RACCONTI BREVI e LETTERE
Lettera aperta a dei ragazzi di liceo
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Ore 8.30 piovosa giornata su un autobus che stancamente immerso nel traffico romano si incammina (tant’è la velocità) verso il capolinea.
Mi guardo intorno interessato all’umanità che utilizza tale mezzo.
Una ragazza carina passa il suo tempo al cellulare e parla come se fosse sola nel deserto piangendo vistosamente lacrime e dolore perché chi è dall’altra parte le sta comunicando il suo addio.
Un ragazzo con le cuffiette all’orecchio batte il tempo della musica sulla sua cartella abbastanza vuota e sembra vivere in un altro pianeta, occupando un posto riservato che non cederà mai.
Un vecchio signore guarda fuori dal finestrino apparentemente interessato al via vai di macchine che camminano, anche loro e grazie soprattutto a loro, accanto all’autobus, ma guardandolo bene in volto ci si può accorgere che in realtà il suo sguardo va oltre quello che vede, sperso in questo mondo che non lo vede più attivo.
Una signora, piacente, si fa il trucco prima di arrivare in ufficio, a casa non ne ha avuto il tempo dovendo fare molte altre cose e ora qui, come se fosse sola davanti ad uno specchio in bagno, pensa un po’ a se stessa.
Un piccolo bambino biondo chiede alla babysitter straniera insistentemente il mazzo di chiavi per giocarci e per sentirlo suonare ma finisce per farlo cadere sotto il sedile e inizia a urlare senza più fermarsi.
Una ragazza e un ragazzo si baciano a lungo appassionatamente senza mostrare alcuna remora mentre una vecchietta li guarda quasi di nascosto scandalizzata da tanta impudenza.
L’autobus continua il suo lento cammino verso il capolinea, con tante persone per le quali il trascorrere del tempo ha un significato molto diverso da quello che rappresenta per l’autista, per il quale è invece un orario di arrivo o di partenza secondo una tabella prevista che non riesce quasi mai a rispettare suo malgrado.
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Arrivo alla fermata del tram in tempo per salire con tutta calma ed introduco il mio biglietto nella nuova macchina obliteratrice.
Questa inizia a deglutirlo facendo strani rumori che durano vari secondi per poi risputarlo timbrato, accendendo una piccola spia verde che significa”biglietto valido”.
Ripenso in quei pochi istanti a 50 anni fa.
Stessa fermata, io che arrivo di corsa con la cartella in mano, tutto trafelato riuscendo a salire per poco e che mi metto in fondo, vicino alla porta di fuga……Una voce roca mi apostrofa “A regazzì devi da fa er bietto” ed io “Certo che lo devo da fa”. Porca miseria, penso tra me e me, anche oggi non so riuscito a risparmià ste 10 lire.
Quel signore mentre stacca un foglietto verde dal suo blocchetto mi racconta “Tutte le mattine quarche ragazzetto ce prova ma pochi ce riescono e, comunque, io nu me faccio fregà perché sto qui apposta pe li ragazzini; se non fosse pe loro, metterebbero le macchinette e – addio posto mio de lavoro-“ e continua a raccontarmi di se.
Oggi cinquant’ anni dopo è rimasto il mugugno elettronico di queste nuove obliteratrici, ma mi mancano le parole in corsa scambiate con quel bigliettaio.
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Roma 26 dicembre 2004
Caro Babbo Natale, ti scrivo questa lettera come si faceva una volta per esprimere ciò che sento.
Mi ero alzato ieri mattina con una strana sensazione, il natale stava passando ma qualcosa non andava dentro di me, sentivo cose diverse dagli anni precedenti e cercavo una risposta.
Poi la risposta (nascosta forse) è arrivata e credo di aver capito il perché di tutto ciò.
Il Natale è e sta cambiando velocemente, stiamo consumando anche lui impietosamente.
Il male del consumo non sta nei doni, che sono l’ essenza del natale, ma nel fatto che pensando di fare ossessivamente cose UTILI , si sta finendo nel consegnare alla fine solo denaro ( che è sempre la cosa più utile).
Escluso da tutto questo mamma, sia per l’ entità del regalo, sia per la sua età…non può certo andare giro a scegliere regali a 88 anni.
La sensazione negativa che mi assale è quello di pensare che continuando così , visto che mettiamo una cifra pari per ogni figlio, finiremo per scambiarci le cifre, e qualche volta nemmeno queste se coincidono.Lo vedo bene dalla contabilità che tengo tutti gli anni.
Io penso che soprattutto nei riguardi dei nostri figli dovremmo stanziare la cifra (è difficile avere il tempo per pensare di fare il regalo a tutti), ma imporre a loro o a noi di comprare uno o più doni.
Certo può sembrare una cosa ipocrita, ed infatti la cosa migliore sarebbe tornare al passato, ma visto che ciò è quasi impossibile almeno imponiamo a loro l’ idea di farsi un dono qualsiasi, avremmo così sotto l’ albero qualcosa da scartare….
Ai nostri figli (per fortuna) il denaro non manca, perché noi lo abbiamo, e allora che usassero un pò del loro tempo per scegliere ciò che gli piace .. prima del natale e non magari dopo.
Posso sembrare forse nostalgico e un po’ invecchiato, forse lo sono, ma il dono anche quello inutile aveva un senso molto più elevato che lo scambio di denaro.
Potremmo dal prossimo anno iniziare ad invertire la tendenza tra noi ed i nostri figli-nipoti, lasciando solo a mamma questa facoltà perché è l’ unica per cui questo ha un senso.
Saluti cesare
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Lettera aperta a dei ragazzi di liceo
Roma 17 marzo 2004
Lettera aperta a dei ragazzi di liceo
Ragazzi della IV e V di un liceo di Roma, vi scrivo questa lettera che non vi consegnerò mai perché devo pur esprimere in qualche modo le emozioni che ho provato in questi mesi. Ho iniziato con una certa grinta, raccontando di me , della mia vita, sperando di fare breccia su di voi e di convincervi che per avere una vita decente e dignitosa occorreva impegnarsi in quello che si fa.Ho finito stanco ed in parte sconfitto, certo di non essere riuscito a darvi quasi niente (sicuramente alla maggior parte di voi).Spero solo, vivamente dentro di me, di aver fatto qualcosa almeno per qualcuno…ne basterebbe uno per rendermi comunque sereno, proprio come dice un detto ebraico “Se salvi anche una sola persona al mondo è come se salvassi l’ intera umanità”.
Ma tornando alla maggior parte di voi, chiedetevi almeno una volta se quello che state facendo, e come, vi porterà lontano… e datevi una risposta.Datela almeno ai vostri genitori , che come tutti i genitori sui propri figli investono non solo denaro, ma un affetto che spesso non viene ricambiato, e d’ altronde questo, giustamente, non viene richiesto.Certo il tempo perso oramai alle vostre spalle non è poco e ricominciare è sempre difficile, ma la speranza è l’ ultima a morire. “Si può sempre ricominciare da capo” occorre però una forza e una determinazione , che ora sicuramente non avete, ma chissà!!!.
Io mi sono sentito come quella cellula sana che entra in un organismo pieno di cellule malate, che cerca di guarirle ma alla fine viene espulsa, ma non è questo il vero male, lo è invece il fatto che le cellule malate sono destinate a morire e con esse l’ organismo che le ospita.Certo c’è sempre una possibilità di salvarsi, ma con il passar del tempo se la situazione non viene modificata, questa possibilità viene meno.Sbrigatevi a sfruttarla, e se non lo avete fatto tramite me, fatelo almeno tramite voi che poi è la cosa giusta.A quelle poche persone che invece riusciranno a farlo, e dei nomi io li ho nel cuore, il futuro che le gli si prospetta davanti sarà pieno di soddisfazioni perché chi esce vincitore da una simile guerra è sicuramente forte e nella vita non avrà problemi.
Auguri comunque a tutti dal vostro professore di matematica e scusatemi di questa lunga esternazione, un po’ da vecchio e palloso saggio.
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Baghdad, 23 agosto 2003
Caro Muhammad ho aspettato tanto a scriverti, perché non me la sentivo di consegnarti il quaderno che ho trovato nei resti della tua casa sei mesi fa, ma poi con il passar del tempo ho pensato che non avevo il diritto di tenermi una cosa che era, oramai, solo tua…..
Questa piccola poesia è per te..
poi capirai..
“Cadono bombe intelligenti
per volere di uomini stupidi
contro altri uomini stupidi.
Cadono stupidamente
uccidendo uomini, donne
e tanti ragazzi intelligenti.”
Ti penso sempre tuo Abu Bekr, ecco il tuo quaderno.
Baghdad 20-03-2003
Caro diario, oggi ho iniziato a scrivere su suggerimento di mia madre.
Sono un ragazzo di 11 anni e vivo al centro di Baghdad, mio padre Muhammad è arruolato nell’ esercito Iraqeno, ho anche due fratelli più piccoli.Mia madre mi ha detto di scrivere le mie sensazioni, in modo che da grande potrò rileggerle e magari sorridere.Oggi all’ alba è iniziata la guerra contro i nostri capi e sono iniziate a cadere le prime bombe, anche molto vicino alla nostra casa.Mia madre mi ha detto che non debbo avere paura, perché queste bombe sono intelligenti e colpiscono solo uomini cattivi.Speriamo che sia vero.
Baghdad 21-03-2003
Questa mattina presto mia madre è andata al mercato ed ha fatto una grossa spesa, ha preso molte bottiglie d’acqua e molte scatolette, perché potremmo non poter uscire tanto spesso.Sono cadute molte altre bombe e sempre più vicino alla nostra casa.Noi dopo il suono delle sirene ci nascondiamo in una cantina sotto casa.Mia madre continua a dire di non aver paura perché tanto le bombe colpiranno solo uomini cattivi perché lo vuole Allah,.. ma allora perché ci nascondiamo?.
Baghdad 22-03-2003
Caro diario, oggi ho avuto proprio una paura enorme perché un missile è caduto talmente vicino che molti vetri della nostra casa sono andati in frantumi…speriamo bene. Non abbiamo più notizie di mio padre, evidentemente per lui è difficile comunicare con noi, e poi è andato molto lontano in un'altra città.Speriamo di sapere presto come stà.Mia madre non può fare tutta da sola e devo aiutarla anch’io che sono il più grande, ma io ho paura, anche se le bombe colpiranno solo i cattivi.
Baghdad 23-03-2003
Oggi ho molta più paura degli altri giorni e c’è un motivo.
Avevo tanta sete ed ho rubato una bottiglia d’acqua in casa senza dirlo a mia madre che per fortuna, credo, non se ne è accorta.Mi sento in colpa perché l’ho bevuta tutta da solo senza neanche darne un po’ ai mie fratelli!!Sono passato anch’io dalla parte dei cattivi.Le bombe intelligenti mi colpiranno!!!Spero proprio che Allah mi perdoni.Sono ricominciati da poco i bombardamenti e……
Racconto tra i 20 finalisti del premio letterario "Racconti di guerra" in attesa di aggiudicazione.
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Il male è il vuoto assoluto, questo ci hanno detto e spiegato tanti, il bene è il pieno.
E se fosse tutto l’ inverso.
Se il pieno, fosse il male allora potremmo spiegare il delitto di novi ligure.
Il pieno, cioè avere il tempo sempre e completamente occupato.
Non avere più il tempo per oziare e quindi pensare a se stessi ed al proprio io.
La gioventù di oggi ma anche gli adulti di oggi non hanno più il tempo materiale per pensare ad se stessi.
Tutti corriamo incontro a qualcosa, ma non sappiamo dove corriamo e verso chi corriamo.
Ma a noi stessi ragazzi od adulti chi ci pensa più.
Quanti dei nostri figli, a differenza di noi che non avevamo la televisione il cinema le partite ma un tempo molto più lento, accucciati per terra magari in un giardino hanno potuto osservare a lungo una lumaca lasciare la sua scia su un muretto, od hanno visto momento dopo momento allungarsi l’ ombra di un albero all’ avvicinarsi della sera; pensando così per qualche ora a se stessi al proprio oggi e domani.
Chi ha più il tempo di leggere un bel libro grosso e corposo per qualche ora al giorno.
Chi ha più il tempo di alzare gli occhi al cielo e guardare le stelle che cambiano posizione lentamente, magari riconoscendole, almeno alcune, per nome.
Chi ha più il tempo di vedere dentro se stessi per qualche minuto al giorno cercando di conoscersi.
Non siamo più capaci noi grandi, né lo siete mai stati voi giovani.
Come possiamo allora parlare tra di noi senza urlare riconoscendo che l’ altro può avere ragione come e quanto noi.
Dobbiamo riprenderci il tempo che questa società ci ha rubato, bisogna cominciare a capire noi adulti e voi nostri figli che “il successo e la ricchezza sono poca cosa” da sognare e che è più ambizioso è sognare la libertà.
Crepi il sistema del pieno tempo, cari figli.
E cominciate a vivere meglio voi, che ancora siete in tempo, se ancora siete in tempo.
Non è tutta farina del mio sacco, ma alle volte ascoltando leggendo e parlando con gli altri si può pensare diversamente.
Ciao papà. (maggio 2000)
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Caro Golem una volta tanto voglio andare controcorrente per dire che a me non sembra che la maggior parte delle foto trasmesse siano tristi, ma anzi... Sembra quasi che l'essere stati un popolo che dopo la guerra aveva poco e doveva rimboccarsi le maniche sia da ritenere simbolo di tristezza, ma non è così. Le foto trasmesse sono presso a poco tutte dello stesso tenore (comunioni, vacanze al mare, feste etc..) e molto vicine temporalmente. Io anche posseggo foto di quel periodo e sono eguali, ma non mi fanno tristezza, anzi mi ricordano un tempo passato pieno di voglia di vivere ed anche gioioso. Sono di famiglia numerosa e le foto riportano più persone anche fino ad otto ed oltre, ed alle volte vorrei poter tornare indietro per rivivere quel tempo , non perchè sono un tipo malinconico, ma perchè dietro quelle foto c'è lo sforzo dei miei genitori di darmi una vita migliore della loro ( ci sono riusciti) e con lo scorrere del tempo attraverso le stesse foto ciò si tocca con mano.. Le foto parlono di quell' epoca in cui le macchine fotografiche popolari non erano reflex o tutte automatiche, per cui la posa era importante se non si voleva venire mossi ed colori legati alla tecnologia di allora. Ho le foto della comunione o delle vacanze dei miei genitori, di me, e dei miei figli, in tutte ho visto la stessa cosa: la voglia di passare ai posteri l'istantanea di un momento che se viene staccato dal periodo in cui è stato vissuto diventa triste, ma se invece viene ad esso legato diventa fonte di allegria e comunque rimane sempre un caro ricordo.
Cesare Ossicini
Questa lettera è stata spedita a Golem Rai.it ed è stato pubblicata sul sito Rai il 20/1/2000
Si parlava ovviamente delle foto tristi in bianco e nero degli anni 60.
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Quella mattina erano entrati dei ladri in casa mia, mentre io e la mia famiglia dormivamo, e per fortuna si erano accontentati di poco,soprattutto senza far rumore e senza disturbare.
Avevo fatto subito alle 8 denuncia alla polizia e avevo bloccato la mia scheda telefonica (rubata con il telefonino).
Visto la giornata così dura ero uscito prima dall' ufficio per stare insieme alla famiglia (non potendo telefonare) e sconfiggere la paura che in questi casi prende sapendo che qualcuno ti ha violato senza che tu te ne sia accorto e stavo quindi tornando a casa in auto.
Accesi la radio ed il mondo mi cadde in testa in diretta.Ascoltai con stupore quello che stava succedendo, fino a sentir cadere le torri proprio per radio.
Quel giorno dimenticai il furto e quello che avevamo subito e mi resi conto quanto insignificante fosse diventato il mio problema.
E' stato così che facilmente lo abbiamo cancellato dalla nostra memoria, occupata da un problema immensamente più grande.
Cesare
questo racconto è stato spedito alla RAI nella rubrica "dov'eri l?11 settembre " e pubblicato il 5/2/2002.
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Viaggiando su di una strada, lungo un percorso accidentato, stavo cercando un posto dove sostare.
La notte stava giungendo silenziosa, cominciando a nascondere i luoghi, rendendo il paesaggio tutto eguale illuminato debolmente da una falce di luna.
Le ombre si stavano congiungendo per formare una unica grande ombra nera.
Ancora mezzora e tutto sarebbe diventato irriconoscibile.
Non c’erano altre luci nei dintorni se non quelli della mia auto e della luna sempre più obliqua.
Sentivo un grande bisogno di sostare, ma avevo paura di farlo lì nella notte.
Ero ancora lontano da un centro abitato, e non sarei mai giunto lì prima dell’ alba.
La strada oramai era solo un solco appena più chiaro di tutto quello che gli stava intorno, ma da lì a qualche minuto sarebbe stata difficile una netta distinzione.
Le luci della mia auto non riuscivano a fare luce tra quelle ombre anche perché la batteria non era poi tanto nuova.
Decisi allora di fermarmi, sotto un enorme albero, che poteva sembrare a mala pena un riparo.
Spensi le luci affinchè gli occhi si potessero abituare al buio e sfruttare la poca luce fornita dalla luna.
Di lì a pochi attimi, la stanchezza mi passò e così la mia paura, ed esplose un mondo diverso che non avevo pensato poter esistere.
Gli occhi mi mostrarono cose che non avevo mai visto, le orecchie iniziarono a distinguere suoni mai ascoltati, il mio naso sentiva odori nuovi e diversi, tutti i sensi si risvegliarono in me, facendomi capire come l’uomo aveva potuto in passato vivere senza luce.
Ed era un modo nuovo di vedere ed ascoltare il mondo, basato non più, solo sullo sfruttamento della sola vista, ma sulle immense possibilità fornite da tutti i nostri sensi.
Non riposai quella notte, perché scoprii un mondo nuovo affascinante con diversi colori, suoni e odori.
Un mondo che fino ad allora era stato sempre nascosto dalle luci e dai rumori delle nostre civiltà.
Alle prime luci dell’alba, con un po’ di nostalgia, ripartii per tornare nel vostro vecchio mondo, fatto troppo spesso più dal visibile che dall’ invisibile.
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24 Dicembre 2001 - Tempo del terzo pianeta del sistema solare chiamato Terra.
Lontano nell’ Universo il PADRE ed il FIGLIO si guardarono negli occhi.
«Figlio domani è il tuo compleanno, il primo del terzo millennio, e le cose lì sulla Terra, dove sei nato, non vanno bene.
In quest’ ultimo secolo ne sono successe di tutti i colori, non si può proprio andare avanti così».
«Padre il vero problema sei Tu, ti tirano tutti dalla loro parte, su di te c’è molta confusione.
I tedeschi gridavano «GOT mit uns», gli inglesi «GOD save the Queen», gli americani «GOD bless the USA» e i mussulmani «INSCIALLAH» mentre spargevano dolore sull’ umanità».
25 Dicembre 2001 - Tempo del terzo pianeta del sistema solare chiamato Terra.
Il cielo era intensamente blu dal polo nord al polo sud, nel tropico del cancro ed in quello del capricorno.
Si squarciò e tutti videro nello stesso momento davanti il PADRE e dietro, mano nella mano, Abramo, Isaia, Mosè, Gesù, Maria, Maometto, Budda, e tanti altri.
Dio guardò il suo popolo e disse «Le tavole dei comandamenti non sono state rispettate né capite, da oggi il mio comandamento è uno solo e sostituisce in tutto e per tutto quanto detto in precedenza».
Il nuovo comandamento dice :« NON NOMINARE IL MIO NOME MAI PIU’ ».
Quella notte Babbo Natale non se la sentì di andare a portare doni ai bimbi del mondo e rimase a casa tra le sue renne, sperando che il prossimo anno le cose, probabilmente, sarebbero andate meglio.
I bimbi non lo aspettarono perché capirono che i genitori dovevano averla fatta grossa e andarono a dormire, sperando che il prossimo anno le cose, forse, sarebbero andate meglio.
Il PADRE guardò il FIGLIO e tornati lontano nell’ Universo pensarono di non festeggiare il compleanno, sperando che il prossimo anno le cose, sicuramente, sarebbero andate meglio.
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