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IL CALAMARO DA SPINNING

(testo e foto di Gianfranco Madini – 01/2004)

Durante la progettazione di questo artificiale pensavo soprattutto a due possibilità di impiego.

La prima riguarda la pesca a spinning in mare, che costituisce l’habitat naturale di queste creature, la seconda è la pesca del siluro in acqua dolce, essendo il calamaro, infatti, una delle esche preferite dai siluristi.

Dopo le prime prove in acqua, però, una volta verificata la vivacità del movimento dell’artificiale, è sorto il desiderio di sperimentarlo con altre prede, pensando soprattutto al black bass.

Le fasi di costruzione che seguiranno, si riferiscono alla costruzione di un artificiale pensato per il Bass.

Se invece vogliamo rivolgere le nostre attenzioni al siluro, sarà il caso di potenziare l’acciaio inox impiegato per l’armatura, portandolo almeno ad un millimetro di diametro ed usare due ami di provata robustezza per resistere a questi grossi baffoni (ad es.del n. 6/0). Oppure impiegarne uno solo, di grandezza maggiore (ad es. un 10/0), nella parte centrale dopo la testa.

In quest’ultimo caso, un tentacolo lo infileremo sul gamo dell’amo, mentre gli altri due mobili, formati dagli spaghetti in silicone bianco, potremo sempre infilarli in un’apposita armatura a “V”, da inserire nel robusto split rig  che collegherà l’amo all’occhiello di acciaio dell’armatura.

Quest’ultima sarà semplicemente costituita da un unico spezzone diritto di acciaio terminante in testa ed in coda con due anelli chiusi da avvolgimenti dello stesso metallo, in modo da garantirci da qualsiasi sorpresa.

I materiali e le fasi di costruzione:

Il materiale utilizzato è una plastica in granuli (è disponibile anche in barrette) che diviene morbida e lavorabile dopo l’immersione in acqua calda (sopra i 60°).

E’ un materiale molto interessante, che può essere scaldato un numero infinito di volte sino al raggiungimento della forma desiderata. Può essere lavorato a mano o  anche comprimendolo in stampi di silicone, ottenendo in modo facile e veloce artificiali anche di una certa complessità. E’ disponibile in tre colori: nero, grigio e bianco.

La prima fase di costruzione è stata la modellazione di un’anima in balsa da inserire nel corpo del calamaro.

Questa specie di “osso di seppia” svolge diverse funzioni: innanzitutto limita la quantità di materiale plastico da utilizzare, facilita la successiva modellazione della plastica e consente un più semplice inserimento dell’armatura interna. 

Infine, essendo la plastica leggermente negativa, la balsa ci permette di rendere l’artificiale più positivo. Questa caratteristica ci dà la possibilità, infatti, di controllare meglio l’assetto in acqua mediante l’inserimento di una zavorra di piombo sotto il corpo dell’artificiale.

La fotografia seguente mostra il corpo dell’artificiale modellato dopo aver scaldato la plastica in acqua bollente:

Le pinne laterali sono state modellate divise in due parti, di cui una libera.

Successivamente ho provveduto a costruire l’armatura interna utilizzando un filo d’acciaio del diametro di 0,70 mm del tipo usato nei laboratori odontotecnici per la costruzione di protesi ed apparecchi ortodontici. Prevedendo di agganciarvi due ami con occhiello l’armatura è formata da due spezzoni di filo successivamente agganciati fra loro:

La parte centrale dell’armatura ha una estremità libera (a sin.) ed una piegata ad occhiello. Viene inserita nell’artificiale passando dalla coda con l’estremità libera sino ad uscire dalla testa (per aprire i fori in questi due punti è sufficiente utilizzare una pinza e filo spesso d’acciaio scaldato alla fiamma), avendo cura di spingere l’occhiello finale fin quasi dentro la plastica.

In questo modo l’estremità libera sporge a sufficienza per poter agganciare il tratto di filo d’acciaio che lega i due ami:

Dopo aver collegato i due ami, tirando l’occhiello di coda dell’armatura si fa penetrare l’estremità anteriore in un solco orizzontale scavato nel muso del calamaro:

Questo solco può essere poi chiuso scaldando leggermente la plastica.

Un sistema più semplice potrebbe essere quello di ricorrere ad una armatura lineare che agganci in testa una ancorina di generose dimensioni.

Le parti mobili delle ali laterali vengono poi collegate alla parte fissa utilizzando due pezzi di filo d’acciaio modellati con occhielli agganciati fra loro:

Anche in questo caso è sufficiente scaldare il filo alla fiamma per inserirlo nella plastica:

In questa foto si nota come la plastica tenda a diventare trasparente una volta scaldata, per poi tornare bianca raffreddandosi. Questa caratteristica rende più semplice capire quando la plastica è pronta per essere lavorata.

La zavorra è stata aggiunta creando un spazio sotto il corpo dell’artificiale.

L’entità del piombo e la sua posizione è stata individuata per tentativi sino ad ottenere un affondamento piuttosto deciso del calamaro mantenendolo in assetto orizzontale.

Scavando ulteriormente nel corpo del calamaro (e quindi nell’anima di balsa) è anche possibile inserire dei rattles, da me costruiti con pezzi di piccoli tubi di plastica contenenti tre pallini di piombo ciascuno:

La vibrazione prodotta dai rattles ha un forte potere attirante su molti predatori. Il siluro, in particolare, compensa la sua vista debolissima con una sensibilità molto accentuata che gli permette di avvertire le vibrazioni emesse in acqua dalle sue prede e di guidarlo nell’attacco.

Per completare l’artificiale è ora sufficiente aggiungere i tentacoli.

Per quelli più corti ho utilizzato un pezzo di tube bianco facendovi passare attraverso gli ami e infilandolo sul muso del calamaro; per fissarlo è sufficiente una goccia di Attack.

Per  i due più lunghi ho fatto ricorso a due spaghetti bianchi da trote innescati sugli ami:

Il righello mostra le dimensioni totali, nel complesso abbastanza contenute.

Per quanto riguarda la decorazione, sfruttando il bianco della plastica, mi sono limitato ad una caratterizzazione in nero di china seguita da una verniciatura protettiva con resina bicomponente KK1:

Secondo la mia idea questo artificiale va fatto lavorare come se fosse un jerkbait, recuperandolo con piccoli e frequenti strappi che simulino le improvvise fughe di questi cefalopodi  e che animino il calamaro grazie al movimento dei tentacoli di silicone e delle parti snodate delle pinne laterali.

Un particolare interessante è dato dal fatto che le parti fisse delle pinne laterali possono essere sfruttate come la paletta di un minnow per modificare il movimento del calamaro. Variando infatti l’inclinazione delle stesse, cosa che si può fare all’istante scaldandole con un accendino, si consente all’artificiale di lavorare a profondità differenti.

Conclusioni:

L’aspetto che più mi appassiona nella autocostruzione di artificiali è la possibilità che essa ci offre di dare sfogo alla nostra creatività e fantasia.

Possiamo fare infinite cose: possiamo copiare artificiali già noti, moltiplicarli, modificarli in base alle nostre esigenze e quindi in un certo senso migliorarli.

Possiamo copiare la natura, cercando di capirne ed imitarne le infinite manifestazioni, oppure inventare forme completamente nuove, trasformando noi stessi in pionieri, sperimentatori.

Possiamo esaltare l’estro che è dentro ognuno di noi, con il segreto obiettivo di stupire noi stessi ed il chiaro intento di sorprendere le nostre prede: penso non esista maggior gratificazione di quella derivante dalla fusione di queste forze, la passione per l’autocostruzione e la passione per la pesca che sicuramente accomuna tutti i frequentatori di questo sito.

Per qualunque domanda o chiarimento, potrete contattarmi via e-mail.

 

Gianfranco Madini

giasilva@libero.it

 

 

 

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