abusando del proprio potere e riducendo la scuola a pedina di scambio utile a mantenere l’alleanza, non con la parte più nobile dei cattolici, ma con quella meno legata agli interessi pubblici della scuola, meno interessata al dialogo con le soggettività giovani e meno giovani, femminili e maschili, che dalla scuola cercano di parlare alla società tutta.

Negli ultimi 50 anni, dalle scuole periodicamente e ripetutamente si sono alzate voci che chiedevano cambiamenti in direzione di una società più giusta, che spostavano l’attenzione verso valori di collaborazione, di ascolto dei sentimenti e dei desideri, che ponevano la necessità di interrogare il sapere e le tradizioni a partire dalla soggettività di ognuno.

Noi siamo tra quelli che hanno fatto la scelta difficile di tener vive queste esigenze nell’impegno quotidiano, in un continuo confronto con studenti e colleghi\e, sapendo che avremmo perso l’alone eroico che accompagna i gesti eccezionali, sapendo che avremmo fatto i conti con le nostre stesse contraddizioni e limiti, sapendo che avremmo corso il rischio dell’invisibilità. Eppure sapendo che in questa scelta si giocava il superamento di un’impostazione tradizionale e patriarcale della politica: quella per cui puoi dire di tutto, tanto le parole sono separate dall’azione; l’azione che realizza le parole è rimandata ad un futuro utopistico, mentre il presente rimane il luogo della protesta e della critica, sempre più urlata.

Noi abbiamo voluto tenere insieme il qui e ora della possibilità e l’infinito del nostro desiderio.

Non avevamo e non abbiamo ideologie rassicuranti né nessuno che pensi al posto nostro. Ciò che è possibile e ciò che desideriamo possiamo scoprirlo solo con l’ascolto attento di noi stessi\e e di chi ci circonda.

Seguire la strada del proprio desiderio significa, lo abbiamo scoperto, sottrarsi alla tentazione di agire per contrapposizione all’altro, lasciandogli così nelle mani la misura delle cose. L’abbiamo cercata e la cerchiamo, questa misura, invece, in coloro che ci aiutano a capirlo, il nostro desiderio, a realizzarlo per quanto possibile, a non dimenticarlo, perché anche questo è il rischio.

E qui si gioca un senso nuovo della libertà.

Questa modo di far politica dà grandi soddisfazioni: trasforma il lavoro e lo studio in una passione che mette in gioco la propria vita, dà il piacere di introdurre cambiamenti, anche quelli apparentemente impossibili, permette di vedere gli altri, fa scoprire risorse e tesori dove sembrava che ci fosse solo noia, fa sentire vivi.

Alcuni di noi l’hanno chiamata politica esistenziale perché risponde a bisogni esistenziali, altri politica dell’esserci, perché fa sperimentare la gioia di esserci, esprimersi.

Nella piattaforma sulla scuola, che si sta elaborando in questo momento di lotta, noi vorremmo che fosse inserita questa proposta:

-costruiamo la possibilità, anche dopo i momenti di lotta, di vivere la vita scolastica mantenendo forte il desiderio di relazioni, di creatività, di saperi liberati e liberatori. Naturalmente questo non può essere chiesto a nessuno, ma ognuno\a può adoperarsi a realizzarlo.

Mentre diciamo no al disegno reazionario della Moratti e di Bertagna, facciamo vedere ciò a cui diciamo sì: diamogli esistenza pubblica. Facciamolo diventare l’asse intorno a cui si ripensa e si ricostruisce la scuola pubblica.

La questione dei saperi e della scuola è una questione che non può essere lasciata nelle mani di nessun governo. Deve assumersela la società tutta. Dobbiamo assumercela noi.

E’ questa la necessità che ci ha motivati.

alcuni docenti dell’autoriforma gentile della scuola

di Foggia

(Antonietta Lelario, Clelia Iuliani, Pia Marcolivio, Katia Ricci, Adele Longo, Anna Potito, Maria Grazia Maitilasso, Donata Glori, Ella Digaetano, Gian Piero Bernard, Fernando Lelario, Eugenio Gargiulo.)