TECNICA

 

 

 

 

 "Swimmer Modena Rig" 

 ovvero…come dare ancora più vita

 alle esche siliconiche! 

  Testo e foto di Loris Ferrari - Novembre 2006

Premessa:

Le esche in gomma morbida a base siliconica fanno ormai la parte del leone nel bagaglio di ogni lanciatore.

Il loro movimento naturale ed adescante, la ricchezza e la varietà delle loro forme e delle colorazioni, la possibilità di aggiungere sale e scent odorosi hanno contribuito nell’ultimo ventennio a farle conoscere ed apprezzare dai pescatori al lancio di tutto il mondo.

Non c’è pesce che non ne subisca il fascino e perciò non c’è pescatore che non le utilizzi… anzi, ci sono tantissimi pescatori ormai che usano solamente quelle, lasciando le esche rigide tranquillamente a casa a prendere polvere.

Sto persino notando, in questi ultimi anni, che in alcuni piccoli ambienti si sono messe di nuovo a rendere esche come i classici minnows, i rotanti ed i tandem; sono acque super frequentate da lanciatori…che però da anni almeno al novanta per cento usano solamente gomma, facendo così di nuovo tornare in auge le vecchie ed ormai dimenticate esche dei nostri eroici esordi.

Malgrado cerchi, soprattutto nella ricerca del grosso Black Bass, di variare continuamente le esche, ruotandole nelle stagioni, ormai anch’io utilizzo le esche morbide sempre di più ed anzi, cerco di studiare sistemi per migliorarne l’utilizzo, la presentazione e di aumentarne se possibile l’efficacia.

Una variante del Modena Rig:

Spero ormai conosciate tutti per averli direttamente provati, i vantaggi derivanti dall’impiego del Modena Rig… la montatura alternativa al sistema Texas da me ideata per piombare le esche in gomma.

Se ancora non conoscete questo innovativo ed italico modo di innescare queste famiglie di artificiali, vi rimando alla lettura degli articoli sull’argomento che trovate su questo stesso sito (Modena rig applicazioni , Modena rig e le montature dei tube).

Non pago dei vantaggi derivanti da questo sistema di innesco e consapevole che le esche in gomma morbida andranno sempre più in futuro a riempire le scatole di ogni pescatore a lancio… ho ideato questa variante al sistema “Modena Rig” in grado di far nuotare in modo disordinato e molto adescante ogni esca di gomma, dal lombrico alla salamandra, ai double skirted grub, per finire agli shad ovvero ai mille pesciolini di gomma morbida.

Ho chiamato questa variante di sistema “Swimmer Modena Rig” dall’inglese “swimmer”; ovvero nuotatore.

L’idea mi è balenata questa estate, in una di quelle giornate afose all’impossibile, con oltre trenta gradi di temperatura esterna, acque basse e fangose e con il pesce saldamente piantato all’interno delle strutture più riparate, refrattario ad ogni esca ed apparentemente restio ad accettare ogni tipo di recupero.

Mi sono chiesto, e se facessi nuotare in modo più frenetico le mie esche, come se fossero invase dal ballo di San Vito ?... magari il pesce starebbe immobile ed apatico ugualmente; ma se invece gli saltasse la mosca al naso?

Più di una volta l’amico Gianni, compagno di tante battute di pesca, aveva fatto salire sull’esca bellissimi bass, recuperando in velocità dei tubes a galla, passando sopra agli erbai affioranti.

Io stesso ricordavo negli anni, decine di episodi, avvenuti nelle stesse condizioni climatiche, in cui l’apatia apparente dei pesci, sia Black Bass che Lucci, si era improvvisamente interrotta con abboccate al cardiopalma a galla, su esche recuperate ai limiti della velocità del mulinello.

L’aumento repentino del recupero, in questi casi, fa scattare l’aggressività del predatore che si esibisce in attacchi, spesso brutali e spettacolari, a galla ed  a mezz’acqua.

Ad abboccate zero di begli esemplari come in quel periodo, tanto valeva provare… cosa avevo da perdere?

L’idea scoccò all’improvviso, forse causata dall’ennesimo colpo di sole ricevuto dal sottoscritto… bastava mettere una paletta davanti all’esca siliconica, proprio come quella che hanno tanti minnows… ecco cosa ci voleva!

Se la paletta faceva muovere a destra e sinistra i minnows in legno ed in resina, dando loro una parvenza di nuoto simile ad un essere acquatico, perché mai non avrebbe dovuto fare altrettanto con le già sinuose esche in silicone?

La sera stessa ero già nella mia cantina-laboratorio a ritagliare il policarbonato da un millimetro con le forbici da lamiera ed a preparare alcuni veloci prototipi.

I primi due erano davvero molto semplici e finiti grossolanamente, mi bastava in quella fase verificare se la balzana idea poteva essere percorribile.

 Erano formati da una ellisse di policarbonato da un millimetro di spessore, resa concava dall’apposita pinza con saldato il dado e la sfera, già illustrata in altri articoli.


…ecco i primi due prototipi di Swimmer

Questa forma terminava nella sua parte più sottile con un’appendice rettangolare lunga poco più di un centimetro e larga alcuni millimetri che serviva per fissarci sopra la classica montatura Modena Rig , bloccata poi con alcuni avvolgimenti di filo fusibile di piombo da un millimetro ed una goccia di Attack distribuita con la solita punta di uno stuzzicadenti.

LA PROVA :

Il giorno seguente tornai da solo nella mia cava preferita, distante una decina di chilometri da casa; devo confessare che ero abbastanza ansioso di provare il nuovo sistema perché volevo conoscere direttamente il… parere dei pesci!

Dopo trent’anni di pesca a lancio, spesso credo di sapere cosa può piacere o meno al pesce, rispetto alle stagioni ed alle condizioni climatiche, perciò ero partito da casa estremamente fiducioso, ma ovviamente la parola definitiva spettava ai Black Bass che nuotavano in quella cava; solamente loro potevano togliermi ogni dubbio residuo e dimostrarmi il vero gradimento del nuovo sistema.

Il predatore abbocca quasi a tutto ciò che si muove in acqua, soprattutto se ben manovrato da un pescatore che ne imiti un nuoto verosimile, ma dovevo scoprire se l’interesse era inesistente, mediocre, buono o magari… ottimo!

Non ci volle molto, cominciai innescando una salamandra perché sono animali che risalgono in superficie e scendono di nuovo verso il fondo di testa, proprio quello che avrebbe dovuto fare il mio marchingegno.

Intanto apprezzai da subito l’estrema plasticità che la paletta donava all’esca, la lizard nera sembrava letteralmente viva da come si muoveva sinuosa sia nuotando verso il fondo sia nei richiami verso l’alto dell’esca; anzi notai che se il richiamo era eseguito in modo repentino questa si metteva a nuotare in modo sorprendente, ben al di sopra di ogni mia più rosea aspettativa!

Per farla breve catturai quella prima volta, in una decina di minuti, quattro pesci dai trecento ai cinquecento grammi che si avventarono famelici sull’esca!

D’accordo non erano certo dei colossi, ma in un lago così selettivo dove il pesce conosceva le esche artificiali siliconiche da almeno vent’anni, (ebbene sì lo confesso, il colpevole di questa assuefazione… sono proprio io!), il sistema aveva già ampiamente dimostrato la sua validità.

I VANTAGGI :

Innescai allora lo Swimmer Modena Rig su almeno una decina di siliconici diversi e mi accorsi che faceva muovere in modo assolutamente innovativo tutte le esche che provavo, dai tubes agli shad, per finire anche ai semplici stickbait diritti.

Continuai a catturare piccoli esemplari, ma forse solamente perché rimasi nella stessa zona di lago poichè in quella fase mi premeva maggiormente testare i possibili tipi di recupero che ogni singola esca mi permetteva di ottenere.

La cosa che maggiormente mi sorprese è che si riusciva a rendere plastica e viva l’esca in gomma, anche spostandola solamente di alcuni centimetri fra un ciuffo di vegetazione in acqua ed un altro.

Questa caratteristica era per me molto importante perché riusciva a far attaccare l’esca quando ormai era arrivata fino ai nostri piedi seguita da un pesce curioso.

Bastava farla saltellare o ruotare sul posto per riuscire a far convincere definitivamente il pesce inseguitore che si produceva in un bell’attacco a vista… cosa avrei potuto desiderare di più?

Quella sera tornai a casa davvero soddisfatto ed iniziai da quel giorno a portarmi sempre con me a pesca le piccole montature “Swimmer”, pronto ad utilizzarle ogniqualvolta il pesce avesse dimostrato apatia per i recuperi convenzionali.

Successivamente costruii la montatura Swimmer non ad anello chiuso ma aperto, con uno particolare ricciolo di acciaio, in modo da poter mettere la montatura al volo sull’esca, senza dovere tagliare il filo e rifare il nodo all’amo.

In questo modo si può passare dalla pesca a galla dell’esca siliconica  spiombata (ad es. uno stickbait ) alla pesca con lo Swimmer piombato in un paio di secondi… e se il pesce non dovesse collaborare, togliere la montatura con altrettanta rapidità.


… nasce lo Swimmer Modena Rig ad anello aperto, per metterlo e toglierlo con facilità in un paio di secondi

Costruirlo se si ha un minimo di manualità ed un paio di pinze a becchi conici non è certo difficile, penso che le foto qui sopra siano assolutamente esplicative.

In sostanza bisogna fare il solito anello dove passerà il filo, ma invece di chiuderlo si tiene aperto e lo si piega a novanta gradi verso l’interno della montatura e lo si taglia dopo un paio di millimetri.

L’unico accorgimento è quello di non tenerlo troppo vicino rispetto al gambo di acciaio in modo da permettere il passaggio del filo di nylon senza che questo venga inciso od intaccato in modo tale da comprometterne l’integrità e la tenuta come carico di rottura.

Anche questo non è difficile, basta agire con le pinze in modo da aprire leggermente l’anello e tenerlo alcuni decimi di millimetro staccato dal gambo dell’armatura.

Basterà fagli passare un pezzetto di nylon del diametro solitamente utilizzato (es. 0,30) per capire se la distanza ottenuta è quella giusta oppure agire nuovamente con le pinze per eventuali correzioni.

Inserire il filo a questo punto è facilissimo, senza dovere tagliare l’amo; basta fare una piccola asola con le dita e farla scorrere con una semirotazione infilandola dal gancetto aperto.

Il filo si troverà “magicamente” dentro al cerchio formato dall’anello. Ora non ci resta che avvicinarlo all’esca ed infilare il gancetto dell’armatura sulla piega dell’amo (già innescato sull’esca), per ottenere un aggancio stabile del sistema all’artificiale.

In sostanza lo stesso procedimento di innesco che adottiamo impiegando la montatura Modena Rig classica.

Togliere la montatura sarà altrettanto se non più semplice perché si dovrà eseguire la stessa manovra ma al contrario.

Costruiamo lo Swimmer Modena Rig :

Costruirlo è davvero facile e le foto allegate spero lo dimostrino.

Occorrono solamente un po’ di acciaio inox dello 0,80 per le esche piccole e medie o da un millimetro per gli Swimmer dedicati alle grosse esche, come nelle foto qui sopra.

Occorre poi un lamierino di piombo da 2 millimetri (se non ci serve così spesso lo possiamo sempre assottigliare con un martello) da cui si ritaglieranno delle striscioline rettangolari larghe come la lunghezza della nostra appendice rettangolare della paletta in policarbonato e lunghe quanto basta per avvolgere da sopra a sotto lo stesso rettangolo e l’armatura.

Per non sbagliare è meglio ritagliarne un pezzetto leggermente più lungo e poi successivamente tagliarne una piccola striscia con le forbici da elettricista una volta verificata l’esatta eccedenza.

Per finire occorre del Policarbonato antiurto (Lexan o marche similari) da un millimetro di spessore o di spessore maggiore per le palette più grandi.

Sul policarbonato con l’aiuto di una paletta colorado da spinnerbait, andremo a segnare con un pennarello i contorni che poi ritaglieremo con il seghetto o con le forbici da lamiera.

Nella parte stretta dell’ellisse andremo a tenere una piccola appendice rettangolare (vedi foto sottostante) che ci servirà per fissarci l’armatura di acciaio.

Con le apposite pinze o con il metodo della sfera e del bullone stretti nella morsa da banco, andremo a fare sulla paletta di policarbonato una concavità in modo da migliorare l’effetto di movimento all’esca ed infine piegheremo l’appendice rettangolare con le pinze a becchi piatti, in modo da ottenere l’inclinazione della paletta rispetto al corpo dell’esca.

La rifiniremo poi al meglio con il minitrapano munito di una piccola mola abrasiva cilindrica, e per finire con una carta vetrata fine, in modo da rendere la superficie più liscia possibile.

Nelle due foto qui sopra la concavità è troppo piccola rispetto alle dimensioni della paletta, per aumentare i movimenti dell’esca consiglio di rendere concava tutta la superficie del policarbonato in modo da far muovere meglio l’esca anche alle trazioni più lievi.

L’armatura:

E’ la parte più difficile della costruzione, soprattutto se la si vuol fare ad anello aperto come nella foto qui sotto.


 …ecco nel dettaglio l’armatura completa

Noterete dalla foto che la parte dell’armatura che andrà fissata alla paletta di policarbonato è stata piegata ad “esse” mentre nella classica armatura “Modena Rig” è lineare.

Questo piccolo accorgimento è importante affinchè l’armatura non ruoti e rimanga ben salda nella posizione iniziale, rispetto alla paletta di policarbonato.

Per semplificare e velocizzare la costruzione dell’armatura si può ovviamente fare in testa il solito anello chiuso, quello che abbiamo imparato per fare ad esempio le armature dei minnows o l’asse dei cucchiaini rotanti.


…con una paletta Colorado è semplice tracciare l’ellisse sul policarbonato

L’assemblaggio:

Foto A Foto B

Una volta che abbiamo fatto la paletta concava e l’armatura, non ci resta che fissare il tutto con l’aiuto della nostra piastrina rettangolare in piombo.

Appoggiamo su un piano metallico la piastrina di piombo e posizioniamo nel centro l’armatura d’acciaio (Foto A).

Con l’aiuto di un martello piantiamo l’armatura dentro al piombo, basteranno dei piccoli colpi per “scolpire” dentro al tenero piombo la forma ad esse della nostra armatura.

Ora togliamo l’armatura e mettiamo dentro al solco di piombo una goccia di colla cianocrilata e distribuiamola su tutto il segno dell’armatura.

Posizioniamo di nuovo l’armatura e teniamola in posizione alcuni secondi in modo da fissare stabilmente l’acciaio al piombo.

Appoggiamo ora il rettangolo di piombo con fissata l’armatura d’acciaio sul rettangolo della paletta e pieghiamo la prima metà del piombo stringendo e bloccando il tutto con l’aiuto della pinza a becchi piatti, in modo da fermarla (Foto B).

A questo punto io do una seconda goccia di colla sia sul taglio del piombo che sulla sua superficie in modo che quando chiuderò sopra la seconda parte di piombo (sempre con l’aiuto delle pinze a becchi piatti), in modo che il tutto si saldi indissolubilmente.

Se le misure alla lastra di piombo sono state corrette, basteranno pochi colpi con una limetta da modellismo per rendere il tutto finito e privo di appigli ed asperità.

Ora la montatura è finita, se proprio vogliamo possiamo colorare il piombo… ma davvero non serve.

Le misure ed i pesi:

Non starò certo a dare misure e pesi perché ognuno di voi si regolerà con le esche che vuole utilizzare e con le profondità che deve raggiungere.

Per ora io mi sono costruito due tipologie di palette e tre classi di peso, in modo da utilizzarle con il novanta per cento delle esche siliconiche che normalmente utilizzo a pesca.


nella foto sopra due Swimmer ad anello chiuso, con palette uguali ma con due pesi differenti

 

L’innesco dello Swimming all’esca:

Credo che la sequenza di foto sia abbastanza esplicativa.

Esattamente come per innescare il Modena Rig, anche per lo Swimmer l’unica accortezza rispetto al sistema Texas è quella di entrare maggiormente dentro al corpo dell’esca con l’amo (Foto A) in modo da permettere l’alloggiamento del piombo sottostante.

Foto A

Foto B

Una volta usciti con la curva dell’amo dall’esca si andrà ad appuntare l’amo sulla superficie dell’esca stessa in modo da rendere il sistema antialga ma di rendere efficace la ferrata al momento dell’abboccata del pesce poiché la punta si trova appena al di sotto della superficie del silicone (Foto B).


Foto C

Ora si fissa stabilmente all’amo con il procedimento già descritto in precedenza e si ottiene un’esca che scenderà di testa (come un pesce vero) emettendo interessanti movimenti, ampliando cioè quelli già adescanti della sola esca siliconica.

Nella foto è stato scelto uno shad in gomma che già emette interessanti scodinzolii per merito della forma della sua coda. (Foto C).

Conclusioni:

A distanza di alcuni mesi di utilizzo, mi sento già di proporla anche sul sito, in modo che anche altri appassionati autocostruttori possano testarla.

Alcune settimane fa mentre facevo vedere l’interessante movimento dello shad siliconico (delle foto precedenti) innescato “Swimmer” nel sottoriva all’amico Gianni Burani,  è uscito all’improvviso un bass sul mezzo kg. ed incurante di noi due che stavamo in piedi dritti davanti a lui, a poco più di un metro di distanza, si è avventato sull’esca facendosi così fotografare per questo articolo.

Ah, se avessimo avuto una telecamera … questa sì che sarebbe stata una sequenza da immortalare!

E’ stato comunque un episodio che ci ha fatto scoppiare entrambi in una fragorosa risata poiché avevo detto solamente un minuto prima che quel tipo di movimento, così vivace, era adatto solamente al periodo estivo… mentre eravamo a metà ottobre… invece…

… quanto ancora c’è da imparare sulla pesca con gli artificiali!!!

E pensare che in quella posizione stava già pescando Gianni da alcuni minuti e nulla aveva dato segni di vita; le strane vibrazioni emesse dallo shad ed amplificate dalla paletta direzionale avevano compiuto il miracolo, facendo apparire dalle fitta vegetazione acquatica il Bass, intenzionato a far fuori ad ogni costo il “rumoroso” ed assolutamente per lui naturale e verosimile intruso.

Questo ed i tanti episodi precedenti, mi hanno convinto della bontà del sistema; pensandoci mi rendo sempre più conto che gli sviluppi di questo innesco possano essere davvero tanti; basterà infatti cambiare le dimensioni delle palette e della piombatura per poter dar vita in modo diverso anche ad esempio ai grossi shad per la pesca al Luccio o al Siluro… o per contro ai piccoli pesciolini per trote e cavedani; insomma, credo di poter dire che l’idea è davvero di quelle da approfondire.

Si può poi utilizzare la paletta e la montatura senza utilizzare il piombo, bloccando l’armatura solamente con una potente colla bicomponente, in modo da far compiere interessanti zig zag all’esca in prossimità della superficie, in modo da interessare il pesce che staziona negli strati superficiali o che sta effettuando attacchi alla minutaglia a galla.

Diventa interessante in questo caso innescare ad esempio i Soft Jerkbait, per vedere moltiplicare i già di per sé rapidi movimenti.

La plasticità che dona all’esca anche ferma o quasi, in prossimità del fondo, mi dice poi che dovrebbe dare buoni risultati anche nei confronti delle Sandre… ma avremo sicuramente modo di riparlarne, con gli aggiornamenti a questo articolo.

La parola fine all’argomento non posso certamente dirla, ho ancora testato troppo poco lo “Swimmer Modena Rig” per avere una casistica davvero attendibile di utilizzo.

Ho però voluto con questo primo scritto sull’argomento far conoscere l’idea, in modo da ampliare con l’aiuto di altri amici costruttori la base dei test sul sistema. Sono perciò pronto a confrontarmi con voi e cambiare anche radicalmente le mie convinzioni o i miei procedimenti costruttivi se ne avvertirò concreti vantaggi pratici.

Certo che se il sistema “Modena Rig” attirasse l’attenzione di qualche azienda lungimirante del settore, producendolo su larga scala ed offrendola già pronta (nelle varie versioni e tipologie di peso) in negozio ai lanciatori, sono quasi certo che riuscirebbe in breve tempo ad avere una diffusione ed una notorietà ben maggiore di quella attuale… mentre oggi l’utilizzo è riservato a pochi lanciatori autocostruttori, ma in un prossimo futuro…chissà…intanto approfittiamone noi che abbiamo un minimo di abilità manuali!

Scrivetemi all’indirizzo mail che trovate in Home Page del sito, sarò lieto di approfondire particolari aspetti sull'argomento.

Ciao a tutti e buona p... ermanenza sul ns. sito !   

Loris Ferrari

 

 

 

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