Electronìe d'arte, oltre le arti elettroniche ENGLISH

 

Lo scopo del progetto "Electronìe" è di accorciare le distanze tra gli operatori sparsi sul territorio nazionale, tra la ricerca nelle accademie e la sua divulgazione, tra i luoghi espositivi canonici, gallerie e musei, e la prassi quotidiana dell'arte.

L'area elettronica possiede un'attitudine a ciò, in quanto fa proprio il privilegio dell'ubiquità: supporti a basso costo la fanno camminare veloce, è infinitamente riproducibile, la sua immagine "virtuale", provvisoria (che dura il tempo in cui sono accese le macchine elettroniche) ingloba il mondo, è un corpo soggettivo virtuale vastissimo, vivo, progressivo, svincolato dall'oggettualità, o meglio, che crea una nuova oggettualità, un grande pensiero - di milioni di byte di informazioni in movimento - in un corpo oggettivo piccolissimo come il disco.

L'area elettronica, legata a mezzi estremamente veloci di comunicazione, può portare alle massime conseguenze la rivoluzione dell'oggetto, espandendone il raggio d'azione e le dimensioni, nelle infinite capacità di modificarsi in rete, come intuisce Tozzi, aprendo una nuova era, che, più che virtuale, definirei di una nuova materialità e di una nuova concezione dello spazio e del tempo, antagoniste rispetto alle riproposte estetiche del sublime, le electronìe ("cose" elettroniche) approdano, in virtù della propria riproducibilità e ubiquità, a una immaterialità materialista e a una duratura estemporaneità.

La seconda istanza di Electronìe è quella di eludere uno dei pericoli su cui s'infrangono le poetiche antagoniste: quello di rimanere relegate a un ruolo culturale di subalternità, confinate nella marginalità, o del ridurre tutto a un pittoresco happening, più o meno virtuale, passibile di analisi solo sociologiche. Qui è invece una forte domanda di centralità del proprio punto di vista socioculturale, di forte affermazione di contenuti e una capacità di coniugarli e di intersecarli creativamente con altre prospettive, quelle degli interlocutori (come fa Waliczky, computerartista vincitore della rassegna, che nell'animazione unisce il punto di vista dell'oggetto della visione a quello del suo soggetto e dell'osservatore, e in cui la parità tra guardato e guardante, tra opera e spettatore si verifica strutturalmente nell'opera d'arte).

I convegni coinvolgono alcuni tra i maggiori critici e teorici italiani che si occupano di avanguardie letterarie, di arti elettroniche e dell'area performativa. A considerare i risultati della selezione, molto sofferta a causa delle opposte tendenze critiche in giuria, la ricerca artistica meno rappresentata è forse quella della performance (fondamentalmente si riduce al gruppo degli australiani Post Arrivalist). Uno dei motivi è che più difficile appare nella fase attuale della sperimentazione coniugare il concetto di performance legata al corpo - derivato dagli anni Sessanta - con quello di corpo tecnologico e di prolungamenti tecnologici del corpo. C'è un abisso tra la padronanza di questo concetto in campo teorico e quella della prassi artistica. Il corpo, tendendo a conservare una forma, una continuità, la propria presenza immediata nella maggior parte delle performance, rimane confinato a un ambito teatrale, preminente rispetto alla sua circolazione su supporto elettronico. Esistono tuttavia alcuni esperimenti originali di video "teatrali" ed elettronicamente "poveri" (Rezza, Tecniche Blu) o di videodanza (Prati), nei quali la ripresa è trattata elettronicamente in fase di postproduzione in modo da costituire un'opera a sé; e resta ancora l'evento performativo telematico il punto innovativo centrale con cui deve fare i conti il discorso sui nuovi materiali dell'arte e del corpo. (v. AAVV, Il corpo tecnologico, a cura di Pier Luigi Capucci Bologna, 1994).

Aperto è anche il dibattito sulla letteratura, ciclicamente tormentata dalla polemica tra i fautori e i detrattori del ritorno, ad ondate, dei fantasmi della neo avanguardia, tra fautori e detrattori della visualità, della multimedialità, spesso ridotta a lettura di un testo lineare con sottofondo sonoro e/o visivo, o all' introduzione di elementi grafici, non sostanziali, nella linearità.

Il discorso sulla letteratura resta invece stimolante in direzione della plurisensorialità e capace di trovare nella chiave tecnologica la capacità non solo di sopravvivenza, ma di genesi di nuove strutture (pensiamo agli ipertesti). Può essere utile ripercorrere l'intuizione di Pignotti della poesia plurisensoriale per inserirla nel flusso delle mille varianti elettroniche della performatività, ricordando che le grandi innovazioni tecnologiche sono oggi in grado di imprimere all'opera un forte carattere di sinestesia.

Il criterio della pre-selezione, operata in base alle segnalazioni di numerosi critici ed esperti italiani e stranieri, e della selezione dei ventiquattro vincitori su ottanta finalisti, è quello della rappresentatività per aree geografiche e per aree di ricerca (performativa, video, telematica, ipertesti, computerart).

Una collaborazione alla raccolta del materiale è giunta dalla Cité des Arts et des nouvelles Technologies di Montreal, che annualmente organizza il festival internazionale Images du Futur, e dal Performance Space di Sydney.

Nelle installazioni e nelle performances multimediali è da osservare a livello internazionale la prevalenza dell'aspetto interattivo. Le opere sono varie per tecniche impiegate, tematiche e struttura; si riscontra in generale un impegno civile su argomenti come la violenza, il potere, la guerra (Klonaris-Thomadaki, Grzinic-Smid, McKoy Vaatainen-Karvonen, Mercado). Il video mostra di aver raggiunto a livello linguistico la propria maturità, infatti tutte le opere, sia italiane sia straniere, sono produzioni professionali di livello medioalto, tuttavia rischiano in alcuni casi una certa omologazione e tendenze estetizzanti. Non è dunque da trascurare l'area del video indipendente italiano, realtà artisticamente molto vivace.

Mi piacerebbe rilanciare il ruolo della ricerca elettronica come capacità approfondire il dibattito sulla dimensione oggettuale dell'opera d'arte, di confrontare la cadavericità dell'arte mostrata nei luoghi espositivi canonici e mercificata, con la volatilità "metafisica" dell'immagine elettronica, con la sua imprendibile esistenza transitoria, le sue riproducibilità ed effimera eternità, la sua esistenza tanto reale quanto non-reale, l'inquietante capacità di proporre sempre un doppio punto di vista delle cose, in virtù del mezzo elettronico, ma pure in virtù della propria elettronica materialità, e di una nostra modificata capacità di confrontarci con essa.

(Caterina Davinio, 1994)

davinio@tin.it >>>>>>>

 

Contributi teorici e organizzativi di:

 FILIPPO BETTINI, MARIO BUFANO, ANTONIO CARONIA, MARIO CEREGHINO, ROBERTO DAOLIO, DARIO EVOLA, VITTORIO FAGONE, GIOVANNI FONTANA, FRANCESCO GALLUZZI, DANIELE GASPARINETTI, MARCO MARIA GAZZANO, CARMELO GENOVESE, CARLO INFANTE, SANDRA LISCHI, GIORGIO LONGO, MARIO LUNETTA, MARIA GRAZIA MATTEI, BIANCA MENNA, MASSIMO MORI, LUCA PATELLA, WALTER PEDULLA', ALESSANDRO SALIBRA, ROBERTO TERROSI, GIANNI TOTI, LA CITÉ DES ARTS ET DES NOUVELLES TECHNOLOGIES, PERFORMANCE SPACE, ROBERTO SARDO, NEURAL, LA STANZA ROSSA, ROUND 94

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