Reti di scuole

Rinaldo Rizzi

Un’iniziativa partita dal basso nel quadro di una maturazione dell’autonomia culturale e professionale

In occasione di un seminario attivato dal Gruppo Naz. MCE Informatica a Staranzano (GO) nel marzo del ’98 su "Da Gutemberg a Lumiere: nuove tecnologie, nuove pedagogie" si è costatata la presenza d’energie e volontà per dare corpo ad un’aggregazione intorno alla didattica delle nuove tecnologie di "cooperazione educativa" a dimensione regionale. Dopo vari incontri si è dato vita al "Gruppo reg. MCE Informatica e Telematica" del Friuli-Venezia Giulia. Si è iniziato così un percorso tuttora in itinere d’aggregazione, di progettazione e di ricerca azione nell’applicazione delle nuove tecnologie multimediali nella scuola di base.

Formulazione di un progetto

Si è dapprima steso un "Progetto regionale MCE di servizio tecnico e didattico diretto ed in rete telematica", presentato nel primo convegno su "Multimedialità e didattica", svolto nel maggio del ’99, e avviato -dopo prime difficoltà di rapporti- in collaborazione con l’IRRSAE, allora assente su tale ambito d’intervento. Parallelamente si è giunti in un’area politicamente più viva, il Monfalconese, alla formulazione di un progetto di "Comunità scolastica territoriale in rete telematica", che vedeva sottoscritto un "protocollo d’intesa" fra gli Istituti scolastici di base, le Amministrazioni comunali, la Provincia e il MCE (Movimento di Cooperazione Educativa). Si passava in tal modo da un primo confronto su esperienze didattiche singole, ad una proposta di servizio alle scuole (con corsi e consulenze sull’uso del computer in classe ed in laboratorio) per giungere ad un’iniziativa più complessiva d’incontro e di collaborazione a livello interistituzionale fra più soggetti nel quadro nuovo offerto dall’AUTONOMIA della Scuola. Obiettivo quest’ultimo non facile, come vedremo e come si può ovunque costatare, poiché, al di là delle tradizionali difficoltà istituzionali, si deve fare i conti con una storia culturale e professionale di scarsa capacità piuttosto generalizzata di "autonomia professionale" della categoria docente e dirigente scolastica, abituata a muoversi –al di là della buona volontà- in base a direttive ministeriali e in genere a curricoli didattici preconfezionati.

A supporto di quest’iniziativa il MCE regionale nel giugno del ’99 si è dato un proprio sito internet (www.mce-fimem.it), quando ancora il Movimento nazionale non aveva provveduto a dotarsi. Era, infatti, evidente che senza un proprio sito ed una propria maill list (mce-fvg@mce-fimem.it) il livello di comunicazione di una associazione pedagogica e professionale in movimento non sarebbe riuscita a costruire un’adeguata aggregazione, scambio e, quindi, a sviluppare movimento.

Come passare dal progetto al programma

La difficoltà che si poneva era come transitare dalla lievitazione delle esperienze personali e dal loro incontro e confronto ad un salto di qualità "politica", cioè passare dal progetto al programma in un rapporto fra movimento di base e azione istituzionale.

L’accordo con l’IRRSAE per un riconoscimento e sostegno all’iniziativa formativa e progettuale del MCE costituiva un fatto significativo che ha condotto ad una convenzione e alla costituzione nel 2000 di un "gruppo tecnico MCE-IRRSAE" e all’organizzazione in maggio del secondo convegno regionale su "Multimedialità e didattica". Ma il problema cruciale era come passare da un rapporto occasionale di contatto e di servizio con singole scuole tramite gli insegnanti impegnati con il MCE ad un’azione formalizzata e continua con l’istituzione scolastica. L’offerta di competenze costituiva certo una premessa discriminante ma non sufficiente per conquistare un certo numero significativo di dirigenze scolastiche ad un rapporto non con singoli ma con l’Associazione MCE in quanto tale.

A questo punto abbiamo incontrato l’interesse di un’impresa al progetto della messa in rete telematica delle scuole. La società INSIEL, del gruppo Telecom, che gestisce la rete civica della pressoché totalità dei Comuni del Friuli-Venezia Giulia oltre ad altri servizi pubblici (i sanitari in primo luogo, gli uffici regionali ed altre realtà extraregionali), si è mostrata interessata al lavoro che come MCE andavamo conducendo e si è giunti così alla definizione di una collaborazione. L’INSIEL cioè si è resa disponibile per fornire lo spazio non solo al sito MCE, che successivamente sarà distinto in nazionale e regionale (www.mce-fimem.it/fvg), ma, fatto decisivo, agli Istituti scolastici e alle scuole che nell’ambito del progetto regionale MCE intendevano darsi un proprio sito internet, oltre che fornire la posta elettronica a scuole e insegnanti.

È stato così possibile passare dalla formulazione e alla costituzione di una serie di <centri-polo telematici territoriali> e, attraverso questi Istituti scolastici, alla costruzione di una "Rete regionale di centri-polo". L’operazione è stata formalizzata attraverso la sottoscrizione di un "Protocollo-convenzione d’intesa MCE-Istituto scol." con una dozzina di scuole sparse sull’intera area regionale e ne è seguita la formazione di un Coordinamento pedagogico organizzativo regionale permanente composto dai rappresentanti degli <Istituti centro-polo> e dal MCE.

La difficile tessitura di reti scolastiche

Ogni Istituti centro-polo si è e si sta movendo in completa autonomia nell’opera di progressiva aggregazione in rete delle scuole del rispettivo territorio. Il tutto sta avvenendo su un piano di libera disponibilità. Scelta questa non solo dettata dalla necessità di un’azione che nasce dal basso ma anche dalla consapevolezza che solo dalle diversità scaturisce il confronto e la ricerca.

L’operazione non si è palesata facile: ci si scontra con indifferenze, inerzie, contrarietà il più spesso di dirigenti ma talora anche di collegi docenti che o non colgono l’opportunità o non intendono uscire dal proprio guscio di materia, di classe, di plesso e d’Istituto, preferendo cullarsi in un gestire e fare scuola in termini rituali e tradizionali, senza porre e porsi problemi sull’efficacia e sugli esiti della loro azione.

Lo sviluppo delle reti territoriali di scuole si sta realizzando in modo molto diversificato da zona a zona. Opera lenta e difficile, di conquista ad una dimensione culturale ed educativa del tutto nuova per la vecchia scuola dello Stato, abituata ad essere l’appendice isolata di una gerarchia amministrativa verticalizzata.

Anche là dove il capo d’Istituto e un gruppo di docenti si è dato da fare per mettere in piedi il sito del centro-polo e per raccogliere l’adesione delle scuole del proprio territorio la strada è apparsa dura da costruire: il più delle volte ci si è limitati a sommare i singoli link dei siti d’Istituto o ad offrire alle diverse scuole uno spazio web all’interno del sito territoriale. Una somma di singole vetrine con il loro POP, con qualche esperienza, con qualche dato informativo rappresentano certamente già un primo risultato, segno di una disponibilità ad esporsi in qualche modo ad un iniziale limitato confronto, ma è ancora troppo poco.

Del resto non è facile uscire dagli schemi tradizionali della programmazione di interclasse e di classe per ricercare temi comuni ed affrontare un lavoro a distanza che vada al di là dello scambio occasionale, del gemellaggio, della corrispondenza interpersonale e di classe. A queste pratiche non usuali e difficoltà va aggiunta la non diffusa familiarità a livello docente con l’utilizzazione delle nuove tecnologie nella didattica, aggravato dalla generalizzata non disponibilità di personale docente incaricato ad hoc per mettere insieme il materiale e renderlo redazionalmente idoneo alla sua pubblicazione sul sito. Spesso, quando questo avviene, il tutto è affidato al volontariato del singolo o nelle situazioni più avanzate ad un piccolo gruppo docente.

La dura strada dell’autonomia culturale

La strada dell’autonomia, quella docente in primo luogo oltre a quella dirigente, è un tracciato ancora in gran parte da perseguire. È un fatto culturale ancora prima che istituzionale e professionale. Certamente la attuale società dei consumi e della massificazione non aiuta a crescere sul versante della autonomia, della creatività, della progettualità. La scuola con la sua storia fatta di ritualità e trasmissività appare un luogo ancora più difficile nel quale far maturare la pratica e, dunque, la coscienza e la responsabilità dell’autonomia, anche se proprio ad essa dovrebbe essere deputato tale obiettivo formativo.

Lo sforzo che come MCE stiamo affrontando sta nel valorizzare quanto di positivo si sta realizzando, di organizzare occasioni di confronto e di ricerca-azione nella costruzione di "ambienti" agili per l’attivazione d’esperienze didattiche diffuse, di utilizzare la telematica come grande occasione di una didattica collaborativa e di una pratica di cooperazione educativa. A tal fine, oltre all’oramai consueto convegno annuale dei primi giorni di maggio, stiamo organizzando dei seminari regionali periodici d’incontro fra gli insegnanti più impegnati in quest’opera d’innovazione didattica e culturale.

Quello che possiamo trarre da questa nostra esperienza è che senza la costruzione di un tessuto di volontariato pedagogico, di soggettività attive che si misurano a scuola ma che contestualmente escono dal proprio ambito per collegarsi, confrontarsi e agire pedagogicamente, sia il livello dell’autonomia sia la qualità e la diffusione della didattica fondata sulla comunicazione avranno vita contraddittoria e stentata.