DURONIA

 

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Una precisa descrizione sull'ultimo estremo tentativo dei Sanniti di contrastare le legioni romane nel Sannio è rappresentata dalla narrazione degli avvenimenti, in maniera sequenziale, raccontata in "ab Urbe condita" da Tito Livio.
L'annalista padovano dedica tutta l'ultima parte della prima decade degli "annales" proprio alle descrizioni delle vicende accadute durante le Guerre Sannitiche. Spesso egli tralascia di approfondire alcuni dettagli, specialmente quelli topografici, che forse riteneva poco significativi ma che oggi avrebbero certamente aiutato ad individuare molti luoghi dell'antico Sannio, ora sconosciuti.


Topografia dell'area di Duronia.

Topografia dell'area di Duronia.


L'individuazione dell'antica fortificazione di Duronia potrebbe consentire di circoscrivere almeno l'area di ubicazione dell'insediamento di Aquilonia.
Infatti Livio ne parla nel Libro X al capitolo 39 quando descrive come il console Lucio Papirio Cursore, dopo averla espugnata e dopo aver fatto razzie nel territorio, si diresse verso Aquilonia. Livio però afferma anche che Papirio Cursore, insieme al

Mura sannitiche della fortificazione di Duronia. Cliccare per ingrandire.

Mura sannitiche della
fortificazione di Duronia.
 

console Spurio Carvilio, devastarono la zona di Atina, indicando così almeno l'area di operazione degli avvenimenti di cui narra, in questo caso la zona nei pressi delle Mainarde e territori limitrofi.
L'antico insediamento di Duronia doveva essere stato edificato dai Sanniti per esercitare un controllo delle aree vicinore a quelle di Aquilonia, forse andava ad inserirsi sul territorio a livello di "pagus", oppure doveva far parte di una specifica rete di insediamenti a carattere difensivo costruita nei limiti di un pagus comprendente Aquilonia, cioè una cerchia di fortificazioni a guardia dell'insediamento abitativo dello stesso tipo di quella individuata dal Valente per il territorio di Aesernia (1).

L'odierna Duronia era denominata fino al secolo scorso Civitavecchia e, fino al secolo XIV era "Civite Veteris" (2). Fu il Consiglio Comunale di quei tempi a chiedere al Governo di mutare il proprio nome con quello di Duronia; il cambiamento venne autorizzato nell'ottobre del 1875.

L'antico nome, Civite Veteris, era comunque molto indicativo, facendo intuire subito le antiche origini (3). Infatti appaiono evidenti i motivi che condussero gli antichi alla costruzione dell'abitato proprio in quel punto, a ridosso del tratturo Lucera - Castel di Sangro che attraversa la porzione di terreno compresa tra l'abitato e una formazione rocciosa composta da tre spuntoni irti come torri.
La vista dell'abitato incute una certa soggezione, e tale impressione si evidenzia in particolar modo guardando il Centro da sud, cioé provenendo da

 Duronia in periodo invernale - Foto dell'arch. Germano.

Duronia in periodo invernale.

Frosolone. La strana conformazione della rocca accentra l'interesse del visitatore in contrapposizione alla vastità del paesaggio. Il motivo per cui "Civite Veteris" doveva rappresentare, per quella giunta comunale, ciò che rimaneva dell'antica Duronia, forse è ricollegabile alle teorie del Garrucci che vedeva nella vicina Pietrabbondante l'antica Aquilonia ed anche per un esile collegamento con un torrente chiamato Durone che scorre nel territorio. Ma la denominazione "durone" veniva usata anticamente per esprimere la qualità dell'acqua dei fiumi, quella cioé con una quantità di calcare tale da rendere quest'ultima "dura". Anche il Rio di San Bartolomeo a Venafro era denominato anticamente Durone. In effetti è la situazione dei luoghi che sembrerebbe non

Duronia attraversata dal tragitto del tratturo Lucera - Castel di Sangro, visibile come una larga strada erbosa. Cliccare per ingrandire.

Duronia attraversata dal tragitto
del tratturo Lucera - Castel di Sangro,
visibile come una larga strada erbosa.
 

avvalorare tale teoria. I paesi di Pietrabbondante e Duronia sono "a vista", cioé dal centro abitato di uno è possibile vedere l'altro, un fattore molto importante che Livio non descrive e che lo diventa se si prende in considerazione il controllo ottico del territorio. Si nota, allora, che Pietrabbondante e Chiauci, attraverso Duronia, possono comunicare visivamente con Monte Vairano e Boiano; si evidenzia in questo modo una linea di avvistamento che copre il lato orientale del territorio dei Pentri, in relazione anche con gli itinerari tratturali.
E' possibile che questa "Civite Veteris" possa essere stata l'antica Duronia e, vista la collocazione sul territorio e l'importanza che essa assume rispetto agli altri centri della zona, non possa essere stata un insediamento molto più importante come quello di Aquilonia?

Altro elemento di controversia tra gli studiosi di storia sannitica è costituito dall'ubicazione dei siti di Veliam, Palombinun ed Herculaneum espugnati dal console Spurio Carvilio (4) dopo la battaglia di Aquilonia e che con molte difficoltà si è cercati di individuare sul territorio sannitico. Tra le molte ipotesi formulate, quella di E.T. Salmon, che individua Veliam nell'attuale San Pietro Avellana e Palombinum nei pressi di monte Palombo nell'agro di Pescasseroli, sembra essere abbastanza valida, avendo lo studioso inglese almeno indicato un preciso settore dove avrebbero potuto svolgersi gli avvenimenti narrati da Livio. Per Herculaneum, il Salmon ipotizza una eventule ubicazione proprio in Pietrabbondante, essendo il nome "Herculaneum" ricollegabile al culto di Ercole praticato, come in molte aree sacre del Sannio, anche in

L'area intorno alle sorgenti del fiume Sangro
Carta dell'area intorno alle sorgenti del fiume Sangro.
 

questo grande santuario sannitico. Ma è proprio quest'ultima ubicazione a non trovare un consenso unanime.
L'ipotesi del Salmon resta comunque valida per i primi due siti, ma bisognerà indagare meglio sul territorio per individuare Herculaneum. Questo tipo di indagine topografica è però stata da noi già effettuata, con un risultato particolare. A pochi chilometri in linea d'aria e dalla parte opposta del monte Palombo è situata un'altura denominata Monte Marcolano, un elemento, questo, evidentemente sfuggito all'analisi topografica dello storico inglese.

Alle falde di questo monte si trova il santuario della Madonna della Lanna che chiude un tracciato naturale che viene dritto dalla pianura del Fucino. E' possibile che la sua attuale denominazione possa essere derivata dall'antico nome "Herculaneum" tramandato oralmente e quindi pervenutoci alterato?
L'ubicazione di Palombinum in monte Palombo è in relazione al controllo che sicuramente veniva effettuato dai Sanniti sul percorso che conduceva dai territori del basso Lazio al Sannio settentrionale fino ai territori dei Marsi e dei Peligni, attraverso la Forca d'Acero da una parte ed il Passo del Diavolo dall'altra.
Infatti monte Palombo si trova proprio a ridosso di questi percorsi, ma anche il monte Marcolano avrebbe potuto svolgere un ottimale ruolo di controllo. La semplice assonanza che esiste tra i nomi Herculaneum e Marcolano ci permette di ipotizzare in quel luogo l'ubicazione della città sannita citata da Livio, ma non è questo l'unico indizio.
A sottolineare l'importanza del sito è l'analisi di quei fattori permanenti riscontrabili sul territorio che evidenziano il carattere predominante dell'altura rispetto al circondario, identificabili:

  • nel percorso che univa il Sannio ai territori dei Marsi attraverso la valle dell'alto Sangro controllabile anche da monte Marcolano;
  • con la presenza delle sorgenti del Sangro alle falde dello stesso monte;
  • nella sua posizione di estremo limite del percorso tratturale Pescasseroli - Candela.

Ed è quindi in relazione a questi punti permanenti che diventa apprezzabile l'ipotesi della probabile esistenza di un'area sacra sannitica alle falde del monte, quella Herculaneum appunto dove veniva praticato il culto di Ercole, una divinità collegata proprio alla transumanza. E' da evidenziare che, comunque, di località con tale nome ubicate nel Sannio dovevano essercene diverse, perchè molto diffuso era il culto verso l'eroe e tanti sono stati i ritrovamenti di templi ed aree sacre a lui dedicate.
In effetti le probabilità di ritrovare i ruderi di un antico insediamento a carattere religioso presso le sorgenti del Sangro sono molto alte. Teniamo presente che alcuni importanti insediamenti religiosi sanniti sono ubicati proprio alle sorgenti dei grossi fiumi del Sannio, come il tempio italico di Vastogirardi alle sorgenti del Trigno, Bojano alle sorgenti del Biferno, Saepinum alle sorgenti del Tammaro, e Samnia o Samnium nei pressi delle sorgenti del Volturno.
In un'analisi del territorio di questo tipo vengono anche ad evidenziarsi quei segni permanenti che convergono verso l'unico elemento in comune posseduto dalle località di Pietrabbondante, Duronia, San Pietro Avellana, monte Palombo e monte Marcolano: i tratturi.
Questi importanti itinerari della transumanza percorrevano il Sannio in lungo ed in largo ed il console romano Spurio Carvilio, dopo la battaglia di Aquilonia, può essersi servito proprio dei tratturi per raggiungere le località di Veliam, Palombinum ed Herculaneum. Infatti, se prendiamo per buona l'ipotesi dell'ubicazione dell'antica Aquilonia nell'Alto Molise, il console Carvilio, partendo dalle vicinanze di Pietrabbondante, può aver seguito il tratturo Lucera-Castel di Sangro per portarsi fino a San Pietro Avellana, l'antica Veliam, ed in seguito, seguendo il tracciato del tratturo Pescasseroli-Candela, può aver raggiunto Palombinum ed Herculaneum.



MONTE VAIRANO

Negli ultimi tempi l'indagine topografica e la rivisitazione di alcune antiche tradizioni inerenti la transumanza hanno permesso l'individuazione sul nostro territorio di altri insediamenti sannitici, molti risalenti sempre al IV secolo a.C.
Tra questi, l'oppidum di monte Vairano, situato nell'area del "mons Tifernus", rappresenta certamente un'ideale tessera da aggiungere al frammentario mosaico che è la storia dei Sanniti e, per l'ottimale stato dei luoghi conservatisi egregiamente, costituisce anche ai fini dell'indagine archeologica, un'importante opportunità per la verifica di metodologie di lavoro e di datazione (5).
In verità si era già a conoscenza, fin dal secolo scorso, della presenza di mura sannitiche sulla sommità del monte, ma solo nell'ultimo ventennio sono stati condotti studi e saggi archeologici sul posto. E solo ultimamente sono state enunciate precise teorie riguardanti l'origine della fortificazione, forse Aquilonia.
Ci si basa sull'analisi delle permanenze architettoniche e sulla comparazione topografica tra i luoghi e gli avvenimenti narrati dagli storici antichi. Ma a nostro avviso queste teorie appaiono a volte forzate ed in alcuni punti poco soddisfacenti, in particolar modo proprio nei riferimenti tra lo stato attuale dei luoghi e la narrazione degli avvenimenti tramandatici.
L'oppidum di monte Vairano è situato in una zona particolare del Sannio; dalla sommità è possibile controllare la pianura di Bojano e la sella di Vinchiaturo che permette di accedere ai territori pugliesi. Inoltre la montagna presidia il tracciato tratturale che dalla zona di riposo di Bojano porta a Casacalenda per poi proseguire per Larino.
Il sito presenta una cinta muraria a duplice scalino, lunga più di tre chilometri, con tre punti di accesso (porte) finora identificati ed una serie di torri, alcune forse in legno. L'interno della superficie racchiusa dalle mura è di circa 50 ettari ed è stata rilevata una certa ossatura urbanistica, con strutture sia pubbliche che private esistenti attualmente solo a livello di traccia muraria. Quindi non dovrebbe essere riconosciuto solo come il classico recinto fortificato a guardia del territorio e, proprio per il luogo dove è sorto e per l'estensione della sua area insediativa, dovrebbe essere annoverato tra i più importanti insediamenti sannitici. Ma quale?
Anche la struttura difensiva ritrovata vicino Colli a Volturno, purtroppo pervenutici in uno stato di conservazione poco soddisfacente, potrebbe essere annoverata tra i grandi insediamenti sannitici e, per la mole della struttura potremmo sicuramente affermare che l'oppidum sia stato un importante centro insediativo, o meglio una imponente fortezza sannita, cosa che topograficamente è possibile e strategicamente necessaria a quell'epoca in quell'area. Ma qual'era il suo nome?
Lo studio archeologico dei due siti, monte San Paolo e monte Vairano, contribuirà sicuramente ad arricchire l'esigua eredità storica lasciataci dai Sanniti e pervenutaci frammentata dopo il vaglio effettuato, oltre che dai Romani, anche dal tempo.





NOTE

(1) VALENTE F. - Isernia. Origine e crescita di una città - Ed. Enne, Campobasso 1985

(2) MASCIOTTA G.B. - Il Molise dalle origini ai nostri giorni - (stampa anastatica) Cava dei Tirreni 1952

(3) Nell'agro di Duronia sono state portate alla luce numerose tombe di epoca italica con il rinvenimento di modesti corredi funebri; sulla propaggine adiacente l'abitato è ancora visibile una cinta fortificata da mura ciclopiche.

(4) TITO LIVIO - Ab Urbe Condita - X, 45
Questi nomi non hanno nulla a che vedere con le omonime città più famose della Campania e della Magna Grecia. Il nome Herculaneum era diffuso proprio per l'esistenza di più luoghi sacri dedicati ad Ercole.

(5) DE BENEDITTIS G. - Il centro sannitico di monte Vairano presso Campobasso - in Documenti di antichità italiche e romane edito a cura della Soprintendenza Archeologica del Molise. 1974

 

 

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Storia dei Sanniti e del Sannio - Duronia - Davide Monaco - Isernia 2001

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