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 "Autocostruzione" 

 costruiamo i "salva artificiali" 

  Testo e foto di Loris Ferrari - Gennaio 2006

 

 

Cosa sono:

 

Non sono altro che sistemi atti a salvare gli artificiali che malauguratamente andiamo ad impigliare sul fondo; rocce, briglie, rami e radici, ostacoli di varia natura, possono farci perdere in una giornata tantissimi artificiali. 

 

ll predatore si trova vicino al fondale o dentro ad ostacoli a volte fittissimi, per cercare di catturarli dobbiamo giocoforza rischiare lanci al filo degli ostacoli stessi sia del fondo che del sottoriva. 

 

E' perciò naturale che un lancio sbagliato od un ostacolo sul fondo che emerge dalla normale profondità del luogo possa riuscire ad impigliare le nostre preziose esche.

 

Questi attrezzi si trovano in commercio nei negozi più forniti o nei siti americani, in questo articolo però troverete le "ricette" per costruirveli facilmente da soli e con una spesa davvero irrisoria.

 

Questi semplici marchingegni possono riuscire a recuperare i nostri costosi artificiali disincastrandoli con una percentuale di riuscita molto ma molto alta, addirittura vicina al 100% dei casi.

 

Non solo salvare costose esche commerciali ma anche preziose ed uniche esche autocostruite che magari non siamo in grado di replicare a breve e che magari in quel momento ci sta dando grosse soddisfazioni. 

 

Quante volte ci è capitato di  incastrare su un grosso ramo, sotto una spanna d'acqua un artificiale, magari a pochi metri oltre il cimino della nostra canna,  e non riuscire a liberarlo con i normali tiri alla fune e strapponi vari ed infine purtroppo perderlo definitivamente con la rottura della nostra lenza... beh, se aveste avuto un salva artificiali simile a quelli illustrati qui sotto, molto probabilmente quell'esca sarebbe ancora vostra o comunque vi avrebbe ancora accompagnato a lungo a pesca.

 

Certo che se l'esca la agganciamo su un correntone a casa del diavolo a decine di metri da noi e stiamo pescando da riva, non ci sarà nulla da fare, ma nell'ottanta per cento degli altri tipi di aggancio avere un salva artificiali con noi può significare solamente un inconveniente momentaneo che ci distoglie dalla pesca attiva per alcuni minuti e non una perdita da farci imprecare. Impigliare esche diventerà un inconveniente momentaneo e null'altro.

 

Vi basterà salvare una decina di artificiali all'anno per risparmiare davvero parecchi soldi, potrete allora permettervi a cuor leggero un nuovo mulinello od una nuova canna... ogni anno!

 

Sono sistemi pensati soprattutto per la pesca in barca perché il meglio di loro stessi lo danno lavorando in verticale, ma anche da riva, tenendo la canna alta in modo da creare una buona inclinazione con la superficie acquatica, si hanno buone probabilità di sgancio, soprattutto con i sistemi mobili a cordicella.

 

Con questo articolo impareremo a costruirci due diversi tipi di salva artificiali, uno da utilizzare in barca per liberare esche agganciate in profondità fino a circa cinque metri e l'altra per sganciare esche incagliate a profondità molto maggiori o da usare pescando da riva.

 

Costruiamo un salva artificiali usando una vecchia canna da pesca:

 

E' un buon accessorio da tenere in barca ed usabile all'ottanta per cento delle volte, ovvero con esche incagliate a profondità fino ai cinque o sei metri.

 

Ci occorrerà una vecchia e robusta canna da pesca telescopica in fibra di vetro, di quelle che da qualche parte in cantina od in solaio chiunque potrebbe avere, lunga attorno ai sei sette metri di lunghezza.

 

Togliamo il cimino o i primi due pezzi perché troppo sottili, vedrete che anche così dovrebbe essere rimasta una lunghezza attorno ai quattro o cinque metri ed un diametro della parte di canna più sottile attorno al centimetro e mezzo o due.

 

Ora con un pezzo di filo metallico formiamo una spirale, prima larga sui sei centimetri di diametro e poi man mano formata da cerchi più piccoli, gli anelli andranno distanziati circa mezzo centimetro e la lunghezza complessiva diventerà sui dieci centimetri.

Voi potrete lavorare su dimensioni simili, senza preoccuparvi troppo di rimanere esatti, poiché le dimensioni sono abbastanza ininfluenti e dipendono molto anche dalla lunghezza media degli artificiali da liberare.

 

Mi spiego meglio se useremo l'attrezzo per liberare principalmente crank e minnows dai sette ai dieci centimetri, ci basterà una spirale sui dieci centimetri di lunghezza, mentre se useremo esche più lunghe (ad es. Jerk) insidiando lucci, allora tale misura potrebbe anche raddoppiare ed aumentare nel diametro iniziale.

 

Io ho usato un filo di ottone perché è un metallo abbastanza tenero ed in caso di incaglio sul fondo riusciamo a raddrizzarlo senza spezzare la canna e soprattutto non arrugginisce. Può andare bene anche il rame od il comune acciaio zincato che però come metallo è più tenace e con il tempo farà la ruggine.

 

Quando la spirale arriva ad un diametro attorno ai tre centimetri chiudiamo verso il centro il filo e lo pieghiamo a novanta gradi per una decina di centimetri, in asse con il centro della spirale.

 

Ora giriamo in su il filo metallico, avvolgendolo verso la spirale, lungo i dieci centimetri diritti e lo tagliamo. 

 

In questo modo avremo formato la spirale che rimarrà fuori dal cimino tronco della nostra canna da pesca ed il gambo di metallo  attorcigliato da fissare dentro alla canna in modo da renderlo solidale con la stessa.

 

Ora mettiamo un pezzetto di spugna dentro il cimino della canna e lo spingiamo dentro per poco più di dieci centimetri in modo che il mastice non possa scendere oltre quel punto. 

 

Coliamo dentro la canna del mastice da marmo liquido e poi mettiamo dentro la nostra spirale per tutta la lunghezza del pezzo attorcigliato, badando bene di tenere esattamente in mezzo la spirale. 

 

Se occorre potete metterci dentro un paio di pezzetti di legno in modo da tenerlo in posizione centrale. 

 

Fate in modo che il mastice arrivi esattamente a riempire tutto il pezzo di canna lasciato libero dalla spugna; nel giro di quindici venti minuti il mastice farà presa e sarà già possibile limare l'eventuale eccedenza.

 

Ora infilate un pezzetto di guaina plastica elastica dentro ai primi cinque centimetri di spirale in modo da poter chiudere assieme due segmenti di anello in modo da non fare poi uscire la lenza che avrà alla sua estremità subacquea l'esca da liberare.

 

Ora il nostro salva artificiali da barca è terminato, non toccate la canna per le prossime ventiquattro ore in modo da permettere la completa essiccazione del collante e poi potete metterla fra le vostre dotazioni di bordo in attesa di un'eventuale utilizzo.

 

 

 

 

 

 

Come si usa:

 

L'ideale è sempre la condizione che il nostro compagno di pesca ci tenga il filo in leggera tensione a canna alta, dopo essersi portati con la barca sulla verticale dell'esca incagliata

 

Ora infilate la lenza dentro la spirale metallica e chiudete con il tubetto di plastica il segmento libero di metallo in modo che la lenza stessa non possa più uscire dalla spirale.

 

 

 

 

 

 

Ora apriamo i segmenti telescopici della vecchia canna da pesca e portandoci sulla verticale dell'ostacolo inizieremo prima lentamente a calare la canna in acqua fino a che non sentiamo di aver raggiunto l'esca. 

 

Ora "avvitiamo" la spirale attorno all'esca ruotando la canna e poi prima lentamente e poi più vigorosamente cominciamo a muovere in su e giù in modo da riuscire a staccare dall'ostacolo l'esca bloccata.

 

Vedrete che la liberazione della preziosa esca riuscirà quasi sempre.

 

Costruiamo il salva artificiali a filo mobile:

 

E' un buon attrezzo sia da tenere in barca che da usare pescando da sponda

 

Anche in questo caso è preferibile essere a pesca con un amico che ci possa tenere la canna alta sopra la testa in modo da creare più inclinazione possibile fra la punta della canna e l'artificiale bloccato in acqua, mentre noi agiamo su e giù con il cordino fino a far sganciare l'esca bloccata sull'ostacolo.

 

A differenza del primo sistema riesce a liberare esche incagliate anche in acque molto profonde grazie ad un cordino lungo a nostro piacere che terremo attorcigliato ad un comune pezzo di legno o in un vecchio rocchetto di plastica per il nylon.

 

La costruzione è leggermente più complessa ma ne vale la pena.

 

1) Prendiamo uno spezzone di acciaio inox da 1,2 - 1,5 millimetri di diametro e lo pieghiamo con le pinze a becchi tondi e quadri come in figura.

 

 

 

 

 

 

2) Ora utilizzando ritagli di lamiera di piombo da due millimetri cominciamo ad avvolgere sull'armatura d'acciaio stringendoli con le pinze in modo da creare una "pera" come da foto sottostante. 

 

Nella foto sottostante potete vedere che ho impiegato scarti di piombo che tengo da parte quando faccio le altre costruzioni degli artificiali. 

 

Ho cominciato ad avvolgere le strisce di piombo prima strette sull'armatura di acciaio e poi via via sul piombo stesso fino a formare il corpo del nostro salva esche. 

 

in questo caso non deve preoccuparci tanto l'aspetto estetico ma solamente il riempimento il più possibile omogeneo dello spazio intercorrente fra l'anello di testa e quello di coda che dovranno rimanere liberi.

 

 

 

 

 

3) Ora prendiamo il mastice da marmo del tipo "verticale" lo catalizziamo e lo mescoliamo velocemente. 

 

Con l'aiuto di un cacciavite lo spalmiamo su tutta la superficie del piombo fino a farlo completamente scomparire sotto ad una patina di mastice.

 

Cerchiamo di riempire bene con la punta del cacciavite ogni fessura ed ogni interstizio in modo da non lasciare antiestetici buchi; se anche dovesse succedere, ci basterà fare un altro po' di mastice e chiudere il foro od i piccoli buchi che erano rimasti.

 

 

 

 

 

 

4) Passati 15 o 20 minuti per lasciare che il mastice compia il suo primo indurimento, prendiamo una lima per metalli e sgrossiamo le prime e più grossolane imperfezioni dalla superficie del mastice. Poi prendiamo della carta abrasiva dell'ottanta e finiamo la nostra opera di lisciatura per evitare che sulla superficie rimangano parti spigolose antiestetiche e che potrebbero pungerci le mani.

 

Dopo che avremo aspettato le solite ventiquattro ore dalla catalizzazione il nostro mastice avrà terminato l'indurimento e possiamo terminare la nostra opera.

 

5) Prendiamo una grossa molla e tagliamo con un paio di tronchesi un paio di spirali in modo da costruirci un grosso split ring.

 

 

 

 

 

 

6) Ora procuriamoci un paio di pezzetti di catenella metallica lunghi una decina di centimetri ed andiamoli ad agganciare ad una loro estremità dentro al nostro split ring appena costruito. 

 

Nella foto sottostante vedete una catenella leggermente sovradimensionata, ma non ne avevo altre in quel momento. Voi potrete tranquillamente usarne con maglie più piccole e magari utilizzare tre spezzoni di catena magari di lunghezze diverse in modo da aumentare l'effetto di "aggancio" sulle ancorette dell'esca da liberare.

 

Ora andremo a inserire il nostro split ring con i due spezzoni di catena nell'anello di testa, ovvero quello dove il corpo del nostro aggeggio è più spesso.

 

7) Dalla parte opposta, ovvero nell'anello di coda, andremo ad annodare il nostro cordino di nylon intrecciato, reperibile in qualsiasi ferramenta e nella lunghezza che più ci aggrada.

 

Il nostro salva artificiali a cordino mobile è terminato, ora non ci resta che riporlo in attesa del suo utilizzo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Come si usa:

 

L'utilizzo è abbastanza intuitivo, cerchiamo di far tenere dal nostro compagno di pesca la canna alta ed il filo in tensione

 

Se siamo in barca portiamoci sulla verticale dell'esca impigliata se invece siamo da riva cerchiamo di andare più vicino possibile all'esca, tenendo la canna alta in modo da creare un'inclinazione maggiore possibile.

 

Si mette il filo proveniente dalla canna dentro i due anelli del nostro attrezzo (come in figura) e lo si lascia scorrere verso la nostra esca che si trova impigliata sott'acqua.

 

Solitamente già il peso dell'attrezzo (il mio nella foto pesa 200 grammi), quando arriva sul fondo è sufficiente a far staccare la nostra esca dall'ostacolo poiché questa subisce un contraccolpo verso il basso che fa staccare gli ami impigliati.

 

Se questo non accade, si ritenta la stessa manovra alcune volte, sollevando di circa un metro verso l'alto il nostro e rilasciandolo sull'esca. 

 

Se ancora lo sgancio non avviene si prende in mano la corda e si comincia ad andare su e giù velocemente finché si sente che una delle catenelle ha fatto presa su almeno un'ancoretta; ci si accorge dell'accaduto perché anche il nostro attrezzo rimane bloccato sul fondo.

 

Inizieremo ora una trazione lenta, costante e forte agendo sulla cordicella nelle nostre mani finché sentiremo l'artificiale liberarsi e venire verso l'alto assieme al nostro salva artificiali.

 

Può essere in questo caso che salviamo l'artificiale piegando in modo irreparabile le due ancorette, ma ci basterà sostituirle per far ritornare di nuovo efficiente la nostra esca. 

 

Anche in questo caso avremo salvato l'esca, lo scotto da pagare sarà il costo di due nuove ancorette (o ami singoli), ma penso che ci si possa abbondantemente stare!

 

 

 

 

 

 

Se avete bisogno di ulteriori ragguagli sulla costruzione dei salva esche od avete provato con successo altre soluzioni, non esitate a scrivermi all'indirizzo e-mail che trovate in Home Page del sito, sarà un piacere  scambiare con voi pareri sull'argomento.

 

Buona p... ermanenza sul sito!

Loris Ferrari

 

 

 

 

 

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