CANTO POPOLARE A FORGARIA

  

 

L'inchiesta sul repertorio di canti presente a Forgaria e la stesura delle note che l'accompagnano sono precedenti il 6 maggio 1976. La distruzione pressoché totale del comune, gli oltre 80 morti e quanto è accaduto dopo, mettono naturalmente in discussione quanto si afferma a proposito della necessità di una nuova solidarietà all'interno della collettività.

  

 

  

 

Riportiamo il saggio del Prof. Gian Paolo Gri pubblicato su "Ce fastu?" delle Arti Grafiche Friulane, a Udine nel 1977.

Gian Paolo Gri, di origini asìne oltre che "flavuignàt", è Professore Associato della Facoltà di Lettere e Filosofia all'Università di Udine. "Il Canto Popolare a Forgaria" non è l'unica ricerca che il Prof. Gri ha realizzato in Val d'Arzino: vanno infatti ricordati "Lo Scenario Funebre" e "Spiritâz di Clausìet".

  

 

  

 

(1) Oltre al materiale raccolto nel corso dell’inchiesta che stiamo conducendo, alcuni testi raccolti a Forgaria ci sono stati gentilmente messi a disposizione dalla prof. Novella Cantarutti. Nel catalogo dei Canti popolari registrati e rilevati nel Friuli - Venezia Giulia a cura della Rai di Trieste (ed. 1971) sono notati alcuni rilevamenti effettuati dal dr. Carlo Noliani a Cornino nel 1970 (Amaimi me o dona lombarda, Canté ridé bene ninete, Lui mi dîs puare frutate, Mari mê ch’a ven la prove, Noi siamo in tre sorele, O Bernardo mio, O ce biel macin di rosis, O Pieri Pieri, Salte fûr la biele stele).

(2) Per i problemi connessi con il rilevamento del canto popolare e l’analisi del materiale — senza entrare più a fondo nel vivace dibattito in corso sulla musica popolare — cito soltanto rimandando alle relative ricche bibliografie) R. LLEYDI, Il Folk music revival, Palermo 1972; ID, I canti popolari italiani, Milano 1973; D. CARPITELLA, Musica e tradizione orale, Palermo 1973; AA. VV., L’etnomusicologia in Italia, Palermo 1975; S. BOLDINI, Il canto popolare strumento di comunicazione e di lotta, Roma 1975; AA. VV., Tradizioni popolari e ricerca etnomusicale, Firenze 1976. Sullo stato delle questioni relative al canto popolare, A. M. CIRESE, Cultura egemonica e culture subalterne, Palermo 1973. Per il canto popolare friulano rimando alle note bibliografiche del Chiurlo e del D’Aronco. Per un quadro della situazione socio-economica della zona di inchiesta, rimando alla prima parte del mio Lo scenario funebre in Val d’Arzino, Quaderno n. 2 dell’ASLEF - Sez. Etnografica, Udine 1976.

(3) "Sostenuto dal desiderio di concorrere con tutti i mezzi all’illustrazione di questo antico idioma, mi diedi a percorrere in largo e in lungo, per piani e per monti, l’estesa provincia, origliando a tutti i canti e a tutte le melode" (p. 8 della Memoria Del Dialetto Friulano e delle sue canzoni spontanee, letta all’Accademia di Udine e poi premessa alla raccolta del 1876). Per il Leicht, G. COMELLI, Il primo editore di testi popolari friulani. Michele Leicht, in " Studi di letteratura popolare friulana ", I (1969), p. 84 e ss. A proposito dell’" interesse linguistico " dei primi folkloristi in Friuli, non si dimentichi che nel 1873 iniziava la pubblicazione dell’" Archivio " dell’Ascoli.

(4) Ma l’Arboit proponeva già (p. 27) un interessante paragone fra il canto friulano e certe forme di canto popolare sardo.

(5) " Ma le brevi e succose poesie friulane, di chi sono? Di tutti. Chi le ha fatte? Nessuno. Sono anonime, impersonali: si direbbe che fossero la voce della natura " (p. 27).

(6) I canti raccolti a Forgaria dall’Arboit, dal n. 556 al 590. I riscontri sono naturalmente più ampi nell’ambito dell’intera raccolta (e diventano ancora più numerosi in rapporto alle raccolte successive di altri folkloristi).

(7) Dall’inchiesta diretta e dai riferimenti ottenuti dagli informatori (" l’ho imparato da... l’ho sentito cantare da... ") è naturalmente difficile risalire oltre i primi anni del secolo, e questo è un elemento da tenere nel debito conto quando si parla di momenti di e apertura a nei riguardi di un repertorio non locale. Una documentazione certa sulla conoscenza di canti non in friulano anteriore agli ultimi anni del secolo scorso l’abbiamo per un materiale limitato: E chi serà che piange, Addio bella addio (ma in una versione notevolmente diversa dal canto risorgimentale), Di qua e di là del cuore (poi diventato anche qui Di qua e di là del Piave), Quando ero piccina piccina, Prendi il fucile e vattene alla frontiera, O mia Rosina tu mi piaci tanto, La bella violetta. Non voglio entrare in merito al problema dei canti narrativi in Friuli. Le attestazioni per Forgaria di canti narrativi in veneto e in italiano sono numerose: questo tipo di canto era molto apprezzato, le versioni appaiono molto ben conservate e solo in qualche limitato caso parzialmente friulanizzate: Donna lombarda, La pesca dell’anello, L’oselin del bosco, La guerriera (nella versione legata ai fatti della prima guerra mondiale), Il falso pellegrino, La bella Brunetta, La maledizione della madre (nella versione adattata a canto di emigrazione), L’amante confessore. La sposa morta, La prova, Il cacciatore del bosco, La lattaia, Invito al ballo, La monaca per forza, La moglie accisa, Fior di tomba, La pastora e il lupo, Il grillo e la formica. Caro Adele. Un esempio interessante di derivazione tramite girovaghi, intorno al 1920, di un canto attestato nell’Italia settentrionale e in Friuli nel repertorio delle filande (v. Archivi del mondo popolare. 1.Osservazione sui canti religiosi non liturgici Milano, 1965, p. 31; E. BARTOLINI, Filande in Friuli, Udine 1974, p. 8; una versione da noi raccolta ad Invillino nel 1974), è costituito dalle strofe sull’infanzia della Madonna (Dalle stirpe di Davide) e di Gesù (S. Giuseppe e la Madonna vanno al censimento). Per la maggior parte della documentazione in veneto o in italiano non siamo però riusciti ancora a chiarire le modalità d’ingresso, anche se l’integrità delle versioni e la concordanza delle varianti può far pensare ad una influenza diretta o indiretta (e non troppo lontana) dei fogli volanti (Io parto per l’America, La bella giardiniere, Passeggiando un giorno in Francia, ho girato l'Italia e il Tirolo, Vieni con ore o bella bimba bruna, Senti Mariettina l’orologio che batte le ore, Una sera andando e spesso, Trenta giorni di nave a vapore, Quell’uccellin che vien dal mare, Il fazzolettino, Lo spazzacamino, La rassegna dei mestieri...).

(8) Per i complessi rapporti emigrazione - canto popolare rimando alla mia comunicazione all’VIII convegno di " Alpes Orientales ". Oltre all’apertura alla stampa (compresi i fogli volanti), alla radio (l’emigrazione femminile) ed alle e novità a in genere, all’emigrazione si deve anche la penetrazione nella zona di alcuni canti della tradizione anarchico - socialista.

(9) Il largo uso che hanno fatto i cori folkloristici ed i cosiddetti " canzonieri di montagna " del repertorio più propriamente militare, rende difficile distinguere i canti derivati direttamente dall’esperienza di vita militare dei giovani (durante e dopo la guerra) e quelli invece entrati tramite questi altri canali (compresa la scuola e le diverse associazioni): Sul cappello che noi portiamo, O Dio del ciel che fai fiorir le rose, Il testamento del capitano, E se son pallida, Di qua e di là del Piave, Le Gigia l’é malada, la serie delle Osterie, Quando anderemo fora de la val Sugana. Son trentasei mesi che faccio il soldato, Sul ponte di Bassano, Cantate o giovani, Sui ponte di Parati, Non ti ricordi, La tradotta, Ho lasciato la mamma mia, Il general Cadorna... All’esperienza diretta risalgono i canti della Resistenza, spesso rielaborazione di canti militari precedenti.

(10) L’influenza di questo canale di diffusione è particolarmente evidente nel repertorio più propriamente infantile: le conte, le filastrocche, le formule di alcuni giochi, e simili. Il patrimonio tradizionale in friulano appare tuttavia, ancora oggi, ben conservato e coesiste perfettamente con quanto penetrato attraverso questi canali. Alla scuola e alle varie associazioni si deve naturalmente la conoscenza e la diffusione di tutto il patrimonio del canto patriottico ufficiale e degli inni cattolici e fascisti. Interessanti sono le parodie di questo materiale.

(11) Così l’abbandono dei canti e delle orazioni in friulano, da tempo armai confinati. al massimo, all’ambito familiare. Per un esempio della vigorosa azione del clero contro alcune manifestazioni della religiosità popolare rimando al mio Lo scenario funebre cit.

(12) E’ interessante, a questo proposito, l’esame delle diverse modalità di esecuzione di alcuni canti diventati " tipici " in questi anni proprio per la continua riproposta da parte dei gruppi folkloristici (da O ce bel cjscjel a Udin a Se jò ves di maridami, Se savessis fantazinis, Jò soi stade a confessami, ecc.), da parte degli anziani che conoscono e ncori-ri-io le vecchie arie locali, e da parte invece degli informatori più giovani che conoscono oramai soltanto le arie " fissate " nell’uso dei gruppi corali. Attraverso questi gruppi (e le esecuzioni nella rete RAI locale) sono entrati anche i canti d’autore in friulano (Zardini. Garzoni...) ora diffusi in tutto il Friuli.  

I - Nel 1876 Angelo Arboit pubblicava a Piacenza la sua raccolta di Villotte friulane. Fra le località nelle quali l’Arboit aveva condotto inchieste dirette vi era anche Forgaria, a bel villaggio montano nel distretto di Spilimbergo alla destra del Tagliamento, fra questo fiume e l’Arzino " (p. 167). Sono passati esattamente cento anni, e solo in questi ultimi mesi (1976, prima del terremoto N.d.R.) abbiamo raccolto nella località con una serie di inchieste altro materiale relativo al canto popolare, nel tentativo di verificare e controllare le trasformazioni avvenute in questi decenni, o almeno di render conto delle direttrici lungo le quali questo processo di trasformazione si è svolto (1). Mi limito ad esporre qui alcune considerazioni in base ad una prima sistemazione del materiale raccolto, in attesa di procedere ad una indagine puntuale sui singoli documenti.

II - Un confronto fra i testi (perché di testi si tratta, non di melodie; e queste note rimangono su questo versante, pur nella consapevolezza della parzialità del punto di vista) raccolti dall’Arboit e quelli raccolti oggi è naturalmente discutibile ed è necessario chiarire subito i limiti entro cui un discorso di questo genere va tenuto. I presupposti teorici (e quindi la metodologia della ricerca, i fini, la definizione stessa di e canto popolare "), infatti, dopo cent’anni sono ben diversi. La centralità del problema della diffusione - rielaborazione in ambito folklorico; le analisi che tengano conto delle dinamiche di produzione - trasmissione - fruizione del canto a tradizione orale; l’attenzione alle varie e complesse funzioni del canto; i legami fra questo prodotto sovrastrutturale e i rapporti di produzione entro collettività in via di trasformazione; la necessità di chiarire il posto che il canto occupa nella realtà complessiva della vita tradizionale; l’analisi della particolare natura della comunicazione musicale; la necessità di studiare i documenti " in situazione "... sono alcune delle linee che abbiamo cercato di tener presenti nella nostra ricerca, mentre cento anni fa non erano al centro dell’attenzione dei raccoglitori (2). Anche gli interessi dell’Arboit (come quelli del Leicht) erano infatti prevalentemente linguistici: individuare - attraverso il canto popolare, considerato materiale privilegiato - le varietà locali del friulano (3). Questo angolo visuale, se da un lato permetteva all’Arboit di mantenere un livello di obiettività che in altri raccoglitori - e penso all’Ostermann - veniva a mancare (la fedeltà al dettato degli informatori, la conservazione delle varianti per le singole località, un interesse meno legato al contenuto dei canti), finiva però col determinare una notevole limitazione nella raccolta del repertorio: l’attenzione andava esclusivamente al canto in friulano, con la esclusione di tutto quanto non rientrava in questa categoria. Anche la sopravvalutazione - ancora oggi non del tutto caduta - del fenomeno " villotta " come esclusivo e specifico del Friuli, finiva con l'indirizzare la ricerca esclusivamente verso questa forma di canto (4). E’ infine da notare la persistenza, anche nell’Arboit, di forti elementi di quello che fu il " mito romantico " del canto popolare (spontaneismo, creatività collettiva...) che finiva con il ridurre all’anonimato il materiale raccolto: semplici " schede " che hanno perso - al di là dell’indicazione della località e di qualche breve nota da " taccuino di viaggio " qualsiasi contatto con la situazione, con la realtà concreta della collettività. Con la conseguenza ancora - di eliminare tutta quella parte del repertorio che agli occhi del raccoglitore aveva colore di " cittadino ", di diffuso attraverso canali in qualche modo colti (5). Non è un elenco di colpe da attribuire ad un raccoglitore, attento e serio, del secolo scorso. Si tratta soltanto di mettere in evidenza dei limiti storici che obbligano a maneggiare con le dovute precauzioni il materiale raccolto nel passato. Il confronto dunque fra la situazione descritta dall’Arboit a Forgaria nel 1876 e la situazione attuale - a parte la pregiudiziale che una ricerca su testi trasmessi oralmente non è mai conclusa per quanto accurata non può che essere strumentale.

III - Alcune cifre che, pur lette con le cautele di cui si è detto, e tenuto conto del loro valore relativo in questo ambito, possono tuttavia conservare qualche significato e dare il via a qualche utile considerazione. L’Arboit raccolse a Forgaria - in un sol giorno, a quanto è dato presumere 35 quartine tutte in friulano (non era certo tutto il patrimonio di villotte di Forgaria!). La nostra ricerca ha dato finora oltre 400 testi dei quali circa 250 in friulano non solo villotte, ma tutta la fascia dalle ninne nanne alle conte, dalle grida di richiamo ai lamenti funebri); il resto in veneto e in italiano. Solo due testi trovano riscontro nelle villotte raccolte dall’Arboit a Forgaria (6). Abbiamo dunque di fronte, cento anni dopo, un repertorio molto più vasto: non in senso assoluto, naturalmente, date le autolimitazioni dell’Arboit, ma nel senso che a Forgaria risulta ora ben documentata la conoscenza, la diffusione e la rielaborazione, accanto al canto lirico monostrofico in friulano, anche di tutti gli altri generi del canto tradizionale dell’Italia settentrionale. Il fatto che l’Arboit abbia trascurato (come anche gran parte dei raccoglitori seguenti), per quell’interesse linguistico di cui s’è detto, il repertorio non friulano, ci impedisce di sapere, nella maggior parte dei casi, quando i canti in veneto e in italiano furono accolti a Forgaria. Si imporrebbe a questo punto un’analisi comparativa delle varianti raccolte qui e altrove; analisi naturalmente non realizzabile in questa sede. Dalla inchiesta fatta, tuttavia, tenendo conto delle informazioni ricevute, è stato possibile dedurre che un momento di particolare " apertura " all’acquisizione di canti non friulani si ebbe a partire dai primi anni del secolo e soprattutto dalla prima guerra mondiale (7) - Potremmo - orientativamente - indicare i canali di questo progressivo arricchimento del repertorio:

- l’emigrazione (8);

- l’immigrazione: il passaggio a Forgaria di famiglie (e soprattutto di donne) provenienti dalle frazioni, dai paesi vicini, dalla parte alta della valle d’Arzino, dal resto del Friuli;

- il servizio militare e la guerra (9);

- la scuola, l’asilo e le colonie estive (10);

- le organizzazioni cattoliche e fasciste;

- la chiesa, che durante i primi decenni del secolo andò sostituendo progressivamente il patrimonio tradizionale dei canti liturgici e paraliturgici anche a Forgaria (11);

- l’influenza della radio: rimase circoscritta fino alla seconda guerra e si esercitò in modo indiretto (le giovani a servizio, gli emigranti, ecc.);

- i suonatori che venivano per le feste da ballo e che erano, per ragioni professionali, al corrente delle " novità ";

- una influenza limitata l’ebbero (anche se Forgaria non ebbe mai una corale propria) i " gruppi folkloristici ", con il loro canto " recuperato ", fissato e riproposto (12).

  

 

  

Continua

 Home page

Indice Val d'Arzino