Filosofia francese e genealogia dell'educazione

GIUSEPPE PANELLA

Alessandro Mariani, Foucault: per una genealogia dell'educazione, Liguori, Napoli 2000, pp. 236, L. 23.000

Alessandro Mariani, La decostruzione e il discorso pedagogico. Saggio su Derrida, Pisa, ETS, 2000, pp.303, L.35.000

C'era una volta chi pensava alla possibilità di leggere nei soggetti emergenti gli agenti potenziali della trasformazione sociale che sembrava imminente. Sembra oggi, peraltro, che tali soggetti, ben lungi dall'essere andati al potere (titolo bellissimo e, per questo, inattuale di un libro di Stefano Benni di qualche anno fa), si stiano lentamente consumando fino a morire per inerzia o per asfissia. Il fatto è che sono rimasti in pochi a vedere in concreto la praticabilità teorica e la proponibilità pratica di quell'ipotesi di lavoro, così feconda in tutti gli anni Settanta e in parte degli Ottanta, oggi affossata da chi crede che quella prospettiva appartenga al "mondo di ieri". Alessandro Mariani appartiene al novero di quegli happy few che ancora credono nella possibilità di una teoria critica che, interpretando il mondo, possa essere utile anche per cominciare a cambiarlo. Già autore di un libro di studi e di interviste sul filosofo francese (Attraversare Foucault. La soggettività, il potere, l'educazione, Unicopli, Milano 1997, da me recensito su école vecchia serie, N. 53), Mariani prova a leggere l'opera di Foucault nella prospettiva di una critica genealogica della pedagogia. Compito arduo in quanto Foucault non considerava la scienza dell'educazione uno strumento istituzionale del potere da ricondurre a un livello genealogico autonomo e ad esso non si è rivolto analiticamente per verificarne lo statuto e la nascita come pratica discorsiva. La pedagogia di e secondo Foucault va, quindi, cercata dove il pensatore francese l'ha nascosta e, di conseguenza, va snidata tra le pieghe (e le piaghe) delle strategie di potere in cui si è annidata alla ricerca di una legittimazione di verità. A tale proposito Mariani scrive: "Se, da un lato, il concetto di sapere-potere si è rivelato come la chiave di volta da cui affrontare le strategie (pedagogiche e antipedagogiche) dei rapporti di potere e di quelli interpersonali, dall'altro il tema della scuola è divenuto un pretesto al fine di produrre una elaborazione epistemologica delle pratiche educatiove: un modo per convogliare il sapere pedagogico ri-pensandolo nel discorso psichiatrico, medico, giuridico, politico, ecc. Un tema come la "microfisica", per esempio, non convince solo come analisi del potere, ma anche come ermeneutica pedagogica: non un'analitica del soggetto, ma una genealogia delle soggettivazioni; non la storia dei prigionieri, ma l'archeologia dei sistemi e delle organizzazioni istituzionalizzate con scopo repressivo e di vigilanza. O ancora, non una storia della scuola, ma delle strategie pedagogiche con cui l'educazione - attraverso le pratiche scolastiche - forma i soggetti." (A. Mariani, Foucault: per una genealogia dell'educazione, p. 17).

Non storia, ma teoria e sistema dell'educazione sono per Foucault i bersagli di una riflessione che punta alla possibilità di una ricostruzione genealogica dei processi mediante i quali i soggetti divengono tali e vengono ad essere formati dal discorso di potere che li investe. Tale processo ri-formativo dei soggetti (dove il termine "riforma" ritorna paradossalmente al suo significato originario di "raddrizzamento morale" rispetto al precedente assetto esistente perdendo il carattere "politicistico" che il termine ha assunto nella modernità) è frutto del discorso di verità che il potere assume come proprio e che diventa, attraverso le strategie disciplinari che lo sostanziano, patrimonio comune dei corpi e delle anime che ne subiscono l'assalto. In sostanza: il potere - spiega bene e correttamente Mariani - non è solo disciplinamento dei corpi "docili" che si piegano masochisticamente di fronte ad esso o resistono coraggiosamente alla sua carica di cavalleria distruttrice. Il potere è relazione tra i soggetti al fine di costruire un nuovo assetto del mondo e una sua nuova concezione che si basa sulla potenza ordinatrice del progetto di verità che esso vuole imporre come Verità (assoluta e non parziale).I corpi e le anime vengono investite da quel progetto e si trasformano nel loro spazio e campo di manovra. Non stupisca la metafora militare molto cara a Foucault: il potere è conflitto e scontro manovrato,battaglia campale e scaramuccia di pattuglie. È, insomma, sempre legata ad una dimensione del rapporto conflittuale che esaspera le differenze in vista di una loro possibile riconciliazione armonica o armonicizzata (le parole e le cose, sorvegliare e punire, potere e strategie ecc. sono, non a caso, titoli di opere foucaultiane che intendono marcare la presenza di differenze che si risolvono in unità o viceversa). Nella scuola - secondo Mariani - il luogo dello scontro è presente nel corpo degli allievi che risultano l'oggetto del disciplinamento pedagogico che li trasforma in soggetti portatori di quel discorso di sapere che li ha assoggettati e che trasmetteranno poi ad altri, ulteriori soggetti (dalla scuola imporranno il sapere che hanno introiettato alla famiglia nucleare che formeranno e poi alla società che ricomprende quella sua cellula formativa e connettiva). Il bambino da allievo diventerà poi il maestro dei propri figli e propagherà nell'ambito sociale la concezione di verità che ha appreso nelle aule in cui il suo sapere si è formato in maniera apparentemente neutrale e non-ideologica. Ancora Mariani: "Il corpo rappresenta, dunque, il luogo in cui il potere si manifesta e in cui inscrive le proprie forme, è il punto d'applicazione e di composizione di una microfisica dell'assoggettamento che può essere schematizzata in quattro caratteri: "cellulare", "organica", "genetica" e "combinatoria". Se prendiamo l'analisi foucaultiana sulla Conduite des écoles chrétiennes o sul Traité sur les obligations des frères des Écoles chrétiennes di Jean-Baptiste de La Salle, vediamo la presenza di tutta una organizzazione disciplinare e di addestramento fondata sulla regolamentazione spazio-temporale delle varie attività scolastiche: ad ogni allievo un posto assegnato; la funzione dei banchi e delle aule; il rapporto di dominio tra maestro e allievo; l'economia dei tempi di apprendimento e di ricreazione; la categorizzazione e l'unificazione di allievi con lo stesso livello di competenze; la ripartizione di valori e meriti; l'esame e la valutazione con i rispettivi premi e castighi." (op.cit., p.47).

Tutto questo trasforma i corpi e li rende docili al potere che passa attraverso di essi. Ma il discorso del potere non è costrizione violenta (o non soltanto questo - come ha sostenuto Max Weber in Economia e società) o pura ideologia (la "falsa coscienza" della società - come insegnavano i classici del marxismo-leninismo). È produzione di sapere e sua applicazione dal corpo dei soggetti singoli a quello - macroscopico - della società.

Merito del libro di Mariani è di mostrare esaurientemente tutto questo attraversando, ancora una volta ed esaurientemente, il corpus dell'opera di Michel Foucault. Identico merito possiede il suo successivo progetto di ricerca dedicato alla pratica decostruttiva ispirata al pensiero di Jacques Derrida. Oltre ad essere uno dei pochi contributi sistematici dedicati al filosofo francese, è sicuramente il primo testo organico (se si eccettuano alcuni interessanti segmenti analitici in tale direzione effettuati ad opera di Franco Cambi) a tentare un bilancio del suo pensiero in chiave di critica della pedagogia. Se, infatti, al suo interno è riscontrabile in profondità l'assunzione di un dualismo profondo che la contraddistingue (si pensi alle classiche dicotomie tra uomo e natura, soggetto e oggetto, ragione e sentimenti e, soprattutto, corpo e anima), "una decostruzione della pedagogia dovrebbe tendere ad acclarare i motivi inconsci che sono all'origine dell'insegnamento e dell'educazione, della pedagogia diversamente giustificata, cioè di quel processo artificiale di trasmissione del sapere, di acquisizione delle abitudini e di soddisfacimento orientato dei bisogni, riducente l'educazione ad una regolamentazione collettiva degli impulsi ai fini di una formazione "modellizzata" del carattere individuale. Più en subtilité il compito di questa decostruzione è quello di disvelare la funzione razionalizzatrice del logos pedagogico, elaborato, come costruzione teorica, fin dalla paideia classica." (A. Mariani, La decostruzione e il discorso pedagogico, p. 22). Si tratta, di conseguenza, di farla finita con la pedagogia intesa come corpus di conoscenze che vengono applicate tradizionalmente ad un oggetto che deve riconoscersi come tale e che, come tale, deve essere riassorbito all'interno del sistema culturale che lo costituisce. L'intento della teoria decostruzionistica è, invece, quello di individuare in colui che è al centro dell'interesse pedagogico il soggetto come problema aperto, come processo di formazione mai definito una volta per tutte. Brevemente: si tratta di considerare quale centro del processo formativo e quale elemento nodale della prassi dell'insegnamento la necessità dell'orientamento di senso del soggetto al posto del suo assorbimento e della sua destrutturazione come elemento che esprime una sostanziale diversità (il suo essere altro rispetto al sapere che lo presuppone).

"Il modello decostruzionista derridiano ci ha fornito alcuni elementi essenziali per sottolineare il valore dell'educazione come "apertura all'altro" che si costituisce attraverso il processo formativo." (A. Mariani, op.cit., p. 252). Nel processo di liberazione del soggetto dalle griglie del sapere logocentrico occidentale (il che costituisce il nucleo fondante del progetto filosofico di Derrida),il suo tentativo di costruzione di una nuova pedagogia del soggetto è certamente parte integrante e di non poca significatività. Averlo messo in luce e in valore è merito non indifferente dell'impresa storico-critica di Mariani.

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