Lo sciopero delle merendine

Monica Andreucci

"Non gettate le cartacce per terra"… I disperati tentativi di fare educazione civica si coagulano spesso durante la ricreazione, pizzicando non sempre (anzi, quasi mai) i colpevoli. "Ma non è mia" :invariata la risposta che si beccano, parrucconi/ conservatori (una volta si diceva matusa) gli inss. in turno di sorveglianza. A quel punto gioca la presenza di spirito, perché il pargolo, assai scocciato per esser stato — seppur cortesemente — richiamato, ritrova un barlume di ragione quando si sente ribattere: "Quella roba non è detto che sia tua, ma il corridoio/ cortile dove siamo è anche tuo".

Formare dei consumatori non passivi è operazione socialmente utile che non può escludere la scuola, tanto più se dell’obbligo; visto che "ufficialmente" gli spazi didattici mancano, l’unica è tentare con il richiamo personale caso per caso, e l’esempio. Certo, certo, questa gioventù si sa che dei buoni esempi non sa che farsene, ma se fosse assolutamente così esisterebbe la parte più nobile dei "No Glob"?

Con questa consolante consapevolezza, si può pensare come provare a scardinare le brutte abitudini.

 

Da obesi a ben nutriti

In moltissime scuole sono consolidate interessanti esperienze di educazione alimentare, sia in forma disciplinare che trasversale, supportate in più occasioni da consulenze esterne sia private (chi può…) che pubbliche. Basta farsi un giro per "www", anche solo una passeggiatina elettronica e trovare ottimi spunti e riferimenti.

D’altro canto, che qualcosa si debba fare lo dimostra la diffusa mulinobianchizzazione osservabile proprio negli incarti residui svolazzanti dopo l’intervallo. Già, le famigerate merendine e le ‘patatine’, tanto comode da infilare, a mo' di supposta, negli zainetti ed altrettanto comode da ingurgitare.

Allora, adulti antiglobal o semplicemente attenti alla salute minorenne, guardiamo in faccia alla realtà e perlomeno cerchiamo di informarci sui generi alimentari più usati, non solo sotto l’aspetto nutrizionale. Qualcosa, nei comportamenti e nei discorsi, prima o poi trapelerà.

Beppe Grillo tiene a ricordare, nelle sue sparate, quanto i signori cui affidiamo i succhi gastrici siano spesso in società o cointeresse con altri signori dalle attività mica sempre cristalline. È il principio del Commercio equo e solidale, insomma, per cui pur pagando le merci qualche cosina di più c’è la garanzia di rispetto alle esigenze di sopravvivenza dei produttori. Il conto della spesa, comunque, seppur maggiorato può venire abbondantemente recuperato con un utilizzo più sano del cibo, riducendone insomma appena di poco le quantità.

Qui viene l’argomento forse migliore in tema di consumo intelligente: parliamo di ciccia. Sì, insomma, grasso, adipe, rotolini vari: i ragazzi in crescita, con i modelli che si ritrovano, ne sono oltremodo sensibili seppur inconsciamente, al punto che le insofferenze comportamentali maggiori sono proprio per questo. "Negli ultimi 15 anni in America sì, ancora ‘loro’, ma osservandoli ci possiamo vedere proiettati nel futuro, visto che li andiamo scimmiottando puntualmente la percentuale di scolari con problemi di obesità è raddoppiata… E quando un bambino è obeso è molto probabile che tale rimanga per tutta la vita". Il passo è tratto dall’articolo "Al supermarket dell’abbondanza" apparso su La Stampa (27 dicembre 2001).

Oltreoceano la colpa del superlavoro per le pesapersone viene data a bevande gassate e hot dog ma, in termini di elaborazioni epatiche, l’effetto dei dolcissimi pandispagna e delle salatissime patatine nostrani è praticamente uguale. Pure l’aspetto affettivo è quello, nel bene e nel male.

Che l’alimentazione sia occasione di incontro e relazione lo si sapeva; però quanti ormai preparano più la merenda sotto lo sguardo goloso dei bimbi, incantati da gesti amorevoli (il rispetto per il cibo si fa delicatezza e cura, modo concreto di dire "Ti voglio bene")? Quel rito, per quanto piccolo, è invece alto momento educativo; salvo poi lamentarsi che agli alunni d’oggi manca la manualità e tardano a comprendere i legami causa-effetto.

Vabbé, ma quella robina lì è proprio buona: si scioglie in bocca… touché! Vero è vero, però non è un fatto positivo. Ormai la masticazione è pratica limitata ai chewing-gum, e visto il massiccio ricorso, se ne deduce che ai giovani l’andar di mandibole manca non poco. Ovviamente il cibo non si mangia più, quasi si beve; e la digestione, l’assorbimento, il metabolismo ne risentono. In mix micidiale alla progressiva sedentarizzazione, la silhouette si "infiasca".

"L’obesità citando un passo forte dell’articolo già detto è destinata a diventare uno dei principali problemi di salute pubblica nelle società del benessere, ovvero quelle in cui il concetto di responsabilità personale è stato abbandonato a favore della pericolosa convinzione che la colpa può sempre essere data a qualcos’altro". Non a caso avevamo cominciato parlando di senso civico.

Come primo atto di educazione al consumo, quindi, si potrebbe proporre uno sciopero delle merendine, insieme a un'indagine sulla provenienza del caffè usato in guardiole bidelli e sale insegnanti. Tutti insieme, appassionatamente.