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Benché risalga a oltre 50 anni fa il tempo in cui la produzione della gorléta era destinata ad un utilizzo pratico, nel Cjanâl di San Francesc, nell’alta Val d’Arzino, vive e opera un "poeta del legno" che è riuscito a ridare vita, oltre che un’anima autentica, a questa sorta di macchina delle meraviglie. |
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C’è un manufatto la cui sopravvivenza nel tempo è andata ben oltre le sue specificità di utilizzo, divenendo una sorta di "monumento alle cose di una volta". Infatti non vi è museo etnografico che non ne conservi almeno uno. Questo inusuale e sorprendente destino è toccato alla cosiddetta gorléta, corléte, gorléte o filatoio che dir si voglia. Ciò è legato al fascino che è stata in grado di esercitare da sempre su quanti amano conservare, o anche solo ammirare, gli oggetti entrati a far parte della nostra memoria culturale. Benché risalga a oltre 50 anni fa il tempo in cui la produzione della gorléta era destinata ad un utilizzo pratico, nel Cjanâl di San Francesc, nell’alta Val d’Arzino, vive e opera un "poeta del legno" che è riuscito a ridare vita, oltre che un’anima autentica, a questa sorta di macchina delle meraviglie: Ugo Tosoni. Ugo è, per così dire, un figlio d’arte. Infatti papà Lucio è stato, con ogni probabilità, il miglior falegname (e mobiliere) che abbia operato in Valle. Utilizzando gli stessi ferri del mestiere di suo padre egli realizza ex-novo e restaura gorlétas appartenenti alle varie tipologie esistenti: della Val d’Arzino e Val Cosa, del Trentino, della Val Tramontina, del Basso Friuli e della Carnia. |