Meglio soli...

Pier Vina *

Vizi e virtù della collegialità

Ogni insegnante ha un suo stile didattico, frutto di una personalità, un'esperienza e una preparazione particolare, a scuola interagisce con colleghi che possiedono modalità di operare diverse dalla sua, di qui nascono i problemi tecnici della interazione tra docenti, a livello professionale.

Risotto + computer = abbiocco

Purtroppo (o fortunatamente) in classe oltre alle capacità tecniche i professori, portano anche i loro corpi ed i loro caratteri, (non sempre concilianti), è quasi inevitabile quindi che si creino antipatie e simpatie, con i conseguenti gruppi o gruppetti di persone più o meno in antagonismo. Avevo pensato di tratteggiare alcuni atteggiamenti abituali dei docenti ponendo l'accento sulle nostre cattive abitudini, che possono rendere disagevoli i rapporti tra colleghi, cercando di sorridere, magari a denti stretti, di quegli aspetti non propriamente positivi del nostro modo di stare in classe, sgombrando il campo da ogni pretesa di perfezione. In ciascuno di noi infatti esiste una parte, più o meno grande, che non ci garba troppo, chi non ne trovi in sé, provi a controllare allo specchio se per caso non possieda un'aureola intorno al capo, nel caso non la scorga, cerchi di ammettere, con più umiltà, i propri difetti. Purtroppo una sera ho mangiato troppo risotto e mentre stavo tentando di mettere per scritto qualche idea, mi sono addormentato sulla tastiera del computer. La cosa potrà anche, giustamente, non interessarvi, ma ve ne parlo perché nel sonno, ho avuto un incubo ed al mio risveglio ho trovato scritto sullo schermo quanto sto per raccontarvi, evidentemente si è trattato di un rarissimo caso di scrittura onirica, di cui è responsabile unicamente il mio inconscio e sul cui contenuto declino, di conseguenza, qualsiasi responsabilità.

Sogno di una notte di fine inverno

Mi trovavo in un edificio scolastico e percorrevo un lungo corridoio su cui si affacciavano molte aule, abitate da creature fantastiche; guardando meglio mi accorsi che non si trattava di individui in carne ed ossa, ma di statue di cera o di esemplari impagliati di specie rare.

Accompagnato da un custode in camice nero, (che mi ricordava Igor l'inserviente di Frankestein) iniziai a sbirciare nelle stanze... Vidi la raffigurazione dell'ormai quasi estinto Idealista ciecus, uno strano animale dall'espressione sognante e dal naso grandissimo ed ammaccato, Igor mi spiegò che le lesioni nasali erano dovute al fatto di non essere dotato di vista, per cui erano frequentissime le sue nasate contro quegli aspetti, da lui non considerati, della realtà. Il custode mi disse che una volta convinto della bontà del modello didattico propostogli, continuava ad applicarlo, benché fosse evidente l'impossibilità di attuarlo, rischiando continuamente di cadere nel ridicolo. Era solito proporre soluzioni palesemente inattuabili, tenendo conto soltanto del modello teorico e non degli alunni su cui lo intendeva applicare. Di ritorno da ogni corso di aggiornamento era radioso e portava con sé un mare di idee e di progetti mega galattici che tentava diligentemente di applicare, con risultati a volte discutibili; non gli balenava minimamente il dubbio che l'allestimento di un modello di sonda interplanetaria o una ricerca sui testi originari dei poeti Turkrmeni del XII secolo fossero delle chimere difficilmente attuabili. "Se qualcuno l'ha fatto perché non posso farlo anch'io?" Andava ripetendo agli scettici, perdendo un mare di tempo in occupazioni con minime ricadute pratiche. Di fronte ai risultati, non brillantissimi, si trincerava dietro la povertà di mezzi a sua disposizione, o negava l'evidenza ostinandosi a lodare ai colleghi il prodigio da lui realizzato, anche se ai più pareva un incrocio tra una fotocopiatrice ed un frullatore o se i versi decantati ricordavano molto il miagolio dei gatti in amore. Lavorava molto, ma non avendo in mente dei progetti realizzabili, finiva per disperdersi in mille rivoli senza arrivare da nessuna parte. Amava i "progetti pilota", ma nell'attuarli ricordava la guida di un alcolizzato, un continuo procedere a zig zag senza capo né coda, un susseguirsi ed affastellarsi di iniziative inconcludenti. Per questi motivi è in gravissimo rischio di estinzione e si sta studiando una legge regionale per difendere i pochi superstiti dall'effetto nefasto delle loro stesse iniziative, in questa specie è infatti altissima la percentuale di suicidi professionali, (leggi burn out) verso la fine della carriera.

Il Menefreghista lungimirantis

Appiccicato a lui, come una remora allo squalo, vi era un Menefreghista lungimirantis, munito di grandi occhi e di un apparato succhiatore sviluppatissimo, ritratto nel gesto di succhiargli i progetti dal collo, egli non è assolutamente entusiasta delle idee della vittima ma vede benissimo quali vantaggi può trame: apparire impegnato mentre in realtà è l'altro a lavorare. Per questo motivo sfrutta il narcisismo altrui; l'Idealista ciecus, felice di aver finalmente qualcuno che apprezza il suo operato, se ne sobbarca tutti gli oneri lasciandogli soltanto la condivisione dell'eventuale gloria, o la possibilità di dire: "qualcosa ho fatto". Purtroppo anche per questa specie si va profilando un rischio di estinzione, non per scarsa riproduzione, è specie abbastanza prolifica, ma per mancanza di cibo: gli è infatti sempre più difficile trovare un Idealista ciecus, di cui cibarsi.

Il Pessimista scetticus

Dall'angolo opposto della sala un esemplare molto realistico di Pessimista scetticus, volgeva lo sguardo disincantato al cielo dondolando la testa, (semovente), al minimo refolo di vento, questo era il modo di esprimere il suo costante profondo dissenso sulle iniziative altrui, (secondo lui destinate invariabilmente all'insuccesso); ogni proposta d'aggiornamento per lui era un'inutile perdita di tempo: "ciò che vi si dice è vano ed inapplicabile", (a volte è anche vero ma non sempre), tutto, per lui, andrà sempre peggio, tanto vale non illudersi. Il suo commento tipico sui corsi d'aggiornamento era: "ci vado ma non ci credo!"; è purtroppo una specie in rapida espansione, (anche se Igor mi disse che non era una specie molto longeva perché dopo un migliaio di scuotimenti, la loro testa si staccava dal collo e rotolava al suolo), che sta occupando la nicchia ecologica lasciata libera dalla diminuzione di Idealisti e non si vedono al momento segni di inversione di tendenza nella sua proliferazione tumultuosa. Si sta tentando di contrastarla con la lotta biologica basata sull'introduzione nel suo territorio di esemplari di Pragmaticus disincantatus, una specie mutante di recente introduzione, nata casualmente in laboratorio da un incrocio tra esemplari di Idealista ciecus e di Menefreghista lungimirantis. Essa è caratterizzata da piedi ed occhi estremamente grandi; i primi la rendono molto stabile emotivamente e la tengono saldamente legata al suolo, impedendole inutili voli pindarici, la vista particolarmente acuta le permette di aggirarsi agevolmente anche tra le più fitte nebulosità della didattica, cogliendo l'essenzialità dei problemi e ignorando il ciarpame che ministri più o meno sprovveduti le mettono sul cammino nel tentativo di farla cadere. Ottenerla è stato molto difficile, finora gli incroci tra le suddette specie avevano quasi sempre dato origine a esemplari di Menefreghista ciecus varietas Capite caudaque-privi (volgarmente detti "Gente senza capo né coda"), una varietà mostruosa, che dimostrava una capacità riproduttiva estrema moltiplicandosi per invasione dei cervelli dei colleghi e degli alunni, che dopo breve tempo tentavano di imitare i loro comportamenti pigri ed assolutamente afinalistici, quali aggirarsi nelle aule tristi ed assonnati intenti soltanto a far passare il tempo in attesa del suono del campanello. Data l'estrema infettività dimostrata se ne è reso necessaria la soppressione ed addirittura si è fatto ricorso alla damnatio memoriae tentando di cancellarne tutte le immagini esistenti. Si favoleggia che in una sala del museo, rigorosamente vietata al pubblico, se ne conservi ancora un esemplare impagliato ritratto nel gesto di sbadigliare controllando l'orologio, (secondo una leggenda metropolitana sarebbe un soggetto vivo ma talmente immobile che non si distingue dagli altri esemplari imbalsamati). La mia guida mi informò che alcuni ricercatori americani si vantavano di aver ottenuto, sempre con l'incrocio suddetto, un esemplare di Idealista lungimirantis, (una sorta di Madre Teresa col Q.I. di Einstein), di cui si conserva soltanto una foto, scattatagli subito dopo avergli comunicato la sua futura professione, (insegnante in una scuola dell'obbligo italiana) prima che fuggisse inorridito tra le montagne del Tibet dove pare viva travestito da Yeti. Lo sguardo terrorizzato ed i capelli ritti del mal capitato erano veramente terrificanti e mi risvegliai di soprassalto; per fortuna avevo soltanto sognato!...

* Medico psicoterapeuta