MA COS'E' QUESTA SPERIMENTAZIONE?

 

 

PINO PATRONCINI Cgil Scuola

 

Al ritorno dalle vacanze i docenti, non senza sorpresa, si sono trovati investiti dalla responsabilità di dover decidere su due piedi se aderire o meno alla sperimentazione della riforma ministeriale

 

Il progetto opera sostanzialmente su due settori: la scuola primaria e la secondaria superiore, in particolare l'istruzione professionale.

 

Nella scuola primaria la cosa consiste nell'anticipare l'ingresso degli alunni all'età di due anni e mezzo nella materna e a cinque e mezzo nell'elementare e, nei primi due anni di quest'ultima, nella sostituzione del cosiddetto team docente (per lo più 3 insegnanti su 2 classi) con la prevalenza di uno dei maestri per le discipline fondamentali e l'utilizzo degli altri come gregari per insegnamenti di contorno. E' indubbio che così scuola materna modifica il suo ruolo educativo in direzione di un ruolo più assistenziale. Ed anche modello educativo della riforma elementare del 1985 risulta stravolto dalla messa in discussione della pari dignità delle discipline e dei docenti a cui si aggiunge la possibile fine o la residualità dell'apertura pomeridiana delle scuole. Se si vedono nel loro insieme queste operazioni sono gravide di conseguenze sia sul piano pedagogico sia su quello del rapporto di lavoro perché prefigurano fin dalla prima infanzia un modello disarticolato di apprendimento con una gerarchia di ruoli tra discipline e docenti, a cui non può non corrispondere poi una diversa relazione tra le varie figure docenti dentro la scuola elementare e tra questi e quelli degli altri ordini di scuola. E' una scelta che alla lunga contraddice la tendenza ad una progressiva omologazione, anche contrattuale e salariale, del corpo docente italiano, di cui la laurea oggi richiesta anche per l'insegnamento primario, rappresenta un passaggio necessario, dovuto e pieno di significati tanto reali quanto simbolici.

 

Anche nella scuola secondaria il senso della sperimentazione è la disarticolazione del sistema, prevedendo di fatto un nuovo canale di assolvimento dell'obbligo scolastico. L'obbligo scolastico a 15 anni, a fatica raggiunto quando nel resto d'Europa è mediamente a 16, viene in sostanza aggirato con la possibilità, al termine della scuola media, di iscrivere gli alunni, naturalmente quelli più deboli e problematici, non al primo anno di scuola superiore ma a una formazione professionale, che inevitabilmente, a sua volta, viene chiamata a svolgere un ruolo simile al vecchio avviamento. A tale scopo, durante l'estate, il Ministero ha siglato convenzioni con sei regioni, tutte governate dalla Casa delle Libertà, e con la provincia di Trento ( la quale però ha già detto che quest’anno non partirà), che sotto la veste dell'integrazione mirano in realtà a consentire tale aggiramento dell'obbligo scolastico. Quando addirittura non lo enfatizzano come nel caso degli enti lombardi di formazione professionale, aderenti alla convenzione, che del "non andare a scuola" ne fanno un elemento di propaganda. Il tutto nella prospettiva dichiarata di istituire un canale professionale separato dal resto del sistema scolastico in cui indirizzare gli alunni più deboli culturalmente, che però, è bene ricordarlo, sono sempre quelli provenienti dalle famiglie più povere.

 

Asili infantili, insegnamenti ( e insegnanti) sussidiari e complementari, avviamento professionale sono esperienze ben note a chi è andato a scuola negli anni cinquanta e sessanta. E' dunque un ritorno al passato quello che si vuole sperimentare?

 

Non sono previste risorse aggiuntive né in termini di finanziamento né in termini di personale. Il "kit" della sperimentazione è bell'e pronto: niente adesioni parziali, prendere o lasciare! E il tutto dovrebbe essere deciso dai collegi dei docenti nel breve lasso di tempo che corre tra il rientro dalle ferie e l'inizio delle lezioni?

 

Il Ministro dice che nel corso dell'estate un migliaio di scuole avrebbe aderito. Ma avranno aderito tutt'al più i capi di istituto perché di collegi docenti, e ad essi compete la decisione, durante le ferie non se ne sono visti mai, tanto meno quest'anno! E comunque non più di due circoli didattici per provincia potranno aderire, perché così ha deciso il Governo, per problemi di buco nella spesa pubblica. Non è allora che si vuole mettere i docenti davanti a una decisione già presa per aggirare una mancanza di consenso che, per diversi motivi, lambisce persino la compagine ministeriale?

 

A simili operazioni è scontata l'opposizione della Cgil Scuola, ma il malessere emerge dalla stragrande maggioranza dei docenti sorpresi al rientro delle vacanze, dai loro collegi riuniti in questi giorni e da un Consiglio nazionale della pubblica istruzione, riunito a discuterne ma che il Ministro in televisione ha già definito, con sufficienza, "octroyée" .