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POEVISIONI ELETTRONICHE

COMPUTER(AZIONI) E PROVOC(AZIONI)

DI POESIA

in video

clprezi@tin.it >

 

Poevisioni elettroniche '98

Rassegna internazionale di scrittura performativa e nuovi media

 

a cura di

Julien Blaine e Caterina Davinio

 

  1. VOLKER SCHREINER, "Seesaw", 7', 96 (Germania)
  2. JOACHIM MONTESSUIS, "Erratum", 8', 96 (Francia)
  3. NICOLAS TARDY, "6 P.A.V. (Poème Actions Vidéos), (Francia), 2', 96-97
  4. AKENATON, "Poemes Numeriques", 5', 97 (Francia)
  5. MURIEL MODR, "Repetition", 4', 94 (Francia)
  6. BENEDICTE AUBERGEL, da: "Une Galaxie Pour Nathanael", 3' (Francia)
  7. AGATA CHIUSANO, "La Jena", 5', 98 (Italia)
  8. GIOVANNI CODA, "Ex Vision", 5', 98 (Italia)
  9. GINESTRA CALZOLARI, "Rousing", 5' 98 (Italia)
  10. VAATAINEN-KARVONEN, "Dark Blotches, Women and Beetles", 6', 97 (Finlandia)
  11. GIUSEPPE ZIMMARDI, dai Video per la partitura di Giorgio Battistelli "Begleitmusik zu einer Dichtspielszene": "Traenen" (Italia)
  12. ARNALDO ANTUNES, da: "Nome", "nao tem que", 1' (Brasile)
  13. BOZICK-MCCOY, "Snow Burns My Heart", 5', 93 (USA)
  14. ALBERTO DI CINTIO-LUCIANO MIGNANI, "L'orizzonte di Neri", 8' (Italia)
  15. CLEMENTE PADIN, "Memorial Ameriaca Latina" 7' (Uruguay)

 

LA RASSEGNA ATTENDE NUOVE ADESIONI!

PER PARTECIPARE INVIARE LA SCHEDA-REGOLAMENTO COMPILATA E FIRMATA E IL MATERIALE VIDEO (VIDEOCASSETTA VHS STANDARD PAL)

 

"Poevisioni elettroniche" è una rassegna-opera aperta che mette a confronto generazioni diverse di artisti d'avanguardia attivi nei campi della computerart, della videopoesia, della poesia visivo e sonoro-elettronica, della telematica e di tutto quanto contamina la scrittura con le nuove tecnologie in una dimensione performativa

In una varietà di esperienze si configura il nuovo spazio visivo e plurisensoriale della scrittura nelle articolazioni implicate dalla multimedialità, la capacità della poesia, non di essere veicolata dai nuovi media per raggiungere un pubblico più vasto, ma di nascere, di essere pensata multimedialmente, di definire uno spazio alternativo di comunicazione (quello reale dell'evento e quello virtuale delle tecnologie) in cui conflagrano forze sociali, culturali, linguistiche, psicologiche, teoriche.

La mostra è una provocazione perché, creata e proposta da un'artista militante, è essa stessa un'opera collettiva e rivendica i confini sfumati e imprevedibili della sua collocazione. Senza questi presupposti, che lo mettono in una dimensione concettuale, il video rischierebbe di porsi come universo strutturalmente "chiuso" e inadatto a raccogliere il gioco complesso di rapporti tra nuove tecnologie, nuove forme artistiche e flusso di comunicazione che si instaura tra autori e pubblico, tra autore e autore, tra autori e critica, che impone all'opera un continuo stravolgimento per verificare la propria esistenza di volta in volta, come se neppure l'opera potesse essere data (e commemorata) una volta per tutte.

Gli artisti che presentano, all'interno del contenitore aperto "Poevisioni", loro recenti lavori impiegano tecnologìe diverse (dal video, alla rete, al computer) e provengono da esperienze che definiscono in molti modi: di performer multimediali, di videopoeti, videoartisti e videomaker, di musicisti; hanno elaborato "testi multimediali" e metalinguistici, partiture in cui frammenti parlati di realtà, letteratura, interpretazione visiva della stessa idea di comunicazione, sperimentazione musicale e teatrale, rumore, movimento e denuncia sociale, velocità, gesto e mezzo elettronico diventano forma dai contorni dilatati, che sfugge a ogni definizione, nella cui sintassi si combinano elementi multisensoriali, si sovrappongono e si integrano dimensioni spazio-temporali e della quale si moltiplicano i piani di "lettura".

Ciò che "Poevisioni" afferma, nel momento in cui la fuga delle parole dalla pagina rischia di approdare nella prigione dorata della "pagina multimediale" e della pagina Internet proprio grazie a quelle tecnologie che avrebbero preteso di liberarla, è la volontà di appropriarsi di spazi sensoriali, sociali, di contesti comunicativi, di recuperare una dimensione performativa e antagonista, capace di confrontarsi con l'esperienza delle avanguardie e di fotografare le contraddizioni della contemporaneità.

 

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