Dopo le consuete formalità doganali e valutarie all’aeroporto di Yangon e il trasferimento in auto all’hotel (se non avete già concordato un tour dall’Italia, avrete qui l’imbarazzo della scelta tra decine di tassisti più o meno abusivi .Tenete presente per la inevitabile contrattazione che Il costo di una corsa fino all'hotel si aggira sui 5 dollari per 2/3 persone e 8 dollari per 4/5 persone), possiamo dedicare il resto della giornata - di durata variabile a seconda dell’ora di arrivo - ad un primo approccio della città con particolare attenzione alla visita della splendida Shwedagon paya dove ci troveremo subito immersi nella speciale e suggestiva atmosfera birmana. Il nucleo centrale della pagoda costituito da un gigantesco stupa o zedi risale, nelle forme attuali, al 1769 ma una leggenda lo narra già esistente nel III secolo a.C. al momento dell’arrivo in Birmania dei missionari dall’India inviati dal grande re Asoka. Lo stupa alto 98 m altro non è che una struttura piena dalla forma a campana costruita in mattoni e interamente ricoperta di lamine d'oro che termina con il hti ( ombrello) sormontato a sua volta da un globo d’oro nel quale sono incastonati otre 4300 diamanti e per finire sopra al globo un diamante di 76 carati. Si parla di nucleo centrale perché l’ambiente che ci si trova davanti, dopo aver salito una delle quattro scalinate di ingresso animate da negozi e venditori di immagini sacre e oggetti votivi, è costituito da una miriade di tabernacoli, tempietti, statue di Buddha e di altre divinità, immagini di animali, edicole, piccoli edifici per la sosta e la preghiera dei pellegrini e naturalmente decine di altri stupa di tutte le dimensioni che circondano lo zedi centrale e che creano il tipico ambiente delle pagode birmane nel quale, bisogna dirlo, all’inizio si comincia a girovagare abbastanza sconcertati. Oltre a tutto siamo anche a piedi nudi! Poi, lentamente, si comincia ad apprezzare la genuina spontaneità e gentilezza dei fedeli e dimenticherete il senso di disagio. E allora, pieni di entusiasmo e di curiosità, è bello lasciarsi andare e seguire la corrente della folla percorrendo in senso orario l’ampia piattaforma circolare che con una circonferenza di circa 300 m circonda lo stupa. Tralasciando per il momento le curiose architetture religiose, tanto lontane da quelle alle quali siamo abituati , osserviamo i tanti fedeli birmani mentre passeggiano tra stupa e tabernacoli, mentre sostano presso qualche edicola per lasciare un’offerta in natura o infilano una banconota in incredibilmente anacronistici contenitori in vetro, oppure versano acqua sulla testa di qualche divinità o mentre, da soli o in compagnia, stanno seduti per terra all’interno di un tempio per meditare e pregare....
Secondo giorno: Yangon - Bago - Kyaikto ( km 180; circa 6 ore in auto)Al mattino lasciamo Yangon e imbocchiamo la National road Nr.1 che collega la capitale con Mandalay. Dopo una ottantina di chilometri ci fermiamo e visitiamo la Kyaik Pun Paya per ammirare le quattro statue raffiguranti il Buddha seduto, alte 30 m , disposte di schiena e rivolte verso i quattro punti cardinali. Proseguendo la strada arriviamo dopo pochi chilometri a Bago (ex Pegu) dove sostiamo per avere un primo approccio con le cittadine birmane, brulicanti di vita e tutte da gustare per la loro “diversità” rispetto a quanto siamo abituati: uno spuntino in una casa da tè ci serve per riposarci, per rifocillarci e per guardarci intorno badando di evitare paragoni del tipo :” Ah! ma in Italia è molto meglio.....”. Ora siamo in Birmania e la realtà storica, culturale, artistica, etica è completamente diversa. Gustiamocela senza antipatici riferimenti al nostro abitudinario. Poi magari andiamo a vedere la gigantesca statua del Buddha reclinato che si trova all’interno di un brutto e squallido capannone in ferro. La statua in mattoni e stucco è lunga 55 m, alta 12 e ritrae il Buddha nell’atto della meditazione ad occhi aperti nel momento del raggiungimento del Nirvana. Per i più curiosi un cartello indica le misure delle varie parti del corpo. Nel pomeriggio riprendiamo il trasferimento lasciando però la strada del mattino e proseguendo attraverso lo stato Mon, terra di origine della etnia mon, un tempo la più potente del Paese ma oggi completamente assimilata alla cultura birmana, fino a raggiungere Kyaikto dove trascorriamo la notte. La strada, salvo sistemazioni dell'ultima ora, è abbastanza sconnessa e percorre un paesaggio fatto di risaie, piantagioni di canna da zucchero, villaggi nascosti da palme e banani e, novità, fitte piantagioni di alberi di caucciù: vediamo i caratteristici recipienti legati al tronco di ogni albero, a circa 80 cm da terra, per la raccolta del liquido base per la fabbricazione della gomma.
Terzo giorno: Golden Rock – Taungoo (km 255 circa; circa 8 ore in auto)Al mattino escursione, parte in auto e parte a piedi (agevole salita di 45 minuti ma per chi proprio non se la sente di camminare c’è anche la possibilità di arrivarci in portantina pagando 6000 kyats a persona), alla mitica pagoda di Kyaiktiyo. E’ uno dei luoghi di pellegrinaggio più venerati e frequentati dai buddhisti birmani. Lungo la strada che porta alla pagoda situata sulla cima di una montagna, ci troviamo a camminare fianco a fianco con intere famiglie di fedeli: è piacevole osservarli e magari accorgerci di invidiare la loro serenità. Poi, una volta arrivati in vetta, vi farà piacere credere insieme agli ingenui fedeli che l’enorme roccia interamente coperta di lamine d’oro rimane in bilico sull’orlo di un dirupo grazie al bilanciamento di un capello di Buddha. Come in tutte le pagode birmane anche qui si respira un’aria di festa serena senza manifestazioni di dolore e sofferenza alle quali magari siamo abituati dalla nostra esperienza in analoghi siti di pellegrinaggio cristiano. Alla creazione di questa speciale atmosfera aiuta l'architettura naïf dei tempietti che circondano come al solito l’ampia piattaforma rivestita in lucide piastrelle colorate. Dopo l’escursione riprendiamo il viaggio in auto sino a Taungoo sempre sulla National road Nr.1.
Quarto giorno: Taungoo - Kalaw – Nyaungshwe (Lago Inle) (km 460 circa; circa 10 in auto) -Prima della partenza una breve visita di Taungoo , oggi soltanto una modesta cittadina che vive sul commercio del legname e sulla produzione delle noci di palma utilizzate per ricavare il betel ma un tempo capitale del potente regno birmano successivo all’era di Bagan. Non ci sono particolari resti di questa passata grandezza ma sarà ugualmente piacevole e interessante trascorrervi un’oretta per visitare la sua pagoda principale con un grande Buddha seduto in bronzo e argento e poi iniziare il trasferimento verso la regione del lago Inle con attraversamento e visita lungo il tragitto della cittadina di Kalaw situata a 1320 m di altezza sull’altopiano Shan. Kalaw conserva ancora quell’aria di stazione di villeggiatura particolarmente popolare ai tempi della dominazione britannica. Visitiamo il suo mercato che richiama venditori dai villaggi che popolano il vicino altopiano e appartenenti alle tribù dei palau e dei pa-o. Una disgressione interessante può essere costituita dallala possibilità di visitare la missione cattolica con tanto di chiesa gestita fino a poco tempo fa dal nostro connazionale Padre Angelo, che aveva vissuto in Birmania sin dagli anni '50.E magari approfittare dell'occasione per lasciare alla missione medicinali di uso comune dei quali hanno tanto bisogno. Ancora una settantina di chilometri di strada: poco prima di Taunggyi deviamo verso sud e finalmente arriviamo al lago Inle . Pernottiamo nella cittadina di Nyaungshwe. C'è la possibilità di andare a cena in qualche trattoria del paese (se siete stanchi del riso potete assaggiare degli ottimi gamberoni), senza lasciarci impressionare più di tanto per la scarsità di illuminazione che domina nelle sue stradine spesso non asfaltate.
Quinto giorno: Nyaungshwe (Lago Inle )Dopo il lungo trasferimento di ieri, una intera giornata dedicata alla escursione nell’incantata regione del Lago Inle. Con una lunga canoa a motore che possiamo noleggiare con il guidatore per l'intera giornata al prezzo di 8000 kyats percorriamo il canale che collega la cittadina al lago: è piacevole osservare le abitazioni in legno a palafitta costruite sulle rive del canale mentre i bufali pascolano e sguazzano nell’acqua e le donne fanno il bucato sulla riva. L’escursione ci consente di vedere le eleganti e fragili imbarcazioni che i pescatori del luogo utilizzano per spostarsi e per pescare nel lago, di osservare gli incredibili orti galleggianti, di visitare il settimanale mercato galleggiante di Ywama o in alternativa il grande mercato di Nampam, e poi, dopo una pranzo a base di pesce (consiglio il pesce senza lische al villaggio di Thar Lay ), è estremamente piacevole raggiungere sempre in barca il monastero Nga Phe Kyanug, costruito interamente in legno su palafitte sulla riva del lago, e rilassarsi nella sua ovattata atmosfera: sono pochi i turisti che vi arrivano e quindi ci si ritrova in solitudine sdraiati o seduti sul pavimento in legno a sgranocchiare fagioli secchi offerti da un monaco mentre un altro monaco farà saltare a comando i gatti del monastero attraverso un cerchio di legno. Da qui il nome che ricorderete: il Monastero dei Gatti saltanti . Il ritorno verso Nyaungshwe è accompagnato da stormi di gabbiani che si gettano affamati sul cibo che lanciamo in acqua. Una volta di nuovo a Nyaungshwe, se abbiamo ancora tempo e qualche forza residua, si possono noleggiare delle biciclette rivolgendosi all'hotel dove siamo alloggiati al modesto prezzo di 1500 kyats per l'intera giornata, e pedalare per 1 km lungo una strada asfaltata che attraversa risaie e paludi fino al monastero in legno di Shwe Yaunghwe Kyaung caratterizzato da ampie finestre di forma ovale (senz’altro vi ricorderete di averle già vedute in qualche foto) dove siamo accolti da festanti monaci bambini; con un po' di fortuna è possibile assistere ad uno scorcio di lezione buddhista. Alla sera, ormai esperti, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta tra le tante trattorie del paese.
Sesto giorno: Nyaungshwe - Taunggyi - Kakku - Nyaungshwe (KM. 150 circaAncora una giornata di permanenza a Nyaungshwe. Al mattino ci dirigiamo alla fresca e movimentata cittadina di Taunggyi dove visitiamo il giornaliero mercato dei rubini. Naturalmente, a meno che non siate esperti gemmologi , è consigliabile non avventurarsi in rischiosi acquisti. Meglio limitarsi ad osservare i rubini grezzi che vengono esposti su rudimentali banchetti, assistere a qualche trattativa, osservare i venditori e gli acquirenti e poi magari girellare anche tra gli altri ambulanti del mercato. Dopo il mercato visitiamo nei dintorni, 38 km di strada non troppo buona, la fiabesca pagoda di Kakku da pochissimo aperta al turismo. Immaginatevi due candidi stupa che spuntano in mezzo agli alberi divisi tra loro da un centinaio di metri; poi piano piano che vi avvicinate vedete spuntare tra loro altri stupa più piccoli, sempre bianchi, e poi ancora altri più piccoli. Saranno qualche centinaio di forma e dimensioni diverse. Poi quando vi ci trovate in mezzo, si viene rapiti da immagini di Buddha, di altre divinità e di animali
Settimo giorno: Nyaungshwe - Pindaya cave - Mandalay (km 340 circa; 10 ore circa in auto)Dopo due giornate di relativo riposo, nuova tappa di trasferimento alla volta di Mandalay. Torniamo verso Kalaw ma, pochi km prima di arrivarvi , una deviazione verso nord ci porta dopo una quarantina di km a Pindaya per la visita alle grotte di Pindaya. Salendo lungo una scala fiancheggiata da templi, tabernacoli e negozietti raggiungiamo l’ingresso delle grotte naturali che si aprono all’interno della montagna: qui dentro troviamo oltre 8.000 immagini di Buddha realizzate in forme e dimensioni e materiali diversi e deposte nel corso dei secoli dai fedeli. Tornati sulla strada principale e passando per Kalaw, Thazi e Meiktila, raggiungiamo la strada proveniente da Yangon che ci condurrà a Mandalay dove, fermandoci per tre notti allo stesso hotel, abbiamo modo di smaltire la stanchezza del viaggio odierno.
Ottavo giorno: MandalayIntera giornata dedicata alla visita di Mandalay, la seconda città della Birmania. Tra le tante pagode che avremo l’occasione di visitare, apprezziamo particolarmente la Kuthodaw Paya, che contiene il più grande libro del mondo (la versione del Tripitaka scritto su 729 grosse tavole in pietra) e la Mahamuni Paya che contiene la veneratissima immagine in bronzo di Buddha Mahamuni, alta 4 m, che può essere avvicinata solo dagli uomini che, nel corso dei secoli, l’hanno ricoperta di foglie d’oro tanto che oggi sembra che abbia una copertura d’oro spessa 15 centimetri. Con un po’ di fortuna è possibile assistere all’unico pranzo giornaliero dei monaci in uno dei monasteri più grandi della città, il Maha Gandayone monastery . Interessante anche vedere il Forte che circondava il palazzo reale mentre resta indimenticabile la salita e lo spettacolo del tramonto del sole visto dall’alto della Mandalay Hill.
Nono giorno: MandalayDedichiamo l'intera giornata alla visita delle antiche città, capitali di vari regni birmani dopo la caduta di Bagan, che si trovano nei dintorni di Mandalay e cioè Amarapura (con il famoso U Bein’s bridge costruito interamente in teak e lungo oltre 1 km che attraversa il lago Taungthaman. Lo percorriamo sino all’altra sponda e là, attraversando un piccolo villaggio in mezzo al bosco, raggiungiamo la piccola ma suggestiva Kyauktawgyi Paya, situata tra una fitta vegetazione esotica), Ava (nei pressi dell’Ava Bridge che unisce le due sponde dell’ Ayeyarwady), Sagaing e Mingun. Purtroppo per problemi di tempo forse non si riesce a vederle tutte e quindi si dovrà fare una scelta tra Sagaing e Mingun. Di Sagaing, considerata una piccola Bagan, apprezzeremo in modo particolare il panorama delle verdi colline che la circondano punteggiate da tanti stupa bianchissimi; di Mingun invece, oltre che la sua immancabile pagoda, la Mingun Paya, apprezzeremo in modo particolare la suggestiva esperienza della traversata in traghetto dell’Ayeyarwady.
Decimo giorno: Mandalay - Monte Popa -Bagan (km 300 circa; 8 ore circa in auto)Dopo colazione iniziamo il trasferimento alla volta di Bagan (ex Pagan) imboccando la National road Nr.2 che porta a Yangon con sosta lungo la strada per la salita all’incredibile Monte Popa con visita della sua pagoda. Con l’auto arriviamo infatti ai piedi di un picco montuoso di origine vulcanica che si eleva curiosamente dalla piana circostante raggiungendo l’altezza di 1520 m. La leggenda vuole che questo monte Popa sia la dimora dei nat (divinità minori birmane frutto di un sincretismo tra buddhismo e credenze locali) dei quali infatti possiamo vedere alcune statue in un tempietto. La salita alla cima del monte per visitare il complesso di templi e monasteri è abbastanza faticosa: una scala coperta fiancheggiata da negozietti e animata da simpatiche scimmiette (macachi) ci porta in cima, dove siamo ampiamente ripagati della fatica da un bellissimo panorama a 360°. Dopo la salita e magari un pranzetto in una trattoria alla base del monte, riprendiamo il viaggio e con una cinquantina di km di strada arriviamo finalmente a Bagan dove abbiamo nuovamente modo di disintossicarci dell’auto restandovi per tre notti di seguito.
Undicesimo giorno: BaganBagan rappresenta forse la maggiore attrattiva turistica e artistica della Birmania: migliaia di templi e di stupa sparpagliati in una pianura di una quarantina di chilometri quadrati. La visita di questo posto unico al mondo può essere effettuata in auto o, in modo molto più suggestivo, in bicicletta o addirittura in calesse (il costo di un calesse per due persone, più il guidatore, dal mattino al tramonto si aggira sugli 8000 kyats, circa 8 dollari). Una buona guida cartacea descrive egregiamente i tanti templi che avremo occasione di vedere e visitare. Ma tra i momenti incantati trascorsi girellando per questo luogo fantastico, spesso accompagnati dal solo rumore degli zoccoli del cavallo, posso ricordare qui la Lawkananda paya, un bianchissimo stupa centrale e un panorama che incanta sul placido Ayeyarwady; la Dhammayazica paya in laterizio rosso che si eleva imponente in mezzo ad una pianura ricca di palme e gigantesche euforbie: sulle sue terrazze, oltre al panorama sulla piana di Bagan, si possono ammirare centinaia di piastrelle colorate che illustrano storie del Jataka; la Nanda Manya con la piacevole scoperta di eleganti pitture murali che adornano le pareti con storie della vita di Buddha e per finire le due più famose e cioè la Shwezigon paya, uno degli stupa più antichi e quello che con la sua forma a campana è diventato il prototipo dello stupa classico birmano e la Ananda paya che oltre alle centinaia di statue di Buddha che conserva nelle pareti dei suoi corridoi, è circondata da un cortile esterno ricco di vegetazione e di splendide buganvillee coloratissime . Sta poi a voi dire “per oggi basta con i templi”!. Però alla sera non si può rinunciare allo struggente tramonto da godere dall’alto della terrazza della Shwesandaw Paya con veduta a 360° della pianura punteggiata di stupa e limitata a occidente dal mitico fiume Ayeyarwady. Raggiungeremo la pagoda con il calesse o con la nostra auto
Dodicesimo giorno: BaganContinua la visita di Bagan magari cambiando per oggi il mezzo di trasporto. Ci dedichiamo alla visita di qualche villaggio nei dintorni per assistere alla tessitura con rudimentali telai a mano di coloratissimi teli in cotone, per curiosare tra i lavori di essiccazione di frutta e sementi e infine per capire come costruiscono i bellissimi oggetti laccati che sono la specialità artigianale della zona. Nel pomeriggio poi, a meno che non si preferisca continuare la visita a qualche altro tempio o stupa, può essere piacevole fare una piccola crociera in canoa lungo il placido Ayeyarwady fino a raggiungere lo sperduto piccolo monastero di Kyauk-Gu U Min abitato da due strampalati monaci solitari che saranno felici della vostra visita e vi offriranno fagioli secchi e una tazza di te facendovi vedere con orgoglio infantile le testimonianze, costituite da niente altro che semplici biglietti da visita, delle poche persone che vi hanno preceduto .
Tredicesimo giorno: Bagan – Pyay (km 400 circa; 10 ore circa in auto)Tappa di trasferimento sulla strada che corre parallela all’ Ayeyarwady e che ci consente l’osservazione di interessanti scene di navigazione fluviale. A Pyay (ex Prome) visitiamo la Shwesandaw Paya ubicata sulle pendici di una collina e raggiungibile in ascensore con vista, oltre che della città sottostante, anche di una enorme statua di Buddha seduto in mezzo agli alberi
Quattordicesimo giorno: Pyay – Yangon (km 310 circa; 5 ore circa di auto)Ultima tappa di trasferimento con arrivo per tempo a Yangon, il che consentirà di visitare il grande mercato coperto Bogyoke dove è possibile trovare e acquistare, contrattando come si usa in tutti i mercati asiatici, alcuni degli oggetti che visti lungo il percorso ma che non abbiamo avuto l'opportunità di comprare (gli arazzi e gli oggettini in argento di Mandalay, le lacche di Bagan, le marionette e i tessuti del lago Inle, qualche immagine di Buddha e delle altre divinità, i sigari lavorati a mano, una tavoletta di tanaka o addirittura qualche longyi ( il capo di abbigliamento usato sia dagli uomini che dalle donne per coprirsi dalla vita in giù). Poi, stanchi di acquisti, continuiamo con un passeggio lungo le strade vicino al porto che conservano ancora alcuni palazzi coloniali, e quando ormai fa sera, torniamo alla Shwedagon paya che senza dubbio gustiamo con animo diverso rispetto alla sorpresa del giorno di arrivo.
Quindicesimo giorno : YangonSe l’orario di partenza del nostro volo ce lo consentirà, possiamo scegliere tra il continuare il giro della città con una visita alla Sula Paya, dopo la Shwedagon la principale pagoda della città, oppure visitare un tempio buddhista cinese da raggiungere magari con un risciò a pedali, o anche solo goderci in pieno relax le ultime ore birmane seduti nel giardino di una casa da tè.