La Succulenza

Succulenza delle radici Succulenza del fusto Succulenza delle foglie

Una pianta succulenta è un organismo vegetale che ha risposto agli stimoli di un ambiente cartterizzato da scarsissime precipitazioni sviluppando tessuti atti all'accumulo di liquidi. Le succulente sono dunque un particolarissimo insieme del più vasto gruppo delle piante xerofite.
L'accumulo di acqua può avvenire nel fusto, nelle radici o nelle foglie, dando origine ad una grande varietà di forme.
Per le succulente questi tessuti sono una riserva per i momenti difficili e danno origine ad un ingrossamento della parte sede dell'accumulo, così come i grassi sono una riserva energetica per l'uomo e dove si accumulano si ha un ingrossamento. Ecco perchè queste piante sono spesso dette grasse, ma non è corretto chiamarle così: i loro tessuti non sono adiposi, ma succosi ovvero ricchi di acqua (succulenti).
Chiaramente questa non è l'unica risposta di queste piante alla scarsità di acqua del loro ambiente: nella loro evoluzione hanno sviluppato tutta una serie di finissime strategie. Per le piante che vivono in ambienti aridi è fondamentale ridurre al minimo le perdite di acqua: gli scambi gassosi sono dunque un elemento critico per la loro sopravvivenza.
Molte succulente non seguono il classico ciclo fotosintetico, ma si affidano al metabolismo CAM (Crassulacean Acid Metabolism), nel quale gli stomi (i pori della pianta) si aprono per effettuare gli scambi gassosi la notte, quando la temperatura è più bassa, così da ridurre al minimo le perdite di acqua per evaporazione. Questo nome (CAM) deriva dal fatto che questo fenomeno fu osservato per la prima volta in piante appartenenti alla grande famiglia delle Crassulaceae.
Un'altra forma di adattamento per ridurre al minimo le perdite è l'assunzione da parte di molte piante di una forma tendente allo sferico: la sfera è il solido che massimizza il rapporto volume superfice. Maggiore è il volume, più acqua vi si può contenere; maggiore è la superfice più scambi gassosi avvengono.
Se la forma sferica è quella più adatta alla conservazione dei liquidi come mai alcune piante hanno assunto aspetto colonnare o a candelabro?
Se le cactaceae si fossero evolute da piante come le Pereskiae la domanda sarebbe malposta. In questo caso infatti le cactaceae si sarebbero sviluppate da alberi, dunque la forma colonnare sarebbe venuta prima di quella sferica e non contemporaneamente. Le piante che si fossero trovate in ambienti meno ostili non avrebbero avuto bisogno di evolversi ulteriormente e avrebbero potuto 'accontentarsi' di una forma intermedia.
Tra le succulente un altra strategia spesso adottata per ridurre la perdita di acqua è quella di passare dalle foglie alle spine. Le foglie rappresentano infatti un punto particolarmente critico per gli scambi gassosi. Il problema è che proprio nelle foglie normalmente si ha il processo fotosintetico. Le succulente come i Cactus, eccezion fatta per le Pereskiae, hanno risolto il problema trasferendo la funzione fotosintetica dalle foglie al fusto. Secondo alcuni le spine presenterebbero inoltre il vantaggio di convogliare l'acqua della condenza verso la base della pianta dove le radici possono raccoglierla. Altro vantaggio delle spine sarebbe quello di difendere le piante dagli animali che potrebbero altrimenti usarle per dissetarsi. Questo ultimo punto è in realtà un poco discusso: non tutti sono concordi che lo sviluppo delle spine sia legato ad un fattore di difesa o che queste rappresentino effettivamente un sufficente deterrente per gli animali assetati. Chi si oppone a questa interpretazione fa presente che molti piccoli animali sono in grado di intrufolarsi tra le spine e quindi praticare fori nella pianta, e che un animale grande può sempre accettare qualche ferita per rigirare la pianta e poi nutrirsi di questa passando dal basso. Le argomentazioni sono valide specie se si osserva che se vi fosse stata una effettiva necessità di difendersi da 'predatori' sarebbero state premiate nella selezione quelle piante che avessero sviluppato un qualche grado di tossicità, cosa accaduta per molte piante affricane come ad esempio le euforbie.
Infine un altra interessante strategia di sopravvivenza è quella adottata dai Lithops, i quali vivono quasi completamente interrati per minimizzare la parte esposta al sole cocente del loro habitat. Queste bellissime piante della famiglia delle Mesembriantemaceae fanno arrivare la luce necessaria alla fotosintesi anche nella parte non visibile grazie alle 'finestrelle' trasparenti che hanno sulla loro superfice. Strategia simile è adottata anche da alcune cactaceae come le Lophophorae o gli Ariocarpus che hanno un maggiore sviluppo sotterraneo che aereo grazie alle loro grosse radici carnose (come dei piccoli iceberg).



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scrivimi: andrea_boccardi@tin.it Ultima revisione 5 Settembre 2000
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