LA NUOVA CREAZIONE

Qualche tempo fa la preghiera di un fratello mi ha colpito in modo particolare, perché, nella sua invocazione a Dio, questo fratello ha messo in relazione le tenebre che coprivano la faccia dell’abisso prima della creazione con le tenebre che spesso avvolgono le nostre coscienze.

Se noi esaminiamo la parola di Dio ci accorgiamo che tale confronto ha il suo fondamento nella stretta relazione che esiste fra il capitolo 1° del libro della Genesi ed il Vangelo di Giovanni.

Proviamo a leggere questi due passi: Genesi 1, 1-5 e Giovanni 1, 1-14. Non a caso questi due brani hanno alcuni punti di contatto: entrambi iniziano con un stesso termine: " In principio "; in ambedue si parla della " luce " e delle " tenebre ". In Genesi la Parola di Dio dice: " sia la luce " e subito le tenebre si dissolvono per lasciare spazio alla luce. In Giovanni la stessa parola, con la quale Dio ha creato il mondo, si fa carne ed abita in mezzo a noi, " piena di grazie e di verità " (v. 14). "In lui – dice Giovanni – era la vita, e la vita era la luce degli uomini. E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa " (vv. 4-5).

La luce e le tenebre da sempre sono due fenomeni naturali che hanno colpito l’immaginazione degli uomini ed hanno assunto spesso un significato figurato che va oltre il significato letterale dei due termini. Le tenebre infatti per il timore ancestrale che incutono sono diventate sinonimo di smarrimento, di angoscia, di ignoranza, di uno stato di peccato e persino di morte. Per contro la luce sta ad indicare la gioia della vita, la verità, l’acutezza del pensiero ed a volte anche Dio stesso. Non per nulla lo stesso Gesù afferma in Giovanni 8, 12: "Io sono la luce ". Tale affermazione non fa altro che riecheggiare i passi messianici che troviamo in Isaia 42, 6 e 49, 6 dove il servo di Jahvé è presentato come "luce delle nazioni ".

Anche noi oggi a volte diciamo di "brancolare nel buio " per dire che non riusciamo a trovare il bandolo della matassa o la soluzione a qualche problema che ci affligge; oppure diciamo che una persona è "illuminata " quando dimostra di possedere una visione particolarmente acuta.

Nel corso dei secoli gli uomini hanno costruito intorno a questi due termini le loro filosofie e le loro religioni. Osservando che con l’alternarsi del giorno e della notte, la luce segue alle tenebre e viceversa, essi hanno pensato a due principi eterni in continua lotta fra loro.

Nella parola di Dio queste credenze vengono decisamente respinte in quanto le tenebre appaiono come una realtà soggiogata da Dio il quale regna incontrastato sia sulle tenebre che sulla luce, come anche sul benessere e sulle calamità che sono da lui stesso create (Isaia 45, 7).

Il fatto che Giovanni abbia voluto riprendere all’inizio del suo Vangelo gli stessi temi espressi in Genesi a proposito della creazione, lascia chiaramente intendere che la venuta di Cristo in questa terra è da lui vista come l’inizio di una nuova creazione in cui la stessa Parola di Dio, fattasi carne, sarà ancora una volta protagonista.

Che si tratta di una vera e propria creazione ci viene confermato più avanti al versetto 12 dove Giovanni ci dice che a tutti coloro i quali ricevono questa luce Dio "ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome (nel nome di Cristo), i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio ".

Siamo quindi in presenza di una nuova rigenerazione, non più fisica come era avvenuta in Genesi nella prima creazione, ma di una rigenerazione spirituale: Tutto il Vangelo di Giovanni è teso a dimostrare questa nuova rigenerazione spirituale che può avvenire soltanto mediante la fede nel sacrificio espiatorio di Cristo (Giovanni 20, 31).

Se andiamo più avanti, al capitolo 3, vediamo come Giovanni ribadisca questo concetto nel colloquio di Gesù con Nicodemo: per poter entrare nel regno di Dio, noi dobbiamo nascere di nuovo, ma non si tratta di una nascita fisica, bensì di una nascita spirituale. Una nuova nascita che deve avvenire dall’alto (ànothen) e di cui tutti gli uomini indistintamente hanno bisogno in quanto si trovano nelle tenebre. In questa prospettiva quindi la missione di Cristo in questa terra è intesa come una missione di salvezza e non di condanna, come viene chiaramente indicato nei vv. 16-21 dello stesso capitolo 3.

Del resto questa situazione di beatitudine in cui la luce eterna di Dio illuminerà la nuova creazione viene preannunziata dallo stesso profeta Isaia che descrive i tempi messianici con le bellissime parole che troviamo al cap. 60, 19-22.

Non solo Giovanni, ma anche l’apostolo Paolo, parlando della salvezza per mezzo di Cristo, fa un esplicito riferimento a Genesi 1 in 2 Corinzi 4, 4-6. La rispondenza tra linguaggio di creazione e linguaggio di conversione viene ulteriormente sviluppato mediante il concetto di "nuova creazione " che troviamo in 2 Corinzi 5, 17.
In questa nuova creazione non vi può essere confusione fra luce e tenebre per lo stesso motivo che non vi è alcun rapporto fra Cristo ed il suo avversario, Satana (2 Corinzi 6, 14).

In perfetta sintonia con Giovanni e Paolo, anche l’apostolo Pietro ci ricorda che non siamo stati rigenerati da seme corruttibile, ma dalla stessa Parola di Dio che vive ed è eterna (1 Pietro 1, 23). Come questa Parola a suo tempo ha creato il mondo, l’universo, la luce, così essa ci ha rigenerati e ci ha fatto essere "nuove creature " destinate alla vita eterna e ad abitare "nuovi cieli e nuova terra" (2 Pie-tro 3, 13). Pietro ci parla di "nuovi cieli e di nuova terra" perché questa nuova creazione, iniziata con Cristo in questa terra, troverà la sua completa realizzazione soltanto alla seconda venuta di Cristo con la risurrezione dai morti, sulla quale ci intrattiene lungamente Paolo in 1 Corinzi 15, 37-58.

Poiché, come dice il profeta Isaia, la Parola di Dio, uscita dalla sua bocca, non ritornerà a lui a vuoto, senza aver compiuto ciò che desidera e realizzato pienamente ciò per cui l’ha mandata (Isaia 55, 11), ritengo sia utile esaminare alcune delle principali conseguenze che avrà questa nuova creazione nella vita dei credenti.

Una prima conseguenza la possiamo trovare in Colossesi 1, 13-14, dove l’apostolo Paolo ci dice che essi otterranno la redenzione e la remissioni dei loro peccati. Oltre a ciò essi saranno considerati figli di Dio in quanto coeredi di Cristo (Romani 8 16-17). E’ interessante notare quello che viene detto in 1 Giovanni 3, 1-3, dove possiamo constatare che, oltre ad essere figli di Dio, saranno anche simili a Lui. E Pietro aggiunge che saranno addirittura partecipi della natura divina (2 Pietro 1, 4).

Naturalmente ciò potrà avvenire soltanto se noi crediamo fermamente che Dio realizzerà tutto questo. Non soltanto dobbiamo credere che egli esiste, ma anche che è il rimuneratore di tutti coloro che lo cercano (Ebrei 11, 6). Dobbiamo mettere le nostre vite nelle sue mani ed abbandonarci a lui con piena fiducia.

Quando Dio ha creato l’uomo, l’ha creato a sua immagine e somiglianza, ma questa immagine e questa somiglianza è stata perduta con il peccato. Dio però ci offre ancora la possibilità di recuperarla se ci affidiamo a lui senza riserve.

Nella prima creazione l’uomo è stato formato con la creta e modellato direttamente da Dio. Allo stesso modo nella seconda creazione, dobbiamo permettere che Dio ci modelli secondo la sua volontà per essere dei vasi ad onore degni di presentarci al suo cospetto.