TECNICA

 

 

 

Il siluro questo sconosciuto...

 

Testo e foto di Mario Narducci (05/2004)

 

 

Lo scritto che segue potrà sembrare ad alcuni in controtendenza rispetto a quanto abituati a leggere di norma in questo splendido sito versato alle rielaborazioni originali di artificiali o a tecniche innovative. Esso in effetti intende sintetizzare alcune note introduttive alla relativamente giovane branca dello spinning italiano dedicata al siluro, premettendo che il contributo potrà solo andare verso la diffusione della conoscenza delle sue potenzialità non ancora sfruttate ed a volte ancora negate in maniera pregiudiziale. 

 

 

Parto perciò da una semplice considerazione che intende tagliare fuori ogni discussione circa la positività o negatività dell’introduzione del siluro nelle acque nostrane (anche se in merito ho la mia precisa opinione): il Glanis ha ormai preso stabile dimora in Italia e con la sua presenza occorre volenti o nolenti fare i conti. Detto in altri termini, come ho avuto modo di dire in altre occasioni, non conta verso quale pesce o con quale tecnica od esca ci stiamo impegnando in quel momento, se l’ambiente in cui operiamo è colonizzato dal nostro, potremo sempre ritrovarcene uno in canna. Lo scorso anno ad esempio mi trovavo sul Taro ad insidiare cheppie con l’uso di un minuscolo ondulante (lo Zig-Zag della Simplex) che poteva raggiungere il fondale solo con l’aggiunta di un piombo da 10 grammi sulla lenza. Quell’esca è rimasta in bocca ad un siluro sui 10 Kg che non ha esitato a prenderla durante una pausa di affondamento… Le alternative possibili dunque sono solo due: o far finta che questo nuovo “antagonista” non esista o tentare di verificarne le qualità sportive almeno per prova, in modo da poterle valutare di persona. Ricordiamoci infatti che ci troviamo di fronte non ad una specie qualsiasi, ma ad un superpredatore (nessun riferimento ai supereroi per carità!), ossia un pesce che oltre una certa taglia può insidiare tutti gli altri senza poter essere a sua volta insidiato. Certo il suo aspetto poco invitante, le acque colonizzate di preferenza –il basso corso dei fiumi- con tutti i mali da cui sono afflitte e le abitudini spesso notturne, ostacolano la percezione di trovarsi di fronte ad un valido “avversario”, ma vi posso assicurare che così non è e non per nulla della mia opinione ormai risulta una certa schiera di spinningofili che pian piano hanno iniziato a farne  conoscenza diretta. In effetti ci troviamo di fronte ad una specie dalle reazioni simili e diverse al tempo stesso rispetto a quelle che solitamente insidiamo e che dunque richiede un certo apprendistato. Anche qui voglio spiegarmi con un esempio pratico: anziché ghermire direttamente la preda come fanno altre specie, i siluri, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità come accade durante le piene o di notte, preferiscono tramortirla con una testata od una codata, in modo da aver agio di mangiarla poi senza problemi. 

 

 

Questo spiega i non rari agganci di esemplari al di fuori dell’apparato boccale o addirittura sulla coda stessa, con la conseguente necessità di utilizzare ancorette molto penetranti ed a volte in sovrannumero (ondulanti armati anche sull’anellino di attacco). Tuttavia una volta sviluppata la giusta mentalità, necessaria per entrare in “sintonia” col nostro,  ci accorgeremo di come le nostre uscite di pesca mirate possano trovare una certa regolarità (tanto i “cappotti”  a siluro sono uguali a quelli a luccio, trota o qualsiasi altro…!). Un ulteriore aspetto che rende interessante questo spinning è la notevole varietà di esche e tecniche con cui il siluro può essere insidiato. In pratica non esiste artificiale di pressoché ogni dimensione che non possa trovare il suo momento di gloria. 

 

 

Certo, alcune classi come i crank, gli ondulanti o la “gomma” svettano sugli altri nella classifica di continuità di catture ma il glanis si rivela molto più spesso di quanto si creda di “bocca buona”, accettando volentieri gli inviti più disparati. Non è difficile trovare il riscontro biologico al dato verificato sul campo: il siluro, pur essendo per sua natura in prevalenza ittiofago, assume un comportamento duttile ed opportunista che gli consente di adattarsi alle diverse fonti alimentari presenti nell'ambiente. In effetti riflettevo qualche tempo fa su tale aspetto con un amico esperto bassman e la conclusione cui eravamo giunti è che il glanis poteva essere ritenuto l’unico predatore in grado di avvicinarsi come variabilità di tecniche utilizzabili al numero davvero straordinario dedicato al persico trota. 

 

 

 

Fra l’altro la stessa tempistica delle possibilità di cattura delle due specie nel corso dell’anno presenta molte somiglianze. Ad inizio primavera risultano vulnerabili per primi i migliori esemplari (in genere grosse femmine già piene di uova) seguiti dal progressivo risveglio dell’intera popolazione. Si assiste poi ad un periodo di stasi in prossimità della frega, dove risultano adescabili gli esemplari immaturi o quelli di guardia ai nidi. L’estate inizia con un ritorno di fiamma dell’attività predatoria dovuta alla necessità di  recupero delle energie spese da parte dei riproduttori, tuttavia ben presto essa si riduce alle ore serali e notturne. In autunno la specie raggiunge i fondali maggiori rallentando i propri movimenti fino ad uno stato di semiletargo. Ultimi a ritirarsi ancora una volta i giganti della specie. Infine pur nel pieno dell’inverno, scegliendo in maniera opportuna luoghi, modi e tempi, è possibile agganciare esemplari infreddoliti ma sempre disposti ad un pasto facilitato. Ricordo a tale proposito alcune pescate sul Po con pesci incollati al fondo, ferrati circa 20 metri più in basso, mentre fuori la temperatura segnava meno 9°C! 

 

 

Un’altra caratteristica peculiare dell’insidia del glanis consiste nella possibilità di scegliere con quale classe di avversario misurarsi. La popolazione dei siluri con le diverse taglie raggiunte in progressione, consente al lanciatore di impiegare il tipo di approccio a lui più congeniale. Come dire che dall’ultraleggero al pesante, tutti i modi di concepire lo spinning possono essere indirizzati alla cattura di esemplari di dimensione determinata ed in effetti esistono gruppi di pescatori che si ripromettono di catturare pesci utilizzando le attrezzature più leggere possibili. Non solo, essendo la specie in grado di superare facilmente la grandezza massima dei nostri maggiori predatori autoctoni (luccio e marmorata), la sua insidia ci stimola (almeno per me così è stato) a oltrepassare quelli che fino a qualche decennio fa sembravano limiti invalicabili, introducendoci a forme di pesca al lancio del tutto inedite. Tenete conto che di regola il primo siluro catturato da un lanciatore ha buone probabilità di essere il pesce più grosso da lui agganciato fino a quel momento. Veniamo così ad accennare ad un aspetto che tocca il proprio di un sito dedicato all’autocostruzione. Chi giunge a praticare forme di spinning indirizzate ai grandi esemplari, inevitabilmente si trova di fronte al problema della difficile reperibilità in commercio di artificiali adatti allo scopo. Ricordate la “leggenda metropolitana” in auge anni fa sugli ondulanti ricavati dagli spigoli dei paraurti delle vecchie Fiat 500? Al di là della veridicità di tale racconto, se lo spinning non riesce (ancora) a raggiungere i vertici di catture tipici della pesca con esca naturale, ritengo che sia anche per la mancanza e tiepidezza nell’uso di artificiali di taglia davvero extralarge, che al momento possono solo essere artigianali. D’altra parte resta comunque il problema di come riuscire a confrontarsi con pesci di peso simile a  quello del pescatore stesso. Tale considerazione ci permette di affrontare un ultimo aspetto classico dello spinning al siluro: si tratta di una tecnica per sua natura “comunitaria”, che spinge  e quasi obbliga all’amicizia.

Affrontare un pesante combattimento da soli, magari di sera e nei pressi di correnti importanti non è mai salutare (anche se ammetto di averlo fatto in passato). Avere uno o più compagni al fianco, moltiplica il piacere dell’uscita e ne garantisce la sicurezza. In bocca al siluro…

 

Mario Narducci

SCI-Lodi

 

 

 

 

 

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