TECNICA

 

 

 

 

Come Salpare il grosso Luccio

 

 

           Ciò che più mi affascina della pesca a spinning è il movimento del pescatore, oltre che dell’esca artificiale. Camminare lungo i corsi d’acqua o sulle rive di un lago, fermandosi ogni volta che il nostro “senso dell’acqua” o l’esperienza lo richiedono è senza dubbio uno dei principali motivi per cui vado a pesca.

 

Se poi la preda che cerco è il grosso luccio trovo ancora maggiore l’emozione e il fascino che può regalare questa tecnica.

 

I frequenti spostamenti, spesso tra ripidi argini e la fitta vegetazione, obbligano nella maggior parte dei casi chi pratica lo spinning a limitare il più possibile l’attrezzatura.

 

Un guadino capiente per i grossi esocidi diventa quindi un attrezzo troppo ingombrante. Il raffio, sebbene più comodo, non è affatto un’alternativa poiché pregiudica la possibilità di rilasciare incolume il pesce.

 

 Non sono un sostenitore del C&R al 100% ma, insidiando il luccio, mi sono reso conto di avere di fronte uno splendido avversario che non vive tempi troppo rosei (almeno nelle zone dove lo insidio) e quindi trattengo pochissimi esemplari e, allo stesso tempo, cerco di garantire l’incolumità di quelli che rilascio.

 

C’è un problema comune, credo, a molti lanciatori che come me non hanno ancora maturato una grande esperienza nella pesca al luccio: come salpare e rilasciare un grosso esocide. 

 

Escluso quindi il guadino e il raffio le alternative sono limitate e richiedono di avvicinarsi un poco con le mani alla bocca del pesce. Vista la considerevole dentatura del nostro amico pinnuto è necessario utilizzare alcuni semplici ma importanti accorgimenti.

 

Una soluzione, probabilmente la più semplice, è quella di effettuare la slamatura (e quindi il rilascio immediato) direttamente in acqua.

 

Questo è possibile soprattutto nel caso montiamo ai nostri artificiali ami senza ardiglione, meglio ancora se ami singoli.

 

Tenendo con una mano la canna con l’altra basterà un colpetto secco all’amo con una pinza a becco lungo (quella da chirurgo, per intenderci) e il pesce sarà presto liberato. Per evitare inconvenienti meglio in ogni caso utilizzare un guanto da lavoro.

 

            Altrimenti è necessario un contatto diretto con il luccio. Lasciando da parte la barbara tecnica di infilare le dita negli occhi al pesce, sinonimo di poco rispetto per il nostro avversario e per la propria intelligenza, le prese possibili sono due.

 

Con entrambe il pesce sarà immobilizzato e potrà essere salpato con sicurezza.

 

Presa 1.

 

Afferrare il pesce con una mano dalla “groppa”, alla fine della testa e degli opercoli branchiali con una presa decisa. Pollice sopra una branchia e medio e anulare sopra la rispettiva simmetrica. Far scivolare l’altra mano sotto la pancia del pesce e così salparlo.

 

 

Presa 2

 

Si può salpare il pesce prendendolo per l’apertura branchiale. Attenzione! Il luccio ha denti anche nelle branchie tranne nelle ultime aperture (alla fine delle “lamelle” rosse) della mandibola inferiore.

 

Fate scorrere la mano da sotto la pancia, verso la testa  del pesce e quando .Il solito guanto da lavoro garantisce comunque una maggior sicurezza.

 

Come nella precedente presa è meglio, una volta bloccato il luccio, far scivolare l’altra mano sotto la pancia e sollevarlo orizzontalmente. Salpandolo in modo verticale, a causa del peso corporeo del pesce, si rischia infatti di danneggiargli le delicate branchie.

 

Nota:

 

La pesca al luccio permette di utilizzare attrezzature sovradimensionate, quindi canne potenti e monofili o trecciati adeguati.

 

In questo modo potremo domare i grossi esocidi senza eccessivi problemi, e salparli in tempo relativamente breve.

 

Personalmente sono convinto che la sportività di questo tipo di pesca non sia principalmente nel combattimento ma in tutte le fasi che lo precedono: dall’indovinare il posto giusto al convincere il luccio ad abboccare ai nostri artificiali.

 

Utilizzando attrezzature troppo “leggere” in questo tipo di pesca rischiamo di allungare eccessivamente la fase di lotta, con la conseguente formazione di dannosissimo acido lattico nel pesce.

 

Allo stesso tempo non siate però troppo frettolosi, un bel luccio che vi scappa praticamente sotto i piedi, non è una bella esperienza e la si può evitare lasciando sfuriare sufficientemente il pesce.

 

Buona norma è comunque procedere sempre a riossigenare la nostra preda al momento del rilascio. Si deve semplicemente rimettere il luccio in acqua tenendolo orizzontale, con due mani.

 

Dopo di che, trattenendolo per la coda lo si spinge avanti e indietro fino a quando avrà ripreso le forze per ripartire.

 

Bene, spero di essere stato sufficientemente chiaro ma, come affermano amici lanciatori sicuramente più bravi di me, “ciò che conta è l’esperienza”.

 

Ed è grazie alla esperienza e disponibilità di questi ottimi pescatori che ho potuto chiarire un po’ le mie idee e, spero, anche le vostre attraverso questo articolo che sintetizza tutti i loro suggerimenti.

Un grazie quindi a Gianni Burani, Loris Ferrari, Gianni Marchesi, Americo Rocchi e Lucio (Esox).

 

 

Alberto Cogo (Cogis)

 

 

 

 

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