Atti e pratiche dell'insegnare

Simone Weil insegnante

Monica Serravalle *

L’esperienza di insegnamento di Simone Weil si articola in quattro anni scolastici e in un trimestre (dal 1931 al 1938). Alcune delle implicazioni pedagogiche rintracciabili nel pensiero dell'autrice, per la quale istruzione, educazione e cultura sono strettamente correlate

La vicenda umana e intellettuale di Simone Weil appare profondamente segnata dalla vicende dei totalitarismi e della seconda guerra mondiale. Il suo pensiero è caratterizzato da un forte principio di realtà, nonché dall’esigenza di ancorarlo al contesto sociale e politico di appartenenza (del quale sperimentava, spesso in prima persona, le condizioni).

Gli eventi autobiografici rispecchiano questa tensione. Promettente allieva di Alain e di Le Senne, superati brillantemente gli esami di baccalaureato in filosofia, inizia a lavorare come operaia. Da questa intensa esperienza trarrà origine un’articolata e sistematica critica al marxismo, oggetto di riflessioni anche nel corso di lezioni a Roanne, durante l’anno scolastico 1933 - 1934.

Nel 1936 partecipa alla guerra civile spagnola, militando nelle truppe anarchiche di Buenaventura Durruti.

L’invasione nazista della Francia determina la migrazione negli Stati Uniti ed il successivo ritorno in Inghilterra.

Nell’ ultimo periodo della sua esistenza1 la partecipazione ad attività politiche clandestine2 coincide con un accostamento al misticismo e alla teologia cristiana3.

L’ analisi filosofica di Simone Weil, asistematica e originale, difficilmente collocabile all’ interno di "correnti" tradizionali, ha finito per passare in secondo piano rispetto al vissuto dell’ autrice. A questo proposito, Blanchot osservava che "… per alcuni il pensiero di Simone Weil è così irritante che quasi non lo considerano un pensiero"4.

A dire il vero, nella produzione weiliana si possono rintracciare elementi di profonda riflessione. Il dono di sapersi porre dinanzi ai problemi e ai testi unicamente con la propria intelligenza, le consente di svolgere , passo dopo passo, le proprie argomentazioni in modo palpitante e vivace , mai accademico.

Le opere, lontane come sono dalle mediazioni e dai tecnicismi strettamente disciplinari, offrono una lettura stimolante, adatta anche alla problematizzazione dei fondamenti filosofici.

In questo contributo saranno analizzate due opere weiliane : le "Lezioni di filosofia" e le "Lettere alle allieve".

Successivamente, si evidenzieranno le implicazioni pedagogiche presenti nel pensiero dell’ autrice.

 

 

Le "Lezioni di filosofia" sono il risultato di una serie di interventi che Simone Weil tenne ,tra il 1933 ed il 1934, presso il Liceo Femminile di Roanne5.

L’ opera non nasce come redazione personale dell’ autrice ; la dobbiamo alla precisione di un’ allieva, Anne Guérithault Reynaud, che conservò e diede alle stampe gli appunti di quelle straordinarie lezioni.

La "forma" particolare del testo consente di avanzare alcune riflessioni:

Analizzando la struttura espositiva,si nota l’ attenzione nel fornire schemi di ragionamento (non "sistemi" precostituiti ), come base per ulteriori ed approfondite riflessioni da parte delle alunne.

Il piano generale del corso mostra come l’ agire sia il punto di partenza e di approdo della conoscenza. L’ azione viene dapprima esaminata in riferimento alla materia (con interessanti rimandi alla dimensione psicologica del soggetto), successivamente, nella progressiva scoperta dello spirito.

La disamina della realtà sociale viene, non a caso, proposta di seguito. Attraverso l’ agire l’ uomo prende coscienza di se’, percependosi come unione di corporeità e di spiritualità ( utilizzando un linguaggio strettamente psicologico, si potrebbe definire tale processo una "costruzione dell’ identità" ).

La società è delineata in rapporto all’ individuo, che, attraverso l’ interazione con il mondo, costruisce dei codici di comportamento; questi assumono, poi, carattere universale7. Appare estremamente interessante la contestualizzazione storica, al tempo stesso fondamento e spiegazione del fenomeno sociale.

Un cenno particolare merita l’ interpretazione del pensiero di Marx. Simone Weil ne giustifica il materialismo di fondo, ma critica negativamente gli "elementi mitologici" e l’ "atteggiamento messianico" dell’ ideologia comunista: la concezione progressista della storia e l’ uguaglianza nel benessere8.

La terza parte è dedicata all’ etica, all’ estetica e a temi filosofici peculiari, sviluppati sotto forma di dissertazione.

Qui è chiaro l’ intento pedagogico: fornire alle alunne elementi di riflessione che, traendo spunto dalle principali teorie filosofiche (in relazione principalmente agli autori) , permettano un’ analisi critica e originale del contesto di vita.

L’ apprendimento richiede rigore e chiarezza , ma si fonda sulla motivazione e sull’ interesse del discente9.

Compito dell’ insegnante è avviare progressivamente i giovani alla conoscenza della verità, evitando forme –anche inconsapevoli ed occulte – di indottrinamento.

L’ esercizio metodico del linguaggio aiuta la mente ad "appropriarsi del mondo " in modo simbolico, a rappresentare il reale, che si realizza pienamente attraverso l’ azione.

Sul piano teoretico, occorre notare come la morale e l’ estetica, insieme, rappresentino, per Simone Weil, l’ esito di un percorso di scoperta10. L’ interdipendenza tra la materia e lo spirito (considerati ora in opposizione, ora in correlazione ) viene, perciò, assunta come condizione per la conoscenza.

Le numerose esemplificazioni hanno lo scopo di illustrare i concetti affrontati ; si riferiscono a svariate "fonti" culturali: filosofiche, letterarie, scientifiche , politiche. Contribuiscono ad ampliare notevolmente l’ argomentazione, in un’ ottica di (diremmo oggi ) unitarietà e trasversalità del sapere.

L’ esperienza di insegnamento di Simone Weil si sviluppa in quattro anni scolastici e in un trimestre (dal 1931 al 1938). Due periodi di congedo ne interrompono il regolare svolgimento: uno per il lavoro in fabbrica, l’ altro per le cattive condizioni di salute11.

Questa insegnante d’ eccezione, lontana da regole e da astratti tecnicismi, suscitò una profonda impressione nelle allieve. Testimonia la profondità di tali rapporti la fitta corrispondenza che mantenne con alcune di loro12.

In questo scambio di lettere, si mostra premurosa, dà consigli su come organizzare gli studi e migliorare le condizioni di vita. Nel contempo, richiama l’ attenzione sull’ attività , raccomandando di svolgere bene le occupazioni che si è chiamati a fare, perche’ in ciò risiede l’ importanza dell’ istruzione13.

La relazionalità con queste ragazze, però, non è così unilaterale come potrebbe apparire;è anche caratterizzata da una profonda affettività da parte delle giovani: elemento che non mancò di preoccupare la Weil14.

 

Pur non avendo dato origine ad un vero e proprio sistema, la pedagogia di Simone Weil, legata com’è alle sue vicende esistenziali, permette di avanzare alcune considerazioni.

Il suo comportamento durante le lezioni rispecchia una precisa concezione dell’ insegnamento. Istruzione, educazione e cultura sono strettamente legate. La conoscenza è l’ oggetto dell’ istruzione; lo sviluppo delle capacità attentive è compito della cultura, mentre lo scopo precipuo dell’ educazione è suscitare nell’ alunno la motivazione ad apprendere.

In tale ottica, acquista grande importanza il metodo, che prepara l’ alunno, attraverso l’ esercizio, ad un tipo superiore di attenzione e, successivamente, all’ astrazione. Gli schemi di lezione mostrano come ,procedendo dall’ esperienza corporea, si approdi alla scoperta dello spirito, alla morale, all’ estetica15.

La presentazione dei contenuti filosofici, come si è visto, si articola lentamente, partendo dalla lettura diretta delle opere, estendendosi a testi teatrali e letterari.

Molta importanza è data anche all’oralità, allo scambio di opinioni, come nella migliore trazione platonica.

* Docente ricercatrice, Irrsae Liguria.

 

NOTE

1. Simone Weil morì il 30 agosto 1943 in un ospedale di Ashford,nel Kent, per un principio di tubercolosi, conseguente ad un prolungato digiuno.

2. Fece parte, ad esempio, dell’ organizzazione "France Libre". A questo proposito, cfr. l’ articolo "Tendenze e dibattiti: Simone Weil", in INFORMAZIONE FILOSOFICA, giugno 1991, p.21.

3. Seguendo tale orientamento, Heinz Abosch ha analizzato i rapporti tra il pensiero weiliano, la teologia ebraica ed i modelli cabalistici; cfr. "Simone Weil zur Einfuhrung" ("Introduzione a Simone Weil"), Hamburg, Junius Verlag, 1990.

4. Cfr. Tendenze e dibattiti:Simone Weil", cit. p. 21.

5. Le successive citazioni si riferiscono al testo : S. Weil ; "Lezioni di filosofia", Milano ,Adelphi, c1999.

6. Nella trattazione abbiamo, comunque, tenuto in considerazione eventuali "distorsioni" lessicali dovute alla stesura, sotto forma di appunti, da parte della curatrice.

7. G. Gaeta ha argutamente osservato (pag. 326): "…All’ oggettiva chiarezza della definizione dei rapporti tra l’ uomo e il mondo si sostituisce l’ immane complicazione dei rapporti degli uomini tra di loro… " e, in un altro passo (pag 320) :"… è infatti il tema dell’ oppressione sociale a dominare la trattazione, e subito il tono si fa drammatico…" ; cfr. G. Gaeta, "Nota", in S. Weil, "Lezioni di filosofia", op. cit. , pp. 161 ss.

8. "… Si tratta di un atteggiamento messianico che,generalmente, non accompagna la scienza e ha piuttosto un carattere mitologico. Questo spinge i comunisti a rimandare alle calende greche la realizzazione del loro Stato perche’, comunque, il successo è assicurato (stesso ruolo di Dio concepito come esterno)" ; cfr. S. Weil, "Lezioni di filosofia", op. cit. p. 161 ss.

9. "…L’ intelligenza può essere guidata solo dal desiderio. Perche’ ci sia desiderio, occorre che ci siano piacere e gioia. L’ intelligenza cresce e porta frutto solo nella gioia. La gioia di imparare è indispensabile agli studi come la respirazione ai corridori. Dove essa è assente non ci sono studenti ma povere caricature di apprendisti che al termine del loro apprendistato non avranno neppure un mestiere" ["Reflexions sur le bon usage des ètudes scolaires en vue de l’amour de Dieu", in "Attente de Dieu", Paris, La Colombe, pp. 75-76; cit. in S. Weil, "Lezioni di filosofia", op. cit. , p. 330].

10. "…Conclusione: valore morale dell’ arte. Ci insegna che lo spirito può discendere nella natura. La morale, da parte sua, ci dice di agire conformemente ai pensieri veri. Il bello testimonia che l’ideale può passare nella realtà" [S. Weil , "Lezioni di filosofia", op. cit. ,p. 221]

11. Insegnò nei licei femminili di cinque città francesi: Le Puy, Auxerre, Roanne, Bourges, Saint-Quentin; i congedi si riferiscono agli anni scolastici 1934-1935 e 1936-1937.

12. I riferimenti alle lettere sono tratti dal testo : S. Weil, "Piccola cara…Lettere alle allieve " ( a cura di M.C. Sala), Genova, Marietti, c1998.

13. Cfr. lettera a Simone Gilbert, in "Piccola cara…", op. cit. , pp. 45-50.

14. "…Mia cara bambina, non le ho scritto in tutti questi anni per due ragioni .La prima era la forza stessa dei sentimenti da lei espressi nelle sue lettere. Quando un adulto ne ispira di simili in un ragazzo, vi è una sorta di abuso di fiducia che li autorizza; ne può conseguire una influenza tale da distruggere la personalità e intralciare lo sviluppo….Oggi lei ha vent’ anni, simili scrupoli non sono più necessari…"Lettera a H: Baur, in "Piccola cara…", op. cit., pp. 62-63ss.

15. Cfr. "Lezioni di filosofia", op. cit. ,pp.15-86 e pp. 95-140.

 

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