Il simbolico è un’arma a doppio taglio

 

Andrea Bagni

 

Un giorno il ministro dell’istruzione dichiara che dobbiamo rimettere il crocefisso in tutti i luoghi pubblici, in particolare nelle scuole della repubblica (accanto all’immagine del Re, recita il regio decreto del 1924 cui si fa riferimento). Peraltro dopo avere già abbondantemente messo in croce gli insegnanti precari per tutta l’estate.

Il giorno dopo il presidente del consiglio – quello per il quale a scuola si devono imparare inglese informatica e impresa: santissima trinità, versione moderna della teologia di un tempo – dichiara che tutti gli italiani devono spendere di più e comprare comprare comprare, perché le cose vanno bene, i soldi ci sono e ci saranno. E poi lui dà del tu a Bush, che deve sembrargli come chiamare dio sul cellulare.

Il simbolico, come ha insegnato il femminismo, è discorso politico, luogo di una battaglia culturale, costruzione di un altro mondo, di altre relazioni e significati per le parole e per la vita.

Ma nel governo padano-pagano dell’accoglienza militare (in fondo al mare) del diverso, è piuttosto la fine del discorso religioso, la sua ossificazione, l’immagine ipocrita che afferma una proprietà al posto di una fede. E ne celebra l’assenza.

Magari fossero le aule luoghi dove davvero la religiosità – le religiosità – si potessero confrontare approfondire vivere, in pratiche di praticanti comunque "umani". Civili. Luoghi davvero sacri nel loro essere pubblici, costituzionali, aperti a fedeli e non fedeli - nessuno infedele. Nessuno e nessuna che si senta figlio di un dio minore (magari del popolo "deicida"). Forse questo sarebbe cristiano.

Da noi chi è religioso (e rivendica la sua tradizione come storia, fede, visione del mondo: non miseramente associata al potere come padrona-in-casa-sua) mi piace pensare si senta sgomento di fronte a tanta mancanza di anima di questi religiosi ricchi, profeti del denaro.

La signora Moratti forse dovrebbe sviluppare fino in fondo il messaggio ecumenico del suo presidente, e mettere i crocefissi (oltre che nelle classi, accanto ai poster Saranno Famosi) anche nei supermercati, fra gli scaffali da promuovere o proprio sopra le casse. Per fidelizzare i clienti.

Quelli sono i loro santuari.

Diverso dalla loro sottocultura è soprattutto chi non può comprare: insolvibile, inaffidabile, pericoloso. Povero cristo.