Il 10 luglio la Corte Costituzionale si pronuncia sulla legittimità dei finanziamenti diretti alle scuole private. Il 18 novembre si vota in Emilia-Romagna per il futuro della scuola pubblica

 

Bruno Moretto*

 

In attesa del prossimo pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità dei finanziamenti diretti da parte della Regione Emilia-Romagna alle scuole materne private, nella nostra regione fervono i preparativi per lo svolgimento del referendum regionale contro la legge n. 10 del 1999 che ha esteso i finanziamenti a tutte le scuole private e introdotto la politica dei "buoni scuola".

Tale legge e la successiva legge nazionale di parità (n. 62/2000) hanno indicato la strada sulla quale hanno proceduto pesantemente i provvedimenti della Lombardia, del Veneto, della Liguria, del Friuli e del Piemonte, governati dal centro destra.
Il nuovo governo si appresta a dare il colpo definitivo per modificare le caratteristiche fondative del sistema scolastico delineato dalla nostra Costituzione.
L'alleanza Confindustria Gerarchia cattolica, rappresentata dal nuovo Governo, vuole riscrivere il patto costituzionale del 1948 per introdurre un sistema nel quale la scuola differenzi le proprie offerte educative in funzione delle condizioni sociali ed economiche. Chi oggi ha di più avrà ancora di più, chi già oggi fatica perché il proprio figlio possa raggiungere un elevato livello di istruzione lo vedrà relegato nel vecchio ghetto dell'apprendistato.
La generalizzazione degli interventi di sovvenzione a chi sceglie le scuole private ("buoni scuola") favorirà la creazione di un sistema sostanzialmente privatizzato, basato sull'esistenza di scuole cattoliche e musulmane, leghiste e meridionalizzate, per elites e per diseredati.
Tale sistema annuncia un tempo in cui non è la libertà di ciascuno ad essere esaltata, ma nel quale il riconoscimento reciproco è sostituito dall'esasperazione della propria identità, il confronto dalla distanza dall'altro.
La deriva liberista può essere arrestata dal referendum regionale dell'Emilia-Romagna.

60.000 cittadini hanno sottoscritto la richiesta di abrogazione delle parti della legge che finanziano direttamente (20 miliardi solo alle scuole materne private) e indirettamente (2 milioni a ciascuno alunno delle scuole private con un reddito famigliare sotto i 70 milioni lordi come rimborso delle rette) il sistema scolastico privato.

La posta in gioco è alta e alta è la determinazione dei Comitati Scuola e Costituzione, del PRC e della UIL, che hanno promosso il referendum, di giungere alla scadenza elettorale, per permettere l'espressione della volontà popolare su una questione che vede in gioco i diritti primari.

Solo con l'espressione diretta dei cittadini, che sono in larga maggioranza a favore della preminenza della scuola pubblica e contro i finanziamenti alle attività private, potremo invertire la tendenzaLa.

scadenza elettorale emiliano-romagnola assume quindi una valenza nazionale. Sarà importante che tutte le forze politiche e sociali che hanno consapevolezza della centralità del tema dell'istruzione nella società globalizzata partecipino attivamente alla campagna regionale.

Da parte nostra stiamo rimettendo in funzione la macchina organizzativa che ci ha già permesso di raggiungere lo straordinario risultato delle 60.000 firme autenticate e certificate. I 60.000 cittadini firmatari, il mondo della scuola, saranno i protagonisti della campagna che ci porterà al rilancio della funzione della scuola pubblica, come è già successo in California, in Michigan e nella Svizzera italiana.

Non accetteremo soluzioni truffa o tartufesche tese ad impedire l'esercizio della volontà popolare, consapevoli che solo un'inversione netta delle politiche sulla scuola può aprire una nuova fase politica, che si caratterizzi per una rinnovata attenzione ai diritti primari dei cittadini.

* Responsabile del Comitato promotore del referendum abrogativo della L. E.R. n. 10/99 (detta Rivola)