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Cicloturismo
reno nord 2005
Viaggio cicloturistico
Trieste-Corinto
Arriva finalmente
il giorno stabilito 16 aprile 2007. Si parte per il grande viaggio.
Isidoro e io, soli, anche se a
dicembre le adesioni fioccavano, ma così è.
Primo giorno. Ore 6,15 arriviamo al
treno, come al solito all’ultimo momento, ma lo prendiamo e scendiamo a
Trieste alle 11,20 esatte. Un breve giretto in piazza dell’unità d’Italia
qualche foto, non venuta, e via verso l’avventura. che non tarda
a evidenziarsi. Prendiamo infatti al strada più complicata e faticosa
per raggiungere la statale che deve condurci verso la Slovenia.
Salite cittadine fra cortili e rampe da piedi a terra , non ho capito come ma
finalmente con fatica siamo sbucati in zona ospedale.
Pochi km e visita dovuta alle foibe di Basovizza.
Piazzale rifatto e un grande sarcofago di ferro a chiusura della
voragine. Un momento di riflessione per tante vittime
inutili. Riprendiamo
il viaggio ma mi frulla in testa la storia , tutto quanto ho letto e
francamente non me la sento di sorridere agli sloveni..
Il
tragitto fatto in auto più volte, fino a Fiume mi pareva agevole. Fatto in bici
si rivela pedalabile ma impegnativo,
infatti si scollina a 650 m. Il mio
compagno di viaggio chiede uno stop per il riposino, partenza
alle 16,45 quando mancano solo 40 km alla fine della prima
tappa .
Superiamo Fiume e continuiamo sulla strada costiera verso il golfo minerario. Su
pressione imbocco la discesa per il villaggio che vedo là sottostante, Errore
madornale, a ogni discesa corrisponde una salita…e quando si fa sera occorre
essere oculati. L’obiettivo era il ponte che collega la terra ferma all’isola di Kirk.
Ricerca di una sistemazione a fanali accesi
e cena poco prima di Crikvenica. Nel primo albergo decente sulla strada.
Km 103
in ore 6,18
17/4 secondo giorno
Tutto scorre perfettamente fra salite sempre troppo lunghe e
discese divertenti ma sempre troppo corte. I paesaggi sono sassosi
e verdeggianti, a me sono noti ma li rivedo sempre volentieri . Arriviamo a
Karlobag in perfetta media e
pernottiamo in un campeggio ancora
chiuso ma “aperto”, a
due passi dal mare. E’ tardi mangiamo con scatolette e una pagnotta regalataci
dal gestore. Se tutto il viaggio sarà così, cena a parte, promette bene….Mi
sento forte
Km 154 in ore
8,21
18/4 terzo giorno
Alla partenza tengo d’occhio il punto del traghetto che porta all’isola di
Pag, ma sono indeciso sia per la salita stronca gambe che si deve affrontare
dopo l’attracco, ma anche
per il tragitto desertico sassoso e senza vegetazione per raggiungere il ponte
che a sud collega alla terra ferma . Decido per la costa . Imbocco una nuova
strada, che non conosco, quasi parallela all’autostrada.
Raggiungiamo agevolmente Zadar
sfruttando lo spazio al ciglio della strada, ma facendo attenzione a sassi vetri chiodo e quant’altro..
Sosta per rifocillarsi , breve vista e poi verso Sibenik con forte vento
contrario. Vedo certe nubi che mi
fanno temere sulla tenuta del tempo, sino ad ora bello, il meteo dice coperto ,
non mi resta che fidarmi. Terrà.
Isidoro pedala, sempre con eccessiva calma,
in salita ma anche in pianura e in discesa, insisto per fargli capire
l’importanza di stare a ruota e sfruttare la scia. Mi rendo conto di parlare
al vento e nel vento. L’anno scorso mi sarei arrabbiato, mi impongo la
pazienza, forse sono cambiato o
forse ho solo un anno in più. Cena stupenda e campeggio sulla strada, eravamo
i soli clienti. Durante la notte piove ma non ce ne accorgiamo.
Km 150 in
ore 7,55
19/4 quarto giorno
Arriviamo a Makarska con serenità, escludendo i
passaggi nelle grandi città, Spalato in questo caso, che richiedono molta
attenzione. In effetti il rispetto per il ciclista o per il pedone è un fatto
ancora sconosciuto.
La
parte finale della tappa è anche rilassante. Mi rendo conto che grazie al
vento fresco e a una media vergognosa abbiamo ancora le divise pulite e prive
degli aloni di sale rinsecchito che denotano fatica e sudorazione con asciugatura
successiva. L’essenza del vero ciclista.
Bisogna darci dentro, non sarà sempre così,
secondo le mie tabelle “scientifiche” in simili tappe bisognerebbe recuperare.
In confronto con l’anno scorso mi
pare tutto più facile, anche se col vento contro avremmo potuto combattere un
poco di più per avvantaggiarci. Per la notte troviamo una camera matrimoniale, decente, con
annessa cucina a 15 euro, con due birre
comprese.
Isidoro
insonne dormirà sul divano della cucina, devo ancora capire perché.
Km 142 ore
7,41
20/4 quinto giorno
Tappa da pensionati ma stimolante, Sempre con la solita altimetria in alto e in basso caratterizzata da salite
comunque impegnative ma relativamente brevi. Mangiamo in Bosnia Herzegovina,
nei pochi km in cui questa nazione si affaccia sul mare. Troviamo al ristorante un
meccanico ciclista, croato, che
dopo alcuni convenevoli e dopo averci raccontato peste e corna dei bosniaci, registra
al volo il cambio di Isidoro che si era fatto rumorosissimo, il cambio non
Isidoro. Nota di colore al posto di dogana Bosniaco incontriamo un cicloturista tedesco che ha la bella pensata di scattare
le foto
rituali, come succede di regola a ogni punto di confine, per testimonianza e
ricordo. Con sorpresa viene quasi aggredito dai doganieri bosniaci che gli
impongono di cancellare le foto scattate: che cosa aveva mai potuto fotografare
di tanto segreto in un posto
talmente isolato e dalla folta vegetazione?
La burocrazia colpisce ovunque e mi consolo. Non scatto foto.
Decidiamo di pernottare appena fuori Ragusa per evitare, saggiamente, il
congestionamento della città Un
automobilista oggi, per entrare in un parcheggio mi ha attraversato la strada e
mi ha fatto cadere, ha parcheggiato con comodo e poi mi ha chiesto, “ non ti
sei fatto nulla vero?” Mi
ero solo sbucciato un gomito, era evidente che
non gliene fregava nulla.
Rientriamo
nella parte staccata della Croazia
e al posto di confine non ci degnano nemmeno di uno sguardo, altro che in
Bosnia: Attraversiamo il modernissimo ponte
sospeso e superiamo
Ragusa lasciandola là in basso sulla
destra. Mi piange il cuore perché è una delle città che ho visitato prima della
guerra e mi aveva incantato. Per raggiungere il centro però dovremmo fare una
discesa alla quale segue la salita gemella e l’ora tarda
non ce lo permette. Troviamo a pochi km un campeggio segnalato sempre
in modo approssimativo, guarda verso il
mare e di fronte c'è un’isola costellata di costruzioni basse e multicolori, un
paesaggio incantevole, scatto alcune foto per testimonianza. Isidoro stanchissimo vede solo i ciottoli per terra sui
quali dovrà dormire. Una pizzeria di fronte offre sul menù un sacco di
prelibatezze, ci sediamo ma dobbiamo accontentarci di quello che c’è, una pizza
approssimativa e tacere, non c'è
altra alternativa.
Km 164
ore 9,00
21/04 sesto giorno
Giornata da dedicare al Montenegro nel quale entriamo di buon’ora. Forse una
quindicina di km dal punto dove abbiamo pernottato, affrontiamo una salita abbastanza
impegnativa fra boschi fitti ben tenuti e puliti. Appena dopo il confine dopo aver raccontato ai doganieri curiosi e increduli quanto già avevamo percorso e
quanto ci rimaneva da fare, ci
troviamo in una ripida discesa con un colle a desta e una apertura a sinistra
che fa immaginare un mare che non
arrivava mai. Ci sono anche
dei fatiscenti duty free nei
quali si vende ogni cosa dall’elettronico al tradizionale, ai profumi di
marca, la tipica caratteristica di
questi punti vendita. La globalizzazione non lascia scampo e mi viene da
riflettere sulle ambizioni, la volontà
di esibizione e le scelte degli esseri umani.
Il
Montenegro è caratterizzato da strade sconnesse e da un parco auto veramente da
museo. La sensazione è di un salto all’indietro di 20 anni in confronto alla
Croazia che già non si può dire all’avanguardia.
In contrapposizione, certe esibizioni di ricchezza recente, come auto di extra
lusso su strade inadeguate è in parallelo a una miseria tangibile, mi
danno quasi fastidio. Giungo ad Hergergovi e mi trovo di fronte una
città turistica che mi ricorda la Liguria della mia infanzia, anni 60, anche se tutto è in fase di avviamento.
A mezzo giorno ci fermiamo per una spuntino veloce su una spiaggetta con una
rara fontana e ci accomodiamo fra
un gruppo di ragazzi andicappati
con i loro assistenti. Sono carinissimi, vogliono sapere il nostro nome, da dove
arrivavamo e strette di mano a non finire…
Proseguendo arriviamo alla baia di Kotor . quasi un lago alpino con la sua bella
strada che lo costeggia , troviamo anche un traghetto, gratuito per i ciclisti,
che ci porterà dalla parte opposta, 300 metri. Ci farà risparmiare 40 km che avrei fatto comunque volentieri, strada bellina anche se stretta ma fresca e
poco trafficata, ma bisogna pensare al domani.
La sera, all’entrata di Bar, chiediamo ad alcuni affitta-camere per dormire.
La risposta è no, non si affitta solo per una notte, ma è curioso vedere il
posto di affamati dove hanno rifiutato il nostro contributo economico.. Troviamo
alloggio, invece, poco distante seguendo il mio fiuto di vecchio rappresentante
di commercio. Una villetta di bosniaci, 20 euro con offerta di vino rosso, di
loro produzione, e cena spartana perché tutti i locali sono chiusi. Il titolare
si offre di portarci in auto a un ristorante a qualche km, decliniamo l’invito
e io passo la sera a chiacchierare con la moglie e le figlie, curiosissime, di 14 e 16
anni circa. Mi raccontano di essere arrivati in Montenegro, fuggiti da Fiume con quel che
avevano, per salvare la pelle e fuggire dalle persecuzioni belliche, e di aver avviato
questa attività da poco e anche 20 euro per loro sono importanti.
Storie fuori dal mondo, dal nostro mondo, anche
se così vicini.
La mattina mi accorgo che possiedono una mercedes fiammante nel garage, stranezze del posto!
O forse solo balle o esagerazioni?
km 124
ore 7,28
22/04 settimo
giorno.
Sfruttando la cortesia che i montenegrini riservano agli italiani, chiediamo
informazioni per entrare in Albania. La cartina dà una dogana nell’entroterra
di Ulcjini ma anche una strada litoranea
che per logica deve finire in Albania, su un fiumiciattolo un ponte ci sarà
di certo, invece non è cosi!! Ci percorriamo tutta la strada, tipo Camargue con
un forte vento posteriore, filiamo come dei matti, e poi da Ponte, dove tutto
finisce siamo costretti a tornare indietro, contro vento certo. Si è rivelata
comunque un’esperienza positiva, sono entrato in certi villaggi periferici
dove il mondo si è fermato a cento anni fa , è curiosamente c’erano delle bancarelle
di venditori di cianfrusaglie o russi o polacchi che proponevano indolentemente
le loro merci, ma a chi? E con quali soldi?
Pranziamo a Ulcjini a base di cevapcici e insalate e ci avviamo verso la strada
che ci porterà in Albania. Percorso collinare pedalabile e al fresco, certo tutto un
poco selvaggio con un numero incredibile di ramarri che ci attraversano la
strada, un poco
dissestata ma con le dovute attenzioni….Vicino a una fontana,
troviamo dei ciclisti albanesi in gita turistica che rattoppavano una
camera d’aria dopo l’ennesima foratura, simpatici e cordialissimi: Offriamo
loro assistenza tecnica, il ragazzo
gentilmente rifiuta, si esprime in un italiano rudimentale.
“
Imparato dalla televisione” Ci
saluta gridando“ viva Berlusconi”
Al posto di dogana la sorpresa annunciata, 10 euro per entrare in Albania. Il
“posto di dogana” è una baracca di legno che di fronte ha
un avvallamento di circa un metro per la lunghezza di due auto , che obbliga a
un passaggio a velocità minima. Voglio fotografare e allo scatto tutti i doganieri si
ritraggono , evidentemente il comunismo ha lasciato delle
tracce.
I primi km sulle strade albanesi sono scorrevoli ma
l’ambiente ha un qualcosa di anomalo:
Quasi solo Mercedes e carri agricoli trainati da cavalli, con intere famiglie o con conduttori dall’aspetto lunare,
cose d’altri tempi.
Entriamo a Scutari costeggiando il fiume. Sulla sinistra c’è un agglomerato
di baracche pazzesco, fra sporcizia maiali, cani randagi, vivono
bambini e i loro genitori, penso al Bengala . Mi diranno poi che sono i
montanari che scendono adesso in città, il peggio degli albanesi, se
arriveranno in Italia anche questi ne vedremo delle belle, poveri cristi
certo…
Usciamo velocemente da Scutari seguendo la nuova strada verso Tirana. 60 km
circa, All’apparenza credo che sia stata terminata pochi giorni prima .Non ci sono protezioni
laterali e lo scalino fra asfalto e bordi varia dal mezzo metro ai 20 cm, Con la
regolarità di un orologiaio Isidoro ci cade dentro e si sbraga tutta al divisa
, non si è fatto molto male ma tanta fifa.
Si prosegue strada lunga, brulla, dritta, approssimativamente piana col vento
contrario, un museo a cielo aperto di mercedes di ogni tipo dalle quarantennali
alle recentissime, ma come cavolo fanno ?
Mi sorgono dei dubbi specialmente vedendo le tante senza targa, evidentemente un
optional.
Ai
bordi della carreggiata, sotto qualche rara pianta. venditori di uova
che sempre sotto il sole tengono, legate a pali per una zampa, galline in attesa di essere vendute e finalmente soppresse per evitare
ulteriori torture. Anche la macellazione. il dissanguamento e lo scuoiamento dei
capretti avviene per la strada e sotto il sole….20 km prima di Tirana
troviamo un hotel dall’aspetto decente siamo stanchi, ci fermiamo per la
notte. La camera è accettabile il
balcone senza parapetto il tutto a 20 euro più 20 di ottima cena
Le solite insalatone miste , formaggi, verdure ovviamente non scegliamo
carni di nessun genere.
In camera per accendere la luce del bagno ci insegnano che
serve una botta al lampadario…
km 153
ore 7,35
23/04
ottavo giorno
Pochi km e arriviamo a Tirana superando in slalom un traffico caotico
e puzzolente di
scarichi d’auto, fra
strade con buche incredibili camion, carretti, le solite Mercedes rattoppate o
fiammanti, bancarelle di venditori di accessori auto con paccottiglia
incredibile, copri cerchioni luccicanti, abbaglianti, coprivolanti in moquette,
fregi di ogni tipo. L’officina del meccanico che lavora a fianco del venditore
col pane esposto o del verduriere.
Mi assale un senso di paura, sicuramente immotivato,
ma non parlo con nessuno e tiro
avanti.
Ci fermiamo per una colazione nei pressi del palazzo del governo, quello dei
mosaici raffiguranti la solita pomposa e ormai patetica,
liturgia vetero comunista.
Ci
sediamo a una caffetteria di un certo livello di fronte alla fontana che in
altri tempi doveva essere zampillante, in piena zona ambasciate e banche.
Immagino la zona più in di Tirana. Chiediamo due
brioche e due caffè, il caffè arriva certo con calma, per la brioche , ci accorgiamo, sono andati a comprarla in una panetteria non distante.
L’ambiente che si respira e del voglio ma non posso. Signore abbigliate in
modo pomposamente inconsueto, ragazze che scimmiottano gli stereotipi
televisivi, tante ragazze libere da impegni, troppe ragazze, mi sorgono dei
dubbi, anche alla mattina…
Chiediamo informazioni a poliziotti che dalla divisa parevano i nostri
ammiragli. In fondo al violone, che sta
di fronte al palazzo del governo dobbiamo girare a sinistra verso
l’università e imboccare la
strada per Elbasan. Molti parlano italiano, vedendo l’adesivo tricolore in
parecchi ci gridano, forza
italiani, viva Berlusconi, bravi! Anch’io sono stato in Italia…
Uscire da Tirana e proseguire per
Elbasan è un’esperienza unica. Il
percorso, anche se difficile da individuare, si snoda fra salite e rare discese
su una strada percorsa da furgoni riempiti all’inverosimile, incredibili, che
hanno la funzione di autobus e
corrono a velocità folli su questo tipo di percorso.
Si arriva a scollinare con gran fatica suppongo a 800 m
a Gracem e fino all’ora si procede
tra una catena ininterrotta di rifiuti a bordo strada
scaricati sistematicamente e mai raccolti,
mancanti solo dove vi è il precipizio senza alcuna protezione.
Anche i paracarri di pietra di antica memoria sono stati divelti. Il fondo
stradale non lo commento .
La combinazione di tutti questi fattori mi fa ricordare questa salita in modo
sofferto anche se forse meno impegnativa di altre. Al colmo c’è un ristorante
in legno dove decidiamo di mangiare, una gratificazione ce la meritiamo,
rischiamo! Capretto arrosto visto cuocere sulla brace, insalata e birra. Ottimo!
Fra nubi minacciose intravediamo in fondo valle la città mineraria di Elbasan
All’improvviso si mette a piovere a dirotto e la strada diventa una
saponetta, troviamo rifugio presso un casolare.
Come cala la pioggia ci
infiliamo nelle mantelline e riprendiamo il percorso, tornanti in discesa sotto
la pioggerellina su una strada
bagnata, logorante per l’attenzione che necessita. Ci fermiamo in un bar
fatiscente gestito da ragazzini che ci tempestano di domande nel solito italiano
televisivo .
Per loro Italia è la parola magica, ci vuole il visto, per il
momento si adattano in attesa di tempi migliori,
suscitano tenerezza. Certo che piuttosto che vivere in quel modo ,tutto
è da considerare.
Pedalando attraverso strade improponibili fra pozzanghere e fango e fra ruderi
di antiche fabbriche metallurgiche giungiamo al centro di Elbasan. Le nuvole
sono sempre minacciose per questo motivo chiedo informazioni sulla ferrovia
che la cartina mi indica. La risposta è che non è adatta a italiani e
che comunque non parte sempre, si
tratta di una linea a scartamento ridotto, mal messa
usata dai montanari del luogo. Sono incuriosito ma desisto. Tento la via
dei tassisti ma questi, agli italiani, offrono
soprattutto “ragazze per amore”. Decido di ripartire in bici verso il
confine verso la Macedonia. Fatti
forse 20 km si scatena una grandinata memorabile e casualmente mi imbatto in uno
dei famosi furgoni parcheggiato, cerco il padrone, 20 euro e ci porta poco prima della dogana alla quale non può avvicinarsi
per motivi misteriosi. Alla dogana ci
arriviamo senza pioggia ma , all’imbrunire e fa freddo, vorrei dormire all' hotel
Internazionale, da vedere, ma Struga
è a 15 km di "tutta discesa", allora via come pazzi, maglietta pesante e giubbino,
verso la
nuova meta che raggiungiamo a tempo di record, col freddo e il buio a portata di mano ,
troviamo subito una camera e ceniamo in un
ristorante bellissimo, buona notte, anche oggi è andata.
km 120
24/04
nono giorno .
Struga è bellissima , La mattina mi alzo per fotografare. Il lago a 650 m di altezza, è il mare dei macedoni. Anche il decoro è diverso da quanto
visto ieri. Negozi con anticaglie o souvenir , bar, gelaterie ma soprattutto
persone a noi affini come aspetto. Ma la tappa incombe.
La
cartina fra Struga e Resen non dava segnali allarmanti quasi una passeggiata
smentita dopo pochi km forse 50,
disabitati e senza una fontana.
Guardando la cartina non
ci siamo accorti che c’è da scavalcare un passo che sale a
1100 m di quota fra
boschi e freschezza ma duro. Si scende poi su una strada da 60 km ora riservando però molta attenzione
a buchi, salti dell’asfalto, rami, pietre sparse sulla carreggiata e oggetti vari. Giungiamo a Resen verso mezzo giorno e con l’intenzione di far
rifornimento al primo negozio di alimentari che troviamo, acqua, birra, panini
con formaggio e un salume locale. All’uscita siamo accolti da un mugolo di
bambini incuriositi dal nostro abbigliamento e attratti
dalle biciclette. Domande a non finire in un inglese volonteroso, appena
abbozzato, chiedo di dividere il nostro cibo
con loro, sono troppo emozionati per capire, acquistiamo caramelle per tutti.
Alla fine la titolare del negozio per riconoscenza ci offre 6 grosse mele.
Anche questa è vita.
Puntiamo sulla strada a bordo
lago dove la cartina indica una dogana al confine greco. 50 km relativamente
facili. Quando giungiamo scopriamo che il
posto di confine è soppresso.
Rimane un sentiero in terra fra le
erbacce , appena sotto la caserma e decidiamo
di fare i clandestini, garantiti dal passaporto non dovrebbe succederci nulla.
Passiamo sotto il punto di controllo macedone poi a fianco di quello greco senza
il minimo problema a parte una caduta dovuta all’affanno di Isidoro. Siamo
entrati finalmente in Europa. Costeggiamo brevemente un altro lago diviso dal
precedente da una sottile lingua di terra. Dalla cartina mi accorgo che siamo
in un punto dove convergono le linee di confine di tre stati. Puntiamo verso
Kastoria. Un altro passo inatteso
sempre a 1100 m ci attende, Isidoro comincia a non connettere ,la fatica
incombe. Al culmine della salita mi dice che non ce la fa più, che non ho
organizzato bene il viaggio, che sono matto e altre amenità.
Mi rendo conto che è alla frutta. Dopo il passo i 40 km successivi sono
quasi interamente in morbida discesa che necessita appena qualche sporadico
colpo di pedale, il tutto fra prati e boschi da paesaggio svizzero…
Il punto segnato sulla cartina, (6 km al 14%) è attenuato dalla nuova
strada, anzi, autostrada con libertà di accesso alle biciclette. Dopo aver
cercato inutilmente il campeggio segnalato a bordo lago, dormiamo presso
Kastoria in una pensione fuori città dove
troviamo anche un riparo per le bici dalla pioggia che si scatena dopo poco e che dura tutta la notte.
Mangiamo
alla buona in camera formaggio greco, prosciutto pane e vino. Il titolare ci
offre un liquore all’anice “ fatto da lui ” Non so se è per l’anice o
le fatiche della giornata ma durante la notte vomito. Non mi succedeva da anni.
km 158
25/04
decimo giorno .
Alla partenza Kastoria
continua a piovigginare Isidoro è stremato.
Non ci sono treni, la stazione più vicina è a 50 km e bisogna
scavalcare un’ennesima montagna, il treno comunque porterebbe
a Salonicco. Decidiamo per l’autobus fino a Salonicco poi si vedrà.
Due ore e mezzo di viaggio e vi giungiamo verso le 11. Alla stazione ci
informano che ci sono due treni che caricano le bici per Atene, uno la mattina e
uno alle 22,30.
Prenderemo il secondo e passeremo la notte in treno, Tutto il pomeriggio in
visita a Salonicco , fra pioggerelline e tempo incerto.
Considerazione forzata, una giornata di riposo può farci solo bene .
Km 28 fatti in modo turistico.
26/04
undicesimo.
Arrivo ad Atene alle 5,20 Logicamente
pioviggina, non ci spaventiamo più, decidiamo di continuare comunque ma il
buio, l’alba che tarda e la pioggia che si fa persistente ci fanno desistere .
Prendiamo tempo. Bighelloniamo, ci fermiamo per un caffè, carissimo, in un bar orrendo, sporco e, credo malfrequentato, in zona stazione
degli autobus, non
c’e alternativa. Attendiamo un miglioramento del clima che arriva verso le
7. Anche se pioviggina c’è più luce..
Ci buttiamo incoscientemente nel traffico cittadino di Atene fra coloro che si
recano al lavoro. Situazione che ho sempre cercato di evitare ma tant’è. Ci
intruppiamo nel caos non
senza rischi, aeroporto a destra e il
Pireo a sinistra. Nulla ricorda i 10 antichi
km studiati sui libri scolastici.
La voglia di salire all’Acropoli è tanta
ma Isidoro è demotivato e stanco.
Non insisto.
Fino
a Corinto, usciti da Atene, la strada è tranquilla e ondulata, un traffico
intenso scorre sull’autostrada
adiacente. Sarebbe bello poter ammirare spensieratamente l’isola di Salamina
ma, il clima post temporale ci rende
la pedalata molto difficoltosa, facciamo 80 km con un forte vento contrario. Arriviamo
sul ponte che scavalca il canale
disfatti. Ci troviamo in mezzo a un
gruppo di scuteristi italiani, si
stupiscono del percorso della nostra mattinata, ci vedono come degli eroi pazzi,
ci raccontano di aver fatto fatica in moto.
Foto
ricordo con bandiera nazionale che orgogliosamente
garrisce al vento.
Forse
per la stanchezza non ci
rendiamo più conto della realtà che stiamo vivendo.
Isidoro
decide di abbandonare e ha la mia approvazione,
è esausto . Andiamo in un’ agenzia viaggi. Tutti i giorni parte una nave da Patrasso per Venezia e i 120 km che ci
separano da quel porto si possono
fare anche in treno. Riflette, tentenna, poi
decide, incoscientemente, di
continuare ancora un giorno
confortato dal fatto che i mezzi di trasporto nel Peloponneso ci sono e in ogni momento può abbandonare.
Ripartiamo verso Argos, 71
km sereni ma faticosissimi che intersecano la linea ferroviaria sulla quale
Isidoro faceva conto. E’ in disuso, forse in restauro… Pranziamo nel tardo
pomeriggio alla buona in un campo di calcio con fontana e servizi,
gradevolissimo, peccato sia troppo presto per fermarci. Superata Argos città bella con una chiesa bizantina incantevole,
seguiamo le indicazioni per Nea
Kios e per il campeggio che la cartina dà aperto tutto l’anno.
Tutto chiuso, invece, comprese le poche pensioni fatiscenti. L’unica
sistemazione disponibile,
grazie alle informazioni della gestrice del chiosco, una camera da 40 euro, fuori mano in un posto orrendo, un
furto, scopriremo come al solito che a pochi km
ci si poteva accomodare meglio.
La consolazione è che ho iniziato finalmente a fare le attese scorpacciate di nespole, dolci e succosissime delle quali sono ghiotto.
km 154 ore
8,30
27/04
dodicesimo giorno .
Si parte di buon ora anche per lasciare il posto dove, per tutta la notte, abbiamo goduto, dell’accompagnamento musicale, dei latrati di cani randagi accucciati nei pressi di
un campo profughi, lavoratori agricoli in nero, credo rumeni, amici
dell’affittacamere.
Come da
programma ,costeggiamo fino a
Leonidio per poi scollinare.
Mi preoccupa il tracciato che vedo sulla cartina.
Dopo Leonidio la strada
descrive molte tortuosità, suvvia,
ma sono certo che…. Il primo tratto tutto a bordo mare è
stupendo con un fresco venticello che quasi ci spinge, frutteti nelle
rade baie e panorama incantevoli. In un momento di crisi idrica troviamo anche
una fontana in pietra, fatto rarissimo, per la fontana non per la pietra,
incredibilmente funziona : ci risciacquiamo dal sudore,
ci dissetiamo abbondantemente e facciamo scorta. Rinfrancato posso godere
del profumo di origano o mirto, di menta, ammirare le ginestre fiorite che ci fanno da sponda, fino a
Leonidio. Piccolo centro agricolo
in una piccola pianura densa di
frutteti, i giardini seppur spartani sono accoglienti, ci fermiamo per il
rituale recupero energetico, panini e birre.
La prima parte della strada che segue mi toglie ogni ansia, è, si, tortuosa, ma
con una salita dolce fra il 3 e il 5%. Dopo
poco, serenamente incastrato in una montagna sulla parte destra appare un
monastero che potrebbe essere costruito per le rondini, e, propongo a Isidoro
di passare di là,
fermamente convinto che sia impossibile. Era verissimo, tant’è che
arrivati al luogo sacro 850 metri di altezza, fra tornanti e con tanta fatica,
dopo la visita di rito ripartiamo convinti che il peggio sia passato.
Dovremo invece salire sconfortati fino a 1250 m su una strada bella ma che non
finisce mai, che a ogni curva pare al termine, per poi
ingannarti e sottoporti a uno sforzo supplementare e non previsto.
Mentre salivo al mio passo certo più allenato, ogni pochi km , dovevo poi
attendere Isidoro, soffrivo per il suo sforzo, ma in
bici… non si può far nulla…
Sintetizzando 25 km da altezza zero fino a 1250 m, con 20 kg di bagaglio…
Al colmo della salita sostiamo al bar di un paesino il cui titolare è di
una gentilezza incredibile, e' pomeriggio tardo, quasi sera, e ci consiglia
di dormire in tenda nel parcheggio auto o in un boschetto appena fuori paese. Il
freddo e l’esperienza ci suggerisce di scendere di quota, filiamo
nella discesa per 15 km dopo
esserci coperti adeguatamente. Confortati
dalla velocità con la quale abbiamo percorso questi ultimi km,
decidiamo di proseguire per Scala, sul mare sfruttando gli ultimi minuti
di luce.
Arriviamo che è quasi buio, chiediamo da dormire, campeggi non ce ne sono, Ci
indicano un’area nei pressi dello stadio per passare la notte in tenda. Il
posto è avvilente, sto riflettendo
sul da farsi quando Isidoro, al colmo della stanchezza, mi da del barbone , “ e che lui intendeva
farsi delle vacanze ” che è “Stufo di un viaggio cosi mal organizzato”
Domani se ne và!
Al buio riprendo la bici e Isidoro mi segue silenzioso ma incazzato nero
Pochi km e troviamo un alberghetto bello pulito. Il titolare
ha studiato agraria a Perugia ed e' intento ha tagliuzzare dei rami
d’arancio per fare degli innesti. Ho chiacchierato a lungo con lui per
compensare la giornata decisamente pesante.
Tornando a Isidoro decido di pagare io la camera
per farmi scusare delle manchevolezze organizzative ma informo che l’anno
prossimo pianificherà il suo viaggio da solo o con una agenzia viaggi
diversa. Esco per mangiare una pizza mentre il mio compagno di viaggio va
a dormire stanco morto, senza cena è imbestialito.
km 156
28/04 tredicesimo giorno.
Alla partenza mi vengono omaggiate dall’albergatore arance dolcissime e
pompelmi, per la strada mi sazio di nespole colte dai numerosi alberi che troviamo sul percorso.
Con una tazza di semi di melograno, chicchi di grano mandorle e zucchero, sono pranzo e cena della giornata La tazza ricolma mi è stata offerta in
assaggio rituale di fronte a alla
chiesa di un villaggio , dove sosto in snervante attesa
del “
ricongiungimento”, incuriosito mi avvicino alla ressa di persone in abiti da
cerimonia convinto di assistere a un matrimonio.
Si commemora invece il 40° giorno da un decesso.
Seguendo la costa sempre
in silenzio, arriviamo a
Ghitio dove c’è un porto con collegamenti marittimi riportati in cartina per
Patrasso. Soppressi!! Provo con i servizi di autobus. Nulla !!! occorre
arrivare a Acropoli altri 29 km. Nulla
di male se la città non si rivelasse una vera
“Città dell’aria” abbarbicata a 600 m sul mare. Per la strada
sempre totale mancanza di contatto, io avanti e Isidoro dietro a qualche
centinaia di metri, brevi soste per la ricongiunzione inevitabile. Arriviamo
alla meta verso mezzo giorno c’è un autobus alle 1,30 che va a Ilio dove si
trova la coincidenza per la stazione ferroviaria di Kalamata,
organizzo tutto , biglietti indicazioni scritte, orari e ci lasciamo con poche
parole.
Mi tuffo in solitudine
in una discesa mozzafiato lungo
una spiaggia sabbiosa e subito dopo risalgo per Ilio, una gran fatica ma sono
solo e voglio darci dentro. La prima parte dell’itinerario
è una strada stretta, quasi un’interpoderale e con poco traffico. Me la
godo tutta salite incredibili comprese, non devo attendere nessuno,in realtà
osservo se mi sorpassa l’autobus per un saluto, in fondo mi manca..
La seconda parte del percorso si rivela molto impegnativa
e rinfrescata da acquazzoni continui, brevi ma di forte intensità, Sono
talmente improvvisi che non mi concedono nemmeno il tempo
di cercare riparo.
Mi infradicio e mi asciugo più volte prima di arrivare finalmente al campeggio
di Kalamata. Non un gran che ma aperto tutto l’anno
e questa volta è vero !
Km 133
29/04
quattordicesimo giorno .
Giornata dedicata al godimento della natura
I primi 50 km sono interni, strada ondulata fino a Pilos, una baia
stupenda chiusa da una lingua di terra che la
fa sembrare a un lago. Decido di fermarmi a
prendere sole su una spiaggia vedo che costeggia la
strada e che vedo dall’alto e che dovrò percorrere, vorrei ritemprare
le ossa dal freddo e dalla pioggia di ieri.
In un ristorantino sul mare, di fronte ai faraglioni , leggo un menù che
comprende anche alici alla griglia
alle quali aggiungo un’insalatina alla greca, ovviamente, e abbondante vino
bianco secco fresco. Non è nemmeno mezzo giorno ma mi fermo, non bisogna mai
mangiare e bere abbondantemente a mezzo giorno ma che pace, che sonnolenza, che
tepore, da non ripartire più.
Riparto, invece, con calma, abbandonando la strada principale e addentrandomi in
straducole costiere, per abbreviare ma soprattutto per osservare la vita dei
centri minori, decisione che si è rivelata saggia; arrivo a Kaparissia,
rinfrancato con la mente piena di scorci bellissimi
Mi fermo per la notte nell’unico campeggio, bellissimo, gestito da una
famiglia di tedeschi.
km 112 in
ore 7, 12
30/04
quindicesimo giorno.
Devo raggiungere Patrasso: ottima
colazione di buon mattino, si
comincia a respirare aria d' Europa, ci sono panetterie, bar (carissimi),
servizi, bancomat, una certa pulizia. Decido di percorrere la strada statale
segnalata sulla cartina anche se ha un percorso
meno panoramico e distante dalla costa. La zona mi pare pianeggiante, quindi
poco male. Ai bordi della strada
c’è una corsia di emergenza spaziosa
dove con la bici mi trovo a mio agio e in relativa sicurezza.
Giornata
dedicata allo sport puro, anche se spesso sfrutto le scie di qualcuno dei molti
mezzi agricoli che mi capita d’incontrare, Non pranzo oggi, memore di ieri,
solo nespole e limoni raccolti dai rami degli alberi . Ho la sorpresa di trovare
a tarda serata vicino a Patrasso due ciclisti in bici da corsa, pensavo che in
Grecia non esistessero. Mi sarebbe piaciuto conversare con loro, succhiargli la
ruota, ma non mi degnano di uno sguardo. Pur potendo competere
li lascio andare volutamente, da noi altro stile… altra cultura
ciclistica.
Il campeggio di Patrasso , seppur difficile da trovare,
è piccolo, pulito e molto accogliente, appena sotto il ponte che
attraversa lo stretto di Corinto, Ha anche un ottimo ristorante dove
ho cenato come unico cliente, a causa della stagione non ancora iniziata
e del clima che non promette nulla di buono. Mi soffermo e, posso fare tutte le domande che
voglio ai camerieri, che mi dedicavano tutto il loro tempo volentieri, in attesa di avventori che
non arrivano.
Notte di pioggia ma, il sonno è più profondo e
annulla il rumore degli scrosci..
km 185
in ore 8,30
1/05
sedicesimo giorno.
Inizio la giornata con l’attraversamento del grande ponte . Costa una follia
per tutti per i ciclisti è gratuito. Di là dal ponte inizia una salita morbida
come una balconata sul mare sottostante una strada che non capisco se è anche
autostrada ma, non importa e pedalo con lena.
Fra le cose che mi hanno inseguito nel viaggio non devo dimenticare
l’enorme numero di grossi cani randagi.
Lungo questa salita se ne affianca uno, credo ancor giovane , bianco e nero,
forse da caccia. Gli apro una lattina di carne che mi trascino dall’Italia, la
"riserva", mangia con avidità, gli faccio due carezze e riparto,. Mi segue ancora
un poco poi deve desistere, quanta pena , credo fosse abbandonato più che
randagio.
Pochi km e finalmente buco, la prima volta dall’inizio del viaggio. Con
sorpresa mi accorgo che anche il cerchione ha due raggi divelti dalla loro sede,
non so se si tratti di cosa recente ma la cosa mi allarma, sono senza alternative e inizio la parte
finale del viaggio all’insegna
della prudenza..
Messolongi e poi Etoliko, la seconda sicuramente da vedere meglio. Una città
divisa in due da un ponte fra due mari, quello interno a laguna. Pesce da per
tutto, pescherie e ristoranti a non finire.
Attraverso una zona agricola parzialmente pianeggiante eccetto le asperità
prima di Astrakos.
Obiettivo Mitikas, quasi nascosta dietro
l’isola di Kalamos. mi piace il nome promette bene.
In effetti non è male ma non ci sono campeggi
mi viene suggerito a 19 km Paleros, anche questo aperto tutto l’anno. Lo
raggiungo all’imbrunire, e mi trovo di fronte a una situazione da dopo
uragano, sporcizia abbandono tutto aperto. Francamente
proseguo verso il villaggio più vicino Pogonia dove non c’è nulla e
si fa notte. Chiedo a un ristorante se posso montare la tenda nel cortile ,
risposta affermativa con figli e figlia che vogliono aiutarmi nell’impresa .
Ceno splendidamente presso il loro ristorante a base di pesce del papà
pescatore . Ho dovuto raccontare tutto il viaggio a spettatori locali estasiati
fra bevute di vino resinoso e
grappe locali.
Buona notte.
km 155
2/05 diciassettesimo
giorno.
Parto con la nebbia e arrivo a Vonitsa per una colazione a base di gnocchetto
fritto ripieno di prosciutto e formaggio. Cerco un meccanico ma, questi mi dice che la
mia ruota con raggi
3/9 è troppo particolare e non ci mette mano. Ce ne un altro a Lefkada
sull’isola ma mi porterebbe fuori mano con risultati forse dubbi. Procedo con
prudenza costeggio l’aereoporto osservando l’ennesimo campo nomadi fatto di
capanne dal quale escono orde di madri con bimbi, ma quanti sono?
Arrivo a Preveda, il tunnel che sottopassa il breve braccio di mare è precluso
a ciclisti e pedoni cerco un traghetto al porticciolo vicino. Nulla, ritorno al
tunnel e un addetto si sbraccia per richiamare la mia attenzione, oddio ne ho
combinata qualcuna, Mi dice di
attendere qualche minuto che la macchina verrà a prendermi per farmi passare
il tunnel. Certo, penso, forse è
pericoloso e una macchina con lampeggiante davanti è meglio. Si presenta un
pik-up che carica gentilmente me e bici e mi porta dall’altra parte. Da quando
c’è il tunnel hanno soppresso il ferry e per gli appiedati questo servizio è
gratuito, ottimo e grazie.
Dopo questo non mi rimane che infilarmi nella
strada per YUGOMENITZA che sembra pianeggiante, ma non lo è anzi sono anche martellato per
tutto il giorno da temporali in serie.
Alla meta ci sarà il traghetto e, la mattina
successiva, dormita in albergo.
km 140.
Tot km 2331 in circa
127 ore effettive .
Causa maltempo
abbiamo saltato le tappe da Kastoria a Itea
al centro della Grecia. |