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ART ELECTRONICS AND OTHER WRITINGS

94-95

a cura di Caterina Davinio

ARTISTI STRANIERI

WALIKZKY

KLONARIS-THOMADAKI

PRATI

GRZINIC-SMID

MERCADO

SCHMIDT

SCHREINER

WISHART

CHION

POST ARRIVALIST

BOZICK

MC COY

 

Tamas Waliczky, Ungheria,

The Garden 4'27"/Studies for The Garden, 1992

 Nato a Budapest nel 1959, Waliczky ha partecipato ai più importanti festival internazionali di video e computerarte, ricevendo numerosi riconoscimenti. Le sue opere sono acquisite da importanti gallerie pubbliche in Francia, in Giappone, negli Stati Uniti e in Germania.

Da alcuni anni produce i suoi lavori presso il Center for Art and Media Technology di Karsruhe, in Germania, dove ha realizzato anche The Garden.

La ripresa di un piccolo bambino alla scoperta di un giardino reale viene immersa in un giardino virtuale, e con la stessa poetica meraviglia che il bimbo ha per le cose reali si avventurerà in quel mondo in cui tutti gli oggetti sono deformati da una prospettiva "bambincentrica", con uno sguardo a 180 gradi, grazie al sistema studiato nel 1991 e sviluppato fino ad oggi da Waliczky con l'aiuto di vari informatici, tra cui del suo amico programmatore Imre Kovàts: il Water Drop Perspective System.

Alcuni hanno paragonato l'angolo visuale adoperato in The garden alla visione a Fish-eyelens, ma Waliczky spiega che con il fish eye si può ottenere al massimo una visione di 180 gradi, e ciò che si trova alle nostre spalle ne resterebbe comunque escluso; nel Water Drop Perspective System, invece, vengono combinate insieme la visione oggettiva di colui che guarda (l'artista o il pubblico osservano il bambino protagonista della storia, e dunque oggetto) e la visione soggettiva dell'oggetto. Secondo Waliczky la prospettiva a water- drop rappresnta una vera rivoluzione del sistema prospettico rinascimentale in cui il ruolo più importante della visione è di colui che guarda e non di colui che è guardato. Il sistema rinascimentale è quello di un filosofo indipendente, spiega Waliczky, che è il centro del mondo, non è più dio quel centro.

Nel water drop è il soggetto del quadro a svolgere il ruolo principale, la sua prospettiva è quella dominante, benché egli resti oggetto della visione in un certo senso il suo punto di vista domina, stordisce e meraviglia il pubblico e forse il suo autore. L'osservatore, e con esso Waliczky intende sia il pubblico che l'artista vedono e provano ciò che il protagonista della storia sente e prova nella simulazione di realtà... Waliczky definisce il water drop un sistema totale.

La lavorazione di The Garden è durata quasi due anni e numerose persone vi hanno collaborato: cameramen, informatici, tecnici, musicisti. Il video è stato proiettato per la prima volta a Imagina (Montecarlo) e più recentemente al Electronic Theater della Siggraph, a Chicago e ad Ars Electronica di Linz.

Studies for The Garden mostra come è stata realizzata la computeranimazione The Garden e come funziona il water drop perspective-system.

 

MARIA KLONARIS-KATERINA THOMADAKI

Requiem pour le XXe Siecle, 1994, video, 14', B/N e colore

Opus 18 du Cycle de l'Ange

 Il Ciclo dell'angelo trova il suo punto di partenza, secondo le autrici, nel 1985 in una fotografia medica su un caso di intersessualità. Fino ad ora consiste di oltre venti lavori diversi realizzati dalle due artiste: performances multimediali, installazioni, video, fotosculture, pezzi musicali, trasmissioni radiofoniche, libri d'artista, computeranimazioni, registrazioni.

Requiem pour le Xxe Siecle immerge la fotografia dell'angelo in immagini d'archivio sulla Seconda Guerra Mondiale. Patricia Pisters, dell'Università di Amsterdam, spiega che questo video ha avuto un grosso impatto sul pubblico "per le sue qualità poetiche, è insieme tremendo e pieno di speranza, per la magnifica combinazione di immagini e suono che crea un effetto forte di sinestesia", e anche perché la metafora dell'angelo di Klonaris e Thomadaki rappresenta la fine delle posizioni fisse, rappresenta l'ambiguità e la ibridazione dei nostri corpi in un mondo che diviene complesso in modo crescente, multisessuale e multirazziale.

K e T sono artiste multimediali di origine greca trapiantate a Parigi. Hanno partecipato a importanti festival e mostre presso musei, gallerie private pubbliche in molti paesi del mondo.

Dal 76 lavorano sul corpo come linguaggio. Il priomo periodo dei loro film, delle performance e delle installazioni è concentrato sull'autoritratto e sull'identità. Nel '77 pubblicano il Manifesto per una radicale femmininità, per un altro cinema, dove definiscono la femmininità radicale come doppio, fusione di femminile e maschile. Questo concetto le porta a identificare il genere-sintesi dell'ermafrodito che esplorano attraverso la scultura ellenistica del Louvre dell' Ermafrodita dormiente e attraverso l'Orlando di Virginia Wolf.

Hanno usato vari mezzi tecnologici per la realizzazione dei loro lavori dal super 8 all'alta tecnologia (immagini computerizzate e sound processing) lavorando con quadri fissi e in movimento.

K. e T. Spiegano che ogni apparato tecnologico permette una diversa relazione tra artista e mezzo, una differente tessitura di immagine e suono e una diversa produzione di significato, una differente percezione nello spazio, e una differente relazione con lo spettatore, le due artiste affermano di amare il gioco tra le verie frontiere tecnologiche in modo che nessuno possa infine indovinare attraverso quale processo sono state ottenute quelle immagini.

 

CLAUDIO PRATI (Svizzera)

Elicon Silicon

Spettacolo multimediale con 3 danzatrici e videoproiezioni. Durata 1 h.

Nato a Berna nel 54, è docente e artista multimediale, autore di video, performances, spettacoli multimediali con danza, teatro, video e computer.

Vive tra Lugano e Milano.

Dopo essersi diplomato in scultura all'Accademia di Belle Arti di Brera per quattro anni segue i corsi di videoart e lo Special Project Mixed Media della New York University.

Prati ha partecipato a numerose mostre e festivals in Europa.

Nel 1988 ha fondato con Ariella Vidach e Marcello Mazzella l'associazione culturale Avventure in elicottero prodotti con cui produce workshop di teatro, danza e nuove ati visive (video e computer art).

 

MARINA GRZINIC-AINA SMID (SLOVENIA)

Luna 10, video, 10'

 Marina Grzinic (1958 Rijeka) è videoartista, scrittrice ed editore e la Smid (1957 Ljubljana) giornalista freelance. Si occupano di videoarte dal 1982.

Insieme hanno prodotto oltre venti progetti di video d'arte, un breve film e numerose trasmissioni televisive sul video.

Hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e premi, tra cui il primo premio al Serajevo Video Srecanja (video meeting) in Bosnia Herzegovina nel 1991 e il primo premio per il video Three Sisters a Videonale di Bonn, in Germania, nel 1992. Hanno presentato i loro video e le loro videoinstallazioni a più di cento festival e mostre in vari paesi europei.

 

MARCELLO MERCADO (ARGENTINA)

La region del tormento, 1992, video, 7'55", U-Matic SP PAL

 Il video riassume un viaggio immaginario in un ospedale psichiatrico nazionale utilizzando vari elementi fugurativi e sonori (disegni, animazioni, registrazioni, foto). Come l'autore stesso stesso afferma il suo lavoro intende basarsi sullo scorrimento nudo e crudo della realtà. Distrarsi da ciò è evitare il dolore che essa contiene, è fuga, è un modo di resistere alla realtà. Considera dovere dell'artista "scoprire il quotidiano con la sua obbedienza irriflessiva, la manipolazione, gli ordini, le prescrizioni, i riflessi condizionati, il trionfo tecnologico-monetario, la steroptipazione le risposte prestabilite, le forme rigide, la rottura dell'individualità, l'intolleranza. Il pensiero come negazione, la limitazione dell'esperienza reale, la preparazione alla ripetizione e alle mille forme dell'ottusità". I suoi lavori risultano dei saggi in video sulla condizione umana. L'immagine occupa un ruolo primario nel gioco di movimento, di attrazione e repulsione.

Mercado è nato a Saenz Pena in Argentina, nel 1963. Proviene da studi filosofici e di scienze umane, di cinema e televisione, di psicologia effettuati presso l'università di Cordoba. Ha partecipato a numerosi festival e mostre in Argentina, in Brasile in Europa. ottenendo riconoscimenti e premi. Tra quelli europei citiamo Il videofestival di Berlino del 1994 a cui è arrivato secondo, e quello di Londra.

JOCHEN SCHMIDT (GERMANIA)

The Rebody, 1993, fictionvideo, con animazioni di realtà virtuale, 13'30"

Schmidt è nato a Marburg nel 1963. Ha compiuto studi di letteratura comparata a Berlino e a Parigi e successivamente di video a Madrid, conseguendo numerose specializazioni in Mediadesign, Computergraphics, Scientific Design, Performance Animation e Digital Stage Design presso varie accademie a Colonia, a St Augustin e ad Amburgo, dove risiede.

Ha realizzato numerosi video, videoclips, computervideos, elaborazioni in ambienti virtuali.

The Rebody è un cyber-dramma che narra il mito di Osiris. Osiris viene ucciso e smembrato dal fratello Seth. Mentre Seth regna sul mondo con la crudeltà di un dio della guerra, Isis compie un viaggio nell'Impero della Morte; con l'ausilio di misteriose macchine (di realtà virtuale) ritrova le parti del corpo dell'amato e lo ricompone. Con Osiris resuscitato Iris concepisce un bambino, Horus, che affronterà Seth, vendicherà la morte del padre e cancellerà le rovine della guerra.

Il mito egiziano Iside e Osiride fa da supporto narrativo al concetto che si può accedere all'impero della morte e manipolarlo con l'uso della tecnologia. Le immagini astratte e simboliche del mondo generato nella realtà virtuale si alternano a riprese con attori e a videodocumenti della Seconda Guerra Mondiale.

 

VOLKER SCHREINER (GERMANIA)

Open Up, 1991, video, 3'05", stereo, color, production system MII

Dopo gli studi all'accademia di belle Arti di Braunsweig, dal 1980 lavora nel campo della scultura e dal 1983 anche in quello del video.

Ha partecipato a numerose mostre e festival internazionali in vari paesi del mondo tra cui il Giappone, la Germania, la Danimarca, l'Italia e l'Australia.

Open Up è un montaggio video che in mille varianti ripropone il gesto dell'aprire e del chiudere porte, finestre, serrande, tende, avvolgibili e quant'altro può essere chiuso e aperto con un gesto della mano. Il gesto dell'aperire e del chiudere diviene metafora culturale, comunicativa, sociale. Questo video ha vinto il primo premio al quinto festival di videoarte tedesca di Marl, è stato secondo nel 92 al festival del cortometraggio di Verden, e al Sound Basis Visual Art di Breslavia in Polonia.

Le opere di Schreiner sono acquisite da gallerie tedesche pubbliche e private.

NICHOLAS WISHART (AUSTRALIA)

Futurevision, video, Fuse, audiocassetta

Wishart è un artista multimediale che vive e lavora a Sidney. Si esprime in molteplici aree creative: musicale, compositiva, performativa, di video e compiter grafica, di installazioni di vario tipo, con particolare interesse al rapporto tra immagine e suono. Molteplici sono dunque, anche le sue esperienze professionali: dalla partecipazione a band musicali e a concerti, alla produzione di programmi radiofonici, di spettacoli teatrali, di colonne sonore per spettacoli, di performances da solo e all'interno del gruppo Post Arrivalist.

Futurevision è per l'artista una predizione di ciò che sarà , e forse è già, la televisione nell'epoca delle superautostratde informatiche, in cui siamo crescentemente bombardati di messaggi.

MICHEL CHION (FRANCIA)

Chant de Nuit d'un Voyageur, video, 1', colore

Compositore di musica concreta, ricercatore, critico e insegnante in vari centri universitari e scuole, Michel Chion (1947) ha pubblicato molti libri, in particolare sul cinema e iul rapporto fra immagine e suono di cui è uno dei più attenti studiosi a livello internazionale, dedicandosi da molti anni a una puntuale e acuta ridefinizione e precisazione concettuale e terminologica di quel complesso universo sbrigativamente chiamato "colonna sonora".

La voce nel cinema è l'unico suo libro bubblicato in Italia. Chion fra l'altro ha fondato nel 1990 "Sono-concept", società di creazione e di concezione sonora.

Il video basato su una poesia di Goethe datata 1780. Il testo è recitato e compare sullo schermo. Il video fa parte della serie franco-americana "trans-voices", in cui vari artisti si esprimono nello spazio di un minuto su problemi culturali, sociali, politici del pianeta in questa fine secolo.

(Si ringrazia Sandra Lischi dell'Università di Pisa per la scheda e il materiale video di M. Chion)

POST ARRIVALIST (AUSTRALIA)

Turn off TV , video, e varie performances

"Tentare di descrivere i post Arrivalist è come tentare di aprire una bottiglia con una spugna umida" recita l'opusolo di prentazione di questo numeroso gruppo di artisti australiani; perché così difficile? I Post attuano una serie molto diversa di espressioni creative e hanno lavorato in contesti diversissimi come pubs, prigioni, scuole, happenings di musica rock, gallerie d'arte, centri commerciali, fiere, feste danzanti, stazioni di autostrada, teatri, emittenti radiofoniche, festival d'arte e rallies per competizini politiche. Il loro lavoro abbraccia la musica, varie sonorità industriali, esperimenti vocali, la performance acrobatica, l'opera, il teatro, l'uso non convenzionaledi molti media diversi. I post non esitano a far propria la parodia dei cliches convenzionali della performance d'avanguardia. Definiscono se stessi come creatori di una nuovo genere di catarsi urbana, si propongono in un costante mutamento scene e frammenti di ascendenza dadaista e postmoderna.

Diverse istituzioni hanno sostenuto fino ad oggi i Post Arrivalist, a dispetto del loro anarchico, provocatorio, rumoroso messaggio: l' Adelaide Fringe Festival, l' Art Gallery of NYW, l'Australia Council, il Festival di Sydney, la Biennale di Sydney, Performance Space.

JENNIFER BOZICK (USA)

The Convalescence Project, 1993, 6'30", BVU

La Bozick si occupa di filosofia, di psicologia junghiana, di teoria del film, di femminismo, di linguistica, e questa molteplicità di stimoli culturali si fonde con un crescente interesse verso i media elettronici e la performance.

In questo video affronta il tema del corpo come sé, in rapporto (o contrasto) con il corpo come oggetto fisico.

L'opera consiste di un esperimento narrativo in cui la scrittura conserva il ruolo centrale. Viene costruito un collage con narrazioni di persone diverse sull'argomento di eventi onirici che potrebbero verificarsi in fasi terminali della vita. Si tratta di cinque brevi storie che la Bozick ha composto sul soggetto della morte. Successivamente nel collage di parole e frasi sono stati introdotti: immagini, effetti elettronici, suoni e musiche che creano l'originale colonna sonora. La scrittura resta comunque un interesse preminente nel lavoro della Bozick, anche se, come lei stessa dichiara, il suo bisogno di ascoltare la parola parlata l'ha spinta maggiormante verso il video e la performance.

KEVIN MC COY (USA)

Later, After the War, 1993, video, 6'45", color, stereo, BVU

Il lavoro di questo artista americano fonde insieme l'interesse per il video e quello per la fotografia, per la performance e le installazioni. Strumenti così diversi rischiano di creare stili diversi, tuttavia uniti in una coesione di intenti e di strutture.

Il lavoro del McCoy è centrato sulla memoria. L'artista afferma che "l'investigazione della memoria mostra che ciò che ricordiamo non sono i momenti ma i movimenti, non cose, ma le relazioni tra le cose, la memoria è uno schermo su cui sono proiettati imovimenti del passato. L'atto del rimembrare appartiene dunque al presente ed è sperimentato in termini di immagini in movimento, e l'unione di immagini e movimento ci porta a introdurre in discorso sulla tecnologia". L'immagine in movimento è un'immagine tecnologica, mediata dalla tecnologia; la scoperta e lo sviluppo di questa idea, secondo McCoy, descrive le idee guida della cultura del XX° Secolo. "Quando la tecnologia si raffronta con le immagini, la nostra attenzione cade sulla questione della qualità delle immagini e più specificamente sulla definizione delle immagini, la risoluzione è un codice attraverso il quale la tecnologia rende o rivela le immagini. La risoluzione delle immagini è estrinsecsa alle immagini stesse, ma in campo tecnologico è un modo di presentazione e una forma di essere. La risoluzione satura l'immagine copmpletamente".

Il testo del video è sovrascritto in francese, si tratta di alcuni slogan nazisti, è stato così concepito per essere proiettato in paesi non di lingua francese. Secondo l'autore vi è una stretta connessione fra i tre lementi del video: la bandiera, la figura e il testo, anche se ciascuno appare separato dall'alto. La forza del pezzo è nella tensione. L'animazione è stata creata su Amiga computer e la colonna sonora è stata elaborata su un computer Macintosh con vari software.

 

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