Il 14 febbraio scorso, la Camera dei deputati ha approvato il disegno di Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. L'approvazione di questa legge pone l'Italia tra i primi paesi che hanno affrontato il problema, ma a noi sembra, comunque, tardivamente. Nella legge si stabilisce che entro 60 giorni dovrà essere indicato il limite del valore di attenzione cioè del valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, che non deve essere superato negli ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze prolungate. Tra i comitati di cittadini che hanno contribuito a porre la questione dell’elettrosmog nell’agenda parlamentare anche molti coordinamenti formati da insegnanti, studenti e dai loro genitori, cinvinti che la scuola debba essere un ambiente modello e che i soggetti più a rischio siano i bambini esposti ad emissioni prolungate nel tempo. L’auspicio è che nell’elaborazione dei piani di risanamento sia data alle scuole priorità di intervento. Riportiamo la festosa esperienza di difesa dell’ambiente scuola alle elementari Fortuzzi di Bologna.

 

Via la cabina, vogliamo la piscina!

Gianluca Gabrielli Una scuola aperta al territorio, che spesso viene sventolata da politici ambiziosi di sottomettere la funzionalità della scuola alle compatibilità del mercato, questa volta ha preso corpo al contrario, catalizzando l'incontro dei soggetti che non credono che l'interesse economico sia l'unico principio capace di guidare le scelte urbanistiche. Circa mille persone travestite e truccate si sono trovate in piazza Maggiore, a Bologna, con tamburi di latta e maracas per dire no alla costruzione di una cabina Enel di trasformazione ad alto voltaggio a 10 metri dall’edificio scolastico delle elementari Fortuzzi

La scuola elementare Fortuzzi di Bologna sorge all'interno della maggiore area verde della città: i Giardini Margherita. Fu edificata in contemporanea con la Prima Guerra Mondiale dalla giunta rossa di Zanardi espressamente come scuola all'aperto per bambini gracili. Gli ampi spazi verdi a disposizione e l'esposizione al sole dovevano garantire quella profilassi necessaria a diminuire i rischi di tubercolosi e la permanenza per otto ore garantiva la cura dell'igiene e della refezione a bambini che vivevano in condizioni disagiate. Lungo il secolo ovviamente queste finalità specifiche hanno lasciato il posto ad altre caratterizzazioni; in special modo, con l'emergere della coscienza ecologista e con la crescita dell'inquinamento, la scuola a tempo pieno immersa nel verde è divenuta involontariamente un modello ideale di vivibilità e di didattica a contatto con la natura.

Due anni or sono è stato aperto un cantiere a dieci metri dal cancello della scuola e si è appreso che l'oggetto da costruire era una cabina Enel di trasformazione ad alto voltaggio. L'idea che quella concessione avesse completamente ignorato l'esistenza della scuola è stata l'unica ipotesi che ci è venuta alla mente: "Ma come? All'interno dei Giardini Margherita? A ridosso di una scuola a tempo pieno?" Ovviamente la preoccupazione di genitori e personale della scuola era legata alle emissioni elettromagnetiche che un impianto di quelle dimensioni (un edificio interrato di 4 piani) avrebbe comportato. Progressivamente quindi è iniziata una mobilitazione che nel tempo è cresciuta in consapevolezza e determinazione.

La concessione per la costruzione della cabina di trasformazione era stata data dalla giunta di centrosinistra guidata da Vitali nei primi anni '90. Quando, con l'inizio dei lavori, sono iniziate le proteste a capo della città c'era già la nuova giunta di centrodestra di Guazzaloca. All'inizio del 2000 il Tar su richiesta di un gruppo di abitanti del quartiere ha bloccato i lavori e i genitori della scuola, con l'appoggio dell'istituzione scolastica (Consiglio di Circolo e dirigenza) hanno cominciato la lunga serie di audizioni in Comune per comunicare il disagio e presentare dati sulla pericolosità dell'impianto, sulla mancanza di studi certi per determinare i livelli di pericolosità dell'elettromagnetismo, sulla condanna che avrebbe rappresentato per la vita della scuola una nuova concessione all'Enel per la costruzione della cabina. Purtroppo la Giunta non ha mai pensato seriamente di prendere in considerazione lo spostamento dei lavori in un'area vicina che di qui a poco sarà acquisita dal Comune e che potrebbe evitare ogni dilemma sulla salute dei cittadini. Nel novembre scorso il Consiglio Comunale ha così votato una nuova delibera permettendo all'Enel di riprendere i lavori, mentre i consiglieri di maggioranza cominciavano a parlare di spostamento della scuola a lavori conclusi.

Gli studi sulla pericolosità delle emissioni elettromagnetiche non sono a tutt'oggi in grado di fornire risposte definitive. I ricercatori sono divisi, soprattutto nella determinazione di quale livello di emissioni possa risultare pericoloso per la salute. Una cosa però unifica le opinioni delle diverse scuole di pensiero: i soggetti a maggior rischio sono i bambini esposti ad emissioni prolungate nel tempo. Questa è anche la ragione per cui le normative che faticosamente si fanno strada prescrivono puntualmente la distanza minima dalle scuole che questi impianti devono rispettare. Il principio di precauzione quindi andrebbe rispettato almeno in questa direzione… E invece questo impianto sta sorgendo a dieci metri da una scuola elementare, dove i bambini vivono per 5 anni dalle otto alle 11 ore al giorno (contando il pre e post scuola).

A questo punto la nostra lotta di resistenza ha imboccato due strade diverse e parallele. Da una parte un gruppo di rappresentanti dei genitori ha iniziato a raccogliere contributi per un nuovo ricorso al Tar e in breve tempo la somma necessaria è stata raggiunta: segno che ormai la maggioranza dei genitori considerava giusto impegnarsi in prima persona per la difesa di una scuola pubblica che veniva sentita come la loro. Nello stesso momento anche gli insegnanti hanno pensato che fosse necessario mobilitarsi e mobilitare insieme i numerosi soggetti che costituiscono la dimensione allargata della scuola pubblica: dai genitori ai bambini, dagli insegnanti delle aule didattiche del territorio agli ex alunni, dal personale di segreteria alle altre scuole della città e alle associazioni ambientaliste. La scommessa era che il caso si presentasse così semplice ed emblematico che sarebbe stato possibile mobilitare attorno ad esso anche semplici cittadini, tanto da trasformarlo - per un giorno - in una battaglia simbolica per una città più vivibile e pulita.

Per questo il Coordinamento insegnanti ha indetto una manifestazione pubblica cittadina contro la costruzione della cabina e in difesa della scuola. Nel volantino di indizione si legge che "nonostante la viva preoccupazione la manifestazione avrà carattere festoso, circense, colorato". In pratica la scelta era di non escludere i bambini dall'iniziativa, ma al contrario di coinvolgerli in prima persona, per una battaglia che non era loro estranea. C'è chi sostiene che i bambini non debbano essere coinvolti in questioni come queste… ma di solito chi sostiene ciò ha una considerazione dei bambini e delle loro facoltà intellettuali estremamente riduttiva. Negli ultimi tempi sempre più spesso gli alunni facevano domande sui pericoli che l'elettromagnetismo avrebbe rappresentato. I bambini delle prime impegnavano in lunghe discussioni sul destino che li attendeva se fosse stata spostata la loro scuola: "Ci divideranno dai compagni? Cambieremo le maestre? Potremo portare con noi le piante di fagioli e la lavagna?". Tenerli al di fuori significava fingere la loro estraneità.

Così come collegio dei docenti abbiamo scelto all'unanimità di integrare il POF potenziando l'educazione ambientale con ampliamenti sull'inquinamento elettromagnetico. Parallelamente ci siamo impegnati, con l'aiuto dei genitori, a preparare la manifestazione anche a scuola, sfruttando gli spazi di musica e di lingua.

La scommessa è riuscita. Circa mille persone (bambini e adulti) si sono trovati in piazza Maggiore con tamburi di latta e maracas fatte di bottigliette di plastica e riso. Molti partecipanti erano truccati e molti bambini travestiti. La banda Roncati e altri teatranti e animatori hanno aderito all'iniziativa e hanno contribuito a potenziare il tono di festa che la manifestazione ha voluto avere. Per oltre tre ore lungo le vie della città e fino alla scuola abbiamo gridato a squarciagola le canzoni inventate in classe per esorcizzare il timore di doverci trasferire da un mese all'altro: "Via la cabina, vogliamo la piscina!", "Lo sai che le Fortuzzi son alte alte alte e tu sei una cabina e te ne devi andar" e così via…

L'immagine di una scuola aperta al territorio, che spesso viene sventolata da politici ambiziosi di sottomettere la funzionalità della scuola alle compatibilità del mercato, questa volta ha preso corpo al contrario, catalizzando l'incontro dei soggetti che non credono che l'interesse economico sia l'unico principio capace di guidare le scelte urbanistiche.

Adesso attendiamo il Tar e pensiamo alle prossime iniziative per non disperdere i fili di solidarietà e consapevolezza che ci sono cresciuti attorno. Sperando che la nostra iniziativa possa essere vissuta come un esempio incoraggiante anche per altri e con come un'iniziativa corporativa e localista…