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La canoa nella pesca a spinning

 

 

 

Il Belly Boat nella pesca a spinning

 

Testo e foto di Loris Ferrari (12/ 03)

 

 

Il mezzo in assoluto da me preferito, nella pesca  a spinning da praticare nelle medie e piccole cave e nei laghetti di irrigazione, è sicuramente il ciambellone (o per dirlo all’americana, Float Tube o Belly Boat).

Il primo acquisto :

Lo possiedo dall’ormai lontano 1989; lo acquistai per 300.000 delle vecchie lire, in un negozio di Modena all’epoca all’avanguardia nelle importazioni di artificiali ed accessori dagli states.

Un’enormità rispetto al prezzo degli accessoriatissimi ciambelloni attuali, ma non c’era alcuna possibilità di scelta né di modello né di prezzo; altrettanto carissimi pagai i waders ascellari, ma all’epoca non esisteva la possibilità di acquistare attrezzature da pesca attraverso internet e si era in balia dei pochi commercianti pionieri che per primi si cimentavano nell’acquisto diretto negli usa.

In ogni caso costoro vanno assolutamente ringraziati, poiché si accollavano l’onere di importare artificiali ed attrezzature che correvano il forte rischio di rimanere sugli scaffali, invendute.

Dopo alcuni mesi acquistò un belly identico anche l’amico Giorgio Bianchi che vinse la sua naturale ritrosia di non nuotatore e, da allora, non è passato anno in cui non siano state fatte numerose e proficue battute di pesca su questo straordinario mezzo acquatico.

Non ritengo certo di essere un esperto di pesca con il belly, posso riportare solamente nostre esperienze dirette in questi quindici anni di utilizzo del belly, più alcune cose lette sull’argomento su alcune riviste del settore.

 

Cercherò con questo articolo di farvi venir voglia di provarlo, cercherò di darvi le basi per iniziare anche voi questa meravigliosa esperienza.

 

 

Quel vecchio belly, ancora lo posseggo, ed è formato da una semplice camera d’aria da camion, rivestito di tela PVC grigia, ora viene utilizzato da mio figlio Alberto.

 

Ha due piccole tasche laterali per contenere un minimo di attrezzatura, ovvero un paio di scatole di artificiali, alcune buste di siliconici, pinze ed accessori.

Rispetto agli accessoriatissimi ciambelloni attuali è assolutamente spartano, essendo davvero ridotto all’essenziale, ma svolge egregiamente il suo compito, tant’è che è arrivato integro (o quasi), fino ai giorni nostri.

Ci si siede all’interno, immersi in acqua fino alla vita, nell’apposito alloggiamento, e ci si muove all’indietro attraverso un paio di pinne.

 

Ovviamente per non bagnarsi, devono completare l’attrezzatura anche appositi waders ascellari muniti di bretelle.

Durante il suo utilizzo, per essere più tranquillo, aggiungo sempre una seconda camera d’aria da moto, ovviamente gonfia e legata attraverso un cordino ed un moschettone, dietro al belly.

 

 

Visto che non ho mai forata quella principale, l’ho sempre solamente utilizzata per tenere montata la seconda canna da pesca; basta infatti appoggiarvela sopra e si mantiene parallela all’acqua, all’asciutto, mulinello compreso.

 

In caso di avaria alla camera d’aria principale, quella cioè in cui siamo dentro fino alla vita, ci basterà allungare un braccio per sostenerci alla seconda ed aiutandoci con la propulsione delle pinne, arrivare fino alla sponda più vicina.

L’ acquisto successivo :

Da maggio di quest’anno io e Giorgio ci siamo “modernizzati” ed abbiamo acquistato, on line, anche un paio di Fish Cat 4 dell’americana Outcast che sono davvero una bomba; non hanno più la camera d’aria tonda ma hanno due distinti tubolari assemblati a forma di “V”, con all’interno due separate camere d’aria.

 

Hanno lo schienale ed il sedile imbottiti in comodo Foam galleggiante e possiedono due grossi tasconi laterali più una enormità di spazio dietro al sedile.

 

Sembrano a prima vista dei piccoli tender, quei mini gommoni ausiliari che possiamo vedere sulle grandi barche, tant’è che l’amico Americo Rocchi (che mi ha consigliato il modello dopo averlo acquistato alcuni mesi prima), l’ha pure corredato con un piccolo motore elettrico!

 

 

Sono davvero estremamente comodi e versatili e permettono di pescare seduti, molto più in alto rispetto ai ns. modelli tondi precedenti, poiché si rimane in acqua solamente dal ginocchio in giù.

 

I vantaggi di quest’ultimi modelli sono molteplici, ma ne parleremo più diffusamente nel proseguo dell’articolo.

A cosa serve il Belly Boat :

Per chi ancora non lo conoscesse, il compito principale del mini natante è quello di permettere il galleggiamento e la navigazione del pescatore.

 

Il ciambellone, con la sua camera/e gonfia/e d’aria, sostiene il pescatore più o meno comodamente seduto sull’apposito alloggiamento, il quale poi si muove in questo strano natante attraverso un paio di pinne indossate sopra gli stivali (waders), a vita o ascellari.

 

 

Lo spostamento avviene all’indietro per mezzo della propulsione delle nostre gambe che esercitano sulle pinne la forza necessaria a spingerci nella direzione voluta.

 

All’inizio troverete le manovre un po' macchinose, ma con poche ore di esercizio in acqua, vi accorgerete che gli spostamenti e le rotazioni su sé stessi, o le semi rotazioni, sono davvero semplici ed intuitivi.

 

Passata la paura dei primissimi momenti e la conseguente rigidità dei primi goffi movimenti, vi accorgerete ben presto della versatilità del mezzo e comincerete a godervelo in tutte le sue varianti di utilizzo.

La sicurezza : 

La sicurezza impiegando un moderno ciambellone è davvero notevole.

 

Attualmente i belly possiedono due o più camere d’aria rivestite in robusto PVC, antistrappo, per garantire il pescatore anche dagli inconvenienti più imprevedibili. L’aiuto delle pinne poi è fondamentale anche nel caso malauguratamente si dovesse verificare l’esplosione di una camera d’aria.

 

Rimane sottinteso che ci si dovrà comportare con prudenza, evitando di attraversare con il belly, recinzioni di filo spinato od attraversare boschi di spinose acacie o fitti roveti.

 

Buona norma può essere quella di incollare (se già non lo possiede), una striscia di PVC fosforescente color arancione, dietro allo schienale, per farsi notare dalle eventuali imbarcazioni di passaggio, nel caso frequentiate specchi d’acqua di vasta portata.

 

Una volta dentro al belly, ci si sente subito a proprio agio, ci si rende conto di essere dentro ad un grosso e robusto salvagente, in pochi minuti, anche i più riottosi e le persone che non sanno nuotare, si sentono al sicuro,si mettono a proprio agio e si concentrano nella pesca.

Gli accessori complementari :

Sono davvero pochi e due e già li abbiamo brevemente descritti: le pinne e i waders.

 

Per le pinne, pur trovandone in commercio di specifiche, ho preferito orientarmi su un modello da sub con i cinturini di gomma dietro, in modo da adattarli a qualsiasi tipo di calzatura indossata.

 

Sono articoli molto più “professionali”, sono le pinne solitamente usate dai sub che utilizzano le bombole.

 

Garantiscono una propulsione impeccabile ed una durata praticamente ultradecennale, se avremo l’accortezza minima di riporle pulite ed asciutte e cosparse di un velo di borotalco, nella stagione di inutilizzo.

Consiglio poi di staccare i due cinturini in gomma e dopo averli anch’essi cosparsi di borotalco, riporli dentro un sacchetto di nylon in un luogo al buio dove non subiscano schiacciamenti

 

Se le trovate solamente troppo lunghe, potrete tranquillamente tagliarle, con un paio di forbici da lamiera, dopo averle sagomate alla lunghezza voluta con un pennarello.

 

Se acquistate un modello affondante, potrete sempre corredarle di un cordino per impedire che una manovra accidentale contro un ostacolo o la rottura del cinturino in gomma, ve ne facciano perdere una, facendola inabissare magari su un fondale profondo.

Possiamo praticare un foro alla pinna e legarci un cordino (lungo ca. 60 cm.), poi dovremo praticarci un cappio dove si farà passare lo stivale, prima di indossare la pinna.

In questo modo, qualsiasi cosa succeda, la pinna ci rimarrà sempre nei pressi dello stivale e sarà agevole il suo recupero.

 

I waders invece, oltre alle ovvie doti di impermeabilità, andranno scelti in funzione del grado di protezione termica che dovranno avere; si dovranno scegliere in base alla temperatura delle acque in cui dovremo immergerci ed in funzione delle stagioni di utilizzo.

 

Molto utili ritengo possano essere le suole a carrarmato, arricchite di chiodi, per poterli anche utilizzare nella pesca alle trote nei torrenti di montagna.

 

Spesso infatti si ha la necessità di guadare o di stare in acqua; questo tipo di accorgimento ci impedisce di scivolare sulle pietre avvolte da patine pericolosissime di muschio e vegetazione acquatica.

 

I waders, per farli durare a lungo, dovranno essere riposti, una volta lavati, all’asciutto e tenuti al contrario, appesi in un apposito gancio a doppio U che potrete facilmente costruirvi con un grosso filo di ferro. Per non intaccare lo stivale si potrà poi rivestire il ferro piegato con un tubicino di gomma e così saremo sicuri di non provocare la minima abrasione.

 

Riponendoli in questo modo, ovvero stesi, gli stivaloni vi dureranno tantissimi anni, soprattutto se vi sarete orientati su modelli di marche note, come ad es. gli Ocean.

 

Non posso far altro che parlarne bene, li posseggo fin dal lontano 1989 e che sono a tutt’oggi ancora perfettamente integri e funzionali!

 

Per evitare problemi di ristagni d’acqua dovuti all’evaporazione della pelle, vi consiglio di acquistarli di una o due misure superiori alla vostra taglia, in modo da poterci mettere sotto altri indumenti.

 

Durante le battute estive basteranno un paio di stivali in gomma, indossati sopra ad un paio di pantaloni di tela di cotone. Nelle medie stagioni si potranno indossare gli stessi stivali, a condizione di utilizzare sotto un paio di pantaloni a salopette in caldo pile, mentre d’autunno inoltrato e d’inverno, saranno indispensabili waders in neoprene.

 

Esistono pescatori che utilizzano il neoprene tutto l’anno, hanno avuto l’accortezza di scegliere un modello abbondante e lo indossano d’estate con un capo di cotone e d’inverno con capi pesanti.

La robustezza del materiale e la facilità della loro riparazione ne fanno davvero un capo estremamente versatile e funzionale.

Esistono poi capi ancora più sofisticati come quelli in Goretex, di cui parlano un gran bene, poiché permettono la traspirazione della pelle, ma non ne ho esperienze dirette.

 

 

Ricordiamoci che aver freddo in acqua, significa compromettere il buon esito e la durata di una battuta di pesca, cerchiamo quindi di ricordarcelo e comportarci preventivamente di conseguenza.

Gli altri accessori utili possono essere i moschettoni in acciaio inox o in materiali come ad esempio l’alluminio, che non arrugginiscono, per fissare senza perderli, alcuni cordini che tratterranno pinze, portapesci, guadini e quant’altro vogliate portare con voi, per tenerli a portata di mano.

Nella stagione calda, diventa assolutamente indispensabile avere poi con sé una borraccia termica piena d’acqua.

In quella fredda potrebbe invece far comodo avere con sé una borraccia con dentro della buona cioccolata calda o del caffè.

Sembrano banalità, ma fanno la differenza fra un pescatore comodo che può concentrarsi verso l’azione di pesca ed uno che si agita nervosamente e che non vede l’ora di scendere dal mezzo acquatico.

I tipi di Float tube attualmente disponibili :

Se vorremo cimentarci nell’acquisto di un moderno ciambellone, ci accorgeremo ben presto che abbiamo a disposizione parecchie forme.

Ognuna di queste poi dovrebbe essere catalogata in sottocategorie, in base alla quantità di accessori forniti.

Cercherò di darvi alcune indicazioni di massima, per riuscire a districarvi in questo dedalo di offerte.

Le forme tonde :

Le più economiche sono ovviamente le round tubes, ovvero le forme tonde, formate come il mio primo, da una sola camera d’aria in gomma, sono più o meno accessoriate , con tasche laterali o dorsali.

Sono i ciambelloni meno sicuri e meno confortevoli, per parecchi motivi

Innanzitutto una sola camera d’aria vi espone a pericoli di annegamento se non vi attrezzate con un’altra esterna a traino.

La forma tonda poi ostacola parecchio l’entrata in acqua e la successiva fuoriuscita.

Prima di entrare dovrete indossare le pinne ed infilarvi dentro alla ciambella, tenendola con le mani; poi lentamente dovrete entrare in acqua all’indietro.

L’uscita è altrettanto problematica, poiché dovrete trovare una sponda libera da rovi ed arbusti ed il più possibile parallela all’acqua.

In questo modo potremo toccare con i piedi sul fondo e procedendo all’indietro (per non perdere le pinne), risalire all’asciutto, sempre tenendo il ciambellone con le mani.

A volte, soprattutto quando si viene colti da crampi alle gambe, è davvero dura risalire.

Questo può succedere ad es. dopo una lunga permanenza in acque fredde o quando usiamo il ciambellone le prime volte e le fasce muscolari delle nostre gambe, non sono abituate a quel tipo di movimento.

E’ altrettanto dura risalire quando si rimane sorpresi da un violento temporale e le sponde diventano di colpo oltremodo scivolose, vi garantisco che l’uscita dall’acqua diventa davvero un’impresa ardua.

In questo caso conviene togliersi le pinne e usufruire della maggiore aderenza delle suole chiodate dei ns. waders.

Le forme ad “U” :

Alla seconda categoria appartengono gli U – tubes Boat. Sono costruiti a ferro di cavallo, e di solito possiedono almeno due camere d’aria.

I modelli più blasonati possiedono poi grosse tasche laterali per riporre una grande quantità di artificiali ed accessori. Spesso hanno anche un confortevole schienale gonfiabile, per potersi ogni tanto stirare e sedere meglio, durante le attraversate.

 

Rispetto ai modelli tondi, si riesce ad entrare ed uscire dall’acqua molto meglio, poiché potremo sederci dopo che il belly è già in acqua, entrandoci agevolmente dal davanti aperto.

Ovviamente mi riferisco ai modelli apribili, ovvero con la barra stabilizzatrice centrale rimovibile, poiché ce ne sono alcuni che hanno la barra centrale fissa, per mantenere in assetto i tubolari.

Quest’ultimi non ve li consiglio perché hanno quasi le stesse problematiche di entrata ed uscita dei modelli tondi.

Generalmente, nei belly a ferro di cavallo, la posizione in pesca ci mantiene sensibilmente più in alto rispetto ai ciambelloni tondi, migliorando notevolmente i movimenti di lancio.

Le forme a “V”:

Alla terza categoria appartengono i V – Tubes Boat, ovvero quei belly che assomigliano in tutto e per tutto ai precedenti, ma differiscono per l’accentuata carenatura a V della parte anteriore.

Il vantaggio più evidente di questa forma è quello che ci permette di muoverci con maggiore velocità e minor sforzo, durante gli spostamenti rettilinei.

A questa categoria, appartiene il Fish Cat 4 che ho acquistato quest’anno. In questo modello entrare ed uscire dall’acqua è estremamente facile, sembra quasi di sedersi nella poltrona del salotto.

Il sedile e lo schienale in foam galleggiante poi ci mantiene molto alti, facendoci lanciare assolutamente comodi, con gli stessi movimenti naturali che utilizziamo pescando dalla riva.

 

Con questo modello, non risultano poi necessari i waders ascellari, poiché si rimane dentro all’acqua solamente dalle ginocchia in giù; al più ci si può bagnare con un velo d’acqua il sedere.

Un paio di stivali fino alla vita nella stagione calda,saranno pertanto più che sufficienti, per proteggerci da eventuali infiltrazioni e schizzi d’acqua.

Rimanendo in acqua con minor superficie del corpo, possiamo poi difenderci meglio dal freddo e dal caldo e quindi, pescare più a lungo e nelle condizioni climatiche più ostili.

Quando salpiamo il pesce, possiamo davvero trascinarlo fino a noi e poi magari posarlo sulla apposita rete, per le operazioni di slamatura e rilascio.

Rimanere più in alto ci rende però vulnerabili in caso di vento forte ed è finora l’unico svantaggio che ho riscontrato in questo tipo di belly boat.

Con facilità si viene spinti ed allora può essere utile portare con sé un piccolo contrappeso che ci faccia da ancora, per rimanere fermi durante la pesca in una zona di particolare interesse.

L’ancora da belly, che pure è in vendita, invece di acquistarla, potremo con facilità costruirla.

Ci basterà trovare un barattolo di metallo (ad esempio quelli di fagioli o di mais), mettere nel mezzo al foro un armatura metallica terminante ad occhiello e riempirlo di comune cemento usato in edilizia.

Una volta solidificato il cemento, ci basterà legare all’occhiello che spunta dal barattolo, una sagola in cordino di nylon, lunga una decina di metri e collegarla all’altra estremità con un moschettone al belly.

Una volta in pesca, se verremo sorpresi dal vento, sarà semplice calare in peso in acqua e la nostra economica ma funzionale “ancora” farà egregiamente il proprio dovere.

I Pontoon :

C’è poi un’ultima categoria, i Pontoon, letteralmente in inglese “chiatta galleggiante”; questi ultimi sembrano, anche come ingombri, delle vere e proprie piccole imbarcazioni.

Hanno due tubolari galleggianti ed una struttura metallica, che li rende simili a piccoli mosconi da bagnino!

Qualcuno di questi, mantiene il pescatore del tutto fuori dall’acqua, sopra ad un sedile, rendendo inutili i waders, mentre gli spostamenti avvengono attraverso una coppia di remi.

Personalmente non li vedo adatti a tutte le acque, li ritengo parecchio ingombranti anche come trasporto.

Visto che li considero a tutti gli effetti dei natanti, preferisco allora segnalarvi la possibilità di acquistare in alternativa, una canoa canadese a struttura rigida, per gli indubbi vantaggi che offre e per la possibilità di pescarci anche in due persone.

(chi volesse saperne di più su questo argomento, può leggere il mio articolo sul sito dal titolo: “La canoa canadese nella pesca a spinning”)

I vantaggi del Belly Boat :

Nelle stagioni temperate e calde, è davvero un piacere assoluto starsene a pesca immersi in acqua dentro al ciambellone…è una sensazione stupenda che merita davvero di essere vissuta.

 

Mi ricordo che una sera i bass abboccavano numerosissimi, anche se solamente di piccola e media taglia; io e Giorgio eravamo rimasti nel lago, dentro al belly fino all’arrivo del buio.

 

Stavamo così bene che nessuno dei due si decideva a lasciare l’acqua!

 

Il contadino, non vedendoci tornare all’automobile, ci venne a cercare con il trattore ed una grossa pila, preoccupato che ci fosse accaduto qualcosa.

 

Lo ringraziammo dell’interessamento e lo rassicurammo proprio dicendogli che stavamo talmente bene in acqua e nella frescura della serata estiva, da non deciderci ad uscirne.

 

Un altro vantaggio, utilizzando il ciambellone, è sicuramente quello di poter tenere almeno due canne montate, una magari con lo spinnerbait e l’altra ad es. con le “rane” di gomma, montate antialga,  per lanciarle dentro gli ostacoli più fitti che incontreremo lungo il nostro pinneggiare parallelo alla sponda.

 

In caso poi di rottura accidentale di una canna o di un mulinello, non dovremo tornare a riva ma potremo comunque continuare la battuta di pesca con l’attrezzatura residua.

 

Ma il vantaggio principale, nella pesca a spinning (o a mosca), è sicuramente dato dal fatto che permette di lanciare in luoghi assolutamente inaccessibili da riva, con indubbi vantaggi in termine di resa e di qualità di catture.

 

Permette di insidiare i pinnuti, direttamente negli hot spot più promettenti, quasi sempre fuori abbondantemente situati al di fuori della portata dei lanci effettuabili da sponda.

 

Anche lanciando dal largo verso le sponde agibili da riva, si riesce a presentare l’artificiale nel modo giusto.

 

Mi spiego meglio, il pesce solitamente rimane con il muso verso la sponda in attesa della caduta in acqua  di insetti (cavallette e grilli in primis), o pronto a cogliere le ranocchie, le serpi ed i topolini che si immergono in acqua, partendo dalla riva.

 

Noi lanciando dal largo, innanzitutto non ci facciamo vedere e riusciamo a lanciare ad es. la rana finta, direttamente sulla sponda e poi riusciamo a farla saltellare in acqua in modo molto naturale.

 

Scoprirete che basta variare la traiettoria di presentazione per decuplicare le vostre solite catture !

 

Per credermi potete fare mente locale a quando state pescando ad esempio trote o cavedani nel fiume.

Lanciando da una sponda non catturate nulla. Vi basta poi attraversare un guado o risalire sul ponte e cambiare sponda e…quasi per magia, i pesci si mettono ad abboccare di colpo.

Non avete fatto altro che lanciare nella direzione giusta, quella che il pesce si aspetta in quella particolare situazione di corrente e di spostamenti di masse d’acqua e di conseguenza di cibo portato dalla corrente.

Il belly o la barca, permettono quindi questo, scegliere la traiettoria migliore per lanciare le nostre esche.

 

Dalla riva invece troppo spesso ci accorgiamo che avremmo bisogno di magari altri cinque metri più a destra o più a sinistra, ma non riusciamo perché ostacoli insormontabili ce lo impediscono.

 

Una volta dentro l’acqua, purché ci si comporti con silenziosità, le cose si semplificano moltissimo e si riesce a trovare al 90% la posizione giusta per lanciare il nostro attacco.

Come per tutte le cose, il ciambellone ha ovviamente oltre ai pregi anche difetti; rispetto alle imbarcazioni a scafo rigido ha indubbi vantaggi ma ovviamente anche limiti.

Uno dei vantaggi principali è costituito dal peso; è un natante monoposto, ma un solo pescatore può agevolmente trasportarlo a spalla anche per lunghi tratti (magari sgonfio).

 

Si può agevolmente gonfiare direttamente sul posto di pesca e sgonfiarlo al ritorno, riducendo di molto gli ingombri, proprio come fosse un mini gommone.

 

Pescando però a spinning, in ambienti ostili, ricchi di alberi in acqua ed ostacoli vari, sono fortemente soggetti a maggiore usura ed a forature.

 

Io e l’amico Giorgio, in questi anni, abbiamo avuto davvero fortuna, non avendo mai forato il ciambellone.

 

Conosco però amici che l’hanno forato più volte. Consiglio pertanto, prima dell’acquisto, valutare bene il mezzo scelto, con particolare riferimento alla quantità di denari in cui è composta la tela di rivestimento esterno. Più questo numero è alto e più potenzialmente saremo tutelati da strappi, tagli e forature.

 

Uno degli svantaggi più ovvi, del belly, non possedendo il motore, è quello dell’impossibilità di risalire le correnti dei fiumi o di resistere o anche di rimanere fermi in pesca di fronte a venti particolarmente forti e fastidiosi, senza l’ausilio di una piccola ancora (peraltro facile da costruire).

Con la mobilità concessa dalla sola spinta delle pinne, è evidente che questo mezzo andrà dedicato agli specchi d’acqua meno estesi. Per poterlo utilizzare nei grandi laghi, sarà indispensabile poter arrivare con l’auto, più vicino possibile all’insenatura promettente che abbiamo deciso di affrontare.

E’ un mezzo che risulta ideale per quelle cave, quei laghetti di irrigazione, quelle lanche e quelle morte  del fiume di piccola e media estensione.

Rimane scontato che di fronte ad acque più estese, conviene orientarsi su mezzi nautici più idonei, canoa canadese in primis.

 

Ecco perché i due mezzi non li considero antagonisti ma assolutamente complementari; uno sostituisce l’altro, presentando ognuno tantissimi pregi ed ovviamente anche alcuni difetti.

 

La necessità di barche più grandi, la vedo solamente quando abbiamo la possibilità di un comodo attracco sulla sponda e soprattutto quando abbiamo la possibilità di ormeggio permanente in loco.

 

Ovviamente occorre anche un buon posto pescoso da poter raggiungere in auto, ogniqualvolta ci venga voglia di andare a pesca da soli (sempre sconsigliabile) o con un buon amico.

 

Lo sforzo maggiore richiesto nel trasporto e nell’alaggio, si dovrà fare pertanto una volta sola, dopodiché ci basterà caricare e scaricare l’attrezzatura dalla barca, ormeggiata sempre in quel posto.

 

La riparazione del ciambellone :

 

Se malauguratamente il nostro amato ciambellone dovesse bucarsi o strapparsi, niente paura, al novantanove per cento sarà un guaio facilmente riparabile.

 

I prodotti per ripararlo sono parecchi, ma mi sento caldamente di consigliarvi l’Aquaseal. Viene commercializzata anche sotto altri nomi come Acqua Safe e Scubapro. In alternativa possiamo anche usare il Saldaplastica della Bostik.

 

Consentono di riparare quasi tutti i tipi di plastica morbida, gomma, PVC e di neoprene. Non sono altro che prodotti collosi grigi o trasparenti, che vanno applicati senza parsimonia sul punto del buco o dello strappo da riparare. Si forma una patina dopo pochi minuti, ma la massima resistenza si ottiene solamente dopo 24 ore.

 

Generalmente si ottiene un ispessimento trasparente che rende ancor più solido del materiale originario la zona sinistrata, permettendo una sicura e solida riparazione.

 

Con un solo prodotto, sarete quasi al sicuro da ogni inconveniente che dovesse capitarvi sia al belly che agli stivali o alle pinne.

 

Per infortuni più seri, potrete sempre rivolgervi ad un laboratorio specializzato nella riparazione dei gommoni, vedrete che con una modica spesa il vostro piccolo ma prezioso natante tornerà come nuovo.

Il contatto con l’acqua e con i pesci :

Il contatto col mondo acquatico che ci circonda, pescando dal Belly è totale, ci si sente davvero a contatto con la natura e con il pesce.

 

Il martin pescatore che sfreccia basso sulla superficie, con il suo volo veloce e rettilineo; l’airone che spicca lentamente e svogliatamente il volo; la folaga che non abbandona il nido formato da cannucce intrecciate e protegge le uova, malgrado lo strano essere che la osserva da così vicino; la serpe d’acqua che nuota zigzagando a due metri ed anche meno da noi; il topolino che nuota, rischiando di essere mangiato da misteriosi e subacquei predatori. Lo stridio del falco che si libra volteggiando alto sopra di noi, ma da qualche anno anche i pericolosissimi branchi di cormorani che fanno incetta di pesce… e che sono ben felice di disturbare, almeno momentaneamente.

 

Certo che la rottura degli ecosistemi e la mano dell’uomo hanno portato specie indesiderate come i già citati cormorani o le nutrie, che senza particolari timori, ci passano accanto.

 

Queste ultime hanno già prodotto danni ingenti, bucando le sponde c le loro tane e facendo sparire, divorandole, centinaia di metri quadrati di ninfee e canne palustri che davano rifugio a milioni di pesci grandi e piccoli.

 

 

L’immissione di questi alloctoni roditori, ha portato alla distruzione di hot spot favolosi, formati da banchi fittissimi di ninfee e fiori di loto, che avevano impiegato decenni a formarsi.

 

Mi riferisco in particolare alle lanche del basso Mincio, ed ai laghi di Mantova, ora quasi totalmente privi di vegetazione.

 

Tornando al nostro ciambellone, dicevo che non c’è volta che si utilizza che non capiti qualcosa che meriti di essere ricordato.

 

Una delle più belle che ricordo è stata sicuramente questa; stavo in mezzo al lago, durante uno spostamento fra le due sponde, Giorgio era distante da me oltre cinquanta metri, sul suo belly.

 

Una serpe d’acqua lunga sicuramente oltre 30 centimetri, nuotando sulla superficie dell’acqua, viene verso di me; Giorgio se ne accorge e mi avverte, mi volto ad osservarla, quando all’improvviso un enorme gorgo appare, squarciando l’elemento liquido e la serpe scompare di colpo sott’acqua!

 

In quelle acque non vi erano né lucci né siluri; evidentemente un enorme bass l’aveva ghermita e se la stava portando nelle profondità, l’aveva attaccata proprio a centro lago, dove io ero passato con il mio belly, non oltre trenta secondi prima!

 

Recupero a tutta velocità la mia esca (avevo in quel momento un worm siliconico sui 5 pollici), e la lancio proprio sul luogo del misfatto; dopo pochi secondi sento gli inconfondibili strappetti dell’abboccata del bass…attendo qualche istante e ferro, c’è!!! …grido soddisfatto, ma l’entusiasmo mi si smorza in gola, aveva infatti attaccato un medio bass sul mezzo Kg.

 

Evidentemente la serpe ondeggiando, aveva attirato frotte di bass, che si limitavano a seguirla, vista la grossa mole. L’arrivo del big bass, dal peso crediamo, almeno sui due chilogrammi, aveva posto fine ad un nuoto che era durato almeno una trentina di metri.

 

E’ stata una scena memorabile, che rimarrà nei nostri occhi finché avremo vita, un’esperienza che auguro davvero di essere vissuta da ognuno di voi.

 

Un’altra volta, sempre mentre attraversavo un altro laghetto, sempre per spostarmi tra una sponda e l’altra, lanciai la mia esca al largo, senza alcun punto di riferimento, così, per far qualcosa in attesa che le pinne mi portassero nuovamente a tiro del canneto opposto.

 

Stavo impiegando una mia semplice creazione, un cucchiaino rotante che aveva al posto della solita ancoretta finale un girino violaceo della Snag Proof, armato con un piccolo amo doppio, aderente alla gomma morbida.

 

Recuperandolo, si muoveva in modo molto sinuoso ed accattivante ed aveva fino a quel momento, effettuato numerose catture di piccoli e medi bass, che rilasciavo con cura, liberandoli con le pinze dagli ardiglioni che li trattenevano.

 

All’improvviso una botta secca mi bloccò la canna, fui costretto un attimo dopo a liberare filo con la manovella all’indietro, altrimenti lo 0,30 avrebbe ceduto sicuramente!

 

Dopo una fuga lunga un cinque o sei metri il bass si fece vedere con un gran salto fuori dall’acqua…era stupendo, sicuramente attorno ai due chili e mezzo. Il secondo bass di quella taglia che avevo avuto la fortuna fino a quel momento di allamare!

 

Ero in acqua libera, una stupenda acqua color blu cupo, non aveva senso forzarlo, non c’erano pericolosi ostacoli affioranti, il fondale sottostante era di almeno cinque metri, non ne avevo bisogno… iniziai pian piano a farlo stancare mentre da sponda mio zio che pescava carpe ed aveva visto la scena, mi incoraggiava.

 

Mi spostò spesso, tirando me ed il ciambellone e mi rigirò per bene a lungo, ma lo assecondavo, quasi certo di riuscire a salparlo.

 

Il grosso bass mi arrivò fino a mezzo metro, ci guardammo…decisi di allungare all’indietro la canna, spostando all’indietro e verso l’alto il braccio teso, in modo da mantenere il nylon più lungo possibile fra la preda e la canna, ed avere un’altra riserva di filo, oltre all’elasticità del braccio, in caso di un’ultima disperata fuga del pesce.

 

Con il braccio sinistro mi allungai verso il pesce, ero a meno di venti centimetri, quando questo con un movimento quasi impercettibile si liberò del ridicolo amo doppio, appena appuntato a lato dell’enorme bocca spalancata e si slamò!

 

Rimase però fermo sul posto, ancora incredulo dell’accaduto; anch’io rimasi immobile e ci guardammo a meno di un metro di distanza, per lunghissimi interminabili secondi.

 

Poi presi coraggio e, credo ancora senza respirare, diressi la mia mano di nuovo verso di lui, che però, con un guizzo fulmineo, sparì nella profondità del lago.

 

Bellissimo ed indimenticabile…solamente con il belly boat si può vivere un’esperienza simile! Si guarda direttamente in faccia il pesce, lo si salpa dentro l’acqua, dove noi stessi ci troviamo immersi… è davvero una sensazione unica!

 

Quel giorno dovevano essere in movimento i pezzi da novanta perché a mio zio, che pescava le carpe con un impasto composto da pane e biscotti, a forma di pera, lunga almeno sei centimetri e larga tre, abboccò un pesce che dopo pochi secondi di lotta e di fasi concitate, strappo di netto il finale dello zero trentacinque, lasciando mio zio con un palmo di naso.

 

Tornando alla pesca sul ciambellone, anche le fasi di rilascio, avvengono molto semplicemente, con estrema naturalezza.

 

Abbiamo tutto il tempo per ossigenare di nuovo la preda e di assaporarcela ancora per lunghi secondi davvero a distanza ravvicinata.

 

 

Di solito i grossi soggetti ci lasciano lentamente, con signorilità e noncuranza, quasi che sapessero della loro liberazione.

 

I soggetti più piccoli invece, presi dal panico, solitamente partono a razzo verso il fondale e non è raro che si sentano i contraccolpi sulle ns. gambe, provocati dai pesciolotti impauriti che cercano di portarsi il più lontano possibile dalla spiacevole disavventura.

 

Ci sono poi situazioni in cui, mentre peschiamo con la nostra esca, magari a venti metri di distanza, un grosso bass, viene a trovarci e ci passa a un metro o due di distanza, si ferma un attimo a guardarci, quasi con aria di sfida e, lentamente come è apparso, se ne va di nuovo nel profondo…sparendo alla nostra vista.

 

Di solito sono soggetti dal Kg. e mezzo in su…sono soggetti bellissimi, maestosi, che appaiono dal nulla come fantasmi, in giornate dove magari il più grosso catturato arriva a malapena al mezzo chilo.

 

L’adrenalina sale di colpo, recuperiamo in fretta l’esca, provando a muoverci il meno possibile e cerchiamo, senza sbracciarci, di portarla a tiro utile della splendida preda…ma non c’è mai nulla da fare.

 

Il pesce ci ha visto, ha vinto lui…siamo noi che siamo stati “pescati” da lui!

 

Dopo averci fatto capire di aver vinto, uno dei signori incontrastati di quello specchio d’acqua, se ne torna lentamente nelle sue tane preferite.

 

Ha già appagato la sua curiosità, ha scoperto a chi appartengono quei buffi arti che si muovono così maldestramente e rumorosamente sott’acqua.

 

Ha scoperto il perché piccoli bass vengono trascinati a forza fino in quel punto e poi se ne scappano a razzo impauriti.

 

Per quella giornata ne ha scoperto una nuova, da trasmettere geneticamente alla sua prole futura; ha scoperto che l’uomo può arrivare ad insidiarlo anche vicinissimo al suo rifugio preferito.

 

Per oggi gli basta ed avanza; da oggi starà ancora più attento, prima di attaccare qualcosa.

 

A noi invece brucia molto la sconfitta, quella magica visione ci resterà impressa parecchio nella memoria…ma non possiamo far altro che rassegnarci alla sua manifesta superiorità, dentro quell’ambiente acquatico, in cui lo ha visto nascere, crescere e riprodursi.

Conclusioni:

Chiudere un argomento come la pesca dal belly boat, mi riesce davvero difficile, è un mezzo che amo troppo.

Spero almeno di essere riuscito a trasmettervi un po’ di entusiasmo verso questo versatilissimo mezzo, come spero di avervi dato gli elementi di base per considerare seriamente la possibilità di un suo acquisto.

Non riesco in queste mie righe a trasmettervi sensazioni ed emozioni che sono assolutamente soggettive e che quindi potrete solamente vivere sulla vostra pelle.

Se abitate dalle mie parti e siete interessati od incuriositi, vi invito fin da ora a passare assieme a me ed al belly, qualche ora di pesca.

Saranno assolutamente sufficienti per togliervi ogni dubbio residuo, ogni remora di natura psicologica e …sono convinto, a farvi decidere verso l’acquisto!

Le ore passate sul float tube, vi faranno dimenticare lo stress che ognuno di noi vive abitando nelle grandi città, i problemi del traffico, del lavoro, della vita caotica…la vista della natura, la vegetazione ripariale, gli aironi, le folaghe, i martin pescatore, i falchi…poi i salti e le cacciate dei pesci, insomma vi sembrerà davvero di essere in paradiso.

L’investire denaro nel ciambellone, vi verrà ripagato in serenità, terrete lontani per sempre le costose sedute dall’analista e dallo psicoterapeuta.

Una pescata in belly boat è un’esperienza che rimane nell’animo di chi la compie, provatela.

E’ un’esperienza che merita davvero di essere vissuta perché vi arricchirà notevolmente.

Se provate ad andare in ciambellone da soli, scoprirete che in mezzo all’acqua ci si ritrova liberi; si scopre realmente di essere di fronte a noi stessi.

Dentro di essa ritorniamo forse neonati, come immersi di nuovo nel rassicurante “liquido amniotico di madre natura”, come ha scritto Stefano Corsi in un bellissimo articolo su Bassmania.

Si diventa responsabili della nostra incolumità, della nostra sicurezza e del nostro destino.

Misurarsi con sé stessi, con le proprie forze, in un mondo che sembra predeterminato dagli altri e dalla tecnologia, è ancora un’esperienza che merita di essere vissuta.

La natura che ci sta attorno, non svela che lentamente le sue bellezze, i suoi segreti, ma ben presto sarete conquistati dal suo fascino e vi sentirete un tutt’uno con essa.

Ritornerete a casa più forti, più consapevoli dei vostri mezzi, in pace con voi stessi e con gli altri.

Se prenderete anche pesci, ancor meglio, ma state certi che qualunque sarà l’esito della battuta, non vedrete l’ora di ripetere al più presto questa esperienza!

Evviva il ciambellone!

Ovviamente, per ulteriori chiarimenti, approfondimenti, dubbi ed analoghe esperienze, potete sempre scrivermi alla solita e-mail, sarò lieto di rispondervi.

Buona navigazione ed assieme a… tutta la “ciambella”, in bocca alla balena!

Loris Ferrari

lorisfer@libero.it

 

 

 

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