ARTIFICIALI & Co

 

 

 

 

 

ESCHE GALLEGGIANTI E CAMERE D’ARIA

Testo e foto Simone Zanola (marzo 2001)

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Foto 1

Chi non ha mai pescato il luccio o il black con esche di superficie si è perso una delle tecniche più emozionanti nell’ambito della pesca a lancio. Personalmente mi dedico spesso a questa pesca, che mi provoca un infarto ogni volta che l’esca sparisca, travolta dalla furia di un predatore.

Non entro nei particolari tecnici, che potete trovare nell’ottimo articolo di Loris Ferrari (esche galleggianti in gomma morbida) e passo a trattare della costruzione di esche adatte a tale pesca.

Per esperienza posso dirvi che la maggior parte delle mangiate si vede lanciando tra le ninfee o i banchi di alghe, di conseguenza saremo spesso costretti ad usare delle esche antialga. All’interno di questa categoria ho apprezzato le rane di gomma piena e altri artificiali come il topo della Mann’s o i vari Snag Proof.

Non sempre, però queste esche avevano dimensioni tali da scoraggiare i predatori più piccoli, i quali, abboccando, finivano per bruciare l’effetto sorpresa nei confronti dei black e lucci più grossi e sospettosi.

 Inoltre, fatte poche eccezioni, le esche in commercio erano troppo leggere per raggiungere le zone di caccia più distanti e come se non bastasse, avevano la spiccata tendenza ad imbarcare acqua e affondare.

 Se a tutto ciò aggiungete la facilità con la quale si perdono (uno 0,30 ci permette di “ragionare” con le ninfee, ma il fior di loto e i canneti non perdonano!), avrete capito perché mi sono costruito da solo questi artificiali.

Tanto per cominciare ho privilegiato materiali morbidi, che sotto i denti dei pesci avessero la consistenza di un topolino, una rana o un uccellino e fossero per questo credibili. Scartati quindi il legno e la schiuma (foam), ho provato ad usare una camera d’aria di bicicletta “pluribucata” e i risultati li potete vedere nelle foto. Esteticamente sono brutti, ma funzionano e vi spiego perché: immaginate di immergervi tra le alghe come se foste un luccio in caccia, se sopra di voi passasse un animaletto potreste distinguerne bene la sagoma, ma non la colorazione perché in controluce sarebbe semplicemente scuro.

Quello che rende l’esca verosimile, oltre alla tecnica di recupero, è la silhouette e la mobilità dei materiali: elastici, marabou, e piume varie pulseranno alla minima sollecitazione, dando parvenza di vitalità al vostro inganno.

Riassumendo: non è necessario pitturare le esche (io l’ho fatto in questo caso solo per renderle presentabili), il nero “naturale” va benissimo, piuttosto preoccupatevi della silhouette e della mobilità dei materiali (do per scontata una buona tecnica di recupero).

Prima di approfondire le caratteristiche peculiari dei tre artificiali della foto 2, sarà bene chiarire alcune regole generali.

Per prima cosa dobbiamo evitare che l’aria possa uscire dalla parte emersa del corpo. Se il dorso è ben costruito l’acqua non potrà entrare nemmeno dai buchi che avremo praticato nell’addome per alloggiarvi gli ami.

Altra cosa importante è l’armatura: gli ami dovranno essere solidali con la prolunga d’acciaio inox al fine di ottener maggior capacità di penetrazione (intendiamoci, limitatamente alla pesca).

Il corpo dell’esca deve essere imitativo e aerodinamico, ricordate che nello spinning è la parte posteriore dell’esca a fendere l’aria nel lancio, di conseguenza le parti svolazzanti come elastici e piume daranno meno fastidio se si potranno facilmente ripiegare verso la testa (gli artificiali da mosca lavorano al contrario).

Per quanto riguarda la piombatura potete avvolgere del filo di piombo sull’armatura o inserire delle sfere nel corpo dell’esca, ottenendo un effetto rattling e migliore lanciabilità. Ovviamente se pescate dalla barca o col ciambellone potete anche far senza piombare l’esca, guadagnando in silenziosità.

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Foto 2

Ora diamo un’occhiata alle esche della foto 2, a cominciare dal topo nero a strisce bianche: notate le cuciture eseguite con filo di rame (antiluccio) e l’amo doppio con il corpo che fa da antialga. L’altro artificiale nero è un popper (mi scuso per la fotografia): la bocca è di sughero (una “fetta” di tappo alta 1 cm), la camera d’aria calzata intorno è fissata con dei cavallotti che sono anche serviti per fermare gli elastici. La parte posteriore è chiusa incollando la gomma su sé stessa con la para (sappiamo tutti come si aggiusta una foratura, vero?).

L’ultima esca, quella verde, è realizzata per intero incollando la gomma   con la para, le zampette sono fatte con elastici legati con filo di rame.

 Nella foto 1 potete vedere meglio l’amo antialga sotto la pancia, ricordate di fare buchi piccoli, che facciano passare l’amo e la molla ma non l’acqua.

Prima di chiudere vi ricordo che queste esche vengono spesso ingoiate dai predatori, quindi non ritardate troppo la ferrata e usate il cavetto d’acciaio se ci sono dei lucci.

Per qualsiasi chiarimento: Sergio.zanola@libero.it

Simone Zanola

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