TECNICA

 

 

 

 

 

 

"La canoa canadese nella pesca a lancio"

 

 

 

                                              

Testo e foto di Loris Ferrari (11/ 03 ultimo aggiornamento 01/06)

 

 

 

Di quale canoa stiamo parlando?

 

Uno dei mezzi da me preferiti, nella pesca  al lancio da praticare nei fiumi a corrente moderata, nei bacini e nei laghi di piccola e media estensione, è sicuramente la canoa canadese.

 

Per capire di cosa sto parlando, ci basterà pensare alla canoa usata dagli indiani del nord america (vi ricorderete sicuramente di averla vista utilizzare in qualche film del vecchio west).

 

Non è un kayak esquimese chiuso sopra, è proprio quella aperta superiormente, a due o più posti.

 

Attualmente non viene più costruita in corteccia di betulla, ma viene realizzata in alluminio marino, oppure in vetroresina, come quella del sottoscritto.

 

Ne esistono anche di modelli gonfiabili, fatte con lo stesso materiale in cui sono costruiti i gommoni, ma quelle davvero valide hanno un costo decisamente elevato rispetto alle colleghe in plastica.

 

Le canoe gonfiabili hanno parecchi vantaggi; sono leggere, sicure e si possono stivare sgonfie dentro il baule dell’auto.

 

Si possono agevolmente gonfiare direttamente sul posto di pesca e sgonfiarle al ritorno.

 

Pescando però a spinning, in ambienti ostili, ricchi di alberi in acqua ed ostacoli vari, sono fortemente soggette a maggiore usura ed a forature.

 

Sono comodissime da un lato, ma potenzialmente pericolose per l’uso gravoso a cui ho destinato la mia, a struttura rigida.

 

Anche impiegando la canoa gonfiabile in condizioni ottimali, raramente potrà superare indenne i dieci anni di età.

 

La canoa in vetroresina invece, diventerà un acquisto per la vita, ed avrà sempre un certo valore di mercato.

 

Per chi volesse comunque saperne di più sulle canoe gonfiabili, consiglio di consultare l’ottimo catalogo dell’austriaca Grabner, importate anche in Italia.

 

Se invece vogliamo limitare ancor di più il peso complessivo dell’imbarcazione, pur rimanendo nei modelli a struttura rigida, allora bisogna orientarsi sulle canoe da cross, usate in competizione nella discesa dei torrenti, arricchite con fibra di carbonio e kevlar. Queste ultime sono bellissime e leggerissime, ma sicuramente proibitive come costo per noi pescatori.

 

Perché sono passato a questa imbarcazione:

 

Io la posseggo dal lontano 1981, la acquistai da due ragazzi di Mantova che ne avevano importata una dagli Stati Uniti ed avevano cominciato a riprodurla in vetroresina, dopo essersi fatti uno stampo partendo dall’originale.

 

Io a quei tempi possedevo una barca motorizzata a quattro posti in vetroresina, con il fondo ad ali di gabbiano.

 

Pescando nel basso Mincio, allora ricchissimo di ninfee, dovevo ancorarmi all’inizio della vegetazione e poi pescare lanciando dentro di essa.

 

Lanciando solamente a raggiera, attorno al limitare dell’area vegetativa, si riducevano enormemente le possibilità di imbattersi nei soggetti migliori.

 

Certo si era sempre in enorme vantaggio rispetto ai pescatori che lanciavano da sponda, ma si intuiva chiaramente che i soggetti più grossi stazionavano perennemente al centro delle distese vegetali, al riparo dalle insidie portate allora in modo massiccio dai pescatori professionisti e dai numerosi bracconieri, con le reti da posta e le trappole ad imbuto.

 

Il grosso limite era quello che c’erano anse larghe e lunghe centinaia di metri, ricchissime di pesce, che vi trovava all’interno enormi possibilità di rifugio e sicuro nutrimento.

 

Utilizzando una barca che “pescava” ovvero rimaneva sott’acqua per oltre trenta centimetri, con una superficie ampissima, potete ben capire come fosse impossibile addentrarsi dentro alla fitta foresta galleggiante di ninfee e canne palustri.

 

Ogni volta che un artificiale malauguratamente si agganciava, bisognava lottare di remo con la vegetazione a lungo prima di riuscire a compiere anche solamente una decina di metri con i remi dentro l’apparente muraglia vegetale inestricabile.

 

Il risultato era quello che si riusciva a recuperare il prezioso artificiale, ma, per contro, si disturbava notevolmente lo spot, mettendo in allarme tutti i pesci del circondario.

 

Un pomeriggio d’estate, mentre pescavo con risultati modesti, lanciando dal limitare di una lanca completamente invasa da una vegetazione, di ninfee superficiali, arrivarono in canoa i due pescatori mantovani e vennero verso di me.

 

Immediatamente mi piacquero subito la velocità e silenziosità del mezzo, ma poi i due fecero una cosa che mi sorprese molto, continuarono a remare con estrema facilità anche DENTRO la vegetazione e ben presto si portarono al centro della lanca, ad una cinquantina di metri dal sottoscritto.

 

La canoa infatti, malgrado portasse due persone, pescava in acqua al massimo una decina di centimetri.

 

La sua forma filante, data dalle due punte identiche di poppa e di prua, che rimanevano sempre fuori dall’acqua, le permetteva di spingersi con facilità apparente anche dentro la fitta coltre superficiale di ninfee e di canne palustri, facendola arrivare con facilità vicino agli hot spot migliori.

 

Per farla breve, impiegando un rapala galleggiante da 9 cm. colore original, monopezzo, iniziarono a catturare un bass dopo l’altro ad un ritmo indiavolato.

 

Quel giorno imparai anche una nuova tecnica, molto produttiva d’estate. In pratica lanciavano sulle ninfee, lasciavano fermo l’artificiale per una decina di secondi, per dar tempo ai cerchi concentrici formati in acqua di calmarsi e poi si mettevano a recuperare velocissimi con la canna a quarantacinque gradi, compiendo secchi e continui scatti con il polso, durante il recupero.

 

A dire il vero questi non duravano mai più di qualche metro, quasi sempre si bloccavano a non più di cinquanta centimetri dall’inizio del recupero, fermati da una violenta e spettacolare abboccata da parte del bass.

 

Il bello era che le due ancorette dell’artificiale, quasi mai si attaccavano nella vegetazione, poiché quando con uno scatto iniziava la velocissima partenza, il minnows si tuffava alcune decine di centimetri sotto la superficie, dove c’erano solamente i sottili e flessibili gambi delle ninfee.

 

Le poche volte che si agganciava, era facile per i due raggiungere l’esca e liberarla, muovendo pochissima acqua e disturbando cento volte meno di quello che doveva fare il sottoscritto con la propria imbarcazione, tozza, larga e pesante.

 

I soggetti catturati andavano dai settecento grammi in poi, con punte superiori al Kilogrammo. L’altra cosa che mi fece piacere vedere era quella che mentre uno pescava, l’altro si limitava a fare fotografie dei pesci che venivano subito rilasciati.

 

Praticavano il no-kill integrale, già nel 1981, incredibile, assolutamente dei pionieri!

 

Io rimasi letteralmente folgorato sulla via di Damasco! Mi innamorai immediatamente di quel tipo di imbarcazione; fu davvero un amore a prima vista (e che dura tutt’ora!).

 

Appena i due si avvicinarono, li fermai per chiedergli spiegazioni sull’incredibile imbarcazione che impiegavano e sulla straordinaria tecnica di recupero da loro adottata.

 

Saputa la storia, mi accordai per acquistarne una; la settimana dopo infatti, mi recai a Mantova e mi caricai sul portapacchi dell’auto una canoa color azzurro, nuova fiammante per 500.000 delle vecchie lire!

 

Riguardo alla tecnica di pesca, mi spiegarono che smuoveva spesso grossi bass estivi, che riposano apatici, ed immobili sotto la vegetazione.

 

Sembra sia un tipo di recupero che fa scattare all’improvviso all’attacco il bass; forse proprio per eliminare dal territorio quell’essere che provoca un tale trambusto, quello strano coso che osa disturbare la quiete ed interrompere la pace dello specchio d’acqua, controllato dai predatori.

 

Infatti questi, malgrado l’apparente immobilità, sono ben vigili e pronti a scacciare qualsiasi intruso indesiderato; è insomma una tecnica che risveglia l’istinto territoriale e che provoca rabbiose reazioni d’istinto.

 

In effetti fino a quel momento si erano visti pinneggiare tranquillamente, fra una foglia e l’altra, solamente le scardole ed i triotti, mentre le grosse sagome scure dei bass rimanevano fermi, immobili ed apatici a qualsiasi tipo di recupero convenzionale.

 

Per fare un paragone a tutti conosciuto, sembrava di assistere a quei documentari sulla savana, dove i leoni dormivano sdraiati e sornioni sotto le chiome degli alberi, mentre le zebre e le gazzelle pascolavano tranquillamente a pochi metri da loro.

 

Anche la preda sa quando il predatore è sazio e si permette di avvicinarsi maggiormente a lui proprio perché è consapevole che in quel preciso momento egli non è in caccia.

 

Tornando ai “pesci foraggio” questo comportamento lo vedo chiaramente anche nel lago del mio amico pieno di siluri.

 

Quando arrivo al lago e vedo in superficie migliaia di carassi che nuotano indisturbati, so già che i siluri sono immobili sul fondo; quando al contrario non vedo movimenti né a riva né in superficie, vuol dire che i siluri sono in attività e presto anch’io mi troverò a lottare con qualche bel pesce!

 

Tornando ai due ragazzi mantovani, mi raccontarono che solamente qualche ora prima, in un’altra lanca, avevano preso, fotografato e rilasciato un soggetto di oltre due Kilogrammi.

 

Mi misi subito a praticare la stessa tecnica e malgrado fossi obbligato a restare con la mia imbarcazione fuori dal grosso della vegetazione, presi tre/quattro bass attorno agli otto etti.

 

Un acquisto meraviglioso!

 

Malgrado siano ormai passati tanti anni, non mi sono mai pentito di aver subito venduto la mia precedente barca e di avere acquistato la canoa canadese.

 

Da allora è stata impiegata tantissime volte, sempre con notevole soddisfazione. Pensate che quando non era parco (ora la legislazione non lo permette, risalivo con facilità e senza motore, cinque chilometri di sponda del Mincio e poi lo scendevo di nuovo pescando.

 

Le catture cominciarono a diventare sempre più cospicue, andando di pari passo con le crescenti soddisfazioni che ci dava la piccola e versatile imbarcazione.

 

Il materiale in cui è composta (la vetroresina), è praticamente eterno, se non avessi con gli anni voluto cambiarle colore, sarebbe ancora rimasta del suo bel colore azzurro. La vetroresina infatti viene pigmentata direttamente fissando il colore direttamente nello strato di gel coat.

 

Per motivi strettamente mimetici (forse superflui), io invece qualche anno più tardi, feci dipingere l’esterno in verde militare e l’interno in arancione poiché il colore bianco originale, dell’interno, riflettendo troppo il sole, mi infastidiva.

 

Scelsi l’arancio per essere eventualmente avvistato dall’alto in caso di bisogno, poiché il colore verde oliva che avevo scelto, la faceva letteralmente scomparire fra la vegetazione.

 

La vetroresina di cui è composta, pur deteriorandosi di fronte a seri “incidenti” di percorso è facilmente riparabile in qualsiasi carrozzeria, facendo diventare l’acquisto iniziale un investimento per la vita.

 

Due anni fa, visto che la vecchia vernice iniziava a mostrare i segni del tempo, l’ho riverniciata tutta ed ho eseguito un’importante modifica; con l’aiuto di un officina di un amico, ho aggiunto due stabilizzatori gonfiabili in pvc ai lati, in modo da renderla molto più stabile e permettere comodamente la pesca anche in piedi a due pescatori.

 

Le soddisfazioni che mi ha dato e mi da tutt’ora questo mezzo, sia nella pratica del nostro sport preferito che durante il diporto nautico, sono talmente tante che anche il solo vederla appesa al garage, mi fa star bene e mi riempie immediatamente il cuore di gioia!

 

Perché non è molto usata in Italia:

 

Malgrado negli Stati Uniti ed in Canada, sia da centinaia di anni uno dei mezzi di navigazione più impiegati, non possiamo certo dire che abbia avuto lo stesso successo anche da noi.

 

Pur considerando gli italiani un popolo di santi, poeti e navigatori, questo versatile mezzo non ha fatto breccia nei nostri cuori.

 

Io credo sia dovuto principalmente a due cose; alle differenti radici culturali, ma soprattutto al fatto che le acque interne italiche in cui sono permesse la navigazione e la pesca, siano davvero pochissime.

 

La legislazione varia da provincia a provincia, esattamente identica a quanto avveniva nel medioevo e spesso non tiene assolutamente conto delle differenze fra un belly boat, un piccolo natante a remi od a motore elettrico ed uno, ben più grande, impattante ed inquinante, motorizzato a scoppio.

 

Ai tempi che frequentavo il Mincio, il pescatore dilettante (bella definizione, sig!), poteva pescare da un’imbarcazione, solamente nella giornata di domenica! Gli altri giorni erano di esclusivo appannaggio dei pescatori di mestiere (licenza di tipo A) e delle imbarcazioni da lavoro, bettoline in testa.

 

Se le leggi fossero, come nelle realtà più evolute, a livello nazionale e tenessero conto delle diversità fra i vari tipi di natante, e del loro diverso impatto inquinante, sicuramente la canoa sarebbe uno dei mezzi nautici più impiegati dai pescatori a spinning.

 

Sostengo questo perché reputo la canoa canadese il mezzo ideale per risalire canali, fiumi a moderata corrente, laghi di piccole e medie estensioni od anche nei grandi laghi subalpini, purché si limiti, per sicurezza, il mezzo alla pesca sottocosta.

 

La versatilità del piccolo natante:

 

E’ un vero delitto che esistano tutte queste limitazioni, perché la canoa è un mezzo che si carica con facilità sul tetto dell’auto e permette con la sua leggerezza di essere agevolmente trascinata lungo le sponde. Con un semplice carrello munito di un paio di ruote, è possibile trasportarla lungo le rive anche per alcune centinaia di metri, fino ad arrivare al punto possibile di alaggio che basta essere con questo mezzo, una sponda bassa sull’acqua.

 

Se si vuole, è persino possibile motorizzarla con un ecologico motore elettrico; in questo modo permette di coprire grosse distanze e raggiungere con facilità hot spot anche relativamente distanti, senza bisogno di tornare a terra per tutta la giornata.

 

Vi accorgerete che la batteria del motore elettrico vi durerà molto di più, perché lo sforzo di spingere una canoa è molto minore, rispetto ad ogni altro tipo di imbarcazione da diporto.

 

Quella che posseggo, per due persone, è lunga 425 cm. e pesa attorno ai 25 Kg.

 

Una volta in acqua, ospita agevolmente due pescatori e le relative canne, zaini e borse degli artificiali, l’ancora…e perché no, anche borracce e frigo portatili, permettendo di stare un’intera giornata a contatto con la natura.

 

 

 

 

Il pescatore può poi corredarla con tutta una serie di “accessori” utili, per godersi appieno la giornata all’aria aperta. Io ho corredato la mia di bitte, di un’ancora per fermarmi negli spot giusti in caso di corrente e di un paio di portacanne, per tenere lontano canne e mulinelli dai remi e dal resto dell’attrezzatura, durante gli spostamenti.

 

N.B. le foto sottostanti si riferiscono alla canoa prima del restyling, di cui parlerò nell’apposito capitolo sottostante.

 

 

 

 

   

La canoa è pericolosa?

 

Tanti pensano alla canoa come ad un natante pericoloso, nulla di più sbagliato! Come tutte le imbarcazioni necessita di un uso ragionato per evitare e prevenire i problemi; i giubbotti salvagente non devono mai mancare nella dotazione di bordo, indipendentemente dagli obblighi legislativi.

 

Tanti, quando si parla di canoe, pensano immediatamente ai Kayak, ai loro continui ribaltamenti… con la canoa canadese, a fondo piatto, questo non succede.

 

Il Kayak si ribalta perché è a fondo tondo o addirittura a V come in quelle da competizione.

 

Una canoa canadese da pesca possiede il fondo assolutamente piatto, uno dei due pescatori, se evita movimenti bruschi e tiene le gambe aperte, può tranquillamente pescare in piedi (come io faccio sempre). Se poi si aggiungono i due stabilizzatori laterali, come vedremo più sotto, allora il rischio di ribaltamento è assolutamente eliminato e si può pescare in piedi tutti e due.

 

I movimenti e le manovre di navigazione sono semplici e facili da imparare, il mio amico Giorgio, compagno di mille avventure in belly boat ed in canoa, pur non sapendo nuotare, mai ha avuto il timore di finire in acqua, se non nei primissimi istanti dopo essere salito la prima volta.

 

L’uso è molto intuitivo e naturale; mio figlio Alberto, salì sulla canoa la prima volta a otto anni, dopo un rapido giro nelle acque di un laghetto di irrigazione, volle iniziare a remare lui.

 

Ben presto capì istintivamente l’utilizzo della pagaia; dopo altri dieci minuti di navigazione mi portò a terra, dove c’era mia moglie che stava leggendo, e si mise ad andare avanti ed indietro per il lago da solo…non riuscivamo più a convincerlo a tornare sulla terraferma!

 

Si stava divertendo enormemente e non c’era verso di convincerlo ad avvicinarsi a noi. Mi ero visto di doverlo andare a recuperare a nuoto!

 

Sempre parlando di pericolosità del mezzo, mi torna in mente quella volta che ero assieme all’amico Dino, sempre in Mincio. Pescavamo dietro ad una curva, non ci accorgemmo dell’arrivo della enorme bettolina mercantile. Venimmo scavalcati da un’enorme onda che riempì di colpo la canoa d’acqua!

 

Presi dal panico, ci mettemmo in tutta fretta a svuotare il natante con la spugna e la gottazza (o sessola), fatta con una plastica di detersivo, tagliata sul fondo. Una volta svuotata la canoa però riflettemmo sul fatto che essa non era per nulla affondata, ed era rimasta a galla a pelo d’acqua, malgrado la nostra presenza a bordo ed il notevole carico.

 

Tornato a casa però, giorni dopo, praticai un foro nella vetroresina e riempii le due punte di poppa e di prua con bombolette di schiuma di poliuretano espanso, per renderla sicuramente inaffondabile anche di fronte a…piccoli naufragi!

 

Un grave episodio!

 

La canoa però può essere pericolosa per l’incolumità altrui!

 

Una domenica tornando dal Mincio con l’amico Giuliano, mentre percorrevo l’autobrennero ad oltre cento km. all’ora, cedette di colpo un gancio in plastica delle barre portatutto.

 

Sentii l’auto sollevarsi e poi vidi nello specchietto retrovisore la canoa iniziare a capovolgersi ed a rotolare all’impazzata sull’asfalto.

 

Uscimmo all’istante dall’auto e cominciammo a correre verso l’imbarcazione che si era fermata di traverso nella corsia di marcia. Un paio di ragazzi in motocicletta ci maledirono e decine di auto ci suonarono e ci augurarono davvero di tutto!

 

Per fortuna non accadde nulla di grave perché i primi veicoli erano a centinaia di metri, ancora oggi pensando all’episodio, mi vengono i brividi lungo la schiena!

 

Aveva ceduto l’anello in plastica dura, che purtroppo vedo ancor oggi impiegato dai produttori di queste barre portatutto e a catena, aveva fatto cedere anche gli altri tre ganci.

 

Da allora, e lo consiglio caldamente a tutti, in tutte le barre che ho posseduto, ho sostituito gli anelli con altrettanti “U” di acciaio inox saldati direttamente alla barra e, comunque, per precauzione, consiglio di legare la canoa anche ai paraurti anteriore e posteriore dell’auto.

 

Attenzione anche alle cinghie per il fissaggio dell’imbarcazione. Troppo spesso i pratici morsetti sono costruiti in un lega metallica molto debole. Addirittura io ne sbriciolai uno solamente calpestandolo. Imparatevi un paio di nodi usati dai camionisti per fissare il carico ed affidatevi solamente a tiranti di provata resistenza meccanica.

 

E’ vero che la canoa pesa relativamente poco, ma il vento può riuscire ad incanalarsi sotto all’imbarcazione capovolta, approfittando della particolare forma e della notevole massa volumetrica.

 

Quella volta la canoa, malgrado i ribaltamenti, subì pochissimi danni e la riparai con facilità da un amico artigiano, con alcune pezze di vetroresina ed un po’ di stucco.

 

Sempre parlando ai pericoli, ricordatevi che il pericolo maggiore è rappresentato dal vento. In poco tempo può sollevare onde anche importanti.

 

Se navigate in laghi molto estesi, al primo cenno di pericolo girate la prua verso terra e mettetevi a pescare costeggiando, sarà molto più prudente.

 

Gli stabilizzatori laterali:

 

Per aumentare la sicurezza in canoa e per poter pescare entrambi in piedi, durante l’ultimo restyling, ho fatto costruire da un amico artigiano un telaio di acciaio inossidabile per poter inserire quattro anelli metallici a cui è saldato un tubolare che va ad avvitarsi al telaio e a cui vanno inseriti due tubolari in pvc.

 

Sono in pratica i rulli utilizzati per l’alaggio delle piccole imbarcazioni, sono tubolari gonfiabili in pochi minuti con una comune pompa a pedale, a basso costo e facilmente reperibili in ogni negozio di nautica. Hanno una portata di 450 kg. ciascuno e garantiscono una notevole riserva di sicurezza.

 

Le foto che seguono penso facciano ben comprendere il sistema che ho voluto assolutamente smontabile, in modo da poterlo togliere nel caso si peschi da soli o in acque davvero piccolissime.

 

Assomiglia vagamente al sistema usato dai polinesiani per rendere stabili le loro piroghe, in pratica dai lati della canoa escono dei bracci metallici a cui si collegano i due tubolari. In questo modo si contribuisce notevolmente alla stabilità dell’imbarcazione poiché aumenta la superficie di appoggio in acqua, impedendone il ribaltamento.

 

A dire il vero, da quando lo ho adottato non ho più tolto i rulli di alaggio perché la differenza di stabilità è talmente evidente che sembra di stare pescando dalla sponda!

 

Ho poi constatato con piacere che fra la canoa ed i tubolari si forma uno spazio utilizzabile per tenere le canne di riserva già montate e le pagaie, aumentando così lo spazio a bordo, durante la pesca.

 

 

 

 

Conclusioni:

 

Per concludere, se frequentate acque dove è possibile impiegare tale mezzo, vi consiglio di considerare seriamente la possibilità di acquistarne una.

 

Anche se già possedete il belly boat, come già io posseggo dal 1989, credetemi, non stiamo parlando della stessa cosa.

 

Il ciambellone va impiegato in piccoli specchi d’acqua (e preferibilmente nelle stagioni miti), anch’egli assicura al pescatore emozioni e sensazioni uniche, ma sono di tipo diverso.

 

Non sono oggetti paragonabili, sono complementari, la canoa è fatta per le acque più vaste e le sessioni più lunghe, mentre il belly va utilizzato nelle battute di pesca più brevi.

 

Non riesco in queste mie righe a trasmettervi sensazioni che sono assolutamente soggettive e che quindi potrete solamente vivere sulla vostra pelle; per quelli che abitano più vicini a me, se interessati, li invito fin da ora a passare assieme a me ed alla canoa, qualche ora di pesca.

 

 

Saranno assolutamente sufficienti per togliere ogni dubbio residuo, di natura psicologica e …sono convinto, a farlo precipitare verso il negozio di nautica più vicino!

 

A tal proposito vi consiglio di consultare il catalogo della italiana Resinvetro  (www.resinvetro.it), contiene modelli di canoe canadesi davvero interessanti, come la C3 e soprattutto la C4 canadese che può trasportare tranquillamente tre o quattro persone.

 

Se invece volete qualcosa di più robusto e performante, ci sono persino canoe con possibilità di inserire un motore a scoppio e talmente stabili e robuste da consentire la navigazione persino nei grandi laghi o in mare. Nelle foto sottostanti un modello dell’americana Coleman (www.coleman.com).

 

L’ho personalmente vista in azione mentre ero in vacanza in Croazia mentre navigava con un mare discretamente formato e sono rimasto stupito dalla velocità, dalla versatilità e dall’efficienza.

 

 

 

 

 

Qualsiasi modello voi scegliate, le canoe hanno comunque tutte un denominatore comune, riescono a farvi dimenticare lo stress!

 

Ognuno di noi ormai subisce abitando nelle grandi città, i problemi del traffico, del lavoro, della vita caotica…vi basteranno alcune ore in canoa e la vista della natura, la vegetazione ripariale, gli aironi, le folaghe, i martin pescatore, i falchi…poi i salti e le cacciate dei pesci per farvi dimenticare davvero tutto, vi sembrerà davvero di essere in paradiso.

 

Un viaggio in canoa è un’esperienza che rimane nell’anima di chi la compie, provatela, non la cancellerete mai dalla memoria.

E’ un’esperienza che merita davvero di essere vissuta perché vi arricchirà notevolmente.

 

Se provate ad andare in canoa da soli, scoprirete che ci si ritrova liberi; di fronte al fiume, con i suoi continui misteri, ci si scopre di fronte a noi stessi.

 

Si diventa responsabili della nostra incolumità, della nostra sicurezza e del nostro destino.

 

Misurarsi con sé stessi, con le proprie forze, in un mondo che sembra dominato tutto dalla tecnologia, è ancora un’esperienza che merita di essere vissuta.

 

La natura che ci sta attorno non svela che lentamente le sue bellezze, ma ben presto sarete conquistati dal suo fascino e vi sentirete un tutt’uno con essa.

 

Ritornerete a casa più forti, più consapevoli dei vostri mezzi, in pace con voi stessi e con gli altri.

 

Se prenderete anche pesci, ancor meglio, ma state certi che qualunque sarà l’esito della battuta, non vedrete l’ora di ripetere questa esperienza!

 

Evviva la canoa!

 

 

 

 

Ovviamente, per ulteriori chiarimenti, dubbi ed analoghe esperienze, potete sempre scrivermi alla mia e-mail che trovate in Home Page, sarò lieto di rispondervi.

 

Buona navigazione e…con la canoa, in bocca alla balena!

 

Loris Ferrari

 

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