2. Sotto a quelle ville in un declivio vario e variamente accidentato di natura morenica e feracissimo stanno i così detti Bearzi, cioè orti, frutteti, vigneti e prati; divisi e suddivisi fra le famiglie di detti villaggi. Sopra detti villaggi sta il dosso o catena di monti detto Monte Palla o Polpazza, tutto roccioso, e che ha servito, e serve, tranne poco spazio coltivato e segativo, per pascoli comuni ed infine per malga.
3. Dietro a quel dosso sta la valle dell'Arzino o Canale, come si chiama, che, a chi lo guardasse per es. dal Monte Palla, si presenta in forma di un imbuto, o di un grande catino, circondato com'è da monti alti tutto intorno e cioè il Monte Palla suddetto (m. ...), il Monte Corno (m. ...), il Monte Givoli (m. ...) e l'osservatore, non pratico, stenta a racapezzarsi da qual parte sfocii l'acqua dell'Arzino, tanto è profonda, incassata in roccia e nascosta la forra che è suo alveo. In mezzo a questo catino sta un terreno tutto ondulato, intersecato esso pure, oltre a quella dell'Arzino, da altre forre profonde quali quella della Foce, del Rio di Pielungo, del Rio dell'Acquaviva, della Comugna. I monti periferici sono scoscesi e ripidissimi: il Monte Givoli si presenta con l'aspetto di un'amba abissina. In quelle ondulazioni, pur a sottosuolo roccioso, vi è però in generale uno strato di terreno argilloso e fertile che poté venir ridotto a buoni prati.
4. In proseguo di tempo, gli abitanti delle Ville di Anduins, Vito e Clauzetto, cresciuti di numero, e quindi non avendo più a sufficienza dei Bearzi e dei pascoli del Monte Palla, e d'altra parte diminuito il pericolo che dava la necessità di stare agglomerati, presero possesso di quei terreni suddetti di Canale e, com'era naturale ciascuna villa in corrispondenza a sé stessa: così Anduins dietro il Monte Anduins, Vito dietro il Monte Polpazza propriamente detto, e Clauzetto pure, ma specialmente in quel grande avvallamento che si apre al suo fianco occidentale tra il Monte Palla e il Monte Rossa, dove si ricavarono le grandi praterie di Pradis.
5. Per Clauzetto (detto appunto così perché posto alla chiusa dei monti) passava una via di comunicazione tra la pianura spilimberghese e la Carnia, che dai paesi pedemontani di Travesio, Castelnuovo, ecc. risaliva a Clauzetto e Pradis e poi entrava nella valle dell'Arzino e, passando e ripassando questo nei pochi guadi possibili e costeggiandolo, risaliva poi ai due passi detti la Valle di Verzegnis e la Valle di Preone, sboccando l'una a Verzegnis e l'altra a Preone in Carnia. Lungo questa via transitavano le mandrie che si portavano d'estate agli ubertosi pascoli (malghe) alpini della Carnia e questo movimento di mandrie, di pastori e di malghesi costituiva quasi l'unico commercio di quella via. Una via del resto costituita nient'altro che da un sentiero o viottolo, diremo così naturale, cioè formato dal ripetuto passaggio di animali e persone, tutto un continuo saliscendi per rocce e guadi a seconda della possibilità di avere il passo: solo in qualche rado posto l'uomo vi fece qualche lavoro come qualche tratto di selciato o la spaccatura di qualche roccia per aprirsi il passo; solo molto tardi venne costruito il ponte detto delle Chiavallarie e solo circa l'anno 1880 il ponte della Coppera sotto Pielungo, i quali resero un grande beneficio al transito pericoloso dell'Arzino.
6. Lungo tale via sorse appunto, prima di altri l'abitato di S. Francesco, colla relativa chiesetta di cui si ha memoria fin dal secolo XVIII; abitato situato circa a mezza strada tra Clauzetto e Verzegnis e dovuto appunto all'opportunità di avere una fermativa, un ricovero nella lunghezza della via e in un posto pianeggiante nella Valle dell'Arzino.
7. Le famiglie delle Ville di Clauzetto, Vito ed Anduins che ridussero a prato i fondi del catino interno della Valle dell'Arzino suddetti, vi si saranno prima introdotte semplicemente per pascolare; i loro armenti in primavera ed in autunno, poi, ridotti a poco a poco i terreni a prati, vi hanno edificato qua e là delle stalle per ricovero degli animali e dei foraggi e anche delle persone che ne avevano cura. Vi si fermavano però solo nelle stagioni che importavano tali cure, ritornando pel resto del tempo nelle ville. Accanto a dette stalle dovette costruirsi qualche piccolo luogo acconcio per la cucina e per la confezione del formaggio e sua conservazione iniziale: un embrione adunque di casa.
8. In prosieguo di tempo, cresciuta la popolazione, avvennero le divisioni famigliari e, mentre l'un fratello conservava la casa paterna nella villa, con la porzione dei bearzi; altro dei fratelli si teneva i prati nella Valle d'Arzino ossia in Canale, e allora quell'embrione di casa vi venne ampliata e abitata tutto il tempo dell'anno. Così sorsero le prime abitazioni in Canale (circa nel secolo XVIII) caratteristiche ancora oggi perché eminentemente sparse qua e là, ciascuna appunto sul terreno posseduto e lavorato, in perfetto contrasto demografico cogli abitati agglomerati delle ville. Coll'andar degli anni, anche in Canale, cresciuta la popolazione, si addiviene a nuove e successive divisioni e così da una abitazione se ne fecero due e più. Si formarono così quelle tante borgate e borgatelle di Canale, le quali dimostrano questa loro origine palmarmente anche dai loro nomi, perché poche hanno un nome proprio dovuto alla considerazione del luogo (Fruinz, Pert, Pielungo, Cerdevol, Fratta, Paveon, Val Nespolaria, ecc.) mentre le più hanno nomi palesemente di origine personale così: i Batajes, il Batajins, i Ringans, i Cedolins, i Ross, i Carluts, i Michiaji, i Deans, i Juris, i Botéers, i Zests, i Clamantins, i Cabarlons, i Reonis, i Valentins, i Tinuts, i Zanets, i Bacalars, i Marins, ecc.