Il familismo nella scuola della Moratti

di Maria Mantello

In questi ultimi tempi si è tornato a parlare della Riforma della scuola, già varata con la legge delega n° 53 del 28 marzo 2003, che il Ministro Moratti sta mettendo in atto: il 19 feb. 2004 è stato emanato il Decreto legislativo n° 59, destinato alla scuola d’infanzia, elementare e media.

Da più parti sono stati denunciati i pericoli che questa riforma ha per lo smantellamento dello stesso sistema della formazione pubblica e per la fine del valore legale del titolo di studio. Noi li denunciammo prima della sua approvazione. E alla scuola, il 16 feb. 2002, a Roma, abbiamo dedicato un convegno dal significativo titolo: Scuola libera se statale.

In questa occasione, vogliamo tornare su un aspetto della Riforma, che si sta configurando per tutta la sua insidiosità nelle precisazioni del decreto appena promulgato.

Si tratta della definizione di "scuola dei valori", e del peso preponderante che famiglia e territorio avranno nel determinarla. Saranno, infatti, le espressioni delle "realtà locali" e "la famiglia in genere" –come indica la legge- a stabilire il pacchetto di valori, che la scuola dovrà fare propri, e a cui ogni disciplina d’insegnamento dovrà fare riferimento.

A memoria di tutti, è bene tener presente che la Scuola Statale Italiana è nata per sviluppare cittadini liberi e consapevoli, e quindi è chiamata a fornire strumenti di crescita culturali, che passano anche necessariamente attraverso il superamento di condizioni di svantaggio, comprese quelle di regressione dogmatica ambientale-familista. Adesso, con le nuove normative del Ministero dell’Istruzione, al contrario, c’è il pericolo di azzerare un’opera che l’ha contraddistinta e qualificata, dall’Unità ad oggi, nell’impegno pedagogico, laico e democratico, teso a favorire la promozione individuale verso lo sviluppo di conoscenze e la conquista di capacità analitico-critiche. Teso, dunque, a consentire l’accesso a quegli strumenti cognitivi, a quelle capacità di giudizio, che sole consentono a ciascuno, liberamente ed autonomamente, di scegliere l’uomo e la donna che vuole essere, nel rispetto reciproco della propria ed altrui individualità.

Nella riforma Moratti, al contrario, è richiesto al ragazzo di conformarsi ad modello ideologico prestabilito, di cui la scuola dovrebbe abbracciare e perseguire il "sistema di valori".

Non possiamo ignorare, allora, che con questa riforma si sta cercando di imporre un blocco reazionario, che contrasti l’emancipazione dei costumi e le rivendicazioni dal basso ad una vita economicamente e socialmente dignitosa. Un blocco reazionario, a cui è funzionale imbrigliare le coscienze dei giovani ai fini del mantenimento e della riproduzione degli apparati esistenti.

In questa prospettiva, a nostro avviso, va interpretato il continuo richiamo della Riforma e dei Decreti applicativi, ai valori morali-religiosi.

Si prospetta una "scuola d’identità", vestale di un patrimonio morale-religioso, dove –cito testualmente-: In particolare, i genitori, e più in generale la famiglia, a cui competono in modo primario e originario le responsabilità, anche per quanto concerne l’educazione all’affettività e alla sessualità (secondo il patrimonio dei propri valori umani e spirituali), devono essere coinvolti nella programmazione e nella verifica dei progetti educativi e didattici posti in essere dalla scuola (decreto legislativo n° 59, 19 feb. 2004).

Attualmente, i "Decreti Delegati" prevedono che le diverse componenti scolastiche, quindi anche i rappresentanti dei genitori, democraticamente eletti, formulino proposte ed esprimano le loro legittime istanze ed aspirazioni, in un sano e costruttivo rapporto dialogico con i docenti. Il ruolo di professionisti dell’istruzione e della formazione spetta agli insegnanti, che hanno la responsabilità del progetto pedagogico, nella sua formulazione, gestione e verifica. I ruoli sono chiari. E sappiamo bene, quanto nell’educazione chiarezza dei ruoli e delle responsabilità sia fondamentale. Con la Riforma questa chiarezza è minacciata, perché vengono stravolti demagogicamente e populisticamente compiti e ruoli, in un gioco pericoloso di "coinvolgimenti", che vincolerà pesantemente la progettazione educativa e didattica in funzione del patrimonio di valori umani e spirituali, che si vorrebbero eterni e immutabili, e su cui la famiglia è chiamata sacralmente a vigilare.

Il reiterato richiamo alla famiglia della Riforma è molto inquietante. A meno che non si elimini, infatti, il principio della patria potestà sui figli minori, non si può pensare che una pletora di soggetti familiari (fratelli?… nonni?… zii?) confluiscano tutti nella scuola per dire la propria. Evidentemente, quando nella Normativa si legge: più in generale la famiglia, si fa riferimento ad una idea, ad un modello di famiglia-genere-tipo, che sarebbe custode del patrimonio dei propri valori umani e spirituali. Anche qui valori-idea-modello-tipo, assoluti ed eterni. Ma più realisticamente coincidenti con quelli che si vogliono dominanti. Non a caso i soggetti chiamati a promuovere quella "formazione morale, religiosa e sociale" prevista dalla Legge delega sono ben individuati nel Decreto attuatuivo che recita: ...coerentemente con l’offerta formativa d’Istituto, la scuola … è chiamata a proporre, in accordo con le famiglie, scelte il più possibile condivise dagli altri soggetti educativi nell’extrascuola (enti locali, formazioni sociali, comunità religiose, volontariato, la società civile intera).

Attorno alla scuola, allora, il cerchio è ormai chiuso: l’autonomia non va a rafforzare la progettualità didattica dei docenti, come qualcuno ingenuamente forse aveva creduto, ma chi è più forte sul territorio, economicamente e politicamente, anche grazie alle erogazioni statali dell’otto per mille. Oggi saranno le famiglie legate al Vaticano, e, in un futuro poi non tanto lontano, quelle legate all’Islam.

E’ il principio del qualis pater talis filius, che continuerà a veicolare attraverso un "padre padrone padre eterno", che pretenderà per il "figlio" un DNA valoriale, controllato da un sistema scuola-famiglia-territorio vigilante e vigilato.

Ecco allora che nella scuola ci potrebbe essere la richiesta di eliminare dai programmi di studio tutti gli autori non allineati al "pensiero" famigliarmente e territorialmente dominante. Ma anche quella di allontanare "per incompatibilità ambientale" i docenti che si prenderanno ancora la briga di insegnare la libertà di coscienza e di pensiero.

Ci potrà essere l'obbligatorietà, sempre per salvaguardare "la primaria identità", di recitare preghiere, o di portare tutti la croce, o di indossare tutte il chador…. Ma si potrebbe anche chiedere, secondo il patrimonio dei propri valori umani e spirituali, un servizio medico che insieme alle vaccinazioni, pratichi le escissioni agli organi sessuali.

Anche questo potrebbe verificarsi, come del resto sta accadendo già in altri Paesi Europei, e che pertanto stanno cercando di garantire la libertà di ogni uomo e di ogni donna dalle costrizioni etnico-culturali, proprio rafforzando la laicità dello Stato. Perché compito della scuola di uno stato democratico, tanto più oggi dove nostalgie e rigurgiti dogmatici si stanno rinfocolando nel mondo e minano la civile convivenza democratica, è quello d’insegnare che ogni singolo fanciullo è sacro, non per la sua appartenenza identitaria, ma per tutte le potenzialità che potrà sviluppare, anche liberandosi dalle imposizioni di una famiglia-clan, che lo vorrebbe esentare dall'incomodo del libero pensiero, del confronto e del dialogo, e che per questo lo vuole a propria immagine e somiglianza, con la inevitabile conseguenza di educarlo a "fare guerra" a quanti non sono a lui identici.

In Italia, frattanto, la Scuola dell’educazione integrale della persona, –cito ancora testualmente il decreto n° 59 del 19 feb. 2004 - rinnova il proposito di promuovere processi formativi in quanto si preoccupa di adoperare il sapere (le conoscenze) e il fare (abilità) che è tenuta ad insegnare come occasioni per sviluppare armonicamente la personalità degli allievi in tutte le direzioni:etiche, religiose, sociali….

E di tutte queste direzioni, non ci si faccia illusioni, sarà quella religiosa ad avere sempre più peso, e il sapere e il fare ad essa sussidiari.

Ma lo Stato Italiano può consentire, che si debba insegnare in una prospettiva morale-confessionale? Può consentire, che ai ragazzi debba essere negato il diritto di sviluppare autonomamente le loro coscienze?

L’art. 3 della Costituzione italiana non prevede forse, che compito dello Stato è quello di favorire lo sviluppo di ciascun individuo, rimuovendo tutti gli ostacoli (condizionamenti familiari compresi)?

Lo Stato Italiano può consentire che agli insegnanti sia tolto il dovere - diritto di rendere partecipi gli studenti dei risultati dei loro studi, delle loro ricerche scientifiche e delle loro acquisizioni culturali?

Potrà accettare lo Stato, insomma, che la libertà d’insegnamento, conquista liberale e democratica venga eliminata, come accade già oggi nelle scuole private, comprese quelle finanziate dal denaro di tutti i cittadini italiani?

La nostra soluzione è nell’applicare e sviluppare la laicità sancita dalla Costituzione Repubblicana, e che non prevede affatto che lo Stato divenga il tutore del pur rispettabilissimo (se non imposto m a i) sistema di valori di una o più religioni.

Come scriveva Spinoza nel suo Trattato teologico-politico:

Il fine ultimo dello Stato non è di dominare, e nemmeno quello di opprimere gli uomini…al contrario, di liberare ciascun uomo dal timore…E’ fine dello Stato… far sì che possano far libero uso della ragione….

Quindi, il vero fine dello Stato è soltanto la libertà. (cap.XX)

 

Maria Mantello